Iniziativa di Revisione Civica sul progetto del comune unico di Valsamoggia. Cos’è successo?

Daniele Ruscigno, sindaco di Monteveglio, ha dedicato un post del suo blog ai risultati dell’Iniziativa di Revisione Civica, un “metodo deliberativo” che, con la partecipazione di 20 cittadini “estratti a sorte”, è stato applicato al tema della fusione dei 5 comuni della Valle del Samoggia. “L’esperienza della Revisione Civica per la prima volta in Italia” – questo il titolo del post (vedi). In coda ad esso, per rispondere ad una critica, il primo cittadino, ha quindi affermato: “le regole non sono nostre, ma quelle contemplate nello strumento validato a livello internazionale della revisione civica ed è stata gestita da facilitatori esterni sotto la direzione scientifica di associazioni ed enti universitari”. Wow! Con l’aureola della scientificità dubbi e critiche verso lo strumento sarebbero rullate via! Così non è, in realtà. Visto che ci sono buoni argomenti per mettere in discussione sia lo strumento (vedi), sia il modo in cui è stato applicato (trasformandolo in un’operazione di marketing politico – così arrivo subito alle conclusioni). In questo post ci occuperemo di questo secondo aspetto, visto che del primo abbiamo già scritto (vedi).

Un campo di girasoli sulle colline di Crespellano, uno dei comuni impegnato nel processo di “fusione” (foto del 10 luglio 2010)

[1] Tre giornate di audizioni, di domande e risposte, di “condivisione” di un documento finale. 20 cittadini partecipanti, un paio di facilitatori (di Genius Loci sas: vedi), 23 “relatori di parte” (per il sì o per il no). A parte queste limitate informazioni non è dato ai cittadini curiosi sapere come effettivamente si è svolta l’Iniziativa di Revisione Civica. Un gruppo di studiosi dell’Australian National University (ANU), dopo aver “supervisionato scientificamente” l’esperimento, forse ci scriverà un saggio – ad essi si riferisce il sindaco Ruscigno nella sua replica. In effetti è dal Centre for Deliberative Democracy & Global Governance di Camberra, in Australia, che giunge il progetto di “Revisione Civica”. A far da intermediario tra i due continenti è stato Andrea Felicetti, attualmente PhD student presso il Centro (vedi). Ho avuto modo di ascoltarlo e di interloquire con lui in occasione di un incontro organizzato dalle liste civiche della Valsamoggia il 10 ottobre scorso, a Bazzano, pochi giorni dopo che la Revisione Civica aveva avuto luogo. In realtà l’evento di Revisione Civica non è stato governato da professori universitari, ma da un “gruppo di coordinamento” di tre persone: due “esterni” retribuiti dalle amministrazioni locali (Cristiano Bottone, amministratore della società LuoghiNonComuni Srl incaricata anche della “campagna di comunicazione” pro-fusione;  Gerardo de Luzenberger, di Genius Loci sas, la società individuata per gestire la funzione di “facilitazione”), ed un “interno”, Daniele Rompianesi, direttore generale dell’Unione dei Comuni Valle del Samoggia e che in un video realizzato dal PD si è già espresso a favore del comune unico. Nessuno in rappresentanza del “no alla fusione”. Un primo principio di equa-rappresentanza risulta dunque già violato con questa scelta, visto che la “cabina di regia” vede solo la presenza di professionisti favorevoli alla fusione o che dagli enti locali (favorevoli alla fusione) sono retribuiti.

Paesaggio collinare, Crespellano (foto del 29 giugno 2010)

[2] Il ricorso ad un micro-campione di cittadini per un micro-dibattito sul progetto di fusione dei comuni non è affatto convincente. Nel precedente post ci si chiedeva perché non impostare un progetto di democrazia deliberativa allargato, in grado di includere potenzialmente tutti gli interessati (ma sarebbe risultato significativo anche solo con il 10-20% del corpo elettorale), anziché un esperimento “in vitro” con solo 20 partecipanti (vedi). Ci si chiedeva anche perché non costituire una “cabina di regia” dove fossero rappresentate tutte le posizioni (dunque anche quelle del no), anziché solo quelle del sì. A questi due elementi di perplessità se ne aggiungono altri vedendo come è stata organizzata l’Iniziativa di Revisione Civica:

  • non c’è equilibrio numerico tra i “relatori di parte” del sì (che sono stati 13) e quelli per il no (che sono stati 10);
  • c’è un’asimmetria informativa evidente tra le due parti, visto che i sindaci partecipanti (per il sì) hanno acquisito un livello di approfondimento molto maggiore rispetto ad ogni altro partecipante, avendo essi commissionato lo studio di fattibilità e mobilitato l’apparato amministrativo per analisi, approfondimenti, elaborazioni – di cui poi giovarsi in sede di presentazione (tale possibilità non è data, invece, per i “semplici” consiglieri comunali, dalle cui file provengono in gran misura i “relatori di parte” per il no);
  • ma c’è anche un ulteriore elemento di debolezza, che attiene specificamente al metodo e non, invece, ai meccanismi di reclutamento dei “relatori di parte”. L’Iniziativa di Revisione Civica è stata impostata senza possibilità di contraddittorio tra le due parti avverse (solo i 20 cittadini potevano fare domande), mentre invece la solidità degli argomenti dell’una e dell’altra parte viene meglio provata proprio da un contraddittorio “gestito” da un conduttore;
  • inoltre, proprio la logica “deliberativa” avrebbe dovuto suggerire di isolare e stressare i singoli argomenti pro e contro, piuttosto che prevedere interventi sequenziali di soggetti per il sì o per il no che potevano anche semplicemente ribadire quanto già affermato precedentemente dai colleghi della stessa parte.

Paesaggio collinare, Bazzano (foto del 23 giugno 2011)

[3] Insomma, ci sono buone ragioni per ritenere che l’Iniziativa di Revisione Civica non risulti il mezzo più efficace per una disamina serrata delle ragioni per il sì o per il no alla fusione dei 5 comuni. Essa inoltre è stata impostata in modo tale (gruppo di coordinamento di parte; asimmetria conoscitiva dei relatori di parte) da offrire un’oggettiva agevolazione alle ragioni del sì. Se consideriamo ciò, risulta stupefacente la discrepanza che si registra tra il mini-referendum finale (i 20 partecipanti sono stati chiamati, alla fine, ad esprimersi con un voto – questo l’esito: 16 sì alla fusione, 3 no, 1 scheda bianca) ed il contenuto del documento finale, dove sono enfatizzati soprattutto i fattori di incertezza, di rischio, di insoddisfazione (qui il testo: pdf). Tutti gli osservatori, anche quelli più simpatetici verso le ragioni del sì, hanno dovuto riconoscere che nel documento conclusivo (14 pagine nella versione “perfezionata” dai facilitatori) una parte consistente (specie nelle “considerazioni generali”, nelle “raccomandazioni”, negli “argomenti prioritari”, nelle “preoccupazioni”) enfatizza aspetti di dubbio, quando non negativi, sulla conduzione del processo o sul progetto. Alcune delle conclusioni approvate a larga maggioranza ribadiscono quanto da tempo sostenuto dalle liste civiche del territorio, contrarie a “questa” fusione: è “necessario offrire a tutti un’informazione più adeguata”; “spesso mancano dati certi”; “sarebbe importante conoscere come, dopo l’eventuale unificazione, potrebbe funzionare il comune unico”; “nel corso della revisione non siamo riusciti a capire se questi dati esistono”; “è importante ai fini della decisione di voto capire se l’esperienza fatta con l’Unione dei Comuni abbia effettivamente espresso tutte le sue potenzialità o meno”. Dulcis in fundo, viene espressa la preoccupazione circa la “capacità dei politici attuali di gestire il processo di fusione e la complessità amministrativa di un Comune più grande”. Sono tutte considerazioni che, se prese sul serio, dovrebbero portare come minimo ad una rielaborazione del progetto! Sono anche considerazioni che, se assunte come veritiere (cosa che è difficile contestare), pongono una questione di coerenza tra tali formulazioni verbali di insufficienza o di perplessità, ed il voto finale in cui invece prevale largamente il sì. Questo è un aspetto che dovrebbe essere spiegato.

Monumento ai caduti, centro di Crespellano (foto dell’1 luglio 2010)

[4] Come era facilmente prevedibile la “ricezione” da parte della stampa locale dell’esito dell’Iniziativa di Revisione Civica si è focalizzata sul risultato della votazione finale: 16 a 3 (per il sì). Non solo questo è un risultato ampiamente favorito dalla tendenza ipersemplificatrice dei media, sempre propensi a ridurre la complessità dei ragionamenti alla formula di una partita di calcio (o di rugby): 16 a 3. Questa tendenza, infatti, è stata anche “incoraggiata”, visto che prima ancora che il documento conclusivo fosse rilasciato pubblicamente, qualcuno, evidentemente “interessato”, ha rilasciato anticipazioni, richiamando l’attenzione di fatto esclusivamente sul voto finale. Così su Il Resto del Carlino – Bologna del 9 ottobre (p.17) l’articolo sugli esiti della Revisione Civica (terminata il 7 ottobre) prendeva il via affermando “I ‘campioni’ della Valsamoggia hanno detto ‘sì’ alla fusione dei 5 comuni”. E inserendo come sommario: “Le persone selezionate hanno così votato: 16 sì, 3 no e un astenuto”. Solo successivamente, quando oramai la notizia era bruciata, sono comparsi resoconti meno squilibrati nel presentare il risultato (es. Il Resto del Carlino – Bologna del 19 ottobre: pdf).

Chiesa di San Paolo con il caratteristico campanile-torre a Oliveto, frazione di Monteveglio (foto del 12 novembre 2011).

[5] Ma oltre ad una fugace apparizione sulla stampa locale, che ne sarà dei “risultati” dell’Iniziativa di Revisione Civica? Nella presentazione dell’iniziativa se ne prospettava un’ampia diffusione: “Il contenuto delle loro decisioni [dei 20 partecipanti] sarà condiviso con il resto della cittadinanza per offrire a tutta la comunità un’ulteriore fonte d’informazione e dibattito. La IRC produrrà infatti un documento finale che verrà inserito nella documentazione elettorale e diffuso prima del referendum per dare a tutti l’occasione di leggere il punto di vista dei partecipanti all’attività di revisione”. Con ogni probabilità, invece, non se ne farà nulla. L’unica forma di diffusione sarà quella tramite l’apposita sezione web (vedi). Nessuna distribuzione a tappeto in vista del referendum del 25 novembre, tramite invio postale ad ogni famiglia residente nei comuni interessati dalla fusione – nonostante gli impegni presi proprio con i “referenti scientifici” dell’ANU. L’ironia di questa situazione sta nel fatto che i ricercatori dell’Università di Camberra erano primariamente interessati a studiare il fenomeno dello “scaling-up”, ovvero il processo di diffusione degli argomenti sviscerati nel corso dell’Iniziativa di Revisione Civica nella comunità più ampia. Perché è a questo che dovrebbe servire, primariamente, un tale dispositivo di “democrazia deliberativa”. Solo che non hanno pensato che tale iniziativa sarebbe stata “giocata all’italiana”: una volta consentito al vicepresidente della Regione, Simonetta Saliera, di affidarsi ai numeri del mini-referendum per introdurre il suo proclama pro-fusione (così su Il Resto del Carlino – Bologna del 10 ottobre, p.23: pdf), l’interesse per gli argomenti emersi, per le “raccomandazioni” e per le “preoccupazioni”, sarebbe divenuto pari a zero. Tranne che per i cultori della materia: gli archeologi di questa maldestra conduzione del processo verso il comune unico di Valsamoggia.

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One Response to Iniziativa di Revisione Civica sul progetto del comune unico di Valsamoggia. Cos’è successo?

  1. Roberto Tedeschi ha detto:

    Ripeto ma ormai è un motivo inutile: Cristiano Bottone è stato anche incaricaco dalla Unione dei Comuni di gestire il progetto ENESCOM presentato e vinto dal Servizio Europa della Unione. Servizio chiuso dai sindaci e licenziate (non rinnovati gli incarichi) a tutte le persone anche se non costava nulla ai Comuni. Queste persone, che accumulano incarichi a scapito di chi ha lavorato realmente nei progetti e gesticono operazioni “super partes” hanno dell’incredibile, non per loro, ma per la sfacciataggine di chi li promuove.

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