Primarie del centrosinistra 2012. Gioco sporco contro Renzi?

Alla fine le primarie competitive sono arrivate. Pierluigi Bersani, Laura Puppato, Matteo Renzi, Nichi Vendola (qui in rigoroso ordine alfabetico) e forse qualcun altro (Bruno Tabacci) si contenderanno la guida della coalizione (PD, SEL, Socialisti italiani) alle primarie del centrosinistra del 25 novembre prossimo. Tre i candidati del PD. Se stiamo ai sondaggi sin qui circolati la competizione sarà tra Bersani e Renzi, entrambi PD. Quando Stefano Menichini su Europa ha titolato un editoriale “Il PD, che ha già vinto le primarie” (il 21 settembre scorso) non pensava solo a questo, ma piuttosto alla vitalità che grazie alle primarie esibisce il campo del centrosinistra, mentre il centro è un “minestrone” e la destra è in liquefazione. Da allora è passato un mese. L’assemblea del PD ed il Collegio dei garanti hanno definito le regole del voto (assai discutibili), la campagna elettorale ha già visto fiammate polemiche eccessive, la maggioranza dell’establishment PD si è schierata con accanimento contro la candidatura di Matteo Renzi ed oggi è accesissima una discussione sulle regole delle primarie che non promette nulla di buono – le “primarie di carta bollata” le ha chiamate Marco Follini. I motivi dell’ottimismo si sono ridimensionati. Il rischio che le primarie si riducano ad una mobilitazione di “truppe” lasciando nel vago le idee per “cambiare l’Italia” con cui presentarsi nel 2013, ovvero il programma, c’è tutto. E che attirino verso il centrosinistra meno elettori di quello che potrebbero (di quelli in “libera uscita” dalle “appartenenze” del passato, di quelli rifugiatisi nel non voto o dei giovani al primo voto), proprio in un passaggio che si annuncia di grande fluidità elettorale. Potrebbero essere un’occasione importante, ma è fortissimo il rischio che divengano un’occasione sprecata. Ecco qui la mia personalissima “rassegna stampa” (parte prima) per provare a capire cosa succede.

Capitalism (foto del 2 agosto 2011, Bologna)

[1] “Sono in atto nel nostro paese processi profondi di «disallineamento» tra i partiti e il loro elettorato che segnano la fine di un ciclo”. Lo spiega con chiarezza di linguaggio e dati Elisabetta Gualmini su La Stampa di oggi, 24 ottobre (pdf). Ed è in questo contesto che si apre, con le primarie, un grande spazio di opportunità per il centrosinistra (ed il PD che le ha promosse). Se solo fossero giocate bene. Il prevalere dell’uno o dell’altro tra i due principali candidati del PD porta con sé anche un “potenziale” ridisegno del centrosinistra: se Renzi fosse il candidato della coalizione nel 2013 “potrebbe modificare stabilmente l’immagine del centrosinistra ponendo forse le premesse per nuove appartenenze”. Ma è proprio su questo che si è acceso lo scontro più duro.

Let’s strike (foto del 2 agosto 2011, Bologna)

[2] Primarie “fatte bene” sono primarie aperte, primarie competitive. Diciamolo chiaramente: al PD quest’idea non è mai andata giù. Nella non insignificante storia delle primarie italiane del PD e del centrosinistra le si vorrebbero usare per far eleggere vincitore chi è già stato designato da chi conta per davvero nel partito (me ne sono occupato a più riprese: vedi). Una sorta di “cooptazione” tramite elezione! Anche se, in un certo numero di casi, anche di grande significato, si sono imposte “primarie vere”, ovvero veramente competitive, con risultati non proprio graditi dai vertici del PD (Vendola in Puglia, Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli, Balzani a Forlì – per ricordare qualche caso). Ed anche efficaci nello selezionare candidati poi in grado di vincere le elezioni (quelle “vere”). Questo “riflesso condizionato” che l’establishment PD non riesce a superare si è manifestato anche stavolta. L’Assemblea nazionale del partito ha approvato “linee guida” un po’ fumose, il cui “perfezionamento” è stato demandato al Collegio dei garanti (presieduto da Luigi Berlinguer, perfettamente organico all’attuale segreteria Bersani: vedi) che ha prodotto regole mettendoci la giusta misura di complicatezza attesa dai bersaniani. Si sono inventate nuove regole ad hoc per queste primarie (qui il Regolamento: pdf). Non mi riferisco al doppio turno, proposta ragionevole copiata dalle recenti primarie del partito socialista francese. Mi riferisco, invece, ad alcune decisioni assolutamente incomprensibili (o, meglio, comprensibili solo con l’intenzione di restringere la partecipazione ai più fedeli e motivati, ovvero ad ostacolare il potenziale elettorato di Renzi):

  • il fatto che, diversamente dal passato, non basta certificato elettorale e documento d’identificazione, ma per votare occorre acquisire un “Certificato elettorale della Coalizione di centrosinistra ‘Italia bene comune’” presso un “ufficio elettorale territorialmente competente” che è distinto dai seggi, costringendo l’elettore ad un percorso a due tappe!
  • sottoscrivere un “pubblico appello” di sostegno alla coalizione di centro sinistra e non più solo iscriversi, come in passato, all’albo delle elettrici e degli elettori della coalizione;
  • l’impossibilità di votare al secondo turno se non si è votato al primo turno, a meno ché non dichiarino (secondo modalità non ancora precisate) “di essersi trovati, pe cause indipendenti dalla loro volontà, nell’impossibilità di registrarsi all’albo degli elettori entro la data del 25 novembre”.

Insomma, queste saranno le primarie della burocrazia, oltre che della carta bollata! Sulla ratio di queste regole si interrogano tutti gli osservatori e le persone di buon senso. Qui le riflessioni di Roberto D’Alimonte su Il Sole 24 Ore del 6 ottobre (pdf). E qui le puntuali osservazioni di Salvatore Vassallo che (oggi schierato con Renzi) ha da sempre difeso primarie aperte a larga partecipazione: “si tratta di marchingegni che non aggiungono niente alla correttezza del voto e che riflettono soltanto il terrore, giustificato dai sondaggi, sui possibili risultati della competizione, laddove partecipassero tutti quelli che hanno intenzione di farlo” (vedi).

Berlusconi game over (foto del 2 agosto 2011, Bologna)

[3] Il tema vero di queste primarie, per il PD, è dunque la sfida al segretario Pierluigi Bersani lanciata da Matteo Renzi, sindaco PD di Firenze. Sfida vera, non simbolica. A cui il PD non ha reagito bene. Con l’accendersi della competizione Renzi è diventato il bersaglio non di critiche argomentate, ma soprattutto di ingiurie politiche: “di destra”, “berlusconiano”, “fascistoide” (così Michele Prospero su l’Unità del 16 ottobre). Fausto Anderlini, militante-sociologo bolognese, oggi strenuo difensore dell’ortodossia bersaniana, ha coniato la categoria degli “Strenzi” per etichettare il popolo che nel PD e fuori si sta mobilitando a favore della candidatura di Renzi. Questa reazione scomposta dice molto sul travaglio che vive una parte del PD, specie quella di provenienza PCI-PDS-DS. E’ come se si svelasse di colpo che il progetto di costruire la “casa dei riformisti” – formula guida della lunghissima gestazione del PD, più di dieci anni: anche questo un indicatore della qualità del gruppo dirigente! – era solo una “copertura” a cui in realtà nessuno o quasi credeva.

Y£$ WE CASH! (foto del 13 novembre 2011, Bologna)

[4] Rimane da dire una cosa. Perché primarie con più candidati del PD quando lo Statuto del partito prevede che il segretario (oggi Pierluigi Bersani) sia automaticamente il candidato a capo del governo? Renzi, in effetti, si è potuto candidare solo grazie ad una sospensione di una norma statutaria. Gli si è fatto un favore? E per questo non può lamentarsi troppo delle regole delle primarie? Anche su questo punto si manifesta una fragilità del PD. Lo ha evidenziato con chiarezza Salvatore Vassallo, professore di scienza politica e parlamentare PD su Il Messaggero dell’8 ottobre (pdf). Forse la via maestra per il PD sarebbe stata quella di un congresso nel 2012 e dunque di primarie di partito. Quelle tenute a suo tempo, nel 2009, non hanno di certo affrontato i temi emersi (dopo) con l’acuirsi della crisi economica, la caduta del governo Berlusconi e la difficoltà per il bilancio dello stato. Il fatto è che “nessun partito terrebbe il suo congresso sei mesi dopo le elezioni, per commentarle, come si accinge a fare il PD, invece che sei mesi prima, per scegliere la linea e la leadership da proporre al Paese.” Comunque, con un percorso tortuoso e con regole “partigiane”, oggi sono date le primarie del centrosinistra. Se possano davvero essere un’occasione per attrarre nuovi elettori e per “chiarire” la linea politica per la prossima legislatura è tutto da vedere.

We are the 99% (foto del 15 dicembre 2011, Bologna)

PS Dopo aver letto l’articolo di Michele Prospero su l’Unità del 16 ottobre (in cui, per manganellare politicamente l’avversario, si sostiene che l’espressione “rottamazione” è “fascistoide”: pdf) mi sono deciso e domenica 21 ottobre, a Spilamberto, ho firmato per Matteo Renzi. Non so ancora se prenderò parte alle primarie del centrosinistra 2012 e, in tal caso, per chi voterò. Ma questo mi sembrava d’obbligo.

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14 Responses to Primarie del centrosinistra 2012. Gioco sporco contro Renzi?

  1. Enrico Matacena ha detto:

    Quel che più mi disgusta di Renzi è che spesso evita di dire cosa vuol fare , ma quando poi finalmente dice qualcosa , dice cose di destra . Renzi rappresenta la destra liberista che pretende di camuffarsi da sinistra moderna. Non capisco proprio come chi si definisce di sinistra possa averlo come punto di riferimento . Anche con la rottamazione egli vuole sostituire una veccha gang di intrallazzatori con una nuova ,la quale con tutta probabilità sarà anche peggiore. Se in centrodestra farà le primarie consiglio a Renzi di candidarsi là, sarebbe più coerente con la sua visione della società e della politica.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Vedi Enrico, io ritengo più intelligente riconoscere che ci sono diverse idee di sinistra ed una di queste, che nel post ho chiamato “sinistra liberale” (il liberismo è un’altra cosa), è quella in cui si colloca Renzi. La strategia dell’ingiuria politica non è molto intelligente perché se si imbocca questa strada, per cui si accusa di essere “destro” a chi non la pensa come noi pur collocandosi nel campo della sinistra (che vuol dire priorità alla riduzione delle disuguaglianze), si rischia di trovare sempre qualcuno che collocandosi più a sinistra (perché marxista ortodosso, leninista, trotzkista, ecc.) ci può accusare di essere “destri”. Trovo più intelligente e comunque interessante la discussione, il confronto vero, lo scambio argomentativo. Potrebbe essere un’occasione di apprendimento. Per il resto non posso che rimandarti ad un post di Pietro Ichino, che condivido, dove il tema del cosa significa essere di sinistra e di come fare una politica efficace, non di sola testimonianza (vocazione minoritaria), è ampiamente sviluppato. Si tratta del discorso che Ichino ha tenuto a Milano l’11 ottobre 2012, in occasione della manifestazione inaugurale del Comitato milanese per Matteo Renzi:
      http://www.pietroichino.it/?p=23501

  2. Enrico Matacena ha detto:

    Non ci siamo: Non si può definire di sinistra uno come Renzi che si schiera ufficialmente dalla parte dei padroni contro i lavoratori, che tace sui diritti civili e che va acena con i banchieri che hanno società coin sedi nei paradisi fiscali . Uno come Ichino che vuole precarizzare il mercato del lavoro , e demolire le conquista dei lavoratori anche lui non lo si può non definire di destra . E trovo un pò squallido da parte di andrea paltrinieri , definire le mie critiche come ingiurie. Non sono ingiurie, sono dati di fatto , sono constatazioni oggettive.
    Vorrrei capire allora se renzi e ichino sono di sinistra , cosa ancora si deve fare per essere di destra ? Forse chiedere la reintroduzione della la servitù della gleba o della schiavitù ?

    Il problema grave è che certi personaggio si sono venduti (o sono sempre stati da qualla parte) al padronato.

    Purtroppo la loro presenza nel PD rende tale partito ambiguo ed inaffidabile , poco capace di fornire una vera speranza di cambiamento .

    La stessa creazione del PD è stata la peggiore disgrazia del dopoguerra per la sinistra italiana . E a questo punto non capisco proprio come Andrea Paltrinieri possa conciliare queste sue posizioni con la partecipazione e il suo contributo , spesso utilissimo, alle battaglie di una lista civica come Vignola Cambia che ha come principi la partecipazione e la SOLIDARIETA’ .

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Una cosa ho capito Enrico: che trovi tutto squallido, o quasi. Partiamo dall’ultimo punto: qui mi limito a constatare che SEL, a cui tu appartieni, sta partecipando a primarie assieme al PD. Insomma, la vostra prospettiva sarebbe quella di allearvi con “la peggiore disgrazia del dopoguerra per la sinistra italiana”. Insomma … ti commenti da solo. Invito di nuovo a non scadere in una polemica fatta solo di invettive. Non si va molto lontano così. Io penso poi che all’industria l’Italia non possa rinunciare senza rinunciare ad una quota rilevantissima di ricchezza. Pensiamo al nostro territorio: industria agroalimentare (Castelnuovo-Castelvetro), ceramica (distretto di Sassuolo), tessile (Carpi), biomedicale (Mirandola). Certo, anche in questo “capitalismo” locale, fatto prevalentemente da imprese piccole e piccolissime, con qualche azienda media, ci sono i “padroni” come li chiami tu. Anche il linguaggio ha la sua importanza perché porta ad enfatizzare certi aspetti piuttosto che altri. Questo modello economico ha sempre saputo smussare le spigolosità presenti in altre aree del paese, dominate dalla grande azienda. Il tema è come far crescere le nostre imprese, come mantenerle competitive, come far crescere la quota di “conoscenza” impiegata (più ricerca e sviluppo, più laureati), come aumentare la produttività dei fattori, come introdurre più sostenibilità ambientale. Ci sono sentieri che vanno in questa direzione senza penalizzare operai, impiegati, professionisti dei servizi e della conoscenza. Insomma il nostro tema, la nostra sfida è far crescere un’economia senza con ciò far crescere, anzi riducendo, gli squilibri sociali ed ambientali. “Addomesticare il capitalismo” con relazioni industriali che salvaguardino i diritti (in fabbrica) e con tutele per la società (welfare state) e ambiente. La sfida vera, dunque, è quella di chi ha la ricetta migliore per fare ciò. A questo poi possiamo aggiungere e far crescere pezzi di economia a filiera corta od anche pezzi di “economia senza mercato” (Offe & Heinze), ma non c’è dubbio che senza un’industria competitiva e di qualità saremmo tutti più poveri. La Fiat è uno degli ultimi grandi gruppi industriali presenti in Italia, un paese che ha rinunciato ad una politica industriale negli ultimi vent’anni almeno. Si tratta di trovare un modo per mantenerne la presenza, magari attrarre altri produttori, lavorando per accrescere l’efficienza di fattori importanti come infrastrutture, pubblica amministrazione, giustizia ed anche un mercato del lavoro non spaccato a metà e relazioni sindacali che garantiscano diritti certi per i lavoratori, ma anche l’implementazione certa di programmi di organizzazione e di investimento una volta che questi sono negoziati ed approvati dalla maggioranza dei lavoratori. Certo, in Fiat e nel suo manager più importante ci sono aspetti ideologici che non possono essere accettati (e non sono neppure una novità di oggi, pensiamo alla Fiat di Valletta o di Romiti – a fine anni ’80, Enrico, io ho fatto ricerca dentro a diversi stabilimenti del gruppo Fiat: Cassino, Arese, Desio). Ma il tema di attrarre investitori dall’estero è perlomeno di uguale importanza rispetto a quello di una riconversione e riorientamento delle nostre forze produttive verso settori (ambiente, turismo, energia sostenibile) promettenti per questo paese. Sarebbe bene che su questi aspetti si focalizzasse il confronto in queste primarie, al fine di stressare le ricette proposte da diversi contendenti ed offrire all’opinione pubblica un attestato di credibilità (il non vendere fumo). Detto questo, caro Enrico, se tu non capisci … te ne dovrai fare una ragione.

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Dimer, come ho provato a spiegare nel post queste primarie hanno caratteri di anomalia, essendo di fatto un “surrogato” del congresso PD. Avendo rinunciato ad esso, le primarie sono state adattate, dal punto di vista del PD, ad una competizione tra due diverse linee politiche presenti all’interno del partito. Da un lato l’ecumene bersaniana (che ricomprende proprio tutto, da Fassina a Letta, ed ora anche i prodiani, lesti a saltare sul carro del vincitore), dall’altro Matteo Renzi. Che si è imposto all’attenzione con il tema della “rottamazione”, che ha pure diverse ragioni dalla sua, per quanto condotto in modo spigoloso. Lo dice in modo chiarissimo Biagio De Giovanni su La Stampa del 18 ottobre: nel principale partito della sinistra c’è un gruppo dirigente che ha fatto fallimento, ma poi, di volta in volta, ha pensato di poter garantire esso stesso il rinnovamento. “Di volta in volta è come se avessero detto ‘bene, cambio idee, me ne rimangio alcune, ma sono sempre io, siamo sempre noi a rinnovare’. Ecco Renzi certifica che non è più così”. Ma Renzi avanza anche una proposta che ha diversi punti di contatto con quella dell’area “liberal” del PD (Morando – non a caso colui a cui Veltroni nel 2008 aveva affidato la regia per la formulazione del programma – Ichino, Vassallo, Salvati, ecc.).
    Se vogliamo tradurre questa contrapposizione in libri i fronti contrapposti sono: Stefano Fassina. Il lavoro prima di tutto. L’economia, la sinistra, i diritti, Donzelli, Roma, 2012.
    http://www.donzelli.it/libro/2380/il-lavoro-prima-di-tutto
    E Enrico Morando e Giorgio Tonini, L’Italia dei democratici. Idee per una manifesto riformista, Marsilio, Venezia, 2012.
    http://www.marsilioeditori.it/component/marsilio/libro/3171334-litalia-dei-democratici
    In un partito serio, preso atto delle divergenze di analisi e di proposta, si aprirebbe una discussione vera, magari coinvolgendo su questo “compito” la cosiddetta società civile: studiosi, forze sociali, cittadini. Invece no. La Carta d’intenti del PD o della coalizione è un documento assai vago, tranne uno o due punti (es. la modifica della legge sulla cittadinanza per i minori stranieri), buono dunque per tutti i sentimenti della sinistra. E si evita accuratamente di organizzare una “discussione” seria, in ambito nazionale, usando stampa, riviste, mass media, incontri pubblici, web, e di prendere dunque posizioni chiare. Io vorrei, da un partito che si candida al governo, l’esplicitazione del pacchetto dei 10-20 provvedimenti più importanti, magari già disegni di legge. Mancando questo anche le primarie vengono depotenziate. Ma, all’interno del perimetro della “carta d’intenti”, decisamente vago, possono ritagliarsi linee politiche anche significativamente diverse, per quanto tutte di “sinistra” (ovvero intenzionate a ridurre le disuguaglianze e dare più opportunità agli appartenenti agli strati socio-economici meno privilegiati). Per questo non si tratta solo di scegliere chi meglio saprebbe portare avanti un programma (che come giustamente rilevi è ancora assai vago), ma invece chi sa “personalizzarlo” o declinarlo in modo più credibile per il cambiamento del paese.

    • Dimer Marchi ha detto:

      Leggo la tua risposta senza aver visto comparire il mio commento e ciò mi mette in imbarazzo, anche perché temo di non avere ancora dimestichezza con l’organizzazione del sito, complice la mia modesta cultura da internauta.
      Ciò premesso ti ringrazio per la pronta e dettagliata risposta che per me è quasi un “invito a nozze” dato che, fra l’altro citi diversi nomi con cui, da modesto militante/rappresentante della minoranza del PCI, ho vissuto il crepuscolo di quel partito.
      Lasciando da parte il professor De Giovanni, tanto di cappello, diversi degli altri che partivano da posizioni socialdemocratiche giudicarono il maggioritario panacea di tutti i mali italici, pensarono la globalizzazione ed il precariato mali modesti sulla via del “capitalismo realizzato” e benefico ecc…, li ho sentiti molto attivi nel condannare i privilegi di alcune categorie come la mia (docenti), ma assai tiepidi (per essere buoni) nei confronti di altre ben più forti e potenti e relativamente ad un tema che mi sta davvero a cuore: il bene comune.
      Ad esempio sui servizi a rete avrei voluto più socialismo e fu questa la ragione per cui continuai a pensare il PDS prima e i DS poi un luogo ancora politicamente percorribile. Invece non è stato così!
      Ora “se tento mi dà tanto” mi aspetterei qualche critica e un po’ più di umiltà, visto cosa stiamo raccogliendo .
      Infine osservo che mettere regole davvero efficaci al mercato non può venire da atti di buona volontà o da documenti presto dimenticati, ma da rapporti di forza in cui si gioca a carte scoperte: interessi particolari da una parte, generali dall’altra. Purtroppo anche a sinistra le due cose si sono confuse. Ciao Dimer Marchi.

  4. Dimer Marchi ha detto:

    Il commento, per un disguido materiale, era stato postato in un altro forum per cui compare dopo la risposta di Andrea e pure dopo un altro mio intervento. Me ne scuso. Dimer Marchi.

    Quello che mi interessa, ma sembra un “obiettivo impossibile” è capire con quale idea di democrazia, di società e di governo ci proponiamo come centrosinistra. Non è chiaro: Bersani e Renzi, almeno per quanto ne capisco, hanno idee diverse e, soprattutto, mentre Bersani è implicito, ma ha espresso critiche anche sensibili all’attuale modello di sviluppo (salvo poi , spesso, mediare…), Renzi mi pare restare su questo terreno, quello cioè che ha creato gli attuali problemi. Lo stesso uso mediatico e comunicativo lo trovo molto berlusconiano. Bersani è “più vecchio”, forse, ma a me suona più sé stesso. Certo Renzi è più giovane e forse si muove così perché conosce meglio questa fascia di elettori. In ogni caso quello che mi preoccupa è di trovarmi coinvolto in primarie che non riflettono la scelta di chi sa meglio portare avanti un programma, bensì di quale programma (peraltro non ancora chiaro) prediligere.l
    Marchi Dimer.

  5. Andrea Paltrinieri ha detto:

    “Il confronto di questi giorni sulle regole mette in luce una stridente contraddizione fra una gara che si intende aperta e contendibile dal punto di vista dell’elettorato passivo (candidati) e un confronto che sembra volersi circoscrivere e controllare dal punto di vista dell’elettorato attivo (elettori). (…) Senza andare troppo lontani, infatti, è sufficiente un confronto fra le procedure adottate dal centrosinistra in Italia e in Francia, per mettere chiaramente in luce le eccessive e ingiustificate restrizioni che contraddistinguono la regolamentazione adottata per le primarie del 25 novembre.” Sono alcune delle considerazioni, assolutamente condivisibili, che fa Luciano Fasano, nell’ambito dell’Osservatorio sulle primarie 2012 del centrosinistra, pubblicate sul sito web della rivista Il Mulino:
    http://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:1851

  6. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Renzi è un berlusconiano infiltrato nel PD. E’ uno inconsapevolmente di destra (e dunque, in quanto inconsapevole, va ri-educato). E’ amico di Davide Serra e dei finanzieri con base alle Cayman. E così via. Per almeno un mese abbiamo sentito e letto affermazioni di questo tipo in quantità industriale. Michele Prospero su l’Unità ha definito “linguaggio fascistoide” l’espressione “rottamazione” (espressione polemica, non c’è dubbio, ma il fascismo è altra cosa). Fausto Anderlini ha coniato la categoria degli “stRenzi” – un francesismo che gronda disprezzo, prima che riprovazione. Rosy Bindi diceva: “Di sicuro è un frutto di quell’epoca è figlio del ventennio berlusconiano.”
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-11-22/bindi-contro-renzi-scontro-123404.shtml?uuid=AboFYN5G
    In perfetta sintonia con Nichi Vendola: «Scelgo Bersani, fa cose di sinistra. Renzi è in sintonia con Merkel»
    http://www.unita.it/italia/speciale-primarie-del-centrosinistra/scelgo-bersani-fa-cose-di-sinistra-br-renzi-e-in-sintonia-con-merkel-1.469673
    Ma eravamo appunto a novembre 2012. Qualche mese dopo nessuno ha nulla da dire se per dare un po’ di fiato ad un PD un po’ troppo immobile (stando ai sondaggi) Bersani organizza qualche apparizione con Renzi e Renzi viene mobilitato per dare un po’ più di appeal al PD. Queste sono le contraddizioni del PD. Colui che qualche mese fa era impresentabile, tanto che in molti erano pronti a stracciare la tessera in caso di sua vittoria, oggi ottiene applausi da tutto il partito, come se avesse abiurato alle sue idee. E’ una situazione paradossale che coglie magistralmente Sofia Ventura, politologa di Bologna, in un articolo sul Corriere di Bologna di oggi. “La figurina di Renzi”, è il titolo. Dove spiega che questo modo disinvolto di condurre le lotte politiche, questo esibire Renzi come un “santino” da portare in giro per il paese, non sposterà voti in modo significativo. Penso che abbia ragione. Ecco il pezzo:
    “Il «contrordine compagni» è fragoroso, ma anche liberatorio e gioioso. Matteo Renzi, quello delle Cayman, quello che voleva contaminare la purezza della «ditta» con il voto dei berlusconiani pentiti (nemmeno messi in quarantena), ora è il giovane dalla camicia immacolata e il sorriso bambino che è tornato alla casa del padre, che fa squadra come si conviene a ogni buon politico di sinistra che non deve essere troppo ambizioso e avere smanie leaderistiche. È uno dei fratelli Blues, che con il fratellone maggiore Bersani porterà la ditta alla vittoria (ovvero a dividersi il governo con Monti, mica vogliamo ripescare la vocazione maggioritaria, no?).” E qui prosegue:
    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/politica/2013/7-febbraio-2013/figurina-renzi-2113887848512.shtml

    • Dimer Marchi ha detto:

      Già in passato ti avevo scritto della mia difficoltà a partecipare a primarie più “personalistiche” che programmatiche. Certo non ho difficoltà a esternarti la mia delusione per il gioco al “un po’ qui un po’ là” che sembra caratterizzare il Bersani attuale. Una compagna elettorale la si fa per con/vincere. Dimer Marchi

      • Andrea Paltrinieri ha detto:

        Questa campagna elettorale, in effetti, è deprimente. E non solo per il ritorno di Berlusconi (che troppo precipitosamente si era dato per morto, politicamente parlando). Io ritengo assai deludente la campagna del PD, innanzitutto senza un vero programma. Come “programma” è stata infine riciclata la “carta d’intenti”, su cui peraltro mi ero già espresso:
        https://amarevignola.wordpress.com/2012/08/06/carta-dintenti-italia-bene-comune-perche-il-pd-non-ce-la-fa-ad-essere-convincente/
        Ma è una delusione che, evidentemente, non provano solo le persone un po’ “difficili” come me (e te). Tant’é che, stando ai sondaggi, il PD continua ad oscillare tra il 30 ed il 33%. Insomma non è detto che riesca a superare il 33,17% che ottenne nel 2008, pur risultando allora sconfitto (inevitabilmente, aggiungo io, visto che si veniva dal disastrato governo dell’Ulivo). E però bisogna sapere che, fosse anche la stessa percentuale, i voti del 2013 sarebbero meno di quelli del 2008, in valore assoluto (tutti gli osservatori concordano che la percentuale dei votanti sarà inferiore).
        Comunque, per consolarci (?) rimangono le buone letture. Ti consiglio, nel caso non l’avessi già in mano, l’ultimo libro di Salvatore Biasco, Ripensando il capitalismo. La crisi economica e il futuro della sinistra, Luiss University Press, Roma, 2013:
        http://www.luissuniversitypress.it/site/it-IT/Scheda/default.html?SchedaID=13973
        Il libro è ben scritto e di tutto interesse, anche se, su diversi punti, io la penso diversamente dall’autore. Ma è comunque una lettura ed una discussione che sta ben fatta. Ci organizziamo un seminario?

        • Dimer Marchi ha detto:

          Ti ringrazio, senza piaggeria, per il consiglio e trovo importante il sito che permette una discussione libera/ta da posizioni di comodo, da “rendite di posizione” e stanche ritualità. Sul PSC, sul lavoro e sulla partecipazione non possiamo abbassare la guardia. Anche perché come scrisse Gramsci la passivizzazione delle masse è soprattutto un problema per la sinistra democratica che non può rinunciare a cambiare lo stato di cose esistenti.
          Dimer Marchi.

  7. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Un bel saggio dedicato alle primarie del centrosinistra nel 2012 è stato scritto da Gianfranco Pasquino e Marco Valbruzzi. Si tratta di Primarie per il premier: la selezione dei candidati tra innovazione e manipolazione, in Politica in Italia. I fatti dell’anno e le interpretazioni. Edizione 2013 (a cura di Di Virgilio A., Radaelli C.M.), Il Mulino, Bologna, 2013, pp.119-140.
    http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=24670
    Vi sono due passaggi che mi piace citare perché confermano osservazioni e considerazioni svolte in questo post. La valutazione di due qualificati osservatori confortano i giudizi espressi dal sottoscritto (militante con lo sguardo però sufficientemente distaccato) mentre le primarie erano in corso.
    [1] La prima considerazione riguarda il gran lavorio fatto sulle regole delle primarie. Regole e regolamenti – questa è la valutazione non solo mia, ma ora espressa anche da Pasquino e Valbruzzi – “utilizzati più come uno strumento per regolare i conti dentro e fra i partiti che non per rendere la competizione realmente aperta e autentica” (p.125). E’ bene ricordarlo, perché uno degli errori della lunga sequela commessa da Bersani è questo: l’aver accettato un cambiamento delle regole in funzione anti-Renzi. Rimango dell’idea che Bersani avrebbe vinto comunque, certo con un po’ più di affanno, ma il cambiamento delle regole con fini strumentali (vera e propria “manipolazione” – d’altro canto il titolo stesso del saggio di Pasquino e Valbruzzi parla di “selezione dei candidati tra innovazione e manipolazione”) è un vizio non solo di Berlusconi (qui espresso alla massima potenza), ma anche di un partito di sinistra come il PD (che manifesta ancora oggi una “doppiezza” di lunga tradizione – si potrebbe chiosare).
    [2] La seconda considerazione riguarda l’anti-Renzismo “viscerale” che una parte consistente di dirigenti e militanti (forse minoritaria, ma comunque consistente) ha manifestato nei discorsi pubblici e privati, sulla stampa, su facebook. Il risultato delle primarie, specie nel primo turno del 25 novembre, evidenzia lo scarto esistente tra i “sentimenti” di larga parte dei dirigenti (in grandissima parte schierati con Bersani) e gli elettori del partito. Scrivono Pasquino e Valbruzzi: “in molte province della zona rossa Renzi è il candidato più votato e, in quasi tutte quelle regioni, ottiene risultati superiori al 40% (con l’eccezione dell’Emilia-Romagna, dove si «accontenta» del 38%). La distribuzione del voto renziano appare, agli occhi dei dirigenti del PD, paradossale e allarmante. Paradossale perché, per quasi tutta la campagna elettorale, il sindaco di Firenze era stato dipinto quasi come un personaggio estraneo alla tradizione della sinistra, un infiltrato della destra sotto copertura, addirittura un «politicante astuto» con idee di «ascendenza fascistoide» [il riferimento è all’articolo di Michele Prospero sull’Unità, citato anche nel post]. Scoprire, una volta chiuse le urne, che renzi aveva ottenuto i suoi maggiori e migliori risultati proprio nelle zone di forte insediamento del PD è stato, per alcuni, un trauma non facile da superare. L’aspetto allarmante del risultato di Renzi era legato, invece, alle sue possibili conseguenze sul secondo turno delle primarie.” (pp.130-131) I dati sulle caratteristiche dei sostenitori dei diversi candidati ridimensionano l’ipotesi di un massiccio o anche solo significativo sostegno di elettori del centrodestra verso Renzi. Tra coloro che hanno votato per Bersani al primo turno l’89,8% si definisce di sinistra o di centro-sinistra (ma c’è anche un 1,0% che si definisce di destra o di centro-destra). Tra coloro che invece hanno votato per Renzi si definisce di sinistra o di centro-sinistra il 67,3% (ma c’è anche un 6,7% che si definisce di destra o di centro-destra) (si veda la tab. 7 a pag. 137). I due profili non coincidono, ma l’area di sovrapposizione è ampia e il contributo degli elettori del centrodestra è assai limitato.

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