Al via, in sordina, il percorso di “ascolto strategico” sul PSC

Ha preso il via oggi (giovedì 20 settembre) il percorso di “ascolto strategico e comunicazione sociale” (sic) legato al PSC (Piano Strutturale Comunale – che in realtà, riguardando 5 comuni, è Intercomunale), il documento che prefigura la gestione del territorio nei prossimi 15 anni. Senza alcun annuncio, senza un comunicato stampa (che per altre cose si sprecano), senza alcun avviso ai cittadini. Sottotono, in sordina – si sa mai che qualcuno voglia “partecipare” per davvero. Le tappe del percorso non sono note (anche se ne ha accennato in modo approssimativo l’assessore Mauro Scurani intervistato da Modena Qui, l’11 settembre scorso). I tempi sono stretti: all’incirca tre mesi o poco più. Dopo aver cincischiato per 8 anni sul PSC, procedendo a stop-and-go, ora la “partecipazione” va fatta in tutta fretta. In effetti serve come “foglia di fico”, come adempimento ad una norma di legge (vedi), ma da ottemperare senza troppa convinzione – in effetti se gli amministratori ci credessero per davvero le cose sarebbero da tempo impostate diversamente (più di un anno fa avevo lanciato un appello affinché si partisse già con un percorso di coinvolgimento e partecipazione: vedi). Comunque, l’occasione è importante ed occorre sfruttarla al meglio, nonostante le debolezze di impostazione, già a livello progettuale. Magari anche introducendo alcune modifiche “in corsa”. Vediamo.

Il Municipio di Vignola sotto la neve (foto del 4 febbraio 2012)

[1] E’ con la delibera di giunta dell’Unione Terre di Castelli n. 14 del 23 febbraio 2012 che è stato dato incarico all’équipe dei progettisti di CAIRE (in realtà all’ATI da loro costituita) di realizzare quello che in delibera è chiamato percorso di “ascolto strategico e comunicazione sociale” (vedi). Con un costo di 84.700 euro. Il CAIRE ha individuato per realizzare tale attività l’associazione “Avventura urbana” di Torino (vedi). E così, Andrea Pillon, socio dell’associazione torinese, oggi era a Vignola per i primi colloqui con i “testimoni significativi” (dopo aver parlato a fine luglio con i 5 sindaci), per raccogliere le percezioni sulle criticità della città e del territorio, possibili idee di intervento, suggerimenti su altri soggetti da intervistare e su come “strutturare” questo percorso di “partecipazione”. Nella scaletta di oggi (dedicata ai capigruppo consiliare dell’Unione Terre di Castelli) anche l’incontro con Chiara Smeraldi, consigliere comunale di Vignola Cambia e capogruppo del gruppo consiliare “Cittadini insieme nell’Unione” nel consiglio dell’Unione Terre di Castelli. All’incontro, oltre a lei, erano presenti anche Stefano Corazza, Francesco Rubbiani ed il sottoscritto (come “ospiti”). Il percorso ipotizzato da Avventura Urbana prevede una prima fase di interviste a “testimoni significativi” (per ruolo o competenze) – fase iniziata oggi (se si trascurano le interviste ai 5 sindaci fatte a luglio). Una ventina di interviste a cittadini dei 5 comuni. Quindi la stesura di un report da presentare pubblicamente – indicativamente a metà ottobre. Quindi una “seconda fase” con “gruppi di lavoro tematici” (max 25 persone a gruppo, da terminare entro Natale – sono informazioni date da Scurani nell’articolo). Infine una “terza fase” con “laboratori progettuali” – “uno per comune, per entrare nei dettagli delle scelte” (così ha spiegato sempre Scurani nel citato articolo di Modena Qui). Ma forse sarà possibile apportare aggiustamenti in corsa. Forse. Al più tardi entro gennaio o febbraio il tutto dovrà essere terminato, visto che i sindaci hanno fretta di andare oltre e di aprire la Conferenza di pianificazione.

La scuola dell’infanzia Mago di Oz, nel quartiere Le Corti a Brodano. Intanto siamo in attesa di notizie sul promesso nuovo “Polo Scolastico”, per cui i cittadini hanno già versato 1,8 milioni di euro tramite la “tassa di scopo” (foto del 15 settembre 2012)

[2] “Laureato in scienze politiche e con Master in Analisi delle politiche pubbliche di Torino, è socio di Avventura Urbana. Si occupa da quindici anni di analisi e progettazione dei processi decisionali e facilitazione di grandi gruppi nei campi delle politiche ambientali, di sviluppo locale e riqualificazione territoriale” – queste le competenze, di tutto rispetto, di Andrea Pillon (dal sito web di Avventura Urbana). Ma nonostante queste competenze un percorso di “partecipazione” così strutturato non potrà funzionare – se per “funzionare” si intende: (1) coinvolgere una misura significativa (almeno il 10%?) dei cittadini di questi comuni nell’analisi del PSC e nel suo “perfezionamento”; (2) presentare e discutere opzioni davvero significative tramite questo percorso, ovvero elaborare idee che possano davvero contribuire a formare o modificare (per la parte già redatta) i documenti di piano. Una vera discussione collettiva non si improvvisa e non può essere suscitata neppure da un bravissimo facilitatore. Occorrono infatti alcuni requisiti – che qui non ci sono.

  • Servono innanzitutto informazioni, ovvero analisi della realtà del territorio, l’urbanizzazione, la mobilità, il paesaggio, la situazione dell’ambiente, il “disagio” abitativo, l’evoluzione demografica e scenari per il futuro, lo stato dell’agricoltura e degli altri settori produttivi, ecc. I documenti (Quadro conoscitivo, Valsat, Documento preliminare) in realtà ci sono, da tempo (qui la prima bozza del nuovo Documento preliminare: vedi, probabilmente oggi in parte modificata). Ma vengono gelosamente custoditi negli uffici dei sindaci dei 5 comuni (o forse solo di qualcuno di loro). Non ci sarebbe nulla di “rivoluzionario” nel renderli accessibili come bozze prima della loro formale adozione. Anzi, consentirebbe di avere non solo un po’ di “partecipazione”, ma di “partecipazione informata”.
  • Serve quindi un po’ di tempo, per leggere, acquisire, metabolizzare, discutere, confrontarsi, elaborare. Gli attuali sindaci (e qualche assessore) ci stanno lavorando da 3 anni e dunque hanno acquisito un minimo di familiarità con la materia. Perché un cittadino dovrebbe fare tutto in meno di 3 mesi?
  • Serve infine un po’ di metodo per organizzare e rendere produttiva una discussione “collettiva”. Non basta infatti “ascoltare strategicamente” un po’ di stakeholder presi uno a uno. Neppure basta impostare un po’ di lavori in piccoli gruppi o “laboratori di progettazione” (qualsiasi cosa si intenda con ciò). Serve invece organizzare una discussione a cui potenzialmente possa partecipare tutta la città (e non solo Vignola, anzi, ma anche gli altri quattro comuni). Serve dunque organizzare attività offline, ma anche online. Serve una piattaforma in cui rendere disponibili i diversi documenti. Serve un dispositivo per rendere accessibili una o più “chiavi di lettura” delle analisi e del progetto. Serve un dispositivo di raccolta delle osservazioni scritte e poi di loro aggregazione per affinità tematica. Serve qualcuno che si assuma la responsabilità di rispondere – ed il tutto pubblicamente, così che ogni cittadino interessato possa “partecipare”, attivamente o anche solo come “spettatore” di un dibattito allargato (divenendo però opinione pubblica consapevole).

Tutte cose che ad oggi non sono previste nel percorso di “ascolto strategico e di comunicazione sociale” – magari anche solo perché nessuno degli amministratori locali ha un’idea precisa di cosa significa organizzare la partecipazione di una città (o di cinque comunità cittadine) – di certo queste non sono competenze (o interessi) che ha Daria Denti, come ampiamente dimostrato da lei e dalla sua poco brillante giunta (vedi).

La stazione ferroviaria di Vignola. Rimane ancora in circolazione qualche vecchio treno ALN 668, come quello nella foto (scattata oggi, 20 settembre 2012). L’area della stazione rimane una delle più degradate di Vignola.

[3] Ultima questione che riguarda, seppure non primariamente, anche il percorso di “partecipazione”. Il PSC è un PSC intercomunale, ovvero che riguarda 5 comuni ed il loro territorio (Castelnuovo, Castelvetro, Savignano, Spilamberto, Vignola). Ma non basta questo per farne un “PSC intercomunale”. Il rischio, infatti, è che il PSC “intercomunale” sia ottenuto semplicemente dall’aggregazione di 5 mini-PSC comunali. Insomma, in cui ogni territorio (ogni amministrazione, ogni sindaco) si fa “il suo PSC” che poi viene aggregato a quello degli altri, senza una preliminare fase di condivisione (e discussione o negoziazione) degli obiettivi e dell’allocazione delle funzioni. Le precedenti amministrazioni avevano provato ad impostare diversamente il percorso (anche se poi gli esiti erano stati tutt’altro che soddisfacenti). Prima elaborando un “Piano delle strategie” che provava a condividere una visione comune del territorio complessivamente inteso (vedi). E solo dopo aver “chiarito” quale traiettoria di sviluppo perseguire per questo territorio si erano applicati alla pianificazione territoriale (vedi). E’ davvero singolare, ma le nuove amministrazioni questa fase di “ragionamento strategico” e di condivisione degli obiettivi l’hanno saltata a piè pari! Ed anche questo costituisce un handicap anche per la significatività della partecipazione. Insomma, c’è bisogno di rimettere mano a questo programma. Ma sarà consentito?

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One Response to Al via, in sordina, il percorso di “ascolto strategico” sul PSC

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Grazie ad un’interpellanza del consigliere Umberto Costantini (PD), presentata questa sera al consiglio dell’Unione Terre di Castelli, sappiamo qualcosina di più in merito all’organizzazione del percorso di “partecipazione” (sic) ai fini della redazione del nuovo PSC. Un’attività che, in realtà, è definita dai documenti ufficiali “ascolto strategico e comunicazione sociale” (la parola partecipazione non è usata). A rispondere è stato Carlo Bruzzi, neo-sindaco di Castelnuovo Rangone e assessore con deleghe al PSC e politiche integrate per l’Urbanistica. E’ risultato subito evidente che la “partecipazione dei cittadini” non è la sua materia. Ma anche che Bruzzi non conosce bene neppure gli atti che lui stesso ha approvato assieme alla giunta dell’Unione. Solo per fare un esempio: nel rispondere, questa sera, ha affermato che questo (sconclusionato) percorso di “ascolto strategico” durerà all’incirca 6 mesi. Però la delibera di giunta n. 14 del 23 febbraio 2012 indica in 3 mesi il tempo di svolgimento della fase partecipativa (è in uno degli allegati). E 3 mesi (o poco più) è anche il tempo che, con molta onestà, ha indicato Andrea Pillon, “facilitatore” di Avventura Urbana, interrogato sui tempi della sua attività di organizzazione della partecipazione. E’ solo un piccolo esempio, ma che testimonia che le parole di Bruzzi docono cose diverse rispetto agli atti che Bruzzi ha già compiuto. Comunque, questa attività di “ascolto strategico e comunicazione sociale” sarà in effetti articolata in 3 fasi. Una prima fase di “ascolto”, ovvero di interviste a testimoni privilegiati, come già indicato nel post. Al proposito differiscono solo i numeri degli intervistati: non 20-30, bensì max 80 (una cinquantina sarebbero già stati individuati). Questa fase dovrà chiudersi entro metà ottobre (e questo coincide). Segue una seconda fase di “confronto di merito”. In questa fase si andranno a costituire dei gruppi di discussione “a tema” (ciascun gruppo con un max di 20-25 partecipanti). Il lavoro dei gruppi sarà sintetizzato in un apposito report. Questa seconda fase avrà una durata max di due mesi. Segue, infine, una terza fase, in cui verrà costituito un “laboratorio strategico” per ogni comune, ciascuno con max 15-20 persone. I risultati dei laboratori verranno fissati in un apposito report da presentare in uno o più incontri pubblici. Il percorso segue in effetti lo schema già illustrato nel post. E le obiezioni avanzate nel post rimangono del tutto pertinenti. (1) Mancata pubblicazione dei documenti rilevanti per comprendere lo stato del territorio e la sostenibilità delle “politiche” urbanistiche in corso di definizione – per cui la “partecipazione” non potrà essere una “partecipazione informata”; (2) manca un impegno già in questa fase a rispondere alle osservazioni (o ad effettuare appositi approfondimenti), eventualmente aggregate in base al tema, e quindi a renderle pubbliche (secondo un principio di “democrazia deliberativa” volta a valorizzare le possibilità di apprendimento insita nel gioco argomentativo); (3) manca la volontà di realizzare un percorso di partecipazione aperto ed inclusivo, ovvero in grado di accogliere il contributo di tutti coloro che intendono partecipare ed anzi di sollecitare la partecipazione di “più” cittadini (nel post indicavo un obiettivo del 5-10%, che significa all’incirca qualche migliaio di cittadini – su scala di Unione), mentre invece il percorso sin qui congegnato è tale da ipotizzare all’incirca 200 partecipanti! Senza nessuna intenzione, almeno per ora, di promuovere davvero la partecipazione!! (4) manca la possibilità di una partecipazione di “rappresentanti dei cittadini” al governo del percorso partecipativo che, come già successo altre volte, rischia di essere piegato, più o meno consapevolmente, agli interessi o anche solo ai “desiderata” della committenza (le amministrazioni). Da questo punto di vista è illusorio (almeno questo Bruzzi dovrebbe saperlo e riconoscerlo!) richiamarsi alla “terzietà” dei “facilitatori” (Avventura Urbana), visto che questi rispondono al committente (che li paga) e non ai cittadini (che hanno invece interesse al massimo della trasparenza, al porre domande scomode, ad eventuali relazioni di contro-esperti, ecc.). Che nell’organizzare la “partecipazione” sia insito un rischio di manipolazione è chiaro anche solo considerando le finalità che Bruzzi stesso ha attribuito al “processo partecipativo”. Cito testualmente: “cercare di fare il possibile perché il PSC con cui si apre la Conferenza di pianificazione non sia il PSC delle sole amministrazioni, ma sia condiviso anche da pezzi della società”. Il fatto è che questo obiettivo, in sé condivisibile, può essere ottenuto con due percorsi molto diversi: (1) con la partecipazione critica e l’apprendimento collettivo; (2) con la manipolazione più o meno consapevole di un percorso governato dall’alto. Che Bruzzi non colga questa differenza è preoccupante. Fa pensare che non sia in grado di distinguere l’uno dall’altro. Il che significa che il percorso che si andrà a realizzare sarà il secondo. Se il Consiglio dell’Unione non prende in mano il “controllo” del processo partecipativo le cose andranno plausibilmente in questo modo.

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