Verso il comune unico di Valsamoggia. 5-7 ottobre Iniziativa di Revisione Civica: specchietto per le allodole?

Il 25 novembre 2012 è previsto il referendum consultivo nel quale i cittadini sono chiamati ad esprimere un Si o un No sulla proposta di fusione di cinque comuni della Valle del Samoggia. Si tratta di una consultazione importante a cui è giusto giungere preparati e informati. Per questo si è pensato di fornire a tutti i cittadini uno strumento innovativo per la valutazione del quesito referendario: una Iniziativa di Revisione Civica.” Inizia così, nel sito web appositamente creato per presentare il progetto di fusione dei 5 comuni della Valle del Samoggia (vedi), l’introduzione all’ultima trovata in tema di “partecipazione” dei cittadini al progetto. Partecipazione è un termine che può riferirsi a molte cose, alcune convincenti, altre meno. In questo caso sembra uno specchietto per le allodole. Il giudizio può sembrare severo. Ma come sempre è argomentato. Vediamo.

Una schematizzazione dell’Iniziativa di Revisione Civica (immagine tratta dal sito web dedicato al progetto di fusione dei 5 comuni della valle del Samoggia)

[1] L’Iniziativa di Revisione Civica funzionerà così: verrà selezionato un gruppo di cittadini residenti nei 5 comuni, secondo criteri di rappresentatività (sic), così da “ottenere un campione che rispecchi la cittadinanza per luogo di residenza, età, genere e titolo di studio”. Mi è stato detto che il gruppo sarà formato da 20 cittadini e che per giungere a garantire un minimo di “rappresentatività” (sic) di tale gruppo sono state inviate lettere a 427 cittadini residenti nei 5 comuni (molti di loro, infatti, non saranno disponibili a partecipare ad un evento di tre giorni interi; è comunque previsto un gettone di rimborso per la presenza nella misura di 50 euro a giorno). Questo gruppo costituisce il Gruppo di Revisione che per 3 giorni ascolterà relazioni e contro-relazioni, potrà fare domande ai relatori, ed alla fine approverà un documento finale che riassume la valutazione a cui il gruppo è pervenuto (rappresentando le motivazioni a favore del Sì e quelle a favore del No). “Il Gruppo potrà quindi ascoltare e interagire con tutti gli attori coinvolti nel processo di creazione del Comune Unico: forze politiche, soggetti sociali del territorio, tecnici, dipendenti delle attuali amministrazioni, forze economiche, ecc. Potrà inoltre consultare tutta la documentazione fin qui prodotta.” Inoltre è precisato che questa attività di “revisione” (sic) “sarà organizzata dall’Unione di Comuni della Valle del Samoggia e gestita da un soggetto terzo rispetto alla questione referendaria che impiegherà facilitatori specializzati in questo tipo di attività. Le organizzazioni che sostengono la causa del Sì e quella del No potranno iscriversi preventivamente al percorso di revisione in modo da poter esprimere al Gruppo di Revisione le proprie posizioni.” Tutto ciò avrà luogo nel prossimo mese di ottobre (il calendario è già fissato: sarà da venerdì 5 a domenica 7 ottobre a Monteveglio), con l’obiettivo di mettere a disposizione dei cittadini del territorio (dopo il 15 ottobre, è detto) il “documento” approvato dal gruppo di revisione. Tale documento “verrà poi reso disponibile a tutti i cittadini prima del voto diventando un ulteriore strumento per una decisione informata e consapevole e una deliberazione più democratica.” Non conosciamo in dettaglio le modalità organizzative dell’Iniziativa di Revisione Civica. E visto che, come spesso si dice, il diavolo sta nei dettagli, è prematuro formulare un giudizio definitivo sull’iniziativa. Però alcune considerazioni possono essere fatte sulla base degli elementi noti. Magari vedremo di aggiornare la valutazione mano a mano che verranno precisati gli aspetti organizzativi dell’evento.

Incontro pubblico di presentazione del progetto di fusione dei 5 comuni della valle del Samoggia a Bazzano. In primo piano, seduto, il sindaco di Bazzano Elio Rigillo; sullo sfondo, in piedi, Simone Rimondi di Civicamente Bazzano (foto del 27 febbraio 2012)

[2] Un primo aspetto su cui richiamare l’attenzione è il ruolo dei “tecnici”. La conduzione dell’Iniziativa di Revisione Civica è infatti affidata ad un’agenzia “terza”, ovvero non è condotta in prima persona dall’Unione di Comuni Valle del Samoggia. La “terzietà” dovrebbe essere elemento di garanzia di imparzialità. Sarà davvero così? Molte delle esperienze “organizzate” di partecipazione fanno pensare che così non è. In primo luogo perché di norma ogni agenzia terza risponde in primo luogo alla committenza, ovvero a chi la paga. Nelle tante scelte più o meno discrezionali che debbono essere compiute sul piano organizzativo è plausibile che, più o meno consapevolmente, l’ente “terzo” incaricato risponda infine all’interesse del committente, ovvero delle amministrazioni in carica, quelle che fortissimamente vogliono che il progetto della fusione ottenga una valutazione molto positiva. E dunque non basta affatto affidare ad un soggetto “terzo” la conduzione dell’iniziativa al fine di garantire un’effettiva equità di trattamento delle diverse posizioni. In ogni caso un modo per minimizzare il rischio di “distorsioni organizzative” che agevolano una parte rispetto all’altra ci sarebbe. Si dovrebbe istituire una “cabina di regia” a cui affidare il governo dell’iniziativa ed a questa cabina di regia dovrebbe essere chiamato a far parte uno o più rappresentanti delle “minoranze”. In effetti una siffatta soluzione è prospettata proprio dalla legge regionale sulla partecipazione (n.3/2010) che riconosce maggior valore a quei processi di partecipazione che appunto prevedono un governo “bilaterale” (dove la “cabina di regia” è chiamata “comitato di pilotaggio”) (vedi). Perché dunque non si è seguito il “suggerimento” della legge regionale e non si è istituito un “comitato di pilotaggio”, chiamando tutte le parti in causa (favorevoli e contrarie) a governare il percorso “partecipativo”? Osservo anche che al cosiddetto “gruppo di revisione” saranno somministrati gli interventi di tre gruppi di relatori: i relatori “tecnici”, i relatori “per il sì” ed i relatori “per il no”. Ma i relatori “tecnici” come faranno a parlare di un argomento senza prendere posizioni, almeno implicitamente, a favore (o contro) di esso? E visto che il committente, colui che paga, è a favore, è assai più probabile che, per quanto “tecnici”, presentino il progetto in una luce favorevole. Non sarebbe stato meglio includere i “tecnici” all’interno dei due gruppi, ovvero prevedere interventi di “tecnici” a favore ed interventi di “tecnici” contrari? Ecco, la vera “uguaglianza di trattamento” delle diverse posizioni in campo avrebbe richiesto accorgimenti di questo tipo. Par di capire, invece, che le scelte fatte sono state altre. La scelta della metodologia (l’Iniziativa di Revisione Civica) e la sua conduzione avverrà sotto lo stretto controllo delle amministrazioni proponenti, quelle favorevoli alla fusione.

Incontro pubblico di presentazione del progetto di fusione dei 5 comuni della valle del Samoggia a Bazzano (foto del 27 febbraio 2012)

[3] C’è però anche una seconda considerazione da fare, ancora più radicale nel mettere in discussione questo modo di operare. La scelta stessa dello “strumento” di “partecipazione” (sic) non è affatto neutra. Perché, infatti, scegliere la metodologia dell’Iniziativa di Revisione Civica? Per intenderci: perché scegliere una metodologia che mira a riprodurre in laboratorio (“in vitro”, anziché “in vivo”) le dinamiche di informazione, valutazione, partecipazione? Perché, cioè, coinvolgere solo qualche decina di cittadini nel percorso “strutturato” di partecipazione? Sì, certamente c’è una questione di “costi”, ma in realtà è assai meno rilevante di quanto sembri. Infatti non si tratta di confezionare più grandi eventi partecipativi, ma piuttosto di accompagnare e sostenere un percorso di informazione e partecipazione che, di fatto, ha preso il via con la prima iniziativa pubblica sul tema della fusione dei comuni (a metà 2011). Da allora il tema della fusione dei 5 comuni è divenuto oggetto della comunicazione nella sfera pubblica locale. Ed è lì che andrebbe sorretta, amplificata, articolata. Con il coinvolgimento di esperti (che praticamente non c’è stata, dopo la messa a punto dello studio di fattibilità da parte della SPISA dell’Università di Bologna), con le risposte alle osservazioni ed obiezioni di cittadini, realtà associative, forze sociali e politiche, con l’utilizzo intelligente del web (non monodirezionale, ma “partecipativo” appunto). E’ proprio la riflessione sulla “democrazia deliberativa” (vedi) a suggerire di preferire la partecipazione “in vivo”, quella reale, alla partecipazione “in vitro” (quella, appunto, in “laboratorio”, ovvero condotta tramite micro-campioni della società). Per un motivo molto semplice. Perché in qualsiasi fase del dibattito e da parte di qualsiasi partecipante (anche il meno “titolato”) potrebbero essere prodotti argomenti importanti o anche decisivi, in grado di imprimere un diverso orientamento al processo decisionale. Ma se è così, non c’è alcuna garanzia del fatto che tutti gli argomenti più importanti emergano all’interno del campione. Per avere dunque garanzia che tutti gli argomenti di rilievo siano considerati, l’unico mezzo è quello di non porre vincoli all’inclusione dei partecipanti del dibattito. Chiunque ritiene di avere qualcosa di significativo da considerare o da obiettare deve essere invitato a farlo. A tal fine occorre certo predisporre una “infrastruttura” di supporto (es. web, ma non solo) al fine di abbassare le soglie di partecipazione al dibattito (significa porre in modo facilmente comprensibile le diverse opzioni sul campo, produrre materiali informativi facilmente fruibili, aggregare le osservazioni simili, ecc.), ma ciò non comporta certo investimenti proibitivi. Comporta sì tempi più distribuiti, per superare i meccanismi inerziali del dibattito sociale. Insomma, alla fine risulta proprio nient’affatto convincente la scelta dell’Iniziativa di Revisione Civica ed il coinvolgimento, in essa, di un micro-campione di 20 cittadini!

Si parla di come organizzare la partecipazione dei cittadini in vista del referendum sul progetto di fusione in questo incontro a Bazzano organizzato da SEL. Poi gli amministratori PD hanno scelto diversamente. Al centro Luigi Benedetti, a destra Rodolfo Lewanski (foto del 24 aprile 2012)

[4] Come nasce la proposta di Iniziativa di Revisione Civica? Sembra si tratti di un suggerimento di Cristiano Bottone, attivista per le “transition town” a Monteveglio (vedi), recepita dal sindaco di Monteveglio, Daniele Ruscigno, e quindi fatta propria, con maggiore o minore convinzione, dalla giunta dell’Unione Comuni della Valle del Samoggia. In effetti già il 12 novembre 2011 intervenendo su un blog, scriveva Bottone: “Per esempio il referendum, di per sé, sappiamo che è uno strumento molto limitato, nella maggior parte dei casi si risolve in uno scontro poco informato di ideologie. Se il tema in questione poi è complesso, resta un puro scontro di fazioni. Il tutto serve a poco. Come Transition Italia abbiamo un rapporto con l’Università di Camberra che è uno dei centri più avanzati del mondo per lo studio della democrazia deliberativa. Grazie all’aiuto di uno studente italiano che si sta specializzando là, abbiamo verificato se ci fossero metodologie praticabili nei tempi a disposizione e in un contesto come il nostro. Siamo giunti alla conclusione che potrebbe diventare utile introdurre nel percorso verso il comune unico una Revisione Civica (Citizen Initiative Review), sarebbe un grosso passo avanti, una cosa relativamente semplice da fare e che introdurrebbe un significativo mattone di democrazia deliberativa nella valle (e nel Paese)” (vedi). Ecco le cose sono andate più o meno così. La proposta è accattivante (sic) e vista l’attuale cultura politica di larga parte degli amministratori PD (un po’ fragilina in tema di “democrazia partecipativa” o “democrazia deliberativa”) è apparsa interessante. Una “americanata”. O, ad essere precisi, una “australianata”. Anche se non era l’unica a portata di mano. Infatti in occasione di un incontro organizzato a Bazzano da SEL Bologna (il 24 aprile 2012) era stata avanzata una diversa proposta (erano invitati all’incontro come relatori Luigi Benedetti, garante della partecipazione della Regione Emilia-Romagna, e Rodolfo Lewanski, presidente dell’autorità per la partecipazione della Regione Toscana), ovvero l’organizzazione di un percorso partecipato “vero”, cioè “aperto”, magari ammesso a finanziamento proprio tramite la L.R. n.3/2010. E’ a questa diversa proposta che si fa riferimento nella pagina web dell’Iniziativa di Revisione Civica, sotto al titolo “Perché non un percorso diverso?” (vedi). Vi si trova una “replica” che però non risponde alle obiezioni sostanziali avanzate sopra (ed in special modo alle perplessità sulla partecipazione “in vitro”). Insomma, considerando gli aspetti noti della vicenda l’impressione è che si sia preferito un metodo di “partecipazione” facilmente controllabile e comunque innocuo. Utile, in virtù della sua “originalità”, più a conquistare qualche titolo di giornale che a dare un contributo vero all’informazione ed al dibattito locale sul progetto della fusione. Questo esito, inoltre, rispecchia anche la debolezza culturale del PD, principale partito di governo nel territorio, in tema di partecipazione dei cittadini. Ma questo lo sapevamo già (vedi).

PS Della conduzione dell’Iniziativa di Revisione Civica è stata incaricata la società LuoghiNonComuni Srl, di cui Cristiano Bottone è amministratore. “Insolita agenzia di pubblicità e comunicazione”, si legge sul sito web della società (vedi). Ed in effetti l’incarico ricevuto riguarda sia la realizzazione della campagna di comunicazione sulla fusione, sia la conduzione dell’IRC. Non sarebbe stato meglio tenere distinta “pubblicità” e “partecipazione”? Comunque, qui il testo del contratto di incarico allegato alla determina dirigenziale (pdf).

PPS Sono state aperte oggi (11 settembre) le iscrizioni per i “relatori di parte” che potranno essere di quattro categorie: (a) gruppi, movimenti, associazioni; (b) partiti e liste; (c) aziende; (d) dipendenti pubblici. Per ciascuna categoria ci si può presentare “per il sì” o “per il no”. Qui la nuova sezione con relative istruzioni sul sito web del progetto di fusione (vedi). E qui invece i materiali allegati: (1) la lettera di “avviso” firmata dai 5 sindaci (pdf); (2) il modulo di richiesta di partecipazione (doc); (3) un documento di sintesi dell’IRC (pdf). Quest’ultimo documento conferma una delle perplessità avanzate nel post. Il governo dell’iniziativa sarà condotta da un “gruppo di coordinamento” composta da tre persone: due “esterni” (Cristiano Bottone, amministratore della società incaricata, e Gerardo de Luzenberger, di Genius Loci sas, la società individuata per gestire la funzione di “facilitazione” e che abbiamo già visto all’opera in “Via della Partecipazione” a Vignola: vedi), ed un “interno”: Daniele Rompianesi, direttore generale dell’Unione dei Comuni Valle del Samoggia e che in un video realizzato dal PD si è già espresso a favore del comune unico. Insomma, due “tecnici” incaricati (e retribuiti) dall’Unione ed il suo direttore generale (chiaramente pro-fusione). Inutile interrogarsi sulla “neutralità” di un tale “gruppo di coordinamento”. Un po’ più di intelligenza avrebbe suggerito di chiamare a far parte del “gruppo di coordinamento” anche un rappresentante delle forze pro-fusione e (soprattutto) un rappresentante degli schieramenti contrari.

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8 Responses to Verso il comune unico di Valsamoggia. 5-7 ottobre Iniziativa di Revisione Civica: specchietto per le allodole?

  1. Roberto Tedeschi ha detto:

    E, direi, condividendo al 100% questa nota, che in quanto a terzietà abbiamo ancora da dubitare in quanto alla stessa Agenzia LuoghiNonComuni sembra sia stato affidato il progetto Enescom dopo aver “licenziato” (scusate non aver rinnovato il contratto) ai cinque dipendenti di Risorsa Europa (che è stata chiusa) che avevano scritto il progetto e creato i parternariati europei.

  2. Roberto Labanti ha detto:

    Beh, il sig. Cristiano Bottone è uomo dalle multiformi attività. Ha partecipato ad una recente iniziativa del Comune di Crespellano come Comunication Officer del progetto Enescom (alias piano energetico della Valle del Samoggia). Questo il link al volantino della serata: http://www.comune.crespellano.bo.it/attachments/article/3013/volantino%20centrale%20a%20biomasse%203.7.2012.pdf

  3. Umberto ha detto:

    Ciao Andrea,
    condivido i tuoi dubbi per quanto riguarda lo strumento scelto, in particolare sulla questione tecnici schierati e questione cabina di regia. Sia chiaro non credo ci sia malizia nella revisione civica messa in campo e quindi nemmeno la volontà di costruire uno specchietto per le allodole, credo che più semplicemente ci siano più vie.
    Credo anche che si stiamo pagando lo scotto di non aver mai avuto, se non da pochi anni, sensibilità sul tema partecipazione consapevole e organizzata al di fuori dei partiti e oggi, che i circoli e le sezioni sono vuote, la cosa è ancora più evidente così qualsiasi iniziativa messa in campo un po’ “ci puzza”.

    Probabilmente oggi non abbiamo ancora acquisito competenze di altissimo livello, lo dimostra il fatto che per ora (ma correggetemi se sbaglio) esperienze di partecipazione di alto livello le ho viste solo fuori regione e sempre solo fuori regione (o vedi Canberra, ma anche Firenze o Padova) vi sono corsi ed eventi formativi specifici.
    Abbiamo una bella legge, ma a parte qualcuno formatosi sul campo, non abbiamo né i tecnici né le coscienze formate e con questo sia gli amministratori che i cittadini più interessati si scontrano quotidianamente e continueranno a scontrarsi se non faremo formazione all’interno dei comuni stessi.

    Inoltre credo che “partecipazione” sia per troppi una prerogativa unica dell’amministrazione o del partito di maggioranza quando invece dovrebbe essere una forma mentis comune che ognuno può concretizzare (e la stessa regione questo lo sottolinea).
    Registro, con un po’ di delusione, che se è vero che da un lato il progetto di fusione viene criticato in larga parte perché nel percorso utilizzerebbe strumenti partecipativi ritenuti grezzi, dall’altro nemmeno chi critica, pur potendolo fare, vi pone rimedio e così ancora oggi, a due mesi dal referendum e a fronte di mille mila incontri fatti da chi sostiene il progetto, che io sappia, una proposta alternativa al comune unico non è ancor stata fatta.

    A parte lo status quo.

  4. Ago ha detto:

    Il ragionamento di Umberto credo sia molto vero, capisco che lo scontro politico richieda altro, ma sono più propensa a credere che i fattori elencati siano quelli più probabili. Ciò però non mi consola, anzi! Ciò evidenzia che su certe tematiche c’è una arretrattezza culturale della nostra classe politica e dirigenziale. Io ritengo che la soluzione adottata sia chiaramente una soluzione che risponde tardi alla richiesta di partecipazione reale e pertanto al poco tempo disponibile. Lo dimostra il fatto che nelle assemblee è stato suggerito di avviare un processo partecipativo attraverso la rete, ma non è stata recepita la richiesta e non si è messo in campo per tempo un progetto.
    La soluzione adottata (se ho capito bene) ha lo scopo, non tanto di mettere in atto un processo partecipato inteso come processo di fusione partecipato, ma di arrivare a sintetizzare, utilizzando un metodo inferenziale (campione rappresentativo) le tesi pro e contro dalla parte dei cittadini. Si usa questo metodo in diverse situazioni, con lo scopo spesso di raccogliere bisogni idee per realizzare o migliorare servizi, ad esempio. Un metodo partecipativo aperto rivolto a relizzare un “processo di fusione partecipato” non si fa certo così e con questi tempi.
    La scelta fatta non può essere confusa con un processo di partecipazone nel senso sopra detto, ma ricade comunque nella “partecipazione” ; cambia l’obiettivo. Poichè a livello politico la Fusione è considerata un evento importante e unico, forse si poteva con la Regione o forse si è ancora in tempo per le fasi realizzative di mettere in piedi un processo partecipativo sperimentale utile, successivamente, anche ad altre realtà che in fututro vorranno affrontare lo stesso processo. Per quanto concerne i consulenti, dovete pensare che siamo in Italia e non si va per selezione o valutazione ma per conoscenze e suggerimenti, naturlamente, in buona fede, ci si affida!
    Questo però non significa a priori che il lavoro non sia di qualità!

  5. Roberto Tedeschi ha detto:

    Potenziare, aumentare e rendere obbligatori i servizi in Unione, in base alla dimensione ottimale ed alla reale sussidiarietà era una delle proposte, neppure presa in considerazione e si che il finanziamento per lo studio di fattibilità recitava: CONVENZIONE DI INCARICO PER UNO STUDIO DI FATTIBILITÀ IPOTESI DI FUSIONE DI COMUNI, RAFFORZAMENTO E CONSOLIDAMENTO SERVIZI DELL’UNIONE DI COMUNI VALLE DEL SAMOGGIA”

  6. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Per chi, come me, può permettersi il lusso di guardare al processo che potrà portare alla costituzione del comune unico di Valsamoggia senza esserne direttamente coinvolto, è indubbiamente più facile resistere ad assumere un atteggiamento chiaramente “partigiano”. Ho già scritto altrove che di principio sono favorevole all’accorpamento dei comuni, che in Italia sono troppi (8.100) e dunque “troppo piccoli” in misura troppo grande (il 70% circa ha meno di 5.000 abitanti). Ma pur essendo favorevole per principio, nell’impostazione del progetto di fusione dei 5 comuni ci sono due cose importanti che non mi convincono affatto. Ho argomentato qui:
    https://amarevignola.wordpress.com/2012/04/25/fusione-dei-comuni-in-valsamoggia-cose-che-non-va/
    Qui, invece, mi limito a commentare l’Iniziativa di Revisione Civica. Un principio di discussione con Cristiano Bottone su facebook mi ha sinora confermato nelle mie convinzioni. L’iniziativa di Revisione Civica è la risposta tardiva e “sbagliata” ad una vera esigenza di partecipazione, che però andava organizzata, sempre secondo i canoni della “democrazia deliberativa”, “in vivo” e non “in vitro” (non cioè come esperienza di laboratorio in cui coinvolgere solo 20 cittadini – per quanto “campione rappresentativo” (sic)). Questa esperienza potrà essere interessante come caso scientifico (verrà infatti uno studioso dall’Australia a studiarla), ma non risponde alle esigenze dei cittadini del territorio della Val Samoggia, che meritavbano invece un dibattito reale, allargato, con esperti delle due parti, dossier e controdossier, uso evoluto del web. Anch’io penso, come dice Umberto, che non ci sia malizia. C’é invece ingenuità e c’é spaesamento da parte di una committenza (i sindaci) che non ha una cultura politica adeguata per affrontare questi temi (e non ce l’ha perché nel PD questo tema non è preso sul saerio – qualcuno conosce un qualche documento sulla “democrazia deliberativa” o “democrazia partecipativa” licenziato da qualche organismo dirigente nazionale del partito? Io l’ho cercato e non ho trovato nulla).
    Aggiungo ancora un’osservazione. E’ stato pubblicato oggi, sul sito del progetto della fusione, l’invito per le “iscrizioni” dei “relatori di parte”:
    http://www.fusionesamoggia.it/index.php/partecipazione/iscrizione-relatori
    I documenti correlati consentono di comprendere meglio un aspetto organizzativo, di cui ho parlato nel post (evidenziando l’impossibilità di garantire una effettiva “neutralità” con tale soluzione). Mi riferisco al fatto che il governo dell’iniziativa sarà condotta da un “gruppo di coordinamento” composto da tre persone: due “esterni” (Cristiano Bottone, amministratore della società incaricata, e Gerardo de Luzenberger, di Genius Loci sas, la società individuata per gestire la funzione di “facilitazione” e che abbiamo già visto all’opera in “Via della Partecipazione” a Vignola: vedi), ed un “interno”: Daniele Rompianesi, direttore generale dell’Unione dei Comuni Valle del Samoggia e che in un video realizzato dal PD si è già espresso a favore del comune unico. Insomma, due “tecnici” incaricati (e retribuiti) dall’Unione ed il suo direttore generale (chiaramente pro-fusione). Inutile interrogarsi sulla “neutralità” di un tale “gruppo di coordinamento”. Un po’ più di intelligenza avrebbe suggerito di chiamare a far parte del “gruppo di coordinamento” anche un rappresentante delle forze pro-fusione e (soprattutto) un rappresentante degli schieramenti contrari.

  7. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Piccolo esperimento di “partecipazione”. Ho inviato una domanda, usando l’apposita e-mail indicata sul sito web “progetto fusione”, sul progetto della fusione (non ho usato il mio indirizzo e-mail, ma quello di un familiare). In effetti dopo tre giorni ho ricevuto risposta (cosa buona), anche se la risposta era assolutamente generica (cosa non buona). Mi sembra che ciò confermi il fatto che l’obiettivo sia distribuire cloroformio, piuttosto che trattare con serietà i quesiti posti dai cittadini. Ecco il testo della mia domanda: “Ho letto che l’architettura della “rappresentanza” sarà organizzata su 4 livelli: (1) consulte di frazione; (2) consiglio municipale; (3) consiglio delle municipalità; (4) consiglio comunale. I primi tre livelli con funzione puramente consultiva. Posto che l’esperienza degli enti locali evidenzia già da tempo che i consigli comunali, quelli che secondo la legge hanno poteri effettivi, non sono i veri luoghi di elaborazione politica (ma si limitano, di fatto, a ratificare le decisioni delle giunte), come pensate che possa funzionare una tale architettura? Plausibilmente non funzionerà, ovvero sarà comunque un dispendioso meccanismo di ratifica di decisioni assunte dalla giunta del nuovo comune. Mi stupisco del fatto che i consulenti della SPISA non abbiano evidenziato la macchinosità di questa soluzione. E vi chiedo, appunto, come pensate di fare funzionare una tale “sovrastruttura”.”
    Ed ecco la risposta ricevuta: “Buongiorno, in riferimento alla sua nota si comunica quanto segue: RISPOSTA: Lo studio ha evidenziato la necessità/opportunità di avere dei percorsi partecipativi attivi. In tale senso la previsione di tali organismi è nata dalla volontà di coinvolgere i cittadini alla vita amministrativa del nuovo comune. Lo statuto ed il regolamento dovranno garantire norme di raccordo tra tutti gli organi per evitare i rischi da lei evidenziati. Cordiali saluti”. Insomma, con gentilezza forniscono una non-risposta. Mentre la domanda era puntuale (e, se volete, anche maliziosa), la risposta è talmente generica da costituire, appunto, una non risposta. Al proposito si possono fare diverse osservazioni: qual’é il senso di ciò? E’ forse un segno della “centralità del cittadino”, di ogni singolo cittadino? Certamente no. Ma oltre a questo occorre rilevare che domande e risposte non sono rese pubbliche, cosa che potrebbe facilitare una diffusione di conoscenze ed anche di valutazioni sui pro e sui contro del progetto fusione (un po’ tipo le FAQ).

  8. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Giornata importante per la Valsamoggia all’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna, oggi. Approvato il disegno di legge che istituisce il nuovo comune, anche se rimarrà “in sospeso” fino al referendum, programmato per il 25 novembre. Da notare che Simonetta Saliera, vicepresidente della giunta, si è presa critiche anche da parte della maggioranza (come riporta fedelmente il comunicato stampa), visto che è già in circolazione l’opuscolo con la data del referendum (appunto il 25 novembre), prima ancora dell’approvazione del disegno di legge da parte dell’Assemblea Legislativa. Insomma, modalità un po’ singolari di rispetto per le istituzioni! Qui il testo completo del comunicato della Regione.

    Via libera dall’Assemblea. Consultazione fra i cittadini di Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno nel bolognese. Quattro nomi possibili per il nuovo ente
    Si va al referendum. Il progetto di fusione dei cinque comuni della Val Samoggia per dare vita ad un unico comune sarà sottoposto ad una consultazione delle popolazioni interessate che potranno così pronunciarsi a favore o meno della istituzione del nuovo ente derivante dall’unione di Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno e sul nome dello stesso, scegliendo tra una rosa di quattro denominazioni: Valle del Samoggia, Valsamoggia, Samoggia, Samodia.
    È quanto ha deliberato l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna (favorevoli Pd, Idv, Fds, Mov5stelle, Riva del gruppo Misto, astenuti Sel-Verdi, Pdl, Lega nord, Udc) al termine del dibattito generale sul progetto di legge d’iniziativa della Giunta regionale che disciplina l’istituzione del nuovo comune. Testo normativo che rimane così sospeso fino alla pubblicazione dei risultati referendari nel bollettino ufficiale della Regione.
    Critiche dai banchi della maggioranza sono state indirizzate alla Giunta dopo che Galeazzo Bignami (Pdl), a sorpresa, ha annunciato di aver appreso che la data del referendum sarebbe già stata comunicata alle popolazioni interessate in un opuscolo fatto stampare dalla Regione nel quale si promuoverebbe il referendum il prossimo 25 novembre, con anche la posizione della vicepresidente della Giunta, Simonetta Saliera, chiaramente a favore della fusione. Bignami ha fortemente criticato l’opuscolo dove – ha detto – il ruolo dell’Assemblea legislativa viene relegato ad una nota a piè di pagina nella quale si dice che la decisione sulla fusione è subordinata al voto dell’Aula. Si tratta di una “intollerabile mancanza di rispetto istituzionale”, ha sottolineato, rilevando tra l’altro che nella pubblicazione non si dà voce alle posizioni contrarie al progetto. Anche Manes Bernardini (Ln), in dichiarazione di voto, ha criticato l’opuscolo parlando di “un colpo gobbo” e di “inquinamento del referendum”.
    Saliera in Aula ha difeso la decisione di “metterci la faccia, al servizio delle istituzioni e non in chiave di campagna politica” rispetto ad un indirizzo di riforma avviato dagli ultimi Governi e alla liena del riordino condivisa dalla Regione. Quella della Val Samoggia – ha ribadito – “è una fusione che parte dal basso, su richiesta delle amministrazioni locali e posso esprimere grande soddisfazione per aver avuto la possibilità di essere strumento per attivare il percorso utile ad accompagnare quelle amministrazioni che si vogliono misurare con i problemi”. Il capogruppo del Pd, Marco Monari, sul tema del rispetto istituzionale sollevato dall’opposizione ha sottolineato: “Non abbiamo nessuna lezione da prendere”.
    A margine dei lavori d’Aula, Saliera ha precisato che non ci sono date già fissate e, come si legge nell’opuscolo in questione, il 25 novembre è solo la data proposta dai sindaci dei 5 Comuni per l’espletamento della consultazione referendaria.
    L’Aula ha anche respinto un ordine del giorno presentato da Alberto Vecchi e Galeazzo Bignami, del Pdl, che impegnava la Giunta regionale a prevedere il fatto che il referendum “non coincida con altre consultazioni indette dai partiti per scopi interne e soggettivi, quali ad esempio le primarie”. Vecchi ha fatto notare che il 25 novembre potrebbe coincidere con la data delle primarie del centrosinistra.
    18 settembre 2012

    http://www.assemblea.emr.it/quotidianoer/notizie/val-samoggia-si-al-referendum-sulla-fusione-di-5-comuni

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