Sulla trasparenza il PD va a rimorchio di Vignola Cambia

Il tema era apparso talmente importante da suggerire un assessore ad hoc che pomposamente è stato chiamato assessore alla “trasparenza della Pubblica Amministrazione”. E’ così che dall’11 luglio 2009 Maria Francesca Basile è incaricata di presidiare questo fronte dell’azione amministrativa (vedi). In cui ci sarebbe da fare la rivoluzione. La “casa di vetro”, immagine-guida per la riforma del rapporto con i cittadini, è infatti ancora tutta da realizzare e l’idea di un assessore ad hoc è cosa apprezzabile. Da allora, però, sono passati tre anni e non una cosa significativa è stata realizzata. L’amministrazione comunale di Vignola si presenta dunque ancora oggi come una “casa opaca”. Anzi, se possibile, ha fatto passi indietro su questa materia. Molte delle decisioni più importanti per il futuro della città vengono conosciute dai cittadini vignolesi solo quando dispiegano i loro effetti, quando sono state prese da tempo e non c’é più modo né di considerarne premesse e ragioni, né di partecipare alla loro formulazione. Se come assessore alla formazione Maria Francesca Basile è un assessore mediocre, di quelli che non si faranno rimpiangere una volta passati a far altro (qui un commento su uno dei pochi episodi che la contraddistinguono, il “piedibus”: vedi), come assessore alla “trasparenza della pubblica amministrazione” è pessimo (vedi). Visto che le realizzazioni dell’assessore Basile sono pari a zero. Proprio perché il tema della “trasparenza” è di fondamentale importanza per rinnovare il modo di fare politica e di amministrare una città, il giudizio non può che essere severo (per altri argomenti: vedi). Bisogna invece riconoscere che, durante questa legislatura, le sollecitazioni più importanti all’amministrazione comunale sono venute dalla lista di cittadini Vignola Cambia, come peraltro riconosce con grande equilibrio e lucidità Daniele Montanari su Modena Qui di oggi, prendendo spunto da una mozione recentemente presentata in Consiglio comunale. Ed approvata (qui i due articoli apparsi oggi: pdf1pdf2).

Pablo Picasso, La baignade, 1937. Collezione Peggy Guggenheim – Museo Guggenheim Venezia (foto del 16 agosto 2012)

[1] Non c’é alcun dubbio che sul tema della “trasparenza”, intesa come “amministrazione trasparente”, la lista di cittadini Vignola Cambia abbia le idee molto più chiare del PD. Ha più chiara l’importanza del tema affinché i cittadini possano davvero esercitare i loro diritti democratici (su scala locale). Ha più chiara l’idea di “come metterla in pratica“, ovvero di come la trasparenza debba essere applicata al caso specifico di un’amministrazione comunale. Ed infatti in questi tre anni di legislatura ha pungolato diverse volte l’amministrazione Denti sul tema (un’amministrazione che, al di là della boutade di un “assessore alla trasparenza”, si è rivelata assolutamente incapace di innovare ed anzi ha mostrato di essere culturalmente conservatrice). Aveva iniziato con una mozione, presentata in consiglio comunale nel maggio 2010 (e poi approvata), in cui impegnava la giunta ad informare i cittadini con tempestività ed in modo accurato sui principali atti dell’amministrazione, sia in merito allo “stato di avanzamento del piano delle opere”, sia in merito al bilancio comunale e di tutte le società partecipate (qui la mozione in pdf). Poiché in 6 mesi di tempo l’amministrazione Denti non aveva fatto nulla per ottemperare a quegli impegni (per alcune considerazioni: vedi), a novembre 2010 la lista civica è tornata alla carica, riproponendo la mozione ed impegnando la giunta con tempi ancora più stringenti (qui la nuova mozione in pdf). Per capire la rilevanza del tema è sufficiente ricordare che se la mozione fosse tradotta in pratica (punto 5) non succederebbe che i cittadini di Vignola apprendono di un’intervento importante (e discutibile: vedi) come la realizzazione di una centrale di cogenerazione e rete di teleriscaldamento solo nel momento di avvio del cantiere (vedi)! E se fosse tradotta in pratica nel punto 7, allora i cittadini vignolesi avrebbero un quadro completo di come vengono impiegati i soldi del bilancio (a cui contribuiscono con le imposte locali) non solo dal comune di Vignola (che oggi impiega direttamente circa il 50% della propria spesa corrente e che comunque ha documenti di bilancio incomprensibili ai più: vedi), ma anche dagli organismi di secondo livello (es. Unione Terre di Castelli, ASP G.Gasparini) e dalle “società partecipate” (ATCM, Strada dei Vini e dei sapori, ecc.). Insomma il tema è quello di far comprendere meglio come vengono impiegate le risorse pubbliche locali e di dare la possibilità di conoscere per tempo le azioni in programma!

Victor Brauner, Coscienza dello shock, 1951, Collezione Peggy Guggenheim – Museo Guggenheim Venezia (foto del 16 agosto 2012)

Certo, gli enti locali sono tenuti alla “pubblicità legale” tramite l’albo pretorio, ma questo (per quanto assolva alle norme di legge) non assicura affatto la “trasparenza”, essendo di fatto inutilizzabile per la maggior parte dei cittadini (prima che per ragioni “tecnologiche” – oggi l’albo pretorio è online per legge – per ragioni di organizzazione dell’informazione)! Ma se gli atti necessitanti di pubblicità legale oggi vanno sull’albo pretorio online, perché non utilizzare le opportunità dischiuse dalle tecnologie digitali per rendere quell’informazione facilmente fruibile? Ad esempio passando da una logica “pull” (si deve andare a cercare l’informazione sul sito web del comune) ad una logica “push” (l’informazione è spedita a chiunque si dichiara interessato)? E’ un’idea semplice semplice, ma al nostro assessore alla “trasparenza della pubblica amministrazione” non vengono di certo queste idee! Per cui è stata suggerita da una mozione di Vignola Cambia (intitolata “Per una trasparenza attiva“), approvata nel consiglio comunale dell’1 agosto scorso. La mozione, infatti, impegna la giunta “a predisporre [entro il 2012] una mailing list composta da ogni cittadino che chieda di essere iscritto, in quanto interessato a ricevere tramite e-mail comunicazione dell’avvenuta pubblicazione all’albo di ogni deliberazione della giunta municipale e del consiglio comunale, nonché degli atti tenuti alla pubblicazione all’albo“. Un piccolo passo in avanti in direzione di più trasparenza, visto che si rendono più facilmente accessibili le informazioni sugli atti assunti dall’amministrazione comunale. Niente di travolgente, è vero. Ma bisogna essere consapevoli che la “casa di vetro” la si ottiene dall’assemblaggio di una pluralità di azioni, non da un’unica azione risolutiva. Insomma, si tratta di aprire agli occhi curiosi (o anche scettici) dei cittadini l’attuale “palazzo d’inverno”, oggi in larghissima parte inaccessibile ai più. Ed oltre a questo è di nuovo Vignola Cambia che, sempre nel consiglio comunale dell’1 agosto scorso, ha presentato una seconda mozione (questa intitolata “Trasparenza e responsabilità“) al fine di rendere pubblici sul sito web comunale le relazioni d’attività ed i bilanci consuntivi delle associazioni o dei soggetti privati destinatari di fondi comunali. Insomma, non deve più succedere che un’associazione come Vignola Grandi Idee, tanto per fare un esempio, che vive principalmente dei contributi del comune di Vignola (100mila euro nel 2012) non renda disponibile ai cittadini vignolesi le informazioni circa il modo di impiego dei finanziamenti ottenuti.

Paul Klee, Ritratto di Frau P. nel Sud, 1924, Collezione Peggy Guggenheim – Museo Guggenheim Venezia (foto del 16 agosto 2012)

[2] Diventa così evidente l’intenzione, sottostante a questi provvedimenti, di introdurre un’effettiva trasparenza nell’operato dell’amministrazione comunale ed in particolare sui suoi processi decisionali. Insomma per fare davvero dell’amministrazione comunale una “casa di vetro” in cui ogni cittadino, volendolo, possa guardar dentro (e verificare le ragioni di ciò che succede e delle decisioni assunte). E’ singolare che questo movimento per la trasparenza proceda oggi sotto l’impulso della lista di cittadini Vignola Cambia e non, invece, del PD? Sì e no. Sì, è singolare perché testimonia della fragilità dell’elaborazione politica del PD che su questo tema della trasparenza (ma lo stesso succede sul connesso tema della “partecipazione”: vedi) insegue l’iniziativa delle liste civiche e del Movimento 5 Stelle, facendo sorgere il dubbio sulla reale convinzione circa questa linea di “modernizzazione” delle istituzioni pubbliche. No, non è singolare perché quest’atteggiamento conservativo del PD è tipico di chi sta al governo con continuità (ininterrotta, a livello locale) e dunque intende “schermare” il proprio operato rispetto alla capacità di scrutinio dei cittadini, per cui l’opacità diventa un fattore di conservazione del potere.

Amedeo Modigliani, Ritratto del pittore Frank Haviland (particolare), 1914, Collezione Gianni Mattioli – presso Museo Guggenheim Venezia (foto del 16 agosto 2012)

[3] Su la Repubblica del 14 agosto scorso Nadia Urbinati, politologa alla Columbia University di New York, schematizza le trasformazioni intervenute negli ultimi decenni nelle funzioni dei partiti e nel conseguente ruolo dei cittadini (pdf). Registra cioè l’affermarsi di una “democrazia del pubblico” (espressione coniata da Bernard Manin), caratterizzata da mass media che accentuano l’aspetto di “personalizzazione” e dall’uso sistematico dei sondaggi d’opinione (su cui Berlusconi ha fatto scuola in Italia, però seguito da tutti gli altri partiti) che trasforma quelli che una volta erano i cittadini-partecipanti (per il tramite dei partiti “vecchia maniera”) in “audience” di una performance politica ad uso del “pubblico”. In queste trasformazioni la Urbinati coglie anche una trasformazione del ruolo dei cittadini: appunto non più “partecipanti”, ma semplici “spettatori”, chiamati a formulare, con minore o maggiore periodicità, un “giudizio”. Si registrerebbe, cioè, il “declino della politica come esercizio di autonomia a favore della politica come azione giudicante. Nel primo caso la “voce” era l’organo di un’azione collettiva che voleva essere di comprensione, discussione, contestazione e proposta; nel secondo caso, l’organo egemone è l'”occhio”, con la richiesta di trasparenza (del mettere in pubblico)“. Muterebbe anche il ruolo dei cittadini che, ora come “popolo”, “sta come una massa indistinta e anonima di osservatori che guardano soltanto e non chiedono più partecipazione“. Per quanto stimolante questo schematismo è troppo rigido. Infatti la richiesta di più trasparenza non è funzionale solo ad una realtà in cui i cittadini sono generalmente passivi e si attivano solo saltuariamente – e per questo chiedono, a questo punto, di poter “vedere” cosa succede nel sistema politico, al fine di poter giudicare (in cui cioè la “trasparenza” è funzionale a consentire a cittadini in genere distratti di poter “vedere” nel momento in cui si ha la “fiammata” di interesse). Essa, infatti, è anche un pre-requisito della partecipazione (vedi), altrimenti quest’ultima si trasforma in mobilitazione delle masse dall’alto o in spontaneismo inconcludente. La trasparenza, nella condizione delle moderne democrazie, è pertanto divenuta un pre-requisito di funzionamento del sistema, specie se questo vuole consentire effettivi diritti politici. Essa consente, nel momento in cui l’opinione pubblica matura l’interesse per un tema, di accedere alle informazioni per comprendere e, dunque, di verificare se esistono le ragioni per una mobilitazione, dunque per la partecipazione. Per questo il lavoro costante, ma faticosissimo, per garantire un’effettiva trasparenza dei processi decisionali delle istituzioni pubbliche è di fondamentale importanza! Esso aiuta sia a garantire una più alta qualità delle decisioni stesse, sia a dare ai cittadini l’opportunità di una “partecipazione informata” (dunque con maggiori chances di essere anche efficace). E’ davvero singolare che questa battaglia per un’illuminismo delle istituzioni democratiche sia lasciata in secondo piano dal Partito Democratico che pure vorrebbe conservare le ragioni storiche della sinistra. Ma così è oggi. Tocca dunque alle aggregazioni di cittadini e, a livello locale, alle liste civiche spingere e pungolare per un’ulteriore ondata di “modernizzazione” delle istituzioni, appunto nel senso di facilitare l’accesso ai cittadini alle informazioni di proprio interesse (e dunque ad una partecipazione non etero-guidata). Che questa sia la posta in gioco a Vignola Cambia è perfettamente chiaro. Un’amministrazione comunale che si apre allo sguardo dei propri cittadini (il che vuol dire sia accettare di sottoporsi a controlli più diffusi, sia aprirsi a contributi ugualmente diffusi ai fini dei processi decisionali) è un’amministrazione più “amichevole”, che lavora per recuperare il rapporto di fiducia (oggi alquanto consumato) con i propri cittadini, un’amministrazione “casa di vetro”. Ne abbiamo assolutamente bisogno. Con buona pace dell’inconcludente assessore vignolese alla “trasparenza della pubblica amministrazione”.

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