Guerrilla gardening a Vignola?

Vista la penosa performance dell’amministrazione comunale in tema di gestione del verde pubblico (ultimo episodio la disastrosa progettazione e realizzazione del Parco di via di Mezzo: vedi; per una rassegna fotografica del 2011: vedi)  succede che in alcune realtà i cittadini si auto-organizzino per migliorare la condizione dei parchi cittadini. E’ così che in uno dei trenta parchi pubblici vignolesi alcuni residenti hanno provveduto autonomamente a piantumare alcuni alberelli dopo che l’amministrazione comunale aveva provveduto all’abbattimento di alberi esistenti senza provvedere al rimpiazzo. La vicenda mi è stata raccontata, grazie ad un incontro casuale, nel corso di uno dei miei sopralluoghi periodici ai parchi urbani. Un castagno, un melograno ed un nocciolo da qualche mese rimpiazzano gli alberi abbattuti. Solo che a piantarli, appunto, non è stata l’amministrazione comunale, ma alcuni cittadini che testimoniano così la volontà di prendersi cura di un “bene pubblico” come un parco cittadino. Certo non è un episodio di “guerrilla gardening” (vedi), ma è comunque un segno importante della sensibilità ambientale che contraddistingue molti cittadini (plausibilmente una minoranza, ma in crescita). Ci fosse vita intelligente nei piani alti del palazzo municipale anche episodi come questi (plausibilmente più diffusi di quello che può ritenersi) sarebbero colti come uno stimolo per rivedere le politiche del verde pubblico, innanzitutto nel senso del coinvolgimento dei cittadini nelle attività di cura, di controllo, di piccola manutenzione (ed uno dei limiti più evidenti del Parco di via di Mezzo è derivato proprio dal rifiuto consapevole dell’amministrazione di coinvolgere i cittadini nella progettazione: vedi).

Un giovani castagno messo a dimora da un cittadino in uno dei parchi vignolesi (foto del 31 luglio 2012)

Già qualche anno fa avevamo evidenziato la criticità di una inadeguata “cura dei quartieri” e degli spazi pubblici (tra cui i parchi) in essi contenuti. Ed avevamo suggerito di avviare percorsi di partecipazione, con impegni precisi da entrambe le parti: istituzioni e cittadini. La formula del “contratto di quartiere” (vedi) poteva essere applicata nel tentativo di mobilitare e di organizzare le “energie sociali” presenti spontaneamente sul territorio – come dimostra l’episodio citato. Da un lato un’amministrazione comunale che si prende impegni di medio periodo (di “legislatura”) e che periodicamente (almeno una volta all’anno) va a presentare lo stato della progettazione ed a rendicontare quanto realizzato. Chiedendo in cambio – e questo è l’altro lato – un impegno del gruppo dei cittadini residenti o fruitori a dedicare un po’ di tempo (ovviamente in base alle effettive possibilità, ma non c’è dubbio che una risposta positiva ci sarebbe) per attività di cura, piccola manutenzione, sorveglianza, monitoraggio. L’amministrazione Denti ha preferito rinchiudersi nel palazzo municipale (qualcuno dice anche per paura di ricevere più fischi che applausi) e dunque un plausibile progetto di mobilitazione delle “energie sociali” per la cura della città rimane ad oggi inattuato.

Parco di via di Mezzo: perché il “rendering” è molto più bello della realtà? In effetti per rendere belli i parchi vignolesi, specie d’estate, servirebbe Photoshop! (foto del 30 luglio 2012)

Chi frequenta gli spazi di verde pubblico vignolese (constatandone la penosa condizione, specie nel periodo estivo) sa bene che abbinando investimenti limitati e mobilitazione sociale si produrrebbero miglioramenti significativi nel corso dei cinque anni di una legislatura. Ricordo alcune delle cose che andrebbero messe in agenda in un siffatto programma:

  • manutenzione degli alberi ed in particolar modo potatura dei rami più bassi che spesso impediscono di accedere alle poche zone ombreggiate che, tuttavia, d’estate sono fondamentali per rendere fruibili i parchi pubblici;
  • pulizia dai rifiuti che i frequentatori meno civili continuano a lasciare specie nelle zone attrezzate con panchine e tavoli. Per queste attività, oltre ad un più puntuale intervento degli operatori ecologici di HERA, potrebbero essere mobilitate le persone del territorio disponibili;
  • programma di sostituzione delle fontanelle, spesso non funzionanti o comunque di difficile uso per i bambini, e rimpiazzo con “fontane a misura di bambino” (vedi);
  • la maggior parte dei parchi vignolesi è priva di impianto di irrigazione, tanto per il prato (e questo è forse accettabile), quanto per gli alberi (e questo produce alberi striminziti, nani o secchi anche decenni dopo che sono stati piantati). In alcune aree potrebbe essere giustificata la realizzazione di un pozzo artesiano (come fatto nell’area degli “orti per anziani”) o di altri sistemi di irrigazione, da utilizzare soprattutto per garantire un po’ d’acqua agli alberi;
  • incentivare le iniziative di animazione di caseggiato o di quartiere (da diversi anni, in diverse città italiane, si tengono le “feste dei vicini” – vicino a noi le realizzano a Castelvetro) da realizzarsi negli spazi verdi. Magari iniziative di tal genere, con finalità di animazione, potrebbero risultare propedeutiche alla costituzione di “comitati” o “associazioni” di caseggiato o di quartiere o ad organi di consultazione e/o rappresentanza territoriale (consulte di frazione sono state realizzate a Savignano e sono in corso di realizzazione a Castelvetro);
  • per facilitare il circuito rilevazione-chiamata-intervento di manutenzione occorre fare in modo che ogni arredo o struttura (gioco, fontana, ecc.) riporti un numero telefonico da chiamare per richiedere l’intervento della manutenzione. Oggi chi vuole segnalare un guasto od una criticità, mettendo in atto un comportamento civico, deve anche andarsi a trovare il numero telefonico appropriato (operazione non sempre banale). Magari si potrebbe sperimentare un call center a livello di Unione Terre di Castelli;
  • infine occorre provvedere ad un adeguato programma di rinnovo degli arredi e dei giochi. Troppe volte questi costituiscono ancora oggi il primo segno evidente del degrado.

Parco di via di Mezzo: l’area dei “fiori secchi” (e dei sassi). Il parco doveva essere inaugurato il 30 giugno scorso (foto del 30 luglio 2012)

PS Il titolo del post è volutamente enfatico. Non di “guerrilla gardening” si tratta – cosa che presuporrebbe un intento volutamente dimostrativo che in questo caso non c’é. Qui si tratta semplicemente di alcuni cittadini che, in modo concordato, si organizzano per supplire alle carenze (vistose) dell’amministrazione comunale nella cura del verde pubblico. E che lo fanno senza clamore. Esprimendo così un attaccamento al “bene pubblico” ed alla qualità del territorio che andrebbe encomiato.

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