Centrale di cogenerazione e rete di teleriscaldamento. Dopo un percorso tribolato partono i lavori

Partono i lavori. L’area interessata è stata consegnata alla società, la Vignola Energia Srl, il 12 giugno scorso. Adesso nell’area “spettacoli”, in via per Sassuolo 565, si vede la delimitazione del cantiere che però nei prossimi due anni interesserà anche diverse vie cittadine (tra cui anche via Libertà). Infatti impiegherà 720 giorni per realizzare l’opera: una centrale di cogenerazione ed una rete di teleriscaldamento a servizio di diversi edifici pubblici vignolesi. Significativamente i cittadini di Vignola non sanno nulla di questo progetto, che pure ha seguito un iter di messa a punto e poi di autorizzazione lungo e tortuoso. Ma si sa: sono la “trasparenza” ed il “coinvolgimento” propinato dal sindaco Daria Denti. Tuttavia ora, visto che il cantiere ha preso il via e visto che alcune informazioni sull’iter autorizzatorio sono state ottenute grazie ad una interrogazione presentata da Vignola Cambia, possiamo sapere qualcosa di più. Non tutto però, poiché diversi elementi informativi rimangono chiusi dentro al “palazzo municipale”. Iniziamo comunque a dire qualcosa. Ci sarà tempo per approfondire.

L’area spettacoli in via per Sassuolo 565. Sul fondo si vede la recinzione dell’area di cantiere per la realizzazione della nuova centrale per il teleriscaldamento (foto dell’1 luglio 2012)

[1] Per capire cosa è successo è opportuno seguire lo svolgimento dell’iter di autorizzazione. Serve un po’ di pazienza. Il 19 novembre 2009 la società Vignola Energia Srl (società costituita il 27 gennaio 2009 appositamente per la realizzazione e poi gestione di questo impianto, di proprietà di CPL Concordia per il 99% e per l’1% del Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna) ha perfezionato la domanda, indirizzata alla Provincia di Modena, per l’autorizzazione alla costruzione ed all’esercizio della centrale di cogenerazione e teleriscaldamento rispetto a cui si era in precedenza aggiudicata la procedura di project finance dal comune di Vignola (vedi). In tal caso l’autorizzazione è rilasciata tramite “procedura unica” che vede l’esame del progetto affidato alla “conferenza di servizi” a cui partecipano tutti gli enti titolati a specifici aspetti dell’autorizzazione (nel caso specifico: Provincia di Modena, comune di Vignola, ARPA Modena, AUSL Modena, Vigili del Fuoco, HERA Modena – SOT Modena), oltre al soggetto proponente (Vignola Energia Srl). L’insediamento della Conferenza di servizi avviene il 12 gennaio 2010. Essa conviene innanzitutto sulla necessità di richiedere documentazione integrativa che la Vignola Energia Srl fornisce da ultimo l’11 giugno 2010. A quel punto si riunisce di nuovo la Conferenza di servizi, il 26 luglio 2010, ed in quell’occasione il rappresentante del comune di Vignola, il segretario generale Carmelo Stracuzzi, richiede una proroga dei termini (di 90 giorni), affermando che nel caso non fosse concessa avrebbe espresso “parere negativo” per ragioni sia di tipo economico che tecniche (qui un resoconto di quella vicenda: vedi). Sotto questa minaccia la Vignola Energia Srl accetta la proroga (nell’ambito della quale, poi, amministrazione comunale e società concordano modifiche al progetto). Dopo la seduta del 26 luglio 2010 la Conferenza di servizi viene di nuovo convocata il 20 aprile 2011, dopo che la Vignola Energia Srl ha presentato significative variazioni sul progetto (il 14 marzo 2011), evidentemente con l’intento di accogliere le “osservazioni” dell’amministrazione comunale. Come ricordato dalla determina del competente dirigente provinciale 312/2011 “con la presentazione delle integrazioni progettuali il progetto ha subito alcune modifiche e, in particolare, la caldaia per cui il progetto originale prevedeva l’alimentazione a cippato è stata sostituita da una caldaia alimentata a metano, della potenza di 2.099 kW. Con tali modifiche, pertanto, il progetto prevede che le caldaie siano alimentate utilizzando il solo gas metano.” Durante la riunione del 20 aprile 2011 la Conferenza di servizi rileva la necessità di richiedere al proponente ulteriori chiarimenti o documenti progettuali (poi trasmesse in due riprese, da ultimo l’1 luglio 2011). Con la seduta del 19 luglio 2011 si chiude la Conferenza di servizi con l’espressione di un parere favorevole al progetto, condizionato da alcune prescrizioni (qui il documento con l’esito dei lavori: pdf). L’autorizzazione è quindi concessa dal competente dirigente provinciale con due determine: la 311 del 28 luglio 2011 (relativa alle emissioni in atmosfera: pdf) e la 312 del 29 luglio 2011 (relativa all’autorizzazione alla realizzazione e gestione degli impianti: pdf). Le successive fasi si svolgono nel rapporto tra Vignola Energia Srl e amministrazione comunale: con determina del dirigente della Direzione Lavori Pubblici n.144 del 14 maggio 2012 viene approvato il “progetto esecutivo” dell’opera. Il 12 giugno 2012 avviene invece la “consegna” dell’area alla società per la realizzazione del cantiere che, in effetti, prende il via poco tempo dopo.

L’area spettacoli, in via per Sassuolo 565, destinata ad accogliere la nuova centrale per teleriscaldamento (foto del 20 febbraio 2009)

[2] Per quel poco che si riesce a capire il passaggio decisivo avviene tra la seduta della Conferenza di servizi del 26 luglio 2010 (quella a cui partecipa in rappresentanza dell’amministrazione comunale il segretario generale Stracuzzi: vedi) e quella del 20 aprile 2011 (9 mesi dopo). Alla prima il progetto ha certe caratteristiche, alla seconda risulta significativamente cambiato. Le modifiche prendono la luce non nell’ambito della Conferenza di servizi, ma nel confronto bilaterale tra amministrazione di Vignola e Vignola Energia Srl. Il nuovo “accordo” viene quindi formalizzato in un “verbale” approvato con delibera della giunta municipale n.40 del 28 febbraio 2011 (qui la delibera: pdf; e qui un commento di Stefano Corazza: vedi). Solo dopo il nuovo accordo (e molto dopo rispetto ai 90 giorni di “sospensione” richiesti dal rappresentante del comune di Vignola alla Conferenza di servizi del 26 luglio 2010) viene ripreso l’iter della Conferenza. Che a questo punto si trova ad esaminare un progetto significativamente diverso:

  • viene eliminata la centrale a biomasse, adducendo come motivazioni la conseguente riduzione dell’ingombro architettonico, la riduzione dell’inquinamento atmosferico da emissioni, l’eliminazione del traffico dovuto ai mezzi pesanti deputati all’approvvigionamento della biomassa;
  • la centrale prevista risulta dunque esclusivamente a metano (con una potenzialità termica di circa 7.000 kW ed elettrica di circa 1.063 kW), così composta: 3 caldaie a metano a tre giri di fumo della potenzialità di 2.000 kW ciascuna ed un gruppo di cogenerazione a metano con potenzialità termica di circa 1.200 kW ed elettrica di circa 1.063 kW. Caldaie e cogeneratore saranno dotate di camino alto 15 metri;
  • per la rete di teleriscaldamento si prevedono due rami, per circa 5 km di sviluppo: la tratta 1 che si estende dalla centrale al Centro Nuoto (2.820 metri) e la tratta 2 che dalla centrale giunge al Municipio (2.230 metri);
  • l’abbandono dell’impiego di fonti rinnovabili (biomasse) comporta però la perdita di benefici fiscali e dunque una variazione verso l’alto delle tariffe che l’amministrazione comunale dovrà pagare per l’acquisto di energia termica (riscaldamento);
  • viene quindi abbandonato un elemento che dava qualità al progetto (plausibilmente nella ricerca di un nuovo equilibrio economico): il rivestimento in acciaio Cor-Ten della centrale tecnologica. Previsto in origine su richiesta dell’amministrazione comunale (sindaco Adani) ora l’amministrazione Denti ritiene di poterne fare a meno “in quanto il ridimensionamento della centrale rende meno necessaria [ma non annulla!] la ricerca di soluzioni volte a mitigare l’impatto ambientale relativo all’inserimento architettonico nel contesto” (così la delibera di giunta municipale n. 40 del 28 febbraio 2011);
  • viene anche stralciato l’intervento di sistemazione di via Libertà (ora interamente a carico dell’amministrazione comunale) – un progetto tribolato che non vedrà la luce prima del 2013, se tutto va bene (vedi);
  • inoltre si apprende (dalla risposta del dirigente Lavori Pubblici del comune all’interrogazione di Vignola Cambia) che le “misure compensatorie” che l’amministrazione comunale offre a Vignola Energia Srl nella ricerca di un nuovo equilibrio economico non sono sufficienti, tanto che “l’investimento da realizzarsi da parte di Vignola Energia Srl sarà in parte sostenuto da un contributo pubblico che erogherà il comune di Vignola” (ma non ci viene detto a quanto ammonta tale contributo) (qui il testo completo della risposta: pdf).

Insomma cambia il “quadro economico finanziario” e cambia il “bilancio ambientale” del progetto (consumi energetici, bilancio delle emissioni – rispetto alla situazione attuale). Sono attesi, ad esempio, carichi inquinanti significativi specie per quanto riguarda gli “ossidi di azoto”. Tutti aspetti che non vengono resi pubblici dall’amministrazione comunale. Su cui dunque occorrerà insistere affinché sia garantita “trasparenza”. La delibera di giunta n.40/2011 afferma che “il progetto così modificato consente comunque di raggiungere gli obiettivi originari posti alla base dello stesso in quanto, dal quadro economico di raffronto, si evince che l’Amministrazione, anche in seguito alla variante proposta, raggiunge comunque il duplice obiettivo di un risparmio di spesa in termini meramente economici rispetto alla situazione attuale e di una maggiore efficienza ed un uso più razionale degli impianti e dell’energia”, ma non quantifica l’obiettivo e non fornisce alcun dato a riprova di ciò.

Il municipio di Vignola. Uno degli edifici pubblici (assieme a scuole, ospedale, centro nuoto, ecc.) che sarà servito dalla rete di teleriscaldamento (foto del 2 aprile 2010)

[3] La valutazione dell’originario progetto di centrale di cogenerazione e teleriscaldamento ha già visto prese di posizione su questo blog. Perplessità, ad esempio, sono state espresse da Berbera van de Vate, che ha suggerito di abbandonare la “centralizzazione” e di realizzare impianti più piccoli a servizio di aree di tipo “condominiale” o “di isolato” o poco più (vedi). Stefano Corazza, a sua volta, critica il mantenimento dell’impiego di un combustibile fossile come il gas e l’assenza di un quadro di riferimento tipo “piano energetico” comunale per orientare le scelte dell’amministrazione (vedi). Si chiede, anzi: “è possibile una politica energetica basata sulle energie rinnovabili a Vignola? Ed è possibile decidere in merito a questo tema come ad altri (Via Libertà) in modo informato, partecipato e condiviso?” (vedi). Monica Maisani ed Eleonora Mariotti mettono in dubbio l’attualità di un progetto di “centralizzazione” della produzione di calore, poi distribuito dalla rete di teleriscaldamento (vedi). Si chiedono se non risulti più conveniente investire sul “risparmio energetico” (isolamento degli edifici) – l’energia più pulita è quella che non si consuma, da qui l’espressione “negawatt” – e adottare una filosofia di produzione distribuita, ovvero la produzione di energia, con tecnologie efficienti, nei pressi dei luoghi di consumo. Con l’approvazione del progetto esecutivo del “nuovo progetto” (no biomasse, ecc.) dovrebbe essere possibile un’analisi puntuale dei pro e dei contro. Noi ci proveremo. Anche perché riteniamo la “trasparenza” una modalità imprescindibile nel rapporto tra amministrazione comunale e cittadinanza. Diversamente dall’amministrazione Denti. Riteniamo anche che un dibattito su questo progetto risulti assai utile alla comunità vignolese che, indubbiamente, può solo beneficiare da una discussione vera che richiama l’attenzione sull’importanza della questione energetica ed ambientale. Ci torneremo presto, dunque.

PS E’ il caso di ricordare gli argomenti utilizzati dal segretario generale Carmelo Stracuzzi nel chiedere la famosa “proroga di 90 giorni” in sede di Conferenza di servizi del 26 luglio 2010. Alla luce degli avvenimenti successivi alcuni di questi argomenti risultano davvero singolari: “Per gli aspetti tecnici le perplessità riguardano il bacino di utenza dell’impianto, in quanto l’edificio dell’A.S.P. sarà ridimensionato, il polo della sicurezza è previsto che abbia un’autonomia propria, il polo scolastico è molto probabile che in questo momento non si realizzi perché l’amministrazione non ha i fondi necessari in conto capitale ed in ogni caso l’intervento si scontra con le limitazioni del patto di stabilità. Per gli aspetti economici, ancora, la sostenibilità del progetto incide pesantemente sulle partite correnti del bilancio dell’ente, che per effetto delle manovre finanziarie annunciate per l’anno 2011 e per i successivi del 2012 e del 2013 subiranno notevoli ridimensionamenti. Questo per assoluta verità e per prudenza nella gestione sia degli investimenti e delle partite correnti, in modo da garantire equilibrio nella gestione in rapporto alle risorse effettivamente disponibili, che in questo momento sono ridimensionate rispetto al momento in cui è stato pensato il progetto.

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