Sul primo stemma del Comune di Savignano, di Fabio Sirotti

Fabio Sirotti, consigliere comunale di Savignano s.P. e socio dell’Associazione Borgo Castello, ripercorre in questo testo le vicende dello stemma del Comune di Savignano, primo stemma comunale concesso in uso nel nuovo stato italiano di cui abbiamo celebrato da poco i 150 anni. L’importanza di questi frammenti di consapevolezza storica sulla realtà amministrativa locale risiede per me anche nel contributo che possono dare a confermare o invece a ripensare l’articolazione amministrativa a governo di questo territorio. Unione di comuni o “fusione” dei comuni stanno dunque sullo sfondo (vedi). Recuperare la memoria della realtà amministrativa locale è infatti di fondamentale importanza per proiettarla nel futuro, eventualmente ripensandola.

Gli scritti del Crespellani parlano di “comune” a Savignano già dai primi del 1600, ovvero sotto il Marchesato dei Boncompagni. Seguì a questo periodo l’arrivo di Napoleone (1796) e Savignano cessò di essere Capoluogo di Podesteria e divenne uno dei municipi del Cantone di Bazzano, aggregato alla Repubblica Cispadana. In quel clima di continuo cambiamento il 15 luglio 1814  il Duca Francesco IV rientrò trionfalmente in Modena e Savignano venne spogliato dei suoi affari comunali e fu aggregato a Vignola subendo l’onta di un’ennesima sottomissione. Ma in quell’occasione ci sentiamo di affermare che avvenne qualcosa d’importante, si iniziava a percepire la consapevolezza che i tempi stavano cambiando, i sacrifici e le esperienze fatte avrebbero portato anche a Savignano la possibilità di realizzare un comune indipendente.

23 febbraio 1862, decreto di concessione all’uso dello stemma, con l’effigie dello stesso (Archivio comunale di Savignano sul Panaro)

Il Duca perse e riprese possesso della città di Modena per ben due volte, prima che il Cavaliere Carlo Luigi Farini, Deputato al Parlamento, con Legge del Governo del Re del 25 giugno 1859, venisse investito della carica di Governatore delle Province Modenesi. Fu così che con Decreto dittatoriale del 4 dicembre 1859 (vedi), i Savignanesi recuperarono l’autonomia comunale (con abitanti 1420) e finalmente il 12 febbraio 1860 rielessero la loro municipalità e votarono compatti l’annessione al Piemonte e da qui l’esigenza di distinguere Savignano da altri omonimi. Infatti con Decreto del 14 dicembre 1862 il nome del nostro Comune diventò quello attuale, Savignano sul Panaro.
Il Consiglio Comunitativo stava ponendo le basi affinché anche Savignano fosse al pari di quei Comuni a cui era stato assoggettato per tanto tempo, la Municipalità nel prendersi cura dell’istruzione maschile e femminile, stanziò nel suo bilancio somme per le scuole serali e domenicali e, affinché i Savignanesi fossero resi edotti sulla storia del loro comune di nascita e residenza, nelle scuole venne adottato un sunto storico esclusivamente locale.  Da questa sensibilità si può facilmente intuire con quale spirito, nell’ambito di questo percorso storico, in data 3 ottobre 1861 quel Consiglio Comunitativo si riunì in seduta straordinaria con un solo ambizioso punto all’ordine del giorno, la richiesta della concessione all’uso dello stemma comunale.
Il Sindaco Gaetano Trenti, primo sindaco dopo l’Unità d’Italia, assunse la presidenza del Consiglio e dichiarò aperta la seduta. Rese noto l’unico oggetto della seduta straordinaria e invitò a prendere in considerazione la dimanda da presentarsi al Regio Ministro dell’interno per l’uso dello stemma. Un solo consigliere a nome di tutti, illustrò lo stemma di cui intendeva fregiarsi Savignano, il quale era l’antico stemma del Comune o Borgo e che del medesimo se ne auspicava l’approvazione. Probabilmente il voler proporre lo stemma più antico stava a testimoniare che la Municipalità era sentita da tempi lontani e in quel simbolo araldico si intendeva esprimere orgoglio e libertà. Dopo gli ultimi cambiamenti repentini, memori di una storia che sempre ci aveva visto terra di confine, con l’orgoglio di chi sa che traccerà un solco in quel testo per le giovani e future generazioni, il consiglio votò unanime la richiesta a sua Maestà Vittorio Emanuele II per la concessione all’uso dello Stemma Comunale.

23 febbraio 1912, invito alle celebrazioni del 150° della concessione all’uso dello stemma del Comune di Savignano

Mentre quindi una parte del nuovo stato viveva difficili vicissitudini, Savignano da sempre in balia dei venti della politica Guelfa e Ghibellina iniziava a navigare con vele proprie verso le rive dei giorni nostri. L’interesse per la storia da parte di alcuni eruditi Savignanesi ha permesso di sottrarre all’oblio del tempo importanti reperti araldici. Il più antico esempio di stemma in cui compaiono tre torri con porta aperta associato al nome di Savignano è raffigurato in un sigillo del 1525 in calce ad una missiva rivolta al Duca Alfonso di Ferrara,  di questo stemma ce ne giunge conoscenza grazie ad Arsenio Crespellani che commissionò al disegnatore vignolese  Baldini,  una copia nel 1878. All’interno di quella che oggi è l’Associazione Borgo Castello, di cui mi pregio di esserne un consigliere, antico edificio del vecchio borgo un tempo anche sede del Comune, venne copiato uno stemma con la scritta sic nostra firma fides (Così la nostra lealtà è sicura). In esso sono raffigurate le tre torri con un ampio percorso alberato di accesso. Fortunatamente, grazie al dott. Catullo Porta, ci è giunta copia di questo stemma in quanto l’originale posizionato sulla cappa di un camino è andato distrutto. Altro importante stemma araldico risale a quando nel 1859 con il Governatore Carlo Luigi Farini si riconquistò l’ambita dignità Comunale e lo stemma ebbe ancora un’evoluzione, le tre torri acquistarono una posizione di maggior rilievo venendo poste in primo piano e perdendo il contorno alberato, inoltre il tutto venne raccolto in una lussuosa cornice. Lo stemma proposto dal consiglio del 3 ottobre 1861 giungeva dal lontano medioevo a testimonianza  di una lunga storia passata a difendere la propria identità, i propri confini e le proprie frazioni, in quel simbolo crediamo si possa intravedere una rivalsa storica che giunge ai nostri giorni come viva testimonianza di menti fervide e decise, tenaci e orgogliose della propria identità.
Nonostante il momento storico la risposta arrivò in breve tempo, infatti a firma del Ricasoli, in quanto era da pochi mesi deceduto Camillo Benso Conte di Cavour, giunse a Savignano con data 23 febbraio 1862 la concessione all’uso dello stemma, il quale però presentava un’importante modifica, ovvero l’aggiunta della corona turrita. Tale simbolo impreziosiva lo stemma di Savignano per il chiaro riferimento alla casa Savoia, ma era anche recepito come il dovuto ossequio del Comune alla monarchia. Un’ulteriore versione considerava la corona come un semplice omaggio alla medesima che capeggia sulla testa della figura femminile che simbolicamente rappresenta l’Italia; il dubbio sul significato ci è concesso, ma è certo che da quel giorno la corona turrita capeggia saldamente anche sulle tre torri di Savignano.
Siamo così giunti ai giorni nostri, quando il mensile dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia) nel mese di marzo dell’anno 2011, numero che celebra i 150 dell’Unità d’Italia, riporta un articolo in cui Savignano risulta essere il primo comune ad aver avuto concesso l’uso dello stemma, il primo il cui decreto di concessione è stato trascritto nei registri conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato a Roma, il primo assieme a Soliera. Certamente la notizia non ci ha lasciato indifferenti, ci ha entusiasmato e reso orgogliosi di menti tanto lungimiranti, a tal punto da aver voluto festeggiare questa ricorrenza proprio il 23 febbraio 2012 per celebrarne i 150 anni ed il primato.

L’attuale municipio di Savignano, con davanti la fontana dedicata alla “venere” (foto del 6 marzo 2010)

A ripensarci credo sia stata proprio una bella rievocazione e più volte mentre scrivevo queste righe ho pensato alla meravigliose piante monumentali di cui Savignano è ricco, centenari esseri viventi che ci hanno accolto abbellendo i nostri orizzonti, testimoni di riferimento del paesaggio e del tempo, che con le loro chiome, posizionate su piacevoli ondulazioni del rilievo collinare hanno assistito alle controversie della storia, fornendo oggi come allora il loro contributo. Penso alla secolare Quercia della tenuta “I Monticelli”, che si posiziona là, oltre la casa di fronte alla valle, come un faro, come un guardiano, la quale ogni volta che mi ospita sotto le sue maestose fronde fa volare i miei pensieri a quanti nei secoli vi hanno trovato ristoro, ai loro passati dialoghi, discussioni, cospirazioni, battaglie, segreti, ambizioni, amori e sogni di cui ne è segreta custode. Alla Maestosa Quercia, che oggi come allora, silente testimone e custode ci ricongiunge al nostro passato, credo sia giusto dedicare questa storia.

Fabio Sirotti
Consigliere Associazione Borgo Castello

Nota: la parola Savignanesi è scritta volutamente con la S maiuscola per il duplice motivo di rispetto ed elogio ai Savignanesi di oggi e di allora, e per il fatto che nel testo storico di Arsenio Crespellani è scritta così. Le parole Consiglio Comunitativo e dimanda sono state volutamente lasciate così come trovate sul testo antico. La traduzione della scritta “sic nostra firma fides”  è stata questa: “Così la nostra lealtà è sicura“, ovvero a ribadire che è qualcosa su cui si può contare, ma ve ne sarebbero altre ad es: a suggello della nostra fede, oppure: così la nostra fede è ferma.

Il post ripropone in maniera quasi integrale l’articolo pubblicato sull’opuscolo della Festa della fioritura di Vignola 2009.

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