C’è ancora amianto a Vignola. Come tutelare la salute e promuovere la riconversione ecologica dell’economia? di Monica Maisani

Tra le tante incombenze di un sindaco ve ne è una che dovrebbe essere considerata la più importante di tutte:  la  tutela della salute dei cittadini. La discussione (meglio dire la chiacchiera)  pubblica  si concentra molto sull’economia, sulla qualità dei servizi, sul “marketing urbano”, sul come far decollare i “Centri commerciali naturali”, si dispensano  consigli o critiche su questa o quell’opera pubblica, ma ci si dimentica di verificare e di chiedere conto al primo cittadino su quanto ha fatto e intende fare  per la nostra salute.  Che non vuol dire solo occuparsi della prevenzione delle malattie, ma anche, in una prospettiva più ampia, di garantire il diritto di noi tutti ad un ambiente salubre e quindi ad un miglioramento della qualità della vita.

Copertura in eternit della tettoia centrale nell’ex-mercato ortofrutticolo (foto dell’11 gennaio 2012)

Purtroppo, al di là di proclami ad effetto per i giornali locali, finte “Carte dell’acqua” e vere “case dell’acqua” (vedi), piani energetici “copia e incolla”, sino ad ora non si è visto molto da questa amministrazione. Ad eccezione dell’aggiornamento della  Relazione sullo stato dell’ambiente (vedi) che  rappresenta senza dubbio il punto di partenza per predisporre una politica di tutela dell’ambiente e di miglioramento della qualità della vita sulla quale ci aspettiamo l’apertura di una discussione pubblica, ancora  nessuna politica concreta all’orizzonte. Nulla sulla qualità dell’aria (vedi) e sulla mobilità, nulla sui rifiuti (vedi), nulla sul consumo di suolo, nulla di significativo sul versante del risparmio e dell’efficienza energetica (vedi). In compenso dal suo insediamento ad oggi la giunta Denti si è data un gran da fare contro il verde cittadino  facendo “ la festa “ a circa 170 alberi, in omaggio alla biodiversità urbana! L’ambiente interessa solo quando c’è da ricavare del denaro o facile consenso, espressioni come  “green economy” o “sviluppo sostenibile” fanno effetto e strappano sempre qualche applauso,  a Rio come a Vignola.
Sul versante della salute pubblica  i sindaci  si trovano, a distanza di anni dal suo emergere, ancora  a dover affrontare un grave  problema:  quello della rimozione e messa in sicurezza degli edifici e delle  strutture contenenti amianto. Come è noto, lo scorso 13 febbraio il Tribunale di Torino, prima sezione penale, ha condannato a 16 anni di prigione i due ex dirigenti della multinazionale Eternit, perché giudicati responsabili di 2.191 morti e 665 malati di mesotelioma pleurico, malattia provocata dall’esposizione all’amianto, fibra da tempo riconosciuta cancerogena, ma a lungo utilizzata per la costruzione dell’Eternit.  L’uso dell’amianto è stato per molto tempo altamente diffuso nell’edilizia civile, nelle coibentazioni, nella costruzione di vasche per la raccolta delle acque, per la costruzione di tubi per gli acquedotti, per la copertura dei tetti, addirittura per le fioriere. Anche nell’attività estrattiva di cava può essere rilevata la presenza di amianto come nel caso delle rocce ofiolitiche. Dal momento in cui, nel 1992,  la fibra tossica è stata messa al  bando per la sua pericolosità,  le amministrazioni, a cominciare dalla Regione,  si stanno occupando del problema. Non tutti e non con la dovuta attenzione, però.

La copertura della tettoia centrale dell’ex-marcato ortofrutticolo di Vignola è in eternit (foto dell’8 novembre 2008)

A Vignola, l’amministrazione Adani aveva avviato, su richiesta pressante  di un agguerrito gruppo di genitori giustamente preoccupati per la salute dei loro figli,  un percorso di bonifica e messa in sicurezza di edifici pubblici, soprattutto scolastici, impegnando notevoli risorse, ma  l’opera di bonifica, pur portata avanti dall’attuale amministrazione, non è stata ancora completata.
Secondo un documento elaborato dalla Regione Emilia-Romagna  nell’ambito del Progetto  “Mappatura delle zone del territorio regionale interessate alla presenza di amianto”, datato 23 dicembre 2011,  risultano essere presenti a Vignola 9 siti con edifici pubblici o aperti al pubblico contenenti amianto, ma solo per alcuni di essi è stata avviata la procedura per la rimozione o il confinamento dell’amianto esistente, mentre  per altri , come ad esempio la tettoia dell’ex Mercato ortofrutticolo, nulla è stato ancora fatto. Nel dettaglio, gli  edifici censiti sono:

  • Forno Fraulini,
  • Ospedale di Vignola (parziale rimozione),
  • Distretto n.6 Vignola (parziale rimozione),
  • Scuola materna Rodari (confinato),
  • Scuola Materna Andersen (confinato),
  • Ex mercato ortofrutticolo,
  • Scuola Barozzi (parziale rimozione),
  • Biblioteca (ex, si presume),
  • Casa del Muratori (parziale rimozione, confinato).

Secondo il documento regionale, che ha individuato complessivamente 1.198 siti, solo 622 di questi  sono stati interessati da un’attività di bonifica per rimozione completa del materiale contenente amianto, mentre su tutti gli altri le Aziende USL “svolgono attività di controllo e vigilanza per verificare che i proprietari mettano in atto tutte le procedure previste dalla legge per la tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini”. C’è da fidarsi?
Nel Territorio dell’Unione Terre di Castelli, ad esempio,  risultano essere complessivamente presenti 24 siti, quasi tutti classificati come “edifici pubblici in area urbana”  la maggioranza dei quali risulta ancora da bonificare. Tra questi spicca la ben nota area ex Sipe-Nobel “Le Basse”  in comune di Spilamberto dove , in barba ai divieti di accesso, si svolgono pericolosi (per la salute dei partecipanti) “giochi di guerra”.

Softair (giochi di guerra) presso l’ex-Sipe il 29 gennaio 2012! (foto da facebook)

Sulla base di questi dati poco rassicuranti, nonché dalla constatazione che la procedura di mappatura regionale non ha portato a risultati soddisfacenti e anche in base  al fatto che il censimento ha riguardato in special modo edifici pubblici o privati aperti al pubblico mentre sono stati tralasciati  gli edifici privati,  alcune amministrazioni locali si sono mosse, adottando specifiche ordinanze a tutela della salute pubblica. Questi provvedimenti, emessi nel bolognese dai Sindaci di  Zola Predosa, di Monteveglio e di Anzola Emilia,  sono finalizzati ad avviare un percorso di mappatura efficace del territorio ed a promuovere successive azioni di messa in sicurezza.
Nell’ambito di un’azione di sensibilizzazione concordata all’interno del Coordinamento delle Liste di Cittadini di Modena e Bologna, la lista di cittadini Vignola Cambia (vedi) ha presentato nel febbraio scorso un ordine del giorno dal titolo “Rischi connessi al  cemento amianto Eternit ed emissione di provvedimenti”  che è stato approvato  all’unanimità dal Consiglio Comunale del  27 marzo 2012 (pdf). Il sindaco di Vignola , sulla base della mozione approvata in Consiglio ed a seguito di una Risoluzione del Consiglio Regionale del marzo 2012 (che, oltre ad esprimere solidarietà per i familiari delle vittime dell’amianto interessate dal processo di Torino, invitava i sindaci a provvedere quanto prima), ha  adottato il 6 giugno 2012  l’Ordinanza n. 64 “Rimozione e messa in sicurezza dell’amianto negli edifici”.

Vista aerea degli edifici dell’area ex-Sipe (cortesia di Italia Nostra, facebook)

Secondo il provvedimento, pubblicato sul sito del Comune assieme alle ”Linee guida regionali per la valutazione dello stato di conservazione dell’amianto” (vedi), i proprietari di immobili aventi coperture  o altri manufatti di cemento amianto debbono provvedere a redigere (entro 180 giorni dalla data dell’ordinanza) una scheda  contenente le indicazioni necessarie alla identificazione del sito e del relativo stato, procedere ad una analisi e  valutazione del rischio e indicare  le procedure che si intendono mettere in atto per  la bonifica e la messa in sicurezza (rimozione, sovra copertura o incapsulamento). Sono previste, per chi non ottempera,  sanzioni pecuniarie che vanno da 25 a 150 euro. Ma  non spetta solo al privato provvedere. Secondo l’ordine del giorno approvato in Consiglio, il Sindaco di Vignola si è impegnato anche a individuare agevolazioni economiche e/o esenzioni tributarie per coloro che dovranno sostenere i costi delle opere di messa in sicurezza e/o bonifica e  a promuovere un’adeguata informazione sull’argomento. Su questo fronte ancora  non si vedono atti concreti.
Va precisato che, sulla base del documento presentato dalla lista Vignola Cambia, il gruppo consiliare “Insieme per l’Unione” ha presentato un analogo o.d.g. chiedendo alla Giunta dell’Unione Terre di Castelli di impegnarsi nello stesso senso e soprattutto ad approvare quanto prima, nell’ambito dell’Unione,  un Piano di bonifica definitiva ed integrale dei siti di proprietà pubblica inclusi nel Rapporto della Regione essendo, tra l’altro, stata trasferita all’Unione la competenza per alcune opere pubbliche.  Purtroppo il  documento non è stato ancora posto in discussione, nonostante il Sindaco di Vignola, nonché Presidente dell’Unione,  si fosse impegnato in tal senso.
A riprova di quanto il tema sia di estrema urgenza e attualità, va segnalato  un documento di Legambiente diffuso recentemente che invita Regione ed autorità competenti ad informare cittadinanza ed operatori sulla corretta gestione delle macerie contenenti amianto nelle zone interessate dal recente terremoto. Il rischio che si potrebbe correre è quello di un troppo affrettato e poco accurato smaltimento con conseguenze per la salute degli operatori e dei cittadini.
L’argomento in questione non è interessante e urgente solo dal punto di vista della salute ma lo è anche per i positivi  effetti  economici che un eventuale programma di bonifica di siti pubblici e privati potrebbe innescare. I detrattori del provvedimento  staranno, infatti,  già affilando le armi, mettendo l’accento sull’esborso economico che i cittadini, in un momento di crisi come questo, dovrebbero sostenere per ottemperare all’ordinanza del sindaco e c’è effettivamente il rischio che in pochi rispondano all’appello. A questa obiezione, però, si può rispondere che la salute dei cittadini vale più di ogni altra cosa e, secondariamente, che le opere di bonifica potrebbero  innescare un circolo virtuoso a favore di tecnici, aziende e operai specializzati nel settore. Si tratterebbe proprio di quelle opere di manutenzione e ristrutturazione degli edifici  che molti consigliano per far ripartire l’economia (vedi).
Secondo il Decreto Ministeriale 5 maggio 2011, noto come Quarto Conto Energia, viene riconosciuto a chi effettui un’operazione di smantellamento di tetti in eternit e li sostituisca con pannelli fotovoltaici un bonus o una maggiorazione sugli incentivi previsti di 5 centesimi di euro/ kWh  (art.14 lett.c). Sulla base dei  dati forniti dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) nella primavera scorsa, in pochi mesi per effetto di questo bonus sono spariti dai tetti italiani 12,7 milioni di metri quadri di pericolosissimo amianto. Sempre secondo il GSE gli impianti fotovoltaici che hanno usufruito del bonus amianto sono stati 16.350, per 1.340 MW di potenza. Cioè poco più di un GW dei 13 totali, ma quasi il 30% dei 4,6 GW attualmente incentivati dal Quarto Conto Energia. Il che si traduce in un costo pari a 45,8 milioni di euro, che hanno in pratica sovvenzionato la bonifica dei tetti. Le regioni italiane che maggiormente hanno usufruito di questa possibilità sono state la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Piemonte. La prima ha sostituito 1.258.913 metri quadrati di tetti in amianto con 135.967 kW di pannelli fotovoltaici, la seconda ne ha bonificati 738.075 metri quadrati (81.356 kW) e il Piemonte 539.386 (60.563 kW).
Perché non sfruttare questa possibilità anche a Vignola e perché l’Amministrazione non si attiva, assieme alle associazioni di categoria e agli istituti di credito,  per fornire un’adeguata informazione e sostenere questa operazione? Questa sì che sarebbe un’intelligente e concreta azione di riconversione ecologica dell’economia!

Monica Maisani

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5 Responses to C’è ancora amianto a Vignola. Come tutelare la salute e promuovere la riconversione ecologica dell’economia? di Monica Maisani

  1. Marco ha detto:

    L’ex mercato ortofrutticolo è molto vasto,la rimozione sarà molto costosa. Secondo me può aspettare ancora qualche anno,se le lastre sono in buone condizioni non c’è pericolo. Ovviamente bisogna fare controlli e le lastre a rischio andrebbero immediatamente rimosse. Riguardo l’ex Sipe dico solo che sono fatti loro,i cartelli di pericolo e le reti sono state messe e i vigili a volte una controllata ce la danno. Più di cosi cosa bisogna fare? ciao

  2. Monica Maisani ha detto:

    Per completezza di informazione, segnalo che sull’inserto Casa 24 Plus del Sole 24 Ore di oggi compaiono ben tre articoli sul tema della riconversione ecologica dell’economia. A settembre dovrebbe entrare in vigore il Quinto Conto Energia e , nonostante una diminuzione dei bonus, sarà più conveniente installare impianti fotovoltaici sui tetti, soprattutto per le piccole utenze. Secondo stime del Politecnico di Milano alla fine del 2013, infatti, il costo dei pannelli sarà mediamente più basso del 31% rispetto al 2011.Sempre a pag.13 dell’inserto si dà notizia di un’interessante progetto portato avanti dal distretto solare dell’Emilia Romagna denominato “Building integrated” che sta per mettere in commercio delle piastrelle di ceramica che sono in grado di accumulare elettricità in modo da realizzare superfici e tetti energetici integrati nell’architettura degli edifici. A pag. 22 dell’inserto sono pubblicati i dati relativi all’occupazione aggiuntiva attesa (al 2020) nel settore delle fonti rinnovabili e, in genere, per la riqualificazione edilizia volta al miglioramento dell’efficienza energetica . Nel primo campo di intervento i posti di lavoro attesi ammontano a 250.000 e nel secondo campo si prevede che saranno 602.000. La fonte proviene dal Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri. Anche gli architetti , in un articolo a pag.23, insieme agli ingegneri si esprimono a favore di politiche di “riprogettazione dell’esistente in un’ottica di efficienza energetica”. Amministratori, se ci siete…. battete un colpo!

  3. zanoli giorgio ha detto:

    ho letto il suo intervento che condivido , vorrei ,pero’ , precisare qualcosa per cio’ che riguarda il softair che si svolge in sipe . Il gruppo ha una regolare autorizzazione ad entrare in stabilimento ,ha una assicurazione per eventuali danni , stanno ripulendo il luogo a loro spese e da quando ci sono loro ,noi abitanti in confine con la sipe , non abbiamo piu’ visite sgradite ( extracomunitari , la mia casa e’ stata visitata per ben 7 ,dico sette volte da ladri di tutte le etnie ) oltretutto il gruppo ha recuperato refurtiva per 35,000-40,000 euro ,dato che la sipe era diventato il deposito per refurtiva destinata all’est . Inoltre stanno cercando di salvare fabbricati di valore archeologico industriale risalenti agli anni 1901 – 1927 ..Per ulteriori chiarimenti mi puo’ contattare tramite email giorgio.zanoli@libero.it

  4. Monica Maisani ha detto:

    Grazie per le sue precisazioni. Non so se l’assicurazione copre anche i rischi da polveri di amianto, varrebbe la pena verificare. Quello che dice a proposito dello stato di degrado e di abbandono in cui versa il sito la dice tutta, però, sulla indifferenza e l’inerzia che l’Amministrazione proprietaria degli edifici storici sta dimostrando, da molti anni ormai. Come lei ben dice sono edifici notificati dalla Sovrintendenza , alla quale peraltro l’associazione Italia Nostra ha scritto per fare presente la situazione e la necessità di restauri e messa in sicurezza, senza ottenere risposta. Importanti beni pubblici, cioè di tutti noi, stanno andando in malora nell’indifferenza generale, senza un’idea, senza un progetto. Lei dice “Stanno cercando di salvare fabbricati…”: che questa attività debba essere svolta da un gruppo di privati , pur “armati” di buona volontà, mi sembra grave. Lei che cosa ne dice?

  5. zanoli giorgio ha detto:

    Ha perfettamente ragione , oltrettutto tenga presente che alla Sipe vi ho lavorato per quasi 30 anni , ci sono stati momenti brutti e momenti belli .Vederla in queste condizioni mi procura dispiacere ,.Per quel che riguarda il problema amianto , ne parlai in comune facendo presente che la caduta dei tetti in eternit era nocivo per la salute per chi abita a pochi metri dai fabbricati . risposta ” tranquilli , non e’ pericoloso come si dice ” . Ho interpellato altri enti ma ho capito che non si risolve niente , tante belle parole e niente fatti , penso che si abbia paura di toccare gli interessi di qualcuno molto,molto forte . Come si dice ? Forti con i deboli,deboli con i forti …Saluti ,Giorgio.

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