Battaglia sul sorteggio classi alla scuola media L.A.Muratori

“Battaglia sul sorteggio classi. I genitori: ‘E’ un’ingiustizia’” Così titola il Resto del Carlino del 22 giugno scorso in merito al conflitto tra genitori (alcuni? La maggior parte? tutti?) e la scuola media L.A.Muratori di Vignola (vedi). Il riferimento è ad una riunione, convocata dalla scuola per il 20 giugno, al fine di presentare i criteri di selezione delle richieste di inserimento nelle classi prime in formazione (3 nell’anno scolastico 2012/2013) in cui la seconda lingua straniera sarà il tedesco (in tutte le classi la prima lingua straniera è l’inglese). Il problema da affrontare è infatti quello dell’eccesso di domanda rispetto ai posti disponibili nelle tre classi con seconda lingua tedesco. Il numero di posti disponibili (71) risulta inferiore al numero di domande presentate (88). La scuola, come già successo in anni passati per affrontare lo squilibrio domanda-offerta, ha proposto un criterio di selezione cercando di interpretare un principio di pari opportunità e di equità. Ed è qui che “son volati i coltelli”. Vediamo.

Educazione al risparmio ed all’operosità nella scuola vignolese degli anni ’50. Una foto dalla mostra “C’era una volta la scuola … a Vignola (e dintorni)” (foto dell’8 gennaio 2011)

[1] Sulla vicenda Guerrino Cassani, consigliere PD (nonché amministratore unico della Vignola Patrimonio: vedi), coinvolto perché anche lui aveva chiesto per suo figlio il tedesco come seconda lingua, ha trasmesso un comunicato alla stampa (all’origine degli articoli apparsi su il Resto del Carlino e Gazzetta di Modena) in cui definisce “un assoluto delirio” i criteri di selezione utilizzati dalla scuola. Sulla vicenda Cassani ha quindi predisposto una interrogazione (cosa che gli è consentita dal ruolo di consigliere comunale) indirizzata al sindaco di Vignola e all’assessore all’istruzione dell’Unione Terre di Castelli (se la memoria non m’inganna si tratta dell’unica interrogazione presentata da Cassani in tre anni da consigliere – come per dire, un interesse per la comunità molto … personale). Facciamo parlare Cassani (secondo quanto riportato dalla Gazzetta di Modena, 22 giugno 2012, p.27): “Rappresento un gruppo di genitori che ha iscritto i propri figli alla prima classe della media Muratori. La scuola ha proceduto a nostro avviso in modo discriminatorio alla composizione delle tre sezioni con seconda lingua tedesco. (…) Il criterio adottato dall’Istituto per selezionare i 36 bambini che l’altro giorno avrebbero dovuto andare all’estrazione (…) parlava infatti piuttosto chiaramente: erano tutti bambini valutati ‘di fascia molto alta’ [come valutazione scolastica]. In altre parole i richiedenti aventi un rendimento minore hanno vista accolta la propria domanda per fare tedesco come seconda lingua, mentre quelli che si sono impegnati un po’ di più si sono affidati alla sorte. Ci pare un assoluto delirio: volevamo chiedere semplicemente che l’estrazione avvenisse tra tutti i bambini che hanno optato per il tedesco e che si fossero composte poi le classi secondo criteri di equi-eterogeneità (che pare sia diventato il criterio dominante nella scuola dell’obbligo, il ‘valore assoluto’). Il sorteggio, nelle intenzioni della scuola, aveva infatti l’obiettivo di formare classi equi-eterogenee o omogenee; tuttavia noi riteniamo che il compito della scuola non sia quello di rendere uguali sulla carta tutte le classi e che non sia questo il significato dell’uguaglianza educativa”. In effetti c’è materiale su cui riflettere. Posto che nessuno mette in discussione, almeno ufficialmente, che la scuola debba avere una preoccupazione per cercare di formare classi tra loro non troppo diverse in termini di capacità degli alunni (per intenderci: no alla classe dei molto bravi affiancata dalla classe dei “somari”), nella vicenda si esprimono due posizioni:

  • la soluzione proposta dalla scuola: estrazione a sorte nel solo gruppo sovra-rappresentato (che, nello specifico, era quello degli alunni “di fascia molto alta”);
  • la soluzione richiesta dal gruppo dei genitori (non sappiamo se tutti) degli alunni “di fascia molto alta”: estrazione a sorte su tutto il gruppo degli 88 richiedenti.

E’ chiaro che la prima è l’unica che garantisce effettivamente la composizione di classi equi-eterogenee, perché procede di fatto “per quote”. La seconda avrebbe mantenuto la possibilità di un esito anch’esso di equi-eterogeneità, ma affidandolo al caso e dunque non garantendolo.

Il sindaco Wainer Neri accompagna gli alunni della scuola elementare per la prima volta nel sottopassaggio di Brodano. Foto dalla mostra “C’era una volta la scuola … a Vignola (e dintorni)” (foto dell’8 gennaio 2011)

[2] Ma la perla della narrazione di Cassani sta nel racconto che egli fa del dialogo con il proprio figlio sulla vicenda. “La situazione è sintetizzabile con questa conversazione avuta con mio figlio – racconta ai giornali – : ‘Papà, perché il mio amico l’hanno preso subito nella classe di tedesco e io devo essere estratto?’ ‘Perché lui è un po’ meno bravo di te a scuola’ ‘Beh, bastava saperlo’.” (Gazzetta di Modena, 22 giugno 2012, p.27). E’ un peccato che il resoconto del dialogo si fermi qui, perché la parte interessante è quella che viene dopo. O che sarebbe dovuta venire dopo. La parte interessante è la risposta che un genitore avrebbe dovuto dare a quel “Beh, bastava saperlo” che lascia intendere che, avendolo saputo, era meglio impegnarsi meno a scuola (o non impegnarsi affatto). Non sappiamo se il dialogo genitore-figlio si sia interrotto lì o se invece, pur senza raccontarlo al giornalista, Cassani non abbia invece, a quel punto, argomentato in difesa del criterio dell’equi-eterogeneità e della sua applicazione nel caso concreto. Magari facendo vedere al figlio che, pur in disaccordo, pur essendone penalizzati, dietro alla decisione degli organi scolastici c’è comunque – ed è importante riconoscerlo esplicitamente – il tentativo di mettere in pratica un principio fondamentale. Che è il principio di pari-opportunità – un principio sancito costituzionalmente (l’art.3, comma secondo) e che assegna alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli (di ordine economico e sociale) che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.  Il trovarsi un una classe omogeneamente composta da alunni “di fascia medio-bassa” costituisce un ostacolo al pieno sviluppo della persona umana? Certamente. Da qui il tentativo della scuola di evitare la “ghettizzazione” o la composizione di classi non adeguatamente “eterogenee”. Se si prende sul serio il principio di pari-opportunità la scelta risulta conseguente. Poteva dunque essere l’occasione per un nuovo libriccino: “Le pari-opportunità a scuola spiegate a mio figlio”. Ma leggendo gli argomenti di Cassani sulla stampa, quel “ci pare un assoluto delirio”, è probabile che non sia andata così. Comunque sia, oggi  anche la scuola è più consapevole rispetto al passato dell’importanza di prendere maggiormente sul serio il principio di pari-opportunità. E’ “una sorta di meritocrazia al contrario”, come afferma la lettera scritta al preside dai genitori in disaccordo con i criteri adottati dalla scuola? No. Semplicemente il criterio del “merito” non prevale su quello dell’equi-eterogeneità, dunque sul principio di pari opportunità per quanto riguarda le caratteristiche del contesto educativo. Si può essere in disaccordo, ma questo va riconosciuto.

Lettura in classe del giornalino della Cassa di Risparmio di Vignola nella scuola vignolese degli anni ’50. Foto dalla mostra “C’era una volta la scuola … a Vignola (e dintorni)” (foto dell’8 gennaio 2011)

[3] La vicenda segnala però anche un malessere profondo nel rapporto tra cittadini ed istituzioni. Che non lascia indenni le istituzioni scolastiche autonome e che merita di essere preso sul serio dal versante istituzionale. Forse è vero che c’è la tendenza a richiedere “interpretazioni” o “adattamenti” di norme e regole istituzionali affinché garantiscano l’interesse particolare di ciascuno (in realtà dei gruppi socialmente più attivi). Da questo punto di vista questo paese evidenzia una preoccupante continuità, certo spesso nient’affatto contrastata dalle istituzioni stesse. Ma non è questo il fenomeno su cui vorrei richiamare l’attenzione. Non è il non facile riconoscimento sociale dei criteri universalistici e del tema “i diritti presi sul serio” – per usare il titolo di un libro di Ronald Dworkin, uno dei massimi teorici del diritto. E’ invece lo scarso investimento delle istituzioni stesse per promuovere un diverso rapporto, per “coltivare” con serietà i cittadini-utenti con cui entrano in contatto. Per fare ciò occorre innanzitutto non negare l’esistenza di potenziali conflitti, ma anzi riconoscere esplicitamente che il conflitto è un elemento permanente ed ineliminabile. E dunque questo conflitto sui criteri di formazione delle classi è uno dei tanti conflitti che punteggiano la storia delle istituzioni scolastiche e, nello specifico, di questa specifica scuola. Prendere sul serio questa fenomenologia significa cercare di rafforzare i legami tra la scuola e la sua comunità, ad esempio aumentando il livello di trasparenza, aumentando le occasioni di coinvolgimento, aumentando gli strumenti di rendicontazione (vedi). La trasparenza, ad esempio, opera su due fronti: sul versante dell’istituzione è un vincolo ed un pungolo; sul versante dei cittadini è una porta d’accesso, per meglio comprendere i processi istituzionali ed i loro presupposti e per verificare la coerenza tra enunciazioni e prassi. Troppo spesso il “sistema” scolastico funziona come una black box: c’è un input e un output, ma è difficile comprendere il nesso tra l’uno e l’altro, specie per chi lo osserva dall’esterno (cittadino, genitore). E invece c’è bisogno di maggiore consapevolezza e maggiore fiducia, dunque di trasparenza e rendicontazione (vedi). Le routines del rapporto tra scuola e comunità di riferimento vanno dunque potenziate. Così che quando esplodono i conflitti – un evento tutt’altro che raro – su quelle routines meno aride possano innestarsi percorsi di reciproco apprendimento, di confronto anche acceso, ma in una cornice di fiducia verso l’istituzione. Oggi le istituzioni scolastiche si comportano ancora dando per scontato un atteggiamento benevolo dei cittadini-utenti. Per diverse ragioni (alcune delle quali assolutamente valide – vedi) non è più così. Se c’è intelligenza sociale nelle istituzioni occorre che il tema sia preso sul serio.

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11 Responses to Battaglia sul sorteggio classi alla scuola media L.A.Muratori

  1. viani ha detto:

    Sono una docente della scuola media, confermo che a scuola siamo tutti molto soddisfatti di essere saliti agli ‘onori’ della cronaca non per aver fatto favori, favoretti, sotterfugi, inganni o truffette, ma per aver cercato di applicare norme e criteri nel modo più equo e trasparente possibile cercando, da una parte di formar classi equilibrate (un vantaggio necessario per tutti!!!) e dall’altra di accontentare il maggior numero di richieste.
    Tenendo ben presente il fatto, molto importante, che lo studio di una seconda lingua nella scuola media ha innanzitutto un valore educativo, formativo e la capacità di risvegliare e sviluppare meccanismi grazie ai quali si amplia la predisposizione a studiare ed a imparare più lingue straniere. Per tali obiettivi (educativo-formativi e di settore) sia lo studio del tedesco che del francese hanno pari valore.
    Ma siccome la nostra scuola tiene in grandissima considerazione le preferenze espresse dai genitori, tutti gli educatori del Collegio Docenti e le due componenti del Consiglio d’Istituto (genitori e docenti), hanno ritenuto che le procedure adottate tenessero veramente conto del rispetto del maggior numero di preferenze espresse, in quanto così procedendo, al massimo, non sono state accolte le preferenze di 16 famiglie su 250, mentre procedendo come richiedevano i genitori dell’incontro (molto indispettiti!) si rischiava di non rispettare le richieste di 176 famiglie sempre su 250!!

    Aggiungo che, dopo la pessima figura fatta da questo signor Cassani, tutto il PD ne esce squalificato. Con quelle modalità e con quella mentalità con quegli strani e personalistici principi cosa ci sta a fare nel PD?????

  2. Andrea ha detto:

    Qualcuno sa il motivo reale del fatto che ci siano così tante richieste per le sezioni con seconda lingua tedesco? … Tutti vogliono parlare tedesco? Provate a chiedere, ne uscirà la vera natura dei nostri rappresentanti del PD.

    • Nico ha detto:

      1) Vorrei chiedere alla docente che ha commentato per prima l’argomento di spiegare l’affermazione secondo la quale applicando il criterio richiesto dai genitori si rischiava di scontentare anche 176 famiglie. L’idea che mi sono fatto io è che le famiglie scontentate sarebbero state sempre 16 su 250. La differenza sta nel fatto che col metodo scelto trattasi di famiglie di bambini con voti alti mentre con il sorteggio preventivo potevano essere sia di bambini con voti alti che medi che bassi. O forse mi sfugge qualcosa ?
      2) Se io avessi un figlio che deve iscriversi alla scuola media sceglierei il tedesco come seconda lingua per i seguenti motivi:
      – la ritengo una lingua più utile del francese per motivi lavorativi (viaggio e lavoro spesso in Germania e poter dare una possibilità futura di farlo anche a mio figlio facendogli studiare il tedesco da subito, come è stato per me, mi piacerebbe molto.
      – mi piacciono molto la logica e la grammatica che stanno alla base della lingua tedesca che a me personalmente hanno aiutato molto anche negli studi successivi linguistici e non ….
      – mi piace il suono della lingua tedesca e la sua dipendenza molto rara dallo “SLANG” (tipico invece dell’inglese e del francese)

      • Andrea ha detto:

        … Quello che intendeva dire la docente non era un semplice calcolo matematico… Comunque, anche io a suo tempo ho fatto tedesco e, anche io viaggio per lavoro e qualche volta sono stato in Germania. Devo dire che sono vere le tue affermazioni sulla lingua tedesca, anche se comunque in Germania ho comunicato benissimo e senza nessun problema sempre in inglese… Direi proprio negli ultimi 30 anni il tedesco l’ ho parlato all’ esame di terza media. Al contrario, per quel che e’ la mia esperienza i francesi sono molto meno avvezzi a parlare inglese , quindi ritengo che un pochino di francese possa aiutare di piu rispetto un pochino di tedesco… Proprio di questo stiamo parlando … Di un POCHINO ! Piuttosto non vorrei scatenare un putiferio, ma a me risulta che il reale motivo di questa scelta sia il fatto che nelle sezioni di tedesco ci sono meno extracomunitari e ci sono i professori migliori ! Queste sono le voci e questo e’ quello che si dice ! Quindi ritengo in questo caso la scuola abbia finalmente agito al meglio per formare delle classi il piu omogenee possibile senza favorire l’ uno o l’ altro … figlio di questo o di quell’ altro …. come forse era successo in passato . E mi dispiace per il sig. Cassani che probabilmente non ha nessun problema piu importante che riguarda la comunità da affrontare …

  3. viani ha detto:

    Quando si è dentro ad un problema, magari perchè vi si lavora, si danno per scontate delle cose che viste dal di fuori appaiono incomprensibili e strane. Infatti, in base alla richiesta di Nico, mi sono resa conto di non aver fatto una premessa importantissima: prima di ogni altra cosa (sezione, seconda lingua, musicale, amici, conoscenti….) le classi che si formano alla scuola media devono essere equilibrate, per motivi didattico pedagogici ed anche normativi.
    Cosa significa avere classi equilibrate? Significa che in ogni classe ci sono tutti i livelli di apprendimento in quantità adeguate e la commissione formazione classi fa un lavoro incredibile per far si che ciò avvenga.
    L’equilibrio o equi-eterogeneità assicura a tutti i 250 alunni l’opportunità di poter lavorare in un gruppo e in un ambiente più favorevole, ma non solo, siamo proprio tenuti per normativa a rispettare questo criterio (nel quale peraltro crediamo!).
    Per cui l’unica alternativa sarebbe stata quella di formare tutte le 11 classi ben equilibrate, senza tener conto delle preferenze espresse per le lingue (e sarebbe stato sicuramente più facile e meno impegnativo anche per la commissione!!), e di sorteggiare la sezione. In questo caso potevano essere scontentati proprio tutti gli 87 che volevano tedesco più gli altri 87 che volevano francese!!!

    Quindi pur confermando il valore di entrambe le lingue, e siccome è anche legittimo che qualche genitore abbia delle preferenze, la scuola ha studiato un metodo che può accontentare il maggior numero di persone senza fare favoritismi o imbrogli.
    Spero di essere stata chiara e comprensibile.
    Aggiungo che l’assegnazione dei docenti alle classi non è ancora avvenuta, di solito si fa a settembre!!!

  4. Nico ha detto:

    @Andrea. Il tuo pensiero mi sembra riassumibile così: le famiglie scelgono il tedesco perchè gli extracomunitari per ragioni storiche vogliono fare francese così non se ne trovano nessuno o pochi in classe. Le tue considerazioni sul tedesco sono poi assolutamente personali quindi valide a livello individuale come lo sono le mie

    @Viani. Ho capito solo ora, dopo la precisa spiegazione, quali erano le alternative che si prospettavano e perchè la matematica non tornava. Mi chiedo solo se davvero il sorteggio più naturale e secondo me anche più giusto che si potesse fare (cioè l’estrazione tra tutti i richiedenti tedesco in base ai posti disponibili) avrebbe poi portato a squilibri così forti nella ricercata equi-eterogeneità delle classi. Evidentemente sì ?!

  5. Andrea ha detto:

    Sinceramente non so cosa preferiscono gli extracomunitari e nemmeno come vengono assegnati i docenti… In compenso, so cosa dice la gente e come la pensa e mi viene da sorridere pensando alla situazione … Qualcuno della casta non e’ stato accontentato !
    Se tra gli esclusi non ci fosse stato il figlio del politicante , nessuno diceva nulla e tutto sarebbe stato giusto e corretto.
    Rimango comunque dell’ idea che nella formazione delle classi si stiano facendo finalmente passi da gigante .

  6. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Poco più di due anni fa, quando si trattava di iscrivere mio figlio alla scuola media, partecipai ad un’assemblea convocata dalla scuola con i genitori dei futuri alunni di prima. Anche in quell’occasione la discussione fu accesa in merito ai criteri di formazione delle classi ed anche in quell’occasione emerse il tema delle classi (allora due) con tedesco seconda lingua. Ricordo ancora, nel corso di una discussione accesa, l’intervento di un genitore che paventava il rischio dell’esclusione di suo figlio da una di queste due classi. Intervenendo disse, rivolto agli insegnanti: “Non vorrete impedire a mio figlio il piacere di leggere Goethe nella sua lingua originale!”. L’episodio è di quelli che non si dimenticano. E l’argomento è innanzitutto un indicatore di status socioeconomico. Lo cito solo per rimarcare il fatto che, per diverse ragioni, sembra crescere la competizione per quelle traiettorie formative che promettono qualche chances in più. E ciò è anche il frutto di un crescente disorientamento della cosiddetta “classe media” che da qualche anno inizia a registrare che l’Italia è un paese bloccato e che le istituzioni formative, nel complesso, funzionano abbastanza male. Ogni passaggio un po’ delicato, in cui ci si gioca un pezzettino di chances formative, tende dunque a generare conflitti eclatanti. Condivido peraltro gli argomenti che Nico porta a sostegno della sua preferenza per la scelta del tedesco. Sono assolutamente ragionevoli. Il problema, come emerge anche dalla discussione, è come garantire una decisione equa quando i posti disponibili sono meno delle domande di accesso. Per quello che ho inteso della vicenda mi sembra che la scuola abbia operato nel modo giusto. E’ però importante – e questa era il tema della terza parte del mio post – riconoscere che l’istituzione scolastica dovrebbe “investire” di più nel rapporto con i propri utenti. Più trasparenza (il web va usato meglio), più condivisione (per la componente genitori del consiglio, ma anche per rappresentanti di classe e genitori tutti), più rendicontazione (io sono convinto che ogni ente pubblico dovrebbe adottare strumenti un po’ sofisticati di rendicontazione (non vedo perché ogni scuola non debba presentare annualmente il proprio “bilancio sociale” o “di missione”), maggiore focalizzazione e trasparenza sulla mission principale della scuola, la sua performance educativa (io chiederei la pubblicazione, dunque la massima trasparenza, sui risultati delle prove Invalsi, e su questo vorrei vedere gli insegnanti ragionare, tra le altre cose, sull’efficacia della didattica, ecc.), ecc. Queste vicende puntuali – la formazione delle classi e le discussioni sui criteri – andrebbero collocate sullo sfondo di un’organizzazione scolastiche che presenta oggi diversi fronti in cui può e deve migliorare il proprio rapporto con l’utenza. Sarebbe importante che tanto i genitori, quanto gli amministratori pubblici (ma qui ho meno speranze, se penso a quelli vignolesi), quanto insegnanti e dirigenti scolastici focalizzassero l’attenzione su questi fronti di miglioramento, sapendo che si tratta di un programma di lavoro pluriennale, su cui dunque i risultati non sono immediati. Forse, per la scuola, si tratta di una fatica di Sisifo. Che però va fatta.

  7. antonella marzocca ha detto:

    sono la mamma di uno dei famosi 36 bimbi di fascia molto alta io ho rinunciato a tedesco per fa si che mio figlio rimanesse con l’amichetto scelto in cambio la scuola ci ha messo in classe con 16 bimbe alla faccia dell’equi eterogeneità

    • Nico ha detto:

      Sono figlio di insegnanti, entrambi. Ne ho parlato anche con loro di questa cosa del sorteggio. Mi hanno confermato che, anche quando erano in attività – sono entrambi pensionati – si ricordano che qualunque cosa si decidesse si finiva poi poi per scontentare qualcuno. Il caso citato dalla sig. ra Antonella è però interessante: il criterio di equieterogeneità sembra avere come presupposto solo la valutazione della scuola elementare (fatta – è bene ricordarlo – da scuole diverse ed insegnanti diversi), Andare in una classe con tante femmine può essere penalizzante per un bambino ? A quell’età credo possa avere i suoi limiti mentre alle scuole superiori direi di no (parlo per esperienza diretta). Non voglio poi nemmeno pensare che gli insegnanti abbiano voluto “punire questa fantomatica casta” di bambini della Vignola bene ed abbiano ricercato a tutti i costi questa strada in barba ad altri criteri. Sicuramente anche la suddivisione più equa fra maschi e femmine poteva rappresentare un criterio valido, subordinato al primo, per operare nella formazione delle classi. A meno che in tutte le classi prime del prossimo anno non si registri questo palese squilibrio a favore del gentil sesso….
      Gli argomenti proposti da Andrea nella terza parte del suo post sull’efficacia della scuole e della formazione sono interessantissimi. Secondo me meriterebbero una discussione a parte. Io sono da sempre convinto che la scuola debba rappresentare il luogo ove ogni differenza sociale viene abbattuta e dove ogni bambino viene cresciuto ed educato con pari opportunità ed oggettivamente valutato secondo apprendimento e profitto.
      Parimenti la RESA della scuola deve essere valutata ben consapevoli che questa RESA dipende altissimamente, oltre che dal modus operandi del docente anche dalla cooperazione fra scuola e famiglia. Il vecchio detto – con tutti i suoi limiti se preso alla lettera- che se arrivavi a casa che la maestra ti aveva dato un ceffone la mamma te ne dava altri due… ha anche il suo significato positivo nel confermare l’unità di intenti fra insegnanti e genitori.

    • Andrea ha detto:

      … qualcuno sa dove posso trovare la composizione delle classi su internet ? O devo andare a vedere nei tabelloni davanti alla scuola ? Grazie

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