Centrale a biomasse Inalca. Cosa succede?

La Conferenza dei servizi, riunitasi il 22 maggio scorso, ha stabilito che “non risulta possibile concedere l’autorizzazione a realizzare l’impianto di cogenerazione”. La decisione era stata anticipata a Il Resto del Carlino, in modo decisamente singolare, dall’assessore provinciale Stefano Vaccari (era il 3 maggio: pdf; si deve tenere conto che pochi giorni dopo si tenevano le elezioni comunali a Castelnuovo Rangone, uno dei comuni interessati dall’impianto!). Ma la vicenda non finisce qui. Sempre nella seduta del 22 maggio, il rappresentante di Inalca ha comunicato che “la ditta ritiene prioritaria la realizzazione della sezione di rendering, che può essere alimentata dai motori e dalle caldaie già esistenti presso l’impianto. Richiede pertanto di valutare separatamente le due sezioni impiantistiche”. In pratica l’originario progetto viene diviso in due. La seconda parte viene “bocciata” (il termovalorizzatore per la produzione di energia) – appunto nella seduta del 22 maggio. Si andrà invece a realizzare solo la prima parte. Per ora. Così, con gran tempestività, è stato certificato dalla Conferenza dei servizi del 18 giugno scorso. Che ha approvato questo “nuovo progetto” (vedi).

Cartelli della Coldiretti contro la centrale Inalca (foto del 18 giugno 2012)

Nel frattempo il consiglio comunale di Castelvetro ha approvato in gran fretta il “Programma di Qualificazione e Sviluppo Aziendale” presentato da Inalca – un atto necessario per poter concludere positivamente l’iter  in Conferenza dei servizi (indispensabile visto che su parte dell’area interessata dall’impianto insiste un vincolo di tutela del corso d’acqua – il torrente Guerro – che per poter essere superato necessita appunto dell’approvazione del Programma). Pensiamo che il Programma è stato presentato da Inalca in data 28 maggio e già per il 29 maggio era convocata la competente commissione consiliare (fossero sempre così rapidi!). Il 4 giugno il Programma è approvato dal Consiglio comunale di Castelvetro (qui la delibera con gli interventi dei consiglieri comunali e, in allegato, anche il verbale della Conferenza dei servizi del 22 maggio: pdf). Insomma, viene stralciata la parte relativa al “termovalorizzatore”, ma la prima parte dell’impianto, quella relativa al “rendering”, ovvero al dispositivo di triturazione degli scarti di lavorazione (ossa, pelli, parti molli) e di produzione di due “prodotti” (grasso e farine), poi diversamente utilizzati . Nelle parole con cui il geom. Gino Cuoghi, del Comune di Castelvetro, ha presentato il progetto in consiglio comunale: “l’impianto di rendering sarà costituito da una linea dedicata ai sottoprodotti di categoria 1, diviso in due sezioni distinte. La sezione prima dedicata al ricevimento del materiale osseo ed animali interi, la sezione due dedicata al ricevimento dei materiali molli, i tessuti. I materiali di categoria 1 provenienti dalla sezione uno, sezione due, verranno riuniti nel trituratore in modo da ottenere il mix corretto delle due tipologie di materiale, operazione fondamentale per la successiva triturazione, cottura e processo di separazione. A valle del trituratore sono previste le seguenti fasi: cottura, decantazione del materiale riscaldato, lavaggio e decantazione dei solidi separati, separazione della fase acquosa e della fase grassa, trattamento del grasso, modulo di lavaggio del grasso, evaporazione della fase acquosa con recupero all’interno del sistema delle varie frazioni, essicazione di farine, sterilizzazione, raffreddamento delle farine, macinazione, stoccaggio farine in sili in ambiente chiuso, stoccaggio grasso in serbatoi cilindrici in ambiente chiuso”. L’impianto servirà a produrre i seguenti prodotti (principali):

  • farine animali: circa 1 ton/h, ovvero circa 8.600 ton/anno;
  • grasso animale: circa 0,5 ton/h, ovvero 4.500 ton/anno.

Secondo quanto dichiarato da Inalca “similmente a quanto già effettuato da INALCA per un analogo impianto già attivo presso la propria partecipata Realbeef Srl, le farine animali di cat. 1 ed il grasso di colatura saranno inviati alla successiva trasformazione in impianti autorizzati ai sensi della normativa sanitaria sopra menzionata, in regime di sottoprodotti di origine animale e non di rifiuti. Trattasi in particolare di conferimenti diretti ad aziende deputate alla produzione di energia da fonti rinnovabili (es. Tampieri Energie Srl) o a conferimenti ad aziende del settore lipo-chimico, per l’ulteriore raffinazione ai fini della produzione di semilavorati destinati al settore dei combustibili (es. SILO spa)” (si veda la lettera con le “precisazioni volontarie” del 12 giugno 2012: pdf). Sembra che quanto non può essere realizzato in un solo impianto possa invece essere realizzato da una “filiera”. Se intendo bene questa è una delle osservazioni critiche che il Comitato No Impianto a Biomasse Inalca (vedi) avanza sul “nuovo progetto”. Riporto comunque per intero un primo testo di valutazione prodotto dal Comitato (vedi sotto). Comitato che ha ora un compito ancora più difficile, visto che dovrà sfuggire alla “trappola” del “non sono mai contenti”, ovvero la tendenza, da parte di una parte della popolazione, a considerare le valutazioni critiche avanzate dal Comitato anche in merito a questo “secondo progetto” più il frutto di un pregiudizio (di contrarietà) che di una valutazione  sostanzialmente oggettiva (come invece testimonia l’esito stesso della Conferenza dei servizi del 22 maggio). In ogni caso la mobilitazione continua.

Cartelli di protesta della Coldiretti contro la centrale a biomasse Inalca (foto del 18 giugno 2012, cortesia di Fabio Piccioli)

La nota del Comitato No Impianto a Biomasse Inalca
In riferimento al progetto di Inalca SPA per un impianto di Rendering da realizzarsi presso lo stabilimento di Castelvetro (MO) e facendo seguito alle integrazioni volontarie presentate dalla ditta stessa in data 12/06/2012 (pdf), si osserva quanto segue:

La Ditta ha presentato un primo progetto di rendering e cogenerazione per necessità di energia dello stabilimento esistente, dichiarando che il gestore non avrebbe più corrisposto l’energia necessaria (dichiarazioni dei rappresentanti di Inalca nella assemblea pubblica di Castelnuovo del 30 novembre 2011). Dopo la bocciatura da parte della Provincia di Modena, il progetto viene ripresentato in tempi strettissimi, mancante della parte di cogenerazione. In questo modo, la Ditta carente di energia, come dichiarato, progetta di trattare SOA di cat. 1 utilizzando coclee esistenti, additivando con acqua e solventi (270 ton / anno) per separare il materiale, macinarlo e portarlo in centrifuga. In centrifuga si separa il cicciolo dal similgrasso o artefatto di grasso e si sterilizza a 100 gradi. In seguito il grasso viene insilato e mantenuto a 60 gradi per evitare il compattamento. I ciccioli vengono invece essiccati. Ciascuna delle attività sopradescritte comportano un elevato consumo di energia prodotto da motori a metano.

Nel nuovo progetto si deve parlare non di smaltimento per uso aziendale, ma di vero e proprio insediamento produttivo finalizzato alla produzione di oli e ciccioli destinati all’incenerimento, attività insalubre di cat 1, in luogo e territorio nel quale ciò non è possibile. La Ditta afferma che le farine animali ed i grassi di colatura saranno inviati alla successiva trasformazione in impianti autorizzati ai sensi del reg 1069 in regime di sottoprodotti e non di rifiuti, si tratterebbe di conferimenti diretti ad aziende deputate alla produzione di energie da fonti rinnovabili. I materiali di cat 1 non possono essere avviati a successiva trasformazione (reg 1069 2009 – 142-2011), ma dopo la trasformazione che avviene all’interno dell’Inalca devono uscire con dicitura “destinato allo smaltimento”. Appare chiaro che non esistono possibilità di recupero o riutilizzo del materiale cat 1 altrimenti vi sarebbero etichette con “destinato al recupero”  o “destinato al riutilizzo”. I SOA di cat.1 (reg. UE 1069 / 2009 art. 12) sono destinati allo smaltimento in quanto Materiale Specifico a Rischio (MSR). La legislazione europea li destina all’incenerimento, con o senza pretrattamento, al fine di tutelare la salute umana.

Nella sez 2 pag 28 del reg 142 / 2011 si parla del trattamento delle acque reflue: andrebbe analizzato il sistema di lavaggio ed addizionamento delle acque in quanto le acque che vengono a contatto con materiale cat 1 sono da alcuni dirigenti asl ritenute di cat 1 e come tali trattate in quanto vengono a contatto con ipotetici prioni della BSE , e quindi non viene ritenuto sufficiente il passaggio in griglia per arrivare al depuratore. Altro aspetto è la materia ambientale 152/06, per valutare il sito e l’idoneità del luogo. Nel reg 142/2011 si definisce la normativa per impianti di trasformazione , e l’attuale stabilimento di produzione alimentare dovrebbe convivere con un rendering di cat 1, con travaso pneumatico dei SOA.

I materiali di cat. 1 devono essere colorati con GHT 250 mg /kg. Precauzione questa dettata per evitare le sofisticazioni alimentari , in quanto grassi di cat 1 , i peggiori , potrebbero essere destinati al riutilizzo come cat. 3, ed essere poi fraudolentemente utilizzati a scopi diversi per trarne dei vantaggi economici a scapito anche della salute umana. Si veda a questo proposito il recente caso di Bari (Idapro et alii) con relativi 68 avvisi di garanzia. Inoltre il reg 142/2011 ha escluso il cat 1 dalle fonti rinnovabili e pertanto il prodotto può andare solo in caldaia a 1100 gradi, idrolisi con 25 bar pressione.

L’azienda non esclude la raccolta di sottoprodotti bovini di cat. 1, in modesta quantità e non in modo continuativo (quanto materiale? Con quale frequenza?) da altre parti oltre che dai macelli di Castelvetro e Ospedaletto Lodigiano (gli unici considerati nel primo progetto). Ciò comporterà un aumento considerevole di mezzi pesanti, in arrivo e in partenza, in un territorio già gravemente inquinato. Inoltre un’autorizzazione inerente il trattamento di materiale di cat.1 darebbe il via libera anche a materiale transfrontaliero e il nostro territorio diverrebbe un centro di smaltimento di carcasse di tutti i tipi (non solo bovini, ma animali domestici, animali da circo, ecc.).

Il PTCP provinciale del 2008 prevede l’azzeramento del deficit idrico, di 2,4 milioni di metri cubi/anno, in questo caso dalla falda si preleva 8 mc/ora per impastare un prodotto che viene essiccato e poi incenerito in altro luogo. Tale progetto non ha nessuna logica ed è di grave danno per la collettività e in particolare per gli agricoltori.

Infine le portate di aria relative ai fabbisogni dei motori e delle caldaie riportate nelle tabelle NON sono comparabili con quelle provenienti dalle aspirazioni in quanto le prime sono arie secche e le seconde hanno una umidità del 60%. Le arie contenenti il 60% di umidità NON sono adatte ad essere utilizzate come arie comburenti. I ricambi d’aria proposti (2,85/ora), sono insufficienti per evitare la fuoriuscita dei cattivi odori nauseabondi generati all’interno derivanti dalla bollitura degli scarti, dalla essiccazione delle farine e dalla fusione dei grassi; il numero dei ricambi d’aria proposti nel progetto originale era di 4/ora, ed è stato ridotto a 2,85/ora solo per fare quadrare i conti quando la prassi detterebbe invece in questi casi di effettuarne 10/ora. Dal computo presentato mancano le arie derivanti dagli sfiati dei silos di stoccaggio delle farine e dei grassi fusi che sono esterni al capannone.

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3 Responses to Centrale a biomasse Inalca. Cosa succede?

  1. Ernesto ha detto:

    Caro Andrea, leggo dal sito del Ministero dell’Ambiente che l’Italia è stata uno dei primi paesi a ratificare la Convenzione di Aarhus, il secondo dell’Unione Europea dopo la Danimarca (http://www.minambiente.it/menu/menu_attivita/La_Convenzione_di_Aarhus.html).
    La Convenzione, entrata in vigore nel 2001, «stabilisce il diritto, per il pubblico interessato, di partecipare ai processi decisionali relativi all’autorizzazione di determinate attività, per lo più di natura industriale, aventi impatto ambientale significativo, nonché all’elaborazione di piani, programmi, politiche e atti normativi adottati dalle autorità pubbliche. Agli interessati deve essere garantita la possibilità di presentare osservazioni, di cui le autorità pubbliche devono tener conto».
    Ciò deve essere fatto quando si tratti di decidere l’autorizzazione o meno di alcune attività, tra cui espressamente indicato negli Allegati «lo smaltimento o il recupero di carcasse e di residui animali con una capacità di trattamento superiore alle 10 tonnellate al giorno».

    Che ciò sia avvenuto in occasione dell’affaire Inalca lo lascio decidere ai tuoi lettori, già per altro debitamente informati dal blog.
    L’impressione è che tutto si decida in luoghi appartati, con grande fretta – come tu stesso hai sottolineato – giocando una partita le cui regole sfuggono (o sono tenute nascoste) ai comuni cittadini. Ovvero le regole sono fin troppo chiare, così come gli interessi in campo. E nessuno ci può fare niente. O magari è stato così fino a ora …
    Posso ricordare il fatto che il Comitato ha chiesto un Consiglio Provinciale straordinario, a cui potere partecipare, senza ottenere risposta.
    Ha chiesto di poter essere presente alla CdS e qui è stato opposto un rifiuto (Inalca era però presente, anche se senza diritto di voto).
    Ha potuto sì depositare le proprie osservazioni riguardo il progetto per un cd termovalorizzatore, ma non ha potuto fare altro, in fretta e furia, che inviare alcune note riguardo il nuovo progetto del rendering!
    Non posso poi portare pezze di appoggio, se non la mia personale testimonianza, riguardo la non-conoscenza (?) da parte di coloro che sono i primi responsabili della salute pubblica: è stato tutto un fare confusione tra biomasse, biogas, categorie di sottoprodotti, farine che possono essere commercializzate (mentre possono solo essere incenerite – qui la testimonianza c’è, basta riguardarsi il video del consiglio comunale di Castelvetro) … Per non parlare del nascondersi dietro al fatto che “responsabile è la Provincia”, “il comune competente è un altro”, “i tecnici ci sono e valuteranno …”. O cavalcare il tema finché si era in periodo elettorale, storia vista in Italia troppe volte.
    Sì, il Comitato non può dirsi soddisfatto, perché il territorio diventerà un collettore di scarti animali pericolosi (con traffico pesante in entrata e uscita); l’aria diverrà sempre più irrespirabile (anche se saranno da valutare le 50 prescrizioni volute dalla CdS); l’acqua sarà sempre più scarsa, a dimostrazione del fatto che non tutti coloro che fanno impresa hanno pari diritti.

    Non più tardi di ieri anche la Confederazione Italiana Agricoltori si è espressa riguardo al metodo seguito, sicuramente assai poco partecipativo (http://www.modena2000.it/2012/06/20/inalca-cia-la-provincia-non-ha-consultato-le-associazioni/), anche se non entra nel merito del progetto (perché poi? E perché non intervenire prima della CdS?).
    Il tutto contribuisce a mantenere e accrescere il sospetto riguardo un certo modo di amministrare e fare politica.

  2. marcello ha detto:

    Mi sa che INALCA ha ottenuto quel che voleva in tempi rapidissimi dribblando comitati e istituzioni… tanto di cappello

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Di certo Inalca avrebbe voluto l’approvazione del progetto completo della centrale a biomasse, ovvero rendering + termovalorizzatore. Ma non aveva messo in conto la grande determinazione e la capacità di mobilitazione di un gruppo di cittadini costituitisi nel “Comitato No Impianto a biomasse Inalca” il 16 dicembre 2011 e che in poco più di tre mesi ha saputo richiamare con forza l’attenzione della cittadinanza sul progetto e raccogliere 5mila firme. Tanto di cappello al comitato, visto che in questa situazione si configurava come “Davide contro Golia”. L’ho già detto più di una volta, ma lo ribadisco: io sono fermamente convinto che senza l’azione del Comitato il progetto Inalca sarebbe stato approvato dalla Conferenza di servizi, magari solo con qualche “prescrizione”. Ora Inalca ha dovuto rivedere i suoi programmi. Ha ottenuto un’approvazione rapidissima della sola parte del “rendering”. E può darsi che nel giro di qualche mese o poco più torni all’attacco con il resto. Mi permetto di osservare che le istituzioni (in primis Provincia di Modena e Comune di Castelvetro) non escono benissimo da questa vicenda. Ovviamente questa è una mia valutazione, formulata sulla base di quanto osservato in questi mesi (da ultimo l’assessore all’ambiente della provincia, Stefano Vaccari, che annuncia l’esito del procedimento prima che la Conferenza si sia espressa formalmente!!). Inalca ha adattato la sua strategia, ma immagino che intenda come solo temporaneo il rinvio alla realizzazione del progetto completo (rendering + termovalorizzatore). Lo sapremo tra non molto.

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