Casa dell’acqua. Il grande bluff

E se l’acqua della casa dell’acqua non avesse caratteristiche significativamente diverse dall’acqua del rubinetto di casa? In effetti è proprio così. A questa conclusione si giunge mettendo a confronto i dati dei controlli sulla qualità dell’acqua delle due “fonti”. Quelli relativi alla casa dell’acqua di piazza Maestri del lavoro (a Brodano) sono forniti dal Laboratorio Rocchi Dr. Eugenio di Bazzano (e sono accessibili sul sito web del comune di Vignola – almeno da quando l’amministrazione ha “recepito” un invito alla trasparenza fatto su questo blog: vedi). Quelli dell’acqua del rubinetto, ovvero dell’acquedotto vignolese, sono accessibili sul sito web di HERA (vedi). Un confronto tra questi dati evidenzia che non c’è alcuna differenza significativa tra l’una e l’altra acqua. Anzi, per certi parametri, l’acqua del rubinetto di casa evidenzia addirittura valori migliori. Perché dunque non promuoverne seriamente l’uso tra i cittadini? Giriamo la domanda all’amministrazione Denti ed all’amministratore unico di Vignola Patrimonio Srl.

Casa dell’acqua di Vignola, in piazza Maestri del lavoro a Brodano (vicino all’edicola) (foto del 30 aprile 2012)

[1] Ecco qua i dati. Il residuo fisso a 180°C è pari a 530 mg/l per la casa dell’acqua, a 560 mg/l per l’acqua dell’acquedotto vignolese. In entrambi i casi si tratta di “acqua mediominerale” (pdf), ovvero con residuo fisso compreso tra 500 e 1.500 mg/l. La “durezza” dell’acqua (un indicatore della presenza di sali di calcio e magnesio disciolti nell’acqua, misurato in gradi francesi, °F) è pari a 48,6 °F per la casa dell’acqua, a 40 °F per l’acqua del rubinetto di casa (la normativa non prevede limiti tassativi, ma solo un valore consigliato compreso tra 15 e 50 °F). Gli altri valori su cui possiamo fare un confronto sono riportati nel grafico seguente. L’acqua del rubinetto presenta valori più bassi per alcuni dei sali che principalmente vengono considerati: il cloruro (casa dell’acqua 46,1 mg/l contro 30 mg/l dell’acquedotto; il limite di legge è 250) e i nitrati (casa dell’acqua 35,4 mg/l contro 15 mg/l dell’acquedotto; il limite di legge è 50 mg/l). Per gli altri valori confrontabili (sodio, fluoruro, nitriti) non esistono sostanzialmente differenze.

Confronto tra l’acqua dell’acquedotto di Vignola gestito da HERA (in azzurro) e l’acqua della casa dell’acqua di Vignola (in rosso). I dati evidenziano che non esistono differenze significative, anzi per alcuni dati (es. nitrati) l’acqua dell’acquedotto sembra essere migliore di quella della casa dell’acqua!

Se stiamo dunque a questi dati emerge in modo chiaro che l’acqua della casa dell’acqua non è affatto “migliore” dell’acqua del rubinetto di casa! Certo, il confronto è fatto affiancando dati presentati con metodologie diverse. I dati relativi alla casa dell’acqua sono dati relativi ad un unico controllo, nel caso specifico effettuato il 16 febbraio 2012 (pdf). I dati relativi all’acqua dell’acquedotto sono invece valori medi, ovvero sono la media dei valori di più analisi effettuate da HERA nel secondo semestre 2011– i dati più aggiornati al momento disponibili – su campioni prelevati dall’acquedotto di Vignola (vedi). Un confronto davvero rigoroso dovrebbe basarsi sulla stessa metodologia. In attesa però che l’amministrazione comunale sia in grado di presentare dati esaustivi sulla materia i dati oggi pubblicamente accessibili fanno pensare che l’acqua della casa dell’acqua non sia affatto meglio dell’acqua che, a Vignola, esce dal rubinetto di casa. Ma se le cose stanno così allora ci si deve davvero chiedere: che senso ha la “casa dell’acqua”?

La quasi totalità dei clienti della “casa dell’acqua” è in auto. Come può essere a km zero? (foto del 30 aprile 2012)

[2] Lo abbiamo detto sin dall’inizio. Il progetto della casa dell’acqua fa parte di quella “politica con le bollicine” di cui questo paese non ha bisogno (vedi). La politica seria dovrebbe infatti lavorare con determinazione per promuovere l’uso dell’acqua del rubinetto di casa in alternativa all’acqua in bottiglia. Se invece si vuole fare marketing, allora si realizza la “casa dell’acqua” – un investimento pur sempre costato più di 25.000 euro che, come adesso risulta evidente, potevano essere meglio impiegati (un’operazione assolutamente inutile anche se si guarda ai costi di gestione: nel 2011 i ricavi sono stati pari a 1.524,50 euro, le spese di gestione a 1.078,80 euro). Facciamoci qualche domanda. E’ vero, come sembra ad un primo confronto tra dati, che non esiste alcuna differenza significativa tra l’acqua della casa dell’acqua e l’acqua del rubinetto? Se è vero – e i dati ad oggi disponibili fanno ritenere che lo sia – perché non promuovere davvero l’acqua del rubinetto di casa, l’unica acqua davvero a kilometro zero? Non dovrebbe essere questo il principale obiettivo dell’amministrazione comunale, se effettivamente vuol dimostrare sensibilità e interesse per l’ambiente? Invece oggi a Vignola si registra una situazione a dir poco paradossale in quanto l’unica “campagna promozionale” in corso non riguarda l’incentivazione all’uso dell’acqua del rubinetto, ma l’uso della casa dell’acqua! Insomma, non si promuove l’unica acqua a km zero, anche se non esiste alcuna differenza qualitativa tra acqua del rubinetto e acqua della casa dell’acqua! Anzi, il rischio, come peraltro denunciato sin dall’inizio, è quello di far passare un messaggio sbagliato: usate l’acqua della casa dell’acqua perché è “migliore” o “più buona” o “più sicura” rispetto all’acqua dell’acquedotto. Con il rischio che famiglie che usavano l’acqua del rubinetto la sostituiscano con l’acqua della casa dell’acqua (con un impatto ambientale negativo!). Oggi in effetti l’amministrazione Denti e l’amministratore unico della Vignola Patrimonio Srl (la discutibile società patrimoniale vignolese: vedi), Guerrino Cassani (vedi), sono impegnati a più non posso per dimostrare che l’operazione della casa dell’acqua funziona ed è vincente. In realtà si sono ficcati in un vicolo cieco. Per promuovere la casa dell’acqua debbono infatti rinunciare a fare l’unica cosa seria possibile: promuovere l’uso dell’acqua del rubinetto! In tre anni di amministrazione Denti, infatti, non c’è stata una sola iniziativa indirizzata a ciò (nonostante gli impegni assunti in consiglio comunale! vedi). E temo che non vedremo nulla anche per i due restanti anni, visto che la promozione dell’uso alimentare dell’acqua dell’acquedotto sottrarrebbe potenziali “clienti” proprio alla casa dell’acqua! Così, in effetti, nell’ultimo numero di “Vignola Informa” (marzo 2012) voi trovate una pagina intera sulla casa dell’acqua. In aggiunta l’amministrazione ha predisposto e messo in diffusione dei pieghevoli sulla casa dell’acqua. Ma non trovate una riga sulla promozione dell’acqua del rubinetto!

Casa dell’acqua di Vignola (foto del 18 maggio 2012)

[3] Invece avremmo proprio bisogno di politiche di promozione dell’uso alimentare dell’acqua dell’acquedotto. Politiche che, anche sul nostro territorio, sono ancora incomplete e disorganiche. E’ significativo, ad esempio, che Coop Estense abbia reso disponibile nei comparti dedicati alle acque minerali in bottiglia all’interno dei propri punti vendita, da qualche mese, le etichette sulla qualità dell’acqua “di casa” (vedi). Così che almeno il consumatore abbia la possibilità di fare il confronto. Questa intelligenza non l’ha avuta, invece, l’amministrazione Denti. Infatti alla “casa dell’acqua” non trovate nulla che vi spieghi qual è la differenza (sempre ammesso e non concesso che una differenza ci sia) tra quell’acqua e l’acqua dell’acquedotto! Per promuovere l’uso dell’acqua dell’acquedotto (quella che una volta, ma non più ora!, poteva essere definita “l’acqua del sindaco”) ci sarebbero ancora molte cose da fare su cui un’amministrazione politicamente intelligente potrebbe lavorare. Ne cito alcune.

  • Come abbiamo visto i dati sulla qualità dell’acqua forniti da HERA sono dei valori medi, relativi ad un intero semestre. Non c’è bisogno di essere esperti di statistica per sapere che le medie sono misure della localizzazione centrale della distribuzione e che potrebbero dunque “coprire” il fatto che i valori sono  anche molto dispersi, magari anche con superamenti dei limiti fissati per legge. Ad oggi i dati che HERA mette a disposizione dell’utente non consentono di verificare se in occasione di alcune rilevazioni ci sono stati sforamenti dei valori limite (es. se i nitrati, a causa dell’inquinamento dei suoli, superano in alcuni casi i 50 mg/l). Eppure queste sono informazioni importanti se si vuole per davvero promuovere l’uso dell’acqua dell’acquedotto. Un valore medio di 30 mg/l di nitrati potrebbe in effetti essere la composizione statistica, conseguente a più rilevazioni, di valori molto bassi (es. 5 mg/l) e di valori sopra-soglia (es. 55 mg/l). Al consumatore di acqua del rubinetto il valore medio può dire poco. Lui vorrebbe essere sicuro che in nessun momento, bevendo quell’acqua, beve acqua con concentrazioni sopra-soglia di nitrati! Occorre dunque che i soci pubblici di HERA, ovvero gli enti locali, esigano un sistema di presentazione dei dati sulla qualità dell’acqua più sofisticato. Dovrebbe essere possibile conoscere i punti di prelievo (possono esserci differenze non trascurabili nelle diverse zone della città). E dovrebbe essere possibile accedere ai dati puntuali di ogni singola rilevazione, così da verificare che non ci sono mai valori sopra-soglia. Insomma, serve un po’ più di cultura di tutela del consumatore e dell’utente di servizi pubblici (vedi)!
  • Ad oggi i controlli sono effettuati sia dal gestore, dunque HERA, sia dall’autorità sanitaria competente, ovvero il Dipartimento di Salute Pubblica dell’Azienda USL di Modena. Anch’esso presenta i dati sulla qualità dell’acqua (vedi). Anche se sono dati non più aggiornati dal 2008! Personalmente ho più fiducia nei controlli effettuati dall’autorità sanitaria (indipendente) che dal gestore (interessato). Per questo, se si vuole promuovere l’acqua del rubinetto, occorre un sistema di “total disclosure” sulle analisi di controllo e sui dati rilevati, frutto delle rilevazioni di un’autorità “terza”, di cui il cittadino abbia fiducia. Che oggi assolutamente non c’è (essendo fermo a quattro anni fa!). L’amministrazione comunale di Vignola, che siede nella Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria (CTSS), organo di governance della sanità pubblica modenese, potrebbe avanzare una tale richiesta. Fino ad ora, evidentemente, ci ha dormito sopra.
  • Una campagna di promozione dell’uso dell’acqua del rubinetto deve poi rispondere, in modo più o meno esplicito, alle “leggende metropolitane” che si sono nel tempo diffuse sull’acqua dell’acquedotto (anche in conseguenza delle campagne sui mass media influenzate dai produttori di acque minerali). Io, ad esempio, ricordo la preoccupazione circa l’uso alimentare di acque dure o ad alto contenuto di calcio: “non faranno venire i calcoli?”. E’ una delle domande che spesso si sente e che frena l’uso dell’acqua del rubinetto. In realtà la risposta l’abbiamo da tempo ed è pure riportata negli opuscoli informativi predisposti dall’Azienda USL di Modena (cito da “L’acqua che beviamo“, Azienda USL di Modena, settembre 2008): non c’è nessuna evidenza scientifica a sostegno della tesi di una correlazione tra “durezza” dell’acqua (o presenza di calcio) ed insorgenza di calcoli renali. Le prove si trovano in molte pubblicazioni scientifiche di ambito medico, oggi accessibili via PubMed (vedi), ma sono ancora troppo poco pubblicizzate nei circuiti comunicativi locali. A titolo esemplificativo riporto le conclusioni di uno dei diversi studi (tutti concordanti) in materia: “There is substantial evidence that consumption of water with high levels of calcium does not increase, and maybe reduces the risk of developing urinary stones of the most common type in developed countries (calcium oxalate)” (vedi). Promuovere l’uso dell’acqua del rubinetto significa dare risposta a queste preoccupazioni sedimentatesi in decenni di disinformazione pilotata. Se gli enti locali vogliono, assieme all’azienda sanitaria, hanno davanti praterie per fare educazione alla salute e per promuovere l’uso dell’acqua del rubinetto. Per farlo credibilmente, però, devono evitare di ficcarsi in situazioni di “conflitto d’interesse”, come fatto dall’amministrazione Denti: promuovere l’uso dell’acqua del rubinetto significa infatti rendere inutile la casa dell’acqua. A meno che non la si voglia salvare per avere un po’ di bollicine. Ma a qualche amministratore … danno alla testa.
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9 Responses to Casa dell’acqua. Il grande bluff

  1. n1coal ha detto:

    Do un consiglio all’attuale amministrazione. Ogni tanto ammettere di aver sbagliato, ammettere di esser conniventi con interessi antichi e arcinoti, ammettere di far parte di quelli che non hanno come primo interesse il bene comune ma la poltrona o la poltrona degli amici potrebbe anche giovarvi.
    Una simile confessione, ogni tanto non sempre, potrebbe almeno evitarvi i pomodori in faccia che primo o poi, sappiatelo, arriveranno. Dovete ancora sperare che la bambagia che avvolge troppi Vignolesi sia ancora spessa e coriacea. Ma prima o poi anch’essa si assottiglierà e questo MORBOSO ed ANACRONISTICO attaccamento verso la politica infame e squallida del passato, vi getterà in una cloaca infinitamente profonda.

    Per quanto concerne l’uso dell’acqua del rubinetto va sempre ricordato che le famiglie che hanno tubature vecchie e rovinate, dovrebbero far analizzare l’acqua, almeno nei valori principali, servendosi delle agevolazioni che ad esempio offre l’associazione di consumatori “Altroconsumo”. Basterebbe suddividere la spesa con altri eventuali condomini (dai 50 ai 150 € per le analisi più approfondite) oppure fare uno sforzo per la propria salute, se si abita da soli, e procedere a queste analisi. Infatti io credo che in situazioni limite, con case antiche e che rasentano il fatiscente, forse acquistare ogni tanto acqua in bottiglia o da qualche fonte (vedi alla fine del primo pezzo di via Castiglione zona Casona) non sarebbe sbagliato per mitigare quella bevuta solitamente. Non è invece SAGGIO alternare l’acqua di tubature rovinate a quella di una qualsiasi “casa dell’acqua” dato che, scienziati di fama e che ci troviamo in provincia (Gatti, Montanari) ed anche riviste come Altroconsumo, da tempo denunziano i DANNI più che i benefici, portati dai filtri a osmosi o a carboni che creano batteri i primi e danni tumorali i secondi.

    Infine e per concludere, devo un po’ dissentire con lo studio citato da Andrea. Qui in italia abbiamo grosse lobby per le acque cosiddette “minerali” che ricordo, agli albori, potevano essere solo acquistate in farmacia dato che la loro assunzione non è per nulla da considerarsi “comune”, e queste lobby hanno anche orientato tutta una serie di studi in un certo senso.
    Ma la realtà condivisa è che l’acqua migliore per il corpo umano è quella distillata e non minerale. Al contrario del pensiero comune, anche scientifico qui in Italia, l’acqua minerale sottrae minerali al corpo e non la distillata, come invece si sente spesso.

    Peccato che qui l’acqua distillata sia stoccata in maniera ignobile poichè utilizzata solo per i ferri da stiro.
    All’estero non è così e vi sono distributori e la si può acquistare tranquillamente. Basterebbe studiarsi un po’ certi studi.

    Infine, dato che siamo in tema di acqua, sconsiglio alle persone di credere alle tante dicerie sull’immensa quantità di acqua che sarebbe opportuno bere per stare bene, per la diuresi etc. L’acqua comune che beviamo per il corpo è un peso, per i reni e per il transito. In pochi hanno idea di quanto realmente impieghi un bicchiere di H2O per essere espulso dal nostro corpo.

    L’acqua migliore, cristallina e microfiltrata e idonea al nostro uso, è quella contenuta nei frutti, nei vegetali, nelle foglie, nelle erbe, nelle verdure. Acqua caduta dal cielo che si è filtrata tramite le radici e attraverso i processi di fotosintesi. Acqua zuccherina e microstrutturata che quando viene assunta in dosi utili e corrette, porta le bevute nell’arco di una giornata a non più di due bicchieri al giorno. Quota questa, facilmente gestibile da un rubinetto di una casa qualsiasi, anche la più antica e diroccata.

    Un desiderio: smantellate la casa dell’acqua con fondi versati dalla Sig.ra Daria Denti e dalla Giunta, in parti eguali. E rimborsate la collettività dell’intero importo. Impegnatevi inoltre ad una SERIA e MATURA pubblicità sull’uso corretto dell’acqua, sulla diminuzione degli sprechi e attuate una SERIA pressione su HERA, che sul nostro territorio si comporta come un despota male educato, schizzinoso, schizofrenico e luridamente vergognoso. Ah, e anche strapagato.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Un intelligente programma di lavoro per la giunta Denti l’ha dato, oramai parecchio tempo fa, il consiglio comunale di Vignola che su proposta di Vignola Cambia ha approvato una mozione per promuovere, tra i cittadini, l’uso alimentare dell’acqua dell’acquedotto. Qui il testo della mozione, approvato all’unanimità l’8 novembre 2010:
      http://old.comune.vignola.mo.it/allegati/5890/MOZION%20acqua%20cc74E.pdf
      E’ passato un anno e mezzo e l’amministrazione Denti non ha fatto nulla di tutto ciò! Non ha fornito all’amministrazione alcuna informazione sulla qualità dell’acqua del rubinetto, né ha spinto HERA a fare iniziative significative in materia. Non ha organizzato alcun incontro di carattere informativo con i cittadini, come invece richiesto. Non ha predisposto alcun punto informativo stabile e neppure ha stipulato accordi o convenzioni, o promosso in alcun modo, l’offerta di “analisi chimico-fisiche” sull’acqua a prezzi calmierati. Invece ha speso risorse per promuovere la casa dell’acqua, facendo volantini, inserendo inserti informativi nella newsletter comunale, distribuendo le “borracce della casa dell’acqua”, ecc. Ma l’unica acqua a km zero è l’acqua del rubinetto di casa! O della scuola, visto che, tra l’altro, gli studenti delle scuole vignolesi bevono l’acqua del rubinetto!!!
      Per quanto riguarda la letteratura medica, pur non essendo io un esperto, mi fido della letteratura scientifica accessibile tramite il più grande database mondiale, quello della US National Library of Medicine, in cui ho scorazzato per un po’ alla ricerca di articoli sull’argomento. In ogni caso è giusto far parlare gli esperti veri. Come ho scritto nel post anche il materiale divulgativo predisposto dall’Azienda USL di Modena (settembre 2008) evidenzia come non esista correlazione tra durezza dell’acqua e insorgenza di calcoli renali: “Il calcio e gli altri sali minerali contenuti nell’acqua non sono causa della formazione di calcoli renali” – così si legge a pag.8. E’ un messaggio che sta bene detto, visto che c’é una lunga tradizione di pensiero (o leggende metropolitane) che afferma il contrario!

  2. Luciano Credi ha detto:

    Oggi domenica 27 maggio 2012 sulla Gazzetta di Modena ci sono a proposito della casa dell’acqua le dichiarazioni di Chiara Smeraldi, consigliere del gruppo Vignolacambia. Oltre alle dichiarazioni in
    Modenaqui sempre 27 maggio 2012 e da parte della Smeraldi contro la giunta Denti, il giudizio che dà il consigliere di Vignolacambia contro la casa dell’acqua è decisamente negativo.

    Cosa fare in vista del 2014, fare una grande opposizione alla Denti o cercare di stare con lei cercando di convincerla nel cambiare le cose che non vanno?

    Forse è presto per fare certi calcoli, anche perchè non si conosce ancora bene l’impatto contestatore, che avranno i grillini nel nostro comune, in vista delle prossime amministrative.

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Luciano, partiamo dalla casa dell’acqua. L’articolo sulla Gazzetta di Modena di oggi riporta anche le dichiarazioni di Guerrino Cassani, consigliere PD e amministratore unico della Vignola Patrimonio SRL, nonché supporter di Daria Denti alle primarie del 2009; nonché retribuito, in quanto amministratore della VP, con 10.000 euro lordi l’anno – retribuzione superflua; qui un commento alla vicenda:
    https://amarevignola.wordpress.com/2012/04/29/vignola-patrimonio-incongruenze-sui-costi-della-politica-locale/
    Cosa dice il fido Cassani? Ecco un passaggio illuminante: “Per la qualità [dell’acqua della casa dell’acqua], affermare che sia migliore o peggiore di quella del rubinetto è assai sterile poiché è esattamente la stessa, sottoposta solo a microfiltrazione ed irragiamento all’ultravioletto per ridurre eventuali cariche batteriche”. Ecco svelato l’arcano: l’acqua è la stessa e non si può dire che è migliore. Ma allora, perché andare a prendere l’acqua alla casa dell’acqua e non invece dal rubinetto di casa? Perché il fido Cassani non fa affiggere sulla casa dell’acqua un bel manifesto che dice: “Attenzione! Quest’acqua ha la stessa qualità di quella del rubinetto di casa vostra! Se volete risparmiare usate dunque l’acqua dell’acquedotto!!”. La risposta di Cassani conferma quanto ho argomentato nel post, ovvero che non c’é alcuna differenza significativa tra l’acqua del rubinetto e l’acqua della casa dell’acqua! Lo vogliamo dire, allora? Vogliamo scriverlo in caratteri cubitali nel prossimo numero del giornalino del comune? Perché invece un po’ di gente protrebbe credere che l’acqua della casa dell’acqua è migliore. Come afferma il buon Cassani, così non è.
    Cosa fare in vista del 2014, chiedi? Io ho una mia opinione. Penso che questa amministrazione sia la peggiore che Vignola ha avuto da 30 anni a questa parte. Il primo obiettivo, dunque, deve essere quello di voltare pagina.

    • unicode ha detto:

      Cosa ne dite se consigliamo di rimettere in circolazione le bustine di IDROLITINA. Qualcuno ricorderà le bustine con la polverina bianca che faceva tanto frizzo!!!!!!!!!!!!

  4. Tamara ha detto:

    Quando si dice: “di necessità, virtù”……
    Diceva l’oste al vino,
    tu mi diventi vecchio, ti voglio maritare con l’acqua del mio secchio!
    rispose il vino all’oste,
    fai le pubblicazioni, sposo l’Idrolitina del Cavalier Gazzoni!
    http://blog.libero.it/lfde/10925866.html

    Bei ricordi d’infanzia……

  5. Luigi Mustone ha detto:

    forse perché a Vignola ce un buon acquedotto? ma non dappertutto e cosi?

  6. Arabella Stracciari ha detto:

    articolo interessante dell’Istituto Bruno Leoni sull’argomento http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=15244

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Grazie Arabella. Condivisibilissime le conclusioni dell’articolo:
      “In conclusione, il finanziamento pubblico delle moderne fontanelle è:

      1) Ingiustificato, in quanto aggiuntivo al già garantito servizio universale di acqua potabile.
      2) Discriminatorio nei confronti dei cittadini che preferiscono bere acqua minerale o acqua di casa, costretti da contribuenti a partecipare alla spesa di queste strutture.
      3) Distorsivo della concorrenza in quanto penalizza i produttori e le attività che operano nel settore delle acque minerali.
      4) Ingannevole nel far ritenere agli utenti di poter risparmiare rispetto al costo dell’acqua in bottiglia, come se si trattasse di prodotti equivalenti.
      Si tratta invece di un prodotto analogo all’acqua domestica, venduto ad un costo 10 volte più elevato e che ha un impatto negativo sull’ambiente se i consumatori producono emissioni per raggiungere le case dell’ acqua. Ma forse la realizzazione delle “case dell’acqua” serve a soddisfare la sete mediatici da “taglio dei nastri” degli amministratori locali.”
      http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=15244#sthash.bdQYq5ZZ.dpuf

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