Cittadini e commercianti del centro ostaggio dell’immobilismo della giunta Denti

La piccola “guerra” esplosa tra Confesercenti ed amministrazione comunale in merito alle tariffe dei parcheggi a pagamento nel centro urbano di Vignola merita qualche considerazione. Il tutto è originato da una delibera della giunta municipale che aumenta le tariffe della sosta in viale Trento Trieste, Corso Italia e Piazza Carducci (delibera GM n.26 del 19 marzo 2012: pdf): la tariffa minima è stata portata da 20 a 50 centesimi (ma anche la durata minima è aumentata da 12 a 27 minuti), mentre la tariffa dopo la prima ora è stata aumentata del 50% (da 1 euro a 1,50 euro). Confesercenti ha quindi avanzato a mezzo stampa (sui quotidiani locali del 12 e 14 maggio) le proprie rimostranze: l’amministrazione ha proceduto senza confrontarsi o anche solo informare preventivamente; l’innalzamento delle tariffe scoraggerà i clienti dei negozi del centro; la misura è decisamente inopportuna in questo momento di crisi economica che colpisce i consumi e dunque gli esercenti. E chiede il congelamento degli aumenti tariffari. L’amministrazione replica, sempre a mezzo stampa, facendosi scudo della convenzione con Saba Italia, la società che gestisce il parcheggio di Corso Italia (interrato e di superficie), e sottolineando che le tariffe sono ferme da 3 anni. In sintesi: un’amministrazione incapace di proporre un progetto minimamente ambizioso per la città e che, per di più (o forse proprio per questo), finisce inevitabilmente per innescare comunque piccoli conflitti per il suo fare furbesco.

Viale Trento Trieste a Vignola. Da qualche giorno sono aumentate le tariffe dei parcheggi a pagamento (foto del 28 febbraio 2009)

Abbiamo cercato di dare un senso a questi incrementi obbligati delle tariffe: non a caso la sosta per un’ora, ovvero il tempo medio stimato per poter fare le commissioni in centro, è rimasta ferma a un euro. Così favoriamo la rotazione dei parcheggi. Dopo la prima ora si passa da un euro a un euro e mezzo, è vero, ma sappiamo bene che chi resta così a lungo in centro è già abituato a parcheggiare nei posti non a pagamento” – questa la risposta dell’amministrazione secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino del 12 maggio, p.20. Viene spontaneo associare l’incipit al testo di Vasco: “voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha”. In effetti è proprio il “senso” di questa storia, di questo provvedimento, che sfugge ai più. A meno che il “senso” non sia semplicemente quello di far cassa. Perché se questo provvedimento doveva avere un senso (cosa di cui oggi è lecito dubitare) era bene presentarlo pubblicamente prima di essere costretti a giustificarsi. Invece l’amministrazione Denti, prolifica di comunicati stampa su eventi da nulla, non riesce a comunicare ai propri cittadini che dietro ad un provvedimento dagli effetti fastidiosi c’è comunque “un senso”. E dire che di “senso” ci sarebbe proprio bisogno per far convergere energie e risorse pubbliche e private per la qualificazione del centro storico di Vignola, nel tentativo di alzare qualità della vita ed opportunità di chi vi risiede e di chi ne fruisce. Invece anche i commercianti e le associazioni di categoria scoprono che nonostante tutti i tavoli concertativi e nonostante le riunioni fatte per il patto di cittadinanza per il centro (sic!) nessuno, tra gli amministratori comunali, si è ricordato di informare che stavano per cambiare le tariffe della sosta a pagamento. E’ l’amministrazione Denti, bellezza! – viene da dire. L’aspetto emblematico della vicenda sta in questo. Nella singolarissima concezione della “partecipazione”, del “coinvolgimento” dei cittadini … a che cosa? Stavo per scrivere: alla visione della città del futuro ed ai programmi per realizzarla. Peccato che non ci sia alcuna visione. Così come non c’è alcun programma significativo in grado di immettere un po’ di futuro in questa nostra città. Per non parlare, poi, della capacità di realizzare un qualsivoglia programma minimamente complesso.

Uno dei tanti negozi vuoti in centro storico: affittasi. Qui in via Bonesi (foto del 25 febbraio 2012)

Il fatto è che l’amministrazione Denti ha sin qui operato nel disperato tentativo di evitare ogni seppur minimo conflitto (in primo luogo con le associazioni economiche locali) o di mettere il silenziatore ad ogni accenno di protesta da parte di cittadini singoli od associati. In alcuni casi arrivando anche a negare, a non “riconoscere”, il conflitto. Organizzando così il “rito” dell’ascolto (emblematiche sono proprio le riunioni per il patto per il centro storico o l’incontro con i cittadini sul parco di via di Mezzo), ma senza nessuna intenzione di ascoltare per davvero. Ne risulta così una città presa in ostaggio dalla sua amministrazione. Ostaggio dell’immobilità della giunta. Rimangono opache le ragioni in base a cui vengono prese le decisioni (l’aumento delle tariffe per il parcheggio a cosa serve? A fare cassa? Ad aumentare il turn over e dunque a facilitare la sosta? A dare un messaggio sui costi che l’uso dell’auto scarica sull’ambiente e sulla collettività? Non è dato sapere!). Non c’é la capacità di elaborare, né il coraggio di proporre, né la capacità di condurre in porto quei progetti “ambiziosi” di cui la città ha bisogno. E che, invece, da altre parti le nuove amministrazioni (capaci!) stanno speditamente realizzando. Guardiamo un attimo quello che succede a Bologna. Non importa qui la dimensione della città. Importa la dinamicità dell’amministrazione. La giunta bolognese, insediatasi nel maggio 2011, ad un anno di distanza ha dato il via alla pedonalizzazione della T (via Rizzoli, via Indipendenza, via Ugo Bassi) il sabato, la domenica e nei giorni festivi (vedi), come anticipazione del progetto di una nuova mobilità per il centro storico (progetto che include anche il rinnovo del parco bus e la sostituzione con filobus, in attesa di completare il progetto del Servizio Ferroviario Metropolitano: vedi). Ed oggi dice, nonostante le critiche delle associazioni dei commercianti, “non si torna più indietro” (pdf). Ha fatto partire la raccolta dei rifiuti con il sistema del porta-a-porta (vedi). Ha fatto partire il percorso sul Piano Strategico Metropolitano, per “ripensare” la città (vedi). E, proprio in questi giorni, presenta il progetto di affidare a writer la decorazione di edifici di case popolari dove verranno realizzati 13 murales monumentali (vedi). Fatti, non p … direbbe l’assessore alle varie ed eventuali, Cangini!

Cartelli “vendesi” in centro storico. Qui via Soli (foto del 5 febbraio 2012)

L’amministrazione Denti dopo 3 anni di governo (sic) della città non è in grado di esibire alcuna realizzazione significativa per il centro della città. Conseguentemente i problemi del passato rimangono ed anzi crescono. Cresce la percentuale di residenti stranieri che alloggia in centro (oggi il 53,4%; era il 42,6% nel 2008), a testimonianza del permanere del degrado abitativo (vedi).  Intanto alcuni dei negozi di qualità lasciano il centro, mentre crescono le vetrine con affisso il cartello “affittasi”. I parcheggi a servizio del centro sono addirittura diminuiti (ne sono stati tolti per lasciar spazio ai dehors), mentre nulla è in programma (nonostante le richieste a gran voce!) per la riqualificazione del parcheggio di via Zenzano e del suo infelice collegamento con piazza dei Contrari (vedi). L’amministrazione ha rinunciato ad elaborare un “piano della sosta” di cui pure c’è un primo abbozzo dal 2006 (vedi) – sempre in ossequio alla filosofia: meglio non fare nulla per non disturbare, per non suscitare conflitti. Il progetto di istituire un minibus (di cui pure AMO aveva disponibilità di risorse nel bilancio 2009: vedi) è stato abbandonato alla chetichella (competenza che era già dell’allora assessore alla mobilità Daria Denti). Anche i progetti più ambiziosi di eliminare il traffico pesante dal centro, pur enunciati a gran voce in occasione dell’inaugurazione della pedemontana (vedi), sono completamente scomparsi – ed infatti il traffico pesante, quello dei TIR, è vitale come non mai su via Ponte Muratori, via Cesare Battisti, Corso Italia. Neppure il piedibus questa giunta è riuscita far funzionare con continuità (vedi)! E neppure la qualificazione di “città d’arte” è riuscita ad ottenere (dopo anni di stop-and-go con le associazioni di categoria e sindacati), con il paradosso che “città d’arte” lo è Marano e lo è Casalecchio di Reno, ma non Vignola (vedi)!

Abbandonati i progetti ambiziosi di eliminazione del traffico pesante dal centro urbano. Qui uno dei tanti TIR che ancora oggi transitano in Corso Italia (foto del 13 aprile 2011)

Se questa è la (desolante) condizione dei programmi per migliorare il centro urbano di Vignola (ed io sono sempre in attesa di smentite) viene davvero da chiedersi: di cosa stiamo parlando? Qual è l’oggetto del micro-conflitto in atto tra amministrazione comunale e Confesercenti? Potrebbero anche esserci delle buone ragioni per aumentare le tariffe orarie dei parcheggi a pagamento o per estendere le aree di sosta a pagamento (lo so che sto citando provvedimenti impopolari). Ma ad una condizione. Che tali misure siano tasselli di un progetto credibile di qualificazione della città. Un progetto composto da azioni in grado di cambiare in modo sufficientemente radicale l’area urbana ed i comportamenti di chi la abita o la frequenta. In cui i cittadini percepiscano chiaramente che le rinunce dell’oggi o i piccoli oneri aggiuntivi sono la condizione necessaria per un miglioramento significativo della condizione di tutti: residenti, commercianti, fruitori. Solo che questo progetto non c’è (abbiamo visto quanto è fumoso ed inadeguato il cosiddetto “patto di cittadinanza per il centro storico” – vedi, visto che non tocca nessuno dei nodi strutturali)! E buona parte della legislatura è già passata.

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2 Responses to Cittadini e commercianti del centro ostaggio dell’immobilismo della giunta Denti

  1. Un commerciante di Vignola ha detto:

    Le segnalo l’articolo riportato di seguito del 16/05 Modenaqui di una delle commercianti più capaci, lungimiranti ma soprattutto coraggiose di Vignola. Se si è arresa lei…
    Anche Riccò sospende l’attività Allarme rosso in centro storico
    Il negozio per la casa è aperto dal lontano 1944
    VIGNOLA – All’interno del negozio è tutto come sempre.
    Posate e arredo per la cucina sono elegantemente esposti sugli scaffali, all’esterno però un paio di cartelloni sono piuttosto eloquenti: giovedì 31 maggio.
    Ultimo giorno.
    Nessun altro riferimento se non le scritte promozioni e offerte che appaiono un po’ ovunque.
    «Non si tratta di una chiusura, ma solo di una sospensione dell’attività» assicura la titolare; di certo alla fine del mese ‘Riccò casa’, uno dei negozi simbolo del centro storico, abbasserà le serrande per almeno sei mesi.
    Una decisione difficile e sofferta: «per riflettere» spiega la titolare anche se le voci in paese parlano di un cambio di gestione.
    Aperta dal lontano 1944 ‘Riccò casa’ è una delle attività storiche della città, ma ora con questa ‘sospensione’ non mancano le incertezze per il futuro.
    Pur spiegando di non aver subito un significativo calo delle vendite la titolare non riesce a trattenere una personale critica alla giunta.
    «L’amministrazione Adani era presente, questa invece non ha fatto nulla per il centro.
    Parlano tanto e non fanno niente».
    Uno sfogo sintomatico di un disagio particolarmente diffuso tra i commercianti vignolesi.
    La scelta di quella data per interrompere l’attività non è casuale: era infatti l’inizio del maggio del 1944 quando il negozio aprì i battenti.
    Da allora la famiglia Riccò ne ha tenuto le redini passando tutto il dopoguerra, il boom economico degli anni ‘60 e arrivando fino ai giorni nostri.
    Fino al prossimo 31 maggio quando, dopo 68 anni di storia, il negozio verrà chiuso.
    Che si tratti di una sospensione solo temporanea dell’attività o di un cambio più radicale, per i negozianti del centro di Vignola rappresenta comunque un preoccupante campanello d’allarme.
    L’ennesimo dopo le numerose chiusure avvenute dall’inizio dell’anno.
    Eppure quello di Riccò non vuole essere un addio, tanto che il giorno successivo alla chiusura, dal primo giugno e per tutto il tempo della festa delle ciliege, le vetrine del negozio verranno coperte da una gigantografia della storica licenza del negozio.
    Non una protesta, ma un gesto di orgoglio per ricordare la storia dell’attività e della famiglia che l’ha portata avanti.
    Una piccola grande testimonianza di un pezzo di Vignola.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Non mi era sfuggito. Grazie comunque per aver postato qui l’articolo. In effetti mi aveva colpito il giudizio severo, ma puntuale (e del tutto condivisibile): “questa [amministrazione] invece non ha fatto nulla per il centro. Parlano tanto e non fanno niente”. In effetti la vicenda da cui ho preso le mosse per scrivere il post – la “guerra” tra Confesercenti e amministrazione sull’aumento delle tariffe dei parcometri – è davvero sintomatica. In un sol colpo mette in luce due aspetti. (1) In primo luogo lo sconcerto di un’associazione di categoria che, a torto o a ragione, ha investito nel rapporto con l’amministrazione aspettandosi un modo di fare “concertativo”. E scopre, invece, che anche nei propri confronti (non solo nei confronti dei cittadini e dei comitati!) il sindaco Denti opera con fare furbesco: meglio non dire niente, confidando che il provvedimento passi inosservato. (2) In secondo luogo la portata dei conflitti, delle diatribe o “beghe” vignolesi. Non i progetti in grado di trasformare la città su cui, vista la posta in gioco, il confronto, il dibattito, il conflitto hanno pure un senso. Ma invece un provvedimento assolutamente secondario, fuori misura rispetto ai problemi che affliggono il centro di Vignola. Problemi che ci sono tutti e che non vanno taciuti. Infatti il nostro centro ha “luci ed ombre”. Si tratta dunque di impostare con serietà un programma di lavoro pluriennale che riduca le ombre, specie quelle più oscure: degrado degli alloggi, recupero di spazi per gli esercizi commerciali, manutenzione, liberazione di spazi dall’invadenza delle auto (e da destinare invece ad animazioni o da mettere a disposizione delle attività commerciali e degli esercizi pubblici del centro). Ma a questa amministrazione, come è risultato chiaro a tutti coloro che hanno partecipato agli incontri sul “patto di cittadinanza per il centro storico”, mancano i requisiti fondamentali per fare ciò: onestà intellettuale e capacità di fare.

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