Amministrative 2012. Interpretazioni e interrogativi in vista delle elezioni vignolesi del 2014

Liquefazione del centrodestra, forte crescita dell’astensionismo, “boom” dei grillini (lo faccio notare: uso appositamente l’espressione boom). Un centrosinistra che arretra anch’esso, ma che, visto il crollo degli altri, conquista la maggioranza delle amministrazioni in gioco. E, plausibilmente, proseguirà su questa direzione al ballottaggio tra due settimane. Forse ha ragione Luca Ricolfi: era tutto previsto, o quasi. Sorprende solo la scarsa performance del “terzo polo” e le dimensioni del “boom” di consensi del Movimento 5 stelle (vedi). E’ la fine del lungo periodo berlusconiano. Gli elettori del centrodestra rinunciano al voto sfiduciati. Ma non è che il centrosinistra goda di grande salute. Rispetto alle regionali del 2010 anch’esso perde voti. Insomma, si è aperta una fase di cambiamento. Che presenta insidie anche per il centrosinistra – che è di certo vittorioso, in termini di amministrazioni conquistate, ma che evidenzia qualche difficoltà. E se provassimo, alla luce di questa fenomenologia, a ragionare su quello che potrebbe succedere a Vignola nel 2014? Vediamo.

La Rocca di Vignola (foto del 2 novembre 2008)

[1] Gli osservatori più titolati concordano sostanzialmente nell’interpretazione del voto amministrativo del 2012. Per Roberto D’Alimonte i tratti essenziali sono due: “sfarinamento” dello schieramento di centrodestra (e crollo del PdL) e forte “domanda di nuovo” (Il Sole 24 Ore, 8 maggio 2012: pdf). Il pessimo risultato del centrodestra non ha però avvantaggiato i partiti del “terzo polo”. La strategia di Casini è sin qui perdente. Evidentemente questo cartello di centro è considerato un residuo del passato. Vedremo se l’eventuale candidatura di Montezemolo potrà dare maggiore appeal. La grossa novità di queste elezioni, oltre all’astensionismo (-6,8% a livello nazionale e, singolarmente, con tassi di astensione, rispetto alle precedenti elezioni amministrative, maggiore al centronord; il record spetta all’Emilia-Romagna: -10,9%; qui l’analisi dell’Istituto Cattaneo: pdf), è la crescita del Movimento 5 stelle. “Uno straordinario successo”, titola l’Istituto Cattaneo. Il Movimento 5 stelle ha presentato liste in 101 comuni, conquistando l’8,74% dei voti validi (pdf). Nella “zona rossa” (Emilia-Romagna, Toscana, Marche) va da un minimo del 4,1% (Sant’Elpidio a Mare) ad un massimo del 21% (Budrio, dove porta il proprio candidato al ballottaggio come a Parma ed a Comacchio), con un risultato medio del 12,7%. I grillini si avvantaggiano certamente del declino leghista, ma pescano voti anche dal centrosinistra (IdV, PD e sinistra). Su questo concordano gli studi dell’Istituto Cattaneo (pdf), di Renato Mannheimer (pdf), di Paolo Natale (pdf). Il centrosinistra va decisamente meglio del centrodestra e, presentandosi come coalizione (non in ordine sparso come PdL e Lega Nord), mette a frutto il sistema elettorale, conquistando la maggior parte dei comuni. Ma anche il centrosinistra perde voti, in verità. “Nelle 24 città analizzate il centrosinistra ha perso circa 40.000 voti rispetto alle regionali del 2010, pari al 7% dei propri voti del 2010. (…) Il Partito Democratico ha subito una contrazione pari al 29% dell’elettorato che lo aveva scelto nel 2010 (pari a un decremento di 91.000 voti”; l’Italia dei Valori perde il 58% dei voti; i partiti della sinistra il 16% – è l’analisi dell’Istituto Cattaneo (pdf). Comprensibili (e condivisibili), nel commentare il voto, i toni improntati a sobrietà del segretario regionale del PD Stefano Bonaccini (vedi). Anche a Castelnuovo Rangone, dove la lista di centrosinistra ottiene in termini percentuali un risultato molto buono (65,71%), in realtà registra una perdita di voti rispetto al 2009. La lista “Centrosinistra per Castelnuovo e Montale” ottiene infatti 3.873 voti. Ne aveva ottenuti 4.334 nel 2009 (allora equivalenti al 54,87% dei voti validi). 461 elettori del centrosinistra non si sono presentati. A Castelnuovo, in effetti, la partecipazione al voto si è fortemente ridotta in questi tre anni: nel 2009 avevano preso parte al voto il 78,59% degli aventi diritto (8.309 votanti); nel 2012 sono invece il 57,83% (-20,76%!). All’astensione che colpisce fortemente tutta la “zona rossa” non fa da contraltare, a Castelnuovo, alcuna nuova offerta politica. E questo si vede in termini di non partecipazione al voto.

Palazzo Boncompagni (detto Palazzo Barozzi) a Vignola (foto del 15 settembre 2011)

[2] “Il Pd ha contenuto le perdite, grazie alla scomparsa del centrodestra, e nel complesso si avvia a guadagnare altri capoluoghi, perché ha saputo fare un buon gioco di coalizione, ma dovrà sempre più fare i conti con i grillini in crescita che, in fase di consolidamento, occuperanno spazi scomodi per gli altri. La partita non è vinta né persa. Ma stavolta è cominciata.” Così Elisabetta Gualmini, su la Repubblica – Bologna, 9 maggio 2012. Insomma, c’è voglia di cambiamento e il Movimento 5 stelle, assieme ad altre liste civiche, riesce a rispondere meglio di altre forze politiche a questa esigenza. Alimentato anche da un clima di sfiducia generalizzato verso i partiti (che colpisce un po’ tutti, anche se meno il PD e la sinistra) che, d’altro canto, ci mettono del loro nel promuovere lo scontento nei loro riguardi. Troppo corrotti, troppo inefficienti o entrambe le cose – conclude Angelo Panebianco (pdf). Ma non si tratta esclusivamente di “antipolitica”. C’è invece anche una componente non trascurabile di ricerca di una “altrapolitica”, come ha rilevato, tra gli altri, Stefano Rodotà (pdf). Comunque, è opportuno provare a interrogarsi sulla “risposta” che l’amministrazione Denti proverà a mettere in campo, in vista delle prossime elezioni comunali del 2014, per rispondere ad un “malessere” che tocca anche il PD.  Già nel 2009 l’allora candidata a sindaco Daria Denti era riuscita ad imporre ad un PD riottoso l’affiancamento di una propria lista civica (Vignola Noi). In quell’occasione la strategia non ebbe grande successo. Non c’è dubbio che il sindaco ci riproverà. Anche se, nel frattempo, alcune cose sono cambiate: sono diventate più chiare alla luce dell’esperienza di “governo” della città. Innanzitutto il tasso di “civismo” dell’amministrazione vignolese è, se possibile, ancora più basso di allora. I primi 3 anni della legislatura hanno reso evidente la distanza con le tematiche e gli obiettivi perseguiti dai movimenti civici, così come dalla principale lista civica presente in consiglio comunale (Vignola Cambia). Su partecipazione dei cittadini alle scelte della città, trasparenza, politiche ambientali, contenimento dei costi della politica ed efficientamento della macchina amministrativa l’amministrazione Denti ha esibito scarso impegno e scarsissimi risultati. Ugualmente scarsi sono i risultati su altri fronti: dalla promozione di una nuova economia alle politiche culturali, dalla riqualificazione del centro alla promozione di una diversa mobilità, e così via. Ha invece riprodotto i meccanismi operativi della “cattiva politica”: ne sono una testimonianza la vicenda della nomina all’ASP G.Gasparini di un componente del cda che ha come titolo principale, se non esclusivo, l’essere il segretario dei Giovani Democratici (vedi) e la vicenda del rimborso spese/retribuzione dell’amministratore unico della Vignola Patrimonio (vedi). Di fronte a questo modo di fare si troverà qualcuno disposto a testimoniare il “civismo” in affiancamento a partiti di maggioranza (PD, IdV, PRC) che chiudono gli occhi di fronte a tali episodi? In ogni caso le elezioni amministrative del 2012 consegnano un messaggio importante anche a chi opera sul fronte delle liste civiche (oggi, a livello cittadino, Vignola Cambia e Città di Vignola; in futuro plausibilmente anche il Movimento 5 Stelle). Lo scongelamento della politica locale, già testimoniato dal ballottaggio del 2009, apre nuove chances per i civici, oggi rafforzate dal ridimensionamento del centrodestra. Le chances possono però diventare concrete ad una condizione: che si trovi un meccanismo per evitare la frammentazione e per promuovere nuove coalizioni “civiche”, ovviamente una volta verificata una sufficiente convergenza programmatica.

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7 Responses to Amministrative 2012. Interpretazioni e interrogativi in vista delle elezioni vignolesi del 2014

  1. Marco Sirotti ha detto:

    Analisi interessante.
    Il rischio è che vecchi politicanti traslochino nelle liste civiche per rifarsi una verginità, così come è successo in tanti paesi (compreso il nostro). Il crollo dei partiti tradizionali (secondo me siamo solo all’inizio) è dovuto al fatto che tutti ormai desideriamo soltanto che l’impegno politico ritorni ad essere vissuto con spirito di servizio e gratuità.
    Magari ci fosse a Vignola la voglia di unire i cittadini in un progetto! Vedo però ancora tanti interessi nascosti, molta ideologia d’altri tempi, e “vecchi omini” pronti a tornare in campo con sigle nuove ma con idee e pratiche antiche…

  2. Marcello ha detto:

    Per l’analisi del voto M5S manca un aspetto che dai numeri appare chiaro in molte città: molti voti arrivano dall’area PDL (e in misura minore dalla Lega). Non tanto per l’abitudine a votare un comico (anche se sarebbe una buona gag) quanto per una sorta di effetto Gabibbo che potrebbe aver portato le generazioni cresciute con Berlusconi a pizza a TV commerciali a migrare verso le magiche praterie della ribellione anticasta, passando quindi dal voto al capocomico a votare direttamente il guitto, delusi dal centrodestra quindi più che dal centro sinistra, o forse negli ultimi anni astenuti e ora ricollocati mentre altre fette si astengono magari perché paralizzati dalla paura della crisi (o dalla crisi della paura).
    Per quanto riguarda Vignola il punto è a mio avviso se le principali liste civiche possono arginare o collettare questo tipo di fenomeno facendosi carico delle istanze più condivisibili del movimento, presentando un candidato comune, o se si andrà in ordine sparso alla ricerca del piazzamento e dell’autocompiacimento. Finora il movimento 5 stelle si denota per snobismo/isolazionismo, vediamo se in una realtà dove sono attive già forze politiche di base con alcuni aspetti comuni si riesce a fare qualcosa di costruttivo.

    • Unicode ha detto:

      L’altra sera il direttore de “La Stampa”, rispondendo a una domanda ha detto che”il M5S rappresenta il casello di entrata dell’autostrada”. Una definizione stupenda che fotografa insieme il processo di decadimento delle forme organizzate del novecento e l’intuizione di rendere pubblica una strada di entrata alla partecipazione collettiva. Non nascondo che possano esserci valide ragioni pro o contro. Resta il fatto che questo “meccanismo” sta permettendo a tanti di partecipare. Proprio questa partecipazione, a parer mio, che spazza via d’un colpo chi identifica questo “fenomeno” come un movimento antipolitico. Se così non fosse,dovrebbero essere davvero in pochi, al limite nessuno, a imboccare la porta di entrata del casello autostradale. Diciamo, invece, che rappresenta un forte movimento anti-partito, o ancor meglio, contro l’attuale forma organizzata dei partiti che non rende visibile, se non a pochi selezionati a cui è stato fatto lo screening e sempre sotto osservazione, alcuna porta d’entrata. Quanto ai guitti… al vecchio… al nuovo…….. allo spazzar via……., è una discussione che non mi ha mai appassionato e men che meno mi appassiona adesso (onde evitare fraintendimenti o retro pensieri non ho assolutamente nessun motivo e/o ragione di partecipare a qualsivoglia competizione politica e ciò sotto nessuna veste!). Certamente si avrà ancora occasione di ritornare su un percorso che già ora, a parer mio, è in ritardo e che riguarda l’approccio alle prossime amministrative cittadine. La questione che mi lascia molte perplessità riguarda i meccanismi di formazione delle decisioni e altri aspetti, non secondari, che movimenti variamente denominati (non solo M5S e/o Liste Civiche) dicono di adottare. Personalmente non mi convince…..ancora…….. la risposta……. decidono i cittadini…….o….. l’assemblea. Penso si possa convenire nel dire che le “determinatezze”, riguardo i processi di partecipazione sono estremamente importanti perchè non abbiano una forma, anche solo in parte, definita (il promotore di questo blog ne sa qualche cosa visto che a più riprese è intervenuto su questo argomento).

  3. Luciano Credi ha detto:

    Vignolanoi é una lista di piccoli borghesi, un po gasati, con un punto di vista abbastanza di destra… Questo maldestro tentativo, ha origine nel tentativo di adeguarsi da parte della sinistra vignolese, al boom del 2009, della destra vera e propria a Vignola.
    La Denti amministra bene, ed una persona intelligentissima, ma non fa tanto per cambiare la mentalità piccolo borghese di Vignola.
    La Denti dovrebbe essere più di sinistra.
    Saluti dalla Francia, contento per Hollande!!!!!

  4. Roberto Adani ha detto:

    M5S 20,29% 2122
    Lega 5,79% 805
    Pdl 10,05% 1050
    IDV 2,16% 225
    PD 41,23% 4312
    SEL+Rif 2,68% 280
    Liste civiche 14,34% 1500
    UDC 3,47% 362

    Affluenza 64,5% 10480 voti validi
    Ecco come avrebbero votato a Vignola alle amministrative 2012.
    E’ la proiezione sui voti delle regionali 2005 di Vignola ponderata sulle variazioni delle singole liste tra regionali e comunali di Budrio. Budrio è un comune di circa 18000 abitanti molto simile se si guarda al voto delle regionali 2010 a Vignola, il sindaco candidato al secondo mandato va al ballottaggio con il candidato dei grillini. I voti alle liste civiche invece sono proiettati semplicemente sul voto alle liste civiche di Budrio.
    Non ho potuto prendere in considerazione Parma che ha una storia amministrativa troppo particolare e diversa da Vignola. Ovviamente è un gioco, non c’è l’effetto candidato che può spostare tranquillamente il 5% in + o in -.
    Da qui al 2014 probabilmente il mondo cambierà ancora parecchio o almeno speriamo e l’effetto protesta si tramuterà forse in una scelta più consapevole magari sempre a favore degli stessi. Unico appunto a Beppe Grillo con cui ho parlato alcune volte prima della sua discesa in politica. Da comico si rendeva conto spaventato che quando diceva certe cose in quel modo, c’erano molte persone che lo prendevano sul serio e diceva rendetevi conto “io sono un comico”. Da politico usa toni e modi molto simili ma non sarebbe male se abbandonasse anche lui quella demagogia populista di cui sinceramente la politica dovrebbe disintossicarsi, almeno per un po’. Dire di fronte all’elezione di un sindaco dei grillini che è la prima volta in questo paese che i cittadini eleggono un cittadino mi sembra eccessivo, ammesso e non concesso che gli appartenenti ad un partito non siano cittadini, le migliaia di eletti appartenenti a liste civiche cosa sono? Comunque buon 20% per ora.

  5. mauro smeraldi ha detto:

    Dobbiamo avere ben presente che, come scrive Roberto Adani, da qui al 2014 il mondo cambierà ancora molto. E quindi i nostri ragionamenti rischiano di nascere già vecchi. Credo tuttavia che se cominciamo a dare sostanza alle parole di Marco Sirotti “.. unire i cittadini in un progetto..” e fare politica con “.. spirito di servizio e gratuità..” arriveremo al 2014 ben attrezzati. Vignola Cambia in questi tre anni ha cercato, con grande fatica, di riempire di contenuti le tre parole d’ordine del programma elettorale: ambiente, democrazia e solidarietà. La mia proposta è quella di partire da queste parole d’ordine, di individuarne il contenuto essenziale, di aggiungere altri contributi, per creare un movimento unitario di cittadini in grado di ripetere l’esperienza di Savignano. Possiamo riuscirci perchè i partiti sono entrati in un processo di liquefazione, estraneo e lontano dai cittadini. E nel centro sinistra pochi se ne rendono conto. Nel centro destra nessuno.

  6. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Marcello Mattioli sottolinea il rischio della frammentazione, peraltro già sperimentato. Unicode non è convinto dei “meccanismi di formazione delle decisioni” proposti in genere dalle liste civiche, che vorrebbero più democrazia diretta. Marco e Mauro invitano a pensare di unire i cittadini in un progetto. Provo ad aggiungere qualche altra considerazione. (1) Il boom del Movimento 5 Stelle testimonia dell’esistenza di una domanda di politica non intercettata dai partiti tradizionali. Non c’è dubbio che si tratti, quella del M5S, di un’offerta che punta ad intercettare un sentimento diffuso di avversione verso i partiti (avendone anche diverse buone ragioni). Ma è anche un’offerta, questo va riconosciuto, non molto sofisticata per quanto riguarda i contenuti. E questo è un punto di forza nella misura in cui si propone ad elettori che esprimono una forte domanda di cambiamento, ma che non hanno una forte consapevolezza politica. Si tratta di vedere se c’è spazio per un’offerta politica non-partitica, dunque da “lista civica”, ma con contenuti un po’ più elaborati e dunque meno immediati dal punto di vista comunicativo. E’ d’altro canto quanto ha cercato di fare Vignola Cambia in questi anni. A me sembra che man mano che cresce l’efficacia della proposta e la chiarezza del messaggio si apre effettivamente la possibilità di mobilitare una massa critica sufficiente per proporsi credibilmente al governo della città. Questa è la direzione verso cui occorre lavorare, sapendo che indubbiamente si sta registrando uno slittamento “a sinistra” dell’elettorato (effetto della dura crisi economica in atto). (2) Anch’io non credo che ci si possa affidare per intero a meccanismi di democrazia diretta. Il tema, per me, non è la sostituzione della democrazia rappresentativa, ma la sua integrazione con forme di democrazia deliberativa (in cui si cerca di far emergere buoni argomenti mettendoli per così dire a disposizione degli organi rappresentativi) e di democrazia partecipativa (in cui si affida, per intero o in parte, il potere decisionale ai cittadini che vogliono partecipare). Pochi giorni fa Nadia Urbinati ha ricordato che oggi la democrazia occidentale sta attraversando una “terza fase”, dopo quella “costituente” (fase 1) e quella del “consolidamento” (fase 2). Si tratta di una fase che consiste “nell’innovazione riparatoria e rigenerativa”.
    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=1EHC5G
    Sono in grado i partiti di condurre il gioco in questa fase? A me sembra di no. Anche numerosi episodi vignolesi testimoniano che in certi snodi viene fatto prevalere l’interesse di partito (o del clan interno al partito), ad esempio con le nomine o con il privilegiamento di interessi “amici” a scapito dell’interesse generale di tutta la città. La politica è vissuta dai nostri “funzionari” locali (sindaco incluso) come attività di “posizionamento” per poter cogliere, al momento opportuno, la finestra per un salto di carriera. E così via. Davvero i cittadini continueranno a tributare il consenso di sempre verso partiti che in modo manifesto operano in questo modo? Visto che i partiti non sono in grado di rigenerarsi (ci sta faticosamente provando il PD, ma sinora con scarso successo) si apre spazio per iniziative e liste civiche. (3) Sono in grado queste di cogliere questa opportunità? O, come in passato, si presenteranno divise e frammentate, ovvero senza risultare credibili per un progetto di governo della città? Questo è per me il tema. Una chances, un percorso lo vedo. Forse improbabile, ma non impossibile.

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