Ragazzi stranieri si raccontano. Una raccolta di “voci” curata da Ottaviana Albertini

E’ bene far parlare loro. E trovare il tempo per stare ad ascoltarli. Sono oggi più di 4.000 gli stranieri residenti a Vignola, circa il 17% della popolazione residente. E tra loro molti sono minori. Molti sono studenti che frequentano le nostre scuole, compagni di banco dei nostri figli. Di loro per lungo tempo si è occupata Ottaviana Albertini, insegnante di italiano per stranieri. Se ne occupa tutt’ora, in verità, anche al di là del proprio incarico professionale. In ogni caso è grazie ad Ottaviana che abbiamo la possibilità di ascoltare le loro voci. Voci reali. Piene. Sonore. Ma anche voci fissate tramite la scrittura. Voci che raccontano della loro esperienza nel nostro paese. Esperienza da stranieri. Ed in molti casi esperienza da immigrati (per chi non è nato qui, ma vi è arrivato “da piccolo”). E’ per dare alla città la possibilità di “ascoltare” queste voci che Ottaviana ha raccolto queste testimonianze in un libro. Che viene presentato sabato 14 aprile, ore 16.30, nella Sala “Don Pellegrini” di Palazzo Barozzi a Vignola, grazie al sostegno della Consulta per il Volontariato di Vignola, delle Acli di Vignola e del Circolo Arci-Polivalente Olimpia (vedi invito pdf). Un consiglio. Prendiamoci il tempo per ascoltarli.

“La mia vita è cambiata moltissimo da quando sono in Italia; anche la mia personalità è cambiata: in Marocco ero molto calma, parlavo con gli amici, scherzavo e non mi arrabbiavo quando mi prendevano in giro per scherzo. Qui invece se qualcuno mi dice qualcosa divento nervosissima. Ho altri problemi, ma quello della scuola è per me il più grosso, perché la scuola per me è il mio futuro. Quando prendo dei brutti voti e anche quando in classe i professori, o anche gli altri studenti, mi fanno delle domande e io non capisco, preferirei morire, perché mi sento inferiore.” (studentessa di prima superiore, dal Marocco)

“Sono in Italia da 4 anni. Quando sono arrivato in casa c’erano solo due sedie, un tavolo, alcuni materassi, gli elettrodomestici e basta. La mia reazione, naturalmente, è stata di pianto disperato. Avrei voluto tornare immediatamente in Turchia: non capivo perché avevamo lasciato la nostra casa con tutti i mobili per venire in un’altra senza neanche l’arredamento! (…) Per l’iscrizione a scuola ci ha aiutato un’amica italiana: ma a scuola ci sono dovuta andare io! E sono cominciati i problemi; la scuola era già cominciata; il primo giorno sono entrata in classe e tutti mi hanno chiesto il nome e da dove venivo. Tutto quello che sono riuscita a dire è stato il mio nome e cognome e ‘Turchia’ in turco!” (studentessa della scuola media, dalla Turchia)

Sono due delle tante testimonianze scritte raccolte da Ottaviana. Evidenziano bene il momento di disagio, spaesamento, anche paura, che tanti ragazzi stranieri provano una volta giunti nel nostro paese. E’ una voce spesso troppo flebile che merita di essere amplificata. Per noi, che abbiamo bisogno di conoscere la realtà dell’immigrazione al di là degli stereotipi veicolati dai mass media. Per loro, che hanno bisogno di comunicare il modo in cui vivono il passaggio tra due paesi, due società, due culture.
Sappiamo da tempo che l’immigrazione è, anche per l’Italia, un fenomeno strutturale. Lo testimonia la crescita dei ricongiungimenti familiari e l’insediarsi da noi non più di singoli individui, lavoratori, ma di interi nuclei familiari. La diffusa presenza di minori stranieri, arrivati in Italia ancora piccoli o nati nel nostro paese, è un ulteriore fattore di radicamento territoriale. Tuttavia, nonostante il progressivo insediarsi di cittadini stranieri (a Vignola sono oggi il 17% della popolazione residente: vedi), la conoscenza che la maggior parte della popolazione ha del fenomeno risente ancora degli stereotipi e delle immagini negative (immigrazione = criminalità) veicolate da mass media impegnati a raccontare quasi esclusivamente fatti di cronaca.
Per ridurre la presa degli stereotipi e dei pregiudizi occorre offrire narrazioni diverse dell’immigrazione straniera, magari raccontando il vissuto degli interessati. Le storie personali di singole persone, donne e uomini in carne ed ossa, possono aiutare a rompere le rappresentazioni falsamente omogenee e distorcenti degli stereotipi, dei luoghi comuni sugli stranieri immigrati. Per questo è importante raccontare la quotidianità dell’immigrare e dell’essere stranieri: in primo luogo il desiderio fortissimo degli adulti di offrire ai propri figli un’occasione di riscatto dalla miseria o dalla mancanza di prospettive nel paese di origine. Ugualmente importante è raccontare l’esperienza dei minori, bambini e bambine, ragazzi e ragazze, a cavallo tra due culture: quella del paese di origine dei propri genitori e quella del paese che li ospita.

Donne e minori stranieri in giro per Vignola in occasione di "Bambinopoli" 2011 (foto del 10 settembre 2011)

Nei racconti di queste ragazze e ragazzi – nelle testimonianze scritte raccolte da Ottaviana Albertini – emergono le lacerazioni dell’abbandono del paese di origine, la sofferenza spesso vissuta silenziosamente della mancanza di accoglienza, la difficoltà a gestire lo scarto tra aspettative per il futuro ed una realtà ancora caratterizzata dalla persistenza di disuguaglianze sociali. Certo, non ci sono solo ombre in questi racconti. Per fortuna ci sono anche tante luci. Raggi di sole che squarciano un cielo a volte troppo grigio. A volte è proprio la scuola che offre l’occasione di un riscatto. Spesso è il luogo di amicizie disinteressate o comunque indifferenti ai sospetti degli adulti.
Il libro si propone di dare voce anche a questi protagonisti più piccoli dei processi migratori, a questi cittadini di oggi e di domani della nostra comunità. Brevi narrazioni che messe in forma scritta diventano accessibili ad un pubblico più vasto. Un modo diverso per entrare in contatto e conoscere pensieri e vissuto di alcuni ragazzi e ragazze che vivono con noi nella nostra città. Con la speranza che questa raccolta di testimonianze possa aiutare a riconoscere bisogni, emozioni, aspettative. A costruire una comunità migliore. Per tutti.

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