Dall’azione del Comitato NO impianto a biomasse Inalca uno stimolo agli amministratori locali anche per una reale trasparenza

Più di cento persone hanno preso parte, venerdì 9 marzo a Spilamberto, all’assemblea pubblica promossa dal Comitato No impianto biomasse Inalca (vedi). Altrettante erano presenti all’incontro dell’1 marzo, questa volta a Castelvetro, sempre organizzato dal Comitato. Intanto il Comitato prosegue la raccolta di firme contro l’impianto: 2.500 firme sono quelle ad oggi acquisite. E’ in atto, insomma, un’importante azione di informazione e di mobilitazione dei cittadini. Sull’importanza dell’azione del Comitato abbiamo già scritto (vedi). Esso svolge una triplice azione: una funzione di “allerta”, ovvero di richiamo dell’attenzione della collettività su un progetto a cui sono associati elementi di rischio o pericolosità; una funzione di “mobilitazione”, ovvero di sensibilizzazione dei cittadini, invitati così a cercare informazioni ed a farsi un’opinione su un tema controverso; una funzione di “produzione” di informazioni, dati, argomenti da opporre al progetto, utilizzando i canali istituzionali (le “osservazioni” al “procedimento unico” attivato in sede provinciale – la fase di raccolta delle osservazioni termina l’1 aprile 2012). E’ significativo che in queste ultime settimane l’azione del Comitato sia stato apprezzato non solo dai cittadini, ma anche dagli amministratori. Ho personalmente ascoltato l’apprezzamento del sindaco di Castelvetro, Giorgio Montanari: “Il Comitato sta facendo un buon lavoro” (così nella seduta della commissione consiliare del 21 febbraio, poi ripetuto nell’assemblea dell’1 marzo). Ed anche il 9 marzo, a Spilamberto, tanto il vicesindaco Daniela Barozzi, quanto il consigliere comunale PD Marco Villa hanno ringraziato il Comitato per l’opera che svolge. Tutto bene, dunque? Forse sì. Ma forse proprio questa vicenda dovrebbe far interrogare gli amministratori locali sulla trasparenza dei processi decisionali delle amministrazioni che presiedono (o in cui queste sono coinvolte – ricordiamo che l’autorizzazione dell’impianto è di competenza della Provincia e che l’amministrazione comunale di Castelvetro è “solo” un “partecipante” alla conferenza di servizi). Su questo almeno una considerazione va fatta.

I relatori all'assemblea del 9 marzo a Spilamberto. Da sinistra: Luciano Bozzoli, Stefano Montanari, Ernesto Maria Amico, vicepresidente del Comitato (in piedi), Roberto Monfredini (foto del 9 marzo 2012)

[1] Le ragioni che giustificano l’opposizione del Comitato al progetto dell’impianto a biomasse dell’Inalca riguardano essenzialmente due aspetti (vedi). In primo luogo è sollevata una questione circa l’interpretazione della normativa vigente o la sua incoerenza od indeterminatezza su un aspetto implicato: l’ammissibilità o meno dell’impiego di sottoprodotti di origine animale di categoria 1 per la produzione di un combustibile a base di grasso animale per la centrale di cogenerazione (e, legata a questo, la conformità del trattamento alle norme finalizzate all’eradicazione della TSE). In secondo luogo è sollevata una questione inerente le emissioni rilasciate dal processo di combustione: quale composizione e dunque nocività, quale dispersione, ecc.

Il "combustibile" impiegato: biomasse o rifiuti? Una delle slide presentate all'assemblea di Spilamberto (foto del 9 marzo 2012)

Nei tre incontri pubblici delle ultime settimane (commissione consiliare a Castelvetro il 21 febbraio; assemblea pubblica a Castelvetro l’1 marzo; assemblea pubblica a Spilamberto il 9 marzo) le argomentazioni (ed i dati) presentate dal Comitato sono state sostanzialmente le stesse , affidate alle relazioni di Roberto Monfredini (rispetto delle norme di legge), Stefano Montanari e Luciano Bozzoli (nocività delle emissioni). In realtà, per valutare l’aspetto delle emissioni e della loro nocività, è stata rilevata (oltre che dagli esperti del Comitato, anche da Simonetta Tunesi, esperta incaricata dal Comune di Castelvetro) la mancanza di informazioni sulla loro composizione (informazioni che spetta all’azienda fornire). Tali opposizioni si sono sostanziate anche in 4 documenti di “osservazioni” al procedimento di Valutazione d’Impatto Ambientale presentate dal Comitato il 4 gennaio, il 18 gennaio, il 30 gennaio ed il 20 febbraio. L’allarme lanciato dal Comitato ha quindi spinto altri enti a presentare osservazioni: il Consorzio Castelvetro VITA, il Consorzio di tutela del Parmigiano-Reggiano, il Consorzio di tutela del Lambrusco di Modena ed altri ancora (le osservazioni ad oggi presentate sono pubblicate nell’apposita sezione dedicata al procedimento, nel sito web della Provincia di Modena: vedi). Questa fase di presentazione di “osservazioni” in opposizione al progetto potrà proseguire fino all’1 aprile, quando scadranno i 60 giorni di tempo per la fase, appunto, delle osservazioni (da quella data sono previsti, di legge, non più di 90 giorni per concludere la procedura di VIA – l’esito dunque sarà noto plausibilmente a luglio 2012). Occorre qui considerare che la formulazione di osservazioni specifiche per quanto riguarda il contenuto e coerenti con l’iter procedimentale non è affatto una cosa banale, visto che occorre disporre di expertise giuridica e tecnica non indifferente. Per questo motivo il fattore tempo risulta di primaria importanza – al proposito ricordiamo che la “pubblicazione” dell’avvio del procedimento di VIA è del 31 agosto 2011, ma che solo il 30 novembre la notizia del progetto è divenuta effettivamente “pubblica”. Insomma tra l’atto formale della “pubblicazione” (passato però del tutto inosservato) e l’effettiva “pubblicizzazione” sono passati tre mesi. Tre mesi che potevano consentire un’analisi più approfondito del progetto (ancorché mancante di elementi conoscitivi rilevanti) e, soprattutto, una più estesa raccolta di informazioni su impianti analoghi presenti in Italia o in Europa. Invece il Comitato ha avuto la possibilità di costituirsi solo il 15 dicembre 2011, potendo operare dunque per poco più di tre mesi ai fini delle “osservazioni”, visto che questa fase termina l’1 aprile (occorre considerare anche che la fase delle osservazioni è risultata prolungata a seguito di una ri-apertura dei termini, l’1 febbraio).

Il pubblico in sala all'incontro a Spilamberto (foto del 9 marzo 2012)

[2] La rilevanza, nel procedimento, di un “attore” come il Comitato per il NO è evidente (vedi). E tuttavia nei primi 4 mesi di istruttoria del progetto (da agosto ad ottobre 2011) i cittadini sono “stati tenuti” all’oscuro del progetto e del procedimento in corso. Formalmente, come sappiamo, il procedimento era “pubblicizzato” (basta la pubblicazione dell’avviso su un quotidiano locale e nel sito web dell’ente competente), ma di fatto non era di dominio pubblico. Ecco, è qui che occorre innestare una riflessione sul ruolo del Comitato e, soprattutto, sul modo di operare degli enti locali coinvolti. Dico subito che, secondo la mia opinione, non vi sono scusanti circa lo scarsissimo impegno alla trasparenza del Comune di Castelvetro e degli altri enti locali coinvolti (Provincia di Modena e Comune di Spilamberto, in primo luogo). Ed è su questo aspetto che gli amministratori locali hanno il dovere di prendere posizione (e di modificare una prassi improntata all’opacità), se davvero vogliono che i ringraziamenti al Comitato suonino sinceri (e non l’espressione di una vuota retorica). Per dimostrare che era pronto al confronto con la cittadinanza sul progetto, il sindaco di Castelvetro, Giorgio Montanari, ha affermato in più di un’occasione: “eravamo pronti per fare un’assemblea a metà gennaio” (così anche all’assemblea dell’1 marzo) – l’assemblea si è quindi tenuta il 21 febbraio (sotto forma di seduta della commissione consiliare), dopo che una precedente convocazione era stata annullata causa neve. Se si pensa che l’amministrazione comunale di Castelvetro era a conoscenza del progetto dalla fine di luglio 2011 e che dal 31 agosto tutta la documentazione progettuale era pubblicata sul sito web della Provincia di Modena si può convenire che non si tratta di certo di just-in-time! Che cosa costava convocare una commissione consiliare sul progetto (a titolo puramente conoscitivo) nel mese di settembre? Questa soluzione sarebbe stata rispettosa delle competenze (la titolarità del procedimento, lo ripetiamo, è della Provincia), ma avrebbe consentito di informare le forze politiche, le realtà associative ed i cittadini. Insomma, anche questo procedimento, come in moltissimi altri casi, testimonia della necessità di ripensare i meccanismi della trasparenza dei procedimenti di maggiore rilievo per le comunità locali.

Il tavolo dei relatori all'incontro a Spilamberto. Da sinistra: Luciano Bozzoli e Stefano Montanari (seduti), Ernesto Maria Amico, vicepresidente del Comitato (in piedi) (foto del 9 marzo 2012)

Sarebbe dunque bene se gli amministratori locali (tra cui Giorgio Montanari, Daniela Barozzi, Marco Villa ed altri che hanno espresso apprezzamento per il lavoro del Comitato) facessero seguito ai “ringraziamenti” con un fattivo impegno a rivedere i meccanismi della trasparenza dei processi decisionali, così da consentire ai cittadini di avere conoscenza tempestivamente dei progetti impattanti il territorio. Come abbiamo già osservato (vedi) la prassi sin qui seguita mina la fiducia nelle istituzioni, allorquando queste, preferendo l’opacità alla trasparenza, alimentano il sospetto di privilegiare gli interessi dei soggetti economicamente forti a scapito di quelli della collettività intera. Ragioni inerenti il funzionamento delle istituzioni ed il riconoscimento di (più estesi) diritti all’informazione ed alla partecipazione convergono qui nel sollecitare una diversa prassi. Gli amministratori che oggi ringraziano (giustamente) il Comitato, dovrebbero, se intendono essere coerenti, impegnarsi a garantire una diversa “trasparenza”. Diversa perché effettiva.

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3 Responses to Dall’azione del Comitato NO impianto a biomasse Inalca uno stimolo agli amministratori locali anche per una reale trasparenza

  1. Marco Villa ha detto:

    Ciao, apprezzo tantissimo questo post che ha il merito di fare un minimo di chiarezza sull’iter che attualmente un progetto simile deve percorrere. Metti giustamente in luce il fatto che occorrono conoscenze tecniche e giuridiche non di poco conto per fare qualsivoglia osservazione.
    Lasciami però dire che il Comune di Spilamberto non è stato poco trasparente perché non aveva nulla da nascondere, nessuna procedura di nessun tipo. Capisco che molti dei potenziali pericoli sottolineati toccherebbero pure gli spilambertesi, ma, purtroppo, le procedure date dalla legge non permettono di trattare progetti non presenti sul territorio comunale. Sto scrivendo una banalità, lo capisco, ma non è di poco conto.
    I consiglieri di Spilamberto hanno partecipato alla commissione congiunta a Castelvetro dedicata al tema, Spilamberto ha ospitato un’assemblea del Comitato, l’Amministrazione, come hai scritto, ha ascoltato (e non ha di certo litigato con chi è preoccupato né ha fatto spallucce). Io stesso, come consigliere, ho chiarito che i dati non dati dall’Inalca ci vogliono e ho fatto appello alla provincia perché dia il giudizio in modo più preciso e tempestivo possibile.
    Sono d’accordo sul fatto che certe procedure avrebbero dovuto essere maggiormente visibili e trasparenti ma invito a non fare di tutta l’erba un fascio. C’è chi ha certe responsabilità e c’è chi non ne ha. Purtroppo il mio comune ha responsabilità limitate. Le mie parole (e quelle del vice-sindaco Barozzi), quindi, non sono state “vuota retorica”, ma stavamo facendo discorsi seri per una questione seria.
    Per quanto riguarda il nostro comune, l’amministrazione sta cercando di rendere trasparente il procedimento di molte altre procedure: in questi giorni si ascoltano i cittadini sul futuro dello spazio attorno alla Rocca Rangoni, alcuni consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, si stanno dando da fare per rendere più “leggibile” dal cittadino comune il bilancio comunale, l’anno scorso è stato spedito un questionario per chiedere ai cittadini quali priorità dare al bilancio futuro (ossia a quello attualmente in discussione) e la trasformazione della viabilità della zona di Fondobosco è stata modificata dopo aver sentito i residenti, procedura seguita anche a San Vito per l’ipotesi di cambio di sensi di marcia. I cittadini hanno votato e se i cittadini possono incidere sulla scelta finale possiamo dire di aver fatto un minimo di partecipazione e non solo consultazione. Questo non vuol dire che ci siano tantissimi altri passi da fare, ma un impegno verso la partecipazione e la trasparenza c’è. Ora sto divagando, ma tutto questo per dire che Spilamberto non vuole nascondere nulla, né sulla vicenda Inalca, né su altri temi delicatissimi, pur riconoscendo che si può fare di più.
    Scusa la lunga e prolissa puntualizzazione, ma ci tenevo. Ciao.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Marco, due sono le questioni che tratti nel tuo commento: trasparenza e partecipazione. Sulla prima mi limito a ribadire quanto già scritto nel post. Gli enti locali partecipanti alla conferenza di servizi (che ha iniziato ad operare nell’agosto 2011) potevano intendere in modo diverso il “principio di trasparenza” e di obbligo alla pubblicità su questo procedimento, ad esempio convocando una commissione consiliare di presentazione del progetto e dandone adeguata pubblicità. Il Comune di Castelvetro lo ha fatto tardi. Avrebbe potuto farlo a settembre 2011. Lo ha fatto solo a febbraio 2012. Se anche il Comune di Spilamberto è uno degli enti che partecipa alla conferenza di servizi poteva anch’esso convocare tempestivamente una commissione (o promuovere un’iniziativa congiunta con Castelvetro e Castelnuovo), come dispositivo di “pubblicizzazione” e di richiamo dell’attenzione su un progetto di rilevante impatto (positivo o negativo che sia). I cittadini, una volta informati, avrebbero potuto valutare se affidarsi ai canali di rappresentanza istituzionali o se mobilitarsi in autonomia (come hanno poi fatto con il Comitato No Impianto a Biomasse Inalca, ma apprendendo del procedimento solo il 30 novembre). L’invito a prendere sul serio il principio della trasparenza in merito ai principali processi decisionali locali vuol dire questo. Vuol dire ripensare i meccanismi di informazione, pubblicizzazione, assegnazione di rilevanza delle amministrazioni locali. A me sembra che qui ci sia un gran lavoro da fare. In merito al tema “partecipazione” tu riporti diversi esempi delle iniziative realizzate a Spilamberto nel secondo mandato del sindaco Lamandini. L’intento di ampliare gli spazi di partecipazione dei cittadini è apprezzabile. I risultati meno. Se tu avessi la cortesia di citare il numero dei partecipanti alle diverse iniziative che citi potremmo vedere quanto sono significative ed efficaci. Sul “questionario” ai cittadini in vista del bilancio di previsione mi sono già espresso: uno strumento inadeguato. Ed infatti non ha prodotto nulla di significativo. Qui argomento in modo dettagliato sul perché lo strumento è inadeguato e l’iniziativa maldestra:
    https://amarevignola.wordpress.com/2010/12/16/partecipazione-perche-solo-fumo-e-niente-arrosto/
    Debbo entusiasmarmi per le “camminate della partecipazione” promosse dal l’assessore spilambertese Sara Zanni? No di certo. Non perché non siano cose che un’amministrazione deve fare, ci mancherebbe. Ma perché, rispetto al tema partecipazione, sono iniziative risibili. Insignificanti. Anzi, un po’ fumo negli occhi. Anche su questo trovi un po’ di considerazioni:
    https://amarevignola.wordpress.com/2011/07/30/partecipazione-una-parola-da-non-manomettere/
    Per quello che ho letto dai giornali un po’ più significative sono le esperienze con i cittadini realizzate a San Vito. Lì c’era almeno un percorso un po’ strutturato. Ma si trattava, in fondo, di decidere in merito all’introduzione di un senso unico (ecco, un ambito su cui, forse, le considerazioni di tipo tecnico dovrebbero prevalere; in tal caso il coinvolgimento dei cittadini può però aiutare a mettere in luce i pro e contro delle diverse soluzioni prospettate). E potrebbe essere significativa l’esperienza che avete appena avviato e finalizzata alla riqualificazione del centro storico nei pressi della Rocca Rangoni (il volantino parla di “incontri partecipativi”, un’espressione che tradisce l’ansia di dire che si fa partecipazione. Potrebbero esserci, infatti, incontri non partecipativi?). Il fatto è che la quasi totalità di queste esperienze appartengono a quella categoria che Yves Sintomer chiama “ascolto selettivo”: gli eletti ascoltano i cittadini e poi decidono quello che vogliono senza seguire una regola e senza neppure dover giustificare la decisione presa. Si può fare di più? Certamente. Secondo me si deve fare di più. Mi sembra però che manchino idee chiare ed una forte volontà politica nel fare sul serio. Io non conosco, infatti, alcun documento del PD, né locale, né nazionale, che definisca perché e come fare partecipazione vera a livello locale. Non sarebbe male ritornare all’antico compito dell’elaborazione politica.
    https://amarevignola.wordpress.com/2012/03/18/democrazia1-scongelare-lidea-della-democrazia-rappresentativa/
    Nel frattempo, purtroppo, ci si deve accontentare di molta, troppa improvvisazione. Comunque, il vero banco di prova sarà il PSC. La “madre di tutte le battaglie” partecipative (c’è pure un obbligo di legge al coinvolgimento dei cittadini!). Qui si è partiti con il piede sbagliato:
    https://amarevignola.wordpress.com/2010/08/13/psc-si-riparte-chi-sale-in-carrozza/
    E si procede ancora a “trasparenza zero” (anche se il comune di Spilamberto – unico dei 5 comuni dell’Unione – almeno un incontro pubblico l’ha già organizzato. Troppo poco però). Neppure i documenti “innocui” sul quadro conoscitivo sono stati resi pubblici! Come pensiamo che i cittadini o le realtà associative interessate possano poter dire qualcosa di significativo in merito senza conoscere l’impressionante mole di documentazione ed analisi che vi sta dietro? E’ stato saggio rinunciare ad organizzare un vero percorso di partecipazione (come tra l’altro previsto dalla L.R. n.6/2009) a livello di Unione? Capisci che un certo scetticismo sull’impegno alla “partecipazione” delle amministrazioni locali sorge spontaneo.

    PS. Desolante lo stato del sito web dedicato al PSC, su cui pure gli attuali amministratori stanno lavorando dalla primavera 2010!!
    http://www.psccastelli.it/

    • Marco Villa ha detto:

      Ciao, grazie della tua risposta.
      Mi preme sottolineare alcuni fatti. Sul comune di Castelvetro non mi pronuncio, quindi non dirò mai nulla su cosa questo comune avrebbe o non avrebbe dovuto o potuto fare. Non mi permetterei mai.
      Premesso ciò, però, vorrei dire che, anche se è innegabile che Spilamberto sia presente nella conferenza, il mio comune non si sarebbe permesso di fare iniziative su un progetto che, anche se importante, non è situato sul proprio territorio. Non è questione di lana caprina: sai benissimo che fare una commissione su un progetto non presente sul territorio avrebbe portato a poco o nulla. Un conto è porre attenzione perché le implicazioni ricadrebbero anche su Spilamberto, un conto fare una sorta di “ingerenza” ai vicini.
      Qui non bisogna dimenticare, a prescindere dalla grandezza del tema in discussione, chi deve fare cosa. Mi ripeto: Spilamberto poteva far poco. E, aggiungo, sfortunatamente. Questo è un tema importante e ben volentieri, come amministratore, avrei voluto far di più, anche perché personalmente trovo molte lacune nelle carte dell’azienda.
      Io non voglio negare il principio di trasparenza, ma invitarti a non “sparare” nel mucchio. Poi io mi fido e rispetto le decisioni del comune di Castelvetro e se ha deciso di fare una commissione a febbraio penso avrà avuto le sue motivazioni. Le eventuali critiche o apprezzamenti li lascio, giustamente, ai castelvetresi e ai consiglieri locali.
      Sul discorso della partecipazione lasciami dire che non ho mai scritto che il mio comune sia al top o che ne faccia abbastanza. Così come non ho citato le camminate come esempio di partecipazione. Non perché non le ritenessi utili, ma perché trovo che vi siano altri progetti degni di maggior nota. E, soprattutto, non ho messo tutte le iniziative sullo stesso piano: diffondere dei questionari per rilevare alcune sensibilità dei cittadini per il bilancio è ben diverso dal fare una consultazione con tanto di voto per cambiare la viabilità (come a San Vito e Fondobosco). Sono sistemi diversi di consultazione e con diversi gradi di partecipazione, quando questa è intesa come possibilità concreta di influire sul risultato finale da parte del partecipante. Quindi non si tratta di ascolto selettivo, ma di vero ascolto e vera intenzione di coinvolgere le persone. Ci sono stati risultati apprezzabili: i questionari ritornati indietro per il cambio di senso di marcia a Fondobosco sono stati centinaia, a San Vito la sala Rinascita, dove si svolgevano gli incontri, è stata gremita, sorpassando, come numero di persone, le presenza durante l’incontro del comitato contrario all’impianto dell’Inalca al centro Famigli. E, solo per onor di cronaca, lasciami ricordare che a San Vito non si trattava di un senso unico o meno, ma di cambiare (secondo diversi scenari prospettati) o meno la viabilità di svariate vie e, comunque, di quelle principali. Non a caso a votare ci è andato pure chi non era direttamente toccato dalle ipotesi di progetto. Sulla riqualificazione degli spazi attorno alla Rocca Rangoni siamo giusto all’inizio, ma l’intento è quello di una più larga partecipazione possibile.
      Con questo voglio dire che va tutto bene? No di certo. Ma un conto è dire che gli amministratori fanno retorica perché non vogliono fare partecipazione e rendere gli atti trasparenti, un conto è dire che si potrebbero usare altri strumenti e per altre metodologie.
      Tu stesso sai che non è semplice e, soprattutto, sai che è facile fare propaganda spiccia sul tema della partecipazione ed essere continuamente accusati di farne di falsa (se non altro perché si può SEMPRE fare meglio). Sei stato amministratore pure tu, sai che difficoltà ci vogliono, che organizzazione e risorse, sempre minori nei comuni, ci vogliono per fare una vera partecipazione. So pure io che il top sarebbe rappresentato dall’istituzione delle giurie di cittadini o, magari, dall’organizzazione di sondaggi deliberativi alla Fiskin ma non sempre è concretamente possibile realizzare ciò.
      La nostra voglia di fare vera partecipazione c’è tutta e la parola “partecipazione” non viene usata in modo propagandistico. Per cui ti invito a non essere scettico quando un comune prova a essere “partecipativo”.
      Concludo affiancandomi a te nella critica al Pd per non aver elaborato una posizione ferma sul tema. Sul PSC capisco la desolazione, ma penso proprio che da qui a poco le cose si muoveranno e in meglio.
      Scusa ancora per la mia “lungaggine” e grazie per lo spazio concessomi. Ciao.

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