Impianto a biomasse Inalca. Ecco perché occorre ringraziare il Comitato per il no

Ieri sera si è tenuta a Castelvetro la commissione consiliare congiunta (Castelvetro, Spilamberto, Castelnuovo) dedicata al progetto dell’Inalca relativo ad un impianto per la produzione di energia elettrica e termica da biomasse (rifiuti) di origine animale. Assieme al sindaco di Castelvetro, Giorgio Montanari, a diversi consiglieri comunali dei tre comuni interessati ed agli “esperti” delle diverse parti erano presenti circa 150 cittadini. E qui vien subito da dire che il colpo d’occhio sulla sala diceva già tanto sul modo di intendere il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini da parte dell’amministrazione comunale: sindaco e consiglieri tutti a sedere, la maggior parte dei cittadini in piedi per le quasi cinque ore di dibattimento! Sovranità popolare, si chiama. Magari la prossima volta facciamo il possibile per mettere tutti a sedere, senza distinzione tra cittadini di serie A e di serie B. Esprimo invece apprezzamento per la decisione del sindaco, nient’affatto scontata, di impostare la seduta consiliare sotto forma di dibattimento tra esperti delle parti contrapposte (Inalca e Comitato No Impianto Biomasse Inalca) ed anche esperti in rappresentanza delle istituzioni. E’ la strada giusta per avere chances maggiori di una giusta deliberazione – che, comunque, dovrà essere assunta dalla Conferenza di servizi coordinata dalla Provincia di Modena. Ma non c’è dubbio che dati ed argomenti sviluppati in sede locale potranno riverberare sul procedimento provinciale.

Il sindaco di Castelvetro, Giorgio Montanari, introduce i lavori della commissione consiliare intercomunale di martedì 21 febbraio 2012

[1] Il dibattimento in commissione ha contribuito ad evidenziare i punti di incertezza ed a chiarire che la documentazione fornita da Inalca spa in merito al progetto è insufficiente, non consentendo di determinare, ad esempio, le caratteristiche delle emissioni (tipo, quantità e dispersione degli inquinanti) e dunque di stimare il loro impatto sulla salute e sulle produzioni tipiche del territorio. Questo in estrema sintesi il riassunto della serata. Su questa conclusione hanno convenuto non solo gli “esperti” del Comitato, Roberto Monfredini, veterinario, e Luciano Bozzoli, componente del consiglio direttivo del Comitato e laureato in fisica, ma anche gli altri due esperti invitati dalle istituzioni: Stefano Montanari, direttore del laboratorio Nanodiagnostics, e Simonetta Tunesi, consulente tecnico del Comune di Castelvetro. Con loro, nella serata, sono intervenuti Giovanni Sorlini, della direzione qualità e sviluppo sostenibile di Inalca (ha presentato il progetto, fornito chiarimenti e replicato ad alcune delle critiche) e Alberto Pedrazzi, responsabile del procedimento unico della Provincia di Modena. E’ chiaro che un dibattimento articolato in più relazioni e prese di posizione, ma senza un confronto serrato sugli argomenti delle controparti (cosa che non può essere realizzata in una serata), non consente di esaurire la discussione e di giungere ad una valutazione definitiva. La serata ha comunque consentito una enucleazione delle contestazioni o dei dubbi a cui Inalca sarà tenuta a rispondere (dopo che già una prima versione del progetto è stata ritenuta insufficientemente documentata ed ha prodotto, pertanto, un’integrazione di documentazione trasmessa dall’azienda alla provincia di Modena il 21 dicembre scorso). E’ importante, in effetti, aver presente che questo momento conoscitivo (commissione consiliare a Castelvetro) non è parte integrante del procedimento in corso, ma un momento di informazione (verso i cittadini ed i consiglieri comunali, che pure non hanno titolo ad intervenire nel procedimento, anche se il Comune di Castelvetro, tramite i propri rappresentanti, partecipa alla Conferenza di servizi) e di confronto tra le parti in causa.

Uno scorcio della sala consiliare. La maggior parte dei cittadini intervenuti sono rimasti in piedi ad assistere al dibattito, nonostante il videocollegamento in una vicina saletta (foto del 21 febbraio 2012)

[2] Il progetto predisposto da Inalca spa riguarda la realizzazione di un “impianto di trattamento di sottoprodotti di origine animale con valorizzazione energetica”. Tale impianto andrebbe a svolgere sia la funzione di trattare i sottoprodotti della macellazione bovina (disciplinati anche con riferimento all’obiettivo di impedire la diffusione delle encefalopatie spongiformi trasmissibili (a cui appartiene il morbo della “mucca pazza”), sia quello di produrre energia elettrica mediante un combustibile a base di “grasso animale”. Le due funzioni sono realizzate tramite distinti componenti: un impianto di rendering per il trattamento degli scarti di lavorazione (potenzialità massima 84 ton/giorno: a servizio degli stabilimenti di Castelvetro e di Ospedaletto Lodigiano) ed un impianto di cogenerazione costituito da due motori endotermici della potenza complessiva di 5 MW (qui la “sintesi non tecnica” presentata dall’azienda: pdf). Secondo Inalca tale progetto non solo è economicamente conveniente per l’azienda, ma consentirebbe anche di ridurre le emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera rispetto ad ora (vedi). La richiesta di autorizzazione è stata presentata da Inalca alla provincia in data 7 luglio 2011. Poiché il progetto vede implicati diversi quadri normativi esso origina tre distinti procedimenti, incardinati uno sull’altro: autorizzazione di un impianto con fonte energetica rinnovabile, Valutazione d’Impatto Ambientale – VIA (procedimento che si incardina all’interno del precedente) e Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Ai sensi delle legge n.241/1990 i diversi procedimenti confluiscono in un unico procedimento autorizzativo mediante Conferenza di servizi (a cui partecipano tutti gli enti che per legge debbono fornire pareri necessari per giungere all’autorizzazione definitiva od al suo diniego).
L’autorità competente per tutti e tre i procedimenti è la Provincia di Modena che, a seguito della richiesta presentata da Inalca, ha convocato la prima seduta della Conferenza di servizi il 9 agosto e poi di nuovo il 16 settembre (intanto il 31 agosto è stata pubblicata su Il Resto del Carlino l’avvio del procedimento di VIA – passato sostanzialmente inosservato). Il 10 ottobre sono stati richiesti ulteriori documenti integrativi, trasmessi da Inalca il 21 dicembre. La rilevanza delle integrazioni ha consigliato la ripubblicazione (ulteriori 60 giorni a far data dal 2 febbraio) dei documenti di progetto ai fini della procedura di VIA. Completata quest’ultima, solo a fronte di parere positivo (recepito con delibera dalla giunta provinciale) l’iter della Conferenza di servizi potrà riprendere e concludersi “producendo” una determina del dirigente competente di concessione dell’autorizzazione. Questo complesso iter serve a concentrare in un unico procedimento la partecipazione delle istituzioni rilevanti ed a garantire il fatto che il perseguimento dell’interesse da parte di un’impresa privata non avvenga a scapito di beni rilevanti per la collettività (salute) e del territorio (tutela ambientale e salvaguardia di produzioni tipiche). E’ dunque evidente che la fase di istruttoria e dibattimentale rilevante è quella attualmente in corso, relativa al procedimento di VIA.

Il centro storico di Castelvetro durante i preparativi della sagra dell'uva (foto del 18 settembre 2010)

[3] Non intendo entrare nel merito delle osservazioni critiche avanzate dal Comitato No Impianto biomasse Inalca (per una “introduzione”: vedi) e delle controargomentazioni proposte dallo staff tecnico di Inalca. Per le prime rimando al sito web del Comitato (vedi). Anche Inalca ha predisposto una sezione web relativa al progetto (vedi) ed ha anche attivato un numero verde per i cittadini interessati a chiarimenti (modalità di risposta però difficilmente controllabile). Qui mi preme invece evidenziare il contributo fondamentale dato dal Comitato No Impianto Biomasse Inalca all’istruttoria in corso. La pubblicazione dell’avvio del procedimento di VIA del 31 agosto 2011 è in effetti passata inosservata. Sino ad allora la procedura era esclusivamente interna ai canali istituzionali. Il progetto è divenuto di pubblico dominio più avanti, il 30 novembre scorso, quando il Movimento 5 Stelle ha organizzato un’assemblea pubblica chiamando i cittadini a mobilitarsi contro il progetto. Successivamente, a metà dicembre, si è costituito il Comitato No Impianto Biomasse Inalca che oggi è divenuto il principale strumento di mobilitazione contro il progetto dell’impianto, raccogliendo firme (ad oggi circa 2.500), mobilitando esperti, producendo “osservazioni” al procedimento, partecipando ai dibattimenti pubblici (vedi). Prima di liquidare l’azione del Comitato come una delle tante manifestazioni della “sindrome NIMBY” (Not In My BackYard) occorre riconoscere che, ad oggi, esso ha svolto tre fondamentali funzioni:

  • Innanzitutto ha richiamato l’attenzione della collettività sul progetto, con i suoi aspetti tuttora non chiariti in modo inequivocabile ed i potenziali rischi. Si tratta di una vera e propria funzione di “allerta” o, per usare, l’espressione del politologo John Zaller di “allarme antifurto” (burglar alarm). E’ chiaro che raramente le istituzioni pubbliche svolgono una tale funzione – ed in effetti, nel caso in questione, sono stati movimenti e comitati ad attivare l’opinione pubblica, evidenziando il fatto che c’è una posta in gioco significativa per la collettività. Nella fase iniziale (luglio-novembre 2011) l’amministrazione comunale ha manifestato ritrosia ad esercitare od anche solo ad agevolare la funzione di attivazione dell’attenzione sociale. Nella risposta al Movimento 5 stelle del 5 novembre 2011 il sindaco escludeva ancora qualsiasi impegno dell’amministrazione nell’indizione di un’assemblea pubblica con l’argomento che la competenza del procedimento è della Provincia (pdf). Parallelamente analoga ritrosia era mostrata da Inalca (“Aspettavamo di incontrare la cittadinanza, ma intendevamo farlo in un evento organizzato dal Comune” avrebbe detto un tecnico Inalca secondo quanto riportato dalla Gazzetta di Modena del 30 dicembre 2011, p.22) – ma in questo caso è “comprensibile”. E’ chiaro che l’esplosione della pubblicità, a fine novembre, ha cambiato le carte in tavola.
  • In secondo luogo la mobilitazione dell’opinione pubblica ha determinato automaticamente un innalzamento della soglia di attenzione delle stesse istituzioni pubbliche. Cresce la pressione sociale nei confronti delle istituzioni deputate a decidere e ciò si traduce, senz’ombra di dubbio, in un innalzamento dell’attenzione (esemplare è il recente caso della richiesta di ricerca di idrocarburi della texana Hunt Oil che ha visto risposte diverse in base alla diversa capacità dei territori di mobilitarsi: vedi).Oggi gli attori istituzionali (funzionari, tecnici, amministratori) sono spinti ad esercitare il massimo impegno di istruttoria in merito ai rischi ed il massimo di tutela possibile, compatibilmente con il quadro normativo vigente, sentendosi sotto l’occhio dei riflettori.
  • In terzo luogo il Comitato funge da “produttore” di informazioni ed argomenti contro la prospettiva dell’autorizzazione, mettendo a disposizione del processo deliberativo nuove conoscenze, nuovi quesiti, nuovi argomenti (sapendo che tali “contributi” saranno comunque filtrati e vagliati nel dibattimento pubblico). Non solo, dunque, risulta determinante nell’alzare le soglie di attenzione della collettività e dei soggetti istituzionali, ma partecipa al processo deliberativo allargato, quello che ha luogo anche al di fuori del procedimento in senso stretto. Da questo punto di vista non si può comunque tacere la disparità delle “risorse” in campo, economiche e di expertise. Da un lato tecnici, professionisti, esperti pagati dall’azienda. Dall’altro cittadini che, coinvolti e mobilitati nella difesa dell’interesse generale, “si inventano” studiosi di materie giuridicamente e tecnicamente assai complesse, magari con l’aiuto di esperti retribuiti tramite risorse ottenute con campagne di autofinanziamento. Anche per questo gap di expertise (che però si riduce man mano che il tempo passa) il “fattore tempo” non è affatto irrilevante. Il Comitato si è infatti costituito a metà dicembre ed in solo due mesi è stato in grado di acquisire competenze di tutto rispetto, come ha dimostrato ieri sera nel corso della seduta. Certo, se la notizia del progetto fosse divenuta effettivamente di dominio pubblico dopo la prima pubblicazione dell’avvio del procedimento di VIA (avvenuta il 31 agosto 2011), il Comitato avrebbe ora qualche “arma” in più a sua disposizione, in termini di conoscenza della materia e del progetto.

Per l’aver svolto e l’essere tuttora impegnato a svolgere queste tre funzioni, il Comitato meriterebbe riconoscenza e pubblico apprezzamento da parte dei cittadini e delle istituzioni pubbliche partecipanti al procedimento autorizzativo. In effetti va dato atto al sindaco di Castelvetro, Giorgio Montanari, di aver espresso un tale apprezzamento anche in apertura della commissione di ieri: “la nascita del comitato ha migliorato la comunicazione con l’amministrazione”. Riconoscimento importante. Ma anche questa vicenda evidenzia l’urgenza di rivedere i meccanismi di trasparenza e di partecipazione a tutela dei cittadini. Intanto la fase finale del procedimento di VIA si avvicina.

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14 Responses to Impianto a biomasse Inalca. Ecco perché occorre ringraziare il Comitato per il no

  1. Giorgio Montanari ha detto:

    Sintesi precisa e buoni stimoli:
    Dissento solo sul ruolo del movimento 5 stelle: altro che propositivo … ha, di fatto, alzato il tiro impedendo una razionale esposizione.
    In ogni caso: credo occorra lavorare in questa direzione che anche tu descrivi.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Giorgio, c’é un aspetto importante su cui occorre richiamare l’attenzione ed è la presenza o meno di fiducia, da parte dei cittadini (in primo luogo quelli riunitisi nel Comitato), nei confronti delle istituzioni pubbliche. La fiducia nei confronti delle istituzioni e della politica è particolarmente bassa in Italia. E secondo me neppure del tutto a torto. Questo richiede che gli enti locali chiamati a presiedere ai procedimenti di autorizzazione su progetti complessi e controversi come questo tengano conto del fatto che ogni loro iniziativa si scontra con livelli elevati di sfiducia, ovvero che sono tenuti a comportamenti che debbono passare al vaglio di “filtri” molto severi prima di poter essere riconosciuti come corretti, ovvero equi. Il ritardo con cui l’avvio del procedimento di VIA è divenuto pubblico (solo a fine novembre, nonostante la “pubblicazione” il 31 agosto) costituisce oggettivamente un handicap nel rapporto fiduciario tra cittadini preoccupati ed enti locali. Ne vedremo gli effetti per tutto il tempo del procedimento, temo. Non a caso, infatti, leggo sul Carlino di oggi (23 febbraio) dichiarazioni del presidente del Comitato, Luciano Lugli, che commenta così l’accordo tra amministrazione Comunale ed Inalca per il controllo “in continuo” anche della (eventuale) fase di realizzazione dell’impianto, ad opera di un esperto del Comune: “Il Comune controllerà? Bene, ma chi controllerà il controllore?”. L’unica risposta possibile (e intelligente) l’ha fornita Massimo Brunetti, consigliere comunale PD (riporto sempre dalla stampa): “propongo che nel team per i controlli venga inserito anche un rappresentante dei cittadini”. A me sembra che nel caso l’iter procedurale si concluda con l’autorizzazione, sia una buona idea quella di costituire una sorta di “cabina di monitoraggio” in cui coinvolgere anche rappresentanti del Comitato.

  3. Ernesto ha detto:

    Anch’io, caro Andrea, mi complimento per la sintesi e naturalmente per il giudizio che esprimi riguardo il comitato. Ti confesso che l’idea della “cabina di monitoraggio” non mi convince del tutto e provo a spiegarmi in due parole. Mettiamo che l’impianto sia realizzato e messo in esercizio e gli esperti dopo un certo periodo si accorgano di qualche sforamento riguardo le emissioni. Cosa succede? Fermi tutti? Per quanto tempo? Solitamente s’impone al gestore un periodo in cui deve sistemare le cose. Nel frattempo si ferma la produzione? Mettiamo che le cose di rimettano a posto (in che modo se strutturalmente l’impianto è un gigantesco diesel che brucia olio animale e quindi una “macchina da fumo”?). Poi nuovi sforamenti, nuove fermate, ecc. Non si arriverà mai al fermo di un impianto che è costato milioni di euro. Inoltre non c’è nessun monitoraggio possibile delle diossine, che cadono lontano e si accumulano, anno dopo anno. Poniamo il caso poi di emissioni odorigene violente, che non faranno male alla salute ma che rendono l’ambiente invivibile, andando anche a sommarsi a quelle già presenti sul territorio. In questo caso, per nulla remoto, non sarà necessaria la “cabina di monitoraggio”, sarà sufficiente il naso di ogni singolo abitante. Cosa si farà? Proteste, manifestazioni, interpellanze …. come già accaduto in questi casi:
    http://zanzaradimolteno.blogspot.com/2010/08/molteno-blindata-limar-attacca-la.html;
    http://www.fombio.com/notizia.php?NewsID=4234;
    http://www.gruppoleganorder.org/Files/file_interrogazioni/Interrogazione%20%28Odore%20nauseabondo%20Polesine%20-%20Zibello%29.htm
    dove ci si riferisce a impianti citati anche da Inalca.
    L’Arpa interviene, ci si ferma un po’ e poi tutto come prima.
    Inoltre chi del Comitato dovrebbe entrare in questa famosa cabina? Dovrebbe essere un tecnico e dovrebbe farlo a tempo pieno. E con quali costi? Sostenuti da chi?
    Per non dire poi di testimonianze di tecnici, incontrati in queste settimane di attività presso i banchetti informativi, che dicevano sottovoce come non sia così difficile aggirare i controlli. Ma qui si apre un capitolo ben più ampio …
    Io ritengo per questi e altri motivi ( non ultimo il problema del prione della “mucca pazza”, per cui i SOA di categoria 1 possono essere usati solo se trattati ad almeno 1200° C per 0,2 sec.) che l’impianto non debba essere realizzato e chi dovesse invece autorizzarlo si assume di fronte ai cittadini una responsabilità non piccola.

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Enrico, l’adesione o meno, da parte del Comitato o suoi rappresentanti, alle proposte di partecipazione provenienti dalle istituzioni pubbliche è ovviamente rimessa alla vostra valutazione. Si tratta, in altri termini, della strategia che intendete perseguire. In particolare, nel caso in cui l’impianto venga autorizzato e dunque realizzato, si tratta di decidere cosa fare. Una delle opzioni possibili, in tal caso, è quella di mantenere un impegno nel monitoraggio e nel denunciare gli esiti difformi da quelli previsti dal progetto autorizzato. E’ in questo caso che la proposta di far parte di una “cabina di monitoraggio” mi sembra interessante. In ogni caso, se la proposta avanzata dal consigliere Brunetti venisse fatta propria dall’amministrazione comunale, si tratterebbe di una possibilità in più per esercitare un controllo più preciso sulla conformità dell’impianto. Certo, si aprirebbe un fronte impegnativo che riguarderebbe l’azienda, gli enti locali, l’ARPA e le altre autorità deputate ai controlli, i cittadini, il Comitato. Che però avverrebbe comunque. Per voi si tratterà di decidere se provare a “controllare” dall’esterno o se provare a controllare dall’interno di una commissione di controllo. In ogni caso è giusto cercare di apprendere dalle esperienze già in corso. Buon lavoro!

  5. dunnangall ha detto:

    Gent.mo Dott. Ernesto Maria Amico, vorrei farle presente che non esistono condomini a qualche centinaia di metri dallo stabilimento Inalca, come invece da lei asserito nella sua del 14 febb 2012.
    Ho l’impressione che anche per il temerario Paltrinieri il suo negazionismo sia andato oltre, troppo forte. Lei sta rigettando una materia molto rara, spesso introvabile che a volte solo dopo tanti sacrifici si riesce ad assaporare, la partecipazione … tema molto caro ad Andrea.
    In bocca al lupo

  6. cantacann ha detto:

    Mi unisco a ringraziare la libera iniziativa di un’associazione che svolge le 3 funzioni citate.

    Costi: il comitato si deve conquistare la credibilità per ricevere il contributo di tempo e denaro della popolazione.

    Il comitato No biomasse non si può considerare NON affetto da NIMBY.
    Si tratta sempre e solo di enfatizzazione di possibili pericoli, non di diffusione di informazioni utili alla gente. Anche quando le direttive Europee dicono il contrario vedi mio commento a questa direttiva
    http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi!celexplus!prod!DocNumber&type_doc=Directive&an_doc=90&nu_doc=667&lg=it
    https://amarevignola.wordpress.com/2012/01/12/una-centrale-a-biomasse-allinalca-le-ragioni-dei-cittadini-che-protestano-di-ernesto-m-amico/#comment-3812

    La sfiducia è sempre e solo da un lato, magari i tecnici sbagliano, magari, si scopre che il cellulare uccide, e poi per carità Marie Curie è morta scoprendo i raggi x, chissà, forse moriremo tutti perchè alla mezzanotte del nucleare esploderà il mondo, come ricordava qualcuno su un blog, chi lo sa. Però i fatti positivi del progresso, quelli sono sempre negati.

    Quando possiamo parlare del fatto che negli anni dal 2001 al 2008 l’aspettativa di vita è aumentata di 6 mesi in Emilia Romagna? o che negli ultimi 40 anni è aumentata di 10 anni, grazie, o nonostante le macchine odiate dai luddisti?

  7. Ernesto ha detto:

    Gentile dunnangall, negazionista di condomini, venga all’assemblea di domani primo marzo a Castelvetro o del 9 a Spilamberto: potrà inebriarsi di partecipazione!

  8. dunnangall ha detto:

    Volevo, per chiudere, sottolineare al Gentile Dott. Ernesto Maria Amico che nemmeno nella slide presentata all’assemblea pubblica a Castelvetro, le confermo la mia presenza in sala, si è visto il suo condominio all’interno dell’area delimitata in rosso quale “sensibile” tant’è che l’insediamento urbano di Settecani e quello di Ca’ di Sola ne sono fuori. Detto questo, che poco importa, ho avuto il sentore di una ostentazione di certezza e sicurezza da parte dei relatori ma che da parte degli intervenuti ci si aspettava in realtà di più, parecchio di piu’. Si è sentita troppe volte la parola “puzza” e poche sono state le indicazioni delle fonti da cui sono emersi i preoccupanti dati presentati. I toni e i modi, per non parlare dei contenuti, con cui ci si è rivolti alla cittadinanza intervenuta mi sono parsi da un lato alquanto superficiali e lacunosi non supportati da dati e fonti certe, dall’altro gestiti con un’approccio da primi della classe che hanno velatamente snobbato gli intervenuti, tabelle approssimative e poco chiare, troppi forse o vedremo.. Posso osare, l’immagine avuta è da un lato gli oratori fancazzisti con di verità piena la bocca e dall’altro tutti insieme in un recinto la gente comune, quella della porta accanto del suo condominio, quella che si sbatte dalla mattina alla sera e che alla fine si chiedeva…e allora?…cosa succederà?…quali sono le regole del gioco? ..solo puzza o è veramente una porcata ? Con rammarico devo, e mi duole non per la persona che non conosco ma per il ruolo che ricopre, che l’unico intervento che in qualche modo aldilà dei numeri e delle slides ha messo i paletti alla serata è stato quello del Sindaco, il tanto bistrattato Montanari che certo non si è esposto nel suo ruolo ma ha comunque più volte spiegato a tutti quali sono le regole del gioco, gli attori, i luoghi i tempi e i modi del proseguio del dibattito. Caro gentilissimo Dottore Ernesto Maria Amico l’importante di tutto questo, per l’ennesima volta, e’ riuscire a dimostrare che il rispetto delle regole e delle norme in essere è alla base di una società democratica, solidale e lungimirante, senza preconcetti e combattiva vs i piccoli e i grandi interessi di parte comunque dannosi per il bene comune. Se le regole, peraltro europee, si dimostreranno solide inattaccabili e vincolanti sulle quali andrà a sbattere la fattibilità dell’impostazione dell’impianto questo rimarrà sulla carta, se invece lo stesso si dimostrerà rientrante nei parametri allora forse si farà. Punto. Questo è quello che penso, ho l’impressione invece che lei sia della schiera di quelli che ritengono che una scoreggia di vacca produca inquinamento, invece probabilmente fà solo puzza.
    A tutti un grande in bocca al lupo.

  9. Ernesto Maria Amico ha detto:

    Gentile Dunnangall,

    apprezzo che lei sia stato presente all’assemblea di Castelvetro. Rispetto la sua opinione riguardo le relazioni; certo se lei avesse fatto sentire la sua voce critica, avrebbe potuto contribuire a un progresso della serata.
    Per quanto riguarda la slide, fa forse riferimento a quella che mostra la distanza minima da un impianto di fusione di grasso rispetto agli insediamenti abitativi: 500 metri. In quell’area vi sono diverse abitazioni. Altre immagini mostravano invece la ricaduta degli inquinanti, in un’area che comprende gli abitati di Settecani, Cà di Sola e più in là Castelnuovo e Spilamberto (con tutto il loro bel corredo di villette e condomini). Anzi, secondo il parere del dott. Stefano Montanari, occorrerebbe allargare di molto il raggio.
    Di contro, l’immagine fornita da Inalca dimostra un abile slalom delle particelle, che eviterebbero tutti i centri abitati.

    Crepi il lupo (di morte naturale e purché non lo si bruci: se non ci fossero i certificati verdi sarebbe conveniente farlo?)!

  10. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Giovedì 3 maggio su Il Resto del Carlino l’assessore provinciale all’ambiente, Stefano Vaccari, annuncia che “il parere definitivo e ufficiale della Conferenza dei servizi arriverà il 22 maggio, ma si va nella direzione auspicata da quanti si erano preoccupati per la nascita del termovalorizzatore”. Non deve sfuggire l’irritualità dell’annuncio. Un politico, assessore, rappresentante delle istituzioni, che “anticipa” una decisione che non è ancora stata formalizzata, dunque non esiste. Aggiunge Vaccari: “La decisione finale sarà frutto di un lungo lavoro di approfondimento. E scaturirà da un parere esclusivamente tecnico e di merito, che non vuole premiare, né andare contro nessuno”. Epperò l’assessore questo “parere esclusivamente tecnico e di merito” è già in grado di anticiparlo – probabilmente a beneficio degli elettori del comune di Castelnuovo Rangone. Perché non c’è altra spiegazione di questo modo di fare. Un rappresentante delle istituzioni che anticipa, informalmente, una valutazione che le istituzioni (basandosi sul lavoro di “tecnici”) non hanno ancora formalmente assunto. Mentre si gioisce per il risultato, viene da piangere per il modo in cui in Italia (e anche qui da noi, anche da esponenti del PD!) queste istituzioni sono bistrattate! Ma certo, si comprende l’urgenza di chi vuole disinnescare possibili tensioni che la “minaccia” del “termovalorizzatore” (come lo definisce l’assessore Vaccari) potrebbe scaricare sulle elezioni amministrative a Castelnuovo Rangone, uno dei tre comuni interessato dal progetto Inalca (assieme a Castelvetro e Spilamberto). Meglio dunque togliere di mezzo una possibile fonte di protesta contro l’amministrazione di Castelnuovo (PD) e contro il candidato a sindaco PD, che plausibilmente vincerà agevolmente le elezioni del 6 e 7 maggio. Anche a costo di violare la buona prassi istituzionale. Ma si sa, le procedure istituzionali non sempre sono compatibili con gli interessi degli attori politici. E allora – avrà pensato Vaccari (confortato da una lunga tradizione, in verità) – è bene che a prevalere siano questi ultimi. La dichiarazione di Vaccari termina con un’altra “chicca”, a proposito del Comitato No Centrale a biomasse Inalca: “Il ruolo del comitato, che a volte sono andati (sic!) un po’ sopra le righe, è stato importante soprattutto nelle fasi iniziali, quando il Comune tardò nell’affrontare la vicenda. Ma in fase di Conferenza avrebbe dovuto darci maggior fiducia: siamo dalla parte del territorio e dei cittadini, e continuiamo a dimostrarlo”. Vaccari ha ragione nel sottolineare l’importanza del ruolo giocato dal comitato. Solo che diversamente da altri lo rileva un po’ … tardivamente. Se le sue parole corrispondono al vero (lo sapremo il 22 maggio, in sede di Conferenza di servizi) la vicenda del progetto Inalca si avvia verso la fine, con un parere negativo (ma sarà importante vedere se valutazioni e/o prescrizioni consentiranno una ripresentazione del progetto in altra forma). Oggi, dunque, risulta facile, alla luce dell’esito che si prefigura, riconoscere il lavoro svolto dal Comitato e magari pure complimentarsi con quei cittadini che lo hanno animato. Si chiama “saltare sul carro del vincitore” (o effetto bandwagon)! E così questa “mossa” è stata subito interpretata dai principali esponenti del Comitato. Purtroppo è tutto quello che la politica è in grado di propinarci oggi. Diverso sarebbe stato riconoscere il ruolo positivo del Comitato mentre il “dibattito” era in corso. Diverso sarebbe stato se la provincia di Modena avesse inteso seriamente il proprio obbligo alla pubblicizzazione dell’avvio della procedura! Non c’è alcun dubbio che, se questo effettivamente sarà il giudizio della Conferenza di servizi del 22 maggio, a questo risultato avrà contribuito grandemente proprio il Comitato, con la sua straordinaria capacità di mobilitazione. Dispiace dirlo, ma da questa vicenda le istituzioni pubbliche non escono molto bene, nonostante l’esito finale (che attendiamo comunque di conoscere formalmente). Esce infatti ulteriormente consumata la fiducia dei cittadini nei loro confronti. Anche qui sta una radice dell’antipolitica che contraddistingue questo paese. E l’anticipazione (con finalità elettorali) dell’assessore Vaccari non fa che confermare questa diagnosi: istituzioni bistrattate e piegate ad interessi di parte. Sarebbe ora di voltare pagina.

  11. cantacann ha detto:

    Questo suo commento è molto importante e merita una discussione.

    Leggendo Robert Putnam ed Edward C. Banfield viene da chiedersi se sia davvero sempre colpa dei politici e se non abbia responsabilità il cittadino/elettore, che premia eletti che danno vantaggi particolari, di clan, di casta, di famiglia, di corporazione, o campanile.

    La domanda che mi faccio dopo 10 anni di attività e studio della politica è se siano i nostri eletti e amministratori il male da combattere, come alcuni movimenti fanno pensare, o se sia la nostra società che produce questi esiti.

    Chi è senza peccato scagli la prima pietra, hanno responsabilità i partiti di opposizione? gli iscritti ai partiti? Hanno responsabilità gli elettori? La società civile?

    E vero che la nostra democrazia è basata su elezioni libere competitive e periodiche?
    E’ vero che i nostri politici sono indotti a tenere in conto le preferenze dei nostri elettori e a rendere conto di esse?

    Se fosse così allora, non sarebbe colpa del giocatore ma del gioco.

    Il comportamento opportunistico, contrario allo stato di diritto, alle regole e procedure democratiche, al rispetto delle istituzioni vengono punite dagli elettori? Si o No?

    La conferenza dei servizi e l’annuncio sul giornale sono davvero frutto di istituzioni democratiche che rispettano le leggi e la volontà popolare?

    Mi sono già espresso sul merito della questione e ritengo che le leggi europee permettano la costruzione dell’impianto. Se la decisione della conferenza fosse solo un “bluff elettorale” non sarebbe un ulteriore schiaffo nei confronti dello stato di diritto e della tutela della salute?

  12. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Caro Cantacann, io sono convinto che se non ci fosse stato il Comitato l’esito della Conferenza dei servizi sarebbe stato diverso. Ovviamente non è possibile “dimostrare” una tale affermazione, ma per quello che ho visto, anche dall’interno, del funzionamento delle istituzioni locali mi sento di dire che sarebbe andata diversamente. D’altro canto, ed è un esempio che ho già fatto, si è vista come è andata la richiesta di autorizzazione per la ricerca di gas metano da parte della Hunt Oil: nella valle del Secchia è stata autorizzata, nella valle del Panaro ha ritirato la domanda. Le condizioni geomorfologiche sono le stesse. L’unica differenza tra i due bacini sta nella presenza di un “movimento di protesta” che si è mobilitato in difesa della valle del Panaro e del Reno. Detto questo penso che sia in atto un circuito vizioso in cui istituzioni deboli, partiti deboli anch’essi ma invadenti, cittadini politicamente distratti e poco consapevoli determinano una miscela che produce le storture che vediamo nel sistema politico italiano. Non c’è dubbio che una parte significativa di cittadini, non so dirti se anche maggioritaria, si trova tutto a sommato a proprio agio con un sistema politico che offre protezione ad interessi non presentabili pubblicamente. Guido Crainz, nella sua storia dell’Italia (Autobiografia di una repubblica. Le radici dell’Italia attuale, Donzelli, Roma, 2009) richiama l’attenzione sulle “continuità intriganti” di lungo corso, quelle che permangono a dispetto delle cesure fascismo/antifascismo/repubblica ecc. e tra queste cita la “confusione di interessi dello Stato e interessi del partito” o “l’appartenenza politica vissuta come garanzia di privilegio”. Insomma, la “partitocrazia” come lascito del fascismo, un lascito ancora vivo e vitale. Partiti forti, istituzioni deboli – è la formula con cui è stata caratterizzata la prima repubblica. Oggi i partiti sono deboli, le istituzioni rimangono deboli. Ma il piegare le istituzioni agli interessi di partito rimane una prassi diffusa – l’assessore Vaccari ne ha offerto un piccolo esempio. Solo che nel frattempo i partiti sono diventati ancora più deboli, ovvero non sono in grado di svolgere le loro funzioni (es. di elaborazione politica e di formazione di una dignitosa classe dirigente). Ma in queste condizioni i meccanismi di accesso alle istituzioni rimangono gli stessi (le elezioni, con evidenti distorsioni nei meccanismi di formazione delle opinioni – in primo luogo i mass media – e con una completa assenza di solidi meccanismi di rendicontazione), per cui, seppure sempre con minore legittimazione, il “ceto politico” accede ai ruoli istituzionali e può quindi usare il potere delle istituzioni per alimentare e mantenere la propria parte politica. Quando penso al modo in cui è amministrata Vignola mi viene da pensare ad una città “tenuta in ostaggio”. Una situazione destinata a durare sino alle prossime elezioni. D’altro canto un’amministrazione locale (o un governo nazionale) gestisce ancora una quantità di risorse significative (sia materiali che simboliche), risorse che sono assai spesso usate per fini di consenso elettorale. Dall’altra parte stanno gruppi sociali o corpi intermedi che, in un numero non trascurabile di casi, sono disposti a barattare il proprio consenso in cambio della tutela dei propri interessi (anche quando si discostano significativamente dall’interesse generale). Dove spezzare questo circuito vizioso non è cosa che possa essere stabilita a priori. Ogni tanto qualcosa non va e si apre una finestra di opportunità per interrompere il normale processo e per far crescere il contro-processo “virtuoso”. Questi momenti “carichi di opportunità” hanno tuttavia durata breve. Se non si riescono a implementare nuovi assetti istituzionali, a cambiare vincoli ed incentivi dell’agire istituzionale, riemergono le prassi della lunga durata, della continuità, su cui il sistema politico si è adagiato e che, tutto sommato, la società tollera. Rimane il lavoro della critica e della trasparenza che minoranze attive svolgono con maggiore o minore continuità, confidando di dare un contributo, prima o poi, all’apertura di una “finestra di opportunità”. Forse non è molto, ma non mi sembra che siano tempi in cui essere ottimisti.

  13. cantacann ha detto:

    Come volevasi dimostrare:
    http://www.modena2000.it/2012/06/18/castelvetro-impianto-inalca-lavorazione-scarti-conferenza-dei-servizi-approva-valutazione-ambientale/

    La sua tesi è che i partiti gestiscono ancora risorse e le spendono per mantenere il potere? Ricorda un poco la scuola della public choice.

    Tuttavia i cittadini si fanno comprare da queste risorse, mentre il benessere dell’Italia, se continuasse così o si facesse default andrebbe drasticamente peggiorando.

    Lo chiedo in maniera diversa è colpa del corrotto( gli elettori) o dei corruttori ( gli eletti)?

    In qualche modo non solo Prezzolini,
    http://www.aforismario.it/giuseppe-prezzolini-3.htm

    ma anche Desanctis, il famoso critico letterario, avevano capito l’essenza di noi Italiani:
    http://www.linkiesta.it/societ%C3%A0-civile-irresponsabile-desanctis

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Come già detto non si tratta di contrapporre governanti a governati nella ricerca della “causa prima”. Non c’é da scegliere: è colpa degli uni o degli altri. E’ infatti una questione di “matching”, di accoppiamento tra una “popolazione” di politici/amministratori ed una “popolazione” di cittadini, entrambi portatori di una debole cultura civica ed un forte atteggiamento particolaristico. Una società senza stato (con uno stato debole) – per usare le parole di Sabino Cassese. Certo, tanto Desanctis, quanto Prezzolini colgono nel segno. Evidenziano caratteri di una parte consistente degli italiani che con continuità, attraversando monarchia, fascismo, repubblica, giungono fino a noi. Non che tutti gli italiani siano così. E’ una questione di proporzione, di percentuale, delle diverse tipologie. In mezzo poi ci sono anche quelle che potremmo chiamare le “istituzioni intermedie” che giocano un ruolo rilevantissimo nella formazione dell’opinione, tanto che una parte consistente degli italiani pensa per il loro tramite: la Chiesa, le associazioni di categoria, i grandi giornali. E’ desolante vedere come la maggior parte di queste (con l’eccezione di la Repubblica e CGIL) sia venuta a patti con Berlusconi pur di poter coltivare il proprio “particolare”. La Chiesa in primis! Questa è la routine italiana. Ogni tanto si aprono “finestre di opportunità” (Mani Pulite fu una di quelle; il primo governo Prodi pure), ma hanno durata breve. Se in quell’occasione non succede qualcosa che intacca la struttura dominante, dopo la routine riprende il sopravvento. Per quanto riguarda la vicenda della centrale Inalca, proprio mente tu scrivevi il tuo commento, io pubblicavo l’aggiornamento. Ribadisco che queste “istituzioni”, viste all’opera da vicino, non danno certo fiducia. Come ho già detto, sono convinto che senza l’azione del Comitato la decisione della Conferenza dei servizi sarebbe stata diversa.

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