Daria Denti eletta presidente dell’Unione Terre di Castelli

Dopo ben due rinvii causa neve, questa sera il consiglio dell’Unione Terre di Castelli ha eletto Daria Denti presidente dell’Unione Terre di Castelli, in sostituzione di Francesco Lamandini, dimessosi senza darne ragione il 20 gennaio scorso (vedi). Il nuovo presidente è stato eletto a maggioranza. Il risultato era ampiamente scontato. Non scontato, ma fortemente probabile, il voto favorevole di tutti i sindaci, anche di quelli anti-PD: Germano Caroli, civico di Savignano e Monica Amici, sindaco di Guiglia di centrodestra. Circa due ore di dibattito, non molto entusiasmante, anche perché è quasi completamente mancata la voce dei consiglieri di maggioranza. Eccezion fatta per i sindaci, dei consiglieri di maggioranza sono intervenuti solo il capogruppo Maurizio Piccinini ed Umberto Costantini. Non molto entusiasmante perché la “rendicontazione” del presidente uscente, Francesco Lamandini, è stata un po’ rituale. La presentazione “programmatica” del presidente entrante, Daria Denti, assai disordinata. Alla fine il commento più pertinente, nella sua candida trasparenza, l’ha fatto il sindaco di Castelvetro, Giorgio Montanari, nel suo breve intervento: “C’è dietro [a questo avvicendamento] una chiarissima strategia politica”. Ecco. Partiamo da qui.

Il sindaco di Vignola, Daria Denti, in occasione dell'insediamento del consiglio comunale (foto dell'11 luglio 2009)

Una chiarissima strategia politica”. Inusuale nella sua trasparenza, questo è stato il miglior commento da parte di un esponente di maggioranza. E di quale strategia politica si tratterebbe? La domanda non è mal posta, visto che in realtà nessuno nel corso del dibattito – non Francesco Lamandini, non Daria Denti – ne ha dato conto. Una strategia finalizzata a rafforzare l’istituzione Unione Terre di Castelli? Una strategia volta a potenziare alcune specifiche politiche ritenute strategiche per il futuro di questo territorio? Che so, la capacità di sostenere una trasformazione dell’economia verso un’economia a maggior valore aggiunto, a più alta qualificazione dell’occupazione, un’economia più green? Oppure politiche ambientalmente più forti, una trasformazione delle fonti di approvvigionamento energetico (unione “transition country”?), delle modalità di raccolta dei rifiuti, la promozione di comportamenti più attenti all’ambiente ed alla sostenibilità? Nulla di tutto ciò. Questo avvicendamento, come era chiaro dal momento in cui è divenuto di pubblico dominio (a chi voleva capire: vedi), perseguiva una sola strategia: quella di offrire al sindaco di Vignola, Daria Denti, un nuovo ruolo istituzionale, un nuovo palco, una nuova occasione di visibilità al fine di aumentarne le chances di successo elettorale alla prossima tornata del 2014. Tutto qui. In effetti ciò che più colpisce di questo avvicendamento è proprio la mancanza di un progetto istituzionale. Ovvero il suo ridursi esclusivamente ad un fattore di promozione della carriera personale del sindaco di Vignola. Come abbiamo già osservato non è stata prodotta una ragione che è una a spiegazione dell’avvicendamento (che non era certo dovuto, visto che nessuna norma lo prevede). Non l’ha fornita Lamandini nella sua lettera di dimissioni (vedi). Non l’ha fornita il dibattito di stasera in consiglio (e non è che ragioni dell’avvicendamento potessero fornirle i consiglieri di minoranza; spettava ai consiglieri di maggioranza fornirle, se c’erano). Anzi, se non fosse stato per il trasparente commento del sindaco di Castelvetro (“C’è dietro una chiarissima strategia politica”), delle ragioni dell’avvicendamento nessun esponente di maggioranza avrebbe parlato.

La Rocca di Vignola (foto del 10 ottobre 2010)

Lamandini aveva infatti banalizzato la vicenda, riconducendola ad “accordi” secondo il suo dire già ampiamente pubblicizzati ad inizio legislatura. Peccato che tali accordi fossero noti, fino a poche settimane fa, solo a 2 dei 31 consiglieri: appunto Lamandini e Denti. Maurizio Piccinini, capogruppo PD, ha avuto l’ardire di affermare che il percorso che ha portato all’avvicendamento “è stato trasparente”! Un esempio degli scherzi che l’assunzione del ruolo determina anche a persone intellettualmente dotate. Invece proprio il dibattito di stasera al consiglio dell’Unione ha evidenziato che non sono trasparenti le ragioni dell’avvicendamento, che non è affatto trasparente il motivo per cui la presidenza è ritornata a Vignola dopo solo due anni e mezzo (a Lamandini che aveva cercato di giustificare l’operazione con l’applicazione di un “principio di rotazione” un consigliere di minoranza ha avuto buon gioco a replicare che “non di rotazione si tratta, ma di un ping pong tra Vignola e Spilamberto”!), che non è affatto trasparente che cosa questo avvicendamento comporterà in termini programmatici. Dunque l’unica conclusione possibile a commento della vicenda è che le istituzioni (il ruolo di presidente) sono state usate non per finalità istituzionali (servire meglio un territorio, una collettività), ma per agevolare la carriera politica di una persona. La “chiarissima strategia politica” sta tutta qui.

Stemma dei Rangoni, Rocca Rangoni a Spilamberto (foto dell'1 gennaio 2012)

E’ a questo aspetto che, in modo anche confuso, si sono collegati i consiglieri di minoranza intervenuti, evidenziando la mancanza di un confronto preventivo con le opposizioni (come peraltro era stato fatto in passato in occasione di analoghi passaggi per l’elezione del presidente), la mancanza di qualsiasi ragionamento programmatico a cui legare l’individuazione del nuovo presidente, l’ipocrisia di un richiamo ad un “principio di rotazione” dei diversi sindaci alla carica, quando in realtà non di “rotazione” si tratta! Certo, deve essere chiaro che il modo in cui è stato condotto questo avvicendamento non segna alcun vulnus alle istituzioni democratiche (come con eccesso di enfasi ha affermato un consigliere di minoranza). Il procedimento, cioè, non vìola le regole formali della democrazia locale. La vicenda testimonia, invece, di uno specifico stile di leadership: quello per cui, forti dell’argomento (sic) dei numeri (della maggioranza), la minoranza consiliare è vista come un semplice impiccio da bypassare, per cui né la si consulta, né la si informa. Dispiace che negli interventi di diversi sindaci questo aspetto non sia stato colto, e ci si sia limitati a ripetere il ritornello “non vedo niente di strano nel modo in cui è stato condotto questo avvicendamento”. “E’ giusto che una maggioranza faccia il proprio mestiere” (che è quello di decidere) – è ancora il sindaco di Castelvetro, Giorgio Montanari, a parlare. Non c’è dubbio. Ma c’è modo e modo nel farlo. Diversamente dalle maldestre giustificazioni avanzate da Maurizio Piccinini, è proprio in un ente di secondo livello come l’Unione che ci sono più chances per giungere ad un accordo bipartisan sul nome del presidente (anche perché le “minoranze” sono presenti, con due sindaci su otto, anche in giunta!), ovviamente rendendosi disponibili ad un confronto programmatico (che poi dal confronto possa nascere effettivamente l’accordo è verificabile solo a posteriori). Ma non c’è dubbio che se il confronto non lo si cerca (ed in questo caso non lo si è cercato, anzi, tanto le minoranze, quanto i consiglieri di maggioranza sono rimasti all’oscuro fino all’ultimo dell’avvicendamento!), di certo non lo si trova e l’effetto che si ottiene è solo quello di un irrigidimento delle posizioni. Che puntualmente è avvenuto. Dello “stato dell’Unione” (vedi), delle sue sfide e del programma per fronteggiarlo si parlerà un’altra volta. Dopo un’ora e mezzo di dibattito Daria Denti non ha ritenuto opportuno aggiungere nulla. Non si è sentita in dovere di rispondere e replicare. Come se il voto che stava per aver luogo non riguardasse l’Unione che sarebbe stata chiamata a presiedere (l’istituzione) – e rispetto a cui avrebbe già dovuto sentirsi in dovere di argomentare. A lei, evidentemente, bastava portare a casa il risultato. E di questo era già certa. Ed in effetti così è stato. 18 voti a favore, 2 astenuti (tra cui lei stessa), 6 contrari. 5 consiglieri erano assenti. In totale fanno 31.

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3 Responses to Daria Denti eletta presidente dell’Unione Terre di Castelli

  1. Pinco dell'Unione ha detto:

    A me sembra, delle due l’una, o il presidente dell’unione è il sindaco del comune più importante o si ruota. Visto che non si ruota è la prima quella giusta. Forse due anni e mezzo fa la Denti non era in grado, il problema è se oggi è maturata, ha dimostrato capacità che non erano ancora venute fuori due anni fa. Non ho mai visto la Denti preoccuparsi dell’Unione, uno si preoccupa di un istituzione solo se è presidente? Questo è il vero uso personale delle istituzioni. Per il resto se si voleva limitare i danni forse era meglio limitare la Denti a Vignola. Povera Unione, penso che due anni siano sufficienti alla Denti per demolirla.

  2. innevato e senz'auto ha detto:

    Sarà il ko finale.
    Il sindaco di Vignola non è persona conosciuta dai suoi concittadini.
    La ricerca di un nuovo palcoscenico solo mediatico, porterà ad un rilsutato Genovese.

  3. Giuseppe Bicocchi ha detto:

    Ma quale UNIONE?
    Tutti i sindaci votano a favore senza averne voglia.
    Tutti i sindaci hanno una Delega.
    Tutti assessori.
    La minoranza in questo modo è quasi inesistente.
    Il cittadino non conta un piffero e ne è cosciente.

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