Doppiezza “morale” nel PD locale

Chi si è preso la briga di seguire, su questo blog o sui giornali, la vicenda della nomina di Giuseppe Novembre nel consiglio di amministrazione dell’azienda pubblica dei servizi sociali ha avuto l’occasione di constatare almeno un paio di cose. In primo luogo ha avuto la possibilità di rendersi conto di una decisione che infrange le regole istituzionali. Probabilmente illegittima. Certamente in contrasto con quanto richiesto dallo statuto dell’ASP per poter essere nominati in quel ruolo (Giuseppe Novembre, infatti, non ha la “specifica e qualificata competenza tecnica ed amministrativa” richiesta – però è il segretario dell’organizzazione giovanile locale del PD). A ciò si aggiunge un secondo aspetto non meno rilevante: l’incapacità di giustificare in modo convincente la scelta compiuta. Amministratori e partito hanno perlopiù evitato di intervenire pubblicamente, segnalando un evidente imbarazzo. Caso più unico che raro non hanno reagito neppure di fronte alla critica avanzata dalla Lega Nord sui quotidiani locali il 26 gennaio scorso (vedi), dopo che il “caso” era stato sollevato su questo blog a fine 2011 (vedi) e poi dalla lista di cittadini Vignola Cambia il 21 gennaio (subito dopo la pubblicazione dell’atto di nomina) (vedi). E quando hanno balbettato qualcosa, non per voce di Daria Denti, che pure ha la responsabilità della candidatura, ma di Francesco Lamandini, presidente dell’Unione, non sono risultati affatto convincenti (vedi). La vicenda ha infatti messo in luce una certa afasia istituzionale del PD e dei suoi amministratori locali. O, per dirla diversamente, una certa “doppiezza morale” del PD – senonché non di “morale” si tratta, ma semmai di “etica pubblica”, come minimo, o di violazione della legalità, con ogni probabilità.

Antonella Cinelli, Doll Eyes n.1, 2012 (particolare) (foto Artefiera Bologna, 29 gennaio 2012)

[1] La nomina di Giuseppe Novembre, il segretario dei Giovani Democratici dell’Unione Terre di Castelli, nel consiglio di amministrazione dell’azienda pubblica dei servizi sociali (vedi) mette a nudo la “doppiezza etica” del PD locale e di qualche suo amministratore. Giuseppe Novembre è stato nominato pur non avendo i requisiti fissati dallo statuto dell’ASP, come abbiamo diffusamente argomentato (vedi). Se in un comune amministrato dalla Lega Nord il segretario dell’organizzazione giovanile leghista fosse stato nominato nel cda di un’azienda pubblica (essendo privo di “specifica e qualificata competenza tecnica ed amministrativa, per studi compiuti, per funzioni disimpegnate presso aziende pubbliche o private, per uffici pubblici ricoperti” – come recita lo statuto) il PD all’opposizione sarebbe insorto. Giustamente insorto. Invece qui da noi, dove il PD è al governo nella maggioranza dei comuni, procede con nomine che contraddicono quanto scritto nello statuto dell’azienda pubblica (vedi). L’episodio evidenzia la doppiezza dell’etica pubblica del PD locale: c’è un’etica pubblica (più rigorosa) che viene fatta valere per gli avversari e c’è un’etica pubblica (assai più tollerante) applicata invece ai membri del proprio “gruppo”. Che la vicenda della nomina del sig. Novembre testimoni questo “doppio standard” a me è chiarissimo. Lo è ancora di più dopo aver letto le due repliche che Francesco Lamandini, presidente dell’Unione Terre di Castelli, ha fatto in merito. Ovviamente Daria Denti, che pure è stata colei che ha avanzato la candidatura del sig. Novembre, non si è esposta (segno di furbizia?). Lamandini può farlo con maggiore tranquillità, visto che è al secondo mandato e non potrà ripresentarsi come candidato sindaco a Spilamberto.

Valentina Miorandi, Vergangenheitsbewaligung, 2009 (foto Artefiera Bologna 29 gennaio 2012)

[2] Lamandini è intervenuto sulla vicenda con una breve replica in due occasioni: la prima tramite la Gazzetta di Modena del 3 dicembre, “rispondendo” alle mie osservazioni critiche. La seconda ancora tramite la Gazzetta di Modena il 25 gennaio, rispondendo alle critiche di Vignola Cambia. In entrambe le occasioni gli argomenti usati risultano inconsistenti. Partiamo dall’ultimo caso, la “replica” del 25 gennaio. Dice Lamandini: “Certo, la scelta di Novembre è una scelta fiduciaria. Ma perché quella di Mauro Salici [nota mia: precedente componente del cda, poi dimessosi] non lo era? Anche Salici era iscritto al PD, eppure nessuno ha criticato questa decisione. E’ poi evidente che il cda dell’ASP non è composto da professori, ma da fiduciari di noi sindaci. Una persona si valuta per le cose che fa, non per l’età che ha”. E’ convincente questa risposta? Assolutamente no. Un tentativo di “depistaggio” – la potremmo definire. Infatti non è questione di “rapporto fiduciario”, visto che la fiducia da sola non basta, ma deve essere accompagnata da “requisiti” che il candidato deve dimostrare di possedere: “specifica e qualificata competenza tecnica ed amministrativa“ – lo ripetiamo per l’ennesima volta, certi che Lamandini continuerà comunque a fingere di non capire! Per fare carriera politica questa “capacità” sembra essere un requisito indispensabile! Ci ritorneremo. Mauro Salici era in effetti iscritto al PD, ma nessuno poteva mettere in dubbio il suo possesso di “specifica e qualificata competenza tecnica ed amministrativa“! Il punto sta tutto qua. Magari poteva essere sollevata una questione di “opportunità”, ma nessuno poteva negare che Salici, essendo stato sindaco per 5 anni, non avesse competenza tecnica ed amministrativa. Ed in effetti nessuno ha sollevato il tema. Lamandini poi ribadisce il suo “concetto” osservando che il “cda dell’ASP non è composto da professori, ma da fiduciari di noi sindaci. Una persona si valuta per le cose che fa, non per l’età che ha”. La prima osservazione non è pertinente, visto che nessuno chiede che venga nominato un “professore”. Si chiede invece (ed a chiederlo è in primo luogo lo statuto dell’ASP) che – nell’interesse dei cittadini – venga nominata una persona competente! Ovviamente perché si presume che una persona “competente” possa contribuire meglio di uno che competente non è (come il sig. Giuseppe Novembre) ad amministrare “bene” un’azienda pubblica! Il ragionamento è elementare, tant’è che è stato condiviso dagli estensori dello statuto dell’ASP (e da chi, nel consiglio dell’Unione, quello statuto l’ha approvato – tra cui plausibilmente c’è pure Lamandini)! Anche la seconda osservazione non è pertinente e, comunque, non può certo essere impiegata per aggirare quanto prevede lo statuto. Sarebbe interessante vedere come un PD all’opposizione reagirebbe di fronte ad argomenti di questo tipo.

Giuseppe Veneziano, Mc Mao, 2011 (foto Artefiera Bologna, 29 gennaio 2012)

[3] Già in precedenza, lo abbiamo ricordato, Lamandini aveva provato a balbettare un tentativo di giustificazione. Intervistato in merito dalla Gazzetta di Modena (sabato 3 dicembre, p.33) ha risposto: “Per legge una persona a quell’età può essere anche parlamentare o consigliere comunale. Ci sono consiglieri comunali più giovani che votano bilanci da 60 milioni di euro, mentre quello dell’ASP ne vale 6”.  Come ho già avuto modo di osservare (vedi), non è questione di età. E’ questione di requisiti (che sono richiesti dallo statuto e che invece non ci sono). Ed il confronto con chi accede a cariche elettive (sia esso parlamentare o consigliere comunale) è solamente fuorviante. Per il fatto che se uno è eletto dai cittadini è per ciò stesso legittimato ad assumere un ruolo istituzionale. Nel caso dell’ASP, invece, non si è eletti (dai cittadini). Per entrare nel cda si deve essere nominati e – come recita lo statuto – per poter essere nominati si debbono avere certi requisiti  (appunto: specifica e qualificata competenza tecnica ed amministrativa). Questo è l’abc delle istituzioni. Impensabile che Francesco Lamandini non arrivi a comprendere questa differenza. Una differenza che è fondamentale per la salute delle istituzioni. Insomma, in questa vicenda non c’entra l’età anagrafica, non c’entra il budget da gestire associato al ruolo, non c’entra la complessità e difficoltà del compito. C’entra solo il fatto che ci sono delle norme (fissate in questo caso dallo statuto dell’ASP) che dicono che non tutti possono essere nominati componenti del cda, ma solo persone che hanno determinati requisiti. Sono irrazionali quelle norme? No, hanno una loro ben evidente razionalità. Che è quella di accrescere le chances che al governo di queste aziende pubbliche o società partecipate vengano messe persone con capacità e competenza di alto livello. Sono un vincolo per la politica (ovvero per gli amministratori in carica, questi eletti dai cittadini) affinché usino il loro potere di nomina per selezionare le persone “migliori”, non certo quelle “politicamente più affidabili”, “politicamente affini”, “docili” o “allineate”.

Valerio Adami, Figura (foto Artefiera Bologna, 29 gennaio 2012)

[4] Questa vicenda ci dice qualcosa su come ancora oggi funzionano i partiti – anche il Partito Democratico. E illumina anche le ragioni che stanno all’origine della diffidenza crescente che tante persone nutrono nei confronti dei partiti – anche del PD, che pure ha tentato, forse senza troppa convinzione, di cambiare il modo di fare politica. “Non un nuovo partito, ma un partito nuovo” – per un po’ era stato questo lo slogan! Questi comportamenti, però, vanificano gli sforzi di chi prova ad accreditare il PD come un partito che fa una politica “diversa”. E’ evidente, invece, che politici ed amministratori del PD, in quanto partito, si trovano a fare i conti con una richiesta di duplice lealtà: da un lato lealtà verso il partito (per il perseguimento dei suoi interessi), dall’altro lato lealtà verso i cittadini ed il paese (e per il perseguimento degli interessi della collettività tutta). Non sempre questi interessi e questa lealtà coincide. La nomina del sig. Giuseppe Novembre, privo dei requisiti, ma segretario dei Giovani Democratici, testimonia che ancora troppo spesso l’interesse del partito (o di qualche suo amministratore) viene anteposto a quello della collettività. Quest’ultimo richiede la nomina di persone competenti e capaci. Il primo, invece, richiede persone “fidate” (disposte anch’esse ad anteporre l’interesse del partito a quello della collettività) – e si giunge a nominarle incuranti di competenze, capacità, professionalità. Personalmente non sono più disposto a tollerare questo modo di fare. Ed ho anche l’impressione che tantissimi cittadini vignolesi la pensino come me e non ne vogliano più sapere di questa “occupazione” delle istituzioni. Aggiungo anche che è proprio per questo motivo, ovvero come “reazione allergica” al modo disinvolto in cui ancora il PD tratta le istituzioni pubbliche, che ritengo un dovere schierarmi dalla parte dei cittadini. E’ solo grazie al controllo rigoroso ed alla ferma protesta di fronte alla “violazione” delle regole che i partiti – e tra questi anche il PD – possono essere richiamati al rispetto per le istituzioni pubbliche. Insomma “civici” è meglio.

Annunci

2 Responses to Doppiezza “morale” nel PD locale

  1. Unicode ha detto:

    I partiti sono e spero continuino ad essere una parte dei corpi intermedi di cui ogni società libera possa continuare ad aver bisogno. I partiti sono composti da persone e quindi credo che se allontanamento c’è,ciò è solo in modo indiretto che si rivolge a questa particolare forma organizzata. nel senso che mi piace, anche solo immaginare, che l’allontanamento vero è dalle persone che oggi li rappresentano e in alcuni casi li guidano. Ancora ieri mi è capitato di sentire e sapere che gli on. Razzi e Scilipoti sono dei cavalli di razza!!!!!!! L’on. Melandri(fermatela per favore!) sta pensando di ricorrere per difendere i suoi(sic) diritti acquisiti, un tesoriere preleva 13 milioni di euro e nessuno sa niente……… solo per ricordare le ultime. A volte mi chiedo perchè dovrei continuare a votare un partito che non riesce più a farmi capire a quale società pensa, cosa vuol dire equità, premiare il merito(sic). Tornando alle cose più terra- terra, ho l’impressione che soprattutto negli ultimi anni si è vista e si vede(con rare eccezioni) una classe dirigente veramente scadente. A volte mi chiedo se quando parlano di rette, tasse e tributi, di salari e stipendi, sanno di cosa stanno parlando. La sensazione che ricavo dai loro atteggiamenti per le cose che dicono e fanno è quella di un cittadino che si sente prendere per il naso. C’è sempre una giustificazione a tutto e se non c’è la si trova.Che sia credibile o meno, non importa. L’importante è mantenere il punto! Sembra di essere nel bellissimo romanzo di Verga ove Mazzarò sembra proprietario anche del sole. Questo per dire che quando ci si sente proprietari, si ritiene di non dover dare spiegazioni a nessuno del proprio comportamento e delle proprie decisioni…….. e se si danno, vanno comunque bene…… tanto è “roba” mia!………… Vorrei tanto sapere cosa pensa il sig.r Giuseppe Novembre di ciò che è accaduto e che lo coinvolge in prima persona. Per favore dica qualche cosa, ma soprattutto ci faccia sapere se oltre ai requisiti( se li ha, sarei contento che si conoscessero così si pone fine a questa triste vicenda) manca anche autonomia e libertà.
    p.s.
    Spererei di no, credo però che prossimamente anche con le nomine riguardanti la Fondazione CRV ci ritroveremo nella stessa situazione.

  2. Martina ha detto:

    Sarebbe bene spiegare ai giovani che ricoprono ruoli di una certa rilevanza sociale come gestire Facebook. Incuriositi l’abbiamo cercato lì…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: