Goodbye Lamandini! Alla presidenza dell’Unione subentra Daria Denti

Ha preso la scusa di un primo abbozzo di “bilancio di metà mandato”, ma si capisce subito che il messaggio che premeva mandare ai consiglieri dell’Unione Terre di Castelli (e soprattutto alla stampa) era un altro: “propongo al Consiglio come nuovo Presidente il sindaco di Vignola e vice presidente dell’Unione Daria Denti”. La lettera scritta il 18 gennaio scorso (ma protocollata solo il 20) da Francesco Lamandini, sindaco di Spilamberto e presidente dell’Unione Terre di Castelli, potrebbe essere sintetizzata così (qui il testo: pdf). Il resto del testo è di contorno a questo “annuncio”. Bisognava, in effetti, inventarsi l’occasione per poter annunciare al consiglio dell’Unione ed al mondo intero quanto era già noto dall’inizio del dicembre scorso: l’esistenza di un “accordo politico” per un avvicendamento Denti-Lamandini alla presidenza, a metà legislatura. La notizia era stata data proprio su AmareVignola il 2 dicembre scorso (vedi) ed era stata confermata dagli interessati al giornalista della Gazzetta di Modena che chiedeva lumi (pdf). Da allora è divenuta di dominio pubblico. Si tratta di un passaggio significativo e merita un commento.

La rimozione dei segni del potere. Post-monument, Biennale internazionale di scultura di Carrara (foto del 3 luglio 2010)

[1] Partiamo da qui. Con la sua lettera Lamandini rassegna le dimissioni da presidente dell’Unione Terre di Castelli. E propone al consiglio dell’Unione (a cui spetta, a norma di statuto, eleggere il presidente “a maggioranza dei componenti”) di eleggere al suo posto il sindaco di Vignola, Daria Denti. Non c’è una parola, nella lettera, che motiva questo gesto. Singolare, questo. Lamandini si prende la briga di scrivere una lettera di due pagine e non dice nulla del motivo per cui rassegna le dimissioni. E’ evidente che non ha niente da dire (pubblicamente). Che non sa cosa dire. Evidentemente è stato “spinto” a fare così, plausibilmente per offrire a Daria Denti una chances di maggiore visibilità (immagino che il ritornello sia stato: il sindaco di Vignola ha bisogno di visibilità per cercare di scrollarsi di dosso l’incubo di un nuovo ballottaggio alle elezioni del 2014 …). Succede dunque che un fatto del tutto inusuale – le dimissioni dalla carica di presidente – rimanga oscuro per quanto riguarda le ragioni. Perché, dunque? Su questo Lamandini non dice nulla.

Post-monument, Biennale internazionale di scultura di Carrara (foto del 3 luglio 2010)

[2] Ciò che “dice” è invece la proposta di Daria Denti come nuovo presidente. Perché proprio Daria Denti? Anche a questa domanda manca una risposta convincente. “Credo che … possa essere una presidente dell’Unione efficiente ed efficace”. Tutto qui. Viene in mente la risposta obbligata dei militari di leva, quando interrogati sul rancio: “ottimo ed abbondante”. “Efficiente ed efficace” – qualcosa di più piatto non si poteva dire. Certo, poi Lamandini aggiunge che si tratta di una donna (ma non è l’unica). E che è “la più giovane” – difficile pensarlo come un titolo di merito (è quanto dice sempre il PD: il rinnovamento non è questione solo anagrafica). Insomma, anche il perché Daria Denti rimane un non-detto. Su questa mancanza di argomenti “veri” (sia in merito alle dimissioni, sia in merito alla proposta del successore) vorrei fare qualche considerazione. E’ lo stesso Lamandini che scrive, nella lettera, che l’avvicendamento alla presidenza “diventa un passo normale e non traumatico” e, soprattutto, che tale carica è “rotativa all’interno degli otto sindaci” (pura ideologia!). Se prendiamo sul serio quest’ultima affermazione ne consegue che non c’è nulla di ineluttabile che porta ad identificare il sindaco di Vignola con il presidente dell’Unione. Eppure dal 2002 al 2009 il presidente è stato il sindaco di Vignola (Roberto Adani); quindi dal 2009 al 2012 il sindaco di Spilamberto (Francesco Lamandini). Ed ora (2012-2014) si propone di nuovo il sindaco di Vignola (Daria Denti). Il “ritorno” della carica a Vignola, dopo un intervallo di soli 30 mesi, merita qualche argomento un po’ meno banale di quelli abbozzati da Lamandini nella sua lettera. In verità, occorrerebbe una diversa impostazione del ragionamento. Occorrerebbe partire dalla delineazione del “progetto” dell’Unione che si vuole realizzare nei prossimi anni e quindi andare ad individuare la persona che meglio di tutti può incarnare quel progetto (è il ragionamento che facevo nel post del 2 dicembre: vedi). Invece questo avvicendamento (Denti al posto di Lamandini) è completamente slegato da una “visione” e dal progetto del futuro dell’Unione Terre di Castelli. E’ facile, dunque, giungere alla conclusione che l’accordo non nasce da un ragionamento sul futuro dell’Unione, ma dall’esigenza di costruire una carriera politica (quella di Daria Denti). Tutto il resto è subordinato a questo obiettivo. Singolare cultura delle istituzioni (che fa il paio con l’incontenibile tendenza ad “occuparle”, come testimonia la vicenda della nomina di Giuseppe Novembre nel cda dell’ASP G.Gasparini, voluto proprio da Daria Denti: vedi). Il fatto è che un evento di grande significato istituzionale (l’avvicendamento) non è un fatto “privato” (pur essendo il risultato di un “accordo politico” non dichiarato, preso privatamente tra i diretti interessati e pochi politici “che contano”). Dovrebbe dunque essere argomentato in modo convincente per i cittadini, in modo cioè da rappresentare loro il beneficio che ne consegue (o che è atteso) per la collettività. Sino ad oggi sia Francesco Lamandini, sia Daria Denti hanno fallito nel fornire ragioni pubblicamente dichiarabili e convincenti.

Post-monument, Biennale internazionale di scultura di Carrara (foto del 3 luglio 2010)

[3] Qualche considerazione la merita anche l’anticipo di “bilancio di metà mandato” che Lamandini affida alla sua lettera. Condivido con Lamandini la valutazione ampiamente positiva dell’esperienza dell’Unione Terre di Castelli (io vi sono stato consigliere nella legislatura 2004-2009). Ma diversamente da lui non ho difficoltà a chiamare per nome i nodi critici non risolti o gli aspetti problematici di quest’esperienza. E non ho alcuna difficoltà ad affermare che questa esperienza di grande rilievo nel panorama nazionale è in primo luogo il frutto del lavoro degli amministratori del passato (periodo 2002-2009) – che Lamandini si dimentica di citare – ed in primo luogo di alcuni di questi (il riferimento è soprattutto a Roberto Adani ed a Roberto Alperoli). Non c’è paragone tra il “lavoro” fatto nella fase costitutiva e nei primi anni, con il “lavoro” svolto in quest’ultima legislatura (e Lamandini si guarda bene dal proporre un confronto). Vista con senso prospettico, l’attuale legislatura dell’Unione si potrebbe parafrasare così: “sulle spalle dei giganti” (quelli che hanno per davvero fatto l’Unione negli anni 2002-2009)! L’attuale fase risulta caratterizzata da una evidente mancanza di collante tra gli amministratori (vedi) e dall’uso dell’Unione più come un ambito di “compensazione” di tensioni e problemi comunali che come il luogo privilegiato dell’innovazione strategica (vedi). E’ vero che con la nuova legislatura l’Unione Terre di Castelli è passata da 5 ad 8 comuni, perdendo omogeneità territoriale e politica (Guiglia è amministrata dal centrodestra, Savignano da una maggioranza “civica”, tutti gli altri comuni da maggioranze di centrosinistra centrate sul PD), ma è anche evidente che è mancata l’adozione di un “metodo” decisionale che non desse per scontato il “collante” della medesima appartenenza politica. Ciò si è tradotto in un’ulteriore “balcanizzazione” delle politiche: Savignano è uscito dal corpo unico di Polizia Municipale e poi anche dal PoesiaFestival (quest’ultimo, d’altro canto, si è esteso verso Castelfranco, anziché verso il territorio montano dell’Unione!);  molte politiche hanno perso un “coordinamento forte” per diventare una sorta di bricolage di interventi comunali; altre sono di fatto scomparse, nonostante la loro rilevanza strategica (es. politiche di integrazione degli stranieri), o non sono mai decollate (es. le politiche culturali ed un progetto serio di luoghi della cultura: vedi). La presentazione degli obiettivi raggiunti contenuta nella lettera di Lamandini è dunque assolutamente parziale, sia perché molti progetti ad uno sguardo approfondito evidenziano criticità (vogliamo parlare dello IAT e della connessa Strada dei vini e dei sapori? vedi; vogliamo parlare di governance socio-sanitaria e del ridimensionamento dell’ASP? vedi), sia perché i titoli dei nodi critici mancano completamente. Faccio qualche breve esempio.

  • Dal 2008 le istituzioni locali si confrontano con il tema di una difficilissima crisi economica che ha infragilito il tessuto di imprese del territorio ed accresciuto la disoccupazione, riducendo la ricchezza delle famiglie. Il tutto in una situazione di bilanci comunali in contrazione per il venir meno di importanti trasferimenti statali. In questa situazione è mancato il coraggio di una revisione significativa nell’allocazione delle risorse. Si è privilegiato la continuità – una scelta che però oggi si paga in termini di mancato investimento per costruire l’economia del futuro, ovvero il benessere delle generazioni future di questo territorio. Non basterà di certo quel “francobollo” del tecnopolo modenese che verrà collocato nell’area SIPE-alte per imprimere una svolta! Insomma, se qualcosina è stato fatto sul versante degli “ammortizzatori” (welfare locale aggiornato con il fondo anticrisi), quasi nulla è stato fatto sul versante dell’innovazione economica, che si chiami promozione degli investimento nei settori a più alto valore aggiunto, green economy o filiera corta!
  • Il 22 luglio 2010 un consiglio dell’Unione in “seduta aperta” è stato dedicato alla crisi ed a come fronteggiarla: doveva essere il primo di una serie (ed “inaugurare una nuova stagione di progettualità, per collaborare e trovare soluzioni condivise” – questo fu l’impegno di Lamandini, poi largamente disatteso), è rimasto l’unico (vedi). Neppure la crisi e la sfida che essa ha imposto hanno spinto a rivedere i processi decisionali della democrazia locale, nel senso di una maggiore trasparenza e partecipazione dei cittadini. Eppure questo è un tema ineludibile. Ancora di più quando oramai il 50% dei bilanci comunali è dato da trasferimenti all’Unione, su cui il consiglio comunale non è più in grado di “esercitare alcuna presa”. La mancanza di volontà politica di sperimentare nuove forme di partecipazione dei cittadini è evidente nella vicenda del PSC, tutt’ora un oggetto oscuro per la totalità dei residenti dell’Unione (mentre i sindaci ci lavorano da più di un anno e mezzo: vedi).
  • Governance (vedi), trasparenza (vedi), rendicontazione (vedi) sono altrettanti capitoli di sfide mancate per l’Unione Terre di Castelli. Nel 2009 lo statuto dell’Unione è stato modificato, introducendo l’obbligo ad una seria rendicontazione al consiglio ed ai cittadini tramite il “bilancio di missione” (vedi): un impegno sinora disatteso! Le sedute del consiglio sono divenute un rito del tutto formale (vedi) e tra i consiglieri (qualcuno anche di maggioranza!) manca consapevolezza e cultura politica all’altezza del progetto (vedi) – d’altro canto era stato lo stesso presidente Lamandini a “dimenticarsi” di presentare al consiglio (come richiesto dallo statuto!) il “programma di legislatura”, che pur avrebbe dovuto essere il perno della sua azione amministrativa (vedi)!  E che dire della famosa vicenda dello “scodellamento” (vedi), un altro capolavoro del presidente Lamandini sul versante del rapporto istituzioni scolastiche-Unione?

Insomma, per fare meglio in futuro occorre perlomeno riconoscere con onestà i problemi del presente. Un compito sin qui mancato. Eppure sarebbe fondamentale partire da qui, così da configurare il passaggio di metà legislatura come un processo di apprendimento. In questi 30 mesi da presidente Lamandini ha troppo spesso “supplito” con la determinazione ad una certa irregolarità dell’intelligenza politica ed istituzionale. E, come tutti sanno, non si tratta di “equivalenti funzionali”. E lo si è visto. Non è detto che Daria Denti abbia le caratteristiche per fare meglio. Anzi. Per quello che si è visto sino ad ora la prognosi è che supplirà con l’arroganza. Ed anche dal punto di vista della “visione politica” il suo profilo non è (per me) per nulla rassicurante: in tema di governance, trasparenza, rendicontazione, partecipazione l’amministrazione Denti a Vignola non ha affatto brillato! Anzi. E’ allora per scongiurare eventualità di questo tipo che sarebbe necessario aprire un dibattito pubblico su come vogliamo sviluppare l’Unione, quali priorità in merito all’allocazione delle risorse, quali impegni sul fronte della trasparenza e partecipazione dei cittadini, ecc. E solo dopo far discendere il nome del nuovo presidente. Certo, la lettera di Lamandini nega questa possibilità, mettendo i cittadini dell’Unione (e pure i consiglieri!) di fronte al “fatto compiuto”. Un’ulteriore prova del singolare senso delle istituzioni di questi amministratori.

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6 Responses to Goodbye Lamandini! Alla presidenza dell’Unione subentra Daria Denti

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Una piccola conferma sullo “stato dell’Unione” dalla lettura dei giornali di oggi. Su Il Resto del Carlino il sindaco di Castelvetro, Giorgio Montanari, traccia un bilancio di metà legislatura per l’amministrazione comunale di Castelvetro. Quando il giornalista gli chiede conto degli “obiettivi futuri” Montanari ne elenca tre, tra cui: “Terzo, chiederò in Unione lo stanziamento di un fondo per le famiglie in gravi difficoltà”. Ma come? E il fondo anti-crisi? Montanari sa che c’é? Non ha funzionato? E non sarebbe stato meglio attivare un intervento significativo già negli anni scorsi? La crisi manifesta effetti negativi sull’occupazione dal 2009! Insomma, un’ulteriore conferma che serve un po’ più di “collante” politico e programmatico. E magari anche un po’ più di coinvolgimento dei cittadini nella definizione delle priorità di programma (visto che la riduzione delle risorse impone una maggiore selettività).

    • Giorgio Montanari ha detto:

      Caro Paltrinieri, non fare troppo il grillo parlante tu e troppo “coglioni” gli altri! I giornalisti, come mi insegni, tagliano e cuciono: il mio riferimento era ad un fondo per affrontare le emergenze (quella, come esempio, di una madre sfrattata con tre figli tre nell’anticamera del Sindaco!) in sede locale, ma in quadro concordato a livello di Unione. Nonostante ti possa sembrare strano, conosco il bilancio dell’Unione.
      Ho letto con grande attenzione le tue valutazioni sullo “stato dell’Unione “: qualcosa di condivibile sulla necessità di comunicare di più e meglio; per il resto vorrei leggere qualcosa nel merito di quanto fatto.

      • Andrea Paltrinieri ha detto:

        Ciao Giorgio, io condivido questa indicazione di priorità. Però ne converrai che la crisi morde da noi dal 2009 e leggere ora una “richiesta” di questo tipo per il bilancio 2012 non è proprio segno di tempestività. E comunque so che l’Unione, con il contributo della Fondazione di Vignola, ha istituito un fondo anticrisi, anche se nel 2011 con una minore dotazione rispetto agli anni precedenti. Comunque, se volete fare un salto di qualità (e me lo auguro) occorre introdurre più trasparenza: funziona o non funziona il fondo anticrisi? che cosa significa la crisi da noi? quanti disoccupati in più? come facilitare la creazione di posti di lavoro? è vero che gli italiani (forse perché puntano a posti di lavoro di maggiore qualificazione) sono più in difficoltà degli stranieri? e così via. Ecco un report trimestrale/quadrimestrale con questi dati aiuterebbe voi amministratori a prendere meglio le decisioni ed i cittadini a capire quanto sta scavando in profondità la crisi anche da noi (e per fortuna che l’industria alimentare tiene meglio di altri settori). Per quanto riguarda lo “stato dell’Unione” non penso che ci sia solo da “comunicare di più e meglio”. Sui temi dell’ambiente e del sostegno ad un’economia che guarda al futuro c’è da FARE di più.

  2. claudia ha detto:

    ..e sempre a proposito di partecipazione dei cittadini: chi è l’attuale sindaco di Castelnuovo? e chi l’ha eletto?

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Claudia, a Castelnuovo le elezioni si terranno questa primavera, il 6 maggio. Al momento ci sono le prime indicazioni dei candidati a sindaco: per il PD sarà Carlo Bruzzi, assessore all’urbanistica. Così secondo quanto raccontato da Il Resto del Carlino qualche giorno fa. Candidato unico del PD che dunque non avrà bisogno di ricorrere alle primarie. Sul versante del centrodestra, invece, pare di capire che PDL e Lega Nord non correranno insieme. Il sindaco eletto nel 2009, Lalla Reggiani, è deceduta il 29 ottobre scorso:
      http://www.comune.castelnuovo-rangone.mo.it/comunicando/comunicati_stampa/castelnuovo_rangone_piange_lalla.htm

      • claudia ha detto:

        Naturalmente sapevo della scomparsa del Sindaco Lalla Reggiani, ma in merito alla successione ero stata male informata da cittadini male informati. Grazie per la tua risposta.

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