Anche a Vignola tira una brutta aria (a causa delle PM10)

Ci ha pensato Legambiente Emilia-Romagna a far sapere ai cittadini delle città capoluogo di provincia della regione che “tira una brutta aria”. O meglio, che nel 2011 i livelli di inquinamento (in primo luogo a causa delle polveri sottili o PM: vedi), sono risultati significativamente più alti che nel 2010. Mettendo a confronto il numero di giornate “soprasoglia” (in cui, cioè, è stata superato il “valore limite giornaliero” che, per le PM10, la legge fissa a 50 µg/m3) registrate dalle centraline ARPA nelle città capoluogo è infatti possibile stilare una sorta di “classifica”. Questa triste graduatoria vede la città di Modena al secondo posto in regione, preceduta solo da Parma. Ed a Vignola? Le cose non vanno molto meglio. Anche da noi polveri sottili sono presenti in misura superiore ai limiti di legge (nel 2010 ed ancora di più nel 2011). E’ proprio il caso di dirlo: tira una brutta aria. E le istituzioni stanno a guardare. Così ci rimette la nostra salute.
[1] Principali responsabili dell’inquinamento dell’aria sono le PM10 (dove PM sta per particulate matter) ovvero “particolato sospeso” o “polveri sottili” (così chiamate perché hanno un diametro aerodinamico uguale o inferiore a 10 µm, ovvero 10 millesimi di millimetro). Il numero di superamenti del valore limite giornaliero 50 µg/m3 sono stati, nel 2011, 90 a Modena (centralina di via Nonantolana) e 96 a Fiorano. Solo un po’ meglio vanno le cose a Vignola, con 60 superamenti. Occorre infatti considerare che, per legge, sono tollerati fino a 35 superamenti all’anno. Nel 2010 le cose erano andate un po’ meglio (ma sarebbe bene dire un po’ meno peggio: qui il report di Legambiente nazionale – vedi). I superamenti rilevati dalle centraline di Modena (via Nonantolana) e Fiorano erano stati, rispettivamente, 82 e 75. Mentre a Vignola erano stati rilevati 43 superamenti. In ogni caso sempre al di sopra dei 35 superamenti tollerati per legge. I valori rilevati dalla centrale di monitoraggio di Vignola (ubicata in via Barella, non proprio una delle strade più trafficate) nei 365 giorni del 2010 sono riportati nel grafico seguente. Come si vede i “superamenti” si concentrano nei mesi invernali, da ottobre a marzo. Ed è durante questo periodo che, a livello regionale, sono attuate politiche di “contenimento” delle emissioni, con il divieto di circolazione delle autovetture più inquinanti (euro1 ed euro2), con qualche giornata di blocco più esteso del traffico (il giovedì) e con l’invito, in alcune giornate particolarmente critiche, ad abbassare il riscaldamento domestico (altra fonte di emissione di PM10).

Media giornaliera di PM10, per ciascuno dei 365 giorni del 2010, rilevati dalla centralina ARPA di Vignola. La soglia limite per la protezione della salute è pari a 50 µg/m3. Come si vede i "superamenti" della soglia sono concentrati nella prima parte dell'anno (gennaio-marzo) e nell'ultima parte (ottobre-dicembre) - (elaborazione su dati ARPA)

[2] Per il 2011 non si dispone ancora del report, predisposto da ARPA Emilia-Romagna, con i dati giorno per giorno, anche se la situazione può essere ricostruita a partire dai report mensili (suscettibili di qualche errore, ma per nulla significativo ai nostri fini) (vedi). A Vignola i superamenti sono stati 60 (71,4% in più rispetto ai 35 tollerati). Particolarmente preoccupante, inoltre, è anche il fatto che in 4 mesi (gennaio, febbraio, novembre e dicembre) il valore medio mensile delle PM10 è risultato oscillare attorno alla soglia limite per la protezione della salute (50 µg/m3). A febbraio 2011 si è anche registrato il picco più alto di presenza di PM10 nell’aria, quando uno dei valori medi giornalieri è arrivato a 132 µg/m3 (+164% rispetto al valore limite per la protezione della salute). A dicembre 2011, invece, il picco maggiore ha raggiunto i 114 µg/m3  (valore medio giornaliero) per ben due giorni consecutivi (vedi). Nei mesi centrali del periodo invernale praticamente un giorno su due fa registrare superamenti (13 superamenti a gennaio 2011, 15 a novembre, 16 a dicembre).

Numero di "superamenti", per mese, della soglia limite per la protezione della salute (50 µg/m3) di PM10 a Vignola nel 2011 (elaborazione su dati ARPA).

[3] Già solo il fatto che l’Unione Europea fissi un “valore limite per la protezione della salute” richiama il fatto che le PM10 hanno effetti nocivi. La nocività delle polveri sottili dipende dalle loro dimensioni e dalla loro capacità di raggiungere le diverse parti dell’apparato respiratorio: più sono piccole (per questo si è iniziato a rilevare anche la presenza delle PM2,5, mentre è appena partito un progetto regionale per monitorare PM1 e PM0.1: vedi) più penetrano in profondità nell’apparato respiratorio, raggiungendo anche bronchi ed alveoli polmonari (vedi). In questo modo le sostanze nocive contenute nell’aria (PM, ma anche NOx, SO2, CO) entrano in circolazione e determinano effetti negativi sull’apparato respiratorio e su altre funzioni del corpo umano. Gli studi epidemiologici continuano ad evidenziare una relazione lineare tra l’esposizione a particelle inquinanti ed effetti negativi sulla salute. Tali effetti si manifestano in primo luogo nelle “persone sensibili (come gli asmatici e le persone con malattie polmonari e cardiache preesistenti): c’è ragione di temere un peggioramento della meccanica respiratoria (diminuzione della funzione polmonare) ed uno scatenamento di sintomi (es. tosse o un attacco di asma), nonché un’alterazione dei meccanismi di regolazione del cuore e della coagulazione del sangue.” I dati riportati dal sito dell’ARPA Emilia-Romagna (vedi) evidenziano che un aumento di 10 µg/m3 di PM10 portano ad un incremento del 3% dell’uso di branco dilatatori, un incremento del 3% di tosse, un aumento del 3% di sintomi delle basse vie respiratorie, un aumento dello 0,8% dei ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie, un aumento dello 0,7% della mortalità giornaliera totale, e così via. Ovviamente alcune fasce di popolazione sono più esposte ai rischi: anziani e bambini, oltre a chi è già affetto da patologie dell’apparato respiratorio (vedi). Pensiamo dunque agli effetti, anche tra la popolazione vignolese, quando la media giornaliera raggiunge i 132 µg/m3 (come a febbraio 2011) o i 114 µg/m3  (come a dicembre 2011).

In verde è riportata la media mensile di PM10 (µg/m3) rilevata a Vignola; in azzurro il valore medio giornaliero massimo nel mese di riferimento (elaborazione su dati ARPA).

[4] E le istituzioni pubbliche? Il segno dell’imbarazzo lo si è avuto quando, nel dicembre scorso, a fronte di continui superamenti della soglia di 50 µg/m3  delle PM10 su larga parte del territorio regionale (certo, agevolati dalla ripetuta mancanza di precipitazioni) tutto ciò che è stato fatto è la convocazione di un “tavolo regionale”! Il blocco (parzialissimo!) del traffico, che secondo i programmi era previsto per il periodo 12 gennaio-29 marzo 2012, è stato anticipato, aggiungendo anche le giornate del 29 dicembre e del 4 marzo (comunque limitato essenzialmente ai comuni capoluogo di provincia). Qualcuno se n’è accorto? In effetti questo aspetto della situazione ambientale è particolarmente “sfidante” per la politica, come ha messo in luce con acutezza, sin dal 1986, Ulrich Beck, nel libro La società del rischio (vedi). Il fatto è che la struttura delle attribuzioni di responsabilità della decisione è profondamente asimmetrica. La decisione del “blocco del traffico” (o altro) è imputata ai politici e lo scontento che genera si ritorce contro di loro. La decisione di non far niente, con i conseguenti esiti di aumento delle patologie e della mortalità, è più difficilmente imputabile. In fondo l’inquinamento atmosferico è una sorta di “dato naturale” derivante dal nostro modello di sviluppo e di vita: chi può esserne ritenuto responsabile? Tutti, dunque nessuno. Per questo motivo le amministrazioni locali fanno il possibile per ignorare il problema (fino a quando possono), oppure ricercano decisioni assunte da tutti (non solo perché più efficaci, ma anche per “ripartire il rischio di malcontento”: “vedete? Fanno tutti così …”), oppure cercano un soggetto terzo a cui richiedere interventi “straordinari” di contenimento, secondo la massima “la responsabilità è sempre di qualcun altro”. Così l’assessore all’ambiente del comune di Modena, Simona Arletti, ha richiesto un tavolo regionale “con la società autostrade per limitare la velocità sull’A1 e A22 nei pressi delle città” (Gazzetta di Modena dell’8 dicembre 2011, p.14) – sapendo perfettamente che non se ne farà nulla. Quando il problema emerge nel sistema della comunicazione locale l’importante è far vedere che “ci si da da fare” (anche se prestando attenzione a non mettere a rischio un po’ di consenso elettorale)! Sino ad allora è meglio non destare il can che dorme! In realtà sappiamo che il famigerato “blocco del traffico” ha effetti molto blandi sulla concentrazione delle PM10 (anche perché i controlli sugli automobilisti sono assolutamente rari). Perché produca effetti significativi occorrono misure di “blocco” assai più radicali. I “tecnici” mandano segnali allarmanti ed appelli all’azione, ma pochissimi “politici” li raccolgono. “La situazione in città è critica, bisogna subito assumere qualsiasi provvedimento che vada a ridurre le emissioni da auto e da caldaie. Più si limita e meglio è”: così ha affermato Maria Adelaide Corvaglia, direttore tecnico dell’ARPA di Bologna (la Repubblica – Bologna dell’8 dicembre 2011). Qualche amministratore più coraggioso e più determinato c’è, per fortuna. E’ il caso del sindaco di San Lazzaro di Savena, Marco Macciantelli, che, pur a capo di un comune con meno di 50.000 abitanti, ha aderito all’accordo di programma sulla qualità dell’aria ed ha anticipato la regolamentazione più restrittiva del traffico già dal 29 dicembre (vedi). Nulla di tutto ciò, invece, per il comune di Vignola, pur a fronte di un drastico peggioramento dell’inquinamento da PM10 nel 2011 rispetto al 2010. Anzi, sul sito web del comune di Vignola non trovate alcuna informazione sul peggioramento dell’aria – a testimonianza del fatto che il tema non interessa né il sindaco Daria Denti, né l’assessore all’ambiente Mauro Scurani (ricerca effettuata oggi con il motore di ricerca del sito con i termini “aria” o “inquinamento”). Come si diceva, il tema è impegnativo per la politica, ma troppi politici adottano come “strategia” quella di nascondere la testa sotto la sabbia! Invece una puntuale informazione è la prima cosa da fare (di nuovo, non trovate niente del genere nel sito web del comune di Vignola!). Se non iniziamo a dire che le misure sin qui adottate per il contenimento dell’inquinamento atmosferico (specie da PM10) hanno prodotto risultati scarsamente significativi difficilmente i cittadini prenderanno in considerazione provvedimenti più radicali. Che il 2011 sia stato un “anno drammatico” per la concentrazione di PM10 andrà detto. Così come andrà messo in luce il nesso causale tra alte concentrazione di PM10 e insorgenza di problemi di salute. Forse è opportuno iniziare da qui (ed è stupefacente dover dire queste cose di un’amministrazione che si è insediata due anni e mezzo fa)! Così come è importante insistere nel mandare segnali che un sistema di mobilità basato quasi esclusivamente sull’uso dell’auto privata non è più sostenibile. Non ha tutti i torti Legambiente Emilia-Romagna quando osserva che “se i blocchi del traffico episodici non risolvono il problema a monte, è necessario comunque un forte segnale culturale che l’uso dell’auto privata deve diventare sempre più ridotto nelle nostre città. Quindi i blocchi devono essere mantenuti ed estesi ad ampie aree delle città, riducendo al minimo le deroghe” (vedi). Comunque sia, la prima cosa da fare è iniziare a parlarne. Possiamo farlo anche a Vignola? Intanto anche l’1 ed il 2 gennaio 2012 la soglia di 50 µg/m3 è stata superata. Piccolo promemoria.

Gli alberi possono agire come filtri biologici per polveri e gas. A patto che non siano ridotti così! (viale Mazzini, foto del 17 settembre 2011)

Nota: Norme UE fissano il limite per la protezione della salute della presenza del particolato sospeso (PM10) nella misura di 50 µg/m3. Le norme europee, recepite dal D.M. n.60 del 2 aprile 2002 (allegato III), ritengono accettabile che tale soglia venga superata per non più di 35 volte l’anno (dunque, circa il 10% dei giorni), entro la data dell1 gennaio 2005. Il decreto, inoltre, prevedeva che i superamenti non dovessero superare il valore di 7 all’anno a partire dall’1 gennaio 2010, seppur previo adeguamento all’evoluzione delle norme comunitarie (pdf). Ai fini del superamento viene considerato il valore medio giornaliero della concentrazione di PM10, che dunque deve far registrare, nelle 24 ore, una media superiore a 50 µg/m3 (vedi). Quando tale valore è superato le condizioni dell’aria sono considerate foriere di rischi per la salute. Su base annua il valore limite per la protezione della salute è invece fissato a 40 µg/m3. Occorre cioè che il valore medio delle PM10, su base annua, non superi tale soglia.

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8 Responses to Anche a Vignola tira una brutta aria (a causa delle PM10)

  1. Ernesto ha detto:

    La nostra è una delle zone più inquinate, eppure non solo non si fanno politiche atte a contenere le emissioni, ma si favoriscono impianti che contribuiranno a peggiorare la situazione. E’ il caso del progettato impianto a “biomasse animali” dell’Inalca di Castelvetro. Per questo è sorto un comitato di cittadini con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione su quello che le Amministrazioni avevano invece sottaciuto.
    http://noinceneritorebiomasseinalca.blogspot.com/

    Ernesto

    • E.T. 57 ha detto:

      A proposito di smog e altre storie, mi chiedo se nessuno di voi ha mai visto cosa esce dal “caminetto” di Vignola.
      Ogni giorno questo nostro bel camino, che è acceso giorno e notte,e praticamente in tutte le stagioni ci riscalda il nostro territorio con emissioni di sostanze di cui sinceramente mi piacerebbe conoscere gli effetti sulla nostra salute
      In particolare verso sera, il fumo denso (chissa da che cosa è composto) che esce da questo altissimo camino in metallo posizionato presso la fabbrica del Gruppo Fabbri, da cui fuoriescono i residui di cottura del polietilene, si sparge sul territorio di Vignola, e a seconda di dove tira il vento crea delle figure fantasiose (a me piace molto “il lungo serpente”) che a volte si allungano verso Spilamberto, a volte verso Savignano e a volte permangono sopra Vignola,assumendo l’aspetto di un’ aurora boreale alquanto inquietante,resistendo al dissolvimento nell’aria (probabilmente vista la composizione molto tosta del fumo stesso).

      Questo caminetto quanto incide nel contesto del tasso di inquinamento locale?
      Inquinamento che oramai ha formato nella pianura padana “una nube nera” stanziale (paragonabile a quella che staziona sopra la città di Kathmandu in Nepal), e che tra l’altro è stata oggetto di un recente interessante servizio di Jenner Meletti pubblicato sull’inserto “Il Venerdi” del quotidiano “La Repubblica” in cui viene citato anche il livello d’inquinamento rilevato a Vignola delle polveri sottili PM 10 e cioè quelle che inalate, sono tra le più dannose per l’organismo umano.
      Chi lo dice alla Denti e a Scurani?

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Indubbiamente la nostra zona presenta un livello elevato di inquinamento, come, d’altro canto, larga parte della Pianura Padana. Una situazione che non può certo essere imputata primariamente alle amministrazioni comunali. E’ certo però che queste non stanno facendo a sufficienza per contrastare questa situazione. In alcuni casi non stanno facendo assolutamente niente. Ed una delle prime cose da fare è informare i cittadini! Sul livello di inquinamento che si registra nei nostri territori. E sugli effetti dannosi per la salute che questo inquinamento determina. Invece di fare questa minimissima cosa le amministrazioni comunali “nascondono” i dati! E quando si prospettano nuove fonti di rischio – come nel caso dell’impianto a “biomasse” dell’Inalca – fanno il possibile per non affrontare il problema e per non dare informazioni!

  3. cantacann ha detto:

    Carissimo Andrea, chi di spada ferisce…. “le amministrazioni comunali “nascondono” i dati!”
    Sono come lei un appassionato di dati, e le indico i conti NAMEA ambientali dell’ISTAT per tutta Italia:

    http://www.istat.it/it/archivio/14156

    Come potrà vedere negli ultimi anni l’inquinamento è di gran lunga diminuito.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Alfonso. Evitiamo le facili battute, visto che i dati disponibili non sono affatto rassicuranti. (1) Nel post argomento che i dati ci sono (vedi sito web ARPA – aggiornati in tempo reale e pure comune per comune), ma le amministrazioni comunali si guardano bene dall’usarli, dal comunicarli ai cittadini e dal fare campagne informative sugli effetti negativi sulla salute dell’inquinamento da polveri sottili. Affermazione che non teme smentite. Mai vista una campagna informativa sull’argomento a Vignola, Spilamberto, Castelvetro & C. Eppure il tema una sua importanza ce l’ha, visto che (a parole) diciamo di voler cambiare “stili di vita” e “modelli di sviluppo”. Se non si forniscono le informazioni sulla realtà attuale difficile convincere qualcuno a lasciare l’auto in garage. I dati sugli effetti (negativi) sulla salute sono sul sito di ARPA. Perché non farne qualche bel cartellone da affiggere periodicamente in città? (2) I dati NAMEA-ISTA sono relativi al periodo 1990-2003. Non proprio aggiornatissimi. Comunque, è vero che negli ultimi due decenni il livello di inquinamento dell’aria è diminuito. Però da noi (Pianura Padana) è ancora troppo alto. Inoltre, come evidenzio nel post, la situazione del 2011 è PEGGIORE di quella del 2010. Dunque, c’é poco da ridere (o anche solo sorridere). Le soglie fissate per legge hanno indubbiamente una loro arbitrarietà. Tuttavia nel 2010 gli sforamenti sono stati più del consentito. E nel 2011 le cose sono andate peggio. Il che vuol poi dire che le emissioni di sostanze inquinanti sono stabili o magari anche in lieve calo. Ma la loro presenza nell’aria risente delle condizioni climatiche, per cui basta un inverno con poche piogge (come questo) per trovarsi un numero spropositato di sforamenti relativi a PM10 e sempre più spesso anche PM2,5. A Modena nei primi 18 giorni del 2012 gli sforamenti (valori medi giornalier di PM10 superiori a 50 microg/m3) sono stati 10! Il numero max “tollerato” per legge in un anno è 35, ricordo. Insomma, i dati a nostra disposizione dicono che dobbiamo fare di più. Sarebbe dunque bene che qualche amministrazione comunale si svegliasse. Come ho scritto, non è un problema che si risolve localmente. Ma questo non vuol dire che a livello locale non si possa far niente. Difficile negarlo.

  4. cantacann ha detto:

    Gentile Andrea,

    mi adeguerò al tono, indubbiamente ha ragione, non si vedono campagne informative da parte delle amministrazioni.
    Tuttavia penso non sia oscuro a nessuno che l’aria, e aggiungo anche l’acqua e il cibo che ingeriamo, sono inquinati.

    Però se ho capito bene lei, e le assicuro, anche io, siamo interessati a che si conoscano, e vengano pubblicizzati i numeri per come sono, anche con dei cartelloni lungo le strade, però quali dati fare conoscere?

    L’idea di fornire tutti i dati nessuno escluso sarebbe molto importante. Iniziative a riguardo arrivano (open data in particolare) come sempre da lontano:
    sia da UE http://ec.europa.eu/information_society/policy/psi/open_data/index_en.htm
    http://blogs.ec.europa.eu/neelie-kroes/public-data-for-all-%E2%80%93-opening-up-europes-public-sector/
    Che da studiosi molto avveduti:
    http://www.gapminder.org/

    Per finire sulla qualità dell’aria.
    Come ammette anche lei l’aria è migliorata in realtà, mentre la gente non sa questo, molti pensano sia sempre peggio, il che non è vero.
    I dati che ho aggiunto sono datati (ne esistono aggiornati, ma questi mettevano in evidenza la diminuzione sul lungo termine), però qualcuno, pensa non esista alternativa a questo modello di sviluppo almeno non a livello di guida pubblica, e c’è chi spiega bene perchè non sia possibile cambiare.
    Trasporti pubblici, limitazioni al traffico, innovazioni ecologiche, tasse sui carburanti non hanno diminuito la produzione di inquinanti:
    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002780.html
    Possiamo chiudere la pianura padana per inquinamento da dicembre a febbraio, siamo sicuri che questo non creerebbe più disoccupati e povertà e non faccia più male alla salute?

  5. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Alfonso, il tuo modo di ragionare è davvero singolare. I dati sulle PM10 nell’aria sono migliorati rispetto a 10 anni fa, ma sono peggiorati nel 2011 rispetto al 2010. Segno che l’andamento nel tempo è volubile – in effetti basta un andamento climatico un po’ anomalo per riportare in alto il livello di inquinamento (segno anche che continuiamo a produrre ed emettere sostanze inquinanti, confidando che le piogge le tolgano dall’aria, depositandole a terra). Però, il dato che non va taciuto né nascosto è che in tutti questi anni, nonostante il miglioramento, in questa parte della Pianura Padana gli sforamenti della soglia 50microg/m3 (come valore medio giornaliero) rimangono al di sopra dei 35 giorni/anno tollerati dalla legge! Insomma, le cose migliorano, ma troppo lentamente! E non con continuità. Dunque, cosa facciamo? Va bene così? Non possiamo fare nulla di più? Seguendo il tuo ragionamento sembra davvero che non si possa fare nulla (di più) per migliorare la situazione con maggiore rapidità. Eppure altri paesi europei hanno dimostrato che sulla gestione dei rifiuti, sul riciclaggio dei materiali, sulle politiche energetiche, sull’inquinamento atmosferico si può FARE meglio. E non solo ce lo ricordano altri paesi europei. Ce lo ricordano anche altre amministrazioni comunali, con amministratori più avveduti e capaci dei nostri (ad esempio, mi risulta che la percentuale di raccolta differenziata sia più alta a Salerno che a Vignola. Vogliamo parlarne?), che cercano di prendere sul serio questi temi. Innanzitutto non negandoli (qui da noi si dice – come fai tu! – che le cose non vanno poi male, dunque perché cercare di implementare politiche, diciamo, un po’ impopolari?). Riporto come esempio le dichiarazioni di ieri dell’assessore bolognese Andrea Colombo e dei suoi colleghi Patrizia Gabellini e Luca Rizzo Nervo, che “reagiscono” proprio all’allarme sulle PM10 lanciato da Legambiente:
    In merito all’allarme smog degli ultimi giorni, gli assessori comunali alla Mobilità Andrea Colombo, Ambiente Patrizia Gabellini e Sanità Luca Rizzo Nervo dichiarano quanto segue.

    “I dati rilevati da Legambiente in centro e gli sforamenti di polveri sottili di inizio anno non vanno sottovalutati. Il problema riguarda certo l’intero bacino padano, ma, in attesa di una strategia di livello inter-regionale e nazionale, le città non possono rimanere ferme, a partire dalla considerazione che il traffico è ormai riconosciuto come la principale fonte di smog e la causa di migliaia di decessi all’anno solo in Italia per malattie respiratorie e cardiocircolatorie.

    Sono importanti interventi tempestivi per affrontare l’emergenza, come i blocchi del traffico del giovedì per i veicoli più inquinanti, che proprio quest’anno, vista la situazione particolarmente critica, sono partiti in anticipo di alcune settimane grazie all’accordo fra i principali Comuni dell’Emilia-Romagna. Negli ultimi 10 anni questi provvedimenti, seppur parziali, hanno favorito una costante diminuzione dei superamenti annui, e hanno portato ad un eccezionale rinnovo del parco mezzi sia pubblici che privati, oggi molto più ecologici dell’inizio degli anni 2000.

    Ma soprattutto, è indispensabile modificare in modo strutturale il sistema e le abitudini di mobilità dei cittadini: diminuire le macchine in circolazione e aumentare l’uso dei mezzi pubblici e la mobilità ciclo-pedonale è oggi un obiettivo non più rinviabile, per tutelare la qualità dell’aria e la salute delle persone. In questa direzione vanno alcuni progetti strategici e trasversali della Giunta, come il piano della pedonalità, su cui presto partirà il confronto pubblico e a seguire l’attuazione, e il potenziamento del Servizio Ferroviario Metropolitano e delle filovie urbane, su cui dirottare i 226 milioni di euro dell’ex metrò”.

    Certo, queste sono le azioni “tagliate” per la realtà di una città come Bologna. Ma davvero non si può fare nulla nei più piccoli comuni dell’Unione Terre di Castelli? Non mi sembra un gran segno di intelligenza rassegnarsi all’inazione.

  6. cantacann ha detto:

    Caro Andrea,
    come riconosce anche lei il clima spesso ha effetti maggiori delle attività economiche, ovvero siamo in balia delle piogge e dei venti più che delle auto.

    Le propongo anche dei dati aggiornati che ho trovato su Italia e resto d’Europa:
    http://www.istat.it/it/archivio/12571
    http://www.istat.it/it/archivio/4549
    http://www.eea.europa.eu/themes/air/airbase

    Riconosciuto che l’inquinamento esiste, e ritengo come lei, che la teconlogia permetta una organizzazione diversa della raccolta rifiuti, per la quale mi sono speso in prima persona visitando l’impianto di Vedelago e chiedendo al mio Comune e anche ad altri le pratiche di smaltimento per suggerire al sindaco la migliore. Tuttavia gestire il traffico è diverso che gestire i rifiuti, siccome una attività è gestita e acquistata centralmente dai Comuni, l’altra è una attività libera dei cittadini a cui si possono solo porre dei vincoli.

    Per quel che riguarda l’inquinamento delle auto(che producono la quota maggiore di particolato), però, il problema è semplice e diverso. Le attività economiche richiedono la mobilità.
    Certo, si può fare di più, ma come?

    Si può tassare ancora di più l’inquinamento, come già facciamo, infatti abbiamo le tasse più alte al mondo sulla benzina:
    http://www.eea.europa.eu/data-and-maps/indicators/fuel-prices-and-taxes-1
    http://www.energy.eu/
    http://money.cnn.com/2008/05/01/news/international/usgas_price/

    Ora lei propone l’esempio di S.Lazzaro blocco totale il giovedì e delle auto euro 1-2-3 gli altri giorni.
    Ritengo sia una limitazione di libertà peggiore di quella del tipo area C di Milano, la tipica tassa sulla congestione. Le tasse permettono di muoversi, e se lo si ritiene utile si paga.

    I Britannici hanno un problema di Binge drinking e lo ammettono dibattendo sui giornali, noi Italiani abbiamo un problema di binge driving, usiamo troppo l’auto. Il mio commento sarebbe a ognuno i suoi difetti, che causano anche morti, peraltro:
    http://www.lavoce.info/articoli/pagina2848.html
    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000170.html

    Concludendo, una migliore qualità dell’aria si può ottenere, ma ad un costo, siamo sicuri di poterci permettere questo costo ora che l’economia è in recessione? Siamo sicuri che non sia più utile per i poveri e i disoccupati e i malati del distretto di Vignola non sia meglio investire un futuro aumento di reddito, se ci sarà per un aria pulita tramite opportuni pedaggi alle auto? Inoltre siamo sicuri che i trasporti pubblici in Regione , Provincia e Unine terre di castelli debbano viaggiare sussidiati, cioè in perdita e non debbano essere in pareggio almeno?

    Un economia diversa è possibile, un economia più libera dalle tenaglie dello stato e dalla burocrazia che permetta ai citttadini di investire il proprio reddito per il benessere e la loro salute, invece di dare potere in mano ai burocrati di Comune, Provincia e Regione, e Stato centrale.

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