Cittadinanza ai minori stranieri. Servono norme più “civili”, di Elena Busani

In questi giorni mi sento profondamente indignata per la barbara uccisione a Firenze di Samb Modou e Diop Mor. Indignata per il fatto che negli ultimi anni sembrava diventato politicamente scorretto parlare di razzismo, come affrontare l’intercultura a scuola – “No, grazie, l’abbiamo già fatta l’anno scorso” – mentre invece le statistiche, i racconti degli stessi migranti, le voci al bar e sugli autobus ci dicevano esattamente il contrario. Ovvero che il clima è molto peggiorato in questi anni, anni bui di razzismo istituzionalizzato, di ministri che impunemente si permettevano ogni tipo di commento, per non parlare della legislazione approvata in questi anni in materia di immigrazione. Ebbene di fronte a questo ben misero scenario, non solo nazionale, credo che a livello locale si possa e si debba fare di  più  per contrastare tutto ciò. Non mi interessa riprendere in questo spazio le politiche per l’immigrazione, non me ne occupo più, almeno non professionalmente, però vorrei che almeno a livello locale, da parte delle amministrazioni pubbliche, qualche piccola azione simbolica, dai costi probabilmente molto contenuti, se non gratuite, non solo si facesse, ma anche si comunicasse.

Donne straniere con bambini a Bambinopoli (foto del 10 settembre 2011)

[1] In questi mesi sono partite due campagne d’informazione in merito al riconoscimento della cittadinanza italiana ai bambini e ai giovani nati in Italia da genitori di origine straniera. Due le finalità che le contraddistinguono: da un lato far conoscere gli attuali diritti, le modalità vigenti per prendere la cittadinanza; dall’altro promuovere una raccolta firme nazionale per modificare l’attuale legge (sulla situazione attuale si veda l’articolo di Andrea Stuppini su LaVoce.info). La  prima campagna riguarda direttamente gli enti locali, infatti si chiama “18 anni… in Comune!” ed è promossa dall’Anci, da Save the Children e dalla Rete G2 – Seconde Generazioni, per sollecitare il maggior numero di sindaci ad informare tempestivamente i minori nati in Italia da genitori stranieri sulle modalità di acquisizione della cittadinanza al compimento della maggiore età.  Sono 600.000 i minori stranieri in Italia e, secondo Save the Children, sono circa 15.000 i ragazzi e le ragazze tra i 17 e i 18 anni, nati in Italia e di origine straniera, che secondo l’attuale normativa, possono diventare italiani se, oltre a essere stati registrati all’anagrafe, hanno risieduto legalmente in Italia fino alla maggiore età e senza interruzioni. Ma per farlo devono presentare una richiesta al Comune di residenza entro il diciannovesimo anno di età. Tuttavia gran parte di loro non è a conoscenza del fatto che per fare domanda hanno solo un anno di tempo a partire dalla maggiore età. Da qui la necessità di una campagna informativa che si rivolge ai giovani di origine straniera prossimi alla maggiore età, per informarli, attraverso una lettera inviata dai sindaci, della possibilità di esercitare il loro diritto a diventare cittadini. Inoltre grazie alla guida online “18 anni….in Comune!“, realizzata da ANCI, Save the Children e Rete G2 – Seconde Generazioni e scaricabile sul sito dell’ANCI, i ragazzi e le ragazze potranno accedere alle informazioni relative al significato della cittadinanza e alle modalità per acquisirla, rivolgendosi direttamente al loro Comune di residenza. Forse qualcuna delle amministrazioni locali già lo sta facendo, sicuramente non tutte, ma credo che costi poco aderire e intanto iniziare a porsi il problema.

Un incontro occasionale, durante i banchetti in piazza per l'acqua pubblica ... (foto del 9 aprile 2011)

[2] La seconda campagna “L’Italia sono anch’io”  è promossa dalla società civile, da tante associazioni e ha l’appoggio anche dell’Anci e vuole promuovere entro febbraio 2012 la raccolta di 50.000 firme per la presentazione di due proposte di legge di iniziativa popolare per la riforma della legge sulla cittadinanza e per il riconoscimento del diritto di voto ai migranti. Rispetto a questo anche alcune associazioni del territorio hanno iniziato a raccogliere le firme, altre forse si aggiungeranno, hanno aderito i comuni di Castelnuovo e Castelvetro, ma credo che anche questa possa essere una buona occasione  per le associazioni, per i ragazzi stessi,  per le amministrazioni locali, di sensibilizzare l’opinione pubblica sui diritti delle seconde generazioni e più in generale di far conoscere l’assurda condizione che spesso si trovano a vivere questi ragazzi in questo paese. Io credo che ci sia bisogno  di riprendere una comunicazione pubblica su questi temi, di fare informazione, non è possibile che solo gli sbarchi facciano notizia e che dopo trent’anni si continui strumentalmente a considerare l’immigrazione un fenomeno emergenziale. Non può essere che dei soprusi, della mancanza di diritti di cui sono vittime molti cittadini stranieri ne siano a conoscenza, a volte, solo gli addetti ai lavori. Nel distretto di Vignola stiamo parlando della condizione di vita di 12.334 persone, pari ormai al 13% della popolazione. Per questo credo che anche ripartire da qui, con semplicissime azioni simboliche, possa essere un modo per contrastare il razzismo. Poi naturalmente c’è bisogno di ben altro lavoro. A breve partirà su questo territorio, nei comuni dell’Unione Terre di Castelli,  un progetto di servizio civile che per la prima volta coinvolgerà anche ragazzi di origine straniera. Spero potrà essere l’occasione per valorizzare certe competenze,  per far sentire altre voci, altre storie. C’è un mondo da scoprire, un incredibile ricchezza e noi spesso ne siamo lontanissimi oltre che inconsapevoli.

Alla festa della scuola ... (foto del 28 maggio 2011)

[3] Domenica 18 dicembre, a Nonantola, c’è stata la presentazione provinciale della campagna “L’Italia sono anch’io”. E’ stato un bellissimo pomeriggio, dove credo tutti i presenti abbiano avuto modo, attraverso le testimonianze di giovani di origine straniera, di approfondire il tema e di scoprire l’assurdità delle nostre leggi. Alessandra, studentessa universitaria nigeriana, è arrivata in Italia a 4 mesi. Ha sempre vissuto nel nostro paese e  si sente italiana. Quando i genitori hanno ottenuto la cittadinanza, lei aveva da poco compiuto diciotto anni, per cui  non ha potuto usufruire dell’attuale legge perché non era nata in Italia, ma non ha potuto neppure ottenere la cittadinanza dai genitori, in quanto già maggiorenne.  Oggi se vuole viaggiare, se necessita di un soggiorno all’estero per studi ad esempio in Inghilterra deve chiedere il visto e da anni sta aspettando la sua di cittadinanza.  Kindi, dottoressa congolese, è arrivata a 10 anni, ha fatto tutte le scuole in Italia, ma quando si è scritta all’Università ha scoperto di essere straniera e di non avere gli stessi diritti dei suoi coetanei, pur avendo condiviso lo stesso percorso scolastico. Da qui una lunga lotta legale, durata anni, per vedersi riconosciuti i suoi diritti. Oggi lavora come ginecologa in un ospedale pubblico e ha invitato  i presenti a stare con lei una mattina in sala parto, spegnere le luci e capire dai vagiti dei nuovi nati di che nazionalità sono, di che colore. “Il miracolo della nascita accomuna tutte le madri – dice – indipendentemente dal paese di arrivo i genitori ci chiedono per prima sempre la stessa cosa, ossia «come sta mio figlio? E’ sano?»”. L’incontro è finito con la proiezione dell’intervento del Presidente Giorgio Napolitano a favore di una nuova legislazione che riconosca le trasformazioni sociali avvenute negli ultimi 20 anni in questo paese. Un vecchio amico senegalese, vicino me, ascoltava e piangeva.

Elena Busani

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3 Responses to Cittadinanza ai minori stranieri. Servono norme più “civili”, di Elena Busani

  1. sergio smerieri ha detto:

    Grazie Elena per queste riflessioni che fai e per quello che hai fatto in questi anni… il fatto che l’Unione Terre dei Castelli non ti abbia rinnovato il contratto e/o l’incarico la dice lunga sulle priorità e sulla sensibilità che ci circonda… Se poi sono impreciso nel dire “rinnovato l’incarico” … ho solo sbagliato il verbo, la sostanza non cambia. C’è veramente da piangere!

    • Elena ha detto:

      Ciao caro Sergio, ufficialmente sono io che non ho accettato alcune condizioni, diciamo così, comunque io o altri non ha importanza, chi mi conosce sa che quello che mi importa è che si vada avanti sulle cose, che si continui a stimolare l’amministrazione pubblica anche su questo tema. La sensibilità non la si misura su di me, ma sui diritti, le condizioni di vita che riusciamo a garantire a quel 13 % di noi, in alcuni comuni la percentuale è ben più alta, che ha origini straniere. La questione poi dei diritti delle seconde generazioni è fondamentale nelle politiche di inclusione, perchè questi ragazzi e ragazze che stanno studiando, spesso hanno esiti scolastici molto alti e giustamente non si accontenteranno di fare il lavoro dei genitori, quale futuro potremo garantire loro quando spesso questo paese nega un futuro anche ai nostri di figli? Sapremo, come alcuni paesi europei, valorizzare queste competenze, riconoscerli come italiani di origine straniera al di là del nome che portano? Alcune città ci stanno provando, nonostante la crisi, che a volte può essere uno splendido alibi. La mancanza di risorse sono oggi un problema, ma a mio avviso non è il più importante.

  2. andrea ha detto:

    Ciao Elena,
    ottimo articolo!

    possiamo sentirci un attimo?

    andrea facchini

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