Occupy Wall Street. Da New York a Vignola?

Le voci più chiare contro gli effetti della crisi economica e per un cambio di “sistema” sono quelle dei nuovi movimenti di protesta, dagli Indignados in Spagna a Occupy Wall Street negli USA. Minoranze attive che reagiscono scendendo in piazza al disvelamento degli effetti del “capitalismo scatenato” e dell’incapacità della politica di fronteggiare questa situazione di crisi. Ma queste persone, giovani e non più giovani, non sono né marginali, né isolati. E’ singolare che persone di grande autorevolezza siano oggi schierate al loro fianco. Paul Krugman, economista liberal e premio Nobel per l’economia nel 2008, è una delle voci più autorevoli ed insistenti che oggi sta richiamando l’attenzione sul rischio di un’imminente catastrofe economica e sull’esigenza di un deciso cambio di rotta nel “governo” dell’economia mondiale (per due dei più recenti “allarmi” si vedano gli articoli di Krugman su Il Sole 24 ore del 3 dicembre – vedi – e su la Repubblica del 4 dicembre: vedi). Lo stesso fanno intellettuali autorevoli come Jürgen Habermas, Ulrich Beck, Slavoj Zizek – e molti altri. Essi esprimono preoccupazioni sulla minacciosa sfida che l’economia capitalista ha portato alla società e di cui oggi sono chiaramente manifesti gli effetti, in termini di crescenti disuguaglianze sociali, di ipoteca sul futuro di chi è giovane, di progressiva distruzione ambientale, di rischio di autodistruzione. Ciò nonostante la maggior parte dei cittadini – sbigottita, rabbiosa o rassegnata – assiste senza reazioni evidenti a quanto sta avvenendo all’economia ed alle politiche che gli stati mettono in campo per cercare di scongiurare il rischio di default. Eppure il momento è decisamente critico e stare semplicemente a guardare è un lusso che non ci si può permettere. E’ importante innanzitutto cercare di comprendere eventi e collegamenti, per quanto questi risultino difficilmente decifrabili dalla maggior parte dei cittadini: in Europa, in Italia, a Vignola.

Llyn Foulkes, Where did I go wrong, 1991 - 54a Biennale d'arte di Venezia, 26 agosto 2011

Comprensione ed apprendimento (per le istituzioni e per i cittadini) sono le prime risorse per reagire alla crisi. A Vignola sono mancate quasi del tutto le occasioni di informazione e di dibattito, se si escludono le iniziative promosse dalla lista di cittadini Vignola Cambia (da ultimo, il 23 novembre, l’incontro con Marco Bersani e Giovanni Favia; qui il video della serata: vedi) e dal Circolo Ribalta. Eppure è di fondamentale importanza interrogarsi su cosa sta succedendo, quali opzioni ha davanti il nostro paese e l’Unione Europea, che cosa possiamo fare noi. Nel tentativo di chiarire le idee ecco i contributi più interessanti che ho avuto occasione di leggere nelle ultime settimane. Gli attori in scena sono i “mercati” (ovvero la particolare configurazione assunta dal capitalismo negli ultimi trent’anni), i governi, i movimenti di protesta, la “maggioranza silenziosa” (almeno sino ad ora). Noi, insomma.

Armed Freedom Lying on a Sunbed, 2011 - 54a Biennale d'arte di Venezia, 26 agosto 2011

[1] La crisi attuale ha le proprie radici nell’affermarsi di una particolare costellazione dell’economia capitalista, chiamata di volta in volta “turbocapitalismo” (Edward Luttwak), “capitalismo scatenato “ (Andrew Glyn), “supercapitalismo” (Robert Reich) o “finanzcapitalismo” (Luciano Gallino) in cui prevale la dimensione finanziaria (i valori finanziari in circolazione sono stimati pari a 10-20 volte il PIL mondiale!). Su questo processo dispiegatosi negli ultimi trent’anni l’esplodere nel 2007 della bolla speculativa immobiliare ha innestato un’ulteriore destabilizzazione, dando il via ad una crisi delle economie occidentali (riduzione del PIL). A questa si è aggiunta una “crisi dei debiti sovrani”: i paesi ritenuti più “fragili” dagli investitori vedono crescere i tassi di interesse applicati sulle loro emissioni di titoli con cui finanziano il debito pubblico (è quanto successo all’Italia). Come chiarisce Marcello De Cecco le case finanziarie americane si stanno ritirando dal mercato dei titoli europei, mettendo in crescente difficoltà stati e banche europee (vedi). Il ridursi dell’attivo per gli istituti di credito si traduce in stretta creditizia verso imprese e famiglie (il cosiddetto credit crunch) determinando una contrazione dell’economia (simile è la descrizione che ne fornisce Romano Prodi: vedi). Gli effetti verso il settore privato si sommano però a quelli verso gli stati – e tutti hanno segno negativo. Nel corso degli ultimi mesi abbiamo tutti appreso l’importanza dello spread, il differenziale trail tasso d’interesse dei titoli di stato tedeschi (Bund) e di quelli italiani (BTP): più esso cresce più cresce il costo degli interessi sul debito. Dovendo impiegare più denaro per finanziare il debito, lo stato dispone di meno risorse per investimenti e spesa corrente. Agli effetti della crisi economica si sommano dunque gli effetti delle politiche statali di “riequilibrio”: tasse più alte e meno trasferimenti e servizi alle famiglie. Sia dal lato del mercato che dal lato dello stato le famiglie sono soggette ad un’erosione della ricchezza. Ma non è tutto. La “crisi del debito” sperimentata dalla Grecia e approssimata dall’Italia rischia di trasformarsi nella crisi dell’euro. Per evitare che ciò accada i paesi forti (Germania in primis) stanno dunque dettando la linea per quelli più fragili (tra cui l’Italia). La conseguenza, come era già evidente dall’estate scorsa, è che il governo italiano è “sotto tutela”. Anzi, sia in Grecia che in Italia il governo in carica è stato “dimissionato” dai mercati finanziari (così vanno interpretate le dimissioni di Berlusconi, come osserva con chiarezza Gad Lerner: vedi). Quello che non ha saputo fare la politica è stato ottenuto dai mercati. Se il superamento del governo Berlusconi va salutato positivamente, non bisogna però nascondere un fatto preoccupante: lo stato sperimenta una perdita di sovranità, la democrazia viene svuotata. Oggi le politiche del governo Monti rispondono infatti alle pressanti richieste della Banca Centrale Europea (BCE). Ai cittadini viene presentato il conto. Le prime analisi sull’impatto della crisi evidenziano un aumento delle disuguaglianze sociali, una riduzione del reddito delle famiglie, una crescita della povertà. In Italia più che in altri paesi (vedi). Non appena i provvedimenti del governo Monti saranno legge si aggiungeranno ulteriori misure di “impoverimento”, conseguenza delle politiche statali di azzeramento del deficit e di riduzione del debito pubblico. Per questo il dibattito sull’equità di quelle misure è fondamentale! In questi anni governi nazionali e banche centrali hanno dispiegato interventi di salvataggio per il sistema bancario (che pure porta evidenti responsabilità nello scoppio della crisi) in una misura mai vista prima, mentre i costi di tali politiche sono scaricati sulle famiglie e soprattutto sulle giovani generazioni che pagano il prezzo più alto in termini di disoccupazione (un quinto della popolazione europea sotto i 25 anni è disoccupata) e di precarizzazione della vita (come ci ricorda Ulrich Beck su la Repubblica del 20 agosto 2011: vedi).

Sharon Hayes, An Ear to the Sounds of Our History, 2011 (particolare) - 54a Biennale d'arte di Venezia, 26 agosto 2011

[2] Impegnarsi nella protesta significa credere che un cambiamento è possibile. Significa innanzitutto avere la capacità di pensare il cambiamento. Non è cosa da poco dopo trent’anni di “dittatura dei mercati” (cfr. Guido Viale su Il Manifesto del 6 dicembre 2011: vedi). Paul Krugman chiude un suo articolo (Il Sole 24 ore, 29 ottobre 2011) ringraziando il movimento Occupy Wall Street perché ha fatto breccia nell’egemonia dominante, anzi assoluta (vedi); ha contribuito a rendere manifesto il fatto che quella del “libero mercato” (e dei suoi effetti benefici) è pura ideologia. Insomma, in questo “ordine” economico non c’è nulla di naturale. E dunque il fatalismo non è l’atteggiamento giusto. Questo è il primo messaggio che urge diffondere. Forse la crisi dischiude anche nuove possibilità. Indubbiamente promuove nuova consapevolezza. Con linguaggio ironico Ulrich Beck osserva che “sotto il diktat dell’emergenza le persone fanno una specie di corso accelerato sulle contraddizioni del capitalismo finanziario nella società mondiale del rischio” (la Repubblica dell’1 novembre 2011: vedi). La crisi finanziaria globale produce un nuovo genere di “politicizzazioni involontarie”. Oggi i movimenti di protesta sono formati da ristrette minoranze attive. Si tratta di vedere se tali minoranze, assieme a minoranze influenti di intellettuali, saranno in grado di rompere l’opacità di un sistema economico che si è affermato come se fosse una seconda natura, come se non ci fossero alternative, come se non ci fosse altra possibilità che lo stop-and-go di periodi di relativa prosperità che emergono in un generale trend di crescita delle disuguaglianze, crescita della povertà, accresciuto rischio di default per lo stesso sistema. Certo oggi la situazione rivela “un paradosso tra potere e legittimità” (sono ancora parole di Beck): “grande potere e scarsa legittimità da parte del capitale e degli stati, e scarso potere ed alta legittimità da parte di quelli che protestano in modo pittoresco”. Oggi il movimento può fungere da “sensibilizzatore” verso il sistema politico – popolato però da élites inadeguate! La politica è capace di giocare un ruolo? I segnali non sono incoraggianti. In Italia ne abbiamo avuto una lunga esperienza con il governo Berlusconi, pronto solo a negare l’esistenza della crisi. Sfiduciato dai mercati ha lasciato il posto al governo dei “tecnocrati” guidato da Mario Monti. Oggi la politica sta faticosamente cercando di recuperare un ruolo – ad esempio ponendo il tema dell’equità della manovra (ma bisognerà anche iniziare a pensare ad un diverso modello di sviluppo che prenda sul serio il tema della crisi ambientale!). Uguale sconcerto si registra verso un’Unione Europea guidata dalla Germania, incapace del coraggio necessario per le scelte più impegnative (ma che in tal modo mette a rischio la stessa costruzione europea: qui la lucida analisi di Romano Prodi su Il Mattino del 27 novembre 2011: vedi). Anche Krugman formula una diagnosi simile, criticando la BCE ed auspicando che i cittadini dei diversi paesi comprendano “di avere interessi comuni e un nemico comune, nello specifico un settore finanziario fuori controllo” (vedi).

Sharon Hayes, An Ear to the Sounds of Our History, 2011 - 54a Biennale d'arte di Venezia, 26 agosto 2011

Ma quello che sta succedendo, in una qualche misura tanto a livello di singolo paese, quanto di Unione Europea, è anche un “aggiramento” della democrazia. Il “laboratorio” del salvataggio dell’euro si configura sempre più come uno spostamento di potere ed un cambiamento della logica del potere – è ancora Ulrich Beck che parla -, come un passaggio dall’UE all’IE (sta per Impero Europa, per rimarcare il ruolo determinante che svolge la Germania; cfr. la Repubblica del 3 dicembre 2011: vedi). Le decisioni fondamentale passano di mano: da Commissione Europea e parlamento a Consiglio Europeo (l’organo dove siedono i capi di governo dei paesi dell’Unione). Ancora più duro nel giudizio è Jürgen Habermas che vede oggi il progetto europeo portato avanti “con modalità completamente elitarie”, accantonando democrazia e dunque cittadini – una sorta di “tacito colpo di stato tecnocratico”. “La politica – prosegue Habermas – ha degradato i cittadini al ruolo di spettatori”. Ed ancora: “le élite politiche non sono interessate a dire alla popolazione che a Strasburgo si stanno prendendo decisioni importanti” (dal resoconto di un suo intervento al Goethe Institut di Parigi, nei giorni scorsi: vedi). Non è un caso che Habermas, 82enne erede della Scuola di Francoforte, si sia schierato con decisione con gli indignati! Che fare, dunque? Alcune prime proposte stanno prendendo forma. Paul Krugman, ad esempio, approva la rivendicazione della “cancellazione del debito per i lavoratori americani”. A sua volta suggerisce di chiedere politiche keynesiane (investimenti nelle infrastrutture) per creare posti di lavoro (la Repubblica del 21 ottobre 2011: vedi). E riconosce: “nessuna di queste proposte diventerà legge nel clima politico attuale, ma è proprio questo clima che i manifestanti vogliono cambiare”. Ulrich Beck suggerisce di introdurre finalmente la Tobin tax sulle transazioni finanziarie e di mettere mano all’architettura dell’Unione Europea per far sì che i cittadini abbiano la possibilità di far sentire la loro voce, così da influenzare l’orientamento delle élites (elezione diretta del presidente della Commissione europea e referendum europei! Cfr. la Repubblica del 3 dicembre 2011: vedi). Guido Viale propone un “audit” (un inventario) sul debito: “perché tutti possano capire come si è formato, chi ne ha beneficiato e chi lo detiene (anche per poter prospettare trattamenti diversi alle diverse categorie di prestatori)” (Il Manifesto del 29 novembre 2011: vedi) – proposta avanzata anche da Marco Bersani nell’incontro vignolese (vedi). Pur nella loro diversità queste proposte sono accomunate dal riconoscere che ci sono strade nuove di cui prendere consapevolezza e che debbono essere  esplorate. Forse oggi è più saggio un sentiero ai “margini” che il mainstream. Per questo conviene stare in contatto con ciò che si agita sul fronte dei nuovi movimenti. Anche per chi, come noi, sta in periferia.

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2 Responses to Occupy Wall Street. Da New York a Vignola?

  1. Alessandro ha detto:

    Leggo con ammirazione questa puntigliosa disamina della situazione, una bella descrizione, per nulla superficiale, di ciò che circola a livello capillare e arterioso, sino al cuore, nell’italietta di oggi.
    Interessantissimi i vari riferimenti ad articoli proposti da veri esperti della materia.
    Dal canto mio, non posso che condividere praticamente tutto quanto letto, sia ciò che hai scritto, sia quanto è stato scritto da altri.

    Rimane comunque uno scoglio, o una voragine ( vediamola come più ci conviene) da superare e che separa la relazione accademica al reale sistema per destabilizzare lo status quo attuale.
    Lo scoglio sono, o è , la popolazione Italiana tutta ( da valutarsi se considerarla al plurale come una eterogeneità di pensieri e opinioni, o se al singolare, come una sola entità stupida e imbolsita).
    Ciò che rende difficile e affannoso qualsiasi progetto o proposta di tangibile cambiamento, che questo derivi da Wall St. o da Marco Bersani di Attac italia, è il pensiero, troppo radicato, di badare sempre e solo al proprio di dietro.
    Non sto tanto a pensare se è più una questione di egoismo e cinismo piuttosto che diseducazione e stupidità, ma la realtà delle cose vede il soggetto medio Italiano, oppure vignolese, pensare a politiche, idee, azioni, che si concretizzano esattamente a un metro dal proprio naso. ATTENZIONE non oltre questo metro poichè dopo già si entra in un circolo di coscienza troppo pressante per essere gestito.
    Tutto parte dall’imperativo del denaro, unico motivo e ragione di vita dei più. Non dico certo che questo sia sbagliato, ma contesto i modi con cui si va a perseguire questo abbagliante miraggio.

    Il commerciante medio di Vignola, e lo abbiamo visto ad esempio chiaramente con l’affaire V. Libertà, ha come pensieri solamente i 3,4, o 100 gatti che gli passano davanti con l’automobile ( tu commerciante lasciati dire che hai proprio un business che si regge sul nulla se l’abolizione delle automobili un domani, facesse crollare la tua attività). Gli altri pensieri che attanagliano in commerciante ( generico ) sono sicuramente quelli di trovare il sistema di evadere un po’ di più nel caso la pressione fiscali aumenti e di mantenere saldi e vivi i propri interessi, la propria clientela e il proprio giro di affari.

    Il lavoratore dipendente medio di Vignola invece può avere qualche impulso di coscienza maggiore, poichè nel momento in cui incappa nel facile collo di bottiglia, dove il suo datore di lavoro vuole far passare più ricchezza possibile e non c’è spazio per farne arrivare anche un po ai propri dipendenti, si troverà di certo a dover combattere per mantenere la propria retribuzione o il proprio stipendio. Spesso, questi combattimenti e queste cause, vengono perorate da gruppi di interessi, sindacati etc, e quindi a volte ( non sempre) le proteste che sorgono non sono ridicole e risibili come ad esempio quella attuale dei farmacisti, solo interessati al proprio puzzoso ano piuttosto che a un briciolo di benessere comune, ma sono caricate di un senso civico maggiore dato che a volte si spazia e su esula solamente dalla propria occupazione; si toccano quindi i principi basilari della giustizia, del benessere e dell’equità.

    Poi ci sono le varie altre categorie, liberi professionisti, lobby ( farmacisti, dottori vari etc) che in maniera più o meno malcelata, non appena sentono puzza di bruciato, alzano i fucili e impugnano le katane pronti e dritti ( con i pali nell’ano) a difendere il tanto prezioso pertugio posteriore.

    Qui il problema non è tanto la distinzione tra chi è più cinico e chi no, bensì il fatto che ogni azione e pensiero oltre che scoordinato, è sempre orientato al proprio interesse limitato e breve e mai a ciò che potrà essere fra X anni nel caso la questione viri con prepotenza.
    Chissà in quanti conoscono i Trattati di Lisbona, di Maastricht e così via..
    Chissà in quanti prima di decidere chi e cosa votare, sono informati su ciò che ha fatto il proprio versante politico prima di approdare sulle ventuali poltrone.
    Chissà in quanti prima di scegliere se andare al cinema, o guardare la partita, sanno in quali altri posti potrebbero esser per rendere utile la propria esistenza alla comunità.

    Bisogna credo essere franchi e sinceri sul fatto che l’uomo Vignolese, o italiano che sia dovrebbe vergognarsi per aver fallito sul versante della responsabilità.
    E’ troppo comodo e facile pensare sempre e solo al proprio interesse, alla propria proprietà privata, al proprio orto e una volta ottenuto quel risultato, fermarsi e godere sugli allori.
    Ovviamente ciò che dico non è riferibile al 100% dei soggetti, ma la realtà è che quella % minoritaria che tenta con tutte le proprie forze di reagire e di sollevare anche gli altri più sonnacchiosi, non riesce a ottenere nulla se non piccoli contentini e piccoli passi in avanti, quasi impercettibili.
    E come potrebbe essere se non così? L’unione fa la forza non è uno slogan privo di significato, bensì qualcosa che assume vigore se solo se ne percepisse la reale utilità.

    Come si concretizza attualmente l’idea che l’unione fà la forza? Beh, basta notare come, a “spot” le coscienze si risvegliano solo quanto PIZZICHI la loro statica e acquisita per grazia divina, stabilità.
    Oggi vengono pizzicati i farmacisti, ED ECCO LA RIVOLUZIONE , si minacciano chiusure, impiccagioni ed altro. Sono realmente dispiaciuto per la aridità mentale di questa manica di delinquenti che vende il male della società odierna, cioè i medicinali, non tanto perchè non arrivano a capire che fanno business sulle morti degli altri, ma piuttosto perchè, basti notare i guadagni della nuova e senza storia, farmacia di Vignola , per capire come anche una eventuale diminuzione del business, non porterebbe sul lastrico queste famiglie di lobbisti; eppure la verità è che la responsabilità la si crea soltanto tra i farmacisti stessi, e la coscienza civile non appare, se non per tutelare il loro diretto interesse.

    Così accadrebbe con l’ordine degli avvocati, inneggiando scuse sulla poi mancanza di serietà dei vari studi che andrebbero ad aprirsi e a crescere come funghi , e così dei notai, e così di tutte le altre situazioni medievali che ci caratterizzano.

    Quindi, poichè la coscienza si accende solo quando si viene pizzicati, quale può essere l’unico sistema perchè tutte le parole proferite dai vari scienziati dell’economia e del welfare possano assurgere verso l’olimpo della realtà e concretezza? L’unico sistema è che TUTTI vengano pizzicati, e che il pizzicore sia tale da staccare grossi lembi di pelle con conseguente immenso dolore tale da non rendere più possibile limitare il pensiero solo al proprio limitato interesse, ma obbligatoriamente rivolgendolo verso orizzonti più ampi.

    Vale per l’ambiente, con le polveri che ci schiacciano e nessuno che alza un dito seriamente contro questo scempio ed anzi, si parla pure di inceneritore dell’INALCA ( anche il solo parlarne è offensivo data la situazione), vale per l’agricoltura, dove sento persone che anzichè aderire al gas stanno a dire che questo o quel prodotto è più buono o più bello nel tal ortofrutta o supermercato, e così a seguire.

    La troppa comodità, la troppa stupidità, ha portato le persone ad appoggiarsi su ciò che ritorna più comodo e semplice e poichè nessuno, come fanno le madri quando svezzano i poppanti, è li ad informare e a spiegare puntualmente e a impaurire ( perchè a volte serve) le popolazioni, nessuno si ricorda di pensare a ciò che risulta più scomodo e faticoso.

    A volte il pensiero può pure crearsi, ed essere motivo di discussione davanti a una bottiglia di vino o davanti a un bel animale morto scuoiato e poi mangiato , ma al di fuori di questi ambienti tutto finisce e muore.

    Tutto ciò è desolante perchè dall’altro campo, non si hanno degli sprovveduti come i politici attuali italiani, per i quali, data la congenita insipienza e mancanza di voglia di lavorare realmente, basterebbe una decisa unione delle persone per spazzarne via ogni più piccolo residuo e subforma, qui l’avversario è una egemonia mondiale che tende a semplificare il mondo tutto per asservirlo alle lobby.

    Certo certo, quando si aprono questi argomenti tutti sono ratti nell’additare l’interlocutore come complottista, esoterico, maniaco, esaltato e così via.. peccato che non ci sia niente di più vero, e abbiamo avuto un esempio freschissimo con il governo Monti.

    Chi aveva mai sentito parlare di Monti per meriti e onorificenze? Io sinceramente non ne sapevo nulla, se non averne letto il nome, tra l’altro di sfuggita, tra i big della massoneria e , nondimeno della Goldman Sux. Cosa è successo parafrasando quanto già esposto dai veri esperti del settore? Molto semplicemente il mercato, entità dotata di cuore pulsante, ha deciso che le cose andavano cambiate e alla svelta dato che chi era stato eletto e aveva tradito il mandato, non aveva coraggio sufficiente per concretizzare azioni necessarie e obbligatorie che avrebbero reso impopolare e esecrabile la propria esistenza.
    Tutto ciò è stato deciso con un golpe morbido, per nulla democratico che ha fatto insediare un nuovo governo all’insaputa del popolo.
    Non credo che qualcuno possa obiettare che questo sistema sarebbe analogamente utilizzabile per instaurare una qualsivoglia dittatura : ” per forze di causa maggiore e stabilità, tizio viene ora nominato presidente del consiglio e agirà nell’interesse di tutti”.
    Oltre all’illegittimità del governo, vi è illegittimità nelle operazioni e nei programmi. Se il precedente governo non era più espressione (secondo i mercati) del benessere dell’italia e dei cittadini, potrebbe non esserlo più neppure per i cittadini stessi che in precedenza lo avevano votato assegnandoli anche DELEGA sulle azioni e programmi da compiere. Ora, in teoria, la manovra e i programmi, necessiterebbero di voto e di parere da parte dei cittadini, e non da quelle cariatidi insipienti che sono state scalzate dai mercati appunto per incapacità.
    Ma questo non si può fare, mancano soldi, manca tempo, mancano mille cose che null’altro sono che facili scuse per svicolare i veri problemi.

    Monti ha soprasseduto SU TUTTE LE QUESTIONI più calde e importanti dalle quali attingere soldi:
    – nulla sulle operazioni militari inutili
    – nulla sull’acquisto di armi e aerei
    – nulla sull’affaire delle macchine da gioco dei monopoli di stato, parliamo di 95 MILIARDI non incassati dallo stato, ne sentiamo parlare poco vero?
    – nulla ( o quasi staremo a vedere) sui 16 mld della assegnazione delle frequenze televisive
    – ici da parte della chiesa
    – tassazzione di qualche punto SOPRA al massimo attuale degli scaglioni, per i capitali scudati ( in un mondo normale se hai evaso e sei un delinquente, è gia molto che il capitale te lo tasso UN POCO sopra a come tasso quelli degli onesti e non ti metto in galera, in italia invece li tassiamo con delle percentuali tipo 5 o 7% e nessuno di questi delinquenti al governo viene punito in un qualche modo)
    – seria tassazione finanziaria poichè non creano ricchezza e economia reale ma solo pura speculazione sulle società quotate e il sistema generale

    Sistemando queste questioni, FACILI e che non necessitano di geni per esser applicate, non ci sarebbe bisogno di nessuna lacrima. Ma nel caso per autolesionismo il governo anelasse comunque a far piangere tutto il popolo per punirlo data la sua alienazione dalla politica e dagli interessi collettivi, avrebbe tutte le possibilità per rendere meno iniquo tutto quanto sta applicando ora. Ad esempio, perchè tassare con il nuovo sistema dei bolli gli assett bancari e poi METTERE come tetto 1200 euro? Allora colpisci dal più basso ( o quasi) , ma dove inizi a prendere del “buono” ti fermi? ma che cavolo di sistema equo e redistributivo è? Il piccolo paga, il medio paga, il grande dopo un po’ viene deciso che paga troppo e quindi basta?

    Le pensioni vengono ingarbugliate ma al governo nessuno vuole togliersi la sua e anzi, quel genio malato fallito della Polverini, alle 2,30 di notte, in commissione bilancio, fa passare un emendamento che servirà per rendere immortale l’indennità dei consiglieri e farla crescere quanto l’inflazione.

    Vengono imposte tasse fortissime sugli immobili e poi non si fanno serie azioni per impedire la continua distruzione del territorio da parte delle mafie dell’edilizia? Inoltre vengono imposte fortissime tasse sugli immobili, i quali comunque necessitando comunque sempre di manutenzione creano una rendita che a sua volta crea OBBLIGATORIAMENTE più economia reale rispetto alle benedette transazioni finanziarie che generano solo speculazioni e basta. E’ vero che a livello economico più ricchezza genera maggior risparmio e maggiori investimenti, ma la differenza tra la rendita immobiliare e quella prettamente finanziaria, è che una genera OBBLIGATORIAMENTE economia perchè l’immobile è una entità che è in continuo movimento ( seppur immobile) l’altra genera solo ricchezza che magari può essere anche portata all’estero, chi mi dimostra il contrario?
    Ben venga quindi la tobin tax, applicata su chi fa dell’intraday sfrenato basandosi solo sull’analisi tecnica e quindi giocando solo al rialzo e al ribasso fregandosene di tutto e di tutti.

    Ovviamente in tutte le super manovre dei super tecnici non c’è la lotta all’evasione seria in italia, la lotta alle partite iva impazzite o a tutti i liberi professionisti : dentisti, notai , avvocati che dichiarano in media secondo le statistiche ufficiali, quanto un operaio dipendente medio.

    Le cose invece molto chiare è come vengono spostati gli interessi nel cuore delle banche; ora ad esempio un pensionato non potrà più ritirare la propria pensione in posta ma dovrà obbligatoriamente andare in banca e aprirsi un conto corrente.
    Le banche comunicheranno morte e miracoli all’AdE che dal 2012 inizierà ( si spera) con il redditometro e con i controlli incrociati.
    Da una parte può andare bene, dall’altra stiamo tittando dalla mammella delle banche in una maniera troppo preoccupante.

    Monti e combriccola non faranno fai manovre che si interessino anche dell’ambiente e del benessere vero ( come accusava Marco Bersani ad esempio) perchè ciò non rientra negli interessi dei forti gruppi mondiali.
    Banche, sistema farmaceutico ecc, hanno a cuore grossi spostamenti di capitali e il mantenimento di un capitalismo sfrenato che pompi pompi pompi come se non avesse fine. Non si preoccupano, non si curano di quando e se ciò esploderà o imploderà, l’importante è che si porti avanti il più a lungo questo marcio sistema.

    Ora , poichè nessuno avrà voglia di leggersi il papiro, condenso il mio pensiero sul cosa e come fare: niente di diverso da quanto suggerito dall’autore dell’articolo e da molti altri.
    Iniziare a staccarsi il più possibile dai grossi sistemi, dalle grosse economie, dai grossi gruppi di interessi.
    Se questo avvenisse sicuramente porterebbe alla perdita di posti di lavoro in determinati ambienti, non lo metto in dubbio, ma da che mondo e mondo le economie, le aziende, sono sempre state in grado di riconvertirsi nel momento in cui ve ne fosse il bisogno e la necessità ( basti notare le variazioni tra welfare a warfare).

    Iniziare allora a boicottare la grande distribuzione alimentare, che nulla fa se non distruggere il senso della salute e il senso alimentare, diseducando con marchi sfavillanti e facendo arrivare soldi e compensi chissa dove e a chissa quali economie e multinazionali.
    Ritorniamo a far fruttare le nostre terre e i nostri commercianti.

    Cercare di non ridicolizzarsi come quelli davanti a quel Mediaworld ( o simile) che ore prima dell’apertura del negozio e quindi dell’avvio dei maxi sconti al 50%, si erano radunati a centinaia pronti per fare a pugni. E’ davvero questo ciò di cui avete bisogno? del tv al plasma da 20000 pollici per vedere la partita di calcio su SKY ACCADÌ?
    Non ci lamentiamo poi quando si sente parlare che i centri si svuotano, che i piccoli e medi commercianti non hanno più spazio, che le piazze sono sempre più vuote; è tutto collegato e tutto ha un senso.

    E’ ovvio e naturale che se acquisti la frutta, o la tecnologia, da chi ne acquista a TONNELLATE e non si cura di quante morti o sofferenze vi siano dietro a quel prodotto, il prezzo sia minore.
    Ma il valore umano? l’assistenza? la richiesta di informazioni e la cortesia? e l’intangibile senso civico, dove lo metti?

    Impariamo a rallentare, a non correre come deficienti alla ricerca di non si sa cosa, tralasciando sempre i veri interessi che portano beneficio a noi e alla comunità.

    Più che ai movimenti di manifestazione, per quanto giusti, iniziamo a orientarci verso movimenti tangibili, iniziamo a orientare le nostre finanze qui in italia, e ad acquistare da chi se lo merita, facendo distinzione tra chi è un venditore “sporco” e chi se lo merita invece. Cerchiamo di non buttarci a capofitto nell’appoggio alle banche e alle loro politiche, esistono banche etiche, esistono tante maniere per investire i propri soldi senza ingrassare banche che finanziano le guerre e le armi , come ad esempio l’Unicredit ( poi magari gli stessi investitori sono contrari alla guerra, e non sai quanti ne conosco).

    Cerchiamo di avvicinarci di più alle economie locali, un esempio è il Gruppo di acquisto solidale creato a Vignola, ma gli esempi sono molteplici e tutti validi.
    Iniziamo a renderci conto che ogni nostra azione, fatta a caso e disinteressata, viene recepita controllata e strumentalizzata da chi ha ben chiaro come muovere le marionette di questo tetro teatro. Basta pensare solo a se stessi, basta, non lo sopporto più, non tanto perchè la situazione attuale sia insopportabile ( che in realtà lo è ) ma perchè già so quanto sarà maggiormente insopportabile quando si paleseranno problemi giganti ( sia sul piano economico sia sul piano ambientale) e si vedranno tutte queste persone che prima dormivano, SVEGLIARSI IMMEDIATAMENTE e iniziare a scalpitare e a urlare come forsennati, un po’ come sta facendo ora la lega nord quando si lamenta per l’aumento delle tasse.

    Ragazzi, vignolesi e italiani, dove vivete? dove eravate?

    Chi è egoista se ne vada, siamo già in troppi su questo pianeta e di voi nessuno sentirà la mancanza

  2. tagliabudino ha detto:

    Ho letto la disamina di Andrea e il lungo “sfogo” di Alessandro sui motivi dell’attuale crisi. Come non essere daccordo? Tuttavia posto che:
    la crisi attuale, soprattutto quella italiana, ha radici molto lontane e uno sviluppo nel tempo sconosciuto ai più, per cui è fondamentale ricostruire dal punto di vista storico ed economico chi ne ha beneficiato e continua a fruirne i vantaggi
    l’attuale intervento di Monti è contrario all’etica civile e dell’ambiente perchè mira solo a recuperare al più presto “soldi” la dove sono facilmente disponibili, cioè tra la massa della popolazione meno abbiente, che meno riesce a sfuggire alla tassazione crescente; non prevede alcun intervento o misura per modificare le dinamiche dell’economia italiana (nessuna misura per la crescita, nessun accenno ad una politica industriale, nessun accenno ad una riforma fiscale…)

    cosa può fare di fronte a tutto ciò il singolo cittadino oltre che mobilitarsi e scendere in piazza per manifestare ed essere tranquillamente ignorato dai poteri che lo governano?

    Il potere del voto è assolutamente svuotato di significato: da anni in Italia abbiamo una classe dirigente immutabile che si ripropone prima e dopo ogni scadenza elettorale e che continua a fare e disfare accordi in parlamento e fuori da esso, accordi sempre mutevoli e mirati a tenere a galla se stessa.
    L’unico potere che ci rimane è quello del consumatore!

    Dal momento che lo stato ha praticamente rinunciato a tassare equamente (vale a dire tutti, nessuno escluso, con tassi compatibili con la vita civile, vale dire non oltre il 20% dei redditi o dei profitti) la produzione e il commercio, che sfuggono ad ogni controllo (anche perchè controlli veri non ce ne sono, se non l’iniquo e pretenzioso redditometro, che funziona ex-post e solo in mano alla Guardia di Finanza), lo stato ha deciso di tassare soprattutto il consumo. Su quello che ogni cittadino consuma per vivere o sopravvivere si devono pagare le tasse (non vi sono fasce di reddito esenti dall’IRPEF) e l’IVA (una delle più alte nei paesi Europei, tale da favorire le compravendite “in nero” o senza scontrino) e quanto speso non è deducibile dall’imponibile fiscale. Le tasse quindi le pagano solo i dipendenti e i consumatori. Lo stato di dipendente non è modificabile in tempi brevi (ma al giorno d’oggi i licenziamenti ci danno una mano…), ma quello di consumatore Si! Se si considera che ogni acquisto fatto comporta il trasferimento di denaro pulito a qualcuno, che in virtù dei meccanismi di ci sopra, lo può fare diventare “nero”, cioè non visibile allo stato ed esente da ogni forma di tassazione, l’azione che dobbiamo svolgere è NON COMPRARE NULLA. Questo comportamento non ridurrà il gettito fiscale, perchè esso comunque non aumenterebbe se quel denaro diventa NERO, ma toglierebbe vigore a quelle forme di commercio e di economia non utili ai cittadini onesti.

    Non è difficile: pensiamo a quanti prodotti compriamo nelle grandi catene commerciali, nei supermercati, lusingati da martellanti campagne pubblicitarie che ci convincono a soddisfare bisogni non reali, prodotti che non ci servono veramente, che poi buttiamo dopo poco tempo, magari insieme a voluminosi e inquinanti imballaggi!
    I bisogni reali sono pochi: cibo fresco e sano, magari prodotto a pochi metri o chilometri da dove viviamo, da produttori che nel contempo assicurano la cura e la gestione ambientale delle campagne; acqua non inquinata, qualche capo di abbigliamento decente in sostituzione, non in più, di quelli usurati; spazi pubblici da frequentare, per incontrarsi e ricominciare a parlare insieme, senza essere infastiditi da inquinamento, rumore o inaccessibilità o non fruibilità degli spazi stessi. Musica dal vivo, teatri (pieni di pubblico e di programmi!), tempo da dedicare a parenti ed amici (non solo da spendere al lavoro per un surplus di produzione, che poi non serve e va in giacenza). Anche il baratto di beni e servizi è una utile forma di commercio.

    I nostri consumi ragionati possono rallentare quella parte di economia che ci opprime e dare forza a quella che ci aiuta. Non lo dico io solo, ma soprattutto Bruno Leoni ne”La sovranità del consumatore” : … non tutti i consumatori possono votare, ma nel mercato (quel mito che ci hanno imposto di servire; nds) anche un bambino di cinque anni, (e quindi anche un Vignolese, dico ad Alessandro, nds),che abbia i soldi per comprarsi un cono gelato, attribuisce il suo “voto””.
    E’ un potere debole, ma esercitato da tanti produrrebbe un effetto più determinante che una manifestazione di piazza!

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