Avvicendamento Denti-Lamandini ai vertici dell’Unione Terre di Castelli. Rimpasto di giunta a Vignola?

Mentre con un convegno sulle Unioni di comuni, questa mattina a Spilamberto, si “celebrano” i dieci anni (2001-2011) dell’Unione Terre di Castelli, circola con insistenza la voce di un avvicendamento ai vertici: a breve, magari dall’1 gennaio 2012, il presidente Francesco Lamandini dovrebbe lasciare la carica. Al suo posto subentrerà l’attuale vicepresidente, Daria Denti, sindaco di Vignola. Sembra che questo sia un “accordo politico” siglato ad inizio legislatura. Sarà interessante conoscere gli argomenti di questo singolare avvicendamento ai vertici dell’istituzione. Intanto qui facciamo qualche ragionamento.

La Rocca di Vignola: ha avuto 26.644 visitatori nel 2010 (foto del 5 aprile 2010)

[1] In primo luogo va rimarcato lo stato di difficoltà dell’Unione Terre di Castelli. Difficoltà non tanto dal punto di vista dei servizi di primaria importanza che essa eroga (scuola, sociale, polizia municipale e pianificazione territoriale in primo luogo, più altre rilevanti funzioni di “back office”: gestione delle funzioni giuridiche ed economiche in merito al personale, reti informatiche, ecc.), ma dal punto di vista del governo politico e della coesione politica (per una diagnosi più dettagliata: vedi1 e vedi2). L’allargamento dell’Unione, con il passaggio da 5 ad 8 dei comuni aderenti, ha determinato una maggiore eterogeneità politica (non tutte le amministrazioni sono a guida PD) e territoriale (pianura/montagna).  I processi decisionali ne hanno risentito, visto che è mancata una capacità di congegnare nuove modalità operative, sia nell’ambito della giunta, sia nell’ambito del rapporto giunta-consiglio (tutti gli osservatori concordano nello scadimento dei lavori consiliari), sia nel rapporto con i cittadini (nessun impegno vero sul fronte della “partecipazione” – vedi la vicenda PSC (vedi) – o anche della rendicontazione: nonostante l’abbia come impegno nello statuto l’Unione Terre di Castelli non ha mai redatto una rendicontazione seria della sua attività, come il “bilancio di missione”: vedi). La vicenda del PSC intercomunale (relativo ai 5 comuni della fascia pedemontana) è sintomatico: allungamento dei tempi oltre misura e chiusura di ogni ipotesi di dibattito allargato, ovvero partecipato. Ma lo stesso malessere è testimoniato dalla mancanza di progettualità sui temi di grande rilievo per il futuro di questo territorio: manca una politica forte per l’innovazione economica (di cui al massimo il “francobollo” del tecnopolo modenese destinato all’area SIPE alte può essere un tassello, non certo l’unico “fatto”); manca una politica forte sui temi ambientali, come se qui da noi non fossero attesi gli effetti negativi del riscaldamento del pianeta e dell’eccessivo consumo di risorse non rinnovabili (acqua, aria pulita, territorio e paesaggio); manca una politica forte di marketing territoriale che valorizzi il patrimonio artistico, monumentale e culturale del territorio; manca una politica forte di coesione sociale che oggi non può che partire dal riconoscimento di una presenza forte di cittadini stranieri insediati (16-17% a Vignola e Spilamberto); manca una politica forte che provi a ridisegnare (e rivitalizzare) i circuiti della democrazia locale, innestando nuovi processi partecipativi sul corpo un po’ esangue della democrazia “rappresentativa” (troppo centrata sulla figura dei sindaci). Su tutti questi aspetti non c’è oggi un progetto rilevante a livello di Unione Terre di Castelli. Anzi, c’è da dubitare che ci sia consapevolezza puntuale di queste tematiche e dell’urgenza di affrontarle con determinazione. Invece, ciò a cui abbiamo assistito in questa prima parte della legislatura è semmai una frammentazione delle politiche, sviluppate prevalentemente comune per comune anche quando risultava opportuno farne “politiche di Unione” (ed anche quando esistevano già convenzioni che trasferivano la funzione dal comune all’Unione). Ed ugualmente abbiamo assistito al tentativo di scaricare sull’Unione le difficoltà dei bilanci comunali. Insomma, tutti segni di un indebolirsi della “coesione politica” e della capacità di condividere (prima) e di attuare (poi) programmi di lavoro complessi ed impegnativi (ma urgenti).

Piero della Francesca, Madonna del parto. Unica opera esposta nel museo del piccolissimo comune di Monterchi (AR): 35.000 visitatori all'anno (foto del 22 aprile 2011)

[2] Prendiamo un attimo sul serio questa “diagnosi”. Prendiamo comunque sul serio il fatto che nell’Unione Terre di Castelli ci sono “luci ed ombre” ed è responsabilità degli amministratori e dei politici locali operare perché le ombre diminuiscano, magari fino a scomparire del tutto. Lasciamo anche in sospeso la questione della “fusione dei comuni” – su cui, peraltro, la politica locale non ha neppure avuto il coraggio di impegnarsi in uno studio di fattibilità (vedi), ovvero uno studio esplorativo di ausilio al formarsi di convinzioni in merito (lasciando alla fase successiva le prese di posizione pro o contro). Focalizziamo l’attenzione sul cammino sin qui percorso dall’Unione Terre di Castelli in questi primi 10 anni e sul progetto che intendiamo realizzare per il suo futuro (che è anche il futuro dei servizi e della qualità della vita in questo territorio). Ecco il modo corretto di porre la vicenda dell’ipotetico “avvicendamento” ai vertici è questo: serve un avvicendamento per dare più forza al progetto dell’Unione Terre di Castelli? E, se sì, quali caratteristiche dovrebbe avere il nuovo presidente dell’Unione per incarnare le chances di un rilancio o comunque di una nuova fase dell’Unione (che, secondo me, dovrebbe essere incarnata da progetti ambiziosi su tematiche che possiamo così sintetizzare: democrazia, solidarietà, ambiente & nuovo modello di sviluppo economico)? Perché se l’impostazione non è questa – e per quello che si dice, non c’è dubbio che non sia questa – allora dobbiamo essere consapevoli che l’avvicendamento ai vertici non è funzionale ad un programma politico, ma ad una carriera politica (quella del sindaco di Vignola, Daria Denti). Infatti, non sta scritto da nessuna parte che il presidente dell’Unione Terre di Castelli debba essere il sindaco di Vignola (ed io, cittadino di Vignola, non è che sono gratificato da questa eventuale coincidenza di cariche – visto che a me interessa realmente la funzionalità del disegno complessivo e la possibilità dell’Unione di recuperare capacità politica per mettere in campo programmi politici ambiziosi). E non sta scritto da nessuna parte (nel bistrattato mondo del “razionale”) che debba esserci un avvicendamento ai vertici a metà legislatura! Il tema, se lo si vuole affrontare seriamente, è il seguente: c’è una diagnosi condivisa di “luci ed ombre” dell’Unione Terre di Castelli? Da questa diagnosi discende una valutazione di opportunità (tutta politica) di un avvicendamento? Se si conviene sull’opportunità di un avvicendamento bisogna però anche avere la capacità politica di porre la domanda: quale degli attuali sindaci possono meglio incarnare il nuovo programma politico che si vuole affidare all’Unione?  Escludendo i sindaci non PD, per ovvie ragioni politiche, a me sembra che i nomi siano due (in realtà uno solo, purtroppo). Per quel poco che ho avuto modo di seguire i sindaci del territorio nel contesto dell’Unione penso che Lalla Reggiani, sindaco di Castelnuovo recentemente scomparsa, avrebbe potuto essere un ottimo candidato alla presidenza dell’Unione in una fase di revisione e rilancio politico, anche per la capacità di gestire al meglio una situazione di maggiore eterogeneità politica della giunta (ribadisco che questo aspetto, ad oggi non ben governato, sta infragilendo l’Unione) ed anche per alcune scelte coraggiose (e controcorrente) in campo ambientale che la sua amministrazione ha compiuto. Accanto al suo (solo teorico, purtroppo) l’altro nome che vedo è quello di Emilia Muratori, sindaco di Marano, in grado di incarnare il giusto mix di determinazione, equilibrio, sensibilità (convinzione) per le aree tematiche che debbono stare al centro dei programmi dell’Unione in una nuova fase di rilancio politico. Questo è quello che vedo. Se invece andrà avanti l’avvicendamento con Daria Denti, il suo atteggiamento polarizzante potrà solo far aumentare il rischio di spinte centrifughe. Comunque, ribadisco che, prima di arrivare all’ipotesi dell’avvicendamento ed al nome del futuro presidente, il percorso corretto vuole che si ragioni di programmi (non lo dice sempre anche il PD?). E solo dopo ci si ponga la domanda se per aprire una nuova fase “politica” per l’Unione Terre di Castelli non sia anche opportuno ragionare di persone e di cariche (ed a quel punto la risposta alla domanda “chi?” non va data per scontata). Tuttavia, se fosse vero che l’avvicendamento Lamandini-Denti alla presidenza dell’Unione Terre di Castelli è la conseguenza di un “patto politico” di inizio legislatura, risulterebbe evidente che esso risponde ad esigenze di carriera e che, invece, non ha nulla a che fare con la realtà degli interessi di questo territorio (e degli strumenti migliori per soddisfarli) (sulla “strana coppia”: vedi). Lo sapremo presto.

MABIC, nuova biblioteca comunale di Maranello, progettata da Arata Isozaki. Quando l'Unione Terre di Castelli si deciderà a pensare unitariamente i luoghi della cultura del territorio? (foto del 21 novembre 2011)

[3] In ogni caso, se effettivamente si procederà con questo avvicendamento ai vertici, fossi nel sindaco di Vignola coglierei l’occasione per un “rimpasto” della giunta vignolese. E’ assolutamente evidente a chi segue con continuità l’operato dell’amministrazione comunale che la maggior parte degli assessori sono di basso profilo (per un giudizio argomentato, certo da aggiornare, si veda questo post). E l’operato dell’amministrazione ne ha indubbiamente risentito. Perché dunque non cogliere l’attimo e introdurre dei correttivi? Perché non rafforzare la squadra lasciando a terra gli assessori dalla performance più deludente? Come sempre si suol fare in questi casi basta giustificare l’operazione con “pressanti e crescenti impegni” sul versante familiare o professionale degli assessori in uscita. Non c’è dubbio che il sindaco Daria Denti abbia tutte le conoscenze del marketing politico necessarie per gestire un tal caso (es. potrà giustificarlo con i maggiori impegni che avrebbe sul fronte dell’Unione). In effetti siamo arrivati a metà della legislatura e non tutto sta andando come “da programma”. Dunque: se non ora, quando?

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2 Responses to Avvicendamento Denti-Lamandini ai vertici dell’Unione Terre di Castelli. Rimpasto di giunta a Vignola?

  1. Alessandro ha detto:

    Non si capisce come, data l’assoluta inettitudine e insipienza dell’attuale sindaco di Vignola, verso qualsiasi situazione che richieda capacità e competenze tangibili e reali, e che esulino da un mero e inerme curriculum su carta ( che null’altro fà se non rendere noto quanto inadeguati e avulsi dalla realtà siano i soggetti che pascolano per anni nelle università proposte in italia), nessuna associazione, sindaco o gruppi di soggetti portatori di interessi ( cioè cittadini) , dinnanzi a questo “vociferare” alzino la testa e la voce, opponendosi fermamente a questo, permettetemi il termine da strada, “magna magna”.

    Inoltre mi domando, visto che si parla di rimpasto e di accordi politici presi tra i due, non sono previste procedure entro le quali vi è obbligo di soggiacere? O è sufficiente che Lamandini dica , me ne vado e cedo a tizio caio? Così facile?

    Per quanto concerne gli apprezzamenti verso il sindaco di Marano, non saprei, con tutti gli abusi edilizi condonati, e le tante faccende incresciose che riguardano quel comune, non mi pare proprio esattamente un esempio di salda rettitudine.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Davvero scarso il convegno sulle “unioni di comuni” organizzato dal sindaco Lamandini a Spilamberto. Pochi anche i partecipanti (ce n’erano di più ad ascoltare Bersani M. e Favia a parlar di crisi a Vignola). Scarso perché nessuno è stato in grado di fare un’analisi critica delle esperienze in atto, ovvero in grado di rilevare “luci ed ombre”. Ed in effetti erano tutti amministratori, nessuno studioso del tema. Dunque si sono “parlati addosso”. Peccato. Il tema era importante. Si è dunque trattato di un’occasione mancata.
    Nel frattempo, però, Marco Pederzoli ha chiesto conferma dell’indiscrezione sull’avvicendamento Denti-Lamandini alla presidenza dell’Unione Terre di Castelli, postata su AmareVignola (che si guadagna così il titolo “wikileaks” delle Tavernelle). I due interessati hanno confermato, come riportato sulla Gazzetta di Modena di oggi, 3 dicembre, p.33. Daria Denti ha affermato: “L’avvicendamento sarà discusso e votato dal consiglio dell’Unione. Di una rotazione avevamo comunque già parlato e, in una delle ultime manovre del Governo [Berlusconi ndr], sta scritto tra l’altro che i presidenti delle Unioni non possono stare in carica per un intero mandato [meglio verificare, fonte inattendibile; ndr]. Dobbiamo comunque vedere cosa succederà in questi giorni con la nuova manovra del Governo e se ne parlerà quando avremo approvato il nuovo bilancio”. Di Francesco Lamandini la Gazzetta riferisce che è “sereno”. Invece ad essere turbati dovrebbero essere i cittadini. Per i motivi che ho evidenziato nel post. E che qui riepilogo: qual é il senso di questo avvicendamento? Perché occorre sostituire Lamandini? Forse perché altre persone possono meglio incarnare una nuova fase di “sviluppo” dell’Unione Terre di Castelli? Ma prima bisognerebbe procedere con una diagnosi (a cui, come riferivo, il convegno spilambertese non sarà in grado di contribuire – ed è un peccato), possibilmente condivisa e “socializzata” con le comunità di riferimento. E poi bisognerebbe avere la capacità di interrogarsi seriamente sull’opportunità dell’avvicendamento e su chi può incarnare meglio lo “spirito” della nuova fase. Quello che penso l’ho già scritto.
    @ Alessandro: ho riflettute sulle tue considerazioni sul sindaco di Marano. Rimango della mia opinione. Non conosco episodi eclatanti relativi all’urbanistica a Marano (possiamo certo criticare la crescita del territorio urbanizzato, ma questo discende dal PRG, non dal sindaco in carica). Li conosco invece per Vignola (e ne ho dato conto) e per Zocca (di cui ho letto sui giornali). Per il resto sono abituato ad usare una tavolozza che contempla diverse tonalità del grigio, non solo il bianco o il nero. Anzi. Sarei tentato di dire che questi due colori non esistono “in natura”. Ma fare (altri) nomi non significa parlare di possibilità. Mi sembra che le decisioni siano già state prese e, come conferma Daria Denti sulla Gazzetta (“di una rotazione avevamo comunque già parlato”), si tratta di accordi politici risalenti all’inizio della legislatura (quando in effetti erano circolate queste voci di un avvicendamento a metà legislatura). Il che però pone di nuovo la questione centrale: qual é il senso di questo avvicendamento? Agevolare una carriera politica (cosa che non mi interessa) o dare maggiori chances di sviluppo e di coesione politica ad un territorio? Quest’ultimo obiettivo è sì importante. Ma allora il nome di Daria Denti è assolutamente fuori luogo.

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