Daniele Mislei eletto coordinatore del PD di Vignola

Mentre scrivo questo post ha luogo l’assemblea del PD di Vignola che procederà ad eleggere coordinatore (ovvero “segretario”, secondo la vecchia terminologia) del circolo PD di Vignola Daniele Mislei, 24 anni (classe 1987), studente universitario, attuale consigliere comunale a Vignola. Poco conta il fatto che i seggi rimarranno aperti fino a domenica alle 11 e che, ufficialmente, il risultato potrà essere proclamato solo domenica a mezzogiorno. Daniele Mislei è l’unico candidato e dunque non ci saranno sorprese, sarà eletto segretario. E’ l’unico candidato secondo una prassi che vuole l’elezione del segretario come una sorta di cooptazione tramite elezione (una prassi interrotta solo nel febbraio 2008, nel momento della nascita del PD a Vignola, quando si contrapposero due candidati: vedi). L’elezione di Mislei è stata a lungo preparata. Mi immagino le figure storiche del partito, come Liliana Albertini, dire che bisognava a tutti i costi trovare una soluzione unitaria, che una persona giovane è proprio quello che ci vuole, e che all’inesperienza si potrà supplire con il valido aiuto di persone d’esperienza in segreteria (il riferimento ovviamente è a lei stessa). In fondo c’è – purtroppo – una lunga tradizione in questo partito per cui prima il gruppo ristretto di chi conta individua la soluzione, poi si cercano gli argomenti per giustificarla agli occhi del resto del partito. Questo, almeno, è quanto ho imparato in quattordici anni di militanza nel partito vignolese. Comunque, ogni nuovo segretario ha diritto ad un commento su AmareVignola e non intendo certo interrompere questa “tradizione”. Avevo espresso “consigli non richiesti” all’atto dell’elezione di Claudio Bazzani (vedi) – rileggetevi le mie considerazioni di allora e ditemi se non avevo visto giusto (vedi). Farò altrettanto con il nuovo segretario. Al lavoro dunque.

Daniele Mislei interviene a commemorare l'eccidio di Pratomavore (foto del 13 febbraio 2010)

[1] In questi due anni e mezzo (i primi in cui è stato consigliere comunale) ho avuto occasione di ascoltare alcuni dei non frequentissimi interventi pubblici di Daniele Mislei. Rari sono stati, in effetti, i suoi interventi in consiglio comunale. Mi ha tuttavia particolarmente colpito, in positivo, un suo intervento in occasione della commemorazione dell’eccidio di Pratomavore, il 13 febbraio 2010 (ne ho dato conto in un post sull’argomento: vedi). Daniele Mislei è in effetti laureando in storia contemporanea e membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto Storico di Modena. Ed è probabile che passione per la politica e passione per la storia di questo singolare paese risultino in lui strettamente intrecciate. Detto questo debbo però rilevare che la sua nomina a coordinatore del PD vignolese rappresenta un elemento di fragilità. La mancanza di “esperienza” e memoria storica sulle vicende amministrative vignolesi non è qualcosa a cui si può supplire con facilità. E per quanto si cerchi di supplire a questo aspetto con l’approntamento di un “collettivo” (ovvero di una segreteria) in cui invece vi siano persone portatrici di consapevolezza delle scelte compiute, delle occasioni mancate, delle sfide in cui ci si è impegnati e ci si intende impegnare per il futuro è chiaro che si tratta di accorgimenti compensativi solo parzialmente efficaci. Il fatto vero è che il PD di Vignola non ce la fa (non ce l’ha fatta sino ad ora) ad eleggere nel ruolo di coordinatore una persona che non sia o particolarmente giovane o nella fase finale del ciclo “politico”, dunque over 50. La fase centrale della vita (diciamo attorno ai 35 anni), in cui si è sì impegnati professionalmente, ma in cui anche si hanno le maggiori capacità di visione e di innovazione, ed anche la “forza” per perseguire il cambiamento, è sistematicamente saltata. E secondo me non è un caso. Per questo in questa soluzione – l’elezione a coordinatore di uno studente di 24 anni – io vedo un elemento di fragilità. Una soluzione che tuttavia va particolarmente bene ai (piccoli) “poteri forti” del PD locale che possono continuare a giocare un ruolo indipendentemente dai loro reali meriti. Non che Daniele Mislei non risulti in grado di introdurre qualche innovazione – dopo la segreteria Bazzani chi non lo sarebbe? Ma, temo, sarà più di “confezione” (un po’ più di comunicazione web, un profilo su facebook, magari twitter, qualche conferenza) che di “prodotto” – e, a mio parere, anche quest’ultimo meriterebbe un investimento importante. Il primo deficit del PD, oggi, è un deficit di elaborazione politica – una tara ereditaria che si porta dietro da un po’ e su cui le pagine più illuminanti sono state scritte da Salvatore Biasco in un acuto libriccino: Per una sinistra pensante (vedi). Perché il PD locale recuperi capacità di elaborazione debbono essere ribaltati come guanti i processi di formazione degli orientamenti politici (frantumare i gruppi decisionali ristretti e introdurre trasparenza), ovvero occorre fare un salto di qualità nelle modalità di discussione (oggi assolutamente ritualistiche), nella capacità di analisi della realtà (occorre la capacità di partire dai dati!), nella gestione del conflitto interno (conflitto di “visioni”, non di poltrone – l’unico che oggi accenda gli interessi) e così via.

Daniele Mislei al pranzo di finanziamento della lista civica Vignola Cambia (foto del 22 ottobre 2011)

[2] Il tema, in altri termini, è quello della debole capacità dei partiti a svolgere la loro funzione di collegamento tra società e sistema politico, di collettori di istanze e di elaboratori di politiche. Pur meglio attrezzato di altri partiti, anche il PD testimonia oggi più di un deficit su questo fronte. Inoltre, dopo la fase dell’entusiasmo (quello delle primarie del settembre 2007) si è aperta una fase di involuzione o, se volete, di “richiamo all’ordine”. La falsa e sterile contrapposizione tra “partito liquido” e “partito solido”, quello dei gazebo e quello delle sezioni, ha coperto il ripresentarsi dei tradizionali problemi che erano all’origine del progetto del PD. Oggi le sezioni locali esibiscono lo stesso scarso appeal della fase precedente della nascita del partito e praticamente dappertutto il PD in questi ultimi anni ha perso iscritti (sarebbe interessante sapere oggi quanti sono gli iscritti al PD di Vignola – erano circa 750 gli iscritti ai DS, a cui andrebbero aggiunti quelli della Margherita d’allora). D’altro canto un partito che non riesce a tener fede a quello che pure ha scritto nel suo statuto (in tema di trasparenza, di partecipazione, di apertura ed empowerment dei propri elettori, di referendum interni, ecc.) è un partito difficilmente credibile. Certo, l’impressione è che visto che la performance degli altri partiti è ancora peggiore, qui le cose non vadano poi così male. Ma si tratta di un sorpasso al ribasso (come peraltro avviene dal punto di vista delle intenzioni di voto nei confronti del PDL). Nella prefazione ad un libro pubblicato di recente, Nadia Urbinati, teorica della democrazia e docente alla Columbia University, ha scritto che “i partiti hanno perso la loro centralità e si sono svuotati del loro ruolo di collegamento tra società civile e società politica, di catalizzatori di interessi e idee, per essere via via solo parlamentari e dunque ripiegati su se stessi. La difesa degli eletti, del loro status e del loro potere, pare essere la funzione dei partiti: uno svuotamento di legittimità che è radicale” (p.8 di Lanni A., Avanti popoli! Piazze, tv, web: dove va l’Italia senza partiti, Marsilio, Venezia, 2011: vedi). Certo, questo giudizio severo riflette maggiormente il quadro nazionale, ma anche a livello locale si assiste ad una accentuata perdita di funzioni (assorbite in larga parte da chi ricopre cariche istituzionali, sindaco in primis). Ecco. Occorre ripartire da qui ed aprire un cantiere per la ricostruzione di una capacità di intercettare i problemi della società, di elaborare nuove soluzioni non regressive, di costruire il consenso senza eccedere nell’affidarsi, berlusconianamente, soprattutto alle tecniche del marketing politico (vedi). Un lavoro di cui si vede l’urgenza dell’inizio, ma non la fine (visto che richiederà anni). Di certo non si è impegnato su questo fronte il PD vignolese da quando è sorto: prima con la fugace (ma anche inconcludente) segreteria di Vera Ricci, quindi con l’ingessata segreteria di Giancarlo Gasparini, infine con quella “insipida” ed attendista di Claudio Bazzani. Tutta una serie di questioni di primaria importanza per il futuro della città e del territorio sono rimaste senza un’adeguata riflessione (che vuol dire che le eventuali decisioni sono state assunte in sostanziale “solitudine” dai soli amministratori, non certo grazie al lavoro di “elaborazione” del partito, sempre al traino): dal modello di sviluppo economico da perseguire al futuro dell’Unione Terre di Castelli; dalle risposte da dare alle esigenze di partecipazione dei cittadini al governo della città al tema della governance di complessi assetti di gestione di servizi e funzioni tramite una pluralità di enti; dalla crescente pervasività delle tematiche ambientali al riconoscimento dell’importanza di politiche di integrazione delle “comunità” straniere (che da noi sono il 16-17% della popolazione). Riattivare questa capacità di elaborazione sarebbe, a mio modo di vedere, il principale compito a cui dovrebbe dedicarsi il nuovo coordinatore del PD vignolese (così da superare l’attuale situazione di “insostenibile leggerezza”: vedi). Vorrà e saprà farlo Daniele Mislei? Io qualche dubbio ce l’ho. In ogni caso: buon lavoro.

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4 Responses to Daniele Mislei eletto coordinatore del PD di Vignola

  1. Roberto Adani ha detto:

    Finalmente torna la politica. Il governo tecnico di Monti per me non è tecnico, ma è esattamente ciò che la politica dovrebbe essere, preparata, seria, responsabile, capace di scelte difficili, libera dalla sindrome del consenso e preoccupata del futuro della comunità. Il governo Monti è assolutamente politico, perchè sviluppa un progetto, ma anche assolutamente democratico, visto che è nominato dal capo dello stato e finalmente è un governo che ricerca il consenso e la condivisione delle proprie azioni in parlamento, esattamente ciò che la nostra costituzione prevede. Finalmente diventiamo semplicemente un paese normale. Non è antipolitica, ma politica degna di questo nome. Nel governo mancano gli uomini di partito, mancano i capi clan che arrivano a un posto di governo solo per rendita di posizione, per essere stati abili nel collocarsi nella corrente giusta, o nel partito giusto magari insignificante ma determinante per gli equilibri tattici. Devo tornare a Berlinguer per citare un politico degno di tale nome, il quale diceva:
    “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. Oppure debbo citare un liberale come Panfilo Gentile che diceva:
    Le democrazie mafiose, sono rappresentate da quei regimi che, nel quadro delle istituzioni democratiche tradizionali (volontà popolare, governo rappresentativo, accettazione delle decisioni di maggioranza e rispetto delle minoranze), riescono ad esercitare il potere, e a conservarlo, attraverso il sistematico favoritismo di partito. In altri termini le democrazie mafiose sono regimi di tessera, né più né meno dei veri e propri regimi totalitari.”
    Le democrazie sono mafiose semplicemente perché governate da élite demagogiche, che inseguono gli umori delle masse e le assecondano al solo scopo di conservare il potere. Elite che si sottopongono a fatiche sfibranti, a ritmi che richiedono una totale abnegazione al capo. All’ interno dei partiti regna una selezione all’ incontrario che premia i peggiori, quelli che resistono e che a un certo punto diventano insensibili alla mediocrità che gli sta attorno. Una volta presa la tessera «l’ aspirante carrierista» come lo chiamava Gentile è atteso da una serie di prove sempre più ardue, dove si va faticosamente avanti per fedeltà al boss. Solo chi ha tenacia e determinazione e non ha di meglio da fare nella vita, va avanti nel gioco delle correnti di partito. Tanta determinazione si esaurisce nella conquista e nella continua lotta per la conservazione del potere, il politico non ha competenze «né l’ acquista strada facendo perché prepararsi significa leggere e studiare, il che non è consentito in chi è travolto in una frenetica attività ed agitazione psico-motoria».
    Studiare corrompe la purezza di questo politico che deve essere un sensitivo, uno stratega, uno che agisce d’istinto e non confonde la politica con il sapere, solo perchè ha il terrore che uno competente metta in luce la sua ignoranza e la sua inadeguatezza.
    Questa lunga premessa per augurare a Mislei, che sostanzialmente non conosco, di non essere un carrierista, di non essere uno stratega, di non essere un sensitivo, di essere invece uno che confonde ripetutamente politica, sapere e sentimento. Certo anche sentimento, perchè lo diceva bene Vasco Errani. l’altra mattina ricondando a Palazzo Barozzi Paola Manzini, non ci può essere politica senza sentimento, e specifico io, passione, solidarietà, comprensione, onestà, sincerità, mitezza e gentilezza. Nella politica per come era fino a 4 giorni fa era sufficiente essere giovani, oggi nessuno parla più di Matteo Renzi e poco importa se Monti ha quasi 70 anni, oggi conta la capacità di possedere sapere, sentimenti e valori ed essere in grado di metterli dentro ad un progetto per la propria comunità. Altrimenti in questa nuova politica si rischia di essere vecchi anche a 20 anni. Io non ho partecipato all’elezione di Mislei a segretario, per questi riti dei partiti sono già troppo vecchio, ma faccio un augurio a Mislei con le parole di Steve Jobs così sembro più moderno, “Il tempo che vi è dato è limitato; non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro…Continuate ad aver fame. Continuate ad essere folli” Che traduco quindi in un cerca di essere autonomo e di avere fame di sapere e capire, con sufficiente coraggio e follia per non avere timore del cambiamento, se hai un progetto. Buon Lavoro.

  2. E.T. 57 ha detto:

    Spero vivamente anch’io che Daniele Mislei, possa essere quella persona che finalmente abbia gli strumenti per far tornare voglia alle persone che si sono allontanate perchè non s’identificavano in un Partito che ha un pò smarrito la strada da quando è nato, rinnegando un pò il codice etico di cui si era dotato solo pochi anni fa. Certamente non si può e non si deve sorvolare sulle modalità con cui già alcuni mesi fa, si era già a conoscenza che sarebbe stato Mislei ad essere eletto. Questa la dice lunga sul perchè svariate persone hanno preferito ritirarsi in questi ultimi due anni dal Comitato di Circolo del PD. Forse è giunto il momento che alcune persone della vecchia guardia (definimoli “I Grandi Vecchi”) si rendano conto che non possono eternamente condizionare la scena politica Vignolese e si decidano a fare un passo indietro, consentendo finalmente la creazione di un nuovo corso (non per finta ma per davvero) altrimenti ho una grande paura che alle prossime elezioni comunali, si dovranno ripresentare loro, nel più assoluto deserto politico.

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Gli auguri di buon lavoro stanno bene fatti. Ma come ho cercato di argomentare nel mio post, la scelta di Daniele Mislei come coordinatore del circolo PD di Vignola non mi sembra possa portare quell’innovazione che molti (?) attendono. Mi sembra che manchi capacità di visione, capacità di riconoscere quei problemi che contraddistinguono il PD vignolese da quando è nato. E’ questione della giovane età? Dei 24 anni (e già si “bara” nei comunicati stampa, dandogli qualche mese in più e portandolo a 25)? Certamente sì. Con l’aggravante che quando la formazione avviene all’interno del “circolo chiuso” dell’organizzazione giovanile del partito si perde certamente capacità di visione, si perde in capacità di diagnosi quello che si acquista in “rigidezza ideologica” (non trovo espressione migliore). Rari sono stati gli interventi di Mislei in consiglio comunale: sul 95% delle delibere, degli atti approdati in consiglio, non ha svolto alcuna considerazione, non ha fatto alcun intervento. Però forse ad un segretario di un partito si chiede di avere una visione della città ed una visione del partito. Insomma, un’altra figura debole all’orizzonte. Un’altra figura dipendente da altri.

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ancora un commento sul nuovo coordinatore del PD di Vignola Daniele Mislei, eletto dopo un tour del force elettorale durato quasi tre giorni (da venerdì sera a domenica alle 11) nonostante fosse candidato unico. E’ chiaro che l’intento è quello di mobilitare la vecchia base di partito, se necessario prelevando da casa qualche “militante” oggi troppo tiepido (tutte cose viste con i miei occhi nel 2008), visto che qui mancava la competizione, essendoci un unico candidato. Sono passati 4 giorni dalla chiusura delle urne e dalla proclamazione del nuovo segretario. Eppure non sappiamo nulla di quello che è successo: quanti hanno partecipato al voto, quante schede bianche o nulle. Come se l’elezione fosse un fatto privato, privo di rilevanza pubblica. Non sappiamo nulla neppure delle linee programmatiche del nuovo coordinatore. Né gli uni (i dati di tipo elettorale), né l’altro (un programma per il PD vignolese) sono stati resi pubblici, ad esempio tramite il web. A riprova che la diatriba sul “partito liquido” o “partito solido” è già stata superata nella realtà, con la “liquefazione” … ovvero con la perdita di questa minima capacità di testimoniare della propria rilevanza sociale. Come inizio non c’è male. Il fronte maggiore di impegno, come ho affermato nel post, rimane comunque quello di recuperare una capacità di elaborazione politica, in grado di rispondere ai bisogni della comunità locale (che dunque andrà pure ascoltata). Aggiungo di nuovo una citazione di Nadia Urbinati (presa dall’introduzione al suo libro, appena pubblicato, Prima e dopo. La brutta china della democrazia italiana, Donzelli, Roma, 2011, pp.XXI-XXII) che tratteggia così questo “lavoro”: “l’uscita dal ventennio videocratico richiederebbe che si ricostruissero i partiti di partecipazione per correggere e integrare quelli parlamentari, poiché proprio nella trasformazione dei partiti da organi di formazione dell’opinione politica a organi di gestione parlamentare risiede il nodo della crisi della nostra democrazia.” La debolezza dei partiti sta, dunque, nella loro (in)capacità rappresentativa, ovvero nel mettere le istituzioni in raccordo con la cittadinanza. “La soluzione dovrebbe venire dalla ricostruzione dei partiti politici – canali di partecipazione e opinioni politiche. (…) Ridare alla rappresentanza politica una funzione di collegamento con la partecipazione, non di sostituzione o di surrogato: questa è la sfida più difficile e urgente.” Può sembrare una descrizione astratta, ma chi facesse mente locale troverebbe numerosi esempi di questa fenomenologia di (in)capacità rappresentativa anche nelle vicende del PD vignolese. Comunque, avremo presto l’occasione di vedere se si ha consapevolezza di ciò e se si intende provare ad introdurre cambiamenti. Vedremo anche se se ne ha la capacità. Ribadisco: auguri di buon lavoro.

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