Teatro Ermanno Fabbri. Un anno dopo

Domani, martedì 8 novembre, prende il via la seconda stagione teatrale del Teatro Ermanno Fabbri. E’ passato più di un anno dall’inaugurazione, avvenuta il 2 ottobre 2010, e la prima stagione teatrale è alle spalle. Si sarebbe trattato di un successo secondo il sindaco Daria Denti e secondo il presidente della Fondazione di Vignola, Giovanni Zanasi, sponsor dell’iniziativa. “Non possiamo che essere estremamente soddisfatti della stagione inaugurale del Teatro Ermanno Fabbri”, ha affermato il sindaco. Uguale soddisfazione ha espresso il presidente della Fondazione. Entrambi hanno però dimenticato di raccontare per intero la storia. E’ certo che per valutare la misura del “successo” del teatro vignolese non è opportuno affidarsi per intero agli uffici stampa. Sarebbe invece opportuno affidarsi ai numeri: sia a quelli relativi all’affluenza, sia a quelli circa il costo per la collettività della stagione teatrale. Ma i primi sono troppo sintetici, mentre i secondi mancano completamente. Non ne trovate traccia da nessuna parte nel sito web del comune di Vignola (tantomeno in quello della Fondazione), né in documenti ufficiali. Proviamo comunque a dire qualcosa di significativo. E ad impostare, almeno, un ragionamento che andrà comunque ripetuto con i dati precisi necessari per valutare questa iniziativa.

Un momento dell'inaugurazione del Teatro Ermanno Fabbri (foto del 2 ottobre 2010)

[1] Ecco i (pochissimi) dati dichiarati dall’amministrazione comunale nel comunicato stampa n.62 dell’8 giugno scorso (pdf): 11.598 presenze (di cui 2.040 teatro per le scuole e 1.127 per la domenica a teatro) per 44 giornate per la stagione teatrale 2010/2011 (e complessive 88 giornate di impiego del teatro su 365 giorni di un anno – pari al 24% – per spettacoli, noleggi, prove). Se prendo per buoni questi dati (forniti dall’amministrazione comunale!) e faccio 11.598 diviso 44 ne risulta una presenza media di 264 spettatori a spettacolo che, rapportati ai 468 posti presenti, si traducono in una presenza media pari al 56,4% dei posti disponibili. Se questi sono i dati non è proprio un successone! Ma forse i dati dell’amministrazione necessitano di qualche “interpretazione” e non sono immediatamente comprensibili (alla faccia della trasparenza). Proviamo. La rassegna “domenica a teatro”, quella della domenica, per i più piccoli, ha avuto 4 spettacoli con 1.127 spettatori complessivi (media di 281 spettatori, pari al 60,0% dei posti disponibili). Gli spettacoli del cartellone (prosa, balletto, operetta) sono stati 14 per complessive 20 giornate di programmazione. Il numero complessivo degli spettatori dovrebbe essere desunto dal totale (11.598) sottraendo gli spettatori di “teatro per le scuole” (2.040) e “domenica a teatro” (1.127). Dovrebbero essere, dunque, 8.431 spettatori per 20 spettacoli, pari a 422 spettatori per spettacolo (90,2% dei posti disponibili). Male sembra dunque essere andata la rassegna “teatro per le scuole” (se, come lasciano intendere i dati, l’abbassamento della media è imputabile a questa parte del programma). Non troppo bene “domenica a teatro” (60%). Decisamente meglio il resto del programma ERT (90,2%). Questo ci sembrano dire i pochissimi dati rivelati dall’amministrazione comunale. Siamo comunque in attesa di dati più esaustivi o di diverse “interpretazioni”.

Interno del Teatro Ermanno Fabbri: si vede la balaustra (il "parapetto" della galleria) che, per l'intera stagione teatrale 2010/2011 ha ostruito la visuale agli spettatori delle prime file della galleria. Ora è stata sostituita. Da domani sera sapremo quanto è efficace la nuova soluzione (foto del 2 ottobre 2011)

[2] E’ sufficiente questo per parlare di successo? Probabilmente no. Visto che nessuno ha messo in discussione la voglia di teatro di una ristretta minoranza di vignolesi (economicamente meglio dotati). Interroghiamoci, dunque, su come valutare questo “successo” a partire dalle dichiarazioni del presidente della Fondazione di Vignola, Giovanni Zanasi, che alla Gazzetta di Modena (30 giugno 2011, p.43), in occasione della presentazione della nuova stagione 2011/2012, ha affermato che gli 11.598 “spettatori che hanno frequentato il teatro lo scorso anno fanno giustizia delle polemiche sul finanziare la cultura ai tempi della crisi e ci rendono forti nelle nostre intenzioni”. Certo che se uno la mette così è difficile dargli torto. Ma questa è una rappresentazione un po’ di comodo. Ed io vorrei sì fare polemica, ma non sul “finanziare la cultura” (ci mancherebbe!), bensì sul “finanziare con 300mila euro pubblici (ma probabilmente di più) la cultura fruita da élites economicamente agiate, mentre si tagliano servizi a favore della collettività più ampia (es. la manutenzione del verde pubblico e della città) od a favore dei gruppi economicamente più svantaggiati (assistenza sociale, trasporto scolastico per le scuole dell’infanzia, ecc.) o si rinuncia, per ragioni economiche, a mettere in campo nuovi servizi o nuove iniziative per aiutare questo territorio ad uscire dalla crisi con un profilo alto e non basso”. Ecco, su questo sì che vorrei fare polemica. Perché mi sembra inevitabile dover fare polemica per richiamare l’attenzione sulla sottovalutazione della crisi economica in atto e sugli effetti che progressivamente sta scaricando su questo territorio (vedi) e sulla mancanza di una adeguata risposta, in termini di riallocazione di risorse e di nuovi programmi di sostegno ad un’economia di qualità (ricerca & sviluppo, green economy, ecc.), da parte delle principali istituzioni di questo territorio: comune di Vignola, Unione Terre di Castelli, Fondazione di Vignola.

Teatro Ermanno Fabbri, particolare (foto del 26 marzo 2011)

[3] “Per il sindaco Daria Denti, la nuova stagione del teatro cittadino è l’occasione per rimarcare la scelta di investire sulla cultura e sull’economia ad essa legata, per farne un motore di crescita della comunità.” (Gazzetta di Modena, 30 giugno 2011, p.43) Sarebbe un esercizio interessante provare a stimare il contributo all’economia locale del Teatro Ermanno Fabbri. Non che non ci sia, ma temo risulti particolarmente basso, cioè scarsamente significativo. Soprattutto se, come sappiamo, questo contributo all’economia locale ha alle spalle l’impiego di 300mila euro di risorse pubbliche (126mila messi dal comune di Vignola, 174mila dalla Fondazione di Vignola) che potrebbero, se si vuole per davvero promuovere l’economia del territorio, essere impiegate in altri modi, più produttivi.

Teatro Ermanno Fabbri (foto del 26 marzo 2011)

[4] Che fare dunque? A Vignola c’è oggi un teatro, donato dalla famiglia Fabbri, e si tratta di farlo “funzionare”, però con il minimo impiego di risorse pubbliche (che scarseggiano sempre più). Se la comunità vignolese (ed in special modo quella parte economicamente meglio dotata – che è anche quella che va a teatro con maggiore assiduità) tiene davvero al “suo teatro” ed alla cultura che esso consente di diffondere (non a tutti però, ma solo agli spettatori che, plausibilmente, non arrivano al migliaio) occorre che provveda a sostenerlo finanziariamente. Perché oggi con abbonamenti e biglietti si copre circa il 25% del costo della stagione teatrale (vedi), mentre per l’altro 75% si impiegano risorse pubbliche (prese dai bilanci del comune di Vignola e dalla Fondazione di Vignola) che sono, in questo modo, sottratte ad altri scopi (e gli scopi per cui io vorrei vederle impiegate sono quelli della promozione del territorio e di un’economia che guardi al futuro). Un anno fa ho lanciato provocatoriamente l’idea dell’abbonamento sostenitore a 1.000 euro (anziché 225 euro del “Fabbri 13”). Provocazione, ma che indica una prospettiva di lavoro seria. Ci sono, a Vignola, 100 o 200 famiglie che, per il teatro cittadino, sono disposte ad una tale forma di sostegno? Un’amministrazione comunale lungimirante avrebbe provato a lavorare per concretizzare questa prospettiva sin dall’inizio (non fermiamoci ai numeri, è il principio – una gestione che non necessitasse o quasi di “contributo pubblico” – quello a cui mirare). Perso il momento dell’avvio è praticamente impossibile recuperare questa partecipazione e l’idea di “Fondazione” con cui poteva essere resa operativa. E nel 2012, con i tagli (ulteriori) alle risorse degli enti locali, per salvare il finanziamento alla stagione teatrale (nel complesso 300mila euro – a cui, in verità, andrebbe aggiunta la quota-parte per il ripiano della perdita d’esercizio di ERT Fondazione: qui il bilancio) risulterà necessario tagliare altri capitoli di spesa dell’amministrazione comunale. Bisogna infatti essere consapevoli che questa peculiare modalità di “finanziare la cultura ai tempi della crisi” attua una redistribuzione “alla rovescio”: si prendono risorse destinate a tutta la collettività per finanziare eventi fruiti da una ristretta minoranza di persone (che non appartengono di certo alle fasce economicamente svantaggiate). Ecco, almeno questo sia chiaro.

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One Response to Teatro Ermanno Fabbri. Un anno dopo

  1. spinoso ha detto:

    Abbiamo un auto blu … e la usano i ricchi. Come da protocollo!

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