Vignola supera quota 25.000 residenti!

La soglia dei 25.000 residenti è stata superata per la prima volta a Vignola nel luglio scorso, seppure di poche unità (25.008 residenti al 31 luglio). Poi in agosto i residenti sono di nuovo calati (24.981 al 31 agosto). E’ dunque al 30 settembre che l’asticella dei 25.000 residenti è stata definitivamente superata (ed è assai improbabile che si torni sotto). Al 30 settembre scorso la popolazione residente, registrata all’anagrafe comunale, era infatti di 25.047 unità. Prevale lievemente la componente femminile (51,3%) in ragione della maggiore longevità. Continua a crescere l’incidenza della popolazione straniera ora pari al 16,6% (4.151 cittadini stranieri residenti). In realtà il dato reale è un po’ più alto, se consideriamo anche qualche centinaio di residenti stranieri che in questi anni hanno ottenuto la cittadinanza italiana (vedi). Insomma, la popolazione vignolese continua a crescere, anche se un po’ più lentamente rispetto al recente passato (ad oggi possiamo stimare l’incremento del 2011 sul 2010 pari a circa 280 unità; un anno prima era stato di 293 unità) (vedi).

Popolazione residente a Vignola: dai 15.000 del 1960 ai 25.000 del 2011 (il dato del 2011 è al 30 settembre).

[1] Come per il passato l’incremento è dovuto in modo prevalente al saldo migratorio (i nuovi residenti sono di più rispetto a coloro che lasciano il comune). Quest’anno, tuttavia, contribuisce in modo non irrilevante anche il saldo naturale (la differenza tra i nati ed i morti): al 30 settembre siamo a +40. In ogni caso l’incremento della popolazione è ancora oggi da attribuirsi in larghissima parte ai cittadini stranieri, sia perché contribuiscono maggiormente alle nascite (più del 30% dei nati) e soprattutto perché, nonostante la crisi economica e le conseguenti difficoltà del mercato del lavoro, continuano ad insediarsi sul territorio vignolese (contribuiscono per più di ¾ al saldo migratorio che, come osservato, è ampiamente positivo). In precedenti post abbiamo interpretato questo andamento demografico come un indicatore del fatto che la crisi economica genera risvolti occupazionali negativi che sembrano toccare meno i cittadini stranieri (vedi). Anche nel 2011 i dati dell’anagrafe vignolese fanno pensare che sia in atto una tale dinamica. Che può essere interpretata anche come una conferma del mutamento in atto nel mercato del lavoro: l’offerta di posti a più alta qualificazione non cresce; se c’é un’offerta di posti di lavoro che cresce è quella relativa a posti a bassa qualificazione. Meriterebbe interrogarsi su queste dinamiche, anche per gli effetti negativi che sembrano indurre sulle opportunità occupazionali delle più giovani generazioni, ma sembra che le istituzioni locali non abbiano alcuna intenzione di mettere in luce questi aspetti non positivi della realtà locale. Men che meno di mettere in campo vere politiche di sviluppo economico che possano innescare processi di generazione di posti di lavoro qualificati. Richiederebbero infatti scelte coraggiose, con sacrifici su altri fronti (un po’ di feste in meno, ad esempio), per liberare risorse da investire, assieme agli altri comuni dell’Unione e ad altri soggetti del territorio (in primo luogo la Fondazione di Vignola), in sostegno e promozione della ricerca & sviluppo. Ma nulla di tutto ciò si vede all’orizzonte (parleremo presto di quel “francobollo” che è l’insediamento area SIPE del tecnopolo modenese).

La popolazione vignolese rilevata in occasione del censimento dal 1861 al 2001. Per il 2011 è stato utilizzato il dato dell'anagrafe comunale al 30 settembre.

[2] Quest’anno è anche anno di censimento della popolazione, un appuntamento ricorrente per lo stato italiano dal 1861. I dati del censimento ci consentono pertanto di abbracciare l’andamento di alcuni fenomeni (es. la popolazione) nei 150 anni di storia italiana. E’ interessante allora ripercorrere l’evoluzione della popolazione residente nel comune di Vignola mettendola a confronto con quella degli altri comuni capo-distretto (Carpi, Sassuolo, Castelfranco Emilia, Mirandola, Pavullo – tralasciamo Modena) e con gli altri comuni dell’Unione Terre di Castelli, area pedemontana (Castelvetro, Castelnuovo Rangone, Savignano s.P., Spilamberto). Per un cittadino vignolese di oggi è sorprendente venire a sapere che nel 1861 Vignola non era affatto tra i maggiori comuni della provincia di Modena (ora è al 6° posto in termini di popolazione residente). Nel 1861 Spilamberto aveva più residenti di Vignola (3.591 contro 3.238). Anche Castelvetro era più grande (4.239). E muovendosi verso la montagna anche Guiglia (3.485) e soprattutto Zocca (5.079) lo erano. Ciò non toglie che Vignola avesse comunque un’importanza di rilievo, sia per il ruolo giocato nel governo del territorio più vasto in età medioevale e moderna, sia per la sua localizzazione alla confluenza di direttrici di comunicazione da Modena, da Bologna e dalla montagna – la cosiddetta Y (vedi). Nel confronto con gli altri comuni capo-distretto è interessante vedere che, rispetto al 1861, la popolazione vignolese è quella che è cresciuta maggiormente, risultando oggi moltiplicata per un fattore 7,6; contro 6,8 di Sassuolo; 4,1 di Carpi; 2,6 di Castelfranco Emilia e 1,8-1,9 di Mirandola e Pavullo. L’andamento demografico riflette indubbiamente anche l’andamento dell’economia locale. E’ significativo, in particolare, la crescita costante della popolazione vignolese sin dal 1881 e con un’accentuazione già tra le due guerre mondiali (quando per davvero era il “distretto della frutta rossa”, sia in termini di produzione che di commercializzazione), mentre la maggior parte dei comuni modenesi vedono una crescita accelerata solo a partire dal secondo dopoguerra. Significative sono anche le differenze con gli altri comuni del più ristretto territorio dell’Unione Terre di Castelli. In confronto ai loro andamenti demografici, l’andamento demografico vignolese è davvero singolare. Risulta infatti una crescita assai più accentuata già dal 1911 e con un’ulteriore accentuazione tra il 1951 ed 1981, per poi rallentare significativamente fino a metà degli anni ’90 e quindi riprendere negli ultimi 15 anni, a seguito dell’intensificarsi dei processi migratori. L’andamento demografico di Castelvetro, invece, esibisce un andamento che contraddistingue i comuni dell’area montana: crescita fino al secondo dopoguerra, quindi almeno due decenni di calo demografico, infine una ripresa della popolazione nell’ultimo periodo. Castelnuovo, evidenzia invece una curva demografica assai più simile a quella dei comuni del distretto ceramico: crescita lenta fino al 1961 e quindi accelerazione demografica (anche se in questo caso il fattore attrattore non è stata l’industria ceramica, ma quella di lavorazione delle carni). Spilamberto e Savignano, infine, evidenziano curve assai simili, sostanzialmente “parallele”, a partire da punti di partenza diversi.

Popolazione degli attuali comuni capo-distretto rilevata in occasione del censimento generale della popolazione 1861-2001. Il dato 2010 è ottenuto dalle anagrafi comunali, al 31 dicembre.

[3] Nella comunicazione marketing-oriented fatta sul redigendo PSC il sindaco Daria Denti ha affermato, forse pensando di rassicurare i cittadini vignolesi, che al 2025 Vignola non dovrà superare i 28.000 residenti (così nell’intervista rilasciata a Il Resto del Carlino del 21 giugno 2011, p.25: “non è pensabile uno sviluppo demografico incontrollato: 28mila abitanti vanno bene”). Oggi siamo a 25.000. Si tratterebbe di consentire l’ulteriore crescita della popolazione per altri 3.000 residenti in un territorio che già oggi esibisce uno dei valori di densità della popolazione più alto della regione Emilia-Romagna (25.047 abitanti su 22,9 kmq, ovvero 1.093 abitanti/kmq). Significa ulteriori 1.500 unità abitative (certo, al lordo di quelle oggi già presenti, ma non occupate). Significa anche aggiungere ad una rete stradale già stressata (come si vede ogni mattina alle 8, con code anche lungo la circonvallazione nonostante le rotatorie) ulteriori 2.000 automobili in circolazione. Significa aggiungere popolazione ad una città già oggi in difficoltà a garantire servizi essenziali come quelli scolastici (si continua a spostare nel tempo il progetto del nuovo “Polo scolastico”, anche se da cinque anni i vignolesi pagano annualmente circa 350.000 euro di “tassa di scopo”, finalizzata, appunto, al nuovo complesso scolastico!), in sofferenza per il verde pubblico e da qualche anno incapace (più di altri comuni, tutti colpiti dalle norme del patto di stabilità e dai tagli ai trasferimenti statali) di fare investimenti significativi in opere pubbliche. In realtà una popolazione pari a 28.000 residenti al 2025 significa rallentare appena la crescita demografica che Vignola ha esibito negli ultimi anni (+3.800 residenti tra 2011 e 2001), con la conseguente eccessiva crescita edilizia della città. Forse è il caso di iniziare davvero una seria discussione sulla trasformazione di questa città (vedi).

Andamento demografico dei 5 comuni della fascia pedemontana dell'Unione Terre di Castelli: censimento generale della popolazione 1861-2001; anagrafi comunali 2010.

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