Cosa succede nel PD di Vignola? Attaccano la lista civica Vignola Cambia sbagliando bersaglio

Un episodio da manuale di opacità e disinformazione. Un perfetto cortocircuito tra cattivo giornalismo e pessima politica. Il fatto è passato inosservato ai più, ma a costo di dargli risonanza è bene non lasciare cadere questo episodio. Si tratta di un breve articolo – una colonna soltanto – apparso a pagina 19 de Il Resto del Carlino Modena di sabato 8 ottobre. Titolo: “Variante agricola, il PD critica le liste: «No allo sviluppo a base di cemento»”. Tralasciamo per un attimo l’ironia (involontaria?) del titolo. Chiunque conosce la realtà della campagna vignolese sa che sono le norme vigenti, risalenti perlomeno al PRG del 1998 e ad una variante del 2002, ad aver consentito uno “sviluppo a base di cemento” (vedi). Tutta roba del PD, dunque. Ad essere seri, dunque, dovrebbe trattarsi di una “ammissione di colpa”, non di un’autoassoluzione e neppure del tentativo (maldestro) di scaricare la responsabilità su altri (minoranze, liste civiche o altro). Comunque sia, la presa di posizione è legata alla variante alle Norme Tecniche Attuative del vigente PRG relativamente alle zone agricole, già adottate dal consiglio comunale in primavera ed ora prossima all’approvazione definitiva (andrà in consiglio comunale entro il mese di ottobre). Il fatto è che nella presa di posizione del PD di Vignola non ci si limita ad esprimere opinioni – magari discutibili, ma, in quanto opinioni, legittime. Si fanno, invece, affermazioni su “fatti”. Ma questi fatti non sono … fatti. Insomma, la realtà è diversa. Detto altrimenti: hanno raccontato una balla. Vediamo.

Nuova edilizia residenziale nelle zone agricole di Vignola (foto del 22 giugno 2009)

[1] L’articolo citato si chiude con questo testo: “Un’ultima riflessione – conclude il PD vignolese – le osservazioni fatte sulla variante da Rubbiani sono state sottoscritte anche dalla lista ‘Vignola Cambia’, che pure professerebbe la tutela dell’ambiente e lo stop alla cementificazione. Due temi che forse sono rimasti sepolti sotto la carta delle osservazioni che hanno firmato e sottoscritto al fine di aumentare la cementificazione delle campagne”. Come dicevo qui si afferma il falso. Il fatto è che “osservazioni” alla variante sono state presentate congiuntamente dalla lista Città di Vignola, dal PDL e dalla Lega Nord. Ma non da parte di Vignola Cambia (vedi). Affermare dunque che Vignola Cambia ha sottoscritto le osservazioni sulla variante fatte da Rubbiani (lista Città di Vignola) significa affermare il falso, ovvero raccontare una balla. Così come una balla è la conseguenza che da ciò si vorrebbe far discendere, ovvero che Vignola Cambia sarebbe favorevole alla “cementificazione” delle campagne vignolesi. Ecco, detto da chi porta la responsabilità per averle per davvero cementificate suona proprio beffardo.

Nuova edilizia residenziale nelle zone agricole di Vignola (foto del 26 settembre 2009)

[2] Veniamo al “cortocircuito” tra cattivo giornalismo e pessima politica. Innanzitutto il giornalismo. L’articolo non è firmato. Neppure le iniziali. Non si sa dunque chi l’ha scritto. Richieste di chiarimento al Resto del Carlino ad oggi non hanno dato esito. Punto. Passiamo alla pessima politica. Nell’articolo si riportano le affermazioni (il testo delle quali è virgolettato) del “PD di Vignola” – così si afferma in due punti. Ma quale “PD di Vignola”? Richieste di chiarimento al PD di Vignola ad oggi non hanno consentito di identificare l’estensore del comunicato. Il segretario del PD di Vignola, Claudio Bazzani, non ne sa nulla (e già questo la dice lunga sul “governo” del PD vignolese – ma ero stato facile profeta di questa deriva sin dall’elezione di Bazzani a segretario: vedi). Insomma la pubblicazione dell’articolo sarebbe il risultato dell’azione congiunta di un non-portavoce e di un non-giornalista. Nessuno identificabile. Diversi consiglieri comunali del PD, interpellati, son cascati dalle nuvole: non ne sapevano nulla. Ma il comunicato è stato trasmesso. C’è qualcuno che se ne assume pubblicamente la responsabilità? Che riconosce l’errore o la bugia? Comunque un dato di fatto c’è: ogni tanto gli intrecci perversi tra media e politica generano performance di questo tipo. Fare chiarezza sull’episodio sarebbe un atto dovuto, da parte di tutti i soggetti coinvolti, nel rispetto dei lettori del quotidiano e dei cittadini vignolesi. Ma scommetto che non avverrà.

Nuova edilizia residenziale nelle zone agricole di Vignola (foto del 22 giugno 2009)

[3] Chiudiamo con alcune osservazioni relative al “contenuto”, ovvero all’adozione delle nuove norme edilizie per le zone agricole. E partiamo anche qui dal “virgolettato” dell’articolo: “La variante – dicono i democratici – recepisce perfettamente le norme regionali di riferimento e mette al riparo il nostro territorio dalla speculazione edilizia, mentre le dichiarazioni di Rubbiani vanno proprio nella direzione opposta, visto che sostengono uno sviluppo economico fondato sul mattone. Tralasciando l’evidente conflitto di interessi nelle dichiarazioni di Rubbiani, crediamo che lo sviluppo del nostro territorio non si deve basare sul consumo di suolo agricolo né sulla residenzializzazione della campagna. Le norme che presto saranno approvate tuteleranno gli imprenditori agricoli e tutte le persone che traggono il loro reddito in modo primario dall’agricoltura, mentre saranno restrittive con i ‘non agricoltori’.” Che dire di fronte a questa ricostruzione distorta della realtà? Che sia distorta è una mia valutazione ed ora provo ad argomentarla. E’ vero che la variante di oggi recepisce le norme regionali di riferimento, ma queste norme (L.R. n.20/2000) sono di 11 (undici!) anni fa. Per undici anni, dunque, le norme vignolesi non sono state allineate con le norme regionali volte a tutelare le zone agricole dalla “cementificazione” della campagna. Per un certo periodo, anzi, le norme vignolesi hanno palesemente violato le norme regionali ed il risultato è sotto gli occhi di tutti. L’esito è stato “villettopoli” in campagna o, per usare il gergo degli esperti, sprawl urbano (ovvero la diffusione, disseminazione di pezzi di zone urbane in campagna). Se le cose stanno così – e questo è un fatto oggi pienamente documentato dagli stessi uffici comunali (proprio su richiesta di Vignola Cambia: vedi) – è difficile esserne orgogliosi ed è ugualmente difficile presentarsi come i “salvatori” della campagna vignolese, dopo che per anni si sono mantenute in vita norme edilizie che la campagna vignolese l’hanno “cementificata”! La “speculazione edilizia” richiamata dalle dichiarazioni del fantomatico esponente del PD c’è già ampiamente stata ed è stata permessa ed anzi incentivata proprio dalle norme edilizie approvate da un’amministrazione comunale che sul tema ha evidenziato solo continuità, a dispetto del cambiamento di nome del partito di riferimento (PCI-PDS-DS-PD). Tra l’altro – è solo il caso di ricordarlo – di questa amministrazione da più di dieci anni l’attuale sindaco Daria Denti è parte organica: prima consigliere comunale per 5 anni (proprio nella legislatura in cui il consiglio ha approvato la variante alle norme edilizie in zona agricola che massimamente ha “liberalizzato” la “cementificazione” della campagna vignolese) poi assessore per altri 5. Si può poi aggiungere un’altra considerazione. Il comunicato del PD vignolese afferma che “le norme che presto saranno approvate tuteleranno gli imprenditori agricoli”. Peccato che gli imprenditori agricoli, tramite la voce espressa all’unisono dalle loro associazioni di rappresentanza, abbiano chiesto di modificare quelle norme, giungendo anch’essi a formulare osservazioni e richieste di modifica (ovviamente tutte respinte dall’amministrazione comunale). Anche in questo caso c’è qualcosa che non torna. Da ultimo è da rimarcare che non è affatto detto che le norme proposte ora dall’amministrazione comunale siano davvero efficaci nel tutelare le zone agricole. Questo la sapremo tra qualche anno. Nel frattempo penso che sia più che legittimo dubitare della “capacità” di un’amministrazione e di una maggioranza che in dieci anni ha cambiato opinione (radicalmente) almeno tre volte sulla materia.

Nuova edilizia residenziale nelle zone agricole di Vignola (foto del 26 settembre 2009)

[4] Cosa ci dice questa vicenda? Diverse cose. In primo luogo che il PD locale è allo sbando: viene emesso un comunicato senza che il segretario locale ne sia al corrente (un fatto inspiegabile anche fosse dimissionario). Insomma, un ennesimo episodio di “guerra per bande” all’interno del PD locale. In secondo luogo che la “lotta politica” condotta dal PD locale si avvale della menzogna. Chiunque, volendolo, può verificare chi ha o non ha sottoscritto le osservazioni presentate in merito alla variante adottata. Si possono condividere o no quelle osservazioni e le proposte che esse contengono, ma una cosa non si può dire: che siano state sottoscritte da qualche esponente di Vignola Cambia. Il PD lo ha fatto in un comunicato pubblicato sabato su un quotidiano locale. Ha dunque dichiarato il falso. Una menzogna. Una balla. Ad oggi, quattro giorni dopo, non si registra nessuna smentita, nessuna presa di distanza, nessuna precisazione. Evidentemente il PD di Vignola ritiene che la “lotta politica” si debba condurre anche a suon di menzogna. Triste vicenda nell’Italia che vuole liberarsi al più presto dal berlusconismo. Scopriamo anche a Vignola un piccolo episodio locale di “macchina del fango”, visto che è evidente che le dichiarazioni che tirano in ballo Vignola Cambia erano volte a gettare un po’ di discredito sulla lista (attribuendole incoerenza e volontà “cementificatoria”) . Vedremo se nei prossimi giorni, nel PD, qualcuno avrà il coraggio di alzare la mano e di dire: “ho commesso un errore e chiedo scusa (e nella vita vado a fare altro)” o di riconoscere il piccolo (ma non trascurabile) gesto di imbarbarimento della politica locale.

Qui il testo dell’articolo in pdf.

Nuova edilizia residenziale nelle zone agricole di Vignola (foto del 26 settembre 2009)

PS Tutti responsabili? Nessuno responsabile? Nel rispondere a critiche sull’eccessivo sviluppo urbanistico della città Daria Denti, allora candidato a sindaco, ebbe a dire: “non sono mai stata assessore all’urbanistica” (vedi). Una pratica dello “scaricabarile” po’ troppo facile. E però nel settembre 2008 l’allora assessore Daria Denti votò a favore alla delibera di giunta che approvava il Documento Preliminare del PSC che prevedeva ulteriore “consumo di territorio non compromesso” (vedi). Bisognava attendere la campagna elettorale, qualche mese dopo, per vederla ribaltare la propria posizione! Già allora, nel 2008, avrebbe potuto dare un segnale forte e non lo fece. Lo fece qualche mese più tardi, “fiutando il vento” che aveva cambiato direzione! Anche questa incoerenza attende ancora una pubblica spiegazione. In ogni caso è difficile sottrarsi all’impressione che questo comunicato di un fantomatico “portavoce” del PD di Vignola non abbia a che fare con il cambio di strategia messo in atto dal sindaco Daria Denti nel corso dei primi due anni di legislatura (vedi).

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4 Responses to Cosa succede nel PD di Vignola? Attaccano la lista civica Vignola Cambia sbagliando bersaglio

  1. mauro smeraldi ha detto:

    Caro Andrea,
    condivido il tuo scritto e aspetto fiducioso la smentita e le scuse del PD (?) Vignolese prima del consiglio comunale del 25 ottobre, che dovrà discutere definitivamente della variante in zona agricola. Del resto, essendo che (direbbe Totti) VIGNOLA CAMBIA non ha mai sottoscritto le osservazioni proposte dalla lista Rubbiani ed essendo che molti esponenti del PD sono persone serie, sono sicuro che le scuse arriverranno. Non credo che Bazzani, Ricci, Succi, Gasparini, Masetti, ecc: abbiano voglia di arrivare al consiglio comunale con il consigliere di Vignola Cambia che li accusa di raccontare balle, al limite della diffamazione.
    Vignola Cambia non ha sottoscritto le osservazioni presentate dalle altre minoranze. E non le ha sottoscritte per una ragione molto semplice: perchè ritiene che le norme proposte, per molti aspetti, siano ancora troppo permissive. E quindi l’esatto contrario di quanto sostengono le altre minoranze.
    Il problema è che chi ha trasmesso il comunicato al giornale (leggi Mattia Monduzzi per conto di Daria Denti, che non ha neppure ritenuto di informare i suoi compagni di Partito) ha volutamente confuso la sottoscrizione da parte di Vignola Cambia di alcune richieste di chiarimenti e/o valutazioni generiche con la sottoscrizione da parte della stessa lista delle osservazioni alle norme presentate dalle minoranze (MAI AVVENUTA, CON RAMMARICO DELLE|ALTRE MINORANZE)
    E’ un modo di agire poco trasparente che non appartiene a Vignola Cambia e non dovrebbe appartenere neanche al PD. “Abbiamo un sindaco che fa di tutto per unire le minoranze…”, mi diceva qualche tempo fa un dirigente PD. Niente di più vero: Valuteremo fra qualche anno tutte le conseguenze di questa politica suicida…
    In questo momento voglio soffermarmi sui comportamenti del Resto del Carlino, che sono da tenere ben presenti. Mi limito ad alcune osservazioni.
    a) il giornale pubblica a fatica le notizie su e di VIGNOLA CAMBIA
    b) non comunica mai i nostri comunicati. Preferisce costruire un articolo raccogliendo dichiarazioni e/o facendo brevi interviste
    c) accompagna sempre le nostre dichiarazioni e proposte con la replica dell’amministrazione
    Nel caso di cui stiamo discutendo tuttavia il giornale:
    a) ha pubblicato un comunicato di un fantomatico PD vignolese
    b) non lo ha accompagnato con la nostra contestuale replica
    c) non si è preoccupato di verificare la fondatezza (facilmente verificabile) di quanto affermato nel comunicato PD
    Il Carlino è diventato un giornale fortemente filo-amministrazione. Come mai?
    Ciao Mauro

  2. Roberto Adani ha detto:

    Ammettiamo che il tema della cementificazione, fa gola a tutti, e tutti cercano di montare sul carro dei paladini della tutela del territorio ad ogni costo e in barba ad ogni seria ricostruzione dei fatti. Sono ben consapevole del fatto che più di uno avrà gioco facile a dire che farei meglio a tacere sull’argomento…proprio io…etc. Ma le questioni sono parecchio più serie e complesse di come vengono dipinte dalle opposte fazioni per portare acqua al proprio mulino. Intanto non penso che in astratto ci sia nessuno di favorevole alla cementificazione della campagna, nessuna forza politica dall’estrema sinistra, all’estrema destra, ci sono diversi cittadini che presi singolarmente, avendo un rustico o un appezzamento di terreno vorrebbero recuperare o costruire un abitazione, ma anche loro sono contrari a costruire in campagna. Quindi si ha gioco facile a dire che si è contrari alla cementificazione, tutti sono d’accordo, specie in un momento di recessione edilizia come l’attuale, ma quando si vanno a scrivere le regole le cose diventano decisamente più complesse. Il PRG del 1998 diceva che nelle basse di Vignola erano vietate le nuove costruzioni e si poteva recuperare l’esistente anche tramite demolizione e ricostruzione. Attenzione la stessa cosa dicevano il PRG di Savignano, Marano, Castelvetro, S.cesario, Bazzano, Castello di Serravalle, Mirandola, ne ho scelti alcuni a caso, ma tutti in quegli anni concordavano con questa linea. Ora io lavoro in Trentino e perfino là era permessa la stessa cosa, tanti masi sono diventate case per vacanze. Anche là gli agricoltori hanno spinto per poter recuperare gli immobili non più utilizzati e poterli vendere. Perchè il problema di questo paese è che l’agricoltura non consente mediamente un reddito decente, gli investimenti sono tanti, trattori, macchinari, coperture, stalle, etc. e gli agricoltori finiscono per indebitarsi fino al collo, l’unica via di uscita diventa vendere un immobile e ripianare i debiti. Gli se ne può fare una colpa? Prima del 98 era consentita agli agricoltori la nuova costruzione. Tanti veri o presunti agricoltori hanno costruito nuove abitazioni che in parte sono poi state vendute ad altri. Ma anche se considerassimo agricoltori, figli e soprattutto ormai nipoti e pronipoti potremmo riempirci la campagna con le loro abitazioni.Non siamo infatti più in presenza di nuclei famigliari di 20 persone che abitano la medesima casa. Inoltre è fin troppo facile travestirsi da agricoltore se hai i soldi, compri i terreni necessari, li pianti intensamente a ciliegio, e trasformi la moglie da casalinga a imprenditrice agricolo a titolo principale, fa anche un pò moda ed è un sacrificio accettabile per farsi una villa con piscina in aperta campagna.
    Attenzione ritengo l’attuale variante migliorativa delle normativa.
    Ma non raccontiamo in giro che non si costruirà più. Noi raccontammo che si sarebbe solo recuperato l’esistente e che questo avrebbe rappresentato un grande miglioramento. Ma così non è stato nei fatti. Quel Noi tra il 98 e il 99 era molto ampio, c’erano i DS, la margherita, i democratici, i verdi, rifondazione comunista…ma erano sostanzialmente d’accordo anche le opposizioni, Forza italia, Lega etc. Potrei aggiungere le associazioni agricole, imprenditoriali, le pressioni ad approvare in fretta il PRG appena adottato erano fortissime e tutti quelli che oggi si impegnano in politica, salvo qualche giovanissimo, c’erano anche allora, perfino Andrea e lo stesso Mauro. Nel 2000 c’eravamo ancora tutti, ma in realtà la normativa agricola non fu cambiata. Tutti in buona fede assolutamente, ma non raccontiamo un altra volta alla caccia di un facile consenso, ciò che non siamo riusciti a studiare e approfondire debitamente e per il quale in realtà non abbiamo soluzioni convincenti.
    La regione per prima, visto che la tiriamo in ballo, dice di non basare le normative urbanistiche sui diritti soggettivi, perchè oggi sono agricoltore, ma se mentre faccio il tetto vinco al superenalotto, non c’è norma al mondo che consenta a qualcuno di demolire ciò che ho legittimamente costruito, e quindi la casa me la tengo.
    Conosco solo una cura contro la cementificazione della campagna: vincolo di inedificabilità assoluta con possibilità di recupero dei soli edifici storici, il resto deve venire giù.
    Certo gli agricoltori, quelli veri, e qualcuno c’è ancora, mi sparerebbero, rimarrebbe comunque il tema di chi rimane in campagna a mantenere un paesaggio che è artificiiale e non una selva oscura e quindi ha bisogno di persone che se ne occupino.
    Questo è il tema da affrontare seriamente, il resto ne è la conseguenza e sa più di schermaglia politica che di seria politica, ma questa non va di moda e in generale in questo momento storico, non fa prendere voti.
    P.S. Un conto della serva: Considerato il territorio agricolo vignolese , 1600 ettari e un costo medio di manutenzione di 5000 euro a ettaro servirebbero circa 8 milioni di euro/anno per manutenere il territorio agricolo stipendiando al minimo gli agricoltori. Sono 1000 euro annui per famiglia per una tassa sulla campagna… chissà se qualcuno ha il coraggio di proporla…

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Roberto, parto subito dicendo “io c’ero” e dunque porto indubbiamente una parte di responsabilità su decisioni che non ho preso, ma su cui non ho esercitato la dovuta “analisi critica” (che pure ho esercitato su altri ambiti). Quello che tu scrivi aiuta a capire, ma sollecita anche rettifiche o precisazioni.
    (1) Citi diversi comuni che avevano norme simili a quelle di Vignola. Ma c’erano anche comuni che avevano norme più stringenti e dunque a maggior tutela delle zone agricole. Norme che hanno funzionato meglio rispetto a quelle vignolesi. E’ un fatto riconosciuto nei documenti preparatori sul PSC (quelli del 2007-2008). Questi ci ricordano che nei 5 comuni dell’Unione Terre di Castelli è il Comune di Vignola (assieme a Savignano) quello che ha il livello di tutela inferiore per le zone agricole! Castelnuovo ha le norme più rigide, di maggior tutela. In mezzo stanno Castelvetro e Spilamberto. Certo, qui si registra l’effetto della variante del 2002 che ha aperto una finestra, poi chiusa con una nuova variante alle norme del PRG nel 2005, in cui è stato possibile fare interventi anche in contrasto con la L.R. n.20/2000. Sempre i documenti del PSC precisano, infatti, che tali comuni (il riferimento è a Vignola e Savignano) “consentono trasformazioni funzionali dei volumi esistenti ampie e sostanzialmente indifferenziate rispetto agli usi in atto e alla consistenza, valore economico, localizzazione paesaggistica ambientale, consentendo in particolare la trasformazione di tutta la volumetria esistente con anche operazioni di demolizione e ricostruzione di unità edilizie totalmente diverse dalle originarie. Il limite delle 3 nuove unità abitative realizzabili in caso di intervento diretto può essere superato dando luogo a insediamenti di più edifici e con elevato numero di unità abitative, valorizzando ampiamente in termini di superficie utile le cubature dei volumi agricoli.” Se dunque il governo dell’edilizia in zona agricola è particolarmente difficile, Vignola lo ha affrontato con norme del tutto inadeguate. O comunque, assai meno adeguate che altre realtà. Qui rimando a questo post del 2009:
    https://amarevignola.wordpress.com/2009/05/20/cose-successo-alla-campagna-di-vignola/
    (2) Ho l’impressione che sia un errore grave quello di pensare che con la leva urbanistica vi sia la possibilità di risollevare le sorti dell’agricoltura locale. In realtà nell’ultimo decennio si è generato sprawl, ovvero disseminazione dell’urbano in campagna, ovvero diseconomie. Quando si usa la vendita del patrimonio per alleviare sofferenze economiche (degli agricoltori) significa che si è alla canna del gas. Qualche famiglia avrà fatto cassa, avrà trasmesso più ricchezza ai figli, ma l’attività di agricoltore rimane comunque assolutamente non remunerativa. Invece con la proliferazione degli insediamenti di coloro che nulla hanno a che fare con l’attività agricola si sono erose le basi per il rilancio dell’agricoltura. Che è cosa assai impegnativa e rispetto a cui sono abbastanza scettico, non perché il tema non sia meritevole, ma perché vedo chiaramente la sproporzione tra le risorse mobilitate a tal fine dagli enti locali e l’obiettivo che si dichiara di voler perseguire. Il problema dell’agricoltura locale è che, con le caratteristiche sedimentate storicamente (conduzione familiare, piccoli appezzamenti) non è in grado di generare abbastanza reddito. Ne consegue che i giovani vanno a fare altri lavori (e chi può biasimarli), l’età media dei conduttori sale (era 62 anni secondo i documenti conoscitivi propedeutici al PSC), la capacità d’innovazione è minima, ugualmente minima è la voglia di fare investimenti significativi (quale orizzonte temporale ha davanti, come lavoratore attivo, una persona di 62 anni?). A tutto ciò va aggiunta l’incapacità della politica locale di governare il downsizing del “distretto della ciliegia”, un fenomeno che si manifesta a cavallo tra anni ’70 e ’80. Così il settore agricolo è divenuto residuale e marginale dal punto di vista della capacità dell’innovazione. Dico questo per dire che le politiche urbanistiche possono aiutare lo sviluppo del settore agricolo, ma non sono affatto sufficienti. Servono politiche che sostengono processi di aggregazione, di innovazione, di diversificazione. Queste politiche non sono state fatte. Né dal comune di Vignola, né dagli altri comuni della valle del Panaro, né dalla provincia di Modena (vista dalla Regione la produzione cerasicola è troppo piccola per sollecitare politiche ad hoc). Temo che sia un errore pensare di usare le norme urbanistiche per “salvare” od “offrire nuove chances di sviluppo” al settore agricolo locale. In ogni caso per entrambi i punti (dispositivi di tutela del territorio; dispositivi di promozione dell’agricoltura) non vedo documenti convincenti (convincentemente argomentati) che possano far sperare in un’inversione di rotta. Come tu dici a proposito delle nuove norme proposte, “non raccontiamo in giro che non si costruirà più”. Detto altrimenti: non possiamo più accontentarci delle buone intenzioni; bisogna invece avere la capacità di “dimostrare” l’efficacia dei provvedimenti. Nell’istruttoria delle nuove norme questo è completamente mancato.

    • Roberto Adani ha detto:

      Una precisazione per non rimanere poi “delusi dagli effetti” delle normative. Castelnuovo ha effettivamente delle norme più stringenti, dimmi però quanti immobili agricoli a Castelnuovo/Montale non sono state trasformati in residenza, interventi più curati dal punto di vista architettonico, anche perchè fortemente influenzati dal mercato immobiliare della città, e quindi da un offerta di maggiore qualità e maggiori prezzi, in un territorio più ampio con aziende agricole di maggiore dimensione, ma comunque praticamente tutto è stato trasformato in residenza. D’altra parte la città di Modena perde abitanti per persone che vanno a stare in campagna… Le norme che gli estensori del PSC richiamano per Vignola le puoi ritrovare in quasi tutti i comuni, come è vero che tutti i comuni con i nuovi PSC stanno restringendo la possibilità di insediarsi in campagna, i più seri a favore della localizzazione in zona urbana degli immobili agricoli, ma anche per questa operazione servono aree libere, possibilmente pubbliche, da sacrificare. E’ poesia infatti che si possa acquistare un rustico, abbatterlo e ricostruirlo su un terreno urbano in cui è già presente un altro immobile da demolire , o perlomeno è possibile solo se il prezzo delle case supera almeno i 4000 euro al mq. Vedi in tutta la regione, ormai da anni, sono rimasti 4 o 5 studi professionali in tutto a occuparsi di urbanistica e a fare PRG, le norme da diversi anni vengono stilate con il copia e incolla e sono quasi tutte uguali. Io lavoro anche in Veneto e anche lì sia la legge regionale che le norme locali sono praticamente identiche alle nostre. Il problema è che di buona urbanistica non si campa e girano ancora le norme o le considerazioni di Campos Venuti che ha 85 anni e che nonostante questo è ancora più avanti dei nuovi che si improvvisano. Manca un investimento pubblico all’altezza del problema, sulla materia quindi si procede per tentativi tutti uguali tra loro e si corre tutti insieme a porvi rimedio, con gli stessi provvedimenti quando i buoi sono ormai scappati. Io penso che la complessità del territorio e il suo grado di degrado necessiterebbero non di norme urbanistiche generali, ma di un progetto dettagliato di riqualificazione che decida edificio per edificio, sia in zona urbana che in campagna, cosa fare. Altrimenti ti trovi una serie di edifici anonimi tutti giallo Modena, tutti con i coppi, le gelosie, le bifore e le trifore, il portico, le colonne e le mangiatoie tipo stalla ma in realtà ci abita un avvocato. Perchè diciamolo con chiarezza, puoi scrivere quel che vuoi nelle norme, ma poi se chi progetta e il suo cliente hanno visto e sognato solo la villa dell’avvocato di cui sopra, succede che dopo che la commissione edilizia ha bocciato una decina di progetti nel tentativo di migliorarli si arrenda e dica, mi riporti il primo che avevamo bocciato… E’ necessario quindi che il pubblico scenda ad una scala di maggior dettaglio e si spinga a definire gli elementi preliminari di un progetto di riqualificazione, magari imponendo anche ai privati di avvalersi del concorso internazionale di progettazione, con la cultura di rischiare qualcosa e magari dando spazio a qualche giovane altrimenti ci tocca di mummificare Ghery, Isola, Gae Aulenti e Renzo Piano che hanno ormai tra gli 80 e i 100 anni ed erano considerati giovani emergenti a 70. Bisogna anche pensare che gli edifici, a parte alcuni buoni esempi, possono e debbono essere abbattuti per poter far posto a qualcosa di meglio sia dal punto di vista prestazionale che dal punto di vista architettonico. Se mi chiedi chi in Italia abbia fatto un operazione del genere…non ne conosco, quando ho chiesto qualcosa del genere agli attuali progettisti del piano, si è capito chiaramente che pensavano, roba da matti…ma questo tra qualche mese scade…e comunque tu puoi chiedere ma se dall’altra parte hai un soggetto che sta redigendo la ennesima versione dell’ennesimo PSC a volte dimenticando il refuso della versione precedente fatta per n-1esimo comune…capisci che anche in questo caso dopo qualche anno dici…mi porti il primo uguale a tutti gli altri, che così tutti non rischiamo troppo…che il nuovo spaventa e a volte atterrisce… ma come, progetto in questo modo da 50 anni ed è sempre piaciuto…è proprio lì il problema.

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