Una modesta proposta /7. Una medaglia ad ogni volontario, anzi ad ogni bravo cittadino

Un’amministrazione comunale alla disperata ricerca di un modo per mascherare il vuoto di idee che la caratterizza sta pensando di cogliere l’occasione dell’anno europeo del volontariato, peraltro in scadenza tra poche settimane, per istituire a Vignola la “medaglia del volontariato”. Questo incipit riflette già il mio scetticismo sull’iniziativa. Trattandosi però di un tema importante – quello del volontariato, della sua promozione e sostegno e pure del suo “riconoscimento” – è bene provare a sviluppare qualche considerazione. Tali riconoscimenti in realtà non sono affatto una novità in assoluto. Nel vicino comune di Spilamberto, ad esempio, sono giunti quest’anno alla quarta edizione de “La Spina d’Oro”, conferimento di una onorificenza a volontari spilambertesi da parte dell’amministrazione comunale – una cerimonia, tra l’altro, tenutasi proprio pochi giorni fa (sabato 1 ottobre: vedi). Che dire allora?

1907-2007: cento anni di scoutismo. I festeggiamenti a Vignola (foto del 20 maggio 2007)

[1] Partiamo dalla ricorrenza del 2011: l’anno europeo del volontariato (vedi). Che in realtà ha una caratterizzazione più precisa. Si intitola infatti: “anno europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva (qui il testo della decisione del Consiglio dell’Unione Europea del 27 novembre 2009: pdf). Per quanto il testo non sia il massimo in fatto di chiarezza, il ricorso all’espressione “che promuove la cittadinanza attiva” va inteso come elemento qualificante. Certo, si potrebbe subito osservare che necessariamente il volontariato promuove la cittadinanza attiva, visto che è un’espressione della cittadinanza attiva! Il Consiglio osserva, in effetti, che “il volontariato è una delle dimensioni fondamentali della cittadinanza attiva e della democrazia”. Leggendo il testo risulta evidente che l’obiettivo è quello di legare volontariato e democrazia, anche se il nesso non è proprio esplicitato in modo chiarissimo. Tra gli obiettivi dell’anno europeo, inoltre, è affermato quello di “integrare il volontariato negli sforzi di partecipazione civica e delle attività interpersonali”. Ribadisco che per quanto non chiarissime queste formulazioni lasciano intendere che il Consiglio abbia inteso enfatizzare il nesso tra volontariato, democrazia e partecipazione civica. Forse proprio per sollecitare il variegato mondo del volontariato a non chiudersi esclusivamente nel fare (pur essendo “il fare” elemento costituente e dunque imprescindibile del volontariato). Ed invece sottolineare il contributo del volontariato non solo nel promuovere la coesione sociale, la solidarietà, la non discriminazione (tutti termini richiamati nel testo), ma anche nel promuovere un migliore funzionamento della democrazia (ovvero nel migliorare, rendendola più partecipate, l’assunzione di decisioni per la comunità e, per questa via, manutenere o magari accrescere la fiducia verso le istituzioni pubbliche).

La bottega del Commercio equo e solidale e della LAG in via Portello a Vignola. E' gestita da volontari (foto del 22 gennaio 2011)

[2] Parole astratte? Vediamo di dare loro un po’ di concretezza. Negli ultimi vent’anni le associazioni di volontariato hanno accolto le proposte di partecipazione che le istituzioni pubbliche offrivano loro (anche sulla base di norme di legge) tramite “organi di partecipazione”, “consulte”, “comitati paritetici”, ecc. Sono state invitate a partecipare a tavoli di pseudo-concertazione, sollecitando un atteggiamento “negoziale” e di fatto equiparandole ad associazioni di interessi – cosa che di certo non sono. Ma questo non è l’unico modo possibile di rapporto tra ente locale e mondo del volontariato, come ho provato ad argomentare nel precedente post (vedi). C’è anche l’opzione, sino a qui poco frequentata, di un volontariato che, rinunciando al piccolo (ed assai poco proficuo) privilegio di essere invitato a tavoli pseudo-concertativi, si fa promotore di una nuova dimensione della democrazia locale. Insomma, se il tema vuole essere – come previsto per l’anno 2011 – il volontariato che promuove partecipazione attiva, allora queste considerazioni dovrebbero trovare un posto nel “programma” della manifestazione. Anche a livello locale.

Don Gallo, fondatore della comunità di San Benedetto al Porto a Genova, in occasione della recente venuta a Vignola (foto del 13 settembre 2011)

[3] Veniamo ora alla prossima iniziativa dell’amministrazione comunale di Vignola. Dopo un primo invito ad incontrarsi a luglio (luglio!), rivolto al volontariato vignolese (ed andato praticamente deserto), a settembre ci hanno riprovato. Ed hanno raccolto anche in quella sede soprattutto perplessità sull’iniziativa “medaglia al volontariato”, per cui magari si limiteranno ad una pergamena od un “attestato di benemerenza”. Perché perplessità? Tra queste mi sento di dare risonanza alla preoccupazione di “banalizzare” l’impegno del volontariato. A qualcuno può sembrare singolare questa preoccupazione, ma a ben vedere ha qualche fondamento. La formula utilizzata sarebbe quella di richiedere a ciascuna associazione l’indicazione di un nominativo da premiare, tra i volontari dell’associazione stessa. Se non sbaglio questa è anche la modalità utilizzata dall’amministrazione di Spilamberto per il premio “La Spina d’oro”. In questo modo, però, si assume implicitamente che il volontario “selezionato” sia rilevante nell’ambito dell’associazione (i cui vertici in effetti lo propongono) piuttosto che nella più ampia comunità. E’ semmai assumendo il punto di vista di questa che occorre individuare la persona (ma potrebbe essere anche un gruppo di persone o, in casi particolari, il “mondo” stesso del volontariato) a cui attribuire un riconoscimento da parte della collettività (eventualmente, ma non necessariamente, rappresentata dalle istituzioni pubbliche). Forse andrebbe anche ragionato sul fatto se abbia davvero senso istituire un riconoscimento ad hoc del volontariato, con il rischio di farne un riconoscimento minore (per intenderci, anziché “Ciliegia d’Oro” …  “ciliegino d’oro”!). In effetti tanto a Vignola quanto a Spilamberto sono da tempo istituiti riconoscimenti pubblici a personaggi che si sono distinti localmente (e non solo) nel mondo dell’economia, della cultura, dello spettacolo. Con formule e portata diverse esiste infatti sia il premio “Ciliegia d’oro” (a Vignola, su iniziativa della ditta Toschi) sia il “Lamberto d’oro” (a Spilamberto, su iniziativa dell’Ordine dei Cavalieri di Lamberto). Pur sapendo che tali riconoscimenti sono assegnati da realtà private (e dunque sono sottratti al potere di decisione dell’ente locale) sarebbe davvero impensabile che un esponente del volontariato locale possa essere selezionato per un tale riconoscimento? Oppure, sarebbe davvero impensabile che il riconoscimento possa essere assegnato al volontariato locale nel suo complesso? Ecco. Questo sarebbe indubbiamente un segnale forte.

Vandana Shiva, scienziata ed attivista indiana (foto del 18 settembre 2009)

[4] Occorre infine considerare che con il termine volontariato di solito facciamo riferimento ad una realtà associativa, mentre da tempo quest’ambito è assai più frastagliato – lo testimoniano, da ultimo, quei “volontari” (genitori italiani, ma anche profughi ghanesi) che nel mese di settembre hanno prestato la loro opera per verniciare la ringhiera della scuola Mazzini, solo per fare un esempio. Volontariato, volontariati – tanto per enfatizzare l’eterogeneità della galassia del volontariato. E’ uno slogan che già più di dieci anni fa era adottato per le iniziative del Centro Nazionale del Volontariato di Lucca. Volontariato: formale, non formale o informale – recita il testo del Consiglio dell’Unione Europea. Insomma non è più così semplice identificare in modo netto cos’è volontariato: appunto anche genitori che partecipano alla manutenzione della scuola dei loro figli o persone che si battono per il miglioramento dei servizi pubblici (sanità, scuola, trasporti), finanche genitori che con continuità si prestano nel tentativo di rivitalizzare gli organi della partecipazione scolastica (anche questa è un’impresa impegnativa e spesso frustrante) o cittadini che aderiscono all’invito di iniziative di pulizia dell’ambiente (vedi). Forse non ha molto senso ingaggiare una battaglia per la difesa dei confini del “volontariato” (visto che le categorie che possono beneficiare di contributi pubblici sono comunque definite per legge). Forse non è cosa malvagia adottare categorie a “maglia larga”, così da includere cittadini singoli o in gruppo che erogano servizi alla comunità, pur senza aderire a forme organizzate. Anche in questo “volontariato” ci sono persone meritano ampiamente un riconoscimento pubblico – e non l’avranno. Ritorniamo dunque dove siamo partiti: il “riconoscimento” a chi fa volontariato. Adesso lo posso dire. Non solo una medaglia ai “volontari dell’anno”. Ma una medaglia ad ogni volontario! Anzi, ad ogni bravo cittadino!

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