Tre proposte per migliorare il progetto del parco di via di Mezzo

Mercoledì 14 settembre, ore 20.30 al teatro Cantelli, si è tenuta la presentazione pubblica del progetto del parco di via di Mezzo. Pochi i partecipanti: 17 cittadini, 4 consiglieri comunali, 2 assessori. Ma l’incontro poteva anche andare deserto se la lista civica Vignola Cambia non avesse fatto autonomamente un po’ d’informazione sull’iniziativa (inesistente quella dell’amministrazione comunale! Nel sito web del comune, anzi, l’incontro è in calendario nella data sbagliata! 7 anziché 14 settembre [corretto solo oggi, dopo aver letto qua, dal “buon” Monduzzi]). In effetti se un incontro pubblico di presentazione e di discussione del progetto si è tenuto, ciò è indubbio merito della lista civica Vignola Cambia che ha impegnato a tal fine l’amministrazione comunale con una mozione che la maggioranza non ha avuto il coraggio né di approvare, né di bocciare e che infine è stata trasformata in un impegno più generico ad una presentazione pubblica, piuttosto che ad un vero e proprio percorso di progettazione partecipata: vedi). Comunque, l’incontro di mercoledì sera ha confermato i punti di fragilità dell’attuale progetto. Ed ha evidenziato la bontà delle proposte di modifica formulate da Vignola Cambia (e che nell’occasione ho esposto). Su questo – sembra paradossale – tanto l’assessore quanto la progettista hanno convenuto. Le indicazioni per il miglioramento del progetto sono state date, dunque. Non è affatto scontato, però, che l’amministrazione comunale le recepisca. Se questo succederà lo sapremo abbastanza presto. Riepiloghiamo qui lo stato dell’arte.

L’incontro di presentazione del progetto (tenuto a seguito di una sollecitazione della lista civica Vignola Cambia) al teatro Cantelli (foto del 14 settembre 2011)

[1] Il progetto del parco di via di Mezzo è presentato come un “primo stralcio” del costo di 210mila euro. Il progetto complessivo, così come approvato (nella versione di “progetto definitivo”) con determina dirigenziale n.610 del 20 ottobre 2009 comportava un importo lavori di 844mila euro più IVA (2/3 a carico dei lottizzanti, 1/3 a carico del bilancio comunale). Il venir meno degli oneri di urbanizzazione legati all’intervento “Casa Mia” per il fallimento della società ha ridimensionato notevolmente la disponibilità di risorse finanziarie per quest’intervento. Forse potranno essere recuperate in futuro. Anche il comune, però, ha deciso di ridimensionare la propria quota (oggi mette solo 101mila euro, contro i circa 280mila che aveva ipotizzato di investire secondo il progetto originario – appunto 1/3 di 844mila euro). Il punto, tuttavia, non è tanto la riduzione delle risorse da investire nel progetto, ma come interpretare la nuova “filosofia” del progetto una volta appurato che non è più possibile (e forse neppure opportuno) spendere circa 1 milione di euro (consideriamo anche l’IVA) per il parco, quando la capacità di investimento dell’amministrazione comunale si è ridotta, anche a seguito di maggiori tagli e maggiori vincoli imposti dal governo Berlusconi agli enti locali. Su questo punto l’amministrazione comunale (rappresentata dall’assessore all’ambiente Mauro Scurani) è stata come minimo ambigua. Perché ha detto che l’intervento che si appresta a realizzare è solo il “primo stralcio” (per una spesa appunto 212mila euro), ma che il progetto a cui tendere, con un successivo “secondo stralcio”, è ancora quello del progetto definitivo approvato nel 2009. Lo testimonierebbe il fatto che il progetto non è stato ripensato complessivamente, così da far fronte alla minore disponibilità di risorse. Ci si è invece limitati ad operare “per sottrazione”, a togliere voci di spesa (e dunque “pezzi” del parco), rispetto al progetto completo del 2009. Via dunque il sistema e le vasche di raccolta dell’acqua piovana (che doveva consentire di irrigare senza ricorrere all’acqua dell’acquedotto). Via dunque il sistema di irrigazione del prato (più di 6.000 mq su una superficie complessiva di 9.500 mq). Via dunque il sistema di videosorveglianza (installato invece in tutti i parchi di più recente realizzazione). Via anche il sistema delle “piazze” tematiche (per bambini piccoli, per teen ager, ecc.) con le relative attrezzature, gli arredi ed i giochi. Via il sistema di fontane previsto nella “piazza” più a nord. Che cosa è rimasto, dunque, in questo primo stralcio? Il livellamento dell’area. La realizzazione della pista ciclo-pedonale. Un impianto ridimensionato di illuminazione. La piantumazione di circa 200 alberi (dopo vediamo come). La messa a dimora di 4 “prati fioriti” (per circa 1.100 mq). Prati fioriti che hanno il compito di sostituire e segnalare le precedenti “piazze tematiche” (così che “un domani” si possa, appunto, ripristinare l’originario progetto).

Il progetto approvato dall’amministrazione comunale per il “primo stralcio”, prima di confrontarsi con i cittadini (foto del 7 maggio 2011)

Questa impostazione progettuale sconta però due limiti. In primo luogo assume la certezza che un secondo stralcio ci sarà (e che non sarà troppo in là nel tempo, diciamo con realizzazione entro la fine di questa legislatura – sul dopo nessuno può prendere impegni!). La cosa però è meno banale di quello che sembra (e non bastano le assicurazioni, peraltro caute, di un assessore in buona fede). L’assessore Scurani si è infatti limitato a prospettare un futuro “aperto”, a dichiararsi fiducioso sulla possibilità di un “secondo stralcio” (ha dichiarato ieri sera che verrà realizzato “un secondo stralcio in tempi non lunghissimi” – formula del tutto vaga), ma in realtà non è stato in grado (e neppure lo sarà nei prossimi mesi) di prendere un impegno concreto, ovvero di dichiarare quando verrà realizzato il secondo stralcio (per ora ha detto, anzi, di scordarsi del 2012) ed in che cosa esso consisterà (in termini di intervento e di, anche approssimativo, impegno di spesa). E’ plausibile, dunque, che il famigerato “secondo stralcio” slitti alla prossima legislatura – il che può voler dire che non ci sarà mai (se non come intervento limitato di 20-30mila euro di spesa per mettere un po’ di giochi ora non previsti e che prima o poi saranno richiesti da qualche bambino, stanco di poter solo andare su è giù per le panchine e di annusare il profumo dei fiori). Se c’è infatti una cosa di cui possiamo andar certi è la ridotta (e riducentesi) capacità di investimento degli enti locali (anche per il debito pubblico dello stato italiano che è oggi pari al 120% del PIL), dunque anche del comune di Vignola (che già oggi esibisce performance peggiori della pur più piccola Spilamberto). Anche perché la maggior parte dei circa 30 parchi pubblici vignolesi è in sofferenza e reclama interventi che questa amministrazione non sarà in grado di realizzare (e non solo per demeriti altrui). Il secondo limite sta nell’aver mantenuto l’impianto originario del progetto, ovvero nel non averlo rivisto in modo radicale, ripensandone l’impianto complessivo (piuttosto che limitarsi a “togliere dei pezzi”). Sapendo di avere comunque meno risorse questa sarebbe stata l’opzione più intelligente. Confesso che non ho capito perché non è stata imboccata questa strada. Il risultato è un progetto con evidenti handicap.

L’area interessata dal parco di via di Mezzo, vista da sud, al completamento dei lavori di livellamento del terreno (foto del 23 agosto 2011)

[2] Veniamo alle caratteristiche del progetto di cui siamo certi della realizzazione, ovvero del cosiddetto primo (ma probabilmente unico) stralcio. I cittadini presenti hanno in larga misura richiesto chiarimenti sul progetto, con sottolineature sull’impianto di illuminazione (sarà funzionante anche di notte? Sarebbe importante per evitare fenomeni di “degrado”), sulla distinzione tra aree per bambini ed aree per animali (ma non si sa se un’area per cani sarà realizzata), sull’opportunità di un chiosco in modo da garantire una base minima di animazione e presidio sociale dell’area. Sono però emerse altre osservazioni critiche sul progetto e proposte alternative. Riporto qui le mie considerazioni (in parte già sviluppate in un precedente post: vedi):

  • La quasi totalità dei parchi pubblici vignolesi va in sofferenza d’estate proprio perché non è presente o è inefficiente il sistema d’irrigazione. Perché il parco di via di Mezzo possa funzionare (e rimanga un intervento di qualità anche dopo i primi 2-3 anni) ha necessariamente bisogno di un sistema di raccolta delle acque piovane e delle acque bianche dei comparti circostanti ed un conseguente impianto di irrigazione, così da poter irrigare il parco nel periodo estivo, quando ne ha più bisogno, senza dover usare l’acqua dell’acquedotto! Questo intervento va realizzato ora (anzi, andava realizzato contestualmente al livellamento del terreno ed alla realizzazione di quella minimalistica dotazione di reti attuata nelle settimane scorse). Realizzarlo in futuro significa rimettere sottosopra ampi tratti del parco. Su questo punto ieri sera abbiamo sentito cattivi argomenti da parte dell’amministrazione: l’assessore Scurani ha detto che non bisogna annaffiare troppo perché dopo occorre potenziare lo sfalcio dell’erba (come se non fosse possibile una via di mezzo tra il deserto e la giungla); l’architetto Fabbrucci ha detto che l’impianto di irrigazione è a rischio vandali (ma lo stesso vale per i lampioni, le panchine, gli alberi, ecc.), epperò lei stessa lo ha previsto nel progetto originario (quello “costoso”). Il tema vero è che un tale intervento “aggiuntivo” richiede una ulteriore spesa di 60-70mila euro (ma forse si può fare con meno). Se l’amministrazione vuol fare un intervento come si deve questo è un elemento imprescindibile.
  • La quasi totalità dei parchi vignolesi è sottoutilizzata nel periodo estivo, quando c’è caldo, perché manca l’ombra. Le alberature presenti non garantiscono adeguate zone d’ombra a beneficio delle attività sociali. Di fatto l’unico parco vignolese fruibile nel periodo estivo è il parco della biblioteca: lì l’ombra garantisce refrigerio alle persone che si ritrovano per leggere o chiacchierare ed ai bambini che giocano. Singolarmente il progetto del parco di via di Mezzo prevede una netta distinzione tra aree boscate (tra l’altro singolarmente poste sul lato Nord, anziché sul lato Sud del parco) ed aree a prato. Ma le aree boscate, pensate come “zone filtro” (rispetto a che?), non sono progettate per ospitare alla loro ombra  le attività sociali. Queste, dunque, dovrebbero svolgersi nelle zone a prato, soleggiate e con temperature diurne oscillanti tra i 30 e 40 °C. Improbabile. Una tale soluzione progettuale renderà poco fruibile questo parco nel periodo estivo, quando invece maggiore è la ricerca di refrigerio e la disponibilità di tempo libero (i bambini sono a casa da scuola). Bisogna dunque ripensare il mix, la distribuzione tra aree a prato ed aree alberate, progettando la messa a dimora di parte degli alberi in modo che possano garantire vaste zone d’ombra (al cui riparo installare un po’ di attrezzature e giochi).
  • La quasi totalità dei parchi vignolesi è soggetta a rapidi processi di degrado. E’ successo a tutti i parchi, anche a quelli di più recente realizzazione (un esempio è il “Parco degli gnomi”, inaugurato nel 2006 e rapidamente “degradato”: vedi; qui le immagini: vedi). Degrado significa: scarsa pulizia, ovvero rifiuti per terra (responsabilità degli utenti), scarsissima manutenzione (responsabilità dell’amministrazione), incapacità di organizzare un reale e continuo “pronto intervento”, mancanza di adeguata sorveglianza (che non può certo essere realizzata dalla polizia municipale, neppure in mountain-bike), atti di vandalismo, ecc. Insomma, si manifesta assai presto una mancanza di “prendersi cura” del parco da parte dell’amministrazione e (conseguentemente) anche da parte degli utenti. Il circolo vizioso che si innesca porta all’abbandono. Sappiamo dunque che progettare un parco richiede anche (se si vuol mantenere nel tempo la qualità dell’intervento) progettare, attivare e poi manutenere un “dispositivo sociale” di cura, controllo e animazione. Orti urbani, un chiosco, animazioni, accordi più o meno formali con chi risiede nell’area sono gli elementi per garantire la costituzione di un tale “presidio” sociale, che con continuità sorvegli l’area, segnali i problemi all’amministrazione (e ne richieda un rapido intervento – oggi spesso questo non avviene), garantisca un minimo di manutenzione, realizzi animazioni per la collettività. Ma queste non sono cose che possono banalmente essere aggiunte a posteriori. Vanno pensate assieme al progetto “infrastrutturale”. Questo passaggio oggi manca e dunque va recuperato. Fossi un amministratore locale lavorerei sull’idea del “contratto di quartiere”, ovvero di una definizione reciproca di impegni tra amministrazione e cittadini residenti o fruitori (vedi). Per essere credibili con tali proposte, però, occorre esibire una visione strategica improntata alla partecipazione (vera), che però questa amministrazione non è in grado di rappresentare credibilmente (ogni episodio di partecipazione è estorto, anziché essere adottato con convinzione, come dimostra proprio la vicenda del parco di via di Mezzo: vedi). In tema di partecipazione l’amministrazione comunale è stata sin qui guidata da un atteggiamento tattico, manipolatorio e sconclusionato (vedi).

Foglie secche (e secchi sono pure gli alberi) il 22 agosto nel parco di via Venturina a Pratomavore (foto del 22 agosto 2011)

[3] Un’ultima considerazione. Al termine della serata l’assessore Scurani ha dichiarato: “Sono uscite delle osservazioni su cui rifletteremo. Alcune proposte andranno necessariamente nel secondo stralcio per ragioni di costi.” Ho già osservato che se l’assessore Scurani vuol essere credibile ha il dovere di precisare il quando ed il quanto del “secondo stralcio”. Se non è in grado di farlo farebbe meglio a tacere. Questa indeterminatezza degli impegni futuri evidenzia anche la debolezza della modalità “partecipativa” adottata, anche in questo caso, dall’amministrazione comunale. Il tutto si riduce alla disponibilità ad “ascoltare” (ed anche questo poco è stato messo in campo grazie al pressing di Vignola Cambia: vedi). La partecipazione dei cittadini è pensata dunque senza precisare le “regole d’ingaggio”, senza cioè che i cittadini stessi possano sapere se, come e perché il loro argomenti sono presi (oppure no) in considerazione. Senza che i cittadini abbiano a disposizione adeguate informazioni sul progetto (uno dei partecipanti, ieri sera, ha evidenziato che la maggior parte delle informazioni fornite nell’incontro riguardavano l’originario progetto da 844mila euro ed in misura assai minore il “primo stralcio”, quello in corso di realizzazione!). Senza che i cittadini possano partecipare al governo del percorso partecipativo (nessuna “cabina di regia”). Senza che i cittadini siano stati adeguatamente informati delle occasioni di partecipazione predisposte dalla stessa amministrazione comunale (sempre ieri sera molti partecipanti hanno lamentato di essere venuti a conoscenza in modo assolutamente casuale dell’incontro di presentazione!). Ma questo, oggi, è quello che passa il convento. “Dilettanti allo sbaraglio” – così ho argomentato in un precedente post (vedi). Anche su questo bisogna davvero voltare pagina.

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8 Responses to Tre proposte per migliorare il progetto del parco di via di Mezzo

  1. Marco ha detto:

    Leggo di frequente questo blog e spesso mi stupisco delle cavolate tecniche che vengono scritte, ma stavolta ho deciso di intervenire perchè è veramente grossa. Non conosco il progetto del parco, e non voglio giudicare scelte in ambiti che non conosco, come lampioni, panchine o cestini. Ma solo un politico (e anche totalmente inesperto) può pensare che il non irrigare 6000 mq di prato sia sbagliato, per me è assurdo il contrario! Alle nostre latitudini e col nostro clima, un prato stabile di micro e macroterme (un normalissimo prato) ha bisogno di ALMENO 4 mc di acqua ogni 1000 mq di superficie irrigata, al giorno. Quindi se si vuole irrigare 6.000 mq di prato come ho letto, occorrono la bellezza di 24 mc di acqua al giorno, ossia 24000 litri! Sono d’accordo di non usare l’acqua dell’acquedotto, ma finita l’acqua piovana (sono + di 45 giorni che non piove), con cosa la si riempie? Se poi ci si aggiungono le piante (ho letto “aree boscate”, ipotizziamo 100 piante?) necessitano di 400 litri di acqua cadauna alla settimana in due turni. Quindi 0,4 mc di acqua cadauna, ossia 40 mc d’acqua totali, suddivise in due turni da 20 mc. Facendo le somme, il giorno del turno delle piante, in cisterna dovranno essere disponibili al pompaggio la bellezza di 44 mc di acqua, ossia 44.000 litri! In un parco? Per avere l’erba verde? e interessa al bambino (che secondo me ci corre e basta, gialla o verde che sia) o al genitore politico della minoranza? D’accordo sul non usare l’acquedotto, ma finita l’acqua piovana, cosa si fa? Un pozzo? Quindi si deve piazzare una cisterna da almeno 45.000 litri (che non costa poco, né l’acquisto, né il mantenimento) con pompe, autoclavi, pressostati, sonde eccettera, bisogna scavare un pozzo, e poi gestire il tutto. Ripeto: per un prato di un parco pubblico? Una spesa che verrà ammortizzata tra almeno 15 anni, se non si rompe niente, facendo un confronto con l’acqua dell’acquedotto? Un buon politico, si documenta prima di sparare cose astruse.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Caro Marco, anche a me capita di leggere sovente delle cavolate (non solo tecniche) nei commenti ai post di questo blog. Ma non demordo e non mi stupisco più di tanto. Mi piace dare a tutti la possibilità di partecipare a ricercare argomenti che possono migliorare le decisioni pubbliche. Ed i tuoi argomenti – lo dico subito – non li trovo affatto convincenti. Provo a spiegarti il perché. (1) La realizzazione di un impianto di raccolta delle acque piovane per alimentare l’irrigazione del parco NON è una mia invenzione. E’ uno degli elementi che componevano il progetto originario. E’ stato poi tolto, assieme ad altre cose, per un semplice motivo: perché l’amministrazione ha deciso che per realizzare questo parco non è disposta a spendere più di 210mila euro. Evidentemente anche il progettista e l’amministrazione comunale ritenevano, in origine, utile, anzi necessario preoccuparsi (il più possibile) dell’irrigazione del parco. E secondo me non avevano torto. (2) Non sono un esperto e dunque non so dire se i conti che tu fai sono esatti oppure no. E’ certo che conti del genere andrebbero fatti (da parte di tecnici od esperti con competenze acclarate) e sulla base dei risultati andrebbe definito un progetto di irrigazione di questo parco. E tali conti dovrebbero pure essere resi pubblici, così che ogni cittadino abbia la possibilità di conoscere e dunque valutare gli argomenti utilizzati per le decisioni della pubblica amministrazione. Oggi non è così. (3) Parli di 4mc di acqua ogni 1000 mq di superficie irrigata, al giorno. Il fatto è che mettendoci circa 1.100 mq di “prato fiorito”, da riseminare ogni anno, questa irrigazione dovrà essere fatta (almeno per un paio di mesi) e, secondo il progetto attuale, verrà fatta utilizzando l’acqua dell’acquedotto. Convinto di questa scelta? Io no. Aggiungo anche che, come ho scritto, sono certo che c’è una via di mezzo tra una giungla ed un deserto. I parchi pubblici vignolesi, d’estate, assomigliano ad un deserto. Ed è per questo che, d’estate, non vengono utilizzati. Tranne le rare eccezioni in grado di garantire ombra e dunque alberi non secchi (l’esempio migliore è il parco della biblioteca). Insomma, se 4mc fosse mai la misura ottimale, uno può decidere di dimezzarla, così da “pianificare” un’erba non da prato inglese, ma neppure da deserto del Gobi. Un progetto serio svilupperebbe ragionamenti (e calcoli) del genere. (4) Ma c’è un altro argomento che vorrei sottoporti. Stamattina mi sono trovato per caso (stavo cercando un forno aperto, in bici assieme a mio figlio) a passare davanti al parco di via Cavedoni (quello dove c’è anche lo skate park). Tutto secco, ovviamente. Come per 28 dei 30 parchi vignolesi. Il condominio di fianco, invece, ha messo nel giardino un impianto di irrigazione. Il giardino del condominio (privato) è verde. Il parco pubblico è giallo (secco). Ecco, forse per te questo stato di cose è accettabile. Anzi preferibile. Per me non lo è. Mi rendo conto del fatto che la cura della “cosa pubblica” costa. Mantenere un parco pubblico in condizioni dignitose vuol dire affrontare questi costi. Di manutenzione, di cura del verde (tra cui l’irrigazione), di sorveglianza. Fossimo in Trentino potremmo preoccuparci meno dell’irrigazione. Siamo nella pianura Padana e questo è un elemento che ci tocca considerare. Per questo dico che il progetto deve il più possibile avere caratteristiche tali da reggere non nel breve periodo, ma in quello medio-lungo. L’irrigazione è un aspetto imprescindibile. Anche che si debba (e si scelga) di irrigare poco, meglio usare l’acqua piovana (più che si può) piuttosto che l’acqua dell’acquedotto. O no? Per queste quattro ragioni rimango convinto che un sistema di raccolta delle acque piovane vada previsto. Rimango convinto che, su QUESTO aspetto, il progetto originario fosse migliore di quello attuale. Rimango convinto che il progetto di oggi vada migliorato.

    • Marco ha detto:

      1) l’irrigazione delle piante è fondamentale, e giustifica appieno un serbatoio di dimensioni idonee con pompa e tuttoil resto, se alimentato anche da fonti alternative all’acqua piovana, es pozzo. Altrimenti, finita l’acqua piovana, spendi per riempirla con l’acquedotto e spendi per rimetterla in pressione, non ha senso. è l’irrigazione del prato che non ha utilità relativa. 2) non ha utilità relativa perchè una pianta secca è secca, un prato secco si riprende in autunno: è una spesa alta e inutile perchè scendere.. 3) ..sotto i 4 mc (quella che chiami “via di mezzo”) vuole dire sacrificare loietto e festuca (microterme, che si seccano alle alte temperature senza irrigzione ma che rendono bello e verde il prato se irrigato) e far sopravvivere la gramigna (macroterma, resiste alle alte tmperature ma ingiallisce in siccità), che non secca ma ingiallisce: risultato uguale al non irrigare, con in più la spesa della cisterna più grande per irrigare il prato. Il collante tra la filosofia e le soluzioni tecniche è dato dai soldi: se ci sono e si possono spendere, fa bene realizzare la filosofia, ma quando i soldi sono quelli dei contribuenti di un paese con qualche difficoltà finanziaria (oggi IVA al 21%), è bene che la filosofia e le soluzioni tecniche vadano via divise per un po’. e lascia anche che il giardino del vicino (condominio ) sia più verde..

  3. zapata ha detto:

    Le cavolate solitamente sono sempre quelle degli altri. Credo che usare questo termine sia già una gran puttanata. Ma tantè, se ci fa star bene usiamolo. Questo non perchè non sia d’accordo con Marco, anzi lo trovo molto ancorato a terra e più convincente di Andrea. Io non ho la competenza tecnica e “filosofica” e nemmeno la voglia di entrare in questo argomento pur intrigante. Ma per la parte riguardante l’irrigazione, vorrei ricordare che il parco di via di Mezzo è inserito nelle “alte”, terreno da sempre agricolo (poi “modernizzato”) e percorso da un fitto reticolo di canali d’irrigazione. Canali che erano visibili anche nel terreno – bisognerebbe ricordarlo – dove è stata costruita la nuova biblioteca. In via di Mezzo penso esistano ancora e molto ingenuamente mi chiedo e chiedo a chi sa : perchè non utilizzarli per rinfrescare il nuovo parco? E, forse spendendo poco ma mantenendo vivo un pezzo di memoria di questo sfasciato paese.
    Ciao zap

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Provo a riassumere cosa “è rimasto” alla fine di questa discussione con Marco (e anche Zapata). Se intendo bene c’é sostanzialmente un punto di divergenza con Marco e riguarda se innaffiare o meno l’area a prato (sono 6.000 mq). Lasciamolo in sospeso e guardiamo il resto. (1) Mi sembra che tutti convengano sul fatto che nel momento in cui si realizza l’investimento sia opportuno realizzare un impianto di raccolta dell’acqua piovana (che si potrebbe estendere alle acque bianche dell’impianto fognario). Ricordo che lo prevedeva il progetto originario, ma questo elemento è stato stralciato. Non conosco però le caratteristiche dell’impianto progettato in origine. Altre fonti da utilizzare sono il canale di irrigazione (che però il progetto attuale non prevede di utilizzare) ed un eventuale pozzo. La relazione del progettista (che ho pubblicato in pdf) scrive: “In questa fase rispetto al progetto definitivo non è previsto l’impianto di raccolta delle acque e l’utilizzo del canale irriguo del Consorzio Irriguo Comunione Pozzi Maremagna ma solo l’utilizzo della rete idrica gestita da HERA.” Ecco, mi sembra che basti questo per dire che il progetto va cambiato. E questo è il mio suggerimento n.1. Possiamo dunque discutere ancora (ed io approfondirò certamente) se vale la pena irrigare o meno un prato in un parco pubblico (come peraltro è oggi fatto nel parco della biblioteca), ma io rimango convinto che sia assai poco razionale e lungimirante fare questo intervento senza prevedere un impianto che utilizzi fonti alternative all’acqua dell’acquedotto. Ricordo anche che il progetto attuale prevede la semina annuale di 1.100 mq di “prato fiorito” e che tale area dovrà, così dice la relazione, essere adeguatamente irrigata per 45 giorni in assenza di piogge (sono ipotizzate circa 13 innaffiature nell’arco di 45 gg). Tanto il prato fiorito, quanto il prato normale verranno irrigati, per le prime due stagioni vegetative, se necessario, “con irrigatori a pioggia temporanei”. Gli alberi delle zone boscate, circa 200, verranno irrigati con impianto a goccia, sempre utilizzando l’acqua dell’acquedotto. In conclusione: sull’impianto di irrigazione il progetto è da cambiare. Gli altri due suggerimenti (rivedere la separazione troppo netta tra aree boscate ed area a prato e prevedere dispositivi “sociali” di monitoraggio e cura del parco rimangono valide). Se su questo siamo d’accordo possiamo discutere se e come annaffiare il prato. Alla prossima.

  5. M. Elena Fabbrucci ha detto:

    alcuni semplici punti che intendo sottolineare:
    1) NON E’ MAI STATO PREVISTO L’MPIANTO DI IRRIGAZIONE A PIOGGIA PER I PRATI DEL PARCO nemmeno nel progetto completo da € 844.000
    2) E’ SEMPRE STATA PREVISTA COME PRIMA FONTE DI APPROVIGIONAMENTO IDRICO l’acqua del Consorzio irriguo Comunione Pozzi Maremagna e solo nel caso di mancanza di approvvigionamento da parte di questo il ricorso all’acqua dell’acquedotto x l’rrigazione dei nuovi alberi messi a dimora.
    3) I PRATI FIORITI: come correttamente riportato, citando, ma solo in parte la relazione tecnica, quelli annuali con fioritura particolarmente abbondante e vistosa (mq. 1100 totali) devono essere seminati in PRIMAVERA e SOLO IN ASSENZA DI PIOGGE innaffiati 13 volte nell’arco di 45gg. – per quelli perenni (mq. 2100) che devono essere seminati in AUTUNNO e solo una volta non sono previste innaffiature.
    4) in tutte le aree a prato sono previsti pozzetti x l’attacco di irrigatori a pioggia temporanei.
    5) i calcoli “idrici” di Marco sono corretti.

    Pur essendo parte in causa non posso non esprimere anche un mio parere al di là degli aspetti puramente tecnici, credo che l’acqua sia un bene prezioso e che sia nostro dovere utilizzarla per usi indispensabili e non solo estetici soprattutto in un parco pubblico.
    Credo sia educativo far comprendere anche ai piccoli utenti che d’estate i prati, se non piove sono gialli e come basti un temporale o le prime piogge di fine estate per rinverdire il tutto.
    Quello che trovo invece intollerabile per il buon uso di uno spazio pubblico è la sporcizia e il vandalismo, elementi sui quali la cittadinanza può e dovrà diventare parte attiva.

    La progettista del parco di via di mezzo
    arch. M. Elena Fabbrucci

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Grazie Maria Elena per questo tuo intervento. Confesso che non mi è chiaro se in questa discussione stiamo facendo passi in avanti oppure no. Vediamo. (1) Tutti gli interventi mi rafforzano nella convinzione che occorra realizzare sin dall’inizio un impianto di raccolta delle acque piovane (e delle acque bianche del sistema fognario del comparto, se possibile). Eventualmente anche un pozzo. Insomma, il progetto deve recuperare un diverso sistema di irrigazione che eviti di utilizzare l’acqua dell’acquedotto. Forse discuteremo ancora se irrigare anche il prato o solo gli alberi (ribadisco che l’irrigazione del prato è garantita nel parco della biblioteca), ma non è questo il punto decisivo. Una migliore simulazione ed una contabilità dei fabbisogni idrici (che ad oggi non è allegata tra i materiali di progetto fatti circolare) aiuterà certamente a prendere la giusta decisione. Per quello che oggi sappiamo basta dire che NON possiamo usare l’acqua dell’acquedotto. Come ho citato nel commento, il progetto dice il contrario (p.9 di 11): “In questa fase rispetto al progetto definitivo non è previsto l’impianto di raccolta delle acque e l’utilizzo del canale irriguo del Consorzio Irriguo Comunione Pozzi Maremagna ma solo l’utilizzo della rete idrica gestita da HERA.” Qui occorre cambiare. (2) Come ho argomentato nel post ci sono altri aggiustamenti o modifiche da fare. Poiché non ci sarà mai un secondo stralcio da 600-700mila euro, conviene rivedere il progetto ora, piuttosto che assumere che si tenderà progressivamente a realizzare quanto previsto dal definitivo originario (quello da 840mila euro). Il progetto attuale prevede una distinzione troppo netta tra zone a prato e zone boscate. Lungo la pista ciclo-pedonale c’é solo un filare di alberi (io ne metterei quattro, due da una parte e due dall’altra). Inoltre il progetto deve già includere un ragionamento sul “dispositivo sociale” di monitoraggio e cura. Che siano orti, uno o più gazebo, alberi da frutta o altro ancora, questi “elementi” vanno pensati ora e collocati nel progetto prima che partano i lavori (o comunque il prima possibile). Su quest’ultimo punto hai convenuto nel corso della serata al teatro Cantelli. Sul punto intermedio (revisione della distribuzione degli alberi) non mi è chiaro cosa ne pensi. Il progetto originario prevedeva piazze tematiche, ciascuna con una dotazione di alberi e dunque di ombra (se ricordo bene). Il nuovo progetto è destinato a cambiare. Con la scomparsa delle piazze tematiche conviene rivedere la distribuzione degli alberi, evitando una demarcazione così netta tra prato e bosco. Anche questa è una decisione da prendere oggi, visto che ci vorranno 7-10 anni prima che gli alberi siano cresciuti in misura tale da garantire un po’ d’ombra. Ribadisco che in estate gli unici parchi che “funzionano” sono quelli che garantiscono vaste zone d’ombra in cui ospitare le attività sociali (giochi, conversazioni, letture, ecc.).

  6. erio ricchi ha detto:

    Effettivamente, Andrea, anch’io fin dall’inizio di questa vicenda e via via che si procede verso la realizzazione del Parco, più che passi avanti o indietro, ho l’impressione che ci muoviamo in modo circolare.
    Penso che sulla scelta delle essenze arboree ed arbustive, così come per le miscele dei semi per i prati non ci sia più tanto da dire, francamente ritengo che siano scelte abbastanza oculate.
    Sono d’accordo con te per quanto riguarda la demarcazione troppo netta tra zone boscate e zone di fruizione che restano in estate esposte al sole; sono molto preoccupato per la situazione idrica già ampiamente illustrata e ritengo che sarebbe opportuno fare qualche sforzo in più ora per reperire anche qualche piccola risorsa per cercare di ovviare a questi problemi.
    Ma quello che maggiormente mi preoccupa è il fatto che quel poco che c’è a disposizione venga male utilizzato, o peggio, non venga utilizzato affatto. Mi spiego: come possiamo contare su un sistema di irrigazione di emergenza con irrigatori, quando vediamo negli altri parchi o lungo le strade, che spesso non funzionano nemmeno gli impianti automatici installati?! E quel che è peggio, nessuno va mai a controllare che questi impianti siano in buono stato e svolgano regolarmente la loro funzione (nemmeno quando queste disfunzioni sono segnalate dai cittadini più e più volte).
    Conosco già la risposta: “… certo, avete ragione, anzi, vi ringraziamo per la segnalazione e per la collaborazione, ma non abbiamo sufficienti risorse non solo finanziarie, ma di personale e non si può prendere dappertutto, c’è sempre qualcosa che scappa o che resta indietro…”, conosco già anche la mia osservazione: “…ma invece di appendere un miliardo di bandierine nei preparativi di Bambinopoli, non se ne potevano appendere solo diecimila? e gli operai che solo per questo hanno lavorato una settimana, avrebbero speso solo due giorni ed i rimanenti cinque li si poteva mandare a porre rimedio a tutte quelle situazioni di estrema emergenza idrica che ha compromesso non so quante essenze, anche appena messe a dimora, rimaste invece abbandonate ad un infausto destino…”. L’esempio magari sarà un pò inflazionato, ma ne potrei fare altri. Resta il fatto che per “risparmiare” ci troviamo poi in autunno a dovere investire altre risorse per sostituire alberi ed arbusti morti per incuria.
    Altra questione portata più volte in discussione, è l’importanza fondamentale che riveste il coinvolgimento dei cittadini sia a livello partecipativo nelle scelte progettuali, sia nella vera e propria gestione e quindi MANUTENZIONE. Principio questo estremamente condiviso dagli amministratori, tant’è che l’incontro di presentazione e discussione sul Parco di via di Mezzo di mercoledi 14 al Teatro Cantelli, si è tenuto grazie all’insistenza della lista civica Vignola Cambia, dopo vari rimandi e slittamenti ed a lavori già abbondantemente avviati.
    Non posso fare a meno di essere polemico, ma il concetto che vorrei esprimere è terribilmente elementare:
    1) per amore o per forza accettiamo il fatto che le risorse sono molto limitate, andando avanti nel tempo probabilmente lo saranno ancora di più, quindi prendiamo atto che per il Parco di via di Mezzo non ci sarà mai un secondo stralcio e questo che dovrebbe essere l’intervento iniziale e provvisorio, sarà l’unico e definitivo, quindi cerchiamo di dargli un senso il più possibile compiuto;
    2) la manutenzione sarà limitatissima e per lunghi periodi addirittura inesistente, quindi l’amministrazione deve ad ogni costo tentare di coinvolgere il più possibile i cittadini che vivono attorno al Parco anche con la realizzazione di situazioni aggregative (chiosco, orti o quant’altro) in modo da stimolare un senso di appartenenza e non di estraneità, puntando ad un progetto di gestione e quindi di manutenzione condivisa e “partecipata”, ambizioso forse, ma realizzabile.
    A mio modo di vedere, se non si risolvono questi due punti, il futuro di questo parco sarà all’insegna del fallimento e dello spreco.
    Un saluto.
    Erio.

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