Don Andrea Gallo a Vignola. Riflessioni sul successo dell’iniziativa promossa da Vignola Cambia

250, 300 o forse ancora di più. E’ il numero delle persone che ieri sera hanno stipato il teatro di Casa Frate Leone presso il convento dei Frati Cappuccini di Vignola per ascoltare Don Andrea Gallo e Corrado Oddi parlare di acqua pubblica, di beni comuni e dell’Italia di oggi (ovvero al termine del ciclo berlusconiano) (vedi). Tanti i giovani. Molti dei partecipanti sono stati attratti dalla figura carismatica di Don Gallo. La grande partecipazione di ieri sera è qualcosa su cui riflettere, specie se confrontata con la grandissima difficoltà della politica, dei partiti a coinvolgere analoghe quantità di cittadini (da anni nessuna iniziativa politica a Vignola riesce a mobilitare così tanta gente). Sulla serata vorrei fare, a partire da qui, tre osservazioni.

Corrado Oddi e Don Gallo (a destra). In mezzo Chiara Smeraldi, consigliere comunale della lista di cittadini Vignola Cambia (foto del 13 settembre 2011)

[1] Questa straordinaria partecipazione (in rapporto alla scala vignolese) è probabilmente la conseguenza di più fattori. Non è improbabile, ad esempio, che anche l’essere una celebrità televisiva abbia avuto una sua parte. Ma l’appeal televisivo non ci sarebbe senza certe caratteristiche del personaggio. Saldamente ancorato alle correnti ecclesiali di difesa e lotta per “gli ultimi” (fondatore di una comunità per “emarginati”, quella di San Benedetto al Porto di Genova, ha citato più volte don Lorenzo Milani e padre Alex Zanotelli), Don Gallo è anche persona che parla chiaro sino all’irriverenza. E questo, in un paese abituato da secoli al conformismo ed all’ossequio verso i potenti (civili e religiosi), viene vissuto oggi da molti cittadini, nel momento in cui si percepisce la fine di un ciclo politico, come un atto liberatorio. Finalmente! Finalmente qualcuno che, pazienza se a volte con un pizzico di demagogia, elenca in modo chiaro difetti ed ipocrisie della politica, della società e della Chiesa. Ovviamente anche questo aspetto non basta, se non è unito ad una forte credibilità che deriva dall’esperienza di una vita (quella a servizio degli emarginati fatta con la sua comunità) e da una continuità di lunga durata in questo impegno ed in questa azione di appello e denuncia. Perché secondo me è in questo che oggi un personaggio come Don Gallo si differenziano dalla quasi totalità dei personaggi politici, anche di centrosinistra (e sinistra). Non c’è dubbio che la sua credibilità derivi dalla coerenza e dalla costanza con cui quel messaggio è stato ripetuto, in modo persino ossessivo (essendo perlopiù inascoltato), nel corso degli ultimi vent’anni o più. E che è stato ripetuto a lungo, anche quando la maggioranza degli italiani era incantata dalla promessa berlusconiana del “nuovo miracolo italiano”. Ora che è evidente a quasi tutti che si trattava soltanto di un gioco illusionistico, coloro che con continuità e senza cedimenti hanno cercato di mettere sull’avviso gli italiani di quello che stava succedendo “nella realtà” godono indubbiamente di un meritato credito. Pochissimi politici (o forse nessuno) possono oggi vantare uguale coerenza e costanza e dunque risultare ugualmente credibili rispetto ai guasti prodotti nel paese negli ultimi vent’anni. E questo, non c’è dubbio, è un segno della fragilità della politica. E non è che a livello locale le cose vadano un granché meglio, visto che spessissimo i temi dell’ambiente e della partecipazione, per fare un esempio, sono sbandierati per opportunismo (“fiutando il vento”) anziché per convinzione (vedi).

Un'immagine del palco dei relatori (foto del 13 settembre 2011)

[2] Don Gallo è indubbiamente un narratore. Una “forza” – si potrebbe aggiungere. Lo ha dimostrato ieri sera, riuscendo a tener desta l’attenzione del pubblico ininterrottamente per un’ora e mezzo, grazie alla sua capacità di inframezzare al discorso storie, aneddoti, battute, senza però perdere mai il filo (anche dopo lunghe digressioni). L’uso di espressioni forti, anche volgari … L’impiego di racconti di vicende personali e di forme narrative, piuttosto che argomentative, riflette probabilmente non solo la “genovesità” del personaggio (ed una grande forza comunicativa che, per certi versi, ricorda quella di Beppe Grillo, pure lui genovese), ma probabilmente anche l’esigenza di farsi intendere e di ottenere l’adesione dei tantissimi emarginati con cui Don Gallo ha avuto a che fare nel corso della sua lunga vita (ha 83 anni, ma l’energia esibita ieri sera è stata stupefacente). Forse questa è una modalità comunicativa costruita e affinata nei decenni di lavoro di strada, di ascolto, di accoglienza e di aiuto di persone ai margini della comunità. Forme espressive ritagliate su misura per colpire, per scuotere, per destare dal torpore di una vita abbandonata a sé … Più che argomenti articolati e sofisticati, più che capacità di offrire una visione più profonda delle cose, più che capacità di ricomprendere elementi in tensione tra loro all’interno di un quadro più complesso, Don Gallo ha mostrato appunto una capacità di affermare valori, richiamando la testimonianza da lui offerta nel corso di una vita. Un richiamo che colpisce e che ha colpito. Forse a volte “tagliando con l’accetta” la complessità dei problemi, senza cioè la preoccupazione di rendere giustizia a tutte le posizioni in campo. Ma indubbiamente colpendo e scuotendo “le coscienze”. E forse è soprattutto questo di cui oggi ha bisogno la nostra società. Suscitare in primo luogo nuovi interrogativi o riattivare interrogativi rimossi.

Don Gallo mentre firma e dedica suoi libri al termine della conferenza (foto del 13 settembre 2011)

[3] Dalla narrazione prorompente e tumultuosa di ieri sera non è facilissimo isolare i complessi tematici dell’articolato discorso di Don Gallo. Che indubbiamente ha cucito assieme, in forza della sua abilità narrativa, diversi temi: dal pacifismo (assoluto) alla parità uomo-donna (bellissimi alcuni passaggi), dall’esigenza della partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica e della città alla critica del capitalismo, dalla denuncia dell’ipocrisia dilagante (la mancanza di coerenza tra valori enunciati e comportamenti effettivi, anche per la Chiesa) alla condanna della disuguaglianza sociale oggi presente nella società, dall’antifascismo (classe 1928 è stato giovanissimo partigiano) al fortissimo civismo (tanto da rispondere ad un cardinale che la sua preghiera “preferita” è costituita dai primi 12 articoli della nostra Costituzione repubblicana!). Nessuno di questi temi è nuovo. Anzi, si tratta di temi che questa società sta macinando da quarant’anni oramai, senza essere riuscita a fare passi in avanti significativi nella loro traduzione nelle istituzioni ed a livello sociale. Don Gallo è riuscito ieri sera a presentarli per l’ennesima volta, ma in un modo accattivante, richiamando su di essi l’attenzione del pubblico.  Scuotendolo. Provocandolo. E spesso ottenendo anche evidenti manifestazioni di consenso. Ecco. Forse uno degli aspetti più interessanti della serata di ieri è questa nuova risonanza di larghi strati della società verso queste questioni. Come se si fosse innescata una fase di scongelamento e la “politica” potesse riprendere di nuovo a camminare, recuperando questioni per troppo tempo trascurate.

5 Responses to Don Andrea Gallo a Vignola. Riflessioni sul successo dell’iniziativa promossa da Vignola Cambia

  1. Alessandro ha detto:

    Bellissimo resoconto, non saprei che altro aggiungere.
    La sala sembrava un bacino straripante di gente… gente attenta, curiosa, interessata, sveglia e devota.

    C’è una cosa però sulla quale mi piacerebbe confrontarmi.. cosa ne pensi riguardo al fatto che comunque, parlando terra a terra, il popolo venga smosso più per il fenomeno mediatico piuttosto che per i temi che soggiaciono allo stesso?
    La spiegazione più chiara di quanto intendo dire, è stata la non indifferente mole di persone che ha abbandonato la sala non appena Don Gallo ha terminato la sua laica Omelia. Se non fosse che molti dei rimasti erano eccitati dalla possibilità ( esposta in apertura della serata) di farsi autografare il libro, io credo che molti ancora si sarebbero defilati subito dopo la chiusura del suo discorso.
    Al ché io sono sotteso tra due stati d’animo, uno positivo e uno negativo.
    Quello assolutamente positivo è il fatto che con eventi del genere quasi ci si commuove, gli occhi brillano e le parole magiche e trascinanti di questo uomo, veramente alto (santo?) accompagnate da una folla acclamante, riescono a creare palpitazioni anche nel più apatico dei soggetti.
    Lo stato d’animo lievemente negativo invece, è che – mi si perdoni la quasi supponenza – molti degli accorsi per Don Gallo avessero più a cuore il soggetto stesso piuttosto che i temi in oggetto.

    Per vederla con un esempio traslato in un campo totalmente differente : se il manifesto di Vignola Cambia fosse stato ” serata con Paltrinieri e Don gallo – tema Le avventure di don Gallo dalla sua infanzia alla guera” oppure ” Serata con Don Gallo – ci parlerà delle sue esperienze culinarie” in entrambi i casi , e anche in quello con il titolo più stupido, sono certo che l’afflusso non sarebbe stato particolarmente inferiore.

    Posso quindi asserire che mi va ultrabene che vi siano soggetti maestri nella aggregazione della massa i quali, forti di questo grande privilegio, riescano poi a trasmettere messaggi vivi, pulsanti e geniuini alla folle che li ascolta: ma d’altro canto mi dispiace anche pensare che l’afflusso con l’illustre Ugo Mattei sia stato sensibilmente minore quando i tremi trattati, specie poichè la tensione pre referendum era MOLTO più elevata e la necessità di informazioni era vitale, erano di uno spessore assolutamente alto.

    Tu potrai dirmi che le persone hanno anche bisogno di magia, di sognare e di ridere e così attraverso questo percorso “morbido” raggiungere i temi. Ecco perchè Grillo “tira” così tanto ed è riuscito ad accattivarsi tante simpatie e risvegliare l’interesse politico dentro a soggetti che della politica prima se ne fregavano.
    Però, anche se il fenomeno di attrazione legata alla fama di qualcuno non è di certo nuovo, mi rimane comunque una parte di amaro in bocca legata a quella fetta di persone ( non poche ne sono certo) che se non avessero avuto la calamita dell’autografo, sommate a quelle fuggite dopo la fine dell’omelia, avrebbero composto un nutrito numero di soggetti presenti solo ed esclusivamente per Don Gallo e non per l’importanza e la serietà dei temi di interesse.

    Starò vaneggiando?
    Saluti

  2. mauro smeraldi ha detto:

    Non amareggiarti Alessandro. Nella storia i personaggi sono sempre stati molto importanti. Anche se alla fine è sempre stato il popolo a farla. Lo spessore umano di Don Andrea è immenso. Le sensazioni che ti trasmette la sua comunità a Genova non si dimenticano (ti consiglio di farci una visita). E’ normale che molta gente sia venuta per sentire lui (a proposito: le stime di Andrea Paltrinieri sono di sicuro in difetto: erano presenti almeno 400 cittadini). E soprattutto erano presenti moltissimi giovani. Tornerò più diffusamente sulla serata. Accenno soltanto al messaggio più importante lanciato da Don Andrea, con i suoi modi volutamente crudi e demagogici: il risveglio delle coscienze. Non solo quelle dei politici e degli amministratori, ma prima di tutto le nostre. Svegliamoci e muoviamoci. Sta diventando tardi.
    Ciao Mauro

  3. lucagrasselli ha detto:

    Una bella cronaca-riflessione. Grazie!

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Sì, probabilmente Mauro ha ragione. Le mie stime dei partecipanti sono un po’ al ribasso. E’ comunque vero che io non ho mai visto tanta gente ad un incontro pubblico dove si parlasse di politica. Per cercare di rispondere agli interrogativi di Alessandro vorrei dire che il pubblico, specie quando così numeroso, è sempre composito. Eterogeneo. Ho visto presenti alla serata molti insegnanti, professionisti della conoscenza. Alcuni di loro avrebbero certamente preferito un taglio più argomentativo. Resta dunque la forza del messaggio e della testimonianza, la grande capacità di scuotere le coscienze. Ma erano presenti anche molti giovani che per la prima volta o quasi si sono affacciati al mondo della politica in senso lato (mia figlia è uscita entusiasta dall’incontro). Per chi è all’inizio del ciclo di vita dell’impegno pubblico, per chi non ha mai votato alle elezioni politiche ed amministrative (per una questione di età), l’incontro con Don Gallo ha indubbiamente lasciato il segno. Un pungolo ed una prima “mappa cognitiva”. Certo da affinare, ma indubbiamente di grande efficacia. Bisogna dunque saper distinguere i diversi pubblici presenti. Oggi tante persone sono alla ricerca di un punto di riferimento – un centro di gravità permanente, per usare le parole di Battiato. Anche se forse permanente non sarà. Figure di questo tipo, credibili per la testimonianza che hanno dato in decenni di impegno, svolgono questa funzione. Sono dei “catalizzatori”. Ed in un’epoca di information overload la loro funzione è di grande importanza. Ma è ugualmente importante il lavoro delle comunità locali, per far sì che nuove sensibilità e nuovi atteggiamenti possano davvero radicarsi. E questo è il nostro compito. Se si ha questa visione prospettica non turba che qualcuno sia venuto solo perché attratto dal personaggio massmediatico. Per fortuna c’era anche tantissimo altro.

  5. Simone Rimondi ha detto:

    Cronaca inappuntabile Andrea per una serata a dir poco meravigliosa ed istruttiva.
    Un abbraccio.

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