Don Gallo e Corrado Oddi a Vignola, martedì 13 settembre ore 21, invitati dalla lista di cittadini Vignola Cambia

Martedì 13 settembre, alle ore 21, presso Casa Frate Leone (convento dei Frati Cappuccini di Vignola, in via C.Plessi 207), don Andrea Gallo e Corrado Oddi parleranno dei “beni comuni” dopo il referendum sull’acqua del 12 e 13 giugno scorso. L’iniziativa è promossa dalla lista di cittadini Vignola Cambia (vedi). 

Don Andrea Gallo, genovese, è il fondatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova (vedi). Un “prete da marciapiede” come lui si è definito intitolando così un suo libro (vedi), impegnato a servire le persone in difficoltà (“un piede in chiesa e uno nella strada”). Ovvero un prete fedele all’insegnamento di don Lorenzo Milani e di don Giuseppe Dossetti, a cui si richiama idealmente. Corrado Oddi, della segreteria nazionale della Funzione Pubblica CGIL, fa parte del coordinamento nazionale del Forum Italiano Movimenti per l’Acqua (vedi) ed è dunque tra i promotori del referendum sull’acqua. L’incontro vignolese sarà dunque un momento di confronto tra queste due figure ed il pubblico sul tema dei “beni comuni”, sulle prospettive per la gestione dei servizi idrici dopo il referendum, sulla difficilissima situazione a cui il governo Berlusconi sta precipitando il paese. “Disubbidite, l’Italia sta affondando” – ha affermato pochi giorni fa, a Mantova, don Gallo (vedi). C’è bisogno di una consapevolezza più acuta dei vizi (tanti) e delle virtù (forse altrettanto consistenti, ma meno visibili) di questo paese, visto che le chances di “ricostruzione” saranno proporzionate alla precisione della diagnosi (oltre che alla disponibilità di attori capaci di farsene carico). Per questo l’incontro è importante. E lo è anche per i temi locali. Qui vorrei provare a spiegare perché.


[1] Gli ultimi venti anni di storia nazionale ci lasciano un bilancio ampiamente deficitario. Non solo dal punto di vista economico (debito pubblico al 120% del PIL, economia a crescita zero, ripresa della disoccupazione), ma anche da quello sociale (precarietà diffusa tra i giovani, una società con ancora diffusi tratti gerontocratici e di discriminazione delle donne, un welfare state sottodimensionato ed iniquo, una pubblica amministrazione scarsamente efficiente). Oggi alla maggioranza degli italiani risulta chiarissimamente evidente che il governo Berlusconi ha governato ai danni del paese (evitando di affrontarne i nodi veri) miscelando ad arte ideologia, armi di distrazione di massa, coltivazione di interessi di parte (gli interessi forti di parte del mondo economico e di certi settori) ed assecondando non le virtù, ma i vizi diffusi nel paese (in primo luogo l’evasione fiscale). Oggi a tutti risulta evidente che questo paese ha vissuto per troppo tempo al di sopra delle proprie possibilità e senza prendere sul serio quei deficit strutturali noti da tempo (es. le difficoltà del sistema scolastico, la mancanza di un robusto tessuto di medie e grandi imprese, il sottofinanziamento della ricerca e sviluppo). Per troppo tempo il paese è stato cullato nell’illusione che tutto andasse bene e che il futuro avrebbe sistemato quello che ancora non andava. Oggi sappiamo che non è così. C’è un durissimo lavoro da fare per riconquistare chances per un futuro migliore. Questo è il primo punto da mettere in chiaro. All’origine della crisi c’è dunque innanzitutto una incapacità cognitiva, un’incapacità di condividere una diagnosi sull’Italia e su di noi stessi, le nostre abitudini, i nostri comportamenti, la sproporzione tra aspettative e realtà, la tendenza diffusa ad occuparsi solo dei “beni privati” perdendo di vista l’importanza dei “beni pubblici”. Incapaci di affrontare i nodi strutturali del paese siamo riusciti per un po’ a mantenere il tenore di vita raggiunto consumando il patrimonio dei “beni pubblici” (territorio, vivibilità delle città, istituzioni funzionanti, fiducia, senso civico, ecc.), ma senza la capacità di rigenerarli (è la tesi convincente dell’ultimo libro di Carlo Donolo, sociologo: Italia sperduta. La sindrome del declino e le chiavi per uscirne, Donzelli, Roma, 2011; vedi). Oggi la crisi economica e la nostra esposizione ai mercati finanziari porta a galla la condotta patologica dell’intero sistema-paese (pur con le sue differenziazioni territoriali). L’Italia sta affondando – come ha affermato Don Gallo. E’ bene dirlo chiaramente e ricordarlo a tutti coloro che vorrebbero ancora cullarsi nell’illusione che ce la caveremo con (relativamente) poco.

Don Andrea Gallo

[2] Gli ultimi vent’anni ci consegnano anche un quadro politico popolato da partiti segnati da grandi fragilità. Anche il PD, principale partito di opposizione, evidenzia incertezze programmatiche, oltre che strategiche (alleanze al centro? “dialogare” con Berlusconi?). “Alle volte sembra quasi che sia il vento a definire il profilo della politica del PD. O almeno la sua agenda.” Così ha scritto Marco Follini, dirigente del PD intellettualmente onesto, alcuni giorni fa su Il Riformista (vedi). Riconosce cioè che c’è un problema di elaborazione di idee, ovvero di programmi, ma anche un po’ troppo opportunismo. Si pensa poco, si potrebbe sintetizzare (ed in effetti l’invito del libro di Salvatore Biasco, Per una sinistra pensante, è a “pensare” di più: vedi). Manca una vera e profonda elaborazione collettiva (che non può essere messa in campo oggi per domani, ma richiede una capacità dispiegata nel medio-lungo periodo) e succede pertanto che le “proposte politiche” non reggano al dibattito critico che inevitabilmente si sviluppa nella società o alla prova dei comportamenti (vedi l’astensione sulla mozione per l’abolizione delle province alla Camera dei deputati qualche settimana fa). Anzi, questo “fiutare il vento” ed il successivo allinearsi alla corrente, lascia l’impressione nei cittadini non di un vero processo di apprendimento (che porta, dunque, a cambiare le convinzioni), ma di un comportamento opportunistico messo in atto nel tentativo di non perdere consenso elettorale. E’ proprio quello che è successo con i referendum sull’acqua pubblica, all’inizio definiti da Bersani “inutili, anzi dannosi” (vedi). E che spiega le resistenze di oggi a mettere in pratica il “dettato referendario” nei comuni amministrati dal PD. Invece, proprio per superare il deficit cognitivo che ci consegnano gli anni berlusconiani, c’è bisogno di rendere più porose le istituzioni ed i partiti alle istanze della società ed in particolar modo a quelle che evidenziano l’esigenza di un nuovo ciclo di investimento collettivo nella produzione di beni pubblici: dalla salvaguardia del territorio e del paesaggio, alla tutela dell’ambiente, alla fiducia nelle istituzioni, alla giustizia sociale. Questo è il senso profondo dei movimenti collettivi che si sono manifestati negli ultimi mesi (dalla mobilitazione delle donne: Se non ora quando? –  vedi – alle proteste sindacali contro l’indebolimento dei diritti dei lavoratori, alle manifestazioni in difesa della scuola pubblica) e che hanno generato il successo del referendum (con il raggiungimento del quorum dopo 15 anni di fallimenti referendari!) e poi anche l’inattesa (nelle proporzioni) vittoria del centrosinistra alle elezioni amministrative del maggio scorso. Don Gallo e Corrado Oddi, pur nella loro diversità, rappresentano voci appartenenti a questo articolato “movimento collettivo” (qui una breve intervista di don Gallo a MicroMega: vedi). Rappresentano istanze che vengono riproposte oggi così come sono state proposte per anni in un ambiente sociale distratto rispetto a queste tematiche (perché dominato dalla rappresentazione berlusconiana del paese). Oggi ci rendiamo conto che questi temi sono decisivi per il nostro futuro. Possiamo non essere convinti delle soluzioni, ma siamo consapevoli che essi richiedono una capacità di analisi e di elaborazione che sino ad oggi è mancata. Per questo vale la pena ascoltare queste due voci autorevoli.

Manifestazione "Se non ora quando?", Bologna, 13 febbraio 2011

[3] Il deficit cognitivo che zavorra il paese-Italia e che rende difficoltosa una diagnosi precisa dei mali del paese e quindi l’impostazione di adeguate “riforme” caratterizza anche la realtà locale? Personalmente vedo diversi segnali che supportano una risposta affermativa, pur in una situazione caratterizzata da luci ed ombre. L’analisi delle azioni dell’amministrazione comunale di Vignola è un compito importante di questo blog e non intendo certo qui riepilogarne i punti salienti. Mi preme invece cercare di mettere in luce un atteggiamento di fondo dell’amministrazione Denti che contrasta con il perseguimento di politiche coraggiose necessarie per accrescere le chances di futuro di questo territorio. Per chi osserva con continuità l’operato dell’amministrazione è difficile sfuggire all’impressione che essa rifletta una spasmodica ricerca del consenso (una sindrome derivante dalla prima esperienza locale di ballottaggio?), cercando di “fiutare il vento” dei tanti aggregati che compongono la società vignolese, accomodandosi ad una gestione di piccolo cabotaggio per non correre il rischio di disturbare i nostri piccoli “poteri forti” (le associazioni economiche in primo luogo) e semmai cercando di supplire ad un evidente deficit progettuale con un impegno straordinario in termini di “marketing” politico (come è risultato evidente sin dalla campagna elettorale: vedi). Il tema dei “beni pubblici” è considerato un tema scomodo per l’amministrazione vignolese perché, per affrontarlo seriamente, richiederebbe una non comoda diagnosi sulla realtà locale. Richiederebbe un atteggiamento un po’ più dialettico con HERA Spa sulla gestione dei rifiuti (programmi di raccolta porta a porta che invece per prima l’amministrazione comunale ha lasciato cadere) e sulla promozione dell’uso dell’acqua del rubinetto (invece si adotta la soluzione “privatistica” della “casa dell’acqua” con acqua a pagamento: vedi). Richiederebbe soluzioni più rispettose dell’ambiente e della qualità urbana in tema di mobilità: liberare pezzi di città dalla presenza delle automobili (vedi), dare segnali precisi con un nuovo piano della sosta (vedi), investire risorse locali in un sistema di trasporto pubblico (vedi) e nell’incentivazione dell’uso della bici (vedi). Richiederebbe azioni coraggiose di “razionalizzazione” amministrativa, ridisegnando il rapporto tra amministrazione comunale ed Unione Terre di Castelli, per liberare risorse per nuove politiche e nuovi servizi (es. vogliamo finalmente pensare eventi e luoghi della cultura sulla scala dell’Unione e non del singolo comune?). Richiederebbe la volontà e la capacità di affrontare il tema del necessario ridisegno della democrazia locale (oggi il 50% del bilancio comunale è fatto di trasferimenti all’Unione, ma i cittadini – e neppure i consiglieri comunali, in verità – hanno strumenti per partecipare ai processi decisionali dell’Unione e per verificarne l’efficacia), rafforzando gli istituti di partecipazione e gli strumenti di rendicontazione, anche con l’intento di accrescere la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni pubbliche locali e di promuovere una migliore inclusione civica (anche dei tanti nuovi residenti). Richiederebbe l’abbandono di ogni atteggiamento strumentale ed opportunista che si coglie nelle confuse realizzazioni “partecipative” dell’amministrazione comunale (vedi). E altro ancora. Forse il principale bene pubblico è il futuro di una comunità. Iniziare a riconoscerlo ed iniziare a dire che occorre introdurre oggi innovazioni significative, qualcuna anche scomoda, per garantire una maggiore qualità ambientale e sociale alle future generazioni è un atto dovuto. Anche l’incontro con don Gallo e Corrado Oddi aggiungerà un importante contributo a questo discorso. Per questo è bene non perderselo.

2 Responses to Don Gallo e Corrado Oddi a Vignola, martedì 13 settembre ore 21, invitati dalla lista di cittadini Vignola Cambia

  1. mauro smeraldi ha detto:

    Caro Andrea,
    nei momenti di crisi (economica, sociale, culturale…) si rafforza il modello individualistico. Ci si convince di avere poco da spartire con gli altri. L’obiettivo primario diventa quello di salvare sè stessi e la propria famiglia, quando invece sarebbe necessario uno sforzo collettivo e comune per salvare tutti.
    Ti faccio un esempio preso dalla crisi economica. Esiste una normativa recente (devo dire di qualità discreta) che tende a favorire la creazione di reti di imprese, capaci di sviluppare, con l’intervento di più imprenditori, un intero ciclo produttivo e distributivo, mettendo insieme le capacità e le risorse di tutti i partecipanti. Ritengo che sia uno strumento valido e capace di autare gli imprenditori ad occupare nuovi mercati per rimanere a galla. Ebbene le reti di imprese sono viste con sospetto proprio dagli imprenditori, timorosi di perdere la loro autonomia e prigionieri di una visione individualistica della società, destinata a portarci sempre più in basso.
    Tuttavia tra i non imprenditori (come sottolinei tu) si intravede qualche segnale diverso, culminato con la vittoria referendaria. Sono segnali timidi che vanno alimentati. Anni e anni di consumismo e di certezza di crescere sempre più all’infinito hanno duramente minato le fondamenta stesse della vita e della coesione sociale, fossero esse fondate sui principi del cristianesimo o su quelli del socialismo. Ha prevalso il modello americano del “fai da te” senza limiti e senza rispetto per gli altri.
    La stessa sinistra si è fatta largamente contagiare da questo modello e ha perso di vista gli obiettivi di sempre. E’ ondivaga (come sostiene Follini). E’ compromessa (come sta dimostrando Penati) Non conosce più il significato di partecipazione e democrazia (come si ricava dai comportamenti delle amministrazioni locali). Privilegia il privato rispetto al pubblico, anche per l’acqua (come scrivi tu).
    Per questo, seguendo e rafforzando il tuo ragionamento, sono convinto che la filosofia dei beni comuni sia la strada da percorrere fino a che siamo in tempo. Fino a che riusciamo a conservare un minimo di coscienza collettiva. Conosco poco Oddi. Conosco meglio Gallo. E ti posso assicurare che Don Andrea, pur con le sue posizioni drastiche e radicali, pur con i suoi eccessi e le sue parole crude, ha molto da insegnarci. La sua comunità di Genova è un esempio di tutela dei beni comuni essenziali: la vita, il lavoro, la dignità, la felicità… Che devono essere di tutti.
    Don Andrea è un passionale, un istintivo, un trasmettitore di valori, un entusiasta. Ci sono altri che, partendo dalla costituzione (e proprio dagli articoli che parlano di economia e lavoro) hanno iniziato un lavoro scientifico per la costruzione della categoria dei beni comuni. Per partire dai beni comuni e arrivare alla costruzione di un nuovo ordine di convivenza civile, capace di salvare la nostra società dallo sfascio totale cui sembra destinata. Come il “nostro” Ugo Mattei. Come Gaetano Azzariti e Alberto Lucarelli. E ancora più Stefano Rodotà. Osare la speranza, è il motto di Don Andrea Gallo. Restiamo umani, era quello di Vittorio Arrigoni.
    Ciao Mauro

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Mauro, condivido in pieno le tue osservazioni. Come ha rivelato la grandissima partecipazione di pubblico all’incontro con Don Gallo e Corrado Oddi, si sta aprendo una fase di fluidità culturale e politica. Dopo gli anni bloccati del berlusconismo. E’ importante che noi si continui, anzi si intensifichi il messaggio: democrazia, solidarietà, ambiente. In questi primi due anni di vita della lista abbiamo dimostrato di avere idee più lungimiranti dell’amministrazione comunale. Abbiamo dimostrato di avere una maggiore sintonia con le trasformazioni in atto nella società italiana e locale. E abbiamo dimostrato di essere una squadra, articolata, dialettica, ma in grado di pensare al presente ed al futuro di Vignola assai meglio di altri (ricordo solo le recentissime iniziative sul parco di via di Mezzo che forse l’amministrazione comunale andrà a cambiare recependo le nostre critiche al progetto ed i nostri suggerimenti). Mi sembra che dall’incontro con Don Gallo giunga una conferma ed una spinta a fare ancora di più.

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