Parco di via di Mezzo: i lavori sono partiti, ma il progetto non convince.

Sono partiti i lavori per la realizzazione del Parco di via di Mezzo. Il tratto centrale di Via di Mezzo è stato soppresso (ora la mobilità lungo l’asse Nord-Sud nel quartiere è garantita dalla parallela via Gandhi), l’asfalto è stato rimosso, il terreno è stato livellato ed i primi lavori impiantistici avviati. Una mozione di Vignola Cambia, presentata nel consiglio comunale del 25 maggio, chiedeva che i cittadini vignolesi (i residenti del quartiere ed i cittadini interessati) fossero coinvolti nella progettazione, per definire funzione e caratteristiche dell’area verde. L’amministrazione comunale si è espressa contro a questa proposta (vedi), nonostante i proclami sulla “partecipazione”. Ci si limiterà dunque ad “invitare” i cittadini ad una o più sedute della commissione consiliare in cui il progetto verrà presentato e discusso (tra l’altro in commissione  i cittadini non hanno diritto di parola). Questa soluzione pasticciata non promette nulla di buono. Ma una piccolissima chances di rendere più “funzionale” l’intervento c’è, visto che l’amministrazione si è presa l’impegno ad una sorta di presentazione pubblica del progetto. Cosa che avverrà, alla presenza dell’assessore all’ambiente Mauro Scurani, della progettista arch. Maria Elena Fabbrucci (StudioBES di Modena), del responsabile comunale del verde pubblico Stefano Zocca, mercoledì 14 settembre ore 20.30 presso il teatro Cantelli (qui il pdf). Vediamo di fare qualche considerazione preliminare (qui la relazione tecnica in pdf).

Le prime fasi dei lavori di demolizione della sede stradale e di livellamento del terreno (foto del 23 giugno 2011)

[1] Secondo il nuovo progetto il Parco di via di Mezzo riguarderà un’area di circa 9.500 mq. Il progetto originario (quello approvato dal consiglio comunale, nella forma del “progetto preliminare”, il 5 marzo 2009: vedi) riguardava 17.611 mq, visto che includeva anche l’area verde a cui si accede da Piazza Maestri del lavoro (quella dell’edicola di Brodano) e l’area verde con accesso da via Ungaretti (a ridosso di via Circonvallazione). Entrambe queste aree sono invece attualmente escluse dal nuovo parco. Come già evidenziato (vedi), il parco risulta dall’assemblaggio di aree di cessione dei comparti edilizi realizzati, di verde pubblico già esistente, di relitti stradali. Questa “composizione” ne spiega l’originale (ed un po’ sgraziata) sagoma (la relazione dei progettisti la definisce “una forma articolata sia sul piano planimetrico che su quello altimetrico”). Essa è tale per cui, nonostante la denominazione di “parco”, quest’area verde si configura in realtà come un “corridoio” verde all’interno del quale si colloca un tratto di pista ciclabile (e con un’appendice laterale). Come ha osservato Stefano Corazza (comunicazione privata): “bisogna chiarire che per le sue dimensioni,  struttura (lineare),  collocazione, non si tratta veramente ne di un parco ne di un’area verde. Al più si tratta di un “corridoio” e il progetto dovrebbe  proprio qualificarlo come tale e assegnargli le diverse funzioni connesse che vanno da: collegamento ecologico, ambito di biodiversità nel contesto urbano (bird e butterfly garden), corridoio “climatico”,  percorsi di mobilità soffice (pedonale ciclabile), ecosistema “filtro” (per acqua, aria, rumore) ecc. rivedendo anche la possibilità di farlo funzionare anche come punto di aggregazione di un insediamento (quello che lo circonda) senza qualità degli spazi comuni (orti condivisi e gestiti collettivamente?)”. Le vicissitudini dell’origine e della composizione si riflettono anche negli “aggiustamenti” dell’ultima ora: con il nuovo progetto all’area del parco è stata sottratta anche una superficie di 155 mq lungo l’attuale via di Mezzo (acquistata da un privato per poter realizzare a proprie spese una strada carrabile di accesso al proprio lotto) ed una di 37,5 mq per 3 parcheggi ad uso pubblico (collocati a fianco all’ingresso Nord dietro la cabina elettrica esistente per far fronte alle esigenze degli indici urbanistici della lottizzazione “Il Borgo”).

Progetto del verde – Parco di via di Mezzo. A confronto il progetto 2009 (a sinistra) con il progetto attuale, datato marzo 2011 (a destra).

[2] Ridimensionato come superficie (sia per l’esclusione di due aree di verde pubblico già attrezzate, sia per la cessione di circa 200 mq) e ridimensionato come spesa. Un ridimensionamento che si colloca nel passaggio dal progetto definitivo (860mila euro) al progetto esecutivo. I lavori sono stati divisi in due stralci – che è un modo elegante per dire che la “seconda parte” molto probabilmente non si farà. L’importo totale dei lavori (esecutivo) di questo primo stralcio ammonta a 212.152 euro, di cui 110.868 euro a carico dei privati (a scomputo oneri di urbanizzazione) e 101.283 di opere pubbliche (realizzate direttamente dall’amministrazione comunale). Mettendo a confronto il progetto originario (2009) con quello attuale (marzo 2011: vedi pdf) si vede che alcuni elementi sono rimasti (identica è la collocazione del “bosco urbano”), mentre altri sono stati abbandonati (il sistema delle “piazze” e delle aree tematiche, con arredi, strutture e giochi, è stato accantonato – solo la loro collocazione è ricordata dai differenti “prati fioriti”). In particolare il “bosco urbano” non sembra essere stato intaccato dalla revisione del progetto. Le aree boscate sono 3: il bosco 1 di 506 mq (36 alberi); il bosco 2 di 1.407 mq (108 alberi); il bosco 3 di 98 mq (12 alberi). In tutto dunque 156 alberi (carpini bianchi, salici bianchi, frassini, querce, ecc.). A questi alberi (in parte “arbusti” come il Nocciolo – Corylus avellana) si aggiungono 16 alberi (Corylus colurna o nocciolo di Costantinopoli, un albero a crescita lenta, con buona capacità di sopportazione della siccità e che può arrivare a 12-15 metri d’altezza: vedi) da collocare in filare lungo il percorso ciclo-pedonale. Come già detto, le “piazze” o aree tematiche (con arredi, strutture, giochi) non vengono realizzate. Sono invece sostituite da tre aree a “prato fiorito”: il prato fiorito 1 (223 mq più una striscia di 80 mq), il prato fiorito 2, in posizione centrale e di maggiori dimensioni (727 mq) ed il prato fiorito 3, nei pressi della “casa degli alpini” (169 mq). Per il resto l’intervento si limita all’impianto di illuminazione, a panchine ed a cestini (oltre alla realizzazione del collegamento ciclabile). Non un tavolo, non un gazebo, non un attrezzo, non un gioco, non una fontanella “a misura di bambino” (vedi). Non è paese per bimbi – viene da aggiungere. Certo, per valutare una tale scelta occorre verificare la composizione dei nuclei familiari di recente insediamento nell’area (difficile pensare a nuclei privi di figli) – cosa che non risulta essere stata fatta. Alla povertà di arredi e di strutture ludiche può essere posto rimedio con relativa facilità, a patto che lo si voglia (e che si sia in grado di mobilitare le risorse aggiuntive necessarie). Assai più problematiche sono altre assenze, ad esempio in merito all’impianto di irrigazione.

L’area del Parco di via di Mezzo vista da Nord verso Sud. Sullo sfondo le residenze “Le Alte” – Immobiliare Rubbiani (foto del 23 agosto 2011)

[3] Le tre aree a prato fiorito (a fioritura annuale) necessitano di semina (manuale o meccanica) nel periodo tardo primaverile (maggio). Ogni anno, dunque, queste tre aree dovranno essere riseminate. Dovrà anche essere garantita un’adeguata irrigazione (in assenza di piogge). Ugualmente irrigato dovrà essere il prato perenne (prato 1 di 1.790 mq; prato 2 di 1.160 mq; prato 3 di 109 mq e prato 4 di 3.005 mq). Per entrambi i tipi di prato, però, non è previsto alcun impianto di irrigazione! La relazione dice: “si è scelto di non prevedere l’irrigazione del prato per il contenimento dei costi di realizzazione e soprattutto di manutenzione” (p.9). Ci sarà solamente un impianto di irrigazione a goccia per garantire l’attecchimento degli alberi e dei cespugli. Se necessario il prato verrà irrigato “con irrigatori a pioggia temporanei” (p.9), almeno per le prime due stagioni vegetative (ma ai tre “prati fioriti” dovrà essere garantita acqua in misura adeguata per i 45 giorni successivi alla semina, ogni anno). Chiunque abbia girato per i parchi pubblici in questo mese di agosto sa bene cosa ciò voglia dire: secco dappertutto. E’ chiaro che questa scelta progettuale è particolarmente debole, se si vuole garantire in modo duraturo la qualità dell’intervento. Ancora più debole (ed incomprensibile) è la scelta di utilizzare, per l’irrigazione, la “rete idrica gestita da HERA”. Insomma, si userà l’acqua dell’acquedotto per irrigare un parco di 9.500 mq! E’ chiaro che questa scelta non è nè sostenibile, nè lungimirante (la relazione, tra l’altro, non stima il fabbisogno di acqua per irrigazione, che certo varia da stagione a stagione, ma nel medio periodo può facilmente essere calcolato come valore medio). Un’amministrazione ambientalmente sensibile avrebbe realizzato un impianto di raccolta delle acque piovane, con serbatoio sotterraneo, magari utilizzando anche le acque bianche prodotte dagli edifici dei comparti confinanti. Questo, a mio modo di vedere, costituisce il principale elemento di criticità del progetto.

L’area del Parco di via di Mezzo vista da Sud. In fondo, sulla destra, si intravvede la “casa degli alpini” e la rete del campo da basket (foto del 23 agosto 2011)

[4] Che si tratti di “parco pubblico”, “area verde” o “corridoio ambientale” rimane il tema delle funzioni che quest’area può essere chiamata a svolgere: se solo ambientale o anche ludica, ricreativa, culturale. E’ chiaro che a tal fine occorre pensare a quest’area anche in collegamento al parco di Piazza Maestri del lavoro (dove è collocato un campo da basket ed un campetto da calcio, con alcune strutture ludiche – il tutto con evidenti criticità per quanto riguarda sorveglianza e manutenzione). Comunque sia, il coinvolgimento di parte dei residenti e dei cittadini potenzialmente fruitori è rilevante anche perché può innescare sentimenti di appartenenza verso l’area in grado di contrastare la “tragedia dei beni comuni” (quello che è di tutti, per questo motivo è vissuto come se fosse di nessuno). Una progettazione lungimirante dovrebbe pertanto porsi l’obiettivo di suscitare “dispositivi sociali” di controllo, cura e manutenzione della nuova area verde. Un gazebo che consenta di ospitare qualche piccolo evento estivo può essere un punto di innesco di processi sociali di attaccamento al parco. Ugualmente potrebbe diventarlo il collocarvi alcuni “orti urbani” (vedi), chiedendo agli assegnatari di svolgere una funzione di controllo sull’area e di tempestiva segnalazione dei problemi. Tra l’altro, la persistenza, nella zona ora interessata dal parco, di aree in parte coltivate ad orto dai proprietari delle case confinanti è rilevata dagli stessi progettisti (p.3 della Relazione). Perché non sfruttare questa propensione per innescare processi di tutela e socialità allargata? Purtuttavia nulla di tutto ciò è contemplato dal progetto. Nessun sistema di videosorveglianza (contravvenendo ad una prassi che si era imposta negli ultimi interventi dell’amministrazione); nessuna attrezzatura ludica; nessun dispositivo di produzione di socialità. Si tratta di scelte progettuali “rischiose” perché innescano processi “a retroazione positiva” tra insicurezza e degrado, da un lato, e de-responsabilizzazione sociale dall’altro. Purtroppo l’esperienza degli ultimi parchi realizzati, anche di qualità, non è rassicurante. Sono bastati pochissimi anni dall’inaugurazione per rilevare fenomeni di degrado tanto nel “Parco degli gnomi” (vedi), quanto nel “Parco dei sogni” (vedi). Forse la partecipazione dei cittadini può aiutare ad evitare di commettere errori nella progettazione architettonica e “sociale” del nuovo parco (vedi). Anche per questo è da apprezzare l’insistenza con cui essa è stata richiesta dalla lista civica Vignola Cambia (vedi).

La propaggine verso ovest del Parco di via di Mezzo (foto del 23 agosto 2011)

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2 Responses to Parco di via di Mezzo: i lavori sono partiti, ma il progetto non convince.

  1. stefano C ha detto:

    Mi pare concettualmente scandaloso che per dotare di un minimo di verde un’area di recente sviluppo edilizio ed urbanistico si debbano usare risorse pubbliche.
    In qualunque altro Paese d’Europa per innalzare la qualità delle residenze offerte sul mercato il costruttore avrebbe realizzato una adeguata dotazione di verde (giardini privati e di uso pubblico) direttamente e a sue spese. Mentre invece qui….fatevi un giro da quelle parti.
    Poco importa che l’attuale intervento sia pagato più o meno a metà con risosrse “pubbliche” e “private” (a scomputo di oneri di urbanizzazione). E se si fosse realizzato il progetto da 800 e passa mila Euro chi avrebbe pagato?
    Per quello che se ne può vedere e sapere anche la qualità dell’intervento progettato è decisamente scadente. Non si capisce neppure quale sia/no la/e funzione/i principale/i che il committente (il Comune) intende assegnare all’area-corridoio.
    Migliorabile dalla partecipazione? Dubito fortemente che un incontro dei cittadini con l’assessore, da tenersi addirittura dopo l’inizio (avanzato) dei lavori, senza una adeguata preparazione e senza che siano state finora mai recepite istanze di qualsiasi genere, dei cittadini singoli o organizzati, (questo è l’unico alimento della partecipazione: l'”empowerment” dei cittadini!) , possa farlo.
    Sono piuttosto scettico sulle liste di “cose che ci vorrei” che anche Andrea stesso ha cominciato a stilare e che vengono buttate là all’ultimo momento. Senza un criterio guida espresso in nome degli interessi generali della collettività (e questo è un compito della istituzione), e senza una gestione strutturata e consapevole di tali processi, come già sperimentato in “via delle partecipazione”, il rischio di suscitare e non dirimere i conflitti fra posizioni diverse è molto alto.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Condivido le preoccupazioni di Stefano sulla produttività di questa partecipazione “disorganizzata” che l’amministrazione si appresta a praticare. Ma non vorrei sottrarmi al tentativo di “mettere un po’ d’ordine” nel progetto, nonostante la mancanza di chiarezza in merito alla funzione assegnata a quest’area verde. Confrontando il progetto del 2009 (amministrazione Adani) con quello del 2011 (amministrazione Denti) risulta evidente che il nuovo progetto è stato ottenuto per sottrazione: dal progetto “ricco” (quello del 2009, costo circa 800mila euro) sono stati tolti diversi elementi, fino ad abbassarne il costo agli attuali 200mila. Ma questo modo di procedere non ha prodotto un nuovo progetto, ma semplicemente un progetto impoverito. Sono state tolte le tre “piazze” con relative attrezzature e giochi. Al loro posto sono previsti “prati fioriti” – un elemento esclusivamente estetico. E’ stato poi tolto l’impianto di irrigazione ed anzi si è scelto di non realizzare un sistema di raccolta ed accumulo dell’acqua piovana e delle eventuali acque bianche degli edifici circostanti. Così l’irrigazione di un’area di 9.500 mq avverrà eventualmente con l’acqua del rubinetto!!! La scelta di eliminare un impianto di irrigazione ad acqua piovana compromette inevitabilmente la qualità dell’intervento, come può constatare chiunque giri oggi per i parchi pubblici di Vignola. Questi infatti in estate si trasformano in “parchi secchi” ed anche per questo quasi nessuno li usa. Ma c’é anche un ulteriore tema che NON ho sviluppato nel post e che invece è di grande importanza. Il progetto prevede una netta separazione tra aree “boscate” ed aree a prato. Nelle aree di bosco ci sarà ombra, ma tali aree non sono destinate ad attività umane (non ci saranno lì panchine, tavoli, giochi, ecc.). Le aree a prato saranno aree soleggiate e dunque, d’estate, inutilizzate per larga parte del giorno. Sappiamo invece che ciò che rende utilizzabile un parco (specie d’estate) è la presenza di grandi alberi e dunque di ombra. L’unico parco vignolese “funzionante” è infatti quello della biblioteca. Allora bisogna chiedersi: è davvero funzionale una così netta separazione tra aree boscate ed aree a prato? A me sembra di no. Se vogliamo che questo parco sia usato nei mesi estivi dobbiamo garantire che le alberature in esso presenti garantiscano ombra sufficiente per le attività umane: il riposo, la sosta, il gioco, la lettura, ecc. Oggi questo NON è previsto dal progetto. Dobbiamo ripetere di nuovo quest’esperienza? Dobbiamo aspettare ancora diversi anni perché diventi evidente la scarsa utilizzabilità di un parco così congegnato? Sono questi ed altri argomenti sviluppati nel post (es. il pensare un dispositivo “sociale” di controllo, sorveglianza e piccola manutenzione dell’area) che mi sembra comunque opportuno portare all’attenzione dei cittadini e dell’amministrazione. E questo pur riconoscendo che questa amministrazione anche questa volta non ha avuto la capacità ed il coraggio di impostare un vero percorso di partecipazione dei cittadini alla progettazione dell’area. Ma che in tema di partecipazione sindaco e giunta abbiano poche idee e ben confuse lo avevamo già capito:
    https://amarevignola.wordpress.com/2011/02/21/dilettanti-allo-sbaraglio-la-giunta-vignolese-e-la-partecipazione-dei-cittadini/

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