De-politicizzare le nomine alla Fondazione di Vignola

La riflessione sulla Fondazione di Vignola, sui programmi di medio-lungo periodo, sulle modalità di gestione non può non considerare anche l’aspetto delle nomine degli organi statutari (presidente, comitato di gestione, consiglio di indirizzo). Questo è un aspetto particolarmente importante visto che esiste indubbiamente un nesso tra la performance di un’istituzione e la “qualità” delle persone che la dirigono. Sappiamo inoltre da tempo che uno degli elementi di fragilità dell’Italia risiede nella lunga tradizione di uso “di parte” delle istituzioni (uno dei pochi elementi di continuità delle diverse fasi della storia nazionale). Istituzioni deboli, partiti forti: così poteva essere schematizzato l’assetto politico-istituzionale della cosiddetta prima repubblica. Oggi i partiti sono anch’essi deboli, ma non è detto che si sia affievolita la tendenza ad “occupare” le istituzioni. Anche se le fondazioni di origine bancaria non sono istituzioni pubbliche in senso stretto il tema è comunque rilevante, per le finalità che esse perseguono e per la loro missione al servizio di una precisa comunità territoriale. Questo tema generale interessa anche la Fondazione di Vignola? Dal 2009, quando il consiglio della fondazione è stato rinnovato, la situazione è la seguente: dei 15 componenti nominati 4 sono dirigenti (o ex-dirigenti) o amministratori (o ex-amministratori) del PD. Ad essi si aggiunge un ex-dirigente del PD tra i 3 componenti del Comitato di gestione (in aggiunta a presidente e vicepresidente). E si aggiunge, ancora, un ulteriore consigliere già consigliere comunale a Savignano nel gruppo centrosinistra. Non mi risulta, invece, che siano stati nominati in consiglio dirigenti o amministratori di altri partiti. Se questa è la situazione è opportuno aprire una riflessione sulla tendenza alla “politicizzazione” delle fondazioni (tra cui quella vignolese), sull’opportunità di introdurre qualche correttivo nelle procedure di nomina e di definire con maggiore rigore, in rispondenza agli appelli per un’etica pubblica un po’ più convinta, alcune regole che potrebbero essere messe in pratica, anche senza necessità di scriverle nello statuto dell’ente. Vediamo.

La Rocca di Vignola vista da Piazza dei Contrari (foto del 2 novembre 2008)

[1] Come previsto dallo statuto della fondazione vignolese i componenti del consiglio di indirizzo sono 15. Il potere di nomina è assegnato ad una pluralità di enti al fine di garantire una rappresentanza territoriale (Comune di Vignola: 3; Comune di Spilamberto: 2; Comune di Savignano e Marano: 1) e di interessi/funzioni (Università di Modena e Reggio Emilia: 3; Camera di Commercio di Modena: 2). A questi 11 consiglieri se ne aggiungono 4 cooptati dal consiglio stesso e “scelti fra personalità che per professionalità, competenza ed esperienza possano contribuire al perseguimento dei fini istituzionali della Fondazione e per la cui candidatura il Consiglio potrà di volta in volta chiedere segnalazioni ad enti pubblici e privati, associazioni ed istituzioni del territorio” (art. 9 dello statuto). Nel sito web della fondazione si trova l’elenco dei consiglieri (vedi). Non è però indicato, per ciascun nome, l’ente che l’ha nominato. E’ una prima mancanza di trasparenza. Inoltre per nessun consigliere è riportata una qualche informazione che faccia capire quale “competenza ed esperienza” esso apporta al perseguimento dei fini istituzionali dell’ente. E’ un secondo deficit di trasparenza. Non dico che si debba pubblicare di ogni consigliere il CV in formato europeo, ma un po’ di informazioni andrebbero date. Poiché non sono presenti sul sito della fondazione, riporto in coda al post le indicazioni di “chi ha nominato chi”, visto che questa informazione è comunque utile ai fini del nostro ragionamento. Comunque, fatto sta che il sindaco di Spilamberto Francesco Lamandini ha nominato nel consiglio della fondazione due persone: Giuseppe Baccolini e Barbara Vecchi. Entrambi amministratori o dirigenti PD. Possibile che a Spilamberto “competenza ed esperienza” stia solo in chi ha in tasca una tessera del PD? Che questo non sia l’unico modo di procedere lo testimoniano le nomine fatte nel 2009 dal sindaco di Vignola Roberto Adani. Rompendo una lunga tradizione le 3 persone da lui nominate non hanno tessera di partito, non sono dirigenti locali del PD, non sono ex-amministratori del suo partito. Sono invece Giovanni Zanasi (avvocato e già presidente), Giuseppe Pesci (avvocato, esperto di diritto societario), Milena Nasi (giovane ricercatrice in campo biomedico). Non è mia intenzione far passare l’idea che chi è iscritto ad un partito o è stato amministratore (sindaco, assessore, consigliere) già solo per questo deve essere escluso dalla rosa dei potenziali consiglieri. Ma non deve neppure essere accettata l’idea che queste nomine sono “affare” del sindaco e che l’appartenenza al partito sia l’elemento che fa premio su tutto (o su molto). Che ci sia una tendenza alla “politicizzazione” risulta chiaro a chiunque abbia vissuto dall’interno dei DS (il PD arrivò dopo) le nomine del 2005, alla conclusione della presidenza di Giorgio Cariani (e nella fase della revisione dello statuto). Nel 2005, quando si trattò di nominare i nuovi organi della fondazione, il partito vignolese (allora DS) si interrogò sull’opportunità o meno di cercare di far eleggere a presidente della Fondazione di Vignola un esponente del partito stesso (allora i possibili candidati erano gli ex-sindaci Liliana Albertini e Gino Quartieri). Allora si preferì evitare un’esposizione nella carica di massima visibilità (soluzione adottata in effetti dalla maggioranza delle fondazioni) e la soluzione, dunque, fu quella di far eleggere Liliana Albertini, esponente di partito e tuttora impegnata nella segreteria del PD di Vignola, alla vicepresidenza. Nel 2005, per la prima volta nella storia della Fondazione di Vignola, un esponente di partito entrava nel Comitato di gestione (accompagnato, comunque, da un secondo esponente, Angelo Gianni, anch’egli PD). Scelta riconfermata nel 2009. Il tema della nomina di un politico alla presidenza non sembra comunque passato di attualità se è vero che circola voce di una possibile proposta di Luca Gozzoli, ex-sindaco di Spilamberto e attuale capogruppo PD in consiglio provinciale a Modena, come candidato alla presidenza per il 2013.

Particolare della “linea del tempo”. Anno 1160: prima attestazione del borgo di Vignola (foto del 19 giugno 2010)

[2] Un ulteriore aspetto problematico è dato dalla contemporaneità tra “ruolo istituzionale” e “ruolo di partito”. Il vicepresidente della fondazione, Liliana Albertini, non solo è stata in passato parlamentare (e questo non costituisce di certo un ostacolo), ma è attualmente un attivo partecipante alla segreteria del PD di Vignola (e questo qualche problema – di opportunità – lo pone). Questa contemporaneità dei ruoli (di partito ed istituzionale) non è vietata da alcuna norma di legge. Ma è comunque inopportuna. Un partito come il PD che intende con forza testimoniare (non solo enunciare) un nuovo modo di fare politica dovrebbe affermare in modo più chiaro il principio che quando si è nominati ad incarichi istituzionali non è opportuno continuare a far parte degli organi dirigenti del partito (es. segreteria). Non posso pertanto ribadire quanto già scritto in precedenza (vedi), ovvero l’inopportunità per il vicepresidente della Fondazione di Vignola, on. Liliana Albertini (vedi), di far parte o comunque di partecipare alle sedute della segreteria del PD di Vignola. Sensibilità istituzionale vorrebbe che in tali situazioni si scegliesse: o si sta in segreteria accettando l’impegno di svolgere un ruolo politico (ed allora si lascia il ruolo nella fondazione), o si sta nelle istituzioni in ruoli di garanzia, ovvero in rappresentanza di tutti i cittadini (ed allora ci si dimette dagli organi di vertice del partito a cui si appartiene). Sarebbe in effetti importante che i cittadini che incontrano l’on. Albertini avessero chiaro il ruolo dell’interlocutore che hanno davanti: stanno parlando con un esponente di primo piano del locale Partito Democratico (dunque di parte) o con un esponente di un’istituzione che si pone al servizio degli interessi di tutta la comunità e del territorio, indipendentemente da quelli che sono gli interessi del “suo” partito? Certo, porre tali questioni in questo paese può sembrare una sofisticheria. Il fatto è, come disse un leader storico della sinistra, che lo si vorrebbe per davvero “un paese normale”. Cosa che oggi non è, neppure qui da noi.  Insomma, non ci dovrebbe volere molto a testimoniare una limpida sensibilità in merito alla distinzione dei ruoli. Al proposito occorre osservare che questo aspetto non è un “problema” che riguarda solo il PD e la rappresentazione che esso vuole dare di sé in merito alla sensibilità istituzionale. Si tratta, in verità, di un problema della stessa Fondazione di Vignola che forse ha bisogno di precisare le norme per l’accesso almeno alle cariche di vertice: presidenza, vicepresidenza, comitato di gestione. Tra l’altro la Fondazione mantiene un eccesso di “riserve” verso i partiti politici a cui non concede gli spazi della Rocca e della biblioteca, però rappresentanti di partito ricoprono tranquillamente in essa posizioni di vertice – non è singolare?

Particolare di una parete affrescata della Rocca di Vignola (foto del 19 giugno 2010)

[3] Se nell’attuale situazione si evidenzia qualche criticità, cosa si dovrebbe fare per cercare di ridimensionarle, cogliendo l’occasione del prossimo passaggio di presidenza (al 2013)? Vorrei chiarire che l’obiettivo non è affatto quello di impedire a chi ha ricoperto ruoli di partito o nell’amministrazione l’accesso al consiglio di indirizzo della fondazione. L’obiettivo vorrebbe piuttosto essere quello di contrastare la tendenza ad effettuare nomine che non rispondano all’unico criterio legittimo: quello della “competenza ed esperienza” o comunque di quelle qualità, pubblicamente dichiarabili e pubblicamente accertabili, utili alla fondazione per il perseguimento delle sue finalità istituzionali. E’ evidente, infatti, che tali “qualità” non sono affatto certificate da una tessera di partito o da una carriera di partito condotta all’insegna della “fedeltà”. Tra l’altro, proprio un diverso modo di fare è stato esibito dal sindaco di Vignola, Roberto Adani, con le nomine del 2009. Comunque sia, va riconosciuto che non esiste “dispositivo” che dia certezza delle reali motivazioni delle nomine. E’ certo però che alcuni elementi aiutano. Innanzitutto la trasparenza. Come molte amministrazioni oggi fanno (in ottemperanza a norme di legge, ma non solo) è buona norma innanzitutto rendere esplicito (es. sul sito web della fondazione) quale ente porta la responsabilità della nomina. La soluzione adottata oggi di non fornire questa informazione è tutt’altro che brillante! In secondo luogo, come già ricordato, occorre che vengano rese pubbliche le informazioni sulle “qualità” dei nominati, affinché anche l’ultimo dei cittadini possa, se lo vuole, verificare “competenza ed esperienza” apportata da ciascun nominato. Ma c’è una terza cosa che andrebbe decisamente fatta: quella di aprire la possibilità di autocandidature a tutti i cittadini delle 4 comunità di riferimento (Vignola, Savignano, Spilamberto e Marano) per l’ingresso nel Consiglio di indirizzo. E’ una modalità che è appena stata sperimentata dal Comune di Bologna che ha invitato gli interessati ad inviare il proprio CV per la selezione in vista delle nomine negli organi di governo di aziende partecipate, istituzioni, fondazioni cittadine. Forse è giunto il momento di rompere la prassi oligarchica di memoria ottocentesca e di prendere invece sul serio il tema dell’uguaglianza dei diritti dei cittadini (con tessera o meno)!

Particolare della “linea del tempo”. Anno 1178: documenti ufficiali parlano della Rocca di Vignola (foto del 19 giugno 2010)

[4] Un’ultima considerazione va fatta in merito al costo degli “organi di governo” della Fondazione. La problematica è l’equivalente del “costo della politica” e non è certo mia intenzione trattarla in modo demagogico. Peraltro sul tema ho già scritto alcune considerazioni, quando l’allora sindaco Adani decise di dichiarare pubblicamente l’importo della propria “retribuzione” in qualità di sindaco (più correttamente: indennità di carica) (vedi). Già commentando il Bilancio di missione 2005-2008 della Fondazione di Vignola avevo rilevato che il gettone di presenza dei consiglieri (1.000 euro a seduta) era decisamente eccessivo (vedi). Nel frattempo, nel settembre 2009, il Consiglio della fondazione ne ha ridotto l’importo: da 1.000 a 600 euro. Confesso che a me sembra ancora spropositato. Vale la pena ricordare che un consigliere comunale percepisce un gettone di presenza (per ogni consiglio comunale o commissione consiliare a cui partecipa) pari a 22,8 euro lordi ed è chiamato ad assumere decisioni non certo di minor rilievo rispetto a quelle di un consigliere della fondazione (anzi, corre certamente maggiori rischi di incorrere in un’indagine della magistratura)! Risulta dunque il “paradosso” che un consigliere comunale in 6 mesi di attività ottiene un’indennità che risulta inferiore a quanto preso da un consigliere della fondazione in un’unica seduta! Qualcuno pensa che ciò sia proporzionato? O che il gettone di presenza da 600 euro a seduta (poche ore) sia proporzionato con i 1.200-1.400 euro di uno stipendio mensile? Comunque, secondo i dati riportati nel Bilancio d’esercizio 2009 della Fondazione di Vignola compensi e rimborsi spese per gli organi statutari hanno comportato una spesa pari a 192.292 euro, così ripartiti: 42.850 compenso del presidente; 25.292 compenso per il vicepresidente; 52.512 per i restanti 3 componenti del Comitato di gestione; 69.638 per i componenti il Consiglio d’indirizzo. A ciò si aggiungono 66.306 euro per i 3 membri del Collegio sindacale. In totale fanno 258.598 euro e per nessuna delle figure indicate il ruolo è a tempo pieno. Fatto salvo il compenso al presidente (forse) mi sembra che tutti gli altri compensi debbano essere significativamente decurtati, così da dare testimonianza di sobrietà e di attaccamento alle istituzioni. Magari un primo gesto in tal senso potrebbe venire proprio dal vicepresidente, on. Liliana Albertini, che, come evidenziano i dati pubblicati proprio in questi giorni in merito ai costi della politica (vedi), gode comunque di un discreto vitalizio conseguente a pochi mesi di attività parlamentare (vedi). A meno ché non preferisca dedicarsi con maggior impegno (come sembra intenda fare) a fare il tutor del prossimo segretario del PD di Vignola (il giovane Daniele Mislei), rinunciando all’incarico di vicepresidente in fondazione.

Immagine notturna della Rocca di Vignola (foto del 12 febbraio 2011)

APPENDICE. Le nomine del 2009
Il Comune di Vignola ha nominato 3 persone: Avv. Giovanni Zanasi, già presidente della fondazione nel periodo 2005-2009; Avv. Giuseppe Pesci, esperto di diritto societario; Dott.ssa Milena Nasi, biologa e assegnista di ricerca all’Università di Modena e Reggio Emilia;
Il Comune di Spilamberto ha nominato 2 persone: Dott. Giuseppe Baccolini, manager ed ex-capogruppo consiliare DS-PD a Spilamberto; Dott.ssa Barbara Vecchi, già componente del CdA del COISS-ASP G.Gasparini e presidente del CdA della Casa Protetta “Roncati” di Spilamberto, iscritta al PD;
Il Comune di Savignano e quello di Marano hanno nominato 1 persona: Luigi Scelleri, chef e titolare della trattoria “Il formicone” a Formica di Savignano. Già consigliere comunale a Savignano nel gruppo “centrosinistra” nella legislatura 2004-2009;
L’Università di Modena e Reggio Emilia ha nominato 3 persone: Prof. Francesco Basenghi, professore ordinario di diritto del lavoro; Prof.ssa Elisabetta Pederzini, professore associato di diritto commerciale; Prof. Lorenzo Bertucelli, professore associato di storia contemporanea e presidente della Fondazione ex campo di Fossoli (va osservato, però, che lo statuto della Fondazione di Vignola prevede che i tre nominati debbano appartenere a 3 distinti ambiti disciplinari: scientifico, economico-giuridico, umanistico; se vedo bene mancherebbe il primo);
La Camera di Commercio di Modena ha nominato 2 persone: Angelo Baldaccini, dirigente Lapam-Federimpresa di Modena, dove è presidente del Settore provinciale installazione impianti; Claudio Migliori, dirigente CNA zona di Vignola;
Il Consiglio stesso ha invece cooptato 4 persone: on. Liliana Albertini, già sindaco di Vignola (1981-1987), parlamentare PCI per alcuni mesi e tuttora dirigente del PD di Vignola (partecipa agli incontri della segreteria); Prof.ssa Beatrice Bertolla, insegnante e già assessore alla cultura a Vignola; Prof. Gabriele Burzacchini, professore ordinario di letteratura greca all’Università di Parma; Prof. Uliano Morandi, medico, professore ordinario di chirurgia toracica all’Università di Modena e Reggio Emilia, presidente del circolo Gramsci, dirigente del PD di Spilamberto.

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3 Responses to De-politicizzare le nomine alla Fondazione di Vignola

  1. Wainer ha detto:

    Penso che il problema non sia semplicemente quello dell’apparteneza ad un partito ma di qualità della politica e di capacità di scegliere e controllare. Il problema diventa cronico se L’Albertini è contemporaneamente la politica che sceglie se stessa. anche se non ha alcuna competenza specifica, poi continua a confermare se stessa in fondazione per trent’anni e nessuno ancora oggi penso gli abbia mai chiesto un risultato e questo diventa drammatico.La fondazione è diventata più ricca negli ultimi 5 anni?le distribuzioni di fondi sono aumentate? hanno sviluppato quali progetti decisivi per il territorio?

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Wainer, non c’é dubbio che il problema non sia l’appartenenza ad un partito. Singolare però che tutti gli appartenenti ad un partito nel consiglio della fondazione appartengano a QUEL partito. Comunque, c’é anche un’altra considerazione che va fatta e che non ho sviluppato nel post. Bisogna che qualcuno faccia sapere a Bersani che questa “occupazione” delle istituzioni (Fondazioni incluse) è un modo NON trasparente per finanziare il partito. E allora è chiaro che c’é qualche problema. Nella scelta delle nomine non pesa forse questo aspetto? Non viene forse considerato anche questo? Non serve anche questo a giustificare certe scelte piuttosto che altre? Certamente sì. “Oh, ragassi … Dobbiam pur mantenere la ditta!”. Già. Di nuovo questo è un argomento per maggiore trasparenza e per dire basta con questo modo di “fare politica” di questi partiti. PD incluso.

  3. Wainer ha detto:

    Non penso che sia semplicemente un modo per finanziare un partito, una volta forse, ma siamo alla prima repubblica, oggi secondo me l’Albertini se li tiene tutti, ma serve a chi da trent’anni deve assicurarsi la fedeltà dell’Albertini. L’Albertini al momento giusto sarà pronta a scendere in campo, se chiamata dal capo corrente o dal capo territorio per sostenere la sua candidatura in Regione, in parlamento, o per decidere tutti assieme chi sarà il capo provinciale del PD che assicurerà il posto a tutta la combricola, l’Albertini è lì da trentanni per questo, non per qualche migliaia di euro ad un partito, ma perchè qualche migliaio di euro extra vitalizio e lauta pensione sono il riconoscimento per la sua sicura fedeltà e garantiscono che altri possano portare a casa i loro di euro. Ciò che accomuna tutta questa gente è una cosa sola, a nessuno sarà mai chiesta competenza ma solo e semplice fedeltà, non al partito caro paltrinieri, ma al capo. Fin che regge, su questo si basano gli attuali partiti PD compreso. E’ un equilibrio, tutti lo sanno, in diversi ne approffittano e fin che dura questo è un paese per scaltri, fedeli, poco preparati non parlate di merito e risultati però perchè questo potrebbe creare una piccola crepa che fa crollare la diga. Il nuovo sindaco è già entrato in questo gioco, o spera di entrarci, quindi con poco ha già l’appoggio incondizionato dell’Albertini, e… infatti l’ha subito confermata. Gianni Angelo invece garantisce Sabattini, il presidente invece serve di facciata, per coprire il resto, ma anche a lui va bene, ha i suoi euro il suo ruolo di prestigio e il resto fa finta di non vederlo. Tutti assieme garantiscono tutti.

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