Fondazione di Vignola. Un appunto in vista del rinnovo degli organi nel 2013

Entro il 30 aprile 2013, termine per l’approvazione del bilancio d’esercizio 2012, dovrà essere nominato il nuovo Consiglio della Fondazione di Vignola. Il presidente Giovanni Zanasi avrà così portato a termine due mandati e a norma di statuto non sarà più rieleggibile (l’art. 9 stabilisce che i componenti il Consiglio di indirizzo durano in carica quattro anni e sono rieleggibili una sola volta di seguito all’altra: vedi). Si procederà dunque alla nomina di vertici completamente nuovi per la Fondazione di Vignola, visto che Presidente, Vicepresidente e Comitato di gestione (art.19) al 2013 avranno già espletato due mandati consecutivi. Al termine del primo mandato la presidenza Zanasi ha presentato il proprio “Bilancio di Missione”, un documento di rendicontazione dell’attività svolta. Ho già espresso una valutazione positiva sia di questo (primo) impegno alla trasparenza, sia delle linee d’azione della Fondazione di Vignola, pur senza rinunciare a qualche sottolineatura critica (vedi). Vorrei qui, partendo da un’analisi delle erogazioni effettuate nel periodo 2006-primo semestre 2011 tramite il dispositivo del “bando”, svolgere qualche ulteriore considerazione. Mi concentrerò su alcuni aspetti di governance che non mi sembrano soddisfacenti (con un riferimento anche al rapporto con l’Università di Modena e Reggio Emilia). Sull’esigenza di aumentare ulteriormente la trasparenza in merito all’erogazione di contributi. Seguirà un post ad hoc sull’esigenza di “de-politicizzare” le nomine degli organi della Fondazione di Vignola.

[1] Negli ultimi anni la Fondazione di Vignola ha finanziato progetti per circa 1,8 milioni di euro all’anno. La maggior parte di tali finanziamenti sono indirizzati a progetti della fondazione stessa (es. manutenzione e valorizzazione della Rocca di Vignola) o che essa conduce in partnership con altri enti del territorio (in primo luogo i comuni o l’Unione Terre di Castelli). PoesiaFestival e Festival internazionale del Teatro dei Ragazzi di Marano ne sono un esempio. Una parte (minoritaria) dei finanziamenti sono invece erogati tramite un bando semestrale. Ogni anno entro il 30 aprile ed il 31 ottobre associazioni ed organizzazioni no profit del territorio possono presentare una richiesta di contributo per i propri progetti. Entro 60 giorni la fondazione provvede a valutare i progetti, selezionando quali finanziare e quali no. Questo meccanismo è entrato in vigore per la prima volta nel 2006 e persegue l’obiettivo di dare certezza sui tempi della valutazione delle richieste e di garantire trasparenza in merito ai progetti finanziati, che in effetti sono pubblicamente accessibili nel sito web della fondazione (vedi). Nel periodo compreso tra il primo semestre 2006 ed il primo semestre 2011 la Fondazione di Vignola ha erogato in tal modo 1.555.950 euro, rispondendo positivamente a 183 richieste di finanziamento (qui il file excel con i dati completi). L’importo medio delle risorse in tal modo assegnate per semestre risulta pari a 141.450 euro. L’importo medio dei contributi per progetto è di circa 8.500 euro. Il grafico sottostante evidenzia il valore effettivo dei contributi assegnati per ciascuno dei bandi semestrali sinora realizzati.

Contributi erogati dalla Fondazione di Vignola tramite i “bandi” semestrali. Il picco del primo semestre 2009 è dovuto al “ciclo elettorale”? (2006-primo semestre 2011)

Tali erogazioni sono indirizzate prioritariamente ad alcuni settori, come previsto dalla programmazione triennale della fondazione (ultima deliberazione in tema da parte del Consiglio di indirizzo è quella del 29 ottobre 2010; essa conferma le deliberazioni assunte nei due precedenti trienni). I settori prioritari sono 3: Arte, attività e beni culturali; Educazione, istruzione e formazione; Ricerca scientifica e tecnologica. Ad essi si aggiunge un quarto settore, una sorta di “omnibus” (si intitola, in effetti, “Altri settori ammessi” e racchiude ambiti eterogenei: sociale, sanità, ambiente, giovani). Nel periodo considerato (2006-primo semestre 2011) il 48,9% del valore delle erogazioni è andato al settore “Educazione, istruzione e formazione” (pari a 760.149 euro). Al secondo posto si piazza il settore “residuale” (Altri settori ammessi), pari al 23,8% (370.500 euro). Seguono “Arte, attività e beni culturali” (219.400 euro; 14,1%) e “Ricerca scientifica e tecnologica” (205.900 euro; 13,2%).

Contributi complessivamente erogati dalla Fondazione di Vignola tramite “bandi” semestrali, distinti per settore (periodo 2006-primo semestre 2011)

Nel complesso gli enti beneficiari di tali erogazioni sono stati 57. 23 di questi hanno ottenuto erogazioni (per uno o più progetti) di importo superiore a 20.000 euro. Essi, anzi, hanno ottenuto l’83,6% del monte risorse distribuito nel periodo (1.300.034 euro). Altri 34 enti hanno ottenuto il restante 16,4% (255.915 euro). Il grafico seguente riporta questa “classifica” degli enti per finanziamento complessivo ottenuto dal 2006 al primo semestre 2011. Al primo posto sta l’Università di Modena e Reggio Emilia (158.400 euro), seguita dall’Istituto Comprensivo di Spilamberto (125.919 euro), dall’Istituto Comprensivo di Castelvetro (110.873 euro), dalla Direzione Didattica di Vignola (100.743 euro), dall’Azienda USL di Modena – Distretto/ospedale di Vignola (85.000 euro), ecc. Se si guarda oltre le posizioni di testa risulta evidente la forte sovrarappresentazione del territorio di Vignola, a scapito di altri territori (Savignano e Marano) che assieme a Vignola e Spilamberto costituiscono riferimento privilegiato per l’azione della fondazione.

Contributi complessivamente erogati dalla Fondazione di Vignola tramite “bandi” semestrali, in base ai principali enti destinatari, nel periodo 2006-primo semestre 2011 (il grafico riporta solo le erogazioni complessive superiori ai 20.000 euro)

[2] Penso che si debba riconoscere che il dispositivo del “bando” per l’erogazione dei finanziamenti ad associazioni ed altri enti del territorio ha dato buona prova di sé. E’ stata garantita certezza e rispetto dei tempi delle deliberazioni. E’ stata assicurata pubblicità in merito ai progetti sostenuti finanziariamente. Sono aspetti importanti visto che la Fondazione opera, per così dire, per conto della comunità e, comunque, nell’interesse della comunità territoriale di Vignola, Spilamberto, Savignano e Marano (artt. 3 e 5 dello Statuto). Essa (come recita l’art. 5) “opera nell’ambito del territorio di riferimento alla soluzione di bisogni della collettività non soddisfatti dall’azione delle istituzioni e collabora con soggetti pubblici e privati dello stesso territorio al fine di qualificarne e valorizzarne l’azione tesa a rispondere a rilevanti esigenze della società civile.” Occorre tuttavia considerare, anche sulla base dell’esperienza realizzata in questi anni, l’opportunità di estendere l’applicazione di tale principio di trasparenza come atto dovuto nei confronti della comunità e segno di buona amministrazione (che per questo non teme i controlli esercitati dai componenti – i cittadini – delle comunità di riferimento), soprattutto in situazioni di impossibilità a soddisfare tutte le richieste pervenute. Infatti, per apprezzare le scelte compiute in merito alle richieste accolte è necessario poterle confrontare con le richieste pervenute, ma rigettate. Si tratterebbe, dunque, di rendere pubbliche non solo le richieste accolte, ma anche quelle non accolte (che oggi, invece, non sono pubblicamente accessibili). Questo modo di procedere, d’altro canto, è assunto da tempo dalla Regione Emilia-Romagna nei propri bandi per l’erogazione di contributi (agli enti locali o a realtà associative ed altri soggetti) e dunque non vi sarebbe alcun ostacolo all’adozione di tale prassi anche da parte della Fondazione di Vignola. Aggiungo anche che non sarebbe male nelle comunicazioni di non accoglimento di una richiesta di contributo economico (oggi sbrigate in modo stringatissimo ed asettico) accennare alle motivazioni che hanno portato al rigetto della richiesta.

Il simbolo della Fondazione di Vignola (foto del 17 giugno 2010)

[3] Come abbiamo visto poco meno del 50% dei circa 1,5 milioni di euro erogati tra 2006 e primo semestre 2011 afferiscono a richieste relative a “Educazione, istruzione e formazione”. Diversi istituti scolastici del territorio hanno ottenuto erogazioni superiori a 100.000 euro nell’arco di un quinquennio (risorse che si aggiungono a quelle, seppur calanti, garantite dagli enti locali). Mentre il privilegiamento del settore scolastico appare del tutto condivisibile in un periodo della vita nazionale in cui l’attenzione per la scuola si manifesta sotto forma di tagli alle risorse statali (responsabilità del governo Berlusconi), vi sono però alcuni aspetti non del tutto convincenti del sostegno in tal modo garantito. In primo luogo occorre considerare che ogni qualvolta vengono erogati finanziamenti così significativi deve risultare un obbligo la rendicontazione puntuale degli obiettivi conseguiti, non solo alla Fondazione però, ma alla comunità tutta. Rendicontazione che oggi non è pubblicamente accessibile e dunque non consente alla comunità di verificare l’efficacia dei progetti scolastici finanziati. Questo è un principio generale che va sempre applicato. In questo ambito, però, esso è ancora più rilevante per la tendenza delle istituzioni scolastiche ad agire ciascuna per conto proprio, con proprie progettualità, anche su temi e problemi in larga parte comuni (contrasto del disagio scolastico, integrazione degli alunni stranieri, contrasto dell’abbandono, ecc.). L’idea di “reti di scuole” sorregge ancora in modo troppo fragile e non sempre del tutto convinto questi progetti scolastici (anche la Fondazione di Vignola finanzia un complessivo “progetto integrazione” che riguarda più istituti. Però non si tratta di un vero progetto organico visto che ogni istituto scolastico fa per sé). Detto diversamente si tratta di “superare” la “sovranità” dei collegi dei docenti del singolo istituto a favore decisioni condivise a livello interistituzionale e di territorio. Una collaborazione stretta delle scuole del territorio agevola infatti, tramite il confronto delle esperienze e le arene allargate di discussione, i processi di apprendimento e consente di “tirare verso l’alto” la qualità degli interventi (da rendicontare pubblicamente). Ugualmente da migliorare è il raccordo con gli enti locali (Comuni e Provincia), visto che anch’essi sono erogatori di contributi per la qualificazione dell’offerta formativa e per l’insegnamento della lingua italiana agli alunni stranieri. Negli anni passati enti locali ed istituzioni scolastiche hanno siglato il “Patto con la scuola”. Oggi accordi interistituzionali di questo tipo, volti ad offrire più risorse alle scuole del territorio a fronte di una condivisione dei progetti, andrebbero realizzati coinvolgendo non più solo istituzioni scolastiche ed enti locali, ma anche la Fondazione di Vignola. Solo soluzioni di questo tipo, per quanto complesse, possono garantire programmi di “qualificazione” di alta qualità in tempi di risorse calanti.

Riproduzione di un particolare di un affresco della Rocca di Vignola (foto del 21 luglio 2011)

[4] Per ragionare del tema della governance vorrei prendere spunto dalle erogazioni fatte a favore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ammontanti a 158.400 euro nel periodo tra 2006 e primo semestre 2011. Si tratta di 12 progetti diversi in genere relativi alla ricerca in campo biomedico (ricerca oncologica, medicina rigenerativa, ecc.). 20.000 euro l’importo maggiore, erogato in due occasioni (13.200 euro l’importo medio erogato per progetto). Chi frequenta la ricerca biomedica sa che di norma i finanziamenti per progetti che abbiano chances concrete di innovazione sono significativamente maggiori, spesso assai maggiori. Si ha dunque l’impressione che tali finanziamenti rispondano più alle esigenze personali di un singolo docente, piuttosto che a quelle delle linee di ricerca perseguite tra Università e Policlinico. Al di là di queste considerazioni occorre osservare che 158.400 euro sui 205.900 euro erogati per “Ricerca scientifica e tecnologica” (pari al 76,9%) sono contributi all’Università per la ricerca in campo biomedico. E’ singolare che tramite il dispositivo del bando non si sia riusciti a finanziare quella ricerca scientifica e tecnologica che interessa primariamente il nostro territorio, ovvero il distretto di Vignola (in cui insistono presenze significative relative alla meccanica, alla trasformazione alimentare, all’agricoltura, ma in cui potrebbero sostenersi anche progetti di ricerca & sviluppo nell’ambito del marketing territoriale e della green economy). Dei contributi erogati nel settore “Ricerca scientifica e tecnologica” solo 37.500 euro (18,2%) sono andati al Consorzio della ciliegia, della susina e della frutta tipica di Vignola. E’ vero che a queste erogazioni si aggiungono quelle legate ai programmi partecipati direttamente dalla fondazione che in effetti è pure socia del Consorzio Democenter Sipe, ma nel complesso si tratta di risorse assolutamente poco proporzionate se l’obiettivo che si persegue è quello di influire sui processi di innovazione di questo territorio (considerando i tempi rapidi con cui si muovono altri territori, in altri paesi, potendo beneficiare di solide istituzioni per l’innovazione e di risorse assai maggiori, sia pubbliche che private). Legata a questa considerazione vorrei aggiungere un’ulteriore osservazione in merito alla partecipazione di rappresentanti dell’Università di Modena e Reggio Emilia nel Consiglio di indirizzo della Fondazione di Vignola (l’università, infatti, esprime 3 dei 15 membri del Consiglio). Bisognerebbe avere la capacità di chiarire che questa soluzione di governance che vede la partecipazione dell’università nell’organo di indirizzo della fondazione non ha la finalità di drenare risorse della fondazione verso gli autonomi progetti dell’Università, ma quella di portare intelligenza e sapere della massima istituzione formativa a beneficio dei programmi per il territorio. Questo territorio! Insomma, l’impressione è che il circuito funzioni in senso contrario.

Riproduzione di un particolare di un affresco della Rocca di Vignola (foto del 21 luglio 2011)

[5] Un ultimo aspetto, sempre in tema di governance, merita di essere richiamato. Vanno rinforzati i canali di collegamento – e per essere precisi: “di partecipazione” – tra la comunità di riferimento e la Fondazione di Vignola. Gli istituti di rendicontazione (sull’operato) sono oggi presenti, ma vanno rinforzati. Il Bilancio di Missione (di mandato) viene redatto in modo analitico e viene presentato pubblicamente. Ma ciò dovrebbe essere fatto non solo a fine mandato (dopo 4 anni di “governo”), ma anno dopo anno. E’ vero che all’interno del Bilancio d’esercizio della fondazione si trova una sezione intitolata “bilancio di missione” (così nell’ultimo bilancio accessibile, quello del 2009: vedi). Ma un siffatto documento di rendicontazione merita certamente una maggiore enfasi e, soprattutto, una vera discussione pubblica. Che oggi non c’é. Gli istituti di “partecipazione” poi, sono ancora più fragili. Tutta la discussione sui programmi pluriennali della fondazione sono condotti all’interno del Consiglio di indirizzo (e tra i vertici e gli enti locali del territorio, seppure informalmente). Non c’è, né ad inizio mandato, né a fine mandato, una vera discussione pubblica sui programmi del futuro. Le comunità di riferimento (i cittadini di Vignola, Spilamberto, Savignano e Marano) non hanno alcuna occasione per discutere pubblicamente degli orientamenti della fondazione e dunque per incidere, con argomenti esposti alla luce del sole (accessibili a tutti), sull’identificazione di obiettivi prioritari e modalità d’azione più efficaci per la sua azione. In questo modo risulta indebolita la responsabilità civica e politica (in senso lato) degli organi della fondazione, visto che per elaborare ed interpretare l’interesse del territorio ci si affida a metodi non partecipativi. Può essere che la schermatura nei confronti dei cittadini e l’affidamento ad “amministratori illuminati” sia la soluzione migliore. Ma anche questo andrebbe dimostrato argomentativamente, ovvero tramite una discussione pubblica. Anche in questo caso la questione “di principio” si intreccia con la questione “di sostanza”, visto che la mancanza di un dibattito pubblico sugli obiettivi per il futuro di questo territorio (che Fondazione di Vignola ed enti locali potrebbero organizzare) impedisce di assumere progetti ambiziosi. Faccio solo due esempi. Da tempo rileviamo l’esigenza di un coordinamento forte e, anzi, di una programmazione unitaria dei “luoghi della cultura” di questo territorio (vedi). Oggi ogni amministrazione comunale marcia per suo conto, spesso sulla base di progetti destinati ad incontrare difficoltà in termini di sostenibilità nel medio periodo (è così per il Museo dell’elefante a Savignano, per il Museo civico di Vignola, per il Museo naturalistico di Marano, per il MUSA a Castelvetro: vedi). Sarebbe invece interesse della Fondazione di Vignola (e dei suoi stakeholders, i cittadini di questo territorio) e degli enti locali definire una programmazione di medio periodo in base a cui far convergere le poche risorse disponibili sul territorio su un numero limitato di interventi, ma di alta qualità. Per tutto ciò si potrebbe usare anche l’espressione “pianificazione strategica”, se non fosse un po’ consunta per il modo pedestre in cui è stata applicata anche qui da noi (vedi). Lo stesso si dovrebbe dire per il tema, certo assai più importante, delle politiche locali di “fuoriuscita” dalla crisi economica. Siamo certi che sia opportuno mantenere l’attuale allocazione di risorse della Fondazione di Vignola (1,8 milioni di euro all’anno) anche in questa drammatica situazione di crisi? Non potrebbe essere più saggio triplicare gli investimenti locali in ricerca & sviluppo, dedicando ad essa la metà delle risorse annualmente disponibili (vedi)? Sono domande che è bene porsi. E sono domande che dovrebbero aprire un dibattito locale in grado di produrre dati ed argomenti da cui gli organi della fondazione possono attingere per le decisioni programmatiche. Ma di questo non c’é traccia!

La Rocca di Vignola vista dal parcheggio di via Zenzano, in prossimità del fiume Panaro (foto del 27 marzo 2010)

[6] Per il resto è solo il caso di rilevare alcune piccole vicissitudini o incongruenze nei contributi erogati. Nel secondo semestre 2007 il Consorzio della ciliegia, della susina e della frutta tipica di Vignola ha ottenuto un contributo di 10.000 euro per fare “formazione agli agricoltori per adesione marchio europeo DOP”, ma poi l’obiettivo del DOP è stato abbandonato ed ora si persegue l’IGP. Il Gruppo di Documentazione vignolese “Mezaluna” ha ottenuto con l’ultimo bando (primo semestre 2011) 10.000 euro per realizzare la pubblicazione “Un municipio e la sua comunità”. Scelta condivisibile. Suscita però perplessità l’aver inserito questo progetto nel settore “Ricerca scientifica e tecnologica”. Quest’ultima è altra cosa. Singolarmente, infine, non sono rintracciabili altre erogazioni come quella alla mostra d’arte “Italia, Italie” voluta dal Comune di Castelvetro per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia e che è risultata un netto insuccesso in termini di pubblico (meno di 600 visitatori) e di crescita culturale per la comunità (vedi).

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3 Responses to Fondazione di Vignola. Un appunto in vista del rinnovo degli organi nel 2013

  1. Scardina Alex ha detto:

    Ciao Andrea, ti dico subito che il commento vale per entrambi i post. Le tue considerazioni sono legittime, la trasparenza non è mai da disprezzare e tu hai già spiegato come sia stato fatto tanto e quanta strada occorra ancora fare.

    Per quanto riguarda i progetti non finanziati starei molto attento. Il rischio è che si creino frizioni nella società. Se il circolo Bononcini vedesse bocciato un proprio progetto e altresì trovasse come approvato un progetto del consorzio della ciliegia (ho preso i primi due enti che mi sono venuti in mente, ma il discorso è valido per tutti) si rischierebbe di originare discussioni del tipo “avete accettato il loro che è assai meno valido del nostro”. Per questo non sono nemmeno d’accordo che si spieghi perché un progetto sia stato rifiutato. Troverei più idoneo ribaltare l’ottica; vale a dire spiegare perché si è deciso di dare fondi ad un Ente e cosa ci si aspetti di ottenere dal suo lavoro. Credo che questo sia il modo più funzionale per evitare le problematiche di cui sopra.

    Non trovo nemmeno scandaloso che Mezaluna rientri nella ricerca scientifica-tecnologica. l’ambito scientifico e tecnologico non escludono la storia locale. Il lavoro che portano avanti è di pregio, e ce ne fossero come loro! Non esistono solo le bio tecnologie, le nano tecnologie o cos’altro. Nei loro prodotti storia, tecniche e tecnologie per la gestione dell’acqua e del territorio si mescolano e consentono di inquadrare Mezaluna nella ricerca scientifico-tecnologica a pieno titolo.

    Ma veniamo al cuore: Gli organi interni. Sul problema della politicizzazione delle Fondazioni mi trovi d’accordo. Bisogna però evitare (tu ci hai provato in modo francamente poco convinto) che la tessera di partito diventi discriminante. Assodato questo è palese come all’interno della Fondazione ci siano interi comuni “ciuccia liquidità”. Mi riferisco in primis alla Spilamberto di Lamandini, noto per essere presidente dell’Unione, oltre che per l’inutile lettera inviata al Sindaco di Fierenze, Renzi. il Comune di Spilamberto, le scuole spilambertesi, prendono soldi continuamente ma ti confesso che nessuna, nemmeno una, neppure l’ultimo degli scolari, manco il più snaturato e svogliato degli alunni, è stato portato in visita al castello di Vignola. Non c’è il benché minimo ritorno culturale (missione della Fondazione). la Spilamberto di Lamandini vorrebbe brillare di luce propria, arroccandosi nella proprie torre, ed ignorando da dove prendano i soldi. Allora ben venga una maggior trasparenza, ma che sia biunivoca! Lamandini, quando indica i suoi nominativi, spieghi che le scuole spilambertesi e il comune vogliono solo i soldi senza voler fare cultura. Inseriamo allora nello statuto un vincolo: le erogazioni di contributi per l’educazione e la formazione devono avere, come ritorno, visite culturali al castello di Vignola, anziché far gite inutili ed improbabili. Questo viene già fatto da Savignano, e non credo che loro siano i fessi dell’Unione. Formazione e cultura vuol anche dire che i ragazzi sappiano chi eroga alla loro scuola la maggior parte dei fondi.

    P.S. Non ditemi che venire a Vignola è un costo, perché tutte le attività didattiche proposte sono gratuite, e la scuola potrebbe impiegare parte dei fondi per i trasporti!

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Alex, provo a rispondere alle tue considerazioni. (1) Rimango convinto del fatto che la Fondazione, come fanno già oggi altre istituzioni che erogano finanziamenti (vedi la Regione Emilia-Romagna), dovrebbe rendere pubblico sia l’elenco delle richieste pervenute, sia l’elenco dei progetti finanziati, così da rendere evidente a tutti cosa ha finanziato e cosa NON ha finanziato (e, aggiungo, il perché della scelta). Già oggi gli enti che vedono rifiutato il contributo hanno le informazioni necessarie per far polemica (visto che sanno che il loro progetto non è finanziato, ma vedono gli altri progetti finanziati). E la polemica oggi non viene fatta. Non verrebbe fatta neppure pubblicando l’elenco dei richiedenti, a meno ché questo non evidenzi scelte disciminanti o incomprensibili. Dico poi che la tua preoccupazione è singolare: la trasparenza significa dare informazioni; è chiaro che le informazioni possono essere usate per criticare. E allora? Dove sta lo scandalo? Se sono critiche infondate si sgonfiano da sole, altrimenti ben vengano. (2) Seconda questione. Non giochiamo con le parole, non manomettiamole. La ricerca storica non è “ricerca scientifica e tecnologica”. Non lo sarebbe neppure se fosse fatta da professionisti. Il lavoro che fa il Gruppo di Documentazione “Mezaluna” è encomiabile ed io per primo lo apprezzo (sono pure socio). Ma non c’é dubbio alcuno che il loro progetto non appartiene alla categoria “ricerca scientifica e tecnologica”. Che è altro. E’ dunque singolare, molto singolare che l’associazione abbia ottenuto il finanziamento nella categoria “ricerca scientifica e tecnologica”. Un errore? Una forzatura? Non è dato sapere. Certo un chiarimento sarebbe opportuno. (3) Terza questione, la “politicizzazione” delle nomine. Posso solo assicurarti che ho cercato di sviluppare questo discorso con convinzione. Con tanta convinzione che sono stato l’unico, quando ero consigliere comunale PD, a dire in occasione di alcuni incontri del gruppo con il sindaco Adani (presente anche l’allora assessore Daria Denti che però ha fatto spallucce a questi ragionamenti), che le persone adatte a ricoprire il ruolo di consigliere della fondazione non necessariamente debbono avere la tessera del PD (come invece sembra pensare il sindaco Lamandini) e che NON ritenevo opportuno che Liliana Albertini stesse sia in segreteria del PD, sia nel comitato di gestione della Fondazione. Basta che scelga UNO dei due ruoli ed il problema si risolve. Tenere assieme entrambe mi sembra inopportuno, specie per un partito, il PD, che vorrebbe testimoniare la “buona politica”. Forse si possono usare formulazioni più aggressive, più brillanti o più efficaci. Mi sembra comunque che il discorso sia chiaro. Se trovi un modo più chiaro ed efficace … ti seguo. Infine colgo l’occasione per esprimere apprezzamento per il lavoro informativo che stai facendo con VMG News: complimenti!

  3. Scardina Alex ha detto:

    Grazie dei complimenti e della marketta non cercata.

    1.Partiamo da un presupposto: spererei che la Fondazione abbia così tanti quattrini da poter accettare tutti i progetti proposti. Purtroppo però così non è. Parliamoci però francamente. Molti di quelli non accettati, e tu come ex amministratore ben lo sai, vengono girati al comune, il quale elargisce loro un contributo senza dubbio molto minore. Ma il comune non ci rimette mai! Infatti puntualmente passa dalla Fondazione a battere cassa, vedendosi tornare i dobloni usciti. Tutto questo è risaputo. Pubblicando l’elenco dei “rifiutati” il rischio è che ci siano progetti di serie a (fond.) e altri di serie b (comune). Se mi dici che chiunque voglia far polemica già oggi ne ha tutti gli elementi sono d’accordo con te, ma eviterei di trasformare, pubblicando quanto e perché qualcosa è stato rifiutato, la fondazione in un trita carne; non è storicamente il momento opportuno.

    2.Per quanto riguarda i singoli “troni” lancio una provocazione: perché anziché prevedere nomine (facilmente) politicizzabili non si concede ai cittadini dell’Unione, fruitori dei servizi della Fondazione, di nominare uno o due esponenti in seno alla stessa scegliendoli tra chi si è distinto dal punto di vista culturale, scientifico o sociale? Non devono essere per forza di Vignola. Si possono inserire direttori didattici, presidenti di associazioni no profit o quant’altro. Se fossi nella Fondazione un pensierino in merito lo farei, gioverebbe a tutti.

    P.S. Su Denti non mi esprimo. Senza sbilanciarmi confesso che nel lontano 2009 al ballottaggio i vignolesi hanno dovuto scegliere il meno peggio; l’alternativa non era migliore. Altri esponenti civici meritavano di essere in corsa per il posto di primo cittadino. Per quanto riguarda Lamandini, anche in questo caso non trovo opportuno esprimermi sul lavoro fatto, dico solo che potrebbe essere un bravissimo show man. Ma tu, perché non ti rimetti in corsa?

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