Dancing al Ponte. Cosa succede?

A metà luglio, nei pressi della Rocca di Vignola, è stato un rombar di motosega. Sono stati abbattuti 30-40 alberi ubicati all’interno del dancing “Al Ponte” (lo spazio da ballo, tradizionalmente gestito dal Centro sociale anziani di Vignola, davanti al castello di Vignola, con accesso da via Ponte Muratori) o nelle immediate vicinanze. Abbattimento per ragioni di “sicurezza”, così dice la delibera di giunta. Per illustrare questo intervento l’amministrazione comunale ha dedicato 4 (quattro) righe del comunicato stampa n.77 del 15 luglio 2011, dedicato in larga parte ad illustrare i lavori di sistemazione di Piazza dei Contrari (davanti a “Palazzo Barozzi”), per garantire un miglior drenaggio. Quattro righe che, in verità, dicono assai poco: “Si sono inoltre avviati i lavori di manutenzione straordinaria dell’area denominata ‘Dancing al Ponte’ e della scarpata limitrofa mediante la rimozione di alcuni esemplari di robinia che presentano un rischio di schianto o ribaltamento molto elevato. Verrà inoltre effettuato il diradamento forestale della scarpata e la finale rimozione di tutte le ceppaie.” Nessuna informazione, invece, sul destino dell’area. Si tratta di un intervento “preliminare” ad un’opera di riqualificazione? Verrà finalmente sistemata l’area circostante la Rocca di Vignola consentendo una sua “valorizzazione visiva” anche per chi proviene da Savignano, come indubbiamente merita? Verrà contestualmente sistemato l’accesso al centro storico dal parcheggio di via Zenzano con il relativo tunnel? Oppure l’intervento non mira a ciò, ma punta semplicemente a garantire la permanenza del “dancing”? Ai cittadini non è dato sapere.

L'ingresso del "Dancing al Ponte", nei pressi della Rocca di Vignola, all'interno del quale sono stati abbattuti diversi alberi (i tronchi segati si intravvedono oltre il cancello) (foto del 21 luglio 2011)

[1] L’intervento presso il “Dancing al Ponte” (detto anche “Ritrovo al Castello”) è contemplato nella delibera della giunta municipale n.109 dell’11 luglio 2011 (qui il testo in pdf). Il 18 luglio i lavori sono iniziati ed in giornata si è provveduto all’abbattimento della totalità degli alberi previsti, anzi, di qualcuno in più. La delibera è stata trasmessa ai capigruppo del consiglio comunale il 19 luglio. A cose fatte. Tra l’altro questi lavori non erano programmati, ovvero non se ne faceva menzione in alcuno dei documenti di programmazione del 2011. Anzi, con delibera di giunta del 18 aprile 2011, n.64, l’area era stata assegnata per la stagione estiva 2011 alla ditta Marsoff Internacional di Remo Orsi (con sede a Spilamberto) per lo svolgimento dell’attività di somministrazione bevande, gelati e pasti freddi con intrattenimento comico, musicale e culturale. E nella delibera di assegnazione non c’è alcun riferimento a problemi di sicurezza dovuti alle alberature dell’area. Solo che la ditta Marsoff Internacional ha rinunciato al progetto – rinuncia di cui l’amministrazione ha preso atto con delibera di giunta n.100 del 20 giugno 2011 (è in questa delibera che, per la prima volta, si fa riferimento all’impegno dell’amministrazione all’effettuazione di un intervento di messa in sicurezza dell’area, ovvero di eliminazione di alberature pericolanti). Comunque sia, sta di fatto che tanto i cittadini quanto i consiglieri comunali non hanno potuto che prendere atto dell’intervento deciso dalla giunta. Ed in che cosa consiste esattamente questo intervento? La delibera di giunta (n.109/2011) parla di: 1) abbattimento di 7 robinie su un totale di 14 all’interno del dancing; 2) abbattimento di 3 robinie esterne al dancing, ma nell’area immediatamente adiacente; 3) più “diradamento forestale della popolazione di robinie presenti nella scarpata di raccordo”. In quest’ultimo caso, come oggi si vede, si è trattato di un singolare “diradamento”. Anziché “diradare”, infatti, si è provveduto ad “azzerare”, visto che lungo la scarpata sono stati abbattuti tutti gli alberi presenti (anche quelli in perfetta salute).

La scarpata dopo l'intervento di "diradamento" (sic!). Sul fondo si vede l'ingresso del tunnel che porta al parcheggio di via Zenzano (foto del 21 luglio 2011)

Al di là delle incertezze del processo decisionale ciò che rileva è che non è chiaro quale obiettivo si è posta l’amministrazione. Infatti, se l’obiettivo è la semplice “messa in sicurezza” dell’area (come sembra) gli alberi abbattuti sono troppi. L’opera di disboscamento ha infatti coinvolto anche alberi in perfetta salute, come è evidente per chi effettui un sopralluogo sul posto (e come è facilmente documentabile fotograficamente). Se invece (come sarebbe auspicabile) l’obiettivo è quello di riqualificare l’area e di valorizzare meglio, anche visivamente, ovvero dal punto di vista paesaggistico, quello che è il più importante monumento di Vignola (la Rocca), allora gli alberi abbattuti sono pochi. Nel senso che diversi alberi ancora presenti impediscono la vista della Rocca per chi proviene dal Ponte Muratori. E’ vero, poi, che un corretto intervento di riqualificazione dell’area necessita di un progetto (che evidentemente non c’è) e che deve necessariamente contemplare il tema (1) della valorizzazione visiva della Rocca; (2) della (ulteriore) riduzione della popolazione arborea nell’area, con l’obiettivo, però, di salvaguardare una dotazione minima al fine di garantire un po’ d’ombra; (3) della sistemazione della scarpata, del tunnel e del camminamento che dal parcheggio di via Zenzano conduce a via Posterla (e da qui a Piazza dei Contrari).

Visuale della Rocca di Vignola. Nella zona antistante l'area del "Dancing al Ponte" (foto del 21 luglio 2011)

[2] Come sempre, amministrare significa essere in grado di ponderare i diversi “valori” che si contrappongono, al fine di combinare il mix ottimale. In questo contesto la salvaguardia degli alberi mi sembra meno rilevante rispetto alla valorizzazione paesaggistica della Rocca. Come ho già argomentato in un precedente post (vedi), la mancanza di cura dell’area ha consentito la formazione di un bosco spontaneo (qualche decina di alberi) a ridosso della Rocca, tra questa ed il Ponte Muratori. L’area “dancing” inoltre è divenuta assai presto un’area dequalificata, in cui sono affastellati materiali e strutture incongrue con il paesaggio storico-monumentale retrostante. In effetti – lo si sa da tempo (l’amministrazione Adani lavorava a questo) – l’area dancing va spostata da quel contesto (ed eventualmente collocata altrove), che deve invece essere lasciato libero da attività ricreative o commerciali, anche temporanee. L’area, infatti, necessita di essere organizzata con un obiettivo prioritario: quello di valorizzare (anche visivamente) la Rocca di Vignola.  Gli alberi che, per fare ciò, dovessero essere abbattuti (anche in aggiunta a quelli già abbattuti nei giorni scorsi) dovrebbero essere compensati con piantumazioni in altre aree della città. Questo intervento, congegnato in questo modo o comunque con questa finalità, risulterebbe allora davvero complementare all’intervento sulla loggetta all’ingresso del castello appena terminato dalla Fondazione di Vignola ed all’intervento di risistemazione della pavimentazione di Piazza dei Contrari. E sarebbe un segno importante della volontà di non rinviare alle calende greche un intervento forte di valorizzazione del centro storico di Vignola e dei suoi monumenti davvero importanti (che poi non sono tanti, essendo solo due: la Rocca ed il Palazzo Barozzi). Un tale intervento di riqualificazione dovrebbe anche porsi l’obiettivo di aumentare la fruibilità del parcheggio di via Zenzano, rendendo più agevole e più sicuro il percorso verso il centro storico. Con l’obiettivo, evidentemente, di costruire le precondizioni per una più estesa pedonalizzazione del centro. Non sembra però che l’amministrazione comunale intenda porsi questi obiettivi e procedere a riqualificare l’area. Per quanto si legge (e traspare) negli atti ufficiali l’obiettivo sembra semplicemente quello di preparare le condizioni per una nuova attività di dancing (in sicurezza!) o per attività similari. Sarebbe un’occasione persa!

La Rocca di Vignola vista dal Ponte Muratori. In attesa di "valorizzazione visiva"? (foto del 21 luglio 2011)

[3] Un’ultima considerazione in merito a questa vicenda va fatta sul tema della trasparenza e della comunicazione con i cittadini. La vicenda, con le sue tre delibere del 2011, evidenzia una certa incertezza decisionale o perlomeno una mancanza della “mappa dei problemi” di aree importanti della città. I problemi di sicurezza degli alberi dell’area dancing potevano tranquillamente essere affrontati nei primi mesi dell’anno, solo che l’amministrazione fosse un minimo capace di un’attività di rilevazione (l’area è stata assegnata temporaneamente, per il solo periodo estivo, negli ultimi 2 o 3 anni). Evidenzia anche, fatto ancora più grave, una debolezza di “pensiero strategico”, ovvero la capacità di perseguire con determinazione obiettivi di medio-lungo periodo, sapendo che occorre mettere in fila processi decisionali complessi e non brevi per conseguire risultati significativi di qualificazione della città. Ma evidenzia anche, infine, una colpevole prassi di non-comunicazione rispetto all’azione dell’amministrazione ed agli obiettivi che essa persegue (che, come ricordavo, non sono affatto chiari a chi la osservi dall’esterno – come fanno i 24.000 “datori di lavoro” del sindaco Daria Denti). Eppure c’è bisogno di creare una cultura diffusa che agevoli il percorso di “qualificazione” della città e contrasti la tendenza, sempre presente, a guardare al particolare di ciascuno perdendo di vista l’interesse di tutti. Ma è evidente – questo “piccolo” esempio ne è ulteriore riprova – che su questo piano questa amministrazione proprio non ce la fa.

Quello che resta di uno dei numerosi alberi sani abbattuti ... per ragioni di "sicurezza" (sic) (foto del 21 luglio 2011)

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6 Responses to Dancing al Ponte. Cosa succede?

  1. stefano corazza ha detto:

    Nel “Diradamento della scarpata” sono stati abbattuti non solo robinie (ma perchè poi le robinie sarebbero tranquillamente eliminabili?) ma anche due mandorli, certamente monumentali, con tronchi di almeno 35 cm di diametro (i ceppi sono ancora visibili per chi volesse controllare), alcuni bagolari e ailanti. Dunque non solo si comunica male, ma si comunica il falso.
    Quanto alla rimozione delle ceppaie mi auguro che ci sia un ripensamento. Già ora, col terreno scoperto, si rischia che alla prima pioggia battente, non impossibile in questa stagione, tutta la biomassa rimasta di copertura del suolo scenda sul percorso di accesso alla galleria; togliendo le ceppaie si rischia la frana di tutta la sponda!
    Il risultato è comlessivo è la “valorizzazione” della miseria e incuria in cui versa l’area “dancing”(prima mascherata dalla generosità degli alberi) da cui l’amministrazione non ha neppure rimosso un tendone bianco assolutamente incongruo e cartelli pubblicitari, vecchie reti di mascheramento, attrezzature abbandonate etc.
    Caro Andrea, una affermazione come la tua: “..per riqualificare…gli alberi abbattuti sono pochi…” sarà forse anche ad effetto paradosso, ma messa nelle mani di questa Giunta e dei suoi tecnici è un invito a nozze.
    Lavora per il futuro pianta una sequoia! Il paradosso di Wendell Berry nel “Manifesto del contadino pazzo” mi piace molto di più.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Che con l’avvento (sic) del sindaco Denti lo stile comunicativo dell’amministrazione comunale sia divenuto più “disinvolto”, così che assai spesso si configuri come “falso” o “manipolatorio”, è fuor di dubbio. Spero si colga, nel post, la sottolineatura dell’espressione “diradamento” usato nel comunicato dell’amministrazione e soprattutto nella delibera della giunta. Diradare significa rendere più radi, non eliminare completamente – cose è stato fatto, invece, con i 20-30 alberi presenti nella scarpata. Per il resto … come ho provato a spiegare in questo post (ed in quello precedente, richiamato) se ci fosse un progetto vero di “riqualificazione” dell’area adiacente al castello che comportasse l’eliminazione anche di (ulteriori) alberi penso che il loro sacrificio sarebbe accettabile. Io mi immagino la Rocca di Vignola circondata da un bel prato verde, con solo pochi alberi (sul lato più a sud) per garantire un minimo d’ombra e, chiaramente, con l’eliminazione di tutte le strutture connesse al “ritrovo al Castello” o “dancing”. Ma ovviamente, prima di procedere, come si usa fare, ci vuole un bel progetto. Da comunicare (e sottoporre) ai cittadini.

  2. zapata ha detto:

    Da anni vado al cinema “di là dal ponte” e passo sempre a fianco al Ritrovo al Castello.E’ un tuffo nel passato, si torna agli anni ’60. Alla casa del popolo. La sezione estiva della casa del popolo.Un luogo di vita e di aggregazione giovanile. E dove adesso c’è il parcheggio di via Zenzano c’era il gioco delle bocce. C’è stato anche il Lambicco “estivo”. C’era gente e c’era vita. Si può dire di oggi?
    E ogni volta mi viene da pensare : ma perchè non spostano quelli dell’età libera da un’altra parte, sistemano lo spazio e lo ridanno ai legittimi proprietari, che siamo tutti?
    Come in tutte le altre situazioni riguardanti le “popolazioni arboree” vignolesi, se solo vi fosse stata una cura e manutenzione prossima al decente, nella maggior parte dei casi le piante abbattute sarebbero al loro posto con grande gioia degli abitanti di queste “popolazioni” molto spesso ignorate dagli umani.
    Io credo, a differenza di Andrea Paltrinieri, che quella macchia verde cresciuta spontaneamente doveva restare e che per abbattere o diradare questa “popolazione” non fosse sufficiente il giudizio dei tecnici comunali, ma occorrevano altri giudizi, di un paesaggista per esempio o di qualcuno che non fosse solo un potatore.
    A dieci metri dalla Rocca, chiunque passando può vedere lo stato di abbandono, “il merdaio”, in cui si trova il dancing Al Ponte. E’ di proprietà publica, comunale, di tutti. E’ un bene comune! Gestito nel peggiore dei modi. Qualcuno, se vuole, potrebbe anche spiegare il perchè. Se ha tempo s’intende.
    Riqualificare l’area è doveroso, ma prima di farlo fare a qualche arredatore d’interni o amico dell’amico, inviterei gli amministratori (e non) ad aprire i cassetti e andarsi a leggere quanto è scritto nello Studio del Fiume Panaro finalizzato alla
    Riqualificazione ed alla realizzazione di un Parco Fluviale(FEBBRAIO 2008) del
    Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale
    Università degli Studi di Firenze
    nel quale tra l’altro si dice :
    Il paesaggio fluviale in questo tratto è fortemente
    caratterizzato dal nucleo storico di Vignola. L’arrivo a
    questa città da Savignano avviene passando dalla
    frazione di Formica e attraversando il ponte sul Panaro,
    ricostruito dopa la terribile piena del 1966. La vista
    della Rocca rimane compromessa sia che si giunga in
    auto che a piedi, utilizzando i percorsi lungo il fiume.
    Questo tratto a monte e a valle del ponte di Vignola è
    uno dei luoghi più delicati ed allo stesso tempo capaci
    di risorse rispetto ad una previsione di riqualificazione
    paesaggistica. Visto il carattere dei luoghi questa area
    appare naturalmente deputata ad un progetto che tenda
    a valorizzare il fronte urbano in ambito fluviale
    (Riverfront) con una finalità ricreativo-paesaggistica.

    Sembra possibile ed auspicabile la riorganizzazione dei
    parcheggi riunendoli, almeno in parte, in un’unica struttura
    di servizio in sponda destra. Questo intervento permette di
    ridefinire il disegno dell’area in sinistra, sotto la Rocca,
    recuperando le strutture architettoniche come contenitori
    culturali e ricettivi. Il parcheggio sulla sponda destra
    rimarrebbe schermato (e schermabile) dalla vegetazione
    ripariale esistente e la vista della Rocca non sarebbe
    ostacolata (neppure la vista dalla Rocca rimarrebbe
    compromessa). La vegetazione in sponda sinistra può così
    essere rivista in funzione della valorizzazione percettiva di
    tutto il nucleo storico di Vignola (della Rocca in particolare).
    Inoltre la sistemazione dell’area a parcheggio sul lato di
    Formica può essere il giusto nodo di collegamento sia al
    Percorso Natura, che giunge da Savignano che alle attività
    ricreativo-culturali delle due rive (attività esistenti e future).

    Il parcheggio attuale si interpone tra la riva sinistra del
    fiume e la vista della Rocca di Vignola. Pianificare la
    riorganizzazione dei parcheggi sembra una soluzione
    praticabile perché esiste già un’ampia area sull’altra
    sponda. Lasciare l’area del parcheggio di via Zenzano con questa funzione non rende possibile almeno tre interventi:
    • la valorizzazione visiva del nucleo storico;
    • la giusta sistemazione dell’area intorno al
    passaggio sotto ponte del Percorso Sole;
    • la riqualificazione della riva con funzioni
    ricreative;
    • il taglio selettivo e l’eventuale integrazione
    delle alberature che attualmente ostacolano la
    vista di Vignola dal fiume (e viceversa).

    Il passaggio del Percorso Sole sotto il ponte di Vignola
    necessita di una maggiore visibilità. Necessita di
    potenziamento anche il percorso rispetto al sistema
    delle connessioni con le due rive.

    La vista di Vignola dal percorso che giunge da
    Savignano lungo il Panaro è fortemente degradata ed
    indebolita da due elementi:
    • la briglia a valle del ponte;
    • la mancanza di sistemazione paesaggistica del
    tratto (breve) in corrispondenza del centro
    urbano.
    Il primo punto è difficile da superare.
    Il secondo invece può essere affrontato scegliendo di
    trattare la zona prospiciente la Rocca come area a
    verde urbano-fluviale e pertanto predisponendo un
    progetto che valorizzi anche la qualità visiva della città
    nel contesto fluviale.

    Questo riguarda il Ritrovo al Castello, ma qualcuno ci sà dire della fine del Caio Claudio?
    Penso che abbatteranno anche il bel mosaico su disegno di Covili, visto che giorno dopo giorno perde un pezzo. Potrebbe cadere in testa a qualcuno! Meglio abbatterlo!
    Io intanto, in attesa del multisala della Sipe continuo ad andare al Bristol che è un multisala e a Bazzano dove ci sono ben due multisala.
    Ciao, zap

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Zap, concordo con molte delle cose che dici, ma non con tutte. Concordo quando dici: “che per abbattere o diradare questa “popolazione” non fosse sufficiente il giudizio dei tecnici comunali, ma occorrevano altri giudizi, di un paesaggista per esempio o di qualcuno che non fosse solo un potatore.” Non concordo, invece, quando dici che su quella macchia spontanea non si doveva intervenire (abbattendo alberi). Come ho provato a spiegare mi sembra che il fatto di sistemare l’area (togliendo tutte le strutture improprie – il “merdaio”) e di valorizzare visivamente il castello (evidenziare la sua sagoma anche per chi viene dal Ponte Muratori e per far ciò è necessario togliere la “barriera verde”, almeno in parte, che oggi ne impedisce la visuale) facciano premio sulla salvaguardia degli alberi. Ma per far questo, come tu giustamente evidenzi, occorreva un progetto paesaggistico. Non solo degli esperti di … motosega. Il limite dell’intervento attuato dall’amministrazione comunale sta in questo. Tanto il comune di Vignola, quanto la Fondazione di Vignola (quest’ultima ancora di più) hanno tutto l’interesse a valorizzare meglio, dal punto di vista del paesaggio, la Rocca di Vignola. Sembrerebbe elementare … Per quanto riguarda il “Contratto di fiume” non condivido invece la proposta di spostare il parcheggio di via Zenzano, oggi assolutamente necessario come servizio al centro storico. Il fatto è che quel parcheggio oggi c’é e la città ne ha bisogno. Lo si dovesse costruire studierei una diversa localizzazione. Ma essendoci già non cercherei di spostarlo, ma solo di abbellirlo un po’. E questo per un semplice motivo: quel parcheggio tiene aperta la chances di pedonalizzare il centro storico di Vignola (assieme al parcheggio di Corso Italia). E, personalmente, valorizzazione della Rocca e pedonalizzazione del centro storico sono due obiettivi a cui do la priorità (diversamente dall’attuale amministrazione).

  4. stefano C ha detto:

    Ci vorrebbe un paesaggista, dite Andrea e Zapata, poi Andrea dice che vorrebbe avere un prato con “pochi” alberi e che tagliare la vegetazione esistente è un’opera di valorizzazione e Zapata dice che l’avrebbe salvata. Il bello (e il brutto) dell’affrontare la questione del paesaggio semplicemente attraverso un canone estetico o della percezione individuale è che ogni posizione possiede valore equipollente alle altre per essere l’espressione di una personalità con una sua storia, cultura, sensibilità.
    Dunque anche il paesaggista esprimerà una posizione individuale e starà solo nel modo in cui sarà capace di metterla in discussione con tutti gli altri soggetti individuali o collettivi e di modificarla, se necessario, in conseguenza, che la “sua” posizione risulterà più condivisa di altre.
    Io vorrei proporvi la mia analisi dell’area per vedere almeno di ritrovare delle priorità comuni per qualsiasi intervento futuro (e per carità smettiamola con la “messa in sicurezza”, che assomiglia sempre di più alla messa in quel posto) che si occupi della struttura e della funzionalità dell’area.
    Il Parcheggio: mi pare assolutamente indispensabile che esista un Parcheggio in quella area sia per le ragioni che dice Andrea (accesso al CS) sia per il fatto che esistono delle consolidate presenze di attività socio-culturali nella zona limitrofa (Lavatoio) e la ridestinazione d’uso dell’ex mattatoio (ah come mi sarebbe piaciuto che l’AVIS si trasferisse lì!) comporterà ulteriore domanda di posti auto. Nello stesso tempo il Parcheggio attuale è in stato di profondo degrado ed abbandono. Un suo ridisegno complessivo (forme, dimensione, materiali) direi che si impone sia per ottenere qualche posto macchina addizionale sia per meglio inserirlo nel contesto (ad esempio: creare una barriera arborea, con specie di ambiente fluviale, verso il fiume, che ne impedirebbe la vista dal ponte; una migliore dotazione di alberi fra le poste; realizzare sulla sponda delle possibilità di transito, affaccio e sosta sul fiume; migliorare il raccordo verso valle con il percorso natura e riqualificarne il primo tratto eliminando vari capanni, capannetti etc.).
    Il percorso di accesso al centro; sembra incredibile, ma la pista cementata (con tanto di illuminazione), voluta da Adani, tra i tennis e la rocca si ferma venti metri prima dell’imbocco del tunnel! La scala di accesso alla Piazza è in condizioni misere, lo stradello, che risale verso la scala e il ponte, polveroso o fangoso e soprattutto sempre pieno di auto.
    Togliere le auto da questo spazio e da quello sterrato di fronte alla Rocca e al Dancing non costa nulla, anzi rende in termini di contravvenzioni! Dopo “il diradamento” (cui non è seguita neppure una raccolta di rifuti messi in luce dal taglio), questo percorso ha perso anche quel carattere ombroso, un po’ antico e selvatico che poteva anche essere gradevole salendo ad una rocca medioevale!
    Il tunnel andrebbe ristrutturato nel senso di un suo ampliamento (spesso transito pedonale e ciclabile si ostacolano), migliore illuminazione, sistemazione del verde agli imbocchi; e poi pavimentazione, adeguata al contesto, dello stradello, sistemazione della scala…. una servoscala per l’accesso alla piazza di diversamente abili?, ). Avrei speso gli 8.000 Euro per intervenire su questi aspetti piuttosto che tagliare tutto.
    L’area “dancing”; con pochi denari si possono eliminare tutte le recinzioni, le strutture e le relitte attrezzature e i rifiuti presenti (non gli alberi!) e creare una continuità tra la piccola piazzola ricavata (lodevolmente) nell’area un tempo occupata dal distributore e l’area antistante l’accesso alla Rocca.
    Per un’area pubblica attualmente in disuso mi pare un’operazione ovvia e facile. E magari la Fondazione CR potrebbe anche trovare un’ottima motivazione a contribuire alla spesa perchè questo qualificherebbe davvero il “fronte Rocca”. Oppure il Comune di Vignola non può rinunciare alle poche centinaia di Euro all’anno che renderebbe l’affidamento dell’area a privati?
    Infine l’area con il casotto diroccato sulla testata del Ponte Muratori; il raschio che si crea durante le piene del Fiume ha scavato gran parte del riempimento e il relitto della difesa spondale sta per sprofondare nel letto fluviale. Con conseguenze potenzialmente gravi sia per la stabilità stessa del ponte (vedi quanto successo a Marano l’anno scorso) sia per l’intrusione di acque nell’area parcheggio. Per “garantire la sicurezza” (?), verso il Parcheggio ora esiste una recinzione e un avviso di pericolo. Intanto un’ordinanza del Sindaco potrebbe imporre alla proprietà di procedere alla demolizione e al ripristino della difesa spondale e poi ci si dovrebbe proporre il problema di una acquisizione pubblica e di una sistemazione funzionale all’accesso al Parcheggio, all’affaccio sul Fiume, alla sua qualificazione vegetazionale.
    Insomma un’insieme di interventi di dimensione relativamente modesta che potrebbero davvero cambiare il paesaggio, ma soprattutto la funzionalità della zona, senza impoverirla, come si è cominciato a fare, semplicemente tagliando alberi ed annullando così contestualmente i servizi che “gratuitamente” producevano.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Stefano, questo tuo commento è decisamente opportuno perché mette in fila tutti gli interventi che l’amministrazione dovrebbe fare e dunque rende tangibile un modo alternativo di amministrare la città. L’unico punto su cui manteniamo una diversità di vedute è il tema paesaggistico e non necessariamente per ragioni estetiche, dunque soggettive. Io ho detto in modo chiaro che l’intervento sull’area deve avere un obiettivo: valorizzare paesaggisticamente – dunque “visivamente” – la Rocca di Vignola. Se necessario, per questo, io sarei disposto a sacrificare qualche albero in più.

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