Una cittadella “esplosiva”! Istruzione, ricerca, lavoro, educazione permanente alla SIPE, di Stefano Corazza

Un racconto letterario e immaginifico quello del PSC sulla destinazione futura delle SIPE (vedi). Fatto per eccitare / supportare entusiasmi di sindaci e amministratori tanto infantili quanto privi di fondamento e di sostegno e di consenso fra cittadini e i diversi portatori di interessi in gioco. Tanto sensati (ma solo apparentemente) a favorire sul piano economico l’iniziativa privata quanto disattenti all’interesse pubblico. Come già avvenuto negli ultimi dieci (un numero ricorrente da queste parti)  anni con i vari “parchi tecnologici” o “tecnopoli” (in realtà con quote più o meno ampie, ma sempre maggioritarie, di strutture commerciali, residenziali etc.). Poco sarebbe da aggiungere alle puntuali critiche svolte da Andrea  all’ennesima ipotesi “onirica” (perché concepita al di fuori di ogni stato di veglia cosciente sul piano civile e politico) (vedi). Mi piacerebbe però proporre alla discussione su questo blog un possibile scenario per l’area SIPE e svolgerne una sia pur sintetica articolazione. Nulla di nuovo ma, proprio anche per questo, vale forse la pena di cercare di articolare nel merito ipotesi già, qua e là, abbozzate da rappresentanti di liste civiche e affacciate anche nel convegno di Italia Nostra del Giugno 2010 (Torre Rangoni).

Stabilimenti SIPE: interno di un capannone in degrado (foto del 16 giugno 2011)

Mi piace pensare che nell’area SIPE si possa creare una cittadella attorno a un vero e proprio campus dell’istruzione media superiore costituita da tutti gli istituti presenti oggi sul territorio di Vignola e dintorni vi ricollocati: dalla Scuola Agraria Spallanzani, al Levi, al Paradisi Istituto Tecnico e Liceo. Il campus  sarebbe dotato di strutture laboratoriali (aule informatiche, laboratori tecnici, atelier creativi,etc.), una grande biblioteca, palestre e attrezzature sportive, aule  per lezioni e conferenze di istituto con possibilità di trasformazione in sale teatro-cinema utilizzabili da tutti gli istituti (creando in tal modo anche qualche economia di scala) e, al di fuori dell’orario scolastico, da tutti i cittadini dell’Unione e oltre. Nelle strutture edilizie già esistenti, una volta recuperate e rifunzionalizzate (il degrado, come si vede, avanza rapidamente e con esso i costi di restauro-ristrutturazione)  dovrà trovare posto la possibilità di alloggio per un certo numero di studenti che provengono da più lontano e una mensa. Anche queste strutture dovranno essere “aperte” ad utenti extrascolastici. Nella mensa potrebbero essere preparati pasti “a km zer0” con i prodotti del territorio e la sua gestione potrebbe essere associata a una scuola alberghiera esistente (come quella di Serramazzoni o di Sasso Marconi) o da creare nella stessa SIPE. (Recenti notizie a stampa -Febbraio/Marzo 2011- fanno pensare ad una domanda inevasa rispetto a questa tipologia scolastica: a Serra ci sarebbero state oltre 250 domande per l’iscrizione a soli 100 posti del 1° anno; a Castelfranco il locale Istituto Tecnico ha ottenuto dalla Provincia la possibilità di attivare dal prossimo anno il 1°  corso di una nuova Scuola alberghiera con il plauso di Associazioni di categoria ed anche un finanziamento provinciale di 100.000 euro). La logistica pone l’area al centro di un vasto attuale e potenziale comprensorio di riferimento anche se servito attualmente  dal solo asse della pedemontana. L’eccellenza dei servizi offerti potrà attirare studenti dall’intera provincia e oltre.

Edifici in degrado nell’area SIPE di Spilamberto (foto del 16 giugno 2011)

Oltre all’organizzazione e all’offerta di istruzione articolata, il secondo elemento chiave di questa prospettiva è il legame da stringere tra la scuola e il territorio. Per questo la cittadella SIPE  attorno al “campus” dovrebbe stimolare le opportunità e contenere gli spazi necessari per interfacciare la comunità scolastica (studenti, insegnanti, famiglie)  con la società tutta e il mondo del lavoro e dell’impresa presente su questo territorio. Penso in primis all’attività agricola e alla filiera connessa ai suoi prodotti che sono state chiave di volta nella produzione della ricchezza e del benessere di questi territori. La gestione delle Aziende agricole (si tratta solo di un esempio), sia per gli aspetti della gestione delle pratiche agricole (e oggi sempre di più anche ambientale) che per quelli amministrativi-commerciali, pone oggi, con l’emergere di  nuove impostazioni/prestazioni tecniche (dal biologico, all’agro ambiente, alle garanzie di qualità etc.),  di un nuovo ruolo territoriale dell’Azienda (il Km Zero, la fattoria didattica, il rapporto con i mercati e gli utenti finali, dai Gruppi di Acquisto Solidali-GAS alla ristorazione, etc.) problemi non solo di ringiovanimento dei titolari agricoltori, ma soprattutto di nuova professionalità adeguata a mantenere allo stesso tempo l’azienda stessa su livelli di redditività accettabili e affermarne il ruolo territoriale-ambientale-sociale. Una nuova professionalità che dalla scuola superiore può avere formazione, appoggio e personale qualificato e cui può fornire sbocchi occupazionali anche variamente articolati. Problematiche di innovazione dei processi di produzione, gestione amministrativa e commerciale, di interconnessione aziendale, utilizzo delle ICT (tecnologie della informazione e comunicazione), scelte di produzioni “verdi” investono oggi anche la PMI e le aziende artigianali del territorio. Turismo, agriturismo, ricettività alberghiera e non, oggi poco sviluppati su questo territorio, potrebbero essere una delle carte di diversificazione da considerare nell’economia locale capaci di generare lavoro cui la scuola potrebbe portare il suo contributo formativo; anche il settore della ristorazione potrebbe giovarsi di rinnovate e aggiornate professionalità.
Il Campus dell’istruzione superiore integrata al territorio funzionerebbe anche nei mesi estivi per interscambi culturali (non solo scolastici) e tutto l’anno come centro per l’educazione permanente (nel senso di Illich) per tutti i cittadini di tutte le fasce di età e per la formazione professionale; funzione quest’ultima cui darebbe forte impulso la localizzazione nella cittadella di Istituti di formazione come lo IAL (oggi a Modena) che gestisce, tra l’altro anche la Scuola Alberghiera di Serramazzoni. Immagino che la scuola potrebbe godere di sostegno anche economico da parte di organizzazioni di categoria del mondo dell’impresa e del lavoro, ma soprattutto che le stesse categorie possano avere interesse ad orientare la ricerca o lo sviluppo di applicazioni tecniche innovative creando nella cittadella proprie strutture capaci di dialogare con la scuola stessa o di sviluppare a livello produttivo il frutto della ricerca e della sperimentazione. E mi immagino ancora che le aziende del terzo settore potrebbero dialogare fruttuosamente con la scuola sia per richiedere formazione e supporto di conoscenza, sia per offrire sbocchi occupazionali. Laboratori ed altre attività private di ricerca-sviluppo collegate sul filo logico educazione-formazione-lavoro-impresa potranno trovare sede  così come potrebbe risultare utile disporre anche di spazi per ospitare “spin-off” selezionati generati dalle Università di Modena e Bologna ed eventuali alcune attività didattiche di queste Università utilizzando le qualificate strutture del campus.

Stabilimenti SIPE: interno di un capannone in degrado (foto del 16 giugno 2011)

La presenza di un tale punto di eccellenza di servizi territoriali per l’istruzione porrebbe il problema della mobilità di accesso soprattutto sulle direttrici Modena –  Bologna da riqualificarsi ri-collegando la Stazione di Vignola della linea ferroviaria per Casalecchio Bologna, gestita finalmente con una adeguata qualità dei mezzi e delle frequenze, con una ripristinata linea di trasporto ferroviario (o comunque con mezzi in sede propria a basso impatto ambientale ed energetico) verso Modena.
Per i grandi spazi non costruiti della cittadella SIPE che così strutturata sarebbe davvero“esplosiva”, dovrebbe essere utilizzato un principio di bonifica simile a quello adottato dalle istituzioni centrali e locali e dai privati nel bacino della Ruhr. Là il suolo contaminato è stato rimosso, per evitarne dispersione e tempi lunghissimi e costi imprevedibili, il meno possibile utilizzando il soprassuolo in rapporto a quanto il grado di contaminazione avrebbe prodotto effetti sulle persone. La gamma delle soluzioni andava da aree recintate lasciate a libera evoluzione naturale  (per decenni) e monitorate, alla creazione di ecosistemi filtro, a aree giochi per bambini (rischio=0).
Corollario di una tale operazione è ovviamente il mantenimento di un monitoraggio ambientale accurato per evitare diffusione degli inquinanti o loro penetrazione al di fuori di percorsi prevedibili. Qui alla Sipe si potrebbe ipotizzare schematicamente (fatte salve le obbligazioni imposte dalla bonifica ancora tutte da verificare) oltre ad una vasta zona di mantenimento e ricostruzione di habitat perifluviali per la biodiversità e i connessi servizi ecosistemici anche ampie aree per attività sportive, fasce boscate corridoio verso le aree urbanizzate, una zona di orti gestiti in condivisione e interazione fra la suola di agraria e i cittadini.
Questa la traccia fondamentale di un tema che mi piacerebbe fosse discusso.

Edificio con il tetto sfondato nell’area SIPE di Spilamberto (foto del 16 giugno 2011)

“Ipotesi campate in aria!” Dirà certamente qualcuno di quelli che finora sono stati smentiti su ogni opzione che sono riusciti a formulare dal loro posto in importanti posizioni decisionali. E si ostina a “dare i numeri” per sostenere nuovi o vecchi disegni fasulli con slogan molto lontani dalla realtà. Basta guardarli bene quei numeri per capire che dietro quel “parco scientifico” o “tecnologico” o “Parco tecnologico della Meccanica Avanzata”(che titolo suggestivo!) veicolati con serie di convegni da Sindaci, Assessori comunali e provinciali e regionali, c’era soprattutto una speculazione su edilizia residenziale e commerciale e che, venuta meno l’immediata realizzabilità di tali interessi, l’intero castello è crollato. E ancora oggi c’è chi parla di “sfiga” a proposito dei suoi fallimenti.

  • Chi avrebbe dovuto distinguere con chiarezza quale era il vero interesse pubblico e della comunità, il “bene comune” irrinunciabile che l’operazione e i diversi accordi avrebbero dovuto in ogni caso garantire?
  • Chi avrebbe dovuto chiamare a raccolta tutte le istituzioni perché garantissero il raggiungimento di un risultato  certo nell’interesse di tutti i cittadini qualunque fossero gli sviluppi degli interessi privati associati?
  • Chi avrebbe dovuto accertare quale sia il reale livello di contaminazione da inquinanti delle aree e quali i costi di una loro bonifica rendendo disponibili al pubblico tali informazioni?
  • E chi avrebbe dovuto accertare accuratamente le condizioni di fattibilità di un’ipotesi portata avanti per almeno dieci anni, tra vendite e aggiornamenti degli “accordi” che ogni nuovo soggetto privato intervenuto non si faceva scrupolo di modificare a suo vantaggio?
  • E chi avrebbe dovuto almeno cominciare a subentrare nella concessione delle aree demaniali (circa dieci ettari!) ancora in disponibilità della proprietà per avviare almeno lì le necessarie azioni di bonifica, recupero ambientale e rinaturazione?

I loro cadaveri sono passati col flusso del Panaro; loro non li hanno visti perchè si erano distratti, ma noi sì.

Edifici in via di degrado nell’area SIPE di Spilamberto (foto del 16 giugno 2011)

“Con quali soldi?” chiederanno un po’ disillusi, ma più saggiamente, altri. Vero: la scuola, la formazione, il lavoro non paiono proprio delle priorità nel nostro Paese. Ma deve essere per forza così? Anche in questa Regione e in questa Provincia, in questi Comuni dove né Gelmini, né Brunetta, né Sacconi paiono costituire, almeno finora, riferimenti dominanti? Per altre prospettive possibili invito a leggere il “Corriere della sera” di Mercoledi 6 Luglio (pag. 11) dove Dario Di Vico, sotto il titolo: “Ricerca e lavoro di qualità. Le lezioni franco-tedesche” illustra in un lungo articolo i contenuti dei Programmi Nazionali di Riforma (PNR) proposti con la prospettiva del 2020 nell’ambito della Strategia UE “Europa 2020” da Francia e Germania. Ne cito alcuni passi:
“Parigi ha scelto l’insegnamento superiore e la ricerca come priorità assoluta con un aumento del budget del 17% nel periodo 2009-2011. Il ministro competente dispone di mezzi accresciuti perché alla sua dotazione (ca 30 Miliardi di Euro) si aggiungono i 22 della Missione Ministeriale per la ricerca e l’insegnamento superiore, il Plan Campus (residenziale) di 5 miliardi e i contratti Stato-regioni per la ricerca con altri 2,9 miliardi di Euro. Scelta la sua priorità la Francia si impegna a portare al 75%  il tasso di occupazione nel 2020 (70% è l’obiettivo per le donne), a ridurre al 9,5% l’abbandono scolastico come “missione primaria” e a sfornare il 50% dei laureati con età compresa tra i 17 e i 33 anni, l’obiettivo più elevato della media UE.”
…“Se Parigi ha scelto la scuola, Berlino ha messo al centro del proprio Programma la tutela e la crescita del lavoro di alta qualità in Germania. L’obiettivo è aumentare il tasso di occupazione (fino al 77% entro il 2020)….Tanto per avere un termine di paragone che a fronte di un 29,7% di disoccupazione giovanile italiana, il corrispondente tasso tedesco è “solo” del 9%! E questo  risultato è dovuto, annota Del Boca, “al sistema duale di alternanza scuola-lavoro che permette a un giovane di apprendere il mestiere in un centro di formazione professionale o in un’azienda frequentando allo stesso tempo, per un paio di giorni la settimana, la scuola”.
…“Com’è facile osservare i Programmi francese e tedesco brillano di luce propria ed esprimono un indirizzo economico e culturale preciso, verrebbe da dire identitario.”

Come hanno dimostrato i Referendum, nuove prospettive e nuovi paradigmi possono crescere anche dal basso….

Stefano Corazza

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6 Responses to Una cittadella “esplosiva”! Istruzione, ricerca, lavoro, educazione permanente alla SIPE, di Stefano Corazza

  1. Roberto Adani ha detto:

    Sig. Corazza,
    mi trovo sostanzialmente d’accordo con quanto lei afferma riguardo all’istruzione superiore, soprattutto tecnica, ma ugualmente mantengo qualche dubbio sulla fattibilità della sua proposta. Le scuole superiori di Vignola non sono le migliori del mondo, ma si collocano in locali di buona qualità, almeno rispetto alle altre realtà del nostro paese, quindi mi chiedo perchè tutto quello che lei elenca sul piano progettuale non si possa fare nelle attuali strutture. D’altra parte ormai è chiaro che le scuole non riusciranno mai a stare al passo con i tempi con i laboratori, specie quelli più pesanti e tecnologici, quindi perchè non sfruttare le imprese del nostro territorio come laboratori e luoghi di formazione degli studenti, io sto lavorando ad un progetto del genere e grazie soprattutto a degli ottimi insegnanti, presenti nelle nostre scuole, lo scorso anno siamo riusciti ad attuarlo e lo faremo anche l’hanno prossimo, ma bisognerebbe che l’esperienza si diffondesse a molte più imprese e scuole. Inoltre l’esperienza tipicamente inglese dei campus fuori dai centri abitati non è stata così felice, si tratta di costruire delle vere e proprie cittadelle isolate dalla vita cittadina. Le scuole sono un elemento di vitalità e di sviluppo economico importante per una comunità, poterci andare a piedi e contaminarsi con la vita cittadina sono elementi positivi. Si possono poi sfruttare alcune risorse in maniera sinergica con la città, le altre scuole vicine possono utilizzare le palestre, si può andare a teatro o in biblioteca a piedi, si può utilizzare il centro sportivo o il centro nuoto con pochi passi… Chi frequenta una scuola si abitua a vivere e a conoscere una città che frequenterà anche per divertirsi ed incontrarsi. Io ho frequentato un campus inglese, sono realtà piuttosto artificiali ed alienanti e non vedi l’ora di scappare per rientrare nella vita vera della città più vicina. Ma tutte queste considerazioni non sono vitali, rimane un grande problema non secondario, scusi la crudezza: chi paga? Lo stato con uno dei più alti debiti pubblici al mondo? E tra una delle tante scuole fatiscenti del nostro paese e la sostituzione di una tutto sommato decente, secondo lei se mai ci fossero i soldi cosa sceglierebbe? La regione? ma dovrebbe riproporre questo modello in tutto il suo territorio e sostituire tutte le scuole con campus, le pare possibile? lei è un dirigente della regione penso che abbia presente il peso del bilancio sanitario sulla spesa della regione. E se veramente la regione avesse tutte queste risorse magari i cittadini darebbero priorità ad un nuovo e moderno ospedale immerso nel verde della Sipe(la proposta della lega di qualche anno fa) Poi a Vignola penso ci sia ancora carenza invece di scuole materne elementare e medie in prospettiva, forse sarebbe prioritario dare un tetto ai più piccoli. La scuola del nostro territorio ha in generale comunque subito tali tagli per cui forse la priorità sarebbe restituirle le risorse per il suo funzionamento, piùttosto di sostituire gli immobili. Se le risorse ci fossero io le dedicherei ancora al parco tecnologico, visto che sono i ragazzi appena usciti dall’università quelli con il maggior scarto in termini di opportunità rispetto ai loro colleghi europei. Io ho provato intensamente a trovare queste risorse e non ci sono riuscito, le assicuro che non ho niente da spartire con certa speculazione, ma comunque mi è toccato fare i conti con chi era proprietario dell’area. Si sarebbe potuto espropriare, ma servivano almeno ulteriori 20 o 30 milioni di euro. Le assicuro che sarebbe stata per me la migliore delle soluzioni, tutto pubblico, ma come vede è sempre una questione di risorse a disposizione. Quindi anche lei per la sua idea non può esimersi, purtroppo, dal tema delle risorse da generare localmente, perchè per il resto altrimenti racconteranno a lei come hanno raccontato diverse volte a me, che le risorse non sarebbero state un problema, che la regione, lo stato, la comunità europea, il CNR, l’Enea… di fronte ad un progetto ambizioso di parco le avrebbero messe a disposizione. Io ero riuscito con fatica a trovare circa 3 ml. di contributi europei/regionali, 4 ml. dalla costruzione della centrale di teleriscaldamento, e l’accordo prevedeva 9 ml. dai privati + le urbanizzazioni, ma si sono comunque dissolti con la crisi e comunque non erano sufficienti. (servono non meno di 30 milioni per una ristrutturazione di tutti gli edifici storici e 5-6 milioni per la bonifica, almeno un altra decina per le urbanizzazioni) Bisogna ricominciare da capo con un ottimo progetto, ma soprattutto con un nuovo piano economico e finanziario, c’è lo spazio per fare meglio se c’è piena condivisione e sforzo collettivo ma…fatichiamo ancora mi sembra nel confronto con Francia o Germania.
    Le rispondo per quanto riguarda la bonifica dell’area, esiste un piano di caratterizzazione e di bonifica per tutta l’area, validato da ARPA e Provincia. Per quanto riguarda l’area demaniale, nell’accordo era prevista la cessione ai comuni dopo la bonifica, poi si era comunque raggiunto un accordo con l’agenzia del territorio per la sua cessione ai comuni, ma in ultimo il tutto è stato superato dalle norme sul federalismo che prevederebbero la cessione gratuita al comune di Spilamberto delle stesse aree.
    Questo è il mio modesto contributo alla discussione sulla sua proposta.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Stefano, la tua proposta è stimolante, ma dico subito che anch’io condivido la preoccupazione di Roberto in merito alla fattibilità economica di un tale progetto. In più vedo un problema legato al trasporto pubblico: dei circa 2.000 studenti che frequentano il polo scolastico vignolese almeno il 30-40% provengono da Vignola. Perché costringerli a prendere un mezzo pubblico per andare a scuola all’ex-Sipe? Di tutte le proposte emerse sin qui la più convincente per l’area Sipe rimane il progetto originario, quello che la destinava a “componente” del tecnopolo modenese, ovvero a luogo locale della ricerca & sviluppo e del trasferimento tecnologico. I tecnopoli dell’Emilia-Romagna ad oggi previsti occuperanno un’area complessiva di 160.000 mq ed ospiteranno, a regime, 1.600 ricercatori. Una densità bassa: 1 ricercatore ogni 100 mq (cfr. Il Sole 24 ore dell’11 luglio 2011, p.17). Questa era – comprendo la grossolanità dell’argomentazione – la prospettiva migliore anche per l’area SIPE. Per altre funzioni la densità degli utenti risulta notevolmente maggiore il che pone nuovi problemi per la mobilità e per i sistemi del trasporto pubblico locale. Certo l’ipotesi del “parco scientifico e tecnologico” è tramontata. Purtroppo. In ogni caso è una sconfitta per questo territorio. Certo l’originario progetto era già stato fortemente ridimensionato. Se ben ricordo solo 1.700 mq erano previsti all’avvio, per spin off di secondo livello da collocare all’ex-Sipe. Oggi (vedi la delibera che andrà al prossimo Consiglio dell’Unione Terre di Castelli, il 28 luglio, si parla di 1.400 mq edificati; verrà acquistato un terreno edificabile da ICEA). Un francobollo! Tutte le altre funzioni richiedono densità maggiori. Spesso anche molto maggiori. E dunque occorrerebbe prevedere sistemi di trasporto per alti volumi (come ho ricordato il trasferimento del polo scolastico superiore vorrebbe dire lo spostamento di poco meno di 2.000 studenti). Consideriamo che il treno porta oggi 155 passeggeri per corsa (seduti) ed un autobus ne porta poco più di 50. Certo, si muovono cose interessanti nell’ambito formativo. E’ di questi giorni l’annuncio, a Bologna, dell’avvio di un Istituto Tecnico Superiore, una scuola di specializzazione tecnica post-diploma a cui, oltre al pubblico, partecipano anche aziende private (GD, Marchesini Group, IMA, Sacmi). Tale ITS bolognese si concentrerà sulla meccanica e l’automazione industriale, anche per rispondere alle esigenze formative della “packaging valley”. In regione ce ne saranno 9, una per provincia. E’ pensabile che quella modenese venga collocata all’ex-Sipe? Difficile. Innanzitutto per ragioni politiche. Questo territorio, per diverse ragioni, ha perso “peso politico” negli ultimi anni. Anche conseguenza della ridotta capacità di pensiero strategico (vedi le tribolazioni sul PSC). E poi da noi di cosa dovrebbe occuparsi? Anch’io sono preoccupato, come Roberto, dell’abbandono di una visione che assegna un ruolo importante al settore industriale – che qui a Modena ha sino ad ora garantito ricchezza. Questo territorio, invece, ha sino ad ora evidenziato la carenza di un pensiero strategico. Ci salverà la ciliegia Moretta, produzione di qualità, ma anche di (piccolissima) nicchia? Oppure ci salverà il “recupero” della coltivazione del luppolo (introdotta a Marano nella tenuta del Marchese Montecuccoli nel 1876), come pensa il sindaco di Marano, Emilia Muratori? E tutto ciò ha davvero qualcosa a che fare con l’area ex-Sipe? Temo di no.

    PS Solo dopo aver scritto il commento ho appreso dalla stampa che l’ITS modenese (dedicato a meccanica e materiali) verrà realizzato da un consorzio (16 imprese, l’ITIS Corni come scuola, 6 centri di formazione, l’Università e Democenter-Sipe) a cui partecipano anche due enti locali: Modena e Bomporto. L’interrogativo, dunque, per la sua eventuale collocazione nell’area ex-Sipe ha già avuto risposta. Vedi:
    http://www.confapimodena.it/it/lavoro/its-meccanica-e-materiali.html

    • Michele ha detto:

      Si è proprio così e non è una decisione presa oggi. L’on. Paola Manzini aveva iniziato questo percorso quando era Assessore regionale. Tutto si bloccò per la triste e prematura scomparsa. Senza voler ripercorrere tutte le tappe perchè sarebbe molto lungo, ricordo solo che l’accelerazione si è avuta nel mese di dicembre dello scorso anno quando in circa 15 giorni abbiamo dovuto costituire la Fondazione. Lo dico con orgoglio perchè ben 7 aziende su 16 sono associate alla Confapi oltre al Centro di Formazione della Confapi(CSPMI). Ricordo, per non farla troppo lunga ma disponibile a parlare di questo e altro in qualunque sede, che tra i fondatori deve esserci necessariamente un Comune. Come si può vedere, purtroppo, nessun Comune dell’Unione Terre di Castelli ha mai chiesto di esserci.

  3. Monica Maisani ha detto:

    Insegno da oltre vent’anni in uno degli Istituti Superiori di Vignola , il Paradisi, e faccio notare che di quel 30 o 40 per cento di vignolesi, solo il 10 per cento viene a scuola a piedi o in bicicletta, il resto viene a scuola in auto privata. Quanto alle strutture, chi dice che il progetto presentato qui nell’articolo si può fare anche negli attuali istituti non sa di cosa parla. il Levi scoppia e da anni è costretto a chiedere in prestito due aule al nostro Istituto. Da parte nostra, nella sede uno abbiamo dovuto rinunciare all’aula audiovisivi e ai bagni degli insegnanti (!!) per ricavarne delle altre aule. Nella sede due , è stata dimezzata la nuovissima aula mutlimediale per ricavarne un’aula . Molte aule sono insufficienti ad ospitare gli studenti , soprattutto delle prime classi che arrivano a volte anche a 28, 30 studenti, in alcuni casi in violazione delle norme vigenti. Per costruire la sede due abbiamo dovuto rinunciare ad una parte considerevole di verde e ad un campetto di calcio. La palestra è in condizioni fatiscienti e ormai insufficiente ad ospitare le classi , tant’è che sono previsti tripli turni e accorpamenti di classi con l’aggiunta dell’utilizzo , a turno, di strutture esterne come la palestra dell’Oratorio o quella di Via Vittorio Veneto, con tutti i disagi che ne conseguono, visti gli orari delle lezioni e i problemi di spostamento. L’aula magna è troppo piccola per le molte iniziative che organizziamo e siamo costertti a contingentare le classi partecipanti. Non esistono spazi comuni per gli studenti e per gli insegnanti, come pure ci sogniamo l’idea di avere un piccolo ufficio almeno per coordinamento disciplinare per le nostre riunioni. Riceviamo i genitori sul ballatoio del primo piano e non in un’aula dedicata . Devo aggiungere altro? Non parliamo poi della sostenibilità dal punto di vista energetico, soprattutto della sede uno, risalente agli anni settanta, tutto cemento e finestroni. L’edificio è riscaldato con una caldaia che viene gestita dalla Provincia di Modena e quindi , prima di raggiungere la temperatura ideale passa circa una settimana e nel frattempo siamo costretti a stare a scuola con il cappotto o con il costume da bagno. L’idea di realizzare un nuovo complesso di istituti superiori nell’area ex Sipe è bellissima , soprattutto per chi come me pensa alla scuola come ad un luogo di crescita non solo individuale , ma anche collettiva. Ma mi rendo conto, non c’è il “business”!!!

  4. stefano C ha detto:

    Caro Andrea
    Per oltre dieci anni l’ipotesi che tu dici di preferire ha avuto praticanti solerti e in tutte le istituzioni. E di denaro ne è stato consumato… (in Consiglio Regionale, una interrogazione sulla vicenda SIPE lo quantifica in circa 800.000 Euro. E non sono conteggiate le spese per convegni e meeting vari!). Alla fine quella ipotesi è caduta per la sua non “fattibilità economica”: il mercato edilizio per abitazioni non tira più da alcuni anni e anche gli spazi commerciali non sono poi così ricercati….
    A valutare solo con un parametro del genere, qualsiasi ipotesi si rivela però, hic et nunc, “impraticabile”. Come tu stesso sembri intravvedere e poi scrivi nel tuo Post Scriptum esiste una domanda “inevasa” nell’istruzione media superiore ed esistono potenzialità di un suo legame con il territorio, di “prospettiva”, che per altri aspetti avevo già descritto, e a cui si comincia a provare a dare risposta ( L’ITIS a Modena e Bomporto, appunto; la scuola Alberghiera a Castelfranco…) destinandovi anche risorse.
    Poteva essere la chiave per risolvere le varie crisi degli accordi per la Sipe già qualche anno fa… tenendo gli occhi aperti!
    Diversi anni fa quando Blair conquistò il suo primo premierato così definì le sue tre priorità: “Education, Education, Education”. Si tratta dunque anche di priorità: lavorare per piccoli/grandi appetiti speculativi immediati o con una strategia che assicuri forza strutturale a un territorio?
    Quanti più studenti potrebbe attrarre un “noioso” campus “isolato” (a ben 1.5 km di distanza dal centro di Spilamberto e a meno di due dal centro di Vignola!) con scuole di diversi orientamenti e servizi di livello superiore (ostello, mensa, impianti e attrezzature sportive etc. ? E quanti studenti vignolesi potrebbero raggiungere la scuola in bicicletta o in motorino, come molti già fanno? Non ti pare che, comunque, il problema della mobilità da e verso Modena sia molto serio? E che vada affrontato qualunque sia la soluzione per le SIPE, soprattutto pensando che l’area diventi, in ogni modo, un “polo” di attrazione?
    Grazie per il confronto e per il tuo spazio
    Stefano Corazza

  5. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Monica, Ciao Stefano. La discussione si è sviluppata in merito a due aspetti, che però debbono essere tenuti distinti. Circa l’importanza del sistema scolastico e la necessità di adeguati investimenti non ho nulla da aggiungere alle vostre considerazioni. Monica ha ben evidenziato la “sofferenza” dell’IIS A.Paradisi di Vignola. Ma un conto è la costruzione di una nuova scuola o gli investimenti per riqualificare e magari in parte spostare l’attuale “polo scolastico” superiore di Vignola. Un altro è la sua localizzazione o, meglio, de-localizzazione. Io penso che le scuole vadano fatte in città per la semplice ragione che è la migliore collocazione dal punto di vista delle esigenze di mobilità che esse inducono. Questo vale anche per le scuole medie superiori. Poi Monica ha ragione nell’evidenziare che coloro che, essendo residenti a Vignola, vanno a scuola a piedi od in bici sono comunque una minoranza. Ma allora occorre fare una politica seria di incentivazione di questi “mezzi” e del trasporto pubblico locale. A me non sembra una soluzione razionale il loro decentramento e dunque non mi sembra razionale l’ipotesi di spostamento nell’area ex-Sipe. La cosa potrebbe essere giustificata solo per la sede vignolese di agraria, ma temo solo in via teorica. Mi chiedo: ci sono esigenze che l’attuale sede non soddisfa? Quali? Certo, dal punto di vista della mobilità meglio via per Spilamberto che via per Sassuolo (la prima è meglio servita dai bus pubblici). Ma, dovendo spostare una tale scuola, non sarebbe meglio ancora, ad esempio, ricercare una collocazione nei pressi della ferrovia (il che vorrebbe dire Savignano Comune o Savignano Mulino)? Certo è che progetti di questo tipo vanno in ogni caso “coltivati” per tempo. La vicenda degli ITS lo dimostrano. Forse in questo caso (relativo ad un’offerta di istruzione post-medie superiori) una localizzazione nell’area ex-Sipe, magari assieme a funzioni universitarie e di ricerca & sviluppo, sarebbe stata particolarmente interessante. Avrebbe consentito anche di aggiungere un tassello non trascurabile a quel pezzettino (davvero un “francobollo”) del tecnopolo modenese che veniva collocato in quell’area. Il progetto di una (piccola) “cittadella” dell’istruzione tecnica, dell’educazione permanente, della R&S, del trasferimento tecnologico poteva avere qualche ragione (e qualche chances) in più. Forse anche politicamente, visto che Modena e l’Unione Terre di Castelli erano già legate dalla vicenda tecnopolo. Ma questo progetto in parte non è stato perseguito (perlomeno per quanto riguarda l’ITS) ed in ogni caso è fallito. Il fatto che sia fallito, però, non significa che la “parte pubblica” del progetto non fosse di assoluto interesse. Si può discutere dell’equità dello scambio pubblico-privato (troppe case? troppo commerciale?). Così come si può (si deve) discutere delle caratteristiche del soggetto properietario, Green Village Srl (troppo opaco, tutto “finanziario”, interessato alla speculazione …), il vero limite dell’operazione e, in ultima istanza, la ragione del fallimento (in questi anni di crisi economica). Ma il progetto di accrescere l’opportunità di posizioni e lavori qualificati per questo territorio io lo condivido in pieno. Aggiungo anche che ho provato a stimare la densità della popolazione nella futura “cittadella” proprio perché mi sembra un elemento importante da tenere in considerazione in un ragionamento sulla localizzazione. La minore densità degli ambienti dedicati alla R&S (grossomodo 1 addetto per 100mq) la rendono preferibile rispetto alle funzioni scolastiche, più “dense” e dunque necessitanti di maggiori servizi di mobilità (ribadisco: dovendo localizzare oggi una nuova scuola media superiore scegliere un’area che garantisca di essere servita dalla ferrovia). Last but not least: l’aspetto dei costi (di bonifica e poi di ristrutturazione) e dunque dell’investimento necessario è importante. Temo anche che non sia solo una questione di “mancanza di volontà”, ma proprio una questione di mancanza di risorse. Ma su questo le mie sono solo impressioni. Disponibile ad approfondire.

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