La nostra primavera? I referendum del 12 e 13 giugno 2011 e quello che verrà

Il raggiungimento del quorum nei 4 referendum del 12 e 13 giugno è per me un fatto commovente (era dal 1995 che il quorum non era raggiunto!). Offre una chance di riscatto a questo paese. Una chance, nulla di più. Ma una chance importante. Costruita con pazienza e tenacia dalle migliaia di cittadini che si sono sbattuti ed hanno messo tempo, energie, entusiasmo nei numerosissimi comitati per l’acqua pubblica che si sono costituiti in quest’ultimo anno e mezzo. Che prima, dal 24 aprile 2010, hanno raccolto le firme per i referendum sull’acqua, raggiungendo quota 1,4 milioni – record assoluto. E poi giù a testa bassa per sensibilizzare l’Italia tutta sui social network e nelle pubbliche piazze. Carla Cappi, vignolese, è una di queste persone. Alle 16.01 ha mandato un’e-mail agli amici di Vignola Cambia che con lei hanno partecipato a questa straordinaria prova di mobilitazione. Diceva: “sto un po’ piangendo e vi voglio un gran bene”. Cosa si può ancora aggiungere?

Esponenti di Vignola Cambia in piazza a Vignola per promuovere i referendum (foto del 9 aprile 2011)

Oggi è davvero un giorno speciale! Già su La Stampa di oggi Irene Tinagli, solo immaginandosi l’esito positivo del referendum, dichiarava che la vera vittoria è la “grande ritrovata voglia di partecipazione dei cittadini” (vedi). “Vogliamo contare, vogliamo dire la nostra” aggiungeva. Certo è che perché potessimo “dire la nostra” doveva essere organizzata una grandissima, enorme campagna di sensibilizzazione, così da rimpiazzare il mutismo del sistema televisivo italiano (RAI + Mediaset). E per questo da diversi mesi a questa parte nelle piazze italiane (anche a Vignola) avete trovato cittadini comuni a distribuire volantini, materiale informativo, adesivi e spille per richiamare l’attenzione di tutti sull’acqua bene comune (e poi anche sul nucleare e sul legittimo impedimento). Oggi sappiamo che ne è valso la pena. Ma allora, quando si è partiti, non è che non regnasse l’incertezza! Ricordo anche la posizione di allora del PD: “Pur guardando con simpatia a tutti quei movimenti che si battono contro il rischio di monopoli privati, riteniamo che il referendum non sia la strada giusta” (vedi). Certo, negli ultimi mesi anche il PD ha sostenuto con convinzione i quattro referendum, stendendo un velo sulle divergenze pure presenti al suo interno (solo una minoranza interna ha sostenuto queste posizioni con convinzione sin dall’inizio) (vedi). Insomma, certamente sono molteplici le componenti che hanno concorso a questo risultato (non da ultimo anche il disastro alla centrale nucleare di Fukushima). Tra queste c’è anche la consapevolezza che il ciclo del berlusconismo è giunto alla fine, consumato dallo scarto tra aspettative prodotte e risultati conseguiti. Uno scarto troppo forte. Un “cortocircuito tra passato e futuro” – come scritto da Carlo Galli nell’ultimo numero de Il Mulino (n.2/2011). Un cortocircuito che ci prospetta come futuro … il passato (e soprattutto un passato che pensavamo di aver definitivamente superato: autoreferenzialità della politica, manipolazione dell’informazione, un futuro di tribolazioni per i giovani, il permanere delle disuguaglianze sociali e di genere, ecc.). “Vi si sottraggono – così prosegue Carlo Galli – le molte minoranze di cittadini che sempre più spesso e con sempre maggiore efficacia si organizzano e prendono la politica nelle proprie mani: radical chic secondo il ministro dell’Istruzione che crede che lo spirito civico e la richiesta di decenza siano ubbie aristocratiche, in realtà avanguardia di un autentico futuro, che si appella ai valori progressivi della moderna cultura politica occidentale, incorporati nella Costituzione e nuovamente resi viventi dalla reazione allo strazio pubblico che patiscono.” (p.216)

Campagna per i referendum 2011 sull’acqua: un momento di relax (foto del 9 aprile 2011)

Dobbiamo però essere consapevoli che le emozioni ed i sentimenti di oggi non bastano. Bisogna al più presto definire alcuni obiettivi “operativi” per tradurre le “abrogazioni” di oggi in nuove modalità di gestione dei servizi pubblici (anche con un’assai maggiore attenzione ai diritti degli utenti: vedi), in nuove politiche energetiche (da cui, forse, occorre far discendere anche nuovi stili di vita), in nuove modalità di partecipazione e di “controllo” del sistema politico. La mobilitazione straordinaria del 12 e 13 giugno 2011 non sarà una conquista duratura se non sapremo prefigurare modi di informazione e partecipazione in grado di restituire potere ai cittadini. La sfida continua, dunque. Oggi però possiamo guardare con soddisfazione a questa grande mobilitazione, dimostrando riconoscenza a tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato. Sapendo che adesso, probabilmente, viene la parte più difficile. Quella del costruire. Ed anche quella di imporre ai partiti ed al sistema politico, sia nazionale che locale, un nuovo modo di fare politica.

PS Sono stati più di 11.650 i votanti a Vignola ai quattro referendum (più o meno lo stesso numero di elettori del ballottaggio tra Denti e Fiorini nel giugno 2009), pari al 66% degli aventi diritto. I sì vincono con il 95% (vedi). Qui, invece, un commento di Piero Ignazi, direttore della rivista “Il Mulino” (vedi). E qui il commento di Beppe Civati, consigliere regionale del PD in Lombardia (vedi). E qui, infine, l’analisi dell’Istituto Cattaneo di Bologna che evidenzia che il 28% degli elettori del centrodestra hanno votato ai referendum, contribuendo al loro successo (vedi).

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2 risposte a La nostra primavera? I referendum del 12 e 13 giugno 2011 e quello che verrà

  1. stefano C ha detto:

    Non va però dimenticato che diversi esponenti del PD hanno costituito assieme a Giannino il Comitato per il NO al referendum e che persino un Assessore PD della Provincia di Bologna si è apertamente pronunciato per l’astensione (Corriere della Sera, 12 Giugno 2011).
    Un primo passo da richiedere al PD a livello nazionale, perchè dimostri che l’adesione al penultimo minuto ai referendum sull’acqua “bene comune” non è stata opportunistica, è la richiesta del ritiro della proposta di legge depositata da Bersani e Franceschini (primi firmatari) nel Novembre 2010 ( “Disposizioni per il governo delle risorse idriche e la gestione del servizio idrico integrato”) contenente diverse ambiguità sulle quali i fautori del NO hanno spesso insistito nella campagna referendaria. Il PD, così come l’IDV e gli altri partiti che hanno prima o poi sostenuto il voto per l’abrogazione degli articoli della legge Ronchi devono contribuire alla messa a punto di una nuova proposta di legge elaborata sulla base del lavoro svolto in questi ultimi due anni sul tema dal comitato per il referendum e dalla riflessione sviluppata dal prof. Rodotà e altri (Petrella, Mattei…) sull’acqua e altri beni comuni.

  2. mauro smeraldi ha detto:

    Caro Andrea, intervengo in ritardo perchè ti confesso che ho avuto bisogno di qualche giorno per riprendermi dalla stanchezza, dallo stress e dal timore di non raggiungere il quorum. Voglio solo dire che è stata una grande esperienza, una bella storia fatta di moltissimi contatti con la gente ai banchetti per la raccolta delle firme, di discussioni tra noi, di crescita culturale e politica, grazie anche all’aiuto di esperti come Ugo Mattei. La serata conclusiva della campagna referendaria il 10 giugno, nonostante la pioggia, è stata molto bella, e, come ha scritto Carla, era palpabile la sensazione di avere contribuito a creare qualcosa. La partecipazione dei burattinai, delle danzatrici, del gruppo musicale di Zocca (due ragazzi semplici ed entusiasti), dei tigellari (che per due iniziative non hanno voluto alcun compenso) ha contribuito a creare “gruppo”, comunità, e partecipazione.
    La campagna referendaria è stata un’occasione irripetibile per fare conoscere ed apprezzare Vignola Cambia, per fare toccare con mano ai cittadini che è ancora possibile parlare in libertà, confrontarci, contare qualcosa. E’ stata un’occasione anche per recuperare rapporti con persone perse per strada negli anni, come Maurizio Tonelli, che già ci aveva confessato di essere tornato a votare nel 2009, dopo anni di astensione, grazie alla presenza di Vignola Cambia, e che per il referendum ci ha aiutato in tutti i modi. E poi tante altre persone, come quell’elettore di Vignola Cambia, che non partecipa alle nostre riunioni, ma che mi diceva che nei giorni delle votazioni ogni tanto passava davanti ai seggi per verificare l’afflusso dei votanti.
    Certo se non avessimo vinto la delusione sarebbe stata tanta. Ma voglio riportarti le parole di un articolo che Ugo Mattei ha scritto domenica 12, quando ancora non si conoscevano i risultati, ricostruendo la storia della campagna referendaria:”….. il governo ha iniziato inserendo addirittura nel preambolo del decreto Ronchi la grande menzogna per cui la dismissione a favore dei privati del servizio idrico e degli altri servizi di interesse generale (trasporti e rifiuti) sarebbe stata obbligatoria sul piano europeo e quindi non sottoponibile a referendum. Questo argomento è stato il mantra ripetuto dai nostri oppositori (bipartisan) mentre NOI RACCOGLIEVAMO MILIONI DI FIRME E INIZIAVAMO UN GRANDE PROCESSO DAL BASSO DI ALFABETIZZAZIONE IDRICA, ECOLOGICA ED ISTITUZIONALE CHE, GIA’ DA SOLO, HA RESO L’ ITALIA UN LUOGO MIGLIORE.
    E’ anche per questo che sono convinto che questa esperienza non andr’a’ persa o dispersa. Certo occorre lavorare molto e non pensare che la vittoria sia un punto di arrivo. Ma qualcuno lo sta facendo. Come il Comune di Napoli. La prima delibera della giunta propone la pubblicizzazione della gestione dell’acqua, attraverso la trasformazione dell’attuale spa a partecipazione pubblica , tipo HERA, in un ente di diritto pubblico, alla cui governance partecipano anche rappresentanti dei comitati e dei cittadini.
    Peraltro a Napoli l’assessore ai beni comuni, scelto da De Magistris, si chiama Alberto Lucarelli, docente di diritto costituzionale all’Universita Federico II e coestensore dei quesiti referendari, assieme a Rodota’, Mattei ed Azzariti. Ma credo che anche noi ce la possiamo fare. OSARE LA SPERANZA, è il motto della comunità di Don Gallo a Genova.
    Ciao Mauro

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