Opere d’arte nelle rotatorie? Riflessioni a partire da un episodio spilambertese

Il Comune di Spilamberto ha emesso un bando di concorso per la realizzazione di un’opera d’arte a tema “L’aceto balsamico tradizionale di Modena” da collocare in una rotatoria all’ingresso del paese, all’incrocio tra la strada provinciale che proviene da Modena (SP 623) e l’asse stradale Castelnuovo-Piumazzo (SP 16). Si aggiunge dunque un nuovo episodio alla lunga serie delle “opere d’arte” nelle rotatorie, un fenomeno esploso negli ultimi anni e che merita una riflessione. Ci sono in effetti due aspetti che colpiscono in questo fenomeno. Le rotatorie hanno da tempo scalzato le piazze come location ideale per queste opere d’arte, per questi “monumenti”. Accanto ai luoghi cambiano però anche i temi. Non più personaggi della storia nazionale. Non più eventi eroici o tragici della città. Non più rappresentazioni di ideali astratti o virtù civiche (qualunque esse siano). Ma i prodotti del territorio. Quei prodotti che hanno contribuito a determinare il benessere economico della popolazione residente o che, anche solo, segnano un tratto dell’identità che si vuole affermare (spesso recuperandola dal passato) per il territorio. Opere d’arte, dunque, che sono chiamate non tanto ad “elevare lo spirito” ma a fungere da operatori del marketing territoriale.

La rotatoria, in comune di Spilamberto, che ospiterà l'opera d'arte dedicata all'aceto balsamico tradizionale di Modena (dal materiale del bando)

[1] Dalle piazze alle rotatorie. Difficile non cogliere questo spostamento. Opere d’arte e monumenti (chiamiamoli così) degli ultimi anni sono stati collocati sempre più spesso al centro delle rotatorie piuttosto che delle piazze. Per spiegare ciò c’è una prima ragione, banale. Il fatto è che le rotatorie sono divenute, da 5-6 anni a questa parte, l’opera pubblica più diffusa in ogni città. Si è recuperato in fretta il ritardo accumulato (più che decennale) nei confronti degli altri paesi europei. Andando a sostituire molti semafori. E dunque popolando di rotatori gli incroci urbani ed extraurbani. Il Piano Urbano del Traffico (PUT) di Vignola, approvato nel 2004, prevedeva infatti l’inserimento di più di 20 rotatorie in città con l’obiettivo di fluidificare il traffico e di aumentare il livello di sicurezza. Diverse di queste sono state effettivamente realizzate. E non c’è dubbio che la mobilità urbana sia migliorata. Ciascuna di queste opere, ciascuno di questi cantieri porta con sé la tentazione di ficcarci dentro qualcosa per dar loro un po’ di prestigio, per togliere un po’ di anonimato, per dare un contributo al miglioramento estetico della città. E’ così che a Modena si trova un bel grappolone di uva (lambrusco) in vetro di Murano al centro di una rotatoria. Opera artistica, pare. A Pozza di Maranello una serie di tubi con diversa inclinazione popolano la rotatoria all’incrocio con la Nuova Estense. Che si tratti di opera d’arte è lecito dubitare. Più in là, verso Sassuolo, al centro stanno piastrelle in ceramica per ricordare a tutti, residenti e passanti, dove sta la fonte di ricchezza del territorio (ma anche del suo consumo!). Mentre più a nord, a Modena in località Vaciglio (strada Contrada), l’opera d’arte è scolpita in un cespuglio, sagomato a carrozza con tanto di cavallo e postiglione, degno della migliore Disneyland. A Faenza forse la più bella di tutte (artisticamente parlando). Una scultura in cui una ragazzina trascina una grande balena con una corda. A Bologna una delle più assurde, nella rotonda Gasbarrini di Borgo Panigale: “giganti della strada”, si intitola l’opera (vedi). Ed in effetti è un uomo gigante che porta sulle spalle un “gigante” di camion (qui la ricostruzione in 3d: vedi; qui l’installazione: vedi). Voluta da CNA-FITA (Unione imprese di trasporto) di Bologna che ha pure ottenuto il patrocinio del Comune! L’artista è il modenese Andrea Capucci (ci sarà qualcuno che si rifiuta di realizzare queste opere d’arte?). E così via.

Un'opera d'arte in una rotatoria di Faenza (RA) (foto del 19 agosto 2010)

Realizzare un “catalogo” di questa singolare mostra d’arte (sic) è praticamente impossibile, anche perché spuntano come funghi! Presto dunque avremo anche un “monumento” all’aceto balsamico tradizionale di Modena DOP (o meglio – penseranno in tanti – di Spilamberto, che è la vera patria del balsamico)! C’è però una ragione più profonda in questa nuova dislocazione dei monumenti. Non è solo il fatto che è nelle strade che oggi si aprono con una certa frequenza nuovi cantieri. E’ anche che le strade sono il luogo in cui, con l’automobile, oggi circola la gente. Mettere un’opera d’arte (continuiamo a chiamarla così) in una rotatoria significa accettare l’evidenza: la nostra è una società dell’automobile. Ed è dunque agli automobilisti che occorre rivolgersi in primo luogo. Altro che città dei bambini e delle bambine! A Vignola, ad esempio, ci sono 5 automobili circolanti ogni bambino (ogni minore di 18 anni) e le automobili occupano in gran parte il centro della città (ma non sembra che la maggioranza dei cittadini apprezzi ciò: vedi). Dunque l’offerta artistica si indirizza a loro. L’opera d’arte nella rotatoria non è dunque altro che la presa d’atto che la “socialità” nelle nostre città si è spostata (tranne rare eccezioni) dalle piazze alle strade. Accanto al drive-in ed al McDrive (il McDonald’s “motorizzato”) si prefigura dunque all’orizzonte anche l’art-drive.

Il grappolo d'uva nella rotatoria, a Modena, all'incrocio tra la Nuova Estense e via Vignolese (foto del 14 febbraio 2009)

[2] Certo. Non dappertutto sono così ambiziosi da voler colpire, far bella figura con una rotatoria. A Vignola vi si sono collocate comunque due fontane, con una spesa di parecchie decine di migliaia di euro! Ma si tratta delle “porte della città”, si dice. Ed anche quando, più sobriamente, si è messo al centro della rotatoria un semplice albero di ciliegio (così tra via G.B.Bellucci e via M.Pellegrini e tra via per Spilamberto e via Circonvallazione) non si è resistito all’idea di contornarlo di un bel lamierone arrugginito (nella seconda delle due citate). A Castelvetro (rotatoria al termine di via Palona) vi hanno messo alcune piante di vite a richiamare la patria del Lambrusco grasparossa. Buona soluzione. Ed a Bazzano le due rotatorie che si incontrano per chi proviene da Savignano mostrano semplicemente uno sgargiante roseto. Ottima scelta. Non c’è bisogno di fare di più. Ecco, io vorrei dire che se c’è un ambito in cui occorre recuperare una dimensione di sobrietà è quello delle rotatorie. Basta un po’ d’erba, qualche fiore, eventualmente un albero. Ed un po’ di manutenzione ogni tanto. Non c’è bisogno di quasi-giardini pensili, come nella vignolese rotatoria “a tumulo” tra via Circonvallazione e via Barella. Questo è quanto. Le risorse che avanzano le si impieghi diversamente: per dotare di attrezzature informatiche una scuola o per realizzare un vero museo d’arte nel territorio. Eventualmente per collocare un nuovo monumento in una piazza cittadina liberata dalle auto e restituita ai cittadini, ai bambini, alle famiglie. Ecco, se fossi un cittadino spilambertese chiederei di collocare il “monumento” all’aceto balsamico non in una rotatoria, ma in una piazza (magari pedonalizzata). D’altro canto il maiale, testimonial della ricchezza di Castelnuovo Rangone, non è stato messo nella piazzetta pedonalizzata che conduce al municipio, lungo via Matteotti, la via principale del paese?  Se davvero si vuole dotare il territorio di opere d’arte si impieghino le risorse risparmiate con il ritorno alla sobrietà e si realizzi un vero museo d’arte od un parco di sculture come quello di Cà la Ghironda a Crespellano (vedi). Questo territorio ne ha bisogno. Anche se per fare ciò occorre che tutti i comuni uniscano le forze (oggi l’unico “museo d’arte” è il MUSA, museo dell’assurdo o assurdo d’un museo: vedi). Sarebbe interessante calcolare quanto le amministrazioni dei 5 comuni fondatori dell’Unione Terre di Castelli avrebbero potuto investire diversamente – magari sempre in “arte”, ma in un vero museo – piuttosto che in “abbellimenti” o pretese opere d’arte messe nelle rotatorie (poco importa che in alcuni casi a finanziare l’arte nelle rotatorie sia uno sponsor privato: tali risorse possono comunque essere dirottate verso impieghi più produttivi). Non c’è alcun dubbio, comunque, del fatto che con tali risorse si sarebbe potuto costituire una dotazione di tutto rispetto di opere d’arte per un museo del territorio. Pensiamo solo che il bando spilambertese mette a disposizione 36mila euro.

Albero di ciliegio più lamierone arrugginito nella rotatoria tra via per Spilamberto e via Circonvallazione a Vignola (foto del 15 agosto 2010)

[3] Ma c’è ancora un’ultima considerazione da fare, quella sui “temi” rappresentati. Sì, in effetti si tratta di “rappresentanza”. L’intento è infatti quello di comunicare il territorio. Di fare marketing territoriale. Dunque i prodotti tipici. Contributo alla ricchezza dell’economia ed all’identità del territorio. Identità “materiale” però. Ecco, questo è singolare. Nessun nuovo monumento che testimonia di un progetto, di una tensione a costruire una nuova identità. Nessun monumento che richiami i valori civici che pure hanno caratterizzato e caratterizzano questa comunità, ma che è urgente richiamare, rilanciare, diffondere. Nessun simbolo scomodo o impegnativo. Eppure ci sarebbero. Pensiamo alla solidarietà ed al sacrificio verso gli altri. Alla dedizione verso la famiglia od il lavoro – ampiamente diffusa in questa parte dell’Italia. Per non parlare dei temi più impegnativi. Pensiamo all’accoglienza od al riconoscersi in valori universalistici (troppo impegnativa la fratellanza?). Ecco l’impressione è che l’affidarsi a temi culturalmente banali (certo, l’aceto balsamico è un “prodotto considerato patrimonio culturale e non solo del territorio e dei suoi abitanti” – così recita il bando di concorso spilambertese) siano un contributo all’assottigliamento della cultura dominante della comunità cittadina. Niente provocazioni, niente “shock culturali”, niente temi impegnativi (perché, plausibilmente, pure controversi). Siamo indubbiamente una realtà di provincia che non ha ancora fatto i conti con la modernità culturale. Non disturbateci, per favore. Ciliegie, salumi, aceto, vino – sono simboli che sembrano esaurire la nostra cultura. O almeno è questa l’idea che diamo pubblicamente. Tramite quel museo all’aperto (con qualche orrore di troppo) che sono le rotatorie sulle nostre strade.

Rotatoria con fontana "barozziana" alla confluenza di Corso Italia, via Portello e viale V.Veneto a Vignola. Costata più di 450mila euro (foto del 18 aprile 2009)

PS E’ giusto ricordare alcuni monumenti realizzati negli ultimi dieci-quindici anni a Vignola e che, per fortuna, non stanno dentro a rotatorie. Innanzitutto “Battito d’ali” di Arnaldo Pomodoro, presso la sede di Fabbri Arti Grafiche. Quindi il monumento ai caduti di Pratomavore  inaugurato nel 2003. Infine la “Sacra famiglia” presso la Pieve di Vignola, inaugurato nel 2009. Entrambe queste due opere sono dello scultore vignolese Marco Fornaciari.

6 Responses to Opere d’arte nelle rotatorie? Riflessioni a partire da un episodio spilambertese

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Anche la Gazzetta di Modena si interroga sul senso di quest’arte pubblica, da un lato collocata in luoghi “impropri” (come ho scritto nel post, collocare un’opera d’arte in una rotatoria significa riconoscere la superiorità dell’automobilista sul pedone ed il venir meno della principale funzione delle piazze), dall’altro espressione di un’estetica del brutto (lo si lasci dire). Basta guardare le immagini dei monumenti modenesi ed è inevitabile concludere che se ne possono salvare al massimo 2 o 3. Di certo, in mezzo a questa sagra del brutto, il maialino di Castelnuovo (tra l’altro, uno dei pochi ad essere collocato in una piazza), fa un gran figurone. Qui l’articolo, di Michele Fuoco, con tanto di sondaggio:
    http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2011/11/09/news/monumenti-senza-pace-fra-infortuni-e-polemiche-1.1656057

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    La “goccia” di balsamico evidentemente non gode di grande fortuna. Già al momento dell’installazione si erano evidenziate alcune crepe ed era stato necessario un primo intervento (leggero) di manutenzione. Che però non è stato sufficiente. Dunque si interviene di nuovo, questa volta togliendo l’opera per poter eseguire una riparazione più consistente. “La scultura, realizzata con interventi e tecnologie innovative per questo tipo di opera, ha infatti manifestato fin dai primi giorni dalla sua installazione alcune fessure causate da un danno strutturale, avvenuto all’interno del corpo della goccia nella fase dello spostamento, dal deposito al momento della collocazione nella rotatoria. Una serie di primi interventi erano già stati realizzati sul posto ora però gli incaricati della realizzazione dell’opera, in accordo con l’Amministrazione Comunale, con la Consorteria ed il Museo ABTM, hanno ritenuto opportuno rimuovere la Goccia e realizzare gli interventi manutentivi utili per eliminare ogni ulteriore inconveniente. Comune, Museo e Consorteria apprezzano lo sforzo ed il lavoro svolto fino ad oggi da parte di tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera: progettisti, aziende, sponsor. L’intervento non comporterà costi aggiuntivi né per l’Amministrazione Comunale, né per la Consorteria, né per il Museo ABTM.” Così recita il comunicato dell’amministrazione comunale di Spilamberto del 27 dicembre 2011. Resta il fatto che rimane poco sensato collocare opere d’arte nelle rotatorie. Meglio piazze o parchi. Di questo l’amministrazione comunale di Spilamberto porta per intero la responsabilità. Sul tema si veda anche la nota di VMG News:
    http://www.vmgnews.net/2011/12/spilamberto-domani-sara-spostata-la.html

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ecco un “archivio” interessante. E già solo il nome è un programma: orrori alle rotonde.
    http://orroriallerotonde.com/

  4. ruggiero di Paola ha detto:

    cosa distingue un giornalista da uno che scrive articoli? E’ la capacità di intervenire nel merito e di analizzare il perché un accadimento avviene. Chi scrive articoli senza approfondire e spara giudizi a casaccio come in questo caso, compie due volte lo stesso errore: mostrarsi superficiale e incapace di capire.
    Esiste nella comunicazione (così si insegna ancora alla bocconi, penso) un metodo che si semplifica nelle lettere SPIN.
    Un metodo che semplifica il percorso da seguire per una buona comunicazione.
    Alle scuole di giornalismo ancora lo insegnano.
    I dilettanti allo sbaraglio evidentemente colti dalla loro saccenza se ne infischiano e purtroppo i risultati si vedono.

  5. Andrea Paltrinieri ha detto:

    In un video un campionario delle rotatorie bolognesi e delle opere “artistiche” (sic) che in esse sono state piazzate. Poco importa che tali “capolavori” siano stati finanziati con risorse provenienti da privati (es. oneri di urbanizzazione) o con sponsorizzazioni. Tale risorse vanno incanalate verso altri interventi! E’ un dovere dell’ente locale dire no! Chiunque voglia visibilità, finanzi, per favore, scuole, biblioteche, ospedali o parchi pubblici. E lì metteremo, come si fa normarlente, una bella (e grande) targa di ringraziamento! Per queste brutte opere nelle rotatorie, invece, è bene applicare la spending review!!!!

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