In anteprima la bozza del Documento Preliminare del PSC. Ed un primo commento sulla “strategia”

Già nel 2005 i 5 comuni originari dell’Unione Terre di Castelli avevano avviato il percorso per giungere all’approvazione dei nuovi strumenti di pianificazione urbanistica – ora chiamato Piano Strutturale Comunale (PSC) e non più Piano Regolatore Generale (PRG) – a livello intercomunale. Tra settembre ed ottobre 2008 tanto le giunte municipali, quanto la giunta dell’Unione avevano approvato il “Documento Preliminare” (vedi), ovvero il documento di indirizzo politico e relativi apparati tecnici, con cui aprire la Conferenza di pianificazione (secondo un iter complesso, articolato in più fasi). Le successive elezioni amministrative fecero saltare il percorso sino ad allora compiuto. Come nel gioco dell’oca si tornava alla casella di partenza. Il via al nuovo giro venne quindi dato il 15 luglio 2010, con la delibera della giunta dell’Unione n.77. Essa incaricava di nuovo la società CAIRE Urbanistica (coordinatore del progetto l’Arch. Ugo Baldini) degli studi e della realizzazione degli apparati tecnici per il “nuovo” PSC, quello voluto dalle nuove amministrazioni (ricordiamo che dei 5 comuni solo Spilamberto ha mantenuto il precedente sindaco). Allo stesso tempo la delibera ufficializzava la scelta di rinunciare ad un percorso di alto profilo per il coinvolgimento dei cittadini nella definizione dei nuovi documenti di pianificazione (vedi). Nonostante la retorica della “partecipazione” la giunta dell’Unione ha scelto di interpretare nel modo più riduttivo possibile l’obbligo fissato per legge (art.8 della L.R. n.6/2009) di “assicurare … specifiche forme di pubblicità e di consultazione dei cittadini”. E soprattutto di spostarla in avanti, in una fase in cui i giochi saranno già fatti e la partecipazione non potrà che risultare ininfluente. Invece il tempo è una variabile fondamentale in ogni processo di partecipazione. Non solo perché l’acquisizione di elementi di informazione e conoscenza utili per maturare orientamenti solidi e realistici richiede tempi in genere più lunghi rispetto ai tempi ristretti messi a disposizione dei cittadini dai decisori pubblici (30 giorni? 60 giorni? Per documenti – Quadro conoscitivo, Valsat, Documento preliminare – che assommeranno diverse centinaia di pagine?). Ma anche perché la partecipazione massimamente efficace è quella che incide nella formazione del quadro conoscitivo (le domande a cui è chiamato a rispondere non sono affatto meramente “tecniche”) e dei documenti di “orientamento” (appunto il Documento preliminare). Dunque è opportuno iniziare a diffondere conoscenza sul PSC e ad aprire in anticipo la discussione pubblica. Partiamo da qui, dunque. E dalla messa a disposizione degli interessati della “bozza” del Documento Preliminare, non ancora approvato dalla Giunta dell’Unione.

La Rocca di Vignola vista da via Zenzano. In primo piano l'area destinata a parco urbano, un progetto ora abbandonato (foto del 9 aprile 2011)

[1] Il Documento preliminare è diviso in due parti. Una prima parte (pp.3-25) intitolata “la componente strategica del Piano”. Una seconda parte, più corposa (pp.26-79), dedicata agli aspetti “strutturali”. Svolgo qui alcune considerazioni sulla prima parte, quella che riepiloga le “strategie” che intendono guidare lo sviluppo del PSC. La presentazione di 11 “progetti territoriali” strategici è preceduta da un veloce richiamo delle criticità che anche questo territorio è chiamato a fronteggiare se vuole riuscire a costruire percorsi “alti” di qualificazione dell’economia e dunque dell’occupazione. Non sembra in realtà un’introduzione molto convinta, risultando evidente la mancanza di un’analisi approfondita sia delle caratteristiche di questo particolare “distretto” (che pure non è un “distretto” produttivo in senso tecnico, a differenza di Sassuolo e Mirandola, ad esempio – e questo non è necessariamente un handicap), sia – e soprattutto – del “posizionamento” di questo distretto (punti di forza e di debolezza) nello scenario regionale. Troppo spesso le strategie locali soffrono dell’essere concentrate tutte su se stesse, senza considerare, cioè, che le strategie di un territorio sono inserite in un gioco strategico più ampio in cui ogni altro territorio concorrente elabora e cerca di implementare proprie strategie. In questo gioco competitivo e strategico la variabile temporale è determinante. Conta infatti la chiarezza e solidità della visione strategica. Conta anche la capacità di mobilitare risorse finalizzate all’implementazione. Conta infine la rapidità, la velocità relativa con cui un territorio riesce a mettere in atto le strategie individuate (non è la stessa cosa essere tra i primi o essere invece tra gli ultimi a realizzare una determinata iniziativa). Certo, se consideriamo che sul territorio dell’Unione con il PSC e la relativa “visione strategica” abbiamo perso dai 3 ai 5 anni per il continuo stop-and-go (più stop che go, però!), vediamo che si parte già con un primo handicap. A cui si aggiunge subito il fatto che si ha l’impressione che si tratti di un esercizio retorico, per dare l’idea del “piano strategico”, ma senza quel faticoso lavoro di analisi e di elaborazione che un “piano strategico” presuppone. Vedremo presto la qualità del “quadro conoscitivo” che ne sta alla base.

Vista sulla Rocca ed il centro urbano di Vignola dalle "basse" (foto del 31 marzo 2010)

[2] Si tratta, precisamente, di 11 “progetti di territorio” considerati strategici. Dico subito che la loro presentazione, nel documento, soffre di assoluta genericità. Manca un’adeguata esplicitazione del rapporto mezzi-fini. Finalità condivisibili prive di adeguate analisi sulla realizzabilità rischiano di prefigurare un’operazione solo di facciata: ci penseranno poi gli “interessi materiali” concreti a re-interpretare il sistema degli obiettivi, lasciando plausibilmente cadere quelli più ambiziosi e più orientati alla collettività. Ecco comunque un sintetico elenco dei “progetti di territorio” individuati:
PDT1: Il sistema urbano Spilamberto – Vignola – Doccia e il suo Boulevard. Qui si prende semplicemente atto dell’avvenuta conurbazione ed invece di contrastare il residuo di separatezza tra i centri abitati di Spilamberto, Vignola e Formica (sino all’area Italcementi “riqualificata”) si immagina di completare la conurbazione, “come occasione per la formazione di un sistema urbano integrato” (p.11). L’ex- strada statale è immaginata come un “vero e proprio boulevard urbano”. Indubbiamente qui si esprime la dimensione “visionaria” del Piano. In merito al tipo di “visioni” meglio non specificare.
PDT2: Il completamento dell’asse pedemontano. Dopo l’apertura della Pedemontana, nel febbraio 2009 (vedi), si pone sia l’obiettivo di un suo completamento, sia verso Sassuolo che verso Bologna (qui il completamento è previsto al 2014: vedi), sia di “governare con efficacia il processo insediativo” (p.12). In effetti ogni asse viario importante porta con sé nuovi processi di urbanizzazione (si pensi alla via Emilia o alla Pedemontana bolognese tra Zola Predosa e Casalecchio). Proprio per evitare questo il Piano delle strategie del 2006 aveva ipotizzato di circondare il tratto vignolese della Pedemontana con un bosco lineare della profondità di 100 metri. Di questo elemento di qualità non si dice però nulla. Scomparso!

Valorizzazione dei ciliegi nella valle del Panaro? ("basse" di Vignola, foto del 12 settembre 2010)

PDT3: L’Area SIPE Nobel come cittadella del Cibo (pp.13-14). Si prospetta qui la trasformazione dell’area SIPE come una vera e propria “cittadella del cibo”, con funzioni connesse all’alimentazione, da quelle commerciali a quelle ludico-fruitive. Insomma una sorta di outlet dei prodotti tipici del territorio. Ma una tale visione non è in contrasto con la strategia di valorizzazione dei “centri storici”? Non è nei centri delle città che tali funzioni qualificanti andrebbero allocate? Non era questo il disegno strategico dei “centri commerciali naturali” da far evolvere verso funzioni culturali e di innovazione? Difficile tenere assieme l’una e l’altra prospettiva. Oltre a ciò nell’area SIPE si ipotizza di collocare l’Istituto Agrario di Vignola. Ma non sarebbe da considerare meglio la logistica necessaria ed i sistemi di trasporto pubblico? Non sarebbe meglio provare a ricercare, per la collocazione di un istituto scolastico che pure necessita di spazio agricolo, aree in prossimità di una delle fermate della ferrovia Vignola-Bologna, ad esempio Savignano Comune o Savignano Mulino? Creando un’asse Castelfranco-Savignano-Monteombraro?
PDT4: Il nuovo polo delle carni (tra Castelvetro e Castelnuovo). Qui si prospetta la realizzazione di nuovi stabilimenti all’insegna della “libertà di impianto” e migliori “condizioni di accessibilità” che il semplice ampliamento delle aree produttive esistenti, secondo le amministrazioni comunali, non potrebbe garantire (p.16). Evidentemente sono già stati “negoziati” nuovi interventi edilizi!
PDT5: Il sistema delle APEA (che sta per Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate). La Regione ha già fatto un primo bando per finanziare queste realizzazioni di nuovi insediamenti produttivi ad alta “qualità ambientale” (in grado di garantire fonti energetiche rinnovabili e sistemi evoluti di smaltimento dei rifiuti). Solo che l’Unione Terre di Castelli non ha concorso. Lo hanno fatto altri territori che stanno dunque partendo. In provincia di Modena si tratta di: Nonantola (PIP Gazzate), Bomporto, Modena (PIP 10 e PIP 9); Mirandola, San Felice s/P, Castelfranco Emilia e Pavullo n/F. Questo territorio, invece, arriva lungo. Come si diceva: il tempo conta! In provincia di Bologna sono state firmate pochi giorni fa (24 maggio 2011) le convenzioni per la realizzazioni delle prime tre APEA: Ozzano Emilia, Budrio e Camugnano (con stanziamenti regionali per quasi 6 milioni di euro).
PDT6: Il polo formativo (vignolese) da potenziare (pp.18-19). Difficile commentare l’ipotesi di 73.805 mq di aree di nuovo impianto per scuole senza un’adeguata documentazione sulla prospettiva di sviluppo o trasformazione dei bisogni di formazione scolastica.
PDT7: La valorizzazione agro-ambientale del territorio rurale. Non si può che concordare sulle prospettive di rilancio dell’agricoltura, solo che non si capisce come ciò possa essere fatto, stante il progressivo deperimento del sistema (con età media dei conduttori superiore ai 60-62 anni) (vedi).
PDT8: Il sistema di offerta ambientale del Panaro. Anche in questo caso a fronte di obiettivi condivisibili (valorizzazione degli “affacci” dei centri urbani sul fiume e valorizzazione paesaggistica e per la pratica ludico-sportiva dell’area fluviale) non è chiaro come essi siano effettivamente perseguibili, anche in considerazione della tribolazione che la traduzione operativa del “contratto di fiume” sta manifestando (tant’è che si è persa l’occasione per presentare un progetto di riqualificazione che potesse concorrere a finanziamenti europei).

Baracche lungo il Percorso Natura: altro che riqualificazione dell'area fluviale! (foto del 10 aprile 2011)

PDT9: Il circuito collinare della valorizzazione turistica e ambientale: “Il piano attribuisce a questa possibile vocazione fruitiva chances rilevanti per la valorizzazione e la riqualificazione di alcuni complessi industriali dismessi (dall’Italcementi di Formica al Frantoio che fronteggia il castello di Vignola, alla Fornace Cavallini e alla Flaviker di Castelvetro)” (p.21). Si ipotizza la “dorsale della mobilità dolce” (p.22) che fa il paio con il “parco europeo dell’ospitalità” prefigurato – un po’ fuori misura, in realtà – nel Piano delle strategie del 2006 (vedi).
PDT10: Centri Storici, cultura e animazione commerciale. Riqualificazione dei centri (sempre più “centri commerciali naturali” e “centri culturali naturali”) e promozione della “nuova residenzialità dei centri storici” (un’operazione sino ad oggi NON riuscita, come testimonia il processo di concentrazione abitativa di cittadini stranieri – che sono più del 50% dei residenti nel centro storico di Vignola: vedi). E’ evidente che conta la capacità di mobilitare risorse per tali progetti di riqualificazione. E sino ad oggi non si è visto granché (vedi). Perché domani dovrebbe andare meglio? Dove stanno le analisi puntuali, le idee per innovare, la capacità di governare progetti complessi e le risorse necessarie?
PDT11: L’accessibilità metropolitana e la ferrovia Vignola-Casalecchio. Il Documento Preliminare riconosce i problemi di qualità del servizio oggi esistenti (vedi) ed anche di qualità delle stazioni che invece di costituire un elemento di qualificazione urbana, costituiscono fattori di degrado. Anche qui non possiamo non rilevare l’incapacità dell’amministrazione vignolese nel riconoscere e negoziare un progetto di ristrutturazione di qualità (vedi) con FER Srl, l’azienda che gestisce il servizio. E questa è già un’occasione persa.

Verso il completamento dei lavori nella piazza davanti a Villa Braglia: è il 20 febbraio 2009

[3] Il Documento preliminare – nonostante la chiusura alla “partecipazione” dei cittadini da parte della Giunta dell’Unione – rimarca l’importanza della “partecipazione”. Certo, il termine “partecipazione” compare una sola volta nell’intero documento. Precisamente a pag.25, dove è auspicata una governance dell’urbanistica che “sappia poggiare tanto su un elevato livello di cooperazione interistituzionale che sulla diffusione di processi decisionali inclusivi ed aperti alla partecipazione delle comunità locali.” Altre due volte si parla di “ascolto” delle comunità locali: a pag.8 come “pratiche di ascolto non formali” ai fini della programmazione e governo del territorio; a pag.10 come un aumento della “capacità di ascolto e di condivisione” come prerequisito di una nuova capacità di fare, di realizzare “progetti territoriali” ambiziosi. Deve trattarsi però di desiderata del progettista, sfuggite alla penna censoria degli amministratori locali visto che questi ultimi hanno già dimostrato di ritenere coinvolgimento e partecipazione una seccatura. Al più qualcosa da organizzare in modo ritualistico. Abbiamo già registrato più volte lo scarto tra il dire ed il fare in merito all’organizzazione della partecipazione dei cittadini nelle scelte più importanti per la città di Vignola (vedi). Non suscita dunque grandi speranze il richiamo alla “partecipazione” dei cittadini nella definizione del PSC contenuto nella Relazione Programmatica e Previsionale 2011 redatta dalla giunta municipale di Vignola (due richiami a p. 4 e p. 59). In uno di questi passaggi, anzi, è esplicitata l’intenzione di rimandare a dopo l’approvazione del Documento preliminare l’apertura di una fase di “ascolto sociale” per permettere “di specificare e articolare meglio obiettivi, strategie e strumenti di lavoro già contenuti e argomentati nel citato Documento Preliminare.” (p.59) Insomma ai cittadini rimarrebbe una eventuale opera di abbellimento di scelte già definite. Aggiungere o togliere qualche virgola. Ecco, per evitare questo esito non sarebbe male iniziare il confronto già ora ed aprire il dibattito pubblico non a valle, ma a monte dell’approvazione del Documento Preliminare. Questo è l’obiettivo di chi crede in un modo nuovo di fare politica.

Qui la bozza del Documento Preliminare nell’ultima versione disponibile, datata 28 marzo 2011 (pdf). Il documento non è ancora stato “revisionato” dalle amministrazioni comunali che hanno, ovviamente, la facoltà di chiederne modifiche sino all’approvazione definitiva con delibera di giunta. Seguiranno dunque altre versioni.

2 Responses to In anteprima la bozza del Documento Preliminare del PSC. Ed un primo commento sulla “strategia”

  1. Il Mago di OZ ha detto:

    Vediamo se sono veramente un mago.
    In questi giorni leggo sui giornali di una battaglia di Coop a favore di una moratoria delle nuove superfici commerciali, quasi sempre si parla di superfici destinate ad altri marchi, ma non bisogna essere prevenuti, magari sono sinceri, magari esiste ancora una cooperazione espressione della base sociale, attenta agli interessi generali. Allora vorrà dire che siccome leggo che l’accordo Sipe è saltato saranno sicuramente sparite dal nuovo piano commerciale provinciale le superfici previste nell’area di Spilamberto e immagino che anche gli ampliamenti possibili degli esercizi esistenti siano a questo punto non necessari. Anche a Vignola ho sempre visto progetti che individuavano nel vecchio mercato, in centro il luogo per la valorizzazione delle eccellenze territoriali, prime tra tutte quelle agroalimentari, immagino che se qualcosa di nuovo deve essere previsto debba essere qui. Leggo oggi che il Presidente della provincia è favorevole alla moratoria e ad eliminare le superfici commerciali non necessarie. si potrebbe allora cominciare da quelle previste per ampliamento delle superfici esistenti e da tutte quelle previste alla SIPE. D’altra parte il sacrificio era giustificato dal parco tecnologico, niente parco, niente commercio. Sarei curioso di vedere se la magia ha funzionato ed il commercio è sparito, sarei curioso di vedere se scompariranno le previsioni di ampliamento di tutte le superfici commerciali esistenti. Farebbe piuttosto ridere se dopo tutte queste affermazioni di principio e dopo un aspra battaglia anche delle associazioni dei piccoli commercianti, ci si scordasse della Sipe e come d’incanto apparisse alla Sipe un supermercato dei prodotti tipici…magari a marchio Coop …Magia!
    Se indovino appaio di fronte a voi !

  2. elisabaraldi ha detto:

    Caro Andrea,
    innanzitutto un sentito grazie per l’incessante lavoro di trasparenza e di ricerca di dialogo che porti avanti. Leggendo questo post mi sono convinta, ancora una volta, che le difficoltà per la cittadinanza non è solo nel districarsi fra le indicazioni di “bell’aspetto” ma assolutamente inconsistenti nella pratica (come tu hai segnalato fin da subito) ma nell’impossibilità oggettiva, per chi non segue i lavori dall’interno, di districarli nel tempo. Infatti è molto diverso sapere di un progetto allo studio nel PSC da adottare e conoscerne le sue evoluzioni negli anni, dalle idee originarie alle mille evoluzioni / involuzioni / metamorfosi che negli anni lo stesso progetto ha subito.

    L’esempio ex-Sipe direi che li batte tutti… Purtroppo il discorso finisce sempre nel nodo “partecipazione”. Finchè questa non sarà la prima vera scelta coraggiosa dell’amministrazione comunale temo che il sentimento predominante alla fine di ogni considerazione sia sempre e solo un gran mal di stomaco.

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