Una modesta proposta/6. Tolleranza Zoro con chi viaggia con bici+treno sulla linea Vignola-Bologna

Sulle due più importanti linee ferroviarie gestite da FER Srl (la Bologna-Portomaggiore e la Bologna-Vignola) da lunedì 16 maggio è partita una sorta di campagna “tolleranza zero” nei confronti di chi non è in regola con i titoli di viaggio (FER Play, il nome della campagna: vedi). Ben fatto! Anche se la campagna mette un’enfasi eccessiva sul tema sicurezza (hanno assoldato anche alcuni “vigilantes” impiegati, temporaneamente, presso le stazioni) e lascia in ombra, invece, il tema delle facilitazioni necessarie per mettere tutti in condizione di acquistare ed obliterare il biglietto (faccio solo un esempio: la macchina emettitrice di biglietti alla stazione di Vignola è stata tolta un anno fa e poi mai più rimessa). Comunque su queste cose l’associazione degli utenti ha avanzato diverse osservazioni confidando che vengano recepite e tradotte operativamente con tempestività. In questo post mi vorrei però soffermare su un tema minore, a partire da un episodio di cui sono stato testimone in questi giorni, quando ad un utente presentatosi alla stazione (se ben ricordo Zola Comune) con la bicicletta è stato impedito di salire sul treno perché non aveva prenotato.

Un passeggero, alla fermata Zola Comune della linea Vignola-Bologna, sale sul treno con la bicicletta, ma viene prontamente fermato dai "controllori". Non aveva prenotato e dunque è invitato a scendere! Qui un momento della discussione (foto del 26 maggio 2011)

[1] Giovedì 26 maggio ero sul treno partito alle 7.48 da Vignola e diretto a Bologna. Sul treno erano presenti i due “stagisti” (o contrattisti) chiamati in queste settimane a rafforzare i controlli sui passeggeri. Alla fermata di Zola Comune si affaccia, dalla pensilina, un signore con bici a mano. Sale sul treno assieme alla bici. Ma i “controllori” prontamente intervengono: ha prenotato? No, il signore non aveva prenotato. Allora ci dispiace, ma lei non può salire. Il signore viene invitato a scendere dal treno. In effetti scende. Protesta. Protesta perché un anno prima era salito e nessuno gli aveva fatto delle storie. Protesta mentre le porte si richiudono ed il treno riparte. Prossima fermata Pilastrino. Io ho assistito alla scena. Sulla carrozza scarsamente affollata la bici ci sarebbe stata senza arrecare alcun disturbo ai passeggeri presenti. Ma tant’é. Le regole sono regole. E queste solo le settimane della “tolleranza zero”. In effetti le regole parlano chiaro. “Trasporto bici solo su prenotazione. Telefonare al numero unico 840 151 152” sta scritto, con caratteri minuscoli da clausola di polizza assicurativa, sull’orario della ferrovia Vignola-Bologna. Provate però a cercare informazioni circa il trasporto bici sul sito web di FER Srl (vedi)  – a chi le trova pago una pizza!

Il passeggero con la bici viene fatto scendere dal treno. Non può viaggiare con la bici al seguito perché non aveva prenotato (foto del 26 maggio 2011)

[2] Ragioniamo un attimo su questo episodio e su queste regole. Vorrei subito dire una cosa. Chi oggi gira usando bici più treno è persona che la società dovrebbe premiare. Perché mette in atto, dal punto di vista dei comportamenti di mobilità, il comportamento più virtuoso possibile. Basso inquinamento e decongestionamento delle strade. E’ lui che pedala, mette la forza motrice, per i tratti casa-stazione e stazione-destinazione. Per il resto si affida al mezzo pubblico migliore dal punto di vista dell’impatto ambientale. Bene, su questo dovremmo essere tutti d’accordo. E però FER Srl non la pensa così. E con il concetto di tolleranza zero (o di FER play) pensa che le regole debbano venire prima di tutto, anche se ciò significa, senza grande disturbo per gli altri passeggeri, “ostacolare” uno dei comportamenti più virtuosi che un cittadino urbano possa mettere in atto oggi: usare la bici (più il treno). Vorrei anche dire con grande chiarezza che mi aspetto un servizio ferroviario (specie in QUESTA regione) che sia in grado di accogliere passeggeri con bici senza bisogno di prenotazione. A questo bisognerà arrivare. Non è pensabile che a chi attua comportamenti virtuosi si debbano imporre oneri aggiuntivi! Bisognerà, invece, che il servizio si attrezzi per gestire l’accesso libero di chi arriva sul treno con la bici. Inciso: stessa cosa deve valere per il trasporto dei disabili. Che oggi, non essendo garantito, segna una vergogna per questa azienda (FER Srl) e per questa Regione! Insomma: libero accesso sui treni a chi arriva in bici (pagando il dovuto biglietto, si intende). Ma comunque libero accesso. Perché questi sono comportamenti da agevolare, non da contrastare! Comprendo che oggi siamo in una fase “transitoria” (una fase transitoria che dura da 8 anni, però!) per cui, con i treni “pronta consegna” che ci ritroviamo (gli ATR 220), non sia possibile dire da subito: “libero accesso a chi vuol salire con la bici”. E’ giusto forse richiedere la prenotazione. Ma fissata la regola, il buon senso vorrebbe – per questa e SOLO per questa – di applicarla con intelligenza. Se il passeggero si presenta con la bici e questo non crea intralcio (e, ribadisco, giovedì 26 maggio, sul treno delle 7.48, non creava intralcio) lo si faccia salire! Anzi, gli si dia per favore un premio. Gli si faccia un regalo (es. una mappa delle piste ciclabili di Bologna). Perché è uno dei rarissimi cittadini che attua comportamenti del tutto sostenibili. Dunque, anziché “tolleranza zero” si applichi la “tolleranza Zoro” (vedi). Che è la tolleranza del buon senso e dell’ironia. Quella tolleranza che riconosce i valori in gioco: rispetto delle regole assolutamente sì, ma per chi si comporta virtuosamente (che, in questo caso, significa quasi “eroicamente”) uno strappo alle regole si può fare. In attesa di poter dire a voce alta: libero accesso a tutti i passeggeri con la bici! Speriamo presto, anzi prestissimo.

4 Responses to Una modesta proposta/6. Tolleranza Zoro con chi viaggia con bici+treno sulla linea Vignola-Bologna

  1. UTENTE FER ha detto:

    Ci terrei ad evidenziare che il treno, qualche volta, già prima ritardava il suo arrivo a bologna o a vignola ed ultimamente i ritardi sono molto aumentati (numerosi ritardi di 5 e 10 minuti a volte anche di 15 minuti), è giusto che si sproni la gente a pagare il biglietto con le iniziative da parte di FER ma sarebbe anche bello avere un treno che arrivasse in orario, soprattutto in una linea in cui viaggia solamente lui!!

  2. Nicola Fioraio ha detto:

    Leggendo questo post mi sorge il desiderio di intervenire portando un esempio a me vicino. Mi trovo da qualche mese in California per studio/lavoro, precisamente a Palo Alto a pochi km da San Francisco, e quando voglio andare nella grande città, prendo la macchina o…salgo su un treno della Caltrain (www.caltrain.com). Benché il confronto con la suburbana Vignola-Bologna possa sembrare impari, penso ci siano diversi aspetti del servizio della Caltrain a cui FER dovrebbe aspirare.
    Innanzitutto, ha un’ampia carrozza bici (fino a 80) per usufruire della quale non è necessario alcun biglietto speciale a prezzo maggiorato, né avvisare prima l’azienda. La carrozza è sempre piena, ma personalmente sono sempre riuscito a piazzare la mia bici; dopodiché se vogliamo tenerla d’occhio (non si sa mai!) è possibile sedersi al piano superiore nello stesso vagone. A quando una carrozza bici su ogni treno della suburbana?
    Per quanto riguarda invece il servizio per utenti in carrozzina, su ogni treno c’è almeno una carrozza con uno spazio dedicato per 2 carrozzine, se non ricordo male, mentre per salire a bordo è possibile usare l’apposita rampa d’accesso alla stazione o il “montascale” (si chiama così?) montato sul treno. Anche in questo caso non è necessario un biglietto speciale, né avvisare chicchessia in anticipo.
    Infine, arrivati a San Francisco con la nostra bici, se le strade in collina sono troppo ripide possiamo sempre prendere l’autobus caricando…la bici sull’apposito rack! Cosa davvero impensabile a Bologna (e forse in molte se non tutte le città italiane), ma che dimostra un’attenzione particolare per chi sceglie bici+mezzo pubblico per muoversi.
    Termino facendo notare come la Caltrain stia subendo una forte crisi e si trovi costretta a tagliare (http://www.caltrain.com/about/fiscalcrisis.html), ma cerchi comunque di mantenere una certa trasparenza (vedi ad es. http://www.caltrain.com/about/fiscalcrisis/fiscalcrisisFAQ.html) oltre al fatto di organizzare incontri con gli utenti (pubblicizzati in stazione) per capire come meglio riorganizzare l’orario eventualmente sopprimendo alcune corse col minimo disagio. Niente sorprese, insomma!

    Nicola

    PS: ovviamente anche la Caltrain fa ritardo e non è tutto perfetto, ma certo i problemi sono altri che non i servizi “di base” che mancano alla linea FER. Mi dispiace non avere a portata di “mouse” delle foto…potete però cercare su google-immagini “caltrain” e “bike on bus” per farvi un’idea.

  3. stefano C ha detto:

    Invece qui in Italia nella avanzata Emilia-Romagna tutto va bene. Dopo otto (8!) anni di esercizio non si è ancora riusciti a organizzare un servizio vendita dei biglietti capillare, accessibile, dotato, almeno nelle stazioni, di distributori automatici. Proprio tra ieri e oggi ho visto diversi passeggeri in difficoltà (alcuni respinti) per non essere riusciti ad acquistare un biglietto (alle sette di mattina anche le tabaccherie sono chiuse!). Invece “per il miglioramento del servizio” (ci viene detto), da quasi un mese i treni sono affollati di controllori (da tre a quattro)e vigilantes (1 o 2,addirittura armati); una campagna di affissione annuncia la nuova “linea dura” nei confronti dei “portoghesi” in tutte le loro casisitiche possibili: anche chi non ha validato il biglietto perchè la macchinetta non funziona è supposto tale. Si potevano spendere meglio tali denari? Pur non trascurando il benefico effetto occupazionale (di questi tempi…) certamente si!
    Ma una bella campagna un pò securitaria (chi non compra il biglietto è un tuo nemico! un altro!)un pò
    aggressiva (nella struttura, raramente nei modi)serve a farsi un po’ di propaganda anche se non “migliora il servizio”.
    Certo non c’è un legame causale, ma, come già detto da qualcuno, è dall’inizio della campagna “tolleranza zero” che quasi nessun treno di quelli che ho preso (e ne prendo due quasi tutti i giorni)ha rispettato l’orario accumulando ritardi variabili da 4 a 15 minuti. Sembra poco, ma per un tragitto già compiuto con lentezza esasperante e della durata teorica di un’ora…
    E’ giunto il momento di dedicare risorse e impegno ad affrontare con adeguate tecnologie e organizzazione questo tema, così come quello della vendita dei biglietti e dell’ammissione delle bici, che incidono molto di più di una sanzione per mancanza del biglietto sulla qualità del servizio?
    A proposito dell’accesso delle carrozzine per disabili: la linea è di fatto ancora impraticabile dato che i vecchi treni continuano ad alternarsi ai nuovi in modo casuale e i primi non consentono l’accesso. Non solo, anche per i nuovi treni l’accesso è pittosto difficoltoso data la distanza della soglia dal marciapiede (ma perchè non esce una pedana?)

  4. cantacann ha detto:

    A me l’applicazione intelligente delle regole non è mai piaciuta, invece preferisco l’applicazione delle regole e basta.
    Chi può decidere dove una regola è giusta e dove è sbagliata? L’Italia potrà mai diventare un paese civile(splendido l’esempio della California) se continuiamo con il fai da te dell’Ordine e della Legge?
    Quel signore che non è potuto salire in treno ha subito un ingiustizia, non ci piove, il controllore che non lo ha fatto salire invece ha fatto bene a difendere la regola della prenotazione.
    Il punto qual’è? Molto semplicemente che FER chiedendo la prenotazione lede un diritto dei suoi utenti, a e un obbligo nei confronti della Regione Emilia Romagna che da in concessione il servizio. L’azienda che ha escluso quel signore dal comportamento virtuoso ha infranto una regola, e sarebbe da appurare, se non anche una legge.
    Se fossimo in un paese civile dove la Giustizia(intesa come i tribunali) funzionano(come ricordato anche dalla Banca d’Italia: http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relann/rel10) allora direi che sarebbe giusto fargliela pagare a FER( per via legale sia chiaro) e alla Regione Emilia Romagna e alla Provincia di Bologna(sia per via legale che per via politica, e in particolare agli assessori alla mobilità).
    Ma forse l’Italia non è il paese in cui la vita civile funziona cosi’, piuttosto il paese in cui ognuno si fa le regole che vuole, come ci ricordò già 90 anni fa giuseppe Prezzolini: http://it.wikiquote.org/wiki/Giuseppe_Prezzolini.

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