Cacciatori di petrolio nella valle del Panaro. Cresce la protesta

Come indigeni che armati di arco e frecce cercano di fermare i bulldozer che spianano la foresta amazzonica, numerosi cittadini ed anche tanti amministratori locali stanno cercando di bloccare il progetto di ricerca di idrocarburi denominato “Fiume Panaro” presentato alla Regione dalla Hunt Oil Company (Hunt Oil significa “cacciatori di petrolio”), con sede a Dallas nel Texas (vedi). L’attività di esplorazione non riguarderà direttamente il territorio vignolese, ma quello confinante di Savignano, Marano, Guiglia, Zocca, Montese e di altri comuni dell’Appennino a cavallo tra la provincia di Modena e Bologna. Questa vicenda è interessante per diversi motivi. Si può iniziare, in primo luogo, affermando: “è la globalizzazione, bellezza!”. Una grande compagnia texana, da decenni impegnata su scala mondiale nella ricerca di petrolio e gas metano (la prima ad ottenere permessi di esplorazione nel Kurdistan, nel Nord Iraq: vedi), viene in Italia alla ricerca di giacimenti da sfruttare (“coltivare” è il termine tecnico usato nella legislazione nazionale!). Inserendosi nella maglie larghe di una politica energetica nazionale contraddittoria, fatta di “minacce” di centrali nucleari e nuova ricerca e sfruttamento degli idrocarburi, ma che non ha ancora deciso di investire con forza sulle fonti energetiche rinnovabili. Il secondo motivo di interesse è il movimento di protesta che questo progetto ha scatenato. Come le popolazioni indigene dei paesi “non ancora sviluppati” reagiscono alla colonizzazione di potenze straniere – oggi sempre più aziende private multinazionali, non stati imperialisti – anche qui le popolazioni residenti (una assai ristretta minoranza in verità) , ma anche tanti sindaci ed amministratori, non ci stanno ad accettare i rischi (della fase esplorativa) e le prospettive future (l’eventuale installazione di impianti di estrazione) in un territorio che vorrebbero incamminare su un diverso sentiero di sviluppo.

Un momento dell'Istruttoria Pubblica di Calderino (foto del 19 maggio 2011)

[1] I dati di un recente rapporto di Legambiente (dall’evocativo titolo “Italia Texas”: vedi) confermano che è partita una nuova caccia all’oro nero ed agli idrocarburi anche da noi, in Italia. Alla data del 31 marzo 2010 “sono stati rilasciati 95 permessi di ricerca di idrocarburi (olio e/o gas) tra terra e mare per un totale di 36.454 kmq: si tratta di 24 permessi di ricerca rilasciati a mare, per poco più di 11mila kmq, e di 71 a terra, per oltre 25mila kmq.” (p.14) I permessi rilasciati per il territorio dell’Emilia-Romagna sono 24, pari a 7.396 kmq di superficie.  A questi si aggiungono 6 nuove richieste, di cui 3 avanzate dalla Hunt Oil Company. Una di queste, quella denominata “Fiume Secchia”, per 651,2 kmq, ha terminato la procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale, con la seduta conclusiva della Conferenza di servizi, il 22 febbraio 2011 (poi assunta con delibera della Giunta Regionale del 28 marzo 2011, n.368: pdf; qui la “sintesi non tecnica”: pdf) e dunque otterrà il permesso di ricerca dal Ministero dello Sviluppo Economico (titolare delle autorizzazioni). La Conferenza di servizi chiamata a redigere la VIA ha espresso parere positivo, dichiarando di ritenere “che sia possibile effettuare le indagini geognostiche in previsione” a condizione che siano rispettate 26 prescrizioni. La seconda, in termini di stato di avanzamento della procedura, è quella denominata “Fiume Panaro” ed è relativa ad un’area di 611,5 kmq che tocca pesantemente anche il territorio dell’Unione Terre di Castelli (con i comuni di Savignano, Marano, Guiglia e Zocca direttamente coinvolti) (qui la “sintesi non tecnica” del progetto: pdf). In questo caso la procedura di VIA doveva terminare il 21 aprile scorso, ma nella riunione della Conferenza di Servizi, grazie all’interessamento di numerosi cittadini e di qualche amministratore il termine per il completamento dei lavoro d’istruttoria è stato posticipato, per consentire l’indizione di una Istruttoria Pubblica, tenutasi giovedì 19 maggio a Calderino di Monte San Pietro (qui il testo della convocazione: pdf).

Un'inquadratura del pubblico partecipante all'Istruttoria Pubblica di Calderino (foto del 19 maggio 2011)

Il fatto significativo è che oltre alla contrarietà di numerosi cittadini (si tratta comunque di ristrette minoranze – la maggior parte della popolazione non sa nulla della vicenda), anche numerosi sindaci (e relative amministrazioni comunali) si sono espressi contro l’autorizzazione alle ricerche di idrocarburi. Ad oggi risultano contro i sindaci di Marzabotto (il primo a prendere posizione contro: vedi), di  Sasso Marconi e di Vergato, sul versante bolognese. Sul versante modenese ad oggi si è espresso pubblicamente contro l’autorizzazione il sindaco di Savignano, Germano Caroli (vedi Il Resto del Carlino del 5 aprile scorso: vedi;  il 13 aprile, inoltre, il consiglio comunale di Savignano ha votato un ordine del giorno contro l’autorizzazione). Nell’Istruttoria Pubblica del 19 maggio, a Calderino, i normali cittadini hanno potuto prendere la parola, evidenziare le lacune della documentazione presentata da Hunt Oil Company, mettere in luce i rischi di un’attività di esplorazione condotta con metodologie non proprio innocue (cariche detonanti, vibratori, massa battente), affermare la contrarietà ad un progetto che marca il territorio allontanandolo dai percorsi di qualificazione faticosamente ricercati. Le ricerche, tra l’altro, verranno realizzate in territori che ospitano numerose aree protette appartenenti al sistema “Natura 2000”. Tuttavia l’Istruttoria Pubblica di Calderino, con circa un centinaio di partecipanti, ha avuto una conduzione “da terzo mondo”, dando l’idea che, per i funzionari della Regione presenti, si trattasse semplicemente di una perdita di tempo (anche se è stato assicurato che tutti i quesiti otterranno risposta scritta) (qui un fedele resoconto su alcuni quotidiani del 21 maggio: Modena Qui pdf e Il Resto del Carlino pdf). Ci si avvia ora verso la conclusione della procedura di VIA. L’esito potrà essere diverso rispetto a quanto riscontrato per la richiesta “Fiume Secchia”?

Un gruppo di cittadini che manifestano il loro dissenso in occasione dell'Istruttoria Pubblica di Calderino (foto del 19 maggio 2011)

[2] Dirò subito che provo una grande simpatia per questa mobilitazione e questa protesta. Per quei cittadini (pochi) e per quegli amministratori (ancora meno) che provano a difendere il proprio territorio dalla prospettiva, non sappiamo quanto remota, di vederla popolata in futuro di impianti di estrazione di idrocarburi (plausibilmente gas metano). Perché non c’è dubbio che oggi, faticosamente, dopo qualche decennio di sbornia “modernizzatrice” ci si è resi conto dei guasti che essa ha prodotto e produce e si vorrebbe – qualcuno lo fa con più convinzione, altri stanno alla finestra – ricercare un diverso sentiero di “sviluppo”. In effetti queste sono aree in cui le vocazioni territoriali, culturali, ambientali ed economiche, vanno in senso contrario rispetto all’ipotesi di diventare un distretto petrolifero (o gasifero) con tutto quello che comporta in termini di degrado ambientale e rischio per le popolazioni e l’ambiente. E non c’è ugualmente dubbio che a valle dell’autorizzazione della ricerca le amministrazioni comunali e le comunità locali abbiano poteri praticamente pari a zero per un serio monitoraggio del rispetto delle prescrizioni (con quali risorse?) finendo poi per essere esautorati dalla possibilità di determinare le modalità di utilizzo del proprio territorio. Prima di liquidare questa vicenda come un semplice ennesimo caso NIMBY (Not In My Back-Yard: Non nel mio giardino) occorre interrogarsi sulla posta in gioco e su quali forze plasmano, certo non da oggi, con le proprie scelte, il futuro di un territorio e di una comunità.

Diapositiva con lo schema della perforazione di un pozzo, fase finale dell'indagine esplorativa (foto del 19 maggio 2011)

Nota. In Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna questa vicenda ha visto lo scontro tra i consiglieri del  Movimento 5 stelle, massimamente contrari ad autorizzare le ricerche di idrocarburi, ed il gruppo PD, impegnato ad accrescere le tutele, ma non determinato a dire no ai sondaggi. Il capogruppo PD Marco Monari ed altri hanno chiesto alla giunta di “seguire con la massima attenzione” le procedure di VIA. Andrea Defranceschi, consigliere del Movimento 5 stelle, ha invece presentato una risoluzione contro le ricerche di idrocarburi – risoluzione bocciata dalla maggioranza.

6 Responses to Cacciatori di petrolio nella valle del Panaro. Cresce la protesta

  1. erbaviola ha detto:

    mi permetto di segnalarvi anche questo report su quella sera a calderino… http://www.erbaviola.com/2011/05/20/state-attenti-al-vostro-territorio.htm

  2. stefano C ha detto:

    La documentazione relativa alla richiesta della Hunt Oil per eseguire le prospezioni nell’area del Fiume Panaro è reperibile (così come quella per la istruttoria in corso del Reno e quella conclusa recentemente del Secchia) sul sito Ermes ambiente della Regione (con qualche difficoltà). Ecco comunque i link.

    http://serviziambiente.regione.emilia-romagna.it/Ricerche/servlet/AdapterHTTP?PAGE=VisualizzaFile&MESSAGE=DETAIL_SELECT&MODULE=VisualizzaFileModule&ID=117&NOME_FILE=tav_progetto.zip&ESTENSIONE=zip&QUERY=SELECT_VISUALIZZA_FILE_PROGETTO

    Tra le tante perplessità e contraddizioni che la lettura della documentazione solleva, e che sono state anche evidenziate nel corso della Istruttoria Pubblica, ne voglio sottolineare una, invece trascurata, quella cioè relativa alla Valutazione di Incidenza per le Aree ricadenti nei siti (S.I.C e Z.P.S.) della Rete Natura 2000 cioè le aree più preziose sotto l’aspetto naturalistico dei territori (che si estendono dai Comuni di Marano e Savignano ai Comuni di Camugnano, Castel di Casio) in cui si dovrebbero svolgere le prospezioni.
    La Valutazione di Incidenza è un istituto specificamente previsto dalla legislazione comunitaria (la Direttiva Habitat come recepita in Italia e in Emilia-Romagna) per tutelare gli habitat e le specie animali e vegetali di maggiore interesse e mantenerli in un favorevole stato di conservazione. Dunque è richiesta una particolare attenzione per i siti (sono ben sei nell’Area indicata) in cui essi sono presenti.
    Va detto subito che la Valutazione di Incidenza per ognuno di questi siti è esattamente uguale a quella di tutti gli altri anche a quella dei siti del Reno e del Secchia e recita esattamente così:

    “Il progetto, costituito da un permesso di ricerca per idrocarburi, non rientra nel piano di gestione del sito. Considerate l’ubicazione e le caratteristiche del sito in questione nonché la tipologia di attività che si ha intenzione di mettere in opera (già comprensiva delle suddette misure preventive di riduzione e mitigazione dei relativi impatti), si può escludere che la realizzazione di una campagna geofisica condotta in massima parte all’esterno dell’area del permesso e, se del caso, solo marginalmente all’interno del sito stesso, possa incidere in modo significativo con gli habitat, la flora e la fauna oggetto di tutela in questo sito, tenuto conto anche degli obiettivi di conservazione del sito stesso. Per le stesse motivazioni si può altresì escludere che la messa in opera del piano possa provocare una perturbazione (sia a termine che permanente) o un’alterazione delle caratteristiche ecologiche o geomorfologiche del sito, ovvero possa comportare ripercussioni sullo stato di conservazione dei valori naturali tutelati nel sito medesimo.
    Si può quindi affermare con ragionevole certezza che il progetto non avrà incidenza significativa sul S.I.C……………” Ai puntini si può sostituire uno qualunque dei siti!!

    Tutto qui? Il documento di Valutazione di Incidenza della Hunt Oil per il Panaro consta di 142 pagine (quello del Reno 167), ma se si vuole andare alla sostanza…. è proprio tutto qui. Infatti dopo una generica descrizione delle operazioni di prospezione che potranno essere eseguite con tre metodologie diverse (esplosioni in profondità, vibrazioni meccaniche, vibrazioni da massa battente) e delle caratteristiche dei singoli siti (con informazioni ampiamente disponibili dal web) la conclusione non può che porsi a quel livello di genericità.tale da potere senza variazioni adattarsi a tutte le pur diverse situazioni.
    Che c’è oltre la ridicola affermazione iniziale (il Piano di Gestione non contiene altro che le misure e le norme per garantire la conservazione di habitat e specie e il programma di interventi per ottenere tale risultato)?
    Non è stata neppure prevista né resa disponibile una precisa mappatura dei luoghi in cui si intende effettuare le prospezioni né il tipo di prospezione previsto nel luogo specifico. Addirittura si dice che si rimarrà al di fuori dei Siti della Rete Natura 2000 o “se del caso, solo marginalmente all’interno del sito”. Viene da domandarsi se questo margine di discrezione che la Hunt intende attribuirsi abbia senso. Se la Hunt ritenesse “il caso” di entrare in uno dei siti proprio là dove, in ipotesi, si trovino habitat preziosi o stazioni di piante rare o nidificazione di specie di avifauna particolarmente protetta e con le sue prospezioni (calpestio di uomini e mezzi meccanici pesanti, vibrazioni varie, trivellazioni e scoppi, dispersione dei sensori, etc.) provocasse danni, chi mai lo saprebbe? La Regione è disposta ad accettare il rischio di una compromissione di un habitat o la rarefazione o scomparsa di una specie per cui dovrebbe poi giustificarsi presso la Commissione UE? E la stessa Commissione, cui ritengo che questo caso dovrebbe essere segnalato, ritiene qualificata una Valutazione di Incidenza siffatta?
    La positiva Valutazione regionale per le prospezioni di ricerca nell’area del Secchia (sul sito Ermes risulta ancora in corso!!) si conclude con la esclusione di alcune aree SIC e generiche prescrizioni per altre aree in altri SIC e con altre tutele esistenti (che peraltro confermano l’assenza di una chiara identificazione dei luoghi geografici di prospezione). Non mi pare che questo costituisca una garanzia sufficiente. Il principio di precauzione dovrebbe essere assunto come guida stringente in questi casi.
    Le cronache dicono di cittadini (davvero non pochi!) furiosi per le mancate risposte fornite nel corso delle Istruttorie Pubbliche richieste dai cittadini stessi sia per il Panaro (Calderino 19 Maggio u.s.) che per il Reno (Sasso Marconi 7/12/2010).
    http://paesinostri.ilcannocchiale.it/post/2617568.html
    http://marzaforum.forumattivo.com/t1003-istruttoria-pubblica-ricerca-idrocarburi-permesso-fiume-reno

    I processi partecipativi si rivelano il vero snodo politico e sociale di rinnovamento del nostro Paese. La frettolosa conclusione dell’Istruttoria di Valutazione per il Secchia dove viene dato conto che “non sono state presentate osservazioni”, mostra che la tutela dei territori delle loro diversità culturali, biologiche e paesaggistiche, una assoluta ricchezza per tutti in termini di servizi resi da questi “beni comuni” che sono già qui senza bisogno di andarli a cercare a colpi di dinamite, è (quasi) solo nelle loro mani.

    • Marcello Mattioli ha detto:

      Penso che ben difficilmente l’autorità chiamata ad esprimersi sulla VINCA potrebbe ritenere sufficienti le affermazioni riportate dal proponente. Normalmente anche per chi vuole ristrutturare una casa in aree Natura 2000 vengono imposte una serie di prescrizioni molto precise. Se io come tecnico scrivessi una cosa del genere direi al committente che dobbiamo attenderci un sicuro parere negativo, poi magari ci sono altri metodi.

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Netta è la contrarietà degli amministratori locali dell’Appennino bolognese rispetto al progetto di indagine a caccia di idrocarburi della Hunt Oil Company. Lo riporta il Corriere di Bologna di oggi, 1 giugno:

    “Il «no» è praticamente già deciso. Manca ancora qualche Comune all’appello, ma di fatto i sindaci dell’Appennino bolognese hanno fermato l’avanzata degli americani. La storia che si ribalta. Eppure sta succedendo davvero. Perché alle Comunità montane del territorio bolognese l’idea di avere le trivelle della «Hunt Oil Company» nel giardino di casa proprio non andava giù, nonostante da viale Aldo Moro una delibera della giunta del 28 marzo aprisse la porta agli americani e concedesse loro di muovere i primi passi per le loro ricerche di giacimenti di idrocarburi. «Come Appennino bolognese — dice Sandra Focci, che è sindaco di Vergato ma anche presidente della Comunità montana dell’Appennino bolognese — ci siamo espressi con un parere negativo alla possibilità di trivellazioni nel nostro territorio. Alcuni Comuni sono più arrabbiati, altri lo sono meno, ma l’orientamento è lo stesso per tutti». Mancano all’appello i Comuni di Castiglion dei Pepoli, Castel di Casio, San Benedetto e Gaggio Montano (fresca di elezioni) che si pronunceranno a breve sulla questione. «Ma posso già dire — spiega la Focci — che anche loro hanno idee in linea con le nostre. In ogni caso come Comunità montana faremo un documento condiviso per la difesa del nostro territorio e chiederemo a tutti di tenere una posizione unitaria». Nella Valle del Reno il Comune di Sasso Marconi ha già dato lo stop ai texani e dovrebbero essere sulla stessa linea anche i Comuni dell’Unione della Val Samoggia: Savigno, Castello di Serravalle, Bazzano, Monte San Pietro. Insomma, il messaggio dei Comuni alla Regione ormai è molto molto chiaro. E se mai ci fosse bisogno di aggiungerlo, Sandra Focci lo precisa: «La Regione farebbe fatica a dire sì senza l’assenso dei Comuni». I «sogni» degli americani, quindi, che speravano di trovare un vero e proprio tesoro nella provincia di Reggio Emilia, nella valle del Secchia, e nei bacini di Panaro e Reno, si fermerebbero quindi alle porte di Bologna. Perché pare che in altre province non ci sia stata la reazione che negli ultimi giorni hanno avuto nel Bolognese. «Altre province — conferma l’assessore regionale alle Attività Produttive Giancarlo Muzzarelli — sono più disponibili: dalla valle del Secchia è già arrivata la concessione, mentre in Conferenza dei servizi stiamo verificando l’orientamento dei Comuni nell’area del Panaro».”

    Diversamente dai colleghi bolognesi che sono insorti, dei comuni modenesi interessati l’unico ad esprimere una netta posizione di contrarietà è il sindaco di Savignano s.P. Vedremo se qualcun altro si sveglia, richiamato dalla posizione dei colleghi bolognesi.

    Qui il link all’articolo completo:

    http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2011/1-giugno-2011/niente-perforazioni-usa-appennino-comuni-contro-trivelle-texane-hunt-190771984652.shtml

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    E’ passato un mese dalla pubblicazione di questo post ed è dunque il caso di fare il punto della situazione, dopo la seduta della Conferenza di servizi del 21 giugno scorso ed in vista della seduta conclusiva prevista per martedì 28 giugno. Quella che dovrà autorizzare o meno l’attività di esplorazione della Hunt Oil nella valle del Panaro alla ricerca di idrocarburi. Il primo dato che colpisce è la lentezza e titubanza della politica e delle amministrazioni locali, specie nel modenese dove pure sono coinvolti diversi comuni (Savignano, Marano, Guiglia, Zocca, Montese, Serramazzoni, Pavullo). Qui l’unico a prendere posizione tempestivamente (esprimendo contrarietà) è stato il sindaco di Savignano Germano Caroli, ad aprile. Qui una sua intervista ai primi di maggio:
    http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2011/06/07/news/caroli-no-alle-trivelle-nel-panaro-1.325135
    Gli amministratori degli altri comuni non hanno proferito parola, preferendo il silenzio. Probabilmente anche per non correre il rischio di destare un’opinione pubblica che, prendendo consapevolezza del progetto, potrebbe allarmarsi. Dunque meglio non dare informazioni ai cittadini che pure qualche interesse nella vicenda ce l’hanno, visto che il territorio del loro comune verrà “esplorato” con metodi un po’ invasivi (vibrazioni e cariche esplosive – diconsi piccole). Italia Nostra ha posto dieci domande ai sindaci che non si erano espressi. Non è servito a nulla. Ancora silenzio:
    http://www.italianostra.org/?p=11871
    Ai comitati di cittadini ed agli amministratori del bolognese, decisamente contrari, si è unito anche il neonato Coordinamento delle Liste dei Cittadini delle province di Modena e Bologna (8 liste civiche), alla sua prima uscita pubblica. Ovviamente esprimendo contrarietà.
    Non ha dimostrato grande tempestività invece il PD. Il capogruppo in consiglio provinciale, Luca Gozzoli, ha presentato un’interrogazione solo il 7 giugno scorso (se non si fossero mossi i cittadini, richiedendo alla Regione un’istruttoria pubblica, a quella data l’iter procedurale sarebbe stato concluso da un pezzo). Il titolo è: “Indagini geologiche fiumi Panaro e Secchia”. Gozzoli si è detto non pregiudizialmente contrario, ma interessato “a conoscere l’esito delle verifiche e i possibili sviluppi futuri.” Quali mai potranno essere? Se gli idrocarburi vengono rintracciati è ragionevole pensare che la Hunt Oil richiederà l’autorizzazione alla “coltivazione” del giacimento (si dice così!). Certo, con una nuova valutazione di impatto ambientale. Ma il tema vero è cosa si vuole fare di questo territorio. Intanto Gozzoli, durante il dibattito in consiglio provinciale, ha sollecitato “una maggiore serenità di fronte alla ricerca” (così secondo L’Informazione di Modena di oggi, 22 giugno, p.16). Ugualmente improntata alla rassicurazione la risposta dell’assessore provinciale all’ambiente Stefano Vaccari.
    E’ di ieri, invece, la presa di posizione (contraria) dell’amministrazione comunale di Vignola. Pur non essendo toccato dal progetto di esplorazione, il comune di Vignola ha un evidente interesse a salvaguardare la qualità del territorio che, ovviamente, non può essere segmentata secondo i confini comunali. Così, con il comunicato stampa n.68 del 21 giugno 2011 (ripreso oggi dalla Gazzetta di Modena e da Modena Qui), dichiara: “Pur non essendo il territorio vignolese direttamente interessato all’esplorazione – ma lo sono quelli vicini di Savignano, Marano, Guiglia, Zocca, Montese – non si può non rilevare un’idea di sfruttamento della valle del Panaro palesemente contrastante con gli indirizzi di valorizzazione del territorio e di tutela del paesaggio quali, ad esempio, quelli che fanno da riferimento culturale al Contratto di Fiume del Medio Panaro.” Ed ancora: “Ci si chiede come possa conciliarsi la proposta di una ‘food valley’ del Panaro con le sue eccellenze produttive ed alimentari e con la sua valorizzazione paesaggistica legata allo sviluppo di un turismo responsabile, con l’idea di uno sfruttamento del territorio basato sulla ricerca petrolifera.” La presa di posizione giunge in “zona Cesarini”, ma le parole sono assolutamente condivisibili. Qui il testo intero del comunicato:

    Fai clic per accedere a Progetto%20di%20ricerca%20idrocarburi%20Fiume%20Panaro.pdf


    E’ quanto si deve comunicare ai cittadini di Vignola e dintorni: il futuro che immaginiamo per questo territorio non è basato su pozzi gasiferi o petroliferi. E’ quanto comunicavo con il post che avevo scritto il 21 maggio, dopo aver preso parte all’Istruttoria pubblica di Calderino del 19 maggio. Vediamo ora cosa succede.

  5. Andrea Paltrinieri ha detto:

    La conferenza dei servizi del 28 giugno non ha assunto alcuna decisione. Ci sarà invece una nuova seduta il 18 luglio. Qui il resoconto de Il Resto del Carlino:
    http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/2011/06/29/534290-appennino_comuni_cacciatori_petrolio.shtml

    Aggiornamento del 15 luglio: la coinferenza dei servizi non si terrà, visto che la Hunt Oil ha rinunciato al progetto (a seguito delle proteste di molte amministrazioni e di diversi gruppi di cittadini):
    http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Hunt+Oil+rinuncia+a+ricerche+di+idrocarburi&idSezione=27097

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