Una centrale ad olio di colza a Vignola? Possiamo dire di no?

Non è improbabile che Vignola abbia presto la sua centrale di cogenerazione ad olio di colza, un olio vegetale utilizzato come combustibile (vedi). E’ infatti in corso il procedimento per il rilascio di un’autorizzazione, richiesta dalla società Boschi Gino Srl alla provincia di Modena, titolare del procedimento. L’impianto (da 0,5 MW) sorgerebbe in via Garofolana, angolo via Confine, poco distante dal tracciato della Pedemontana. La società, evidentemente certa di ottenere l’autorizzazione richiesta, ha comunque già iniziato i lavori (poi sospesi a seguito di una richiesta di chiarimenti avanzata dal comune di Vignola). L’uso della colza e dunque del suo olio fa ricadere il progetto tra quelli ammessi a incentivi statali (i “certificati verdi”, titoli spendibili sul mercato) – la centrale userebbe infatti fonti rinnovabili (non combustibile fossile). Insomma, si tratterebbe di un pezzo di green economy. Dunque, dove sta il problema? Vediamo.

L'area di proprietà della società Boschi Gino Srl all'incrocio tra via Confine e via Garofolana. La centrale ad olio di colza verrebbe ubicata alla destra degli edifici, sul lato di via Garofolana (foto del 18 maggio 2011)

[1] In data 5 agosto 2010 la Società Boschi Gino Srl ha presentato alla Provincia di Modena una domanda di autorizzazione alla costruzione ed all’esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica alimentato ad olio vegetale da 0,5MW, da realizzare a Vignola. Dalla Provincia la comunicazione in merito all’avvio del procedimento è stata trasmessa al Comune di Vignola a fine settembre 2010. La notizia arriva parecchio tempo dopo alla competente commissione consiliare, il 14 aprile 2011, quando il punto (non relativo all’autorizzazione, che spetta alla Provincia, ma ad una “contestuale” variante al PRG) viene iscritto all’ordine del giorno. L’iter per il rilascio dell’autorizzazione si risolve di fatto nella Conferenza dei Servizi presieduta dalla Provincia ed a cui gli enti pubblici interessati (Comune di Vignola, ARPA, AUSL, ecc.) sono invitati a partecipare per portare le loro osservazioni e richieste. La prossima seduta della Conferenza è convocata per il 30 maggio (la prima si è tenuta l’11 aprile scorso) e potrebbe anche essere l’ultima, nel caso si convenga di rilasciare l’autorizzazione. La posizione del comune di Vignola, che poi il funzionario incaricato sarà chiamato a riportare alla Conferenza, verrà stabilita nel consiglio comunale del prossimo 25 maggio. Nella prima commissione consiliare dedicata al tema, il 14 aprile, l’amministrazione comunale non sembra particolarmente turbata dal progetto. Occorre riconoscere che le perplessità più forti sono in quell’occasione espresse da Graziano Fiorini, capogruppo della Lega Nord, che in effetti porta la vicenda sui giornali qualche giorno dopo (Il Resto del Carlino del 16 aprile 2011, p.31) – ricevendone in cambio una lettera di diffida dalla proprietà!

L'area destinata, secondo il progetto, ad accogliere la centrale ad olio di colza (foto del 18 maggio 2011)

Le perplessità di Fiorini riguardano diversi punti: il camino di emissione dei fumi alto 10 metri; i controlli sulle sostanze utilizzate come combustibile e sul rispetto delle soglie di inquinamento (anche per via della vicinanza della pista ciclabile Vignola-Modena, che lambisce l’area); l’effettiva attivazione della cogenerazione (non solo energia elettrica, ma anche produzione di calore); l’impiego del calore per il teleriscaldamento. L’articolo sul Carlino riporta anche la posizione dell’assessore Scurani che ne parla, seppure al condizionale (potrebbe trattarsi …), come di “un’operazione utile e intelligente per quella zona”. Prospetta, anzi, lo sviluppo di teleriscaldamento a beneficio delle scuole di Brodano (soluzione inefficiente, vista la distanza), di alcune aziende e finanche del futuro “pezzettino” del tecnopolo modenese ad oggi previsto nelle “Sipe alte”. Visto l’allarme lanciato dalla Lega Nord l’amministrazione decide di prendere tempo, approfondire la questione e cercare di definire meglio i requisiti a cui far sottostare il progetto (requisiti che il comune non può “imporre”, ma portare in Conferenza dei Servizi). Dal 14 aprile si passa dunque al 16 maggio, quando la commissione competente viene riconvocata. Nel frattempo sono maturate alcune considerazioni da parte dell’amministrazione, tradotte in richieste di “prescrizione” per il progetto. Nel frattempo, però, è anche cresciuta la consapevolezza, da parte di larga parte dei consiglieri comunali, che non è questa la “green economy” che si vuole sul territorio vignolese. Anche se, come ricordavo, non spetta al comune rilasciare l’autorizzazione. In effetti questo progetto rientra nelle fattispecie normate dal D.Lgs. n.387/2003, art.12, comma 1: “le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili (…) sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti” e la loro realizzazione ed esercizio è soggetta ad “autorizzazione unica, costituente ove occorra variante al PRG, rilasciata dalla Provincia, a seguito di procedimento unico da attuarsi tramite Conferenza dei Servizi” (cito dalla bozza di delibera).

L'area che, secondo il progetto, dovrebbe ospitare la centrale ad olio di colza (foto del 18 maggio 2011)

[2] Diciamo anche che non si tratta affatto di una mega-centrale. Il progetto prevede la realizzazione di un manufatto in cemento (insonorizzato internamente) con dimensioni di 8,50 x 6,00 ed altezza massima di 4,00 m, destinato a racchiudere 2 cogeneratori funzionanti ad olio vegetale di 250 KW ciascuno (potenza nominale), semplicemente appoggiati a terra. Ad esso si aggiungono due serbatoi di accumulo dell’olio vegetale della capacità di 25.000 litri ciascuno, completamente interrati a ridosso dell’impianto. Ed infine una cabina elettrica a servizio dell’impianto. L’area interessata è di 2.550 mq (si tratta dell’area a sud degli stabilimenti esistenti e che ha via Garofolana come confine ovest), dunque circa 50 x 50 m. Insomma, una centrale di piccole dimensioni e di potenza contenuta. Ciclo di vita: 15 anni. Nulla a che vedere con la centrale da 52MW progettata per l’area portuale di Livorno (e destinata ad essere alimentata con olio di colza originario dalla Bulgaria e dalla Romania ed eventualmente anche da olio di palma: vedi). E poi, in fondo, non si tratta di green economy? Da dove nascono, dunque, le perplessità? Il fatto è che la categoria della “green economy” è decisamente troppo ampia e contiene cose assolutamente condivisibili, ma anche altre che lo sono assai meno. Dobbiamo dunque imparare a discriminare. Dobbiamo introdurre dei criteri più stringenti, ad esempio dei “bilanci energetici ed ambientali” più sofisticati. Il fatto è che la diffusione dell’olio di colza come combustibile porta a sostituire colture alimentari con colture di colza da impiegare per fini industriali, di produzione di energia. Ha senso fare questo? Probabilmente no. Ha senso fare questo da noi? Probabilmente ancora meno. La colza, inoltre, non è una coltura nostrana (pur essendo presente in provincia di Modena). Da dove arriverebbe l’olio di colza impiegato per il funzionamento della centrale? Insomma, tutto meno che km zero. Apprendo da un commento sulla contestata centrale ad olio di colza di Ottana (OR) – vedi – che per alimentare una centrale da 1MW occorrono 2.920 ettari coltivati (per anno). Per la centrale vignolese ne servirebbero la metà (una superficie che però andrebbe moltiplicata per tre considerando la rotazione delle colture). Ci sono a Vignola e dintorni? Ci sono in provincia di Modena? Plausibilmente no. Il PTCP, peraltro, all’art.89 richiede che almeno il 70% del fabbisogno sia reperito entro un raggio di 70 km dall’impianto stesso (a questo principio della “filiera corta” si aggancia l’amministrazione comunale, chiedendone il rispetto per garantire “una corretta integrazione dell’impianto con il contesto territoriale”). Come mi fa notare Stefano Corazza, “anche quando ci fossero terreni disponibili teoricamente a questa coltura (la colza) nel contesto morfologico, geografico, paesaggistico e agricolo della collina e della valle del Panaro è proprio stupido pensare di adibire terreni con vocazioni a produzioni agricole di qualità che hanno fatto la storia di questo territorio (frutteti e vigneti) a colture a pieno campo come la colza. Senza contare che questo produrrebbe una ulteriore intensificazione dell’uso del suolo e la scomparsa di caratteri di biodiversità e di paesaggio proprio delle colture storiche con correlata perdita di occupazione e qualità.” 

L'area destinata, secondo il progetto, ad accogliere la centrale ad olio di colza (foto del 18 maggio 2011)

Il fatto, inoltre, è che l’olio di colza può essere sostituito, in tali impianti, da altri tipi di olio vegetale (es. olio di palma). Che questo possa avvenire è la preoccupazione che ha guidato l’amministrazione comunale nell’ipotizzare di richiedere “la non sostituibilità della fonte utilizzata” e nel richiedere altresì “piani di accertamento e controlli periodici”. Se mettiamo in fila queste criticità risulta: scompensi ambientali nei luoghi di produzione della materia prima; incentivo alla sostituzione di colture alimentari; attivazione di una “filiera lunga ed inquinante” (almeno in parte); emissioni di CO2 ed inquinanti (polveri sottili), per quanto in misura assai inferiore al gasolio; possibile cattivo odore diffuso nell’aria. Aggiungiamo che esistono alternative preferibili (un ettaro di fotovoltaico – da collocare sui tetti, però! – produce più di un milione di kilowattore, ovvero più di 300 volte di quanto prodotto con un ettaro di colza). Riconosco che queste valutazioni sono ancora decisamente grossolane – sarebbe in effetti importante poter disporre di una relazione tecnica che prova a misurare, in modo sofisticato, l’impatto ambientale di una tale realizzazione. Ed anche l’impatto sull’economica locale (e non solo) di questa centrale ad olio di colza e di una eventuale diffusione di tali centrali sul territorio. Così come sarebbe importante conoscere il modello di business sottostante e come si ripartiscono benefici ed oneri, tra proprietà privata e collettività. Vedremo presto come andrà a finire questa vicenda. Che una cosa ce la insegna: abbiamo bisogno di criteri di valutazione, discriminazione più sofisticati. Non tutta la “green economy” è sufficientemente green. Ma la vicenda ci insegna anche un’altra cosa. Se l’amministrazione comunale di Vignola disponesse di un “Piano energetico”, ovvero di un documento di indirizzo (meglio se discusso pubblicamente e costruito in modo partecipato) che condensa gli argomenti in merito al “territorio che vogliamo essere anche dal punto di vista energetico”, avremmo forse amministratori meno titubanti nel valutare progetti di questo tipo e potremmo forse meglio contrastare la proliferazione di tali business “ecologici”!

Un campo coltivato a colza in provincia di Modena (foto del 17 marzo 2011)

PS. Trovato su Internet: Offerta olio di colza “tracciato” DIN 51605. Disponiamo olio di colza “tracciato” DIN 51605,  euro 840 tonnellate consegne a partire dalla  seconda settimana di febbraio 2011 dai porti di Genova e Ravenna. Il prezzo e  garantito per 2 o  3 anni ed è soggetto a diminuzione in % le  quotazione Rotterdam. Offerta  per impianti sotto a 1 MW. Per informazioni contattare … (vedi).

11 Responses to Una centrale ad olio di colza a Vignola? Possiamo dire di no?

  1. Flavio Quintavalli ha detto:

    Per la precisione:
    1- lo scavo evidenziato dalle foto sono relative a lavori di sistemazione del piazzale della ditta in virtù del PdC 300/2008 e della comunicazione di inizio lavori di movimento terra protocollo SUAP A999509-8419060, tant’è che lo scavo lambisce l’area di sedime dell’impianto che non è di 50×50 metri bensì 9×14 metri (il 5% dell’area citata!).
    2- Il comune di Vignola non ha effettuato nessuna ingiunzione di sospensione, bensì solo un chiarimento, ampiamente documentato mediante i titoli abilitativi di cui sopra.
    3- L’articolo comparso sul Carlino conteneva una sequela di baggianate, compresa foto di non si sà bene cosa, gravemente lesiva dell’immagine e dignità della proprietà e dei professionisti che vi hanno lavorato, inducendo i lettori dell’articolo a considerazioni completamente fuorvianti dall’effettivo progetto proposto. Tali impianti nei paesi citati all’avanguardia della tecnologia (Germania) sono normalmente posti in prossimità di scuole, piscine, ristoranti ed anche piste ciclabili.
    4- Sarebbe utile prima di scrivere o pubblicare le proprie considerazioni informarsi e vedere i progetti regolarmente pubblicati nelle apposite sedi, al fine di non scrivere le succitate baggianate e poi lamentarsi delle diffide.
    5- Sulla effettiva sostenibilità dell’operazione si può anche discutere, ma gradirei farlo con persone copmpetenti e non sulla base della ricerca google dell’ultimo minuto.
    6- Per finire sarebbe cortese avvertire la proprietà quando si scattano fotografie con l’obiettivo al di là della recinzione, ma evidentemente l’autore dell’articolo è uso ad effettuare riprese A/V a suo piacimento, quando come dove e vuole, forse autoinvestito da autorità morale superiore e sconosciuta a noi comuni mortali.
    Cordiali saluti.
    Arch. Flavio Quintavalli

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Proviamo a rispondere:
      1 e 2 – Degli accertamenti in corso sui lavori di scavo ne è stata data notizia verbalmente in commissione. Può darsi che io abbia frainteso. Nessuna ingiunzione, solo una richiesta di chiarimento. Dunque prendo atto delle precisazioni che lei fa. Se le cose stanno così, è tutto regolare. Per questo mi scuso con la proprietà, con i professionisti che ci hanno lavorato, con i lettori di questo blog. Ho provveduto, dunque, a modificare la didascalia delle foto modificando il testo originario (che recitava: “Come si vede i lavori sono già stati avviati, anche se l’autorizzazione non è ancora stata ottenuta”).
      3 – L’articolo comparso sul Carlino con le dichiarazioni di Fiorini (Lega Nord) ha avuto il merito, a mio modo di vedere, di richiamare l’attenzione dell’amministrazione comunale che sino a quel momento non aveva adeguatamente considerato il progetto. Tant’è che la proposta di delibera portata in commissione consiliare il 16 maggio (e poco dopo in consiglio comunale) è risultata significativamente diversa (più “stringente”) di quella presentata in origine nella commissione del 14 aprile, un mese prima. Forse questo non piacerà alla proprietà, ma come si può vedere dalla delibera approvata il 25 maggio l’amministrazione comunale porta in Conferenza di servizi una richiesta di prescrizioni per minimizzare l’impatto della centrale e della conseguente logistica sul territorio (no all’accesso su via Garofolana dove c’è la ciclabile, filiera corta, no alla deroga dai limiti di distanza prescritti dalla strada per la cabina elettrica, ecc.), con in più la richiesta di maggiori garanzie circa l’impiego del calore. Fiorini – rispetto a cui io non ho alcuna affinità politica – ha richiesto la certezza di controlli rigorosi, sulle emissioni e sulle sostanze impiegate come combustibile, e certezza dell’uso del teleriscaldamento. Al momento non mi sento di condividere la valutazione che si tratti di “baggianate”. La foto usata dal Carlino è stata reperita su Internet, ma non l’ha di certo fornita Fiorini.
      4 – Informarsi e vedere i progetti regolarmente pubblicati nelle apposite sedi è sempre buona cosa. Peccato che i semplici cittadini queste cose le vengono a sapere a decisioni prese. Pubblicare qualcosa ad un albo pretorio, sia cartaceo che online, non vuol certo dire dare l’opportunità ai cittadini di venire a conoscenza delle cose importanti che stanno succedendo in città. Suggerisco di mettere un banner lampeggiante sul sito web del comune: “attenzione, presentato un progetto per una centrale di cogenerazione ad olio di colza”. Oggi le tecnologie offrono grandi potenzialità per rendere accessibili le informazioni e per rendere facilmente comprensibili anche progetti complessi. Ma l’informazione viene ancora offerta come nello stato Estense. Anche l’albo pretorio online segue la stessa logica dell’adempimento puramente formale. Peccato.
      6 – Le foto sono un elemento importante di documentazione e comunicazione. Non c’è stata alcuna violazione di proprietà (tra l’altro NON segnalata) e dunque la filippica è fuori luogo. Non sono né mi sento autoinvestito da alcuna autorità morale ed anch’io sono un comune mortale. Su questo non c’é dubbio.
      5 – Tengo per ultima questa risposta. Libero di discutere con chi vuole, dunque anche solo con professionisti ed esperti. La storia degli ultimi cinquant’anni ha reso evidente a tutti che è bene che anche i semplici cittadini, i dilettanti della politica (cito Jerry Stoker), cerchino di farsi un’opinione e prendano posizione. Il tema dell’energia e dell’ambiente è troppo importante non solo per la nostra qualità della vita, anche della nostra sopravvivenza. Non sono un esperto di questo settore e sono dunque disponibile ad apprendere. Alcune cose mi sono però sufficientemente chiare: ci sono fonti energetiche preferibili dal punto di vista collettivo. Abbiamo bisogno di ridurre le emissioni di CO2 e di non innescare processi che alterino la vocazione colturale del territorio. E’ vero che l’olio di colza è preferibile al gasolio, ma ci sono fonti energetiche ancora più preferibili, come il fotovoltaico. Legittimo dunque auspicare una politica più selettiva, tanto a livello locale che nazionale, delle fonti energetiche. Per questo nel post sostengo che la categoria della “green economy” è troppo generica. Non basta smettere di usare combustibili fossili. E non tutte le fonti rinnovabili presentano gli stessi benefici. Sarebbe interessante, ad esempio, che i cittadini vignolesi potessero conoscere il bilancio ambientale di questa attività (così come di altre che si profilano all’orizzonte o che verranno nel prossimo futuro). Anzi, se lei vuole dare informazioni sui vantaggi per la collettività (per quanto riguarda il business privato non ho dubbi che i vantaggi siano stati adeguatamente valutati) di questa centrale ad olio di colza metto a disposizione questo blog per un suo intervento.

      Cordiali saluti.

  2. Flavio Quintavalli ha detto:

    Ho poco tempo e salto diritto alla 6:
    il vantaggio alla collettività è dato dall’avere un pochino di energia elettrica in più con qualche Kg di CO2 in meno, come il fotovoltaico, con la differenza che di notte la lampadina l’accendiamo, con il FV no.
    Alla prossima.

    Arch. Flavio Quintavalli

  3. Alessandro (Nico) ha detto:

    Ill.mo Arch. Flavio Quintavalli, in virtù del sacrosanto diritto di replica, che le permette di contestare e puntualizzare alcuni temi di un articolo che -per informazioni che io non possiedo- lei reputa quasi diffamatorio, è altresì necessario che, quando fregiandosi della mancanza di astanti con competenze inerenti il tema di cui all’oggetto, ci si spinga a pontificare su un argomento che è per sua intrinseca natura, sbagliato e controproducente, vi sia qualcuno che ponga un freno alla propaganda falsa e alla disinformazione.

    Non è mia intenzione innescare nessuna reazione a catena, ne un botta e risposta che, per ovvi motivi, non ha motivo di esistere.
    I punti sui quali non mi trova d’accordo non sono che un puntino minuscolo, fra le miriadi di parole che ha giustamente scritto, e credo li potrà condividere abbondantemente dopo aver riordinato un minimo le sue idee… ecco sono i seguenti:

    5- Sulla effettiva sostenibilità dell’operazione si può anche discutere, ma gradirei farlo con persone copmpetenti e non sulla base della ricerca google dell’ultimo minuto.

    – Ho poco tempo e salto diritto alla 6:
    il vantaggio alla collettività è dato dall’avere un pochino di energia elettrica in più con qualche Kg di CO2 in meno, come il fotovoltaico, con la differenza che di notte la lampadina l’accendiamo, con il FV no.
    ——————————————

    Alla luce di quanto esposto, mi pare di intendere che lei, mi corregga se sbaglio, ha il piglio ineguagliabile degli attuali politicanti che con maestria vendono “merda” , che in questa occasione chiameremo “Nucleare”, spacciandola per oro.
    I suddetti venditori da strapazzo inoltre, sono abilissimi anche nel propinare inceneritori arricchendoli di retorica che si sà, è l’arma migliore verso il popolo lobotomizzato che vegeta ora su questa tiepida isola, affibbiando ad essi nomi altisonanti e molto “green” come ad esempio : TERMOVALORIZZATORI.
    Ed ecco che, su questa linea, mi pare che si stia indirizzando lei con i suoi scritti e non posso esimermi dal dire due cosette.
    La prima che le vorrei dire è che, in qualità di progettista e quindi nel pieno svolgimento delle sue mansioni, nessuno le impedisce di fare vanto di una qualità che ora è molto rara e preziosa, ossia dell’onestà intellettuale.
    Dubito infatti che un artichetto sia così retrogrado da esser convinto realmente che ci sia anche solo un nanopunto di questa “centrale” che abbia un qualche carattere positivo e utile per la società. Sicuramente lei starà facendo la parte della proprietà e sotto un certo aspetto mi pare anche giusto che tenga le parti di quest’ultima, ma proprio in virtù dell’onestà intellettuale, sarebbe un bellissimo gesto da parte sua, in qualità di progettista ( ormai il lavoro non può più perderlo) essere onesto e sincero verso il popolo vignolese che legge questo blog poichè, le verità, anche se negli ultimi tempi sembri alquanto atipico, salta fuori abbastanza rapidamente; fare certe figurette per un lavoretto da due soldi a me non pare proprio il caso.

    Non sto neppure a elencarle il perchè di questo mio commento visto che è lapalissiano che lei conosca i principi di Lavoiser sulla legge della conservazione della massa, ed è naturale che lei conosca anche il business che c’è dietro a questi impianti, la NON sostenibilità degli stessi, tutti i rischi per le nano particelle emesse e , specialmente, la totale preistoria tecnologica che risiede dietro a questi giochetti atavici e anacronistici.
    Una reazione a combustione è quanto di più sporco, antico, putrido e ignobile ci possa essere oggi in qualsiasi civiltà e su qualsiasi pianeta. Che si brucino nuvole o olio, la combustione è qualcosa di cui non si dovrebbe neppure più parlare. Oggi le maggiori aziende mondiali stanno mettendo sul mercato auto totalmente a motore elettrico e/o con tecnologie a magnete o simil Tesla, e lei è qui su questo blog a parlare di beneficio per la società a seguito di combustione da OLIO?
    Ma non vorrà dirmi che sta veramente parlando sul serio? Sta forse cercando di far passare in sordina il fatto che i Vignolesi e i cittadini che rientrano nella filiera corta del progetto, dovranno vedersi deturpare le proprie bellissime e stupende campagne verdi, i bellissimi alberi da frutta per delle coltivazioni apatiche di colza?

    Lei ha una idea di quanto sia per la collettività ESTREMAMENTE più importante nell’ordine delle priorità VITALI, avere la possibilità di beneficiare delle onde vibranti emanate dai frutti di queste bellissime terre e dagli alberi stessi piuttosto che un patetico discorso che ha sintetizzato in questa misera frase : ” il vantaggio alla collettività è dato dall’avere un pochino di energia elettrica in più con qualche Kg di CO2 in meno, come il fotovoltaico, con la differenza che di notte la lampadina l’accendiamo, con il FV no. ”
    Ma le pare che nel 2011 lei, anzichè sottolineare l’importanza vitale degli alberi e dei frutti, come ampiamente dimostrato dall’ing A. Simoneton con le sue ricerche, si metta scrivere frasi che inneggiano al vecchio adagio del “Pil ad ogni costo perchè ci da benessere” ? Ma lei è a conoscenza del fatto che il futuro ENERGETICO del nostro pianeta non dovrà tanto basarsi sulle tecnologie applicate per produrre elettricità ma quanto, piuttosto, alla tecnologia del nostro cervello, conosciuta come “senso di responsabilità” che dovrà orientarsi verso una DIMINUZIONE dei consumi e non verso una acutizzazione degli stessi. Se non si assume con totale chiarezza questo punto, non si può parlare di NESSUNA energia, dalla più pulita alla più lurida.
    Quindi, farebbe bene se per caso ha anche famiglia o figli a cui tiene, a studiarsi un pò alcune cosette e, una volta fatto, sono certo che correggerà la frase che ha riportato e suggerirà che, la centrale ad olio di colza non si fa e la lampadina di notte si tiene spenta, come è normale e giusto che sia.
    La tecnologia del fotovoltaico, che lei ponte a confronto, non è che un passaggio, non siamo che agli albori; fa quasi tenerezza vedere l’inefficienza dei pannelli che attualmente sfruttano il sole, ma , come tutte le cose, ci vuole tempo e non delle zanzare che disturbano il percorso di gente seria onesta e specialmente competente, che studia come sfruttare quella energia GIGANTESCA ed enorme che è il sole e che, guardi un pò, a differenza dell’olio di colza, non genera nessun profitto per qualcuno, non genere sfruttamento, non genera monopolio, e non genera tutta una serie di cose che mi vergogno quasi a dire, visto che ormai ho la nausea a forza di ripeterle e sentirle ripetere.
    Se li ricorda i primi aerei costruiti dai fratelli Wright? Se li guarda ora non sorride? Quanto tempo è passato? UN centinaio d’anni.
    Pensi se a quel tempo ci fossero stati soggetti come lei che magari, anche con onestà intellettuale, si fossero messi a remare contro a questa tecnologia nascente?
    E’ la fotografia del fotovoltaico oggi, è acerbo, è immaturo, ci vuole tempo e calma, e questa servirà non necessariamente per sviluppare il fotovoltaico, ma bensì per approvvigionarsi del SOLE, che , le ripeto, è l’unica fonte INESAURIBILE che l’uomo possa conoscere, capace di una potenza immane, indescrivibile, inimmaginabile, e le voglio ricordare, non monopolizzabile.
    Poichè potrei già immaginare una sua affermazione circa il fatto che “mica possiamo stare con le mani in mano mentre la tecnologia del solare fà i suoi progressi”, io ribatto con quanto ho scritto poco sopra, ossia che nell’attesa i consumi vanno semplicemente DIMINUITI e non aumentati.
    Se i consumi verranno diminuiti o meglio, verranno riportati ad uno stato di normalità, un qualsiasi cittadino potrà farsi un impianto sulla propria abitazione che gli permetteterà di azzerare i consumi della propria casa. Se il comune poi (…) si degnasse di attuare una seria e normale politica di riqualificazione energetica dei vari edifici, allora in tanti si troverebbero addirittura in surplus.
    Il suo impianto sà chi aiuta? non la collettività, bensì il privato cittadino che è intenzionato a costruirlo e chi eventualmente ha interessi a lui collegati.
    Sa invece chi non aiuta? Tutti i vignolesi TUTTI , nessuno escluso, che si troveranno nell’aria delle esalazioni che si andranno a sommare a quelle già insostenibili nella nostra regione. Circondata da ceramiche, inceneritori, fabbriche e automobili ad un livello spaventoso.
    Se la mia descrizione non le basta, la invito a salire su una bicicletta, o a piedi, verso Ospitaletto (un pò di movimento giova alla mente).
    Da quelle parti potrà godere di uno spettacolo desolante e raccapricciante : una coltre nera, di morte e dolore che copre tutta la pianura padana, che ogni hanno aumenta e che, oltre ad obnubilare le menti di fumo, uccide i grandi e i bambini. Lei mi sta quindi dicendo che per compiacere il suo cliente io, come Vignolese, dovrei accettare di buon grado che si butti nell’aria “qualche” quintale di schifezze in più?
    Siamo grandi e “vaccinati” quindi non penso ci si possa prendere in giro su questi argomenti così importanti.
    Dispiace davvero vedere che ci sia ancora chi difende questi baluardi da perdenti, dispiace vedere che certe persone si aggrappino ancora agli interessi di qualche furbetto e che non si pensi veramente al progresso, alla scienza, e alla tecnologia.
    Dove andremo a finire di questo passo?!
    Comunque voglio tranquillizzarla poichè, se per caso sta perorando la causa dell’impianto di Colza per la paura di non tenere le luci accese la notte col FV, le posso assicurare che vi sono già fior fiore di tecnologie largamente utilizzate che lo permettono. La più banale è quella degli impianti solari termodinamici a concentrazione, i quali catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno di una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente.
    Quindi, ora che ogni suo dubbio è stato fugato, spero che per il futuro, il suo patrimonio intellettuale sia messo al servizio di tecnologie e impianti all’altezza delle sue possibilità, che, sono certo, non ristagnano di certo in un impiantino di questo tipo.
    Saluti e buona fortuna

    ps: la invito ad andarsi un pò a studiare tutto il tema sulle nanoparticelle, sull’evoluzione delle stesse, sulla proliferazione nel quotidiano a partire da tutti i tubi che emettono qualche fumo, e oltre.
    Questo perchè è ormai palese che dietro a queste vi sia la proliferazione del cancro, e per cancro intendo anche malattie cardiovascolari le quali sono la conseguenza più comune del cancro per ciò che riguarda l’inquinamento da particelle. Tenga anche ben presente le malformazioni fetali, le malattie neurologiche o a quelle di natura endocrina.
    Tenga presente tutto questo perchè dalle combustioni, come premio, si riceve solo e soltanto quello, nessun beneficio per alcuno.

  4. Flavio Quintavalli ha detto:

    Caro Alessandro Nonsisàilcognome, le mie gambe e quelle di mio figlio di neanche 10 anni mi fanno arrivare solo a Denzano che il panorama (desolante) si vede lo stesso, e quando vogliamo prenedere il sole arriviamo fino al ponte di Marano o qualche km più in là.
    Il tuo ragionamento non fa una piega, se solo non fosse per un maledetto 0: prendi il numero della popolazione mondiale, sposta a sinistra la virgola di un posto, ecco il mondo perfetto, tutto funzionante solo col sole, il grano per il pane lo andiamo a prendere al mulino di Tavernelle, quel po’ di luce ce la dà la centralina del Maglio.
    Il problema è convincere i 9/10 dell’umanità ad immolarsi per il futuro…dell’umanità!
    Alla prossima.
    Flavio Quintavalli

    Dimenticavo: oltre a progettare ecomostri mi occupo anche di fotovoltaico, risparmio e certificazione energetiche degli edifici, nel caso serva una consulenza.

    • lettore del blog ha detto:

      Pessima risposta, pessimo umorismo, pessimi contenuti in queste righe dell’architetto. Cerchi di argomentare invece di fare le battutine e, il fatto che lei faccia di tutto e di più non la esime da un esame di coscienza. Sembra quasi che lei stia cavalcando il business della green economy… se è per questo lo sta facendo anche la mafia con l’eolico… ha ragione Paltrinieri: col fatto che sia green, non per forza è buono o conveniente… è solo green!

  5. stefano C ha detto:

    Segnalo questo articolo pubblicato dall’Arena alcuni giorni fa. Il futuro è già qui!
    http://www.larena.it/stories/Provincia/254103__colza_troppo_cara_la_centrale__ferma/

  6. matteo ha detto:

    e perchè mai dovresti dire di no? è una delle fonti più covenienti. si utilizza il calore e la energia elettrica. dovresti allora per coerenza spegnere la caldaia a gas da cui ottieni lacqua calda per la doccia, dovresti spegnere la macchina e andare solo a piedi…
    oer quanto riguarda le centrali chiuse, certo, se lor signori non fanno un contratto pluriennale sa prezzo bloccato si espongono a queste magre.
    come andare in giro in auto senza fare benzina.

  7. Marco ha detto:

    Bisogna secondo me un attimo dividere il discorso DENARO dal discorso AMBIENTE.

    Sul discorso DENARO ci sono degli incentivi che rendono conveniente questo tipo di attività, che probbailmente senza di essi non sarebbe vantaggiona (ma questo vale per quasi tutte le energie rinnovabili)

    Sul discorso AMBIENTE è un discorso molto complicato, dovrebbero a breve uscire delle norme dalla comunità europea più compelte a riguardo.

    Secondo me sono argomenti talmenti complicati che dovrebbe essere IL BUON GOVERNO DI UNA NAZIONE a trattare ed a creare incentivi INTELLIGENTI, i cittadini dopo a quel punto dovrebbero solo pensare a farsi i propri interessi..

    CIAO

  8. marco ha detto:

    Un ettaro di pannelli solari produce che ??? Si, ma togliendo l’energia necessaria a produrre, installare e manutenere sti pannelli (ovvero riduzione del biossido di silicio con combustione di carbone !!) vuoi vedere che conviene la colza, che oltretutto è molto più bella a vedersi ? Ma volete studiare prima di parlare ? E l’accumulo di calore dovuto ai neri pannelli esposti al sole dove lo mettiamo ? E non mi parlate dell’energia necessaria a coltivare la colza, per favore, sarà lo 0.01 % di quella necessaria per i pannelli solari !

  9. Alessandro ha detto:

    Apprezzo lo stile di vita prezzolato, quasi la invidio.
    Tante belle cose a lei alla sua colza

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