Nuovo parco di via di Mezzo. Perché non coinvolgere i cittadini nella progettazione?

Il progetto preliminare era stato approvato dal consiglio comunale di Vignola il 5 marzo 2009 (vedi). Poi una lunga fase di “gestazione” e rivisitazione delle scelte prospettate allora. Dovuta certamente ad una drastica riduzione delle risorse disponibili (da 1 milione a 300.000 euro). E anche ad un mutamento della “filosofia” progettuale, imposta dal budget ristretto, ma anche, forse, da una diversa considerazione dei valori in campo. Meno effetti speciali e più “natura” – si potrebbe sintetizzare. Comunque, ora, a più di due anni di distanza, il parco di via di Mezzo – il “central park” vignolese, l’aveva battezzato il sindaco Adani nel consiglio comunale del marzo 2009 – sta per riemergere da un’iter progettuale complesso e tribolato. Nel giro di qualche settimana, forse ancora meno, si aprirà la fase realizzativa. Si aprirà il cantiere – e si chiuderà via di Mezzo, destinata ad essere trasformata in una pista ciclopedonale. Attorno a cui sorgerà, appunto, il nuovo parco. Però … C’è un però. Che parte dal modo in cui l’amministrazione Denti prova a “raccontarsi”: come di un’amministrazione che ha fatto della partecipazione dei cittadini il proprio cavallo di battaglia. Invece proprio sulla partecipazione l’amministrazione Denti ha evidenziato “poche idee e ben confuse”, per sintetizzare (per un’articolazione del giudizio: vedi). Qui ne abbiamo l’ennesima conferma. Cosa c’era di più facile dell’organizzare un percorso di progettazione partecipata sul parco di via di Mezzo, in cui coinvolgere i residenti del quartiere ed i cittadini interessati? E cosa c’era di più intelligente per cercare di costruire relazioni sociali (tra residenti, ma anche tra residenti ed amministrazione) in un quartiere di recente formazione? E per cercare di istituire un legame tra la nuova area verde ed i cittadini, in vista di futuri percorsi di animazione, cura, sorveglianza, manutenzione? Insomma, un vero “patto con i cittadini”? (vedi).

L’area interessata dal futuro parco di via di Mezzo, che è la via in primo piano (foto del 26 marzo 2011)

[1] Il Parco di via di Mezzo compare per la prima volta negli atti dell’amministrazione comunale di Vignola nel piano triennale delle opere 2008/2010 (vedi la delibera del consiglio comunale n. 93 del 20 dicembre 2007). Di nuovo il parco viene confermato nel piano triennale dell’anno successivo (2009/2010) ed il consiglio comunale, come ricordavo, ne approva lo studio di fattibilità nella seduta del 5 marzo 2009, con contestuale adozione di variante specifica al PRG (vedi), poi approvata con delibera del consiglio comunale n.64 del 2 settembre 2009. La realizzazione del parco intende contribuire a ridisegnare alcuni tratti urbanistici dell’area di Vignola che, a seguito dell’approvazione del PRG nel 2001, è cresciuta più di ogni altra. Il Parco di via di Mezzo intende infatti fungere da cerniera tra l’abitato urbano consolidato, risalente agli anni ’70, ad est di via di Mezzo, ed i nuovi comparti di espansione al margine ovest di via di Mezzo e tuttora in corso di edificazione. Parliamo, tanto per intenderci, del nuovo “quartiere”  sorto sul “retro” (a nord) del centro commerciale Marco Polo. Un nuovo “quartiere” che oggi è delimitato al margine ovest dalla nuova via Gandhi (la cosiddetta strada dei cento alloggi) – una via destinata a diventare il nuovo asse urbano Nord-Sud e che giustifica, pertanto, la chiusura di via di Mezzo (e la realizzazione, al suo posto, del parco in questione). Un parco, ovvero un intervento di qualificazione di un’area altrimenti tutta destinata ad edilizia residenziale (le funzioni commerciali del “quartiere” sono infatti state concentrate nel centro commerciale Marco Polo). Un’area che si sviluppa “in verticale”, appunto lungo l’asse Nord-Sud, e che evidenzia una dotazione probabilmente non adeguata di servizi. Tutto il commerciale è concentrato al centro Marco Polo o, più a Nord, su via per Spilamberto. L’unico impianto sportivo a disposizione è quello incastonato nell’attuale parco di Piazza Maestri del lavoro, dove ha sede anche la “Casa degli Alpini” (un campetto da calcio, mai adeguatamente curato, ed un campo in cemento da basket – all’interno di uno dei parchi pubblici più degradati di Vignola: vedi)! Per i servizi scolastici l’area gravita su Brodano, dove si trova, in prossimità, un asilo nido (Cappuccetto Rosso), una scuola dell’infanzia (Mago di Oz), una scuola elementare (I.Calvino). E’ dunque assolutamente condivisibile il progetto di chiudere via di Mezzo (portando il traffico automobilistico sull’asse viario rappresentato da via Gandhi) e di dotare quel quartiere di un grande (relativamente grande) parco urbano. Frammentate aree verdi di cessione degli attuali comparti edificatori e “relitti stradali” dell’attuale via di Mezzo vengono così ricomposti in una più grande (più “visibile” e più fruibile) area di verde pubblico (qui la Relazione urbanisticapdf – ed il Rapporto ambientale preliminarepdf – entrambi allegati alla delibera di consiglio n. 64/2009).

Schema progettuale del parco di via di Mezzo. E’ già tutto deciso? Senza coinvolgere residenti e cittadini? (foto del 7 maggio 2011)

[2] Se la razionalità urbanistica dell’intervento è condivisibile, non lo è invece la metodologia scelta per la progettazione. Un’amministrazione attenta alla dimensione sociale dei propri interventi avrebbe colto l’occasione della realizzazione del nuovo parco per innescare “relazioni sociali” in un quartiere che, essendo appena sorto, non può contare su relazioni consolidate né tra residenti, né tra questi e l’amministrazione stessa. Allo stesso tempo sarebbe intelligente dare un messaggio forte per stimolare la partecipazione dei cittadini al “governo della città”. Perché non far valere il principio che per ogni opera pubblica al di sopra di una certa soglia di spesa si è disponibili ad aprire un percorso di partecipazione? Certo, magari con tempi contingentati, affinché il coinvolgimento non vada a discapito dell’efficacia realizzativa, ma comunque con una formula strutturata di organizzazione della partecipazione dei cittadini. Perché di norma è una buona cosa confrontarsi con gli utilizzatori dell’opera (presenti e, per quanto possibile, futuri) e dunque provare a tenere in considerazione le esigenze che esprimono. Tanto per fare un esempio, perché non inserire nel parco qualche particolare attrezzatura sportiva? Oppure uno o più gazebo? Una struttura leggera che possa ospitare animazioni estive, magari promosse o realizzate direttamente da un futuro gruppo di cittadini del quartiere? O perché, sempre per stare nel campo delle ipotesi progettuali, non collocare lì qualche orto urbano (vedi)? Ebbene l’amministrazione comunale – quella che prova a raccontarsi periodicamente come un’amministrazione che vuole promuovere la partecipazione dei cittadini – si è dimenticata di tutto ciò. Ha deciso che il progetto, per quanto ampiamente rivisto rispetto alle idee della precedente amministrazione Adani, sarà comunque calato dall’alto. Alla faccia del coinvolgimento e della partecipazione!

Il cartellone con il rendering del parco, installato dall’amministrazione comunale nell’area, nei giorni scorsi (foto del 7 maggio 2011)

Tuttavia, a ricordare all’amministrazione Denti che le cose possono anche andare in modo diverso ci ha pensato però la lista di cittadini Vignola Cambia che ha presentato una mozione, da inserire all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale, in cui impegna l’amministrazione a realizzare un percorso di progettazione partecipata per disegnare il nuovo parco, le sue funzioni, soluzioni e caratteristiche degli arredi e delle attrezzature. Le motivazioni di questa proposta sono quelle illustrate sopra: possiamo usare la progettazione partecipata come dispositivo sociale per la produzione di relazioni? Su cui magari innescare successive azioni ed iniziative per dare più vivibilità e qualità al quartiere? Staremo a vedere la risposta dell’amministrazione. Per il momento tutta la “partecipazione” prevista dall’amministrazione è la seguente: “il Servizio Verde Urbano e agricoltura è a disposizione per fornire qualsiasi informazione o chiarimento, tel. 059-777762” (così sta scritto nel cartello installato un paio di settimane fa nell’area). Un po’ poco, non vi pare?

Qui il testo della mozione presentata da Vignola Cambia (pdf).

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15 Responses to Nuovo parco di via di Mezzo. Perché non coinvolgere i cittadini nella progettazione?

  1. Roberto Adani ha detto:

    Ci tengo a chiarire alcuni aspetti. Altrimenti sembra che la passata amministrazione avesse in mente più i parchi a tema che non i parchi urbani. Prima cosa importante: il progetto parco ” Di Mezzo” nasce da un masterplan (progetto strategico) complessivo di tutte le aree del quartiere, per questo, per la prima volta, invece di far progettare ai lottizzanti privati area per area in modo del tutto scollegato le une dalle altre e decontestualizzate da quelle esistenti , il comune ha elaborato un proprio progetto complessivo. Il parco di via di mezzo raggiungeva in questo modo oltre 13.000 metri quadrati di superficie. Era infatti inclusa anche l’area verde che arriva sulla tangenziale e l’esproprio di una piccola area su via Ungaretti. Gli obiettivi fondamentali da raggiungere erano due. Primo obiettivo, tutti i bambini e i residenti del quartiere dovevano poter raggiungere la scuola, l’asilo o i servizi attraversando a piedi o in bicicletta aree verdi. Oggi è possibile dalle Corti dove io vivo, con il nuovo parco sarà possibile anche dai nuovi e dai vecchi comparti a sud. Non era solo una questione di sicurezza, ma si voleva offrire ai ragazzi d’oggi la possibilità di un esperienza autonoma, sicura e piacevole di percorso casa scuola. Siamo andati a vedere a questo proposito alcune delle più interessanti esperienze del Canton Ticino (Svizzera). Il secondo obiettivo era di caratterizzare le aree verdi per funzione in modo da dotare ogni quartiere delle diverse opportunità di vivere il verde alle diverse età. Ad esempio i percorsi erano pensati come percorsi circolari di varia lunghezza e a volte dotati come su via Cà Barozzi di attrezzature ginniche per facilitare il jogging, le passeggiate e l’attività all’aria aperta. Ma erano anche percorsi sicuri per chi ha un handicap, ha necessita di potersi recare ai servizi o semplicemente di condividere l’attività sportiva con gli altri. Funzionalità già sperimentate con successo sulla ciclabile sulla vecchia ferrovia che è collegata con quelle sviluppate nel quartiere e porta verso Il centro di Vignola o Spilamberto. Poi oltre a Via di Mezzo, c’erano i due parchi delle corti pensati per le famiglie e per ragazzi di diverse età, i piccoli sulla seconda corte vicino all’asilo, i grandicelli sulla prima vicino alla materna. Il parco della lumaca vicino alla scuola invece era pensato più in funzione del gioco e delle attività collegate alla scuola. L’area verde accanto alla scuola materna era stata invece individuata come area per gli orti, sia quelli dei bambini della materna che quelli del quartiere, ad esempio dei nonni che potevano condividere e insegnare ai bambini l’arte dell’orto. Oltre l’asilo, Cappuccetto rosso, era prevista l’eliminazione di via Goldoni e la creazione di un grande parco per i piccolissimi visto la vicinanza dell’asilo. Il parco era infatti caratterizzato da un veliero su un isola di sabbia tutto pensato per i piccolissimi. L’area verde lunga e stretta che trovate sulla destra percorrendo via Ghandi verso Vignola era invece dedicata e attrezzata per i cani e per le loro sgaloppate in modo da distinguere le aree in cui era permesso l’accesso con gli animali dalle altre. L’area è collegata attraverso ciclabile e strada chiusa al traffico con l’area privata dedicata all’addestramento dei cani in via cornatura con cui si era pensato una convenzione. Cosa importante avevamo pianificato nella bozza di preliminare al PSC il superamento del distributore a fianco della scuola Calvino sulla via per spilamberto per sostituirlo con un area verde che facesse da cuscinetto tra strada e quartiere, permettesse un ulteriore ampliamento delle aree verdi vicino alla scuola e consentisse un altro corridoio verde verso nord e la zona di Brodano oltre la via per Spilamberto. Si confermava infatti come area sportiva quella della parrocchia che è convenzionata con il comune, a cui si poteva arrivare in sicurezza attraverso questo nuovo percorso. Non si dimentichi infatti che era previsto lo spostamento di tutto il traffico pesante e di attraversamento dalla via per Spilamberto alla via Garofolana a questo fine trasformata in tangenziale. Manca però l’essenziale collegamento diretto alla rotonda della pedemontana che era previsto nel decaduto accordo Sipe. Il distributore si doveva infatti spostare su questa strada. Per inciso , vorrei infatti ricordarti caro Andrea che c’era una sola area di espansione molto piccola prevista nella proposta di PSC per Vignola e serviva proprio a delocalizzare attività incongrue dal centro alla periferia. Quando infatti si vogliono come in questo caso ampliare le dotazioni verdi di un quartiere delocalizzando attività incongrue inquinanti e rumorose come un distributore bisogna prevedere aree in cui spostare tali attività altrimenti tali processi non si realizzeranno mai nella realtà. Visto che mi sono trovato mio malgrado a gestire un PRG in parte espansivo, e me ne assumo comunque ogni responsabilità, vorrei però sottolineare che sono stato il primo a volere un PSC per superare l’attuale PRG e dare uno stop per sempre al consumo di ulteriore territorio iniziando una politica di riqualificazione del territorio urbanizatto comprese le periferie, ci tenevo a ricordarlo. In questo progetto ad esempio erano previste l’eliminazione di due strade e di un distributore per sostituirle con aree verdi; con la sua approvazione si è approvato anche una variante per un area da sempre edificabile che poteva essere facilmente venduta per far cassa, e che era rimasta verde solo per il vincolo di passaggio della vecchia tangenziale delle basse di Vignola, con questa variante è invece stata definitivamente trasformata e riqualificata in parco, il parco di via Nievo. Ma torno al progetto del “Parco di mezzo” così si chiamava la versione locale del central park. Il progetto era suddiviso in due stralci. il primo di 800.000 euro circa finanziato con i contributi dei comparti Levim e Il Borgo. Levim infatti oltre agli oneri doveva pagare una sanzione importante (il doppio del valore venale) per aver scavato ghiaia illecitamente. Non so se e quanto ha pagato. Per Levim c’era poi qualche altra sanzione e inoltre essendo stata tra i primi a pagare buoni casa non utilizzati in quel comparto, si poteva pensare di restituirli a quei residenti in forma di dotazioni verdi di qualità. Il secondo stralcio era invece a carico di Casa mia, che poi è fallita, ma quando ripartirà gli si dovrà comunque chiedere conto di quel contributo oppure potrà il comune stesso utilizzare le proprie capacità edificatorie relative alle aree verdi dentro ai lotti non ancora edificati di Casa mia. Il primo stralcio del parco era stato pensato come opera pubblica realizzata dal comune con il contributo dei privati, vista la maggiore qualità assicurata dal nostro ufficio tecnico nella realizzazione di opere pubbliche. Tale stralcio era destinato in termini di funzioni a creare la piazza verde del quartiere, a completare i percorsi in particolare casa scuola, a creare spazi per adolescenti ed anziani in modo da completare le funzioni disponibili nelle aree verdi del quartiere, ma soprattutto trasformava una serie di piccole-medie aree verdi in un unico grande parco nel cuore dell’abitato al servizio delle vecchie e delle nuove residenze ma anche molto meglio gestibile e meno costoso in termini di manutenzione. Questo stralcio quindi comprendeva la demolizione della vecchia strada, un impianto di irrigazione complessivo che recuperava in una grande vasca tutta l’acqua piovana, i percorsi ciclabili e pedonali, l’illuminazione e le telecamere, ma soprattutto molti alberi, soprattutto ciliegi e altri alberi e siepi tipiche della campagna organizzati a boschetti in modo da integrarsi e di fungere da area di transizione verso l’attigua campagna. Al centro c’era una piazza verde e pietra contornata da erbe aromatiche che doveva diventare la piazza che questo quartiere non ha mai avuto. Poi c’era un area per un gioco importante per i ragazzi più grandi. Un gioco in acciaio e legni speciali in modo da essere sicuro e da garantire una lunga durata. Poi una serie di tavolini con panche e sedie per il gioco delle carte, la lettura etc. più dedicati agli adulti e agli anziani. Fine degli effetti speciali, che a me, se uno gira l’Europa, sembrano effetti piuttosto normali per una nuova e importante area verde. Il secondo stralcio, programmato per parecchi anni dopo, riguardava la riqualificazione della parte di parco dove si trova la sede degli alpini, e qui tra le altre cose, alcuni spazi per divertirsi con le pratiche sportive, c’era una piccola piazzetta in corrispondenza della casa degli alpini con alcuni giochi che nebulizzano acqua che d’estate potevano essere di aiuto a quei bambini costretti a rimanere a casa e a sopportare la calura. Quindi ecco l’effetto speciale che cercavi, ma era rinviato ad uno stralcio di là da venire. Ho scritto queste cose per non buttare via molto del lavoro già fatto e che tu Andrea, più di altri hai giustamente preteso.
    Visione e strategia complessiva e studio approfondito. Le tue campagne per la partecipazione però non sempre portano bene, quindi ti vorrei portare a prendere in considerazione un ipotesi in cui si lascia procedere il comune per un piccolo stralcio in cui si sistemano i terreni, si piantuma, si allestisce l’impianto di irrigazione e si realizza il percorso principale. Visto che questi lavori sono compatibili con qualsiasi futuro allestimento dell’area, in parallelo si potrebbe molto e giustamente discutere con i cittadini del futuro e delle sistemazioni di tutte le aree verdi. Altrimenti, e parlo da residente di questo quartiere, mi sa che i miei figli, seppur molto piccoli rischino di utilizzare solo le aree per anziani del futuro parco. Comunque vada, in bocca al lupo

    • E.T. 57 ha detto:

      Ciao Roberto, ho letto con piacere le tue riflessioni in merito al Progetto Parco di Mezzo, e a questi proposito volevo dirti che venire a conoscenza solo ora, per me e penso per molte altre persone che hanno letto l’articolo, di cosa era contenuto nel Progetto, ritengo sia un passaggio che forse andava fatto al tempo opportuno, perchè di queste cose non ne sapeva niente nessuno. Forse era meglio fare capire alla cittadinanza che l’Amministrazione stava lavorando con particolare attenzione ad un progetto molto importante mirato ad accrescere la qualità della vita dei residenti, non solo, del neonato quartiere. Forse avrebbero poi preteso che quelle buone idee venissero realizzate materialmente. Voglio farti una domanda, quello che era il Progetto iniziale, a questo punto che fine farà? Pensi che venga realizzato da questa Amministrazione (poco incline al bene e ai rapporti con la cittadinanza) nella sua completezza o rimarrà un sogno?

      • Roberto Adani ha detto:

        Caro E.T, 57, da anni discuto con Andrea di partecipazione e comunicazione, devo dire di non essere ancora riuscito a individuare la soluzione. Uso il parco di via di mezzo per farmi capire. Appena eletto al primo mandato facemmo una serie di iniziative di ascolto nei quartieri, era il 2000, a Brodano ci saranno state 400 persone arrabbiate perchè erano state costruite le case (Le corti) ma non le strade. In realtà le strade non erano ancora finite, ma sotto le pressioni del quartiere dovemmo promettere di realizzare una nuova strada di accesso: via Gandhi.
        Bene, tra variante urbanistica, progetto e realizzazione della strada ci sono voluti 8-10 anni (pur lavorandoci intensamente). Quando la strada è stata aperta, penso che nessuno ricordasse che era stata richiesta da cittadini e che fosse poi così necessaria. Comoda, ma se qualcuno ha detto qualcosa, ha giustamente criticato consumo di territorio e traffico. Ora è intensamente usata sia la strada che la annessa ciclabile, ma già da diversi anni, una volta terminate le altre opere relative alle Corti, nessuno sentiva più in modo così forte la necessità di una nuova strada. L’eliminazione di via di mezzo o di parte di via Goldoni, nascono anche per rimediare ad un errore fatto assieme ai cittadini, ma restituire il verde sottratto con la nuova strada era secondo me una scelta giusta. Gli effetti di una scelta non sempre si riescono a prevedere esattamente, se si riscontrano errori, bisogna ammetterli e ripararli. Anche le sensibilità cambiano molto in appena 10 anni, che sono però i tempi normali di un progetto nemmeno molto complesso. Nel 1999 era stato appena approvato il PRG, forse l’atto amministrativo più partecipato, si era parlato fino a quel momento di nuove strade, nuovi ponti, nuovo sviluppo, le oltre 1000 osservazioni dei cittadini chiedevano nella maggior parte dei casi nuove aree edificabili, le assemblee pubbliche di presentazione del nuovo PRG erano molto partecipate, ma prevalentemente da chi avrebbe voluto costruire di più. Anche le amministrative del 1999 e ancora meglio quelle del 2004 hanno premiato in teoria anche quella scelta. Oggi non ho alcuna difficoltà a riconoscere che quel PRG è stata un occasione in gran parte persa per affrontare alcuni temi relativi allo sviluppo. Ora, alcuni verdi storici potrebbero dire, l’avevamo detto, ma paradossalmente quando dicevano queste cose risultavano comunque minoritari e non sono mai stati elettoralmente premiati per tali, anche giuste, battaglie. Certo è giusto individuare comunque i responsabili, e la politica deve essere responsabile, ne risponde l’amministrazione che in quel momento si trova di fronte il problema e ai suoi effetti. Quando qualcuno scriveva quindi, rivolto al sottoscritto, sindaco basta cemento aveva assolutamente ragione, anche a me sarebbe piaciuto meno cemento, ma i meccanismi di partecipazione e di comprensione delle scelte non avevano comunque funzionato. E’ più che accettabile quindi individuare un capro espiatorio, quindi l’Adani che ha cementificato, ma la cosa importante sarebbe acquisire la coscienza collettiva degli errori e condividerne le soluzioni, pronti comunque sempre a modificarle nel tempo a seguito della verifica. Ora i rimedi individuati si chiamavano Unione dei comuni e piano delle strategie in modo da riuscire a governare lo sviluppo di un territorio vasto, nuovo PSC per fermare il consumo di territorio e avviare un processo di riqualificazione urbana, Masterplan del verde per migliorare complessivamente la qualità le a quantità del verde, piste ciclabili per favorire l’unica mobilità veramente sostenibile in un comune denso come Vignola. Devo ammettere di non essere riuscito a comunicare il contenuto di questi progetti, io ero anche poco credibile, visto che questa pianificazione è diventata matura nel momento in cui ero in piena polemica per il troppo cemento e la campagna elettorale comunque ormai incombeva. Devo anche dire che non avevo previsto che le campagne amministrative, come quelle di qualche giorno fa, sarebbero diventate così violente nei toni e spesso false nei contenuti. Quindi anche il momento elettorale, che dovrebbe essere il momento per eccellenza in cui i cittadini giudicano un progetto e un programma non è più un momento così affidabile. Quindi anche il maldestro tentativo di fornire una visione complessiva, l’idea di futuro per Vignola fatta con il DVD “Dieci” immagino che sarai d’accordo a definirlo non molto efficace, e comunque travolto dalla campagna elettorale. Queste lunghe considerazioni per dire che è già complesso condividere un singolo progetto, se tra condivisione e realizzazione passano 10 anni. Quando è finito, per come funziona la memoria collettiva oggi, nessuno si ricorda più perchè lo si è fatto e chi lo ha deciso. Servirebbe una discussione continua che tenga in vita i progetti di lungo periodo, che vanno però normalmente oltre i 10 anni dei mandati di un sindaco, servirebbero quindi organizzazioni politiche forti e durature, capaci di perseguire progetti di lungo periodo che vengono giudicate e incassino consensi non nel breve, ma nel lungo periodo dei progetti strategici. Ora che la politica tutta, vive di sindrome del consenso mi sembra arduo trovare partiti con queste caratteristiche. IL progetto del primo Prodi per il nostro paese ad esempio avrebbe ancora tutta la sua validità, ma nessuno se lo ricorda e comunque nessuno lo tirerebbe fuori perchè anche solo nominarlo porta “sfortuna”. Quindi c’è un modo di concepire la politica tutto da ricostruire. Etica, onestà responsabilità, competenze sono le fondamenta su cui ricostruire un rapporto di fiducia senza il quale nessun progetto è credibile. Scurani, l’attuale assessore a Urbanistica e ambiente, è una persona seria e responsabile. Certo la paura da ballottaggio pesa, e la tentazione potrebbe essere quella di dare risposte nell’immediato. Le soluzioni per società complesse sono progetti complessi e di lungo periodo, impegnativi dal punto di vista delle idee e delle risorse, se ci si ferma perchè mancano le risorse o perchè sono difficili da comunicare e da condividere o ancora perchè comunque a benificiare del risultato sul piano elettorale sarà un futuro sindaco che non si è più così sicuri di che parte sarà, si finisce per pensare prevalentemente alla riconferma nel prossimo mandato, per un sindaco è anche comprensibile, lo è meno per partiti che vogliano durare nel tempo. In realtà solo se si progettano obiettivi ambiziosi, si finisce per fare lo sforzo di idee per pianificare il percorso, trovare le risorse e sopportare i sacrifici per renderli possibili. Insomma se non si sogna non ci rimane nulla da avverare.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Grazie Roberto per queste importanti precisazioni che fanno comprendere meglio in dettaglio filosofia e contenuti del progetto del nostro, vignolese, “central park”. E’ giusto cercare di salvare alcune di quelle idee progettuali: il collegamento pedonale verso le scuole, da organizzare come percorso sicuro; la “specializzazione” di aree del parco con riferimento a target diversi; qualche perplessità in più mi suscita l’idea di una piazza artificiale, ma ci si può ragionare; bene un’area apposita dedicata ai cani (ce n’é bisogno se vogliamo chiedere ed ottenere il rispetto delle regole sul NON accesso dei cani nei parchi pubblici dedicati ai bambini). Al di là di questi aspetti di progetto – importanti e che ne fanno un progetto di qualità – le cose che tu dici richiedono, secondo me, in modo obbligato la partecipazione dei cittadini (residenti, futuri fruitori e non solo) alla progettazione del parco. E per organizzare una progettazione partecipata non servono anni – bastano 2 o 3 mesi. Ci sono ragioni generali che dovrebbero spingere al coinvolgimento dei cittadini: è bene ascoltarli, coinvolgerli, stimolarli perché il progetto risponda meglio alle loro esigenze (di oggi e di domani). Ma, come ho provato ad argomentare nel post, ciò è ancora più vero perché quello è in larga parte un NUOVO quartiere, con NUOVI residenti. Abitato da persone che può essere utile aiutare a sviluppare relazioni sociali, superando una certa tendenza al “privatismo”. Invece qui si ragione di un importante bene PUBBLICO. Che può dare qualità ad un quartiere che rischia, altrimenti, di trovarsi “periferico”, con tutto ciò che questo comporta (deperimento degli spazi e dei beni pubblici). Anche perché terminato il progetto, realizzata l’opera, si apre la non facile fase della gestione, della manutenzione, della sorveglianza, della cura. So bene che la partecipazione NON è garanzia di qualità progettuale. Ma è indubbio che se ben gestita la progettazione partecipata può innescare dinamiche sociali positive per il benessere del quartiere. Per tutte queste ragioni sono convinto che un’amministrazione intelligente dovrebbe operare secondo il principio che ogni opera del costo superiuore ad una data soglia deve vedere un’offerta minima di partecipazione alla progettazione. Se poi la comunità non è interessata, se l’offerta viene lasciata cadere, allora vuol dire che il progetto dell’amministrazione è più che soddisfacente. Non mi sembra, dunque, che sia il fattore tempo l’ostacolo principale per la progettazione partecipata. Conta assai di più la risorsa “capacità”, “regole”, “volontà”.

  3. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Rispondo qui al commento di Roberto. Il suo intervento è decisamente stimolante perché tira in ballo il tema della partecipazione ed il tema del tempo, ovvero dello sfasamento temporale tra scelte amministrative, effetti conseguenti, valutazioni dei cittadini. Partiamo dalla partecipazione. Oggi la maggior parte degli osservatori riconoscono i problemi della “democrazia rappresentativa” e suggeriscono non di abbandonarla, cosa impossibile, ma di rivitalizzarla allargando il circuito di coloro che partecipano alla formazione delle decisioni amministrative. Insomma di innestare pratiche partecipative su un impianto, non rinunciabile, ma esangue, di democrazia rappresentativa. Più facile a dirsi che a farsi, non c’è dubbio. Pensiamo però alla giunta ed al consiglio comunale di oggi. Non vi vengono i brividi a pensare che il futuro della città è nelle mani di queste 26 persone? C’è bisogno di arene deliberative allargate, di luoghi in cui le decisioni più importanti sul futuro della città possano formarsi raccogliendo opinioni, osservazioni, critiche di un numero un po’ più ampio di cittadini. Roberto cita il caso del PRG come “forse l’atto amministrativo più partecipato”. Questa valutazione è indicativa di un equivoco. In questo caso la partecipazione era motivata da interessi personali, ma per fortuna non è sempre così. Occorre stimolare quella partecipazione che porta ad esprimere interessi collettivi. Bisogna infatti saper distinguere tra chi chiede l’edificabilità della propria proprietà e chi invece si preoccupa che il territorio in cui vive non venga degradato da attività incongrue (per rimanere all’oggi: centrali ad olio di colza e trivellazioni alla ricerca di idrocarburi). Io non vedo perché, per le decisioni più importanti o le opere più importanti per la città, non si debbano prevedere percorsi allargati di partecipazione. E però bisogna saperla organizzare. Perché della partecipazione la parte più stimolante è quella che produce argomenti e valutazioni critiche: a patto che si abbia conoscenza, e dunque informazione, sui programmi amministrativi. E’ un metodo di lavoro che un’amministrazione deve darsi per 5 o 10 anni. Non perché vuol fare una cosa spot, per produrre titoli sui giornali (è la critica che io rivolgo all’amministrazione Denti). C’è tutta una mentalità nuova da costruire nel PD: la partecipazione si fa non perché migliora la qualità dei progetti (molte volte questo succede, ma non è un esito scontato), ma perché oggi amminisatrare una città significa organizzare ed incentivare la partecipazione, anche con l’obiettivo di produrre più consapevolezza sulla città e sul come amministrarla. Tutto qui. Per fare questo bisogna però liberarsi dall’atteggiamento strumentale che troppo spesso la sinistra ha avuto: faccio partecipazione quando e nel modo che mi garantisce di conseguire gli obiettivi che ho già definito, già deciso. Non funziona più. E chiaramente, per fare partecipazione – a questo punto vera – ho bisogno di amministratori capaci, capaci per davvero. Perché ogni processo partecipativo porta con sé un rischio. Non ci sono garanzie che la partecipazione vada bene e migliori la qualità del progetto. La differenza la fa CHI partecipa. Sia dal lato dei cittadini, sia dal lato dell’amministrazione. Anzi, soprattutto dal lato dell’amministrazione!

  4. Roberto Adani ha detto:

    Caro Andrea,
    per quanto mi riguarda i temi per i quali non ho ancora trovato una soluzione convincente sono almeno due: tempo e conoscenza.
    E’ un dato di fatto che gran parte delle persone siano portate a partecipare alle scelte solo quando si avvicinano gli effetti e gran parte delle decisioni sono ormai prese. Attenzione, tutti i progetti che si sono realizzati a Vignola hanno avuto momenti di presentazione e di partecipazione. Magari insufficienti, anche se per chi è in disaccordo sono sempre insufficienti. Anche quando questa partecipazione è stata critica ha comunque migliorato sensibilmente quei progetti. Ma il tema è più ampio, come far partecipare le persone molto prima che le decisioni si siano ormai in gran parte consolidate e come fare in modo che si presentino un numero significativo di persone abbastanza rappresentativo della comunità. Di solito quando si parte per tempo partecipano solo i soliti noti che hanno magari una sensibilità collettiva spiccata ma che spesso non sono rappresentativi dei cittadini. Questi processi generano spesso documenti che vedono la concretezza dopo almeno 10 anni quando nessuno ricorda nemmeno più di aver partecipato a quelle scelte e comunque sono cambiate le condizioni al contorno. Quindi referendum tutte le volte ? In questo modo però viene meno a mio parere il fondamento di un processo democratico che è il principio di responsabilità di chi è eletto ed è chiamato a prendere una decisione e a risponderne.
    Poi c’è il problema della conoscenza dei problemi e della loro complessità. Devo dire che molte degli incontri con i cittadini più complessi si sono risolti quasi da soli quando i cittadini si sono resi conto discutendo tra loro della complessità dei punti di vista e delle esigenze e hanno ributtato la palla al comune perchè trovasse il miglior compromesso possibile tra le varie esigenze dei cittadini. Rimane comunque un gap importante tra una conoscenza derivante da studi e approfondimenti e la partecipazione che nasce per contrapposizione con una posizione ormai precostituita, poco disponibile ad un confronto vero. Inoltre noi non abbiamo nella nostra cultura la distinzione chiara tra discrezionalità delle scelte politiche e questioni tecniche supportate da dati e studi, Siamo in generale assolutamente diffidenti rispetto a valutazioni tecniche che supportino una decisione con la quale non siamo d’accordo. Se non si parte dal riconoscimento e dal rispetto dei dati di fatto e di buone valutazioni tecniche non c’è confronto in quanto tutte le posizioni diventano parimenti valide e opinabili. Il confronto è invece quello che si sviluppa sulla base di dati oggettivi e di valutazioni tecniche riconosciute come valide. Il tema diventa come raggiungere un certo livello di conoscenza condivisa, non che questa sia presente nei consigli comunali, e questo magari può spaventare, non che siano 26 eletti a prendere decisioni, ma che in politica non ci finisca il meglio che una comunità riesce ad esprimere, perchè il meglio preferisce generalmente fare altro.

    • E.T. 57 ha detto:

      Ciao Roberto, ti ringrazio e condivido i tuoi lucidi ragionamenti e parto proprio dalle ultime tue riflessioni e cioè, il motivo per cui il meglio che potrebbe esprimere la nostra società preferisce fare altro.

      Purtroppo ho assistito sconfortato all’abbandono di una nutrita e qualificata quantità di persone, dalla partecipazione (o meglio al tentativo di partecipazione) a quello che poteva essere una nuova fase politica nell’ambito vignolese compreso un nuovo sistema per portarla avanti e volevano fare questo e non altro.
      Magari prestando più attenzione a quanto di positivo era in corso (leggi progetti a lungo raggio) e valorizzando maggiormente quelle persone che avevano contribuito alla loro possibile realizzazione e non emarginandole come in particolare è stato fatto nei tuoi confronti.
      Ma se la principale e più rappresentativa forza politica il PD, non è riuscita attraverso i suoi dirigenti a partire dal Coordinatore di zona Luca Gozzoli, ad evitare tale esodo, mi chiedo quale sarà il futuro.
      Invece, di apprezzare la volontà e cercare di valorizzare queste persone, si è fatto il possibile (spero involontariamente) per riportarle ai margini.
      Naturalmente parlo di persone vicine allo schieramento di centrosinistra e che in particolare facevano parte del Comitato di Circolo di Vignola del PD, il quale scopo iniziale era quello di diventare il miglior vivaio dal quale individuare le future rappresentanze e perchè no, le migliori idee, coinvolgendo nuova gente che tra l’altro cercava di avvicinarsi in modo nuovo alla politica.
      Io ritengo che oltremodo tutte le persone che hanno qualcosa di buono da offrire debbano essere coinvolte, a prescindere.
      Per concludere ritengo che tu sei ancora una positiva risorsa per Vignola.
      Hai ragione a dire che non mi è piaciuto il tuo “dieci anni” non tanto per i contenuti, ma semplicemente perchè era un messaggio sproporzionato per i Vignolesi, non ancora pronti a comunicazioni mediatiche evolute, in particolare se erano legate anche al dispendio di denaro per realizzarle.
      Forse con maggiore semplicità e più efficacia si sarebbe ottenuto un bel ricordo.

      • Roberto Adani ha detto:

        Grazie, ET 57 per l’onestà intellettuale e ancora di più per le considerazioni che fai, c’è bisogno di gente che si indigni in questo paese ma ancora di più di gente che non si rassegni, ho la sensazione che tu sia tra queste spero che tu abbia tempo e forza per lavorarci, sicuramente hai cose buone da offrire, è più importante che quelli come te non si scoraggino, da parte mia ormai ho dato e non corro più questo rischio e quindi se posso essere utile volentieri.

  5. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Lo so che alla mia età non dovrei fare certe cose. Ma è più forte di me. Oramai ne ho viste tante che certe cose non le reggo davvero più. Me ne sono andato stizzito dal consiglio comunale questa sera (dopo esser stato lì ad ascoltare con pazienza e senso di sopportazione per circa due ore). Si discuteva della mozione presentata da Chiara Smeraldi di Vignola Cambia per fare un percorso partecipato di progettazione del nuovo futuro parco di via di Mezzo. L’assessore Scurani ha avanzato quella che lui ha definito una “proposta di mediazione”, che in realtà non mediava un bel niente ma spostava consultazione e partecipazione dei cittadini in un futuro non prossimo, plausibilmente nella prossima legislatura. Si toccava con mano l’intenzione della maggioranza di bocciare la proposta (la mozione) ed andare avanti con i lavori (ci torno dopo). A quel punto è intervenuta Maurizia Rabitti, capogruppo PD, per dire che in fondo l’avvio dei lavori rispondeva a sollecitazioni dei cittadini (dichiarazione assolutamente generica: sollecitazioni di uno? due? tre o più? anche su questo torno dopo). Dunque l’invito al coinvolgimento ed alla partecipazione era già adempiuto – secondo lei. Sono un po’ titubante a scrivere “secondo lei”, perché non sono affatto sicuro che questa sia una CONVINZIONE vera. Temo che sia invece una CONVENIENZA vera. Quella di difendere una amministrazione – su QUESTO punto – indifendibile. Che una vita dedicata alla filosofia si riduca a questo è davvero triste. E di questo modo di prendersi beffa delle proposte serie non ne posso più. Considerate queste tre cose. (1) Questa amministrazione ha detto a più riprese di voler coinvolgere i cittadini nelle scelte importanti della città. Hanno inventato persino la “riunione partecipata” (così in un comunicato stampa) e la “progettazione partecipata della rotatoria” (che doveva essere quella all’incrocio tra via libertà e via Circonvallazione, ma non si farà, non ci sono soldi). Perché dunque, nel momento in cui pensi di realizzare un parco di 9.000 mq, non si fa un percorso di progettazione partecipata? Ci sarebbero certamente delle buone ragioni, come ho provato ad argomentare nel post. Sarebbe stato anche un modo per dimostrare che alla partecipazione dei cittadini questa amministrazione ci tiene davvero. Invece no. Non se ne farà nulla. Ma il fatto singolare è che non è dato sapere il perché. Alla domanda “perché no?” l’amministrazione ha risposto con una “velina” degna del Minculpop. Vediamo. (2) L’assessore Scurani ha detto che è urgente partire con i lavori. Non bisogna perdere un mese, non una settimana, neppure un giorno. Tutto vero. Ma l’assessore Scurani ha dimenticato di dire che il progetto definitivo è sulla sua scrivania da due anni. Che l’incarico per il progetto esecutivo l’hanno dato i suoi uffici (non certo a sua insaputa). E che il progetto esecutivo, su cui il lottizzante avvierà i lavori, è stato consegnato qualche mese fa. Se l’iter si è trascinato così a lungo non è per via di un destino cinico e baro. E’ invece perché in tutto questo tempo, in cui l’assessore Scurani ha “presieduto” all’iter del progetto, del coinvolgimento dei cittadini non gliene è fregato un granché. E nessuno, nella giunta e nella maggioranza, glielo ha ricordato. Insomma, se il tema del coinvolgimento e della partecipazione stesse per davvero a cuore a questa amministrazione non sarebbero arrivati lunghi per mettere in campo un percorso di ascolto e coinvolgimento dei cittadini nella progettazione. Servono altre prove? (3) E veniamo però alla ciliegina sulla torta. Quella di Maurizia Rabitti. Che non si chiede se la decisione che stanno per assumere – niente percorso partecipato! – sia coerente o meno con i valori dichiarati (questa amministrazione tiene al coinvolgimento). Che non si chiede come mai il tempo che c’era, con abbondanza, per organizzare la partecipazione sia trascorso invano, senza che nessuno lo facesse (l’assessore) o qualcuno glielo ricordasse (cosa ci stanno a fare i consiglieri di maggioranza?). Ma invece si inventa il pensiero (sic!) che, in fondo, partecipazione c’è già stata … visto che le hanno detto che qualche residente ha sollecitato l’intervento. Ma anche e non concesso ci sia stata una, cinque, dieci sollecitazioni, perché non cogliere la palla al balzo e proporre ai sollecitanti (ed a tutti gli altri, che sono assai di più) di confrontarsi sul progetto? Di provare ad elaborare quelle idee-guida per il progetto che ne facciano un parco che risponde alle esigenze dei cittadini? Per usare il percorso di progettazione per creare legami sociali e le premesse per un quartiere di maggiore qualità? Invece no. Maurizia Rabitti, capogruppo PD, ha inteso ribadire che va bene così, che è meglio così, che è tutto coerente. Confesso che per me è troppo. Come sia possibile questo spregio per l’intelligenza dei pochi cittadini presenti in sala (e di tutti quelli che a Vignola risiedono e che dunque sono potenziali destinatari degli “argomenti” dell’amministrazione) non me lo spiego. Se non per quei meccanismi dei giochi di ruolo che Stanley Milgram e Philip Zimbardo hanno illustrato nei risvolti più impensabili. Ti assegnano un ruolo e tu lo interpreti senza null’altro considerare. Ma così la politica diventa la negazione di se stessa. Perde la capacità di parlare oltre il confine dei propri fans. La verità diviene qualcosa di “totalmente altro”. E per me ciò è una grande tristezza. Meglio andarsene con un gesto di stizza che partecipare ancora per un minuto a questa farsa.

  6. sergio smerieri ha detto:

    Caro Andrea, cercano di sfinirti…di sfinirci, di annullarti! Come diceva il poeta: Non hanno sangue, questi!

  7. zapata ha detto:

    Sulla partecipazione si era già letto su questo blog e a Vignola qualcosa si è visto, con Via della Partecipazione e con Paolo Michelotto portato da Vignola Cambia.
    Poi, mi pare non vi stato nessun seguito. E’ un discorso molto attraente, che va studiato e approfondito. Non credo sia da “fai da te”. Se gli attuali amministratori non hanno interesse o conoscenza sufficiente per le forme della democrazia partecipativa, non vedo dove sta lo scandalo. Certo, si riempiono la bocca di “partecipazione” perchè fà effetto. E’ come riempirsi la bocca di sinistra. (Il pensiero liberale è di destra ora è buono anche per la sinistra, non si sa se la fortuna sia di destra,la sfiga è sempre di sinistra” Gaber). Per entrare nel merito del “Central Park”, non capisco perchè via Barella doveva essere di tutti e Via di mezzo sia di chi abita nel “Bronx”di fianco.

    Ma, vorrei solo proporre a chi legge il blog un assaggio di lettura, spero proficua.
    Ciao, zap

    Scrive Luigi Bobbio: La democrazia partecipativa è una nuova forma di democrazia, come suggerisce – sia pure cautamente – l’ultimo numero di Democrazia e diritto (U.Allegretti 2006a)? O non è piuttosto un’aspirazione di carattere generale che può assumere volti diversi o addirittura contrastanti?
    Se scriviamo “democrazia partecipativa” sulla finestrella di Google, otteniamo un numero impressionante di pagine: 121.000 in italiano, 827.000 in spagnolo, 1.011.000 in inglese1, 1.090.000 in francese. La diffusione di questa espressione, che è probabilmente recente, è stata rapidissima in tutto il mondo ed è un evidente sintomo del disagio provocato dalle derive oligarchiche e asfittiche della democrazia rappresentativa.
    ……Le vie della democrazia partecipativa vanno reinventate ogni volta, combinando approcci, metodologie o modelli esistenti, a seconda della questione che si vuole affrontare. Non vedo nessun interesse a stabilire classifiche. Mi pare più nteressante sperimentare percorsi ad hoc che consentano la massima possibilità di partecipazione per la cittadinanza attiva e per quella passiva, per le associazioni di sinistra e per quelle di destra, per le donne e per gli uomini, per i soggetti veramente deboli e per quelli forti, senza attribuire situazioni indebite di monopolio agli “habitué della partecipazione” (Röcke e Sintomer, 2006, p. 90). Personalmente trovo molto saggia la scelta che la RegioneToscana sta compiendo, non a caso, al termine di un lungo processo di partecipazione, a favore di una legge che non si limiti ad affermazioni di principio (già presenti, senza alcun esito, in migliaia di statuti regionali, provinciali e comunali), non pretenda di imporre regole o di attribuire poteri giuridici, ma che incoraggi e sostenga l’apertura, anche sperimentale, di processi partecipativi e garantisca che la selezione dei progetti sia affidata a soggetti competenti e neutrali. La democrazia partecipativa non è (forse ancora per molto tempo) una forma di democrazia. Prenderà forma, pian piano, man mano che si creeranno occasioni e si inventeranno strumenti. Possibilmente senza preclusioni.

    per chi è interessato:
    http://www.retelilliput.org/modules/DownloadsPlus/uploads/Documenti_Tematici/Diritti_e_Partecipazione/Bobbio_Dilemmidp_DenocraziaDiritto.pdf
    http://www.regione.toscana.it/partecipazione/

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Dove sta lo scandalo lo indichi tu stesso: amministratori incompetenti e privi di visione non tralasciano di parlare di “percorsi partecipati” e di “coinvolgimento dei cittadini” perché hanno fiutato che il tema ha un minimo di appeal. Ti ricordo che, nell’autunno 2009, quando il sindaco Daria Denti lanciò il percorso partecipato “Via della partecipazione” annunciò anche che entro l’anno (2009) l’amministrazione avrebbe adottato un protocollo che esplicitava il quando, il perché, il come della partecipazione a Vignola. Poi i termini sono stati rimandati di un anno (a fine 2010). Poi non se n’é più fatto nulla (ma intanto nel bilancio previsionale 2011 si parla di un percorso partecipato anche relativamente all’ex-Mercato – che NON si farà). Ad oggi quel “protocollo” non c’é ancora. Lo scandalo sta qui. Nella inequivocabile presa in giro dei cittadini di Vignola. Veniamo al tema “democrazia partecipativa”, formula un po’ vaga come riconosce lo stesso Bobbio. Proprio di questo ne abbiamo un esempio vignolese: a fine 2003 il sindaco Adani promuove una votazione su come destinare 250.000 euro del piano degli investimenti dell’anno successivo, il 2004 (anno elettorale). Vi partecipano il 12% degli aventi diritto (poco più di 1.000 cittadini). Vince il progetto del Polivalente Olimpia che verrà poi realizzato 3-4 anni dopo. Questa “democrazia partecipativa” non mi entusiasma, anche se è accettabile come evento di traino di più ambiziosi (e meno orientati al marketing elettorale) programmi di partecipazione dei cittadini al governo della città. La vicenda vignolese ebbe risonanza anche su Il Sole 24 ore. Fu, in effetti, un esperimento interessante. Ma è chiaro che venne inteso come operazione di marketing elettorale. Dopo di quello, infatti, il vuoto. Ecco qui mi sento di rimproverare a Roberto l’incapacità di prendere sul serio il tema. D’altro canto lo comprendo: con gli assessori con cui si trovava allora (l’unico che avrei salvato era Galli) era difficile pensare di prendere sul serio un tema non semplice come quello della “partecipazione”. Ma è pur vero che li aveva scelti lui, infilandosi assieme all’allora segretario Calzolari in un gioco al ribasso (invece di impuntarsi dicendo: al di sotto di una certa soglia non scendo). Quando vinci con il 75% puoi anche permetterti di perdere un pezzo della coalizione se ti propone nomi improponibili! Per tornare al tema della partecipazione ribadisco per l’ennesima volta che oggi è un tema imprescindibile. E’ una cosa DA FARE. Non perché migliora la qualità del progetto (molte volte succede, ma non è automatico). Ma perché deve essere considerata parte della moderna cittadinanza! Perché è l’unico modo – certo impervio, non semplice – per promuovere nei cittadini consapevolezza di cosa significa amministrare. Perché produce un po’ di attaccamento alla cosa pubblica in un’epoca di qualunquismo e individualismo. Tra le diverse “correnti” – l’ho già detto numerose volte – io prediligo quella della “democrazia deliberativa” (che per me significa innanzitutto Jurgen Habermas). Ovvero quella modalità che sollecita la produzione di argomenti. Ed ogni argomento va preso sul serio e dunque merita risposta. Bernard Manin ha proposto di istituzionalizzare l’avvocato del diavolo nei processi decisionali pubblici. Ecco, se Roberto Adani avesse fatto qualcosa del genere si sarebbe evitato qualche errore clamoroso, come il PRG (ricordo che sindaco era Gino Quartieri, ma il piano non era solo del sindaco-uomo-solo-al-comando), come le norme sull’edilizia in zona agricola, come la torre di 52 metri (poi non realizzata), come il piano delle strategie del 2006 (rivelatosi assolutamente irrilevante)). Per concludere. Perché una nuova forma di democrazia locale prenda forma (si tratta di innestare pezzi di democrazia diretta e democrazia deliberativa su un impianto che NON PUO’ NON ESSERE ANCORA che di democrazia rappresentativa) occorre avere competenze forti, autorevolezza, capacità di visione. Occorre credere che ciò deve essere fatto anche se nell’immediato si corre qualche rischio. Occorre avere capacità di apprendimento collettiva. Tutte cose che scarseggiano tanto nell’amministrazione, quanto nel PD di Vignola. E, su questo punto, anche Roberto non ha mai sciolto le riserve. Dopo essersi conquistato i titoli dei giornali nel 2004 si è seduto ed ha rimosso il tema. Un peccato.

      Invece sull’operato – sarebbe meglio dire: non operato – dell’amministrazione Denti in tema di partecipazione consiglio di rileggere:
      https://amarevignola.wordpress.com/2011/02/21/dilettanti-allo-sbaraglio-la-giunta-vignolese-e-la-partecipazione-dei-cittadini/

  8. Roberto Adani ha detto:

    Devo dire di non aver nulla da obiettare, condivido analisi e mi sembrano interessanti le soluzioni…mi devo preoccupare Zapata? Il monco

  9. zapata ha detto:

    Sinceramente, non ho capito questa nota di Adani.
    Mi dispiace che anche un contributo a una discussione che credevo non sotto il suo diretto controllo, invece lo fosse.
    Mi scuso per il disturbo.
    Ciao, zap

  10. Marcello ha detto:

    Il processo di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) è un processo partecipato. La variante urbanistica in oggetto è stata in gran parte sottratta a questo percorso mediante lo strumento della “esclusione dalla assoggettabilità a VAS”, un percorso molto più semplificato previsto dalla legge per gli interventi minori. Sarebbe stato in questo caso opportuno andare volontariamente ad aprire una vera e propria VAS dove affrontare più serenamente i problemi, che poi nel caso specifico non mi sembrano particolarmente difficoltosi. Si poteva anche introdurre una forma di monitoraggio. Ma questi percorsi vengono ancora oggi visti come fastidiosi impicci di natura burocratico-ambientale, o comunque semplici adempimenti tecnici che possono essere risolti redigendo un “Rapporto Preliminare” di poche pagine il cui unico obiettivo è dimostrare (a chi ? al Comune stesso da cui proviene il documento) che l’intervento non è tale da produrre effetti ambientali e territoriali significativi e pertanto non è il caso di stare a perder tempo in ulteriori discussioni e approfondimenti. Insomma, formalmente tutto in regola. Di fatto si è scelta la via dell'”hortus conclusus” più che del parco di quartiere.
    A margine aggiungo che se il piano fosse stato presentato da un privato un documento come quello linkato da Andrea avrebbe rapidamente raggiunto il più vicino cassonetto della Raccolta Differenziata.
    La politica ha bisogno non tanto di strade nuove, ma di imparare a usare quelle che essa stessa ha creato.

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