Primo bilancio di missione del comune di Vignola: voto 5.

Pungolata da una lettera del gruppo consiliare Vignola Cambia in cui si ricordava la norma dello Statuto comunale che dispone la presentazione del “bilancio di missione” contestualmente all’approvazione, in consiglio comunale, del bilancio consuntivo (vedi), l’amministrazione comunale ha presentato il documento nella seduta consiliare odierna, giovedì 28 aprile. Il bilancio di missione è infatti un documento di rendicontazione che dovrebbe raccontare, affidandosi il più possibile a dati oggettivi (es. indicatori), l’attività dell’amministrazione comunale, nel tentativo di sottrarre la valutazione della performance alla mera propaganda ed anche di renderla “leggibile” al comune cittadino. Operazione riuscita? Diciamo subito che l’operazione non è riuscita e che richiederà, se l’amministrazione intenderà proseguire su questo fronte (cosa opportuna), un maggiore investimento in intelligenza (locale e collettiva) per la seconda edizione. Oltre che una diversa metodologia. Certo, si tratta della prima edizione ed è dunque buona norma adottare criteri di giudizio non troppo severi. E’ comunque vero che l’assessore al bilancio, Romina Bertoni, è al lavoro su questo progetto da almeno un anno, per cui c’erano i tempi per redigere un documento meno retorico, meno didattico, più ragionato, metodologicamente più solido, più focalizzato sui punti decisivi (e controversi). Essendo stato distribuito ai consiglieri in data odierna la mia rassegna non è esaustiva. Ma sono convinto che anche ad una lettura più meditata il giudizio non è destinato a cambiare in modo significativo. Comunque sia, mi limito qui a tre considerazioni: di metodo, di contenuto (generale), ancora di contenuto ma con particolare riferimento ad alcuni ambiti: la crisi e l’efficacia o meno delle politiche anticrisi, la gestione del territorio, le politiche ambientali.

Un centro storico bisognoso di riqualificazione (foto del 19 marzo 2011)

[1] La prima osservazione riguarda il metodo seguito per l’elaborazione del bilancio di missione. Già in precedenza avevo espresso scetticismo rispetto all’impostazione “partecipativa” che l’assessore Bertoni ha voluto dare alla redazione dello strumento di rendicontazione (vedi). La rendicontazione “partecipata” si è dimostrata, puntualmente, solo retorica. Non lo dico per far dispetto a qualcuno – sono infatti fermamente convinto della necessità di sviluppare la partecipazione della cittadinanza al governo della città (innestando elementi di democrazia deliberativa o democrazia diretta sulle istituzioni della rappresentanza locale: vedi). Ma la partecipazione ha senso quando si tratta di prendere decisioni, non quando si deve rendicontare. In questo caso il coinvolgimento di altri (ciò che l’assessore Bertoni chiama stakeholders) non toglie un grammo della responsabilità, della competenza (tecnica) e dell’intelligenza necessarie per produrre un buon documento di rendicontazione. E queste componenti sono mancate o, se si vuole, sono presenti in misura insufficiente – non dal lato dell’apparato tecnico che vi ha lavorato, ma da parte di chi ha governato politicamente la produzione del prodotto. Aggiungo che l’assessore Bertoni si è inventata la partecipazione degli stakeholders (associazioni e forze sociali) alla validazione degli indicatori. Ma il primo destinatario del bilancio di missione non sono gli stakeholders genericamente intesi, bensì la committenza istituzionale, ovvero il consiglio comunale composto da rappresentanti dei cittadini, sia di maggioranza che di minoranza. E’ dunque singolare che il consiglio comunale non sia mai stato coinvolto nella messa a punto di quelle misure e quegli indicatori che dovrebbe consentirgli di comprendere in dettaglio l’attività dell’amministrazione, la sua performance, il grado di raggiungimento degli obiettivi. Non sto dicendo che il bilancio di missione non deve essere indirizzato ai cittadini, singoli o associati – ci mancherebbe. Sto dicendo che non si capisce perché sono state coinvolte associazioni riluttanti, scarsamente interessate (come testimonia il fatto che solo 33 delle 64 associazioni a cui è stato distribuito il questionario – pari al 51,5% – lo hanno compilato e restituito: cfr. p.23), e non invece i consiglieri comunali che hanno un interesse effettivo a mettere a punto uno “strumento di lettura”, un “cruscotto” di indicatori per monitorare l’operato dell’amministrazione. Che abbia escluso questa metodologia intenzionalmente o invece perché non ha colto questo passaggio, poco importa: la conseguenza si vede. Si riflette in un documento che rimane in superficie rispetto ai principali nodi della “salute” di questo territorio e della performance dell’amministrazione.

Una performance non proprio brillante dello spazzamento foglie (foto del 20 novembre 2010)

[2] Una seconda debolezza metodologica si riflette nella vaporosità del contenuto. La stragrande maggioranza dei dati riportati nel bilancio di missione 2010 sono dati che sarebbero stati inseriti comunque nei documenti del bilancio d’esercizio 2010. Alla fine, infatti, il bilancio di missione si risolve in un ingentilimento della relazione della giunta, di norma più grossolana ed eterogenea. Ma è la qualità dei dati che non cambia. Il fatto è che si tratta nella quasi totalità dei casi di dati “di attività” (cosa abbiamo fatto), non di dati “di impatto” (ciò che è stato prodotto con ciò che abbiamo fatto), tanto meno di “indicatori” (dati che rappresentano un fenomeno – es. il tasso di natalità). Essendo partita alla grande un anno fa ad annunciareun ampio percorso “partecipativo” sul bilancio di missione ci saremmo aspettati un maggiore impegno da parte dell’assessore Bertoni per individuare “misure” ed “indicatori” a maggiore valenza esplicativa. E qualche risultato più significativo. Invece ci si è limitati a presentare meglio gli stessi dati, le stesse “misure” che da anni vengono impiegate nei documenti di bilancio del comune di Vignola (o dell’Unione). Insomma, limitandosi a dati di attività si rimane alla superficie dei fenomeni e difficilmente si comprende qualcosa dell’efficacia delle politiche. Inoltre per interi settori mancano le serie storiche, anche solo triennali, che consentono di comprendere l’andamento delle politiche nel tempo. I flussi turistici sono in aumento oppure no (c’è un solo dato sui visitatori della scala a chiocciola!)? Dunque le politiche di promozione del turismo funzionano oppure no? Coloro che fanno pratica sportiva o anche solo coloro che sono iscritti ad una società sportiva sono in aumento oppure no? Dunque le politiche di promozione della pratica sportiva funzionano oppure no? I ragazzi in sovrappeso od obesi stanno aumentando oppure no? E conseguentemente, le politiche pro-salute nei confronti di bambini, ragazzi ed adolescenti funzionano oppure no? E così via. Oltre a ciò, infine, quasi dappertutto mancano confronti tra distretti o tra comuni comparabili a Vignola. La sezione dedicata alla sanità (un “estratto” del bilancio di missione dell’Azienda USL di Modena) soffre pertanto dell’impossibilità di confrontare ciò che succede nel distretto di Vignola con ciò che succede in altri distretti dell’azienda (forse anche per questo risultava più opportuno rimandare direttamente al bilancio di missione dell’Azienda USL – un documento fatto assai meglio di quello del comune di Vignola). Ci sono poi sezioni che si affidano praticamente per intero alla “voce narrante” del redattore (voce in genere assai benevola) piuttosto che a dati oggettivi. Infine mancano completamente i dati su ambiti importanti delle politiche pubbliche: sul trasporto pubblico locale, su gomma o su rotaia, non c’è niente. Mancano completamente i dati sull’inquinamento ambientale (la parola “inquinamento” non compare una sola volta in 100 pagine di documento!), come se non fosse un fenomeno rilevante da contrastare tramite politiche pubbliche. E si potrebbe continuare.

Sprawl urbano, ovvero "villettopoli in campagna": cosa è successo nel 2010? (foto del 28 giugno 2010)

[3] Un compitino svolto senza grande impegno, senza dispiegamento di “intelligenza” politica. Può sembrare un giudizio severo – ho però già svolto due argomenti a sostegno di questa valutazione. Qui ne aggiungo un terzo.  Intelligenza dovrebbe significare anche dare maggiore enfasi ad alcuni temi perché nell’attuale contingenza risultano maggiormente critici – dunque decisivi per dare il tono di questa legislatura e per segnare il futuro di questa città e di questo territorio. E su questi temi un minimo investimento al fine di ottenere dai dati informazioni “interpretative” o “di tendenza” dovrebbe essere un obbligo. Almeno se si vuole dimostrare di avere capacità amministrative (e capacità di visione). Tra 2008 e 2010 sono almeno 3 le aree tematiche che sono emerse con prepotenza, segnando anche questo territorio: (1) il tema della crisi economica e delle azioni dispiegate per fronteggiare gli effetti negativi sull’occupazione da un lato, e del rilancio di un nuovo percorso di “sviluppo” dall’altro; (2) il tema della gestione del territorio e di un mutamento (tutto da verificare nei suoi esiti) in merito al “consumo” di territorio (stop al consumo di territorio non compromesso! – ha detto in campagna elettorale il candidato sindaco Daria Denti), unito a quello della progressiva urbanizzazione della campagna (la “villettopoli” che si diffonde nelle aree rurali di Vignola: vedi); (3) il tema dell’ambiente e della promozione di stili di vita sostenibili. Rispetto a questi tre ambiti delle politiche pubbliche l’apparato di dati fornito è desolante. L’ambito meglio servito è certamente quello dell’economia e della crisi occupazionale, ma con dati meramente descrittivi (che evidenziano, peraltro, il perdurare della crisi e l’insufficienza delle politiche di contrasto: 79 richiesta “valide” di contributi anticrisi, solo 21 evase! Cfr. p.46). Nessuno che si preoccupi di comprendere come la crisi sta trasformando l’economia del nostro territorio (ma se ci affidiamo alla crescita dell’occupazione straniera come proxy della qualificazione dei posti di lavoro sembra doversi registrare un processo di abbassamento della qualità, non di crescita: vedi). Neppure il principale obiettivo che l’amministrazione comunale si era data, in funzione anticiclica, con il bilancio di previsione 2010 è stato minimamente rendicontato! Mi riferisco all’obiettivo di realizzare 1,5 milioni di euro in “investimenti in manutenzioni e ristrutturazioni a sostegno delle imprese della filiera dell’edilizia locale” (p. 5 della Relazione previsionale e programmatica 2010). E’ stato raggiunto? Non è dato sapere. Ancora più desolante è il quadro dei dati relativi alla gestione del territorio, sia in generale, sia con riferimento alle zone agricole (vedi). Quanti mq in più sono stati edificati? Dove? Quante unità abitative? Come evolve la città? Nulla è detto. Si cita la rilevazione di “alcune situazione di palese difformità” (p.82), ma non si fornisce un dato che è uno. Sostanzialmente assente è anche il tema dell’ambiente e delle politiche ambientali. Unica eccezione l’andamento della raccolta differenziata che, seppure in progressiva crescita, rimane ancora molto al di sotto della media provinciale (p.83). Anzi, la distanza dal valore medio si è pure accentuata! Manca invece qualsiasi dato sulla produzione di rifiuti, sui consumi idrici, sui consumi energetici, sulla produzione energetica da fonti rinnovabili, e così via. Insomma, quisquilie! Anche ad essere benevoli questo esercizio di rendicontazione rimane non riuscito. Certo, se confrontiamo il documento prodotto con le “vecchie” relazioni della giunta un miglioramento si avverte (non serviva molto, però: vedi). Ma il bilancio di missione è un’altra cosa. Lo standard accettabile della rendicontazione (seria) rimane lontano da raggiungere. Non resta dunque che confidare nel bilancio di missione 2011.

Per chi vuole procedere alla lettura ecco qui il testodel Bilancio di missione 2010 del comune di Vignola: pdf.

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