Si tagliano i servizi per i disabili. La protesta degli operatori e dei genitori

Sabato 9 aprile, nel pomeriggio, a Vignola, si è tenuto un piccolo presidio in difesa dei servizi per disabili dell’Unione Terre di Castelli. Si tratta in primo luogo di tre centri socioriabilitativi, una sorta di “centri diurni” dedicati all’assistenza di persone disabili: i Portici (Vignola), i Tigli (Savignano s.P.), le Querce (Castelnuovo Rangone). Bandiere delle organizzazioni sindacali (CGIL e CISL), cartelloni e un po’ di folklore (musica, canzoni …) per richiamare l’attenzione dei cittadini, affacendati nel gustarsi la festa dei ciliegi in fiore.

Operatori, genitori degli utenti, sindacalisti protestano contro il taglio ai servizi per disabili dell’Unione Terre di Castelli (foto del 9 aprile 2011)

Il tema merita indubbiamente più attenzione di quanto la stampa e la politica locale abbia dedicato ad esso. La posta in gioco, infatti, riguarda la qualità dei servizi per i disabili – un pezzo importante del nostro welfare locale. Una qualità sin qui elevata e che ora, seguendo pedissequamente le norme regionali per l’accreditamento, si vorrebbe ridimensionare. Conseguendo, in tal modo, una riduzione della spesa. La posta in gioco riguarda il modo in cui intendiamo i diritti delle persone più fragili. Riguarda, in altri termini, il modo in cui ci definiamo come comunità – quali valori mettiamo al primo posto. Cerchiamo di capire cosa succede.

Il presidio di protesta contro il taglio dei servizi per i disabili a Vignola (foto del 9 aprile 2011)

[1] Un volantino delle organizzazioni sindacali CGIL, CISL e FIADEL, distribuito per l’occasione, intitola “Difendiamo la qualità dei nostri servizi alla persona!!!”. Prosegue affermando: “E’ a rischio il 20% del personale educativo nei centri socioriabilitativi diurni per disabili del nostro territorio. Le scelte dei comuni e dell’ASP in tema di riorganizzazione e gestione dei tre Centri Diurni per disabili di Vignola, Savignano e Castelnuovo mettono a rischio posti di lavoro e soprattutto la qualità di questi servizi che ospitano i ragazzi disabili del nostro territorio. L’aumento del numero di utenti senza un conseguente aumento del numero di operatori ha già portato ad un calo delle attività educative, sociali e riabilitative, mentre la scelta di sostituire le figure professionali storiche degli Educatori è destinata a cambiare le caratteristiche e l’offerta di questi servizi rispetto a come li conosciamo da 20 anni!” Il volantino si chiude con l’appello: “Tagliamo le spese inutili, non i servizi alle persone deboli.” Il 16 marzo 2011 l’allarme era stato lanciato a mezzo stampa dalle colonne de Il Resto del Carlino e de L’Informazione di Modena. Debole la replica delle istituzioni (su Il Resto del Carlino del 24 marzo): i tagli ci sono, ma sono “dovuti”, essendo una conseguenza delle nuove norme regionali sull’accreditamento. In ogni caso la qualità non verrà intaccata. Questo in sostanza il messaggio rassicurante affidato al direttore pro-tempore dell’ASP G.Gasparini, Tiziano Rilei (il direttore effettivo è andato in pensione a febbraio, ma non hanno ancora trovato il tempo di nominare quello nuovo) ed al vicepresidente Marco Franchini (il presidente si è dimesso ad inizio anno, non condividendo modalità e scelte della “committenza” – l’Unione Terre di Castelli – ma non hanno ancora trovato il tempo di nominare quello nuovo). Le nuove norme regionali prevedono in effetti una diversa composizione del personale addetto ai centri socioriabilitativi: una maggiore presenza di OSS (figure meno qualificate) ed una minore presenza di educatori professionali (figure a maggiore qualificazione). Questo ovviamente comporta un abbassamento del livello qualitativo del servizio. E’ evidente. Per tutti tranne che per il vicepresidente dell’ASP Marco Franchini che afferma a mezzo stampa (Il Resto del Carlino, 24 marzo): “Ricordiamo, poi, che per un operatore la preparazione [avrebbe dovuto dire: la qualifica, ovvero la “certificazione delle competenze”] è sì importante, ma non è tutto: bisogna valutare anche la persona. Non vuol dire, quindi, che un OSS non renda quanto o più di un ‘professionale’ a contatto con i ragazzi.” Testimonianza della leggerezza di amministratori finiti lì per caso ed oggi chiamati ad avere un ruolo solo perché il presidente del Consiglio di Amministrazione se n’è andato. Nel frattempo la politica tace. Anzi, lascia in una situazione di evidente fragilità il vertice dell’ASP G.Gasparini (privo di presidente del CdA e del direttore) perché in questo modo è più facile condurre a termine l’operazione di downsizing.  Già i 3 educatori che hanno lasciato l’ASP a fine 2010 non sono stati sostituiti ed ora ci si appresta a sostituire educatori professionali con OSS (Operatori Socio Sanitari).

Le “ragioni” della protesta (foto del 9 aprile 2011)

[2] L’ennesimo pezzo di welfare locale vede ridotti gli standard qualitativi al fine di ridurre la spesa. Altri pezzi sono stati dismessi (es. trasporto scolastico per le scuole dell’infanzia) o affidati ai cosiddetti soggetti del “terzo settore” (es. centri estivi). Sono state tagliate le risorse per la qualificazione dell’offerta formativa delle scuole (praticamente azzerate). Sono stati ridotti i posti negli asili nido. Sono state ridotte risorse e personale del Centro per le famiglie. Un pezzo alla volta, cercando di fare meno clamore possibile, il welfare locale viene ridisegnato. C’è un disegno chiaro? C’è un’idea del welfare locale di domani? Difficile dirlo. Se un’idea c’è è comunque certo che non è stata comunicata alla cittadinanza, né agli utenti dei servizi od alle loro famiglie. Il presidente dell’Unione Terre di Castelli, Francesco Lamandini, aveva annunciato un percorso trasparente e partecipato per riprogettare il welfare locale. Non se n’è fatto niente. Solo un primo consiglio dell’Unione in seduta aperta, il 22 luglio 2010, a cui però non è seguito nulla (vedi). Altro che trasparenza! Questo è il regno dell’opacità. D’altro canto l’assessore vignolese alle politiche sociali, Maria Francesca Basile, rassicura a mezzo stampa: va tutto bene! Non sono state tagliate le risorse! Men che meno i servizi! Così infatti l’assessore Basile alla Gazzetta di Modena del 30 marzo 2011 (p. 25): “Per il sociale, il Comune per il 2011 trasferisce all’Unione Terre di Castelli 1.548.625 euro. Abbiamo posto al centro i bisogni dei cittadini. Nessuna riduzione ai servizi”. Evidentemente il concetto di “riduzione ai servizi” sfugge all’assessore Basile. Non sfugge invece agli operatori dei centri socioriabilitativi, alle organizzazioni sindacali, ai genitori dei disabili. Tra l’altro proprio l’assessore Basile, nella stessa intervista alla Gazzetta, fornisce le cifre del ridimensionamento del “fondo anticrisi”: 214.000 euro nel 2011 (a livello di Unione), contro i 401.060 euro del 2010. Insomma, neppure far di conto! Ma questo lo sospettavamo da tempo. Sta di fatto che questa progressiva e sistematica riduzione e dequalificazione dei servizi avviene senza nessuna discussione pubblica. Senza che utenti e cittadini abbiano la possibilità di esplorare soluzioni alternative, magari anche di affermare una diversa gerarchia di priorità (che so: più qualità e più risorse, magari meglio spese, su scuola e su sociale, rinunciando a qualche evento “mondano”). I rappresentanti delle organizzazioni sindacali prefigurano anzi la possibilità di rivedere la compartecipazione delle famiglie pur di salvare la qualità. Nella mobilitazione di ieri a fianco degli operatori, anche i genitori dei ragazzi assistiti ai centri hanno fatto sentire la loro voce (così dalla Gazzetta di Modena di oggi, 10 aprile): “Il centro diurno – ha affermato Nadia Tadolini – è quella struttura che non solo ospita i nostri figli, ma anche che consente a noi genitori di poter lavorare” . Un’altra mamma, Morena Ferrari: “Manteniamo alto lo standard: in caso contrario sarebbe come togliere loro il sorriso”. Forse è il caso di prestare ascolto a queste voci. Forse è il caso di cambiare metodo nel gestire questa fase di “rivisitazione” dei servizi. Anche qui un po’ di dibattito pubblico fa solo bene.

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9 Responses to Si tagliano i servizi per i disabili. La protesta degli operatori e dei genitori

  1. Marco Franchini ha detto:

    Salve Andrea,
    chi le scrive è quel Marco Franchini a cui lei faceva riferimento nell’articolo. Premesso che, saranno i miei trentun anni o la visione positiva che ho del confronto soprattutto se critico come momento di crescita, che non posso che mostrare apprezzamento per esperienze come le sue specialmente se fatte attraverso uno strumento così giovane, dinamico e accessibile come il blog (immagino quanto tempo e impegno le richieda). Parimenti non posso però che esprimere il mio disappunto per quanto leggo. Osservo, infatti, giudizi negativi verso di me e con chi con me lavora, pur nella criticità, con il massimo impegno. Andrea, la cosa che più mi amareggia è la pregiudizialità con cui viene fatto: la leggerezza e la casualità di cui parla la ritrovo in un giudizio da lei dato nei nostri confronti senza aver mai, mai, avuto modo di conoscerci!! Come ci ricorda il giornalista Igino Giordani, “è la libertà di pensare quel che si vuole e di esprimere tutto ciò che si pensa, entro i limiti della verità e della moralità: senza questi potrebbe divenire ingiuria, calunnia, pervertimento.” La ricerca della verità, dunque, è quello che non noto sia stata perseguita. Se ci fossimo quantomeno parlati, ad esempio, le avrei chiarito che le parole a me attribuite sul giornale non sono veritiere, come sa spesso succede nelle interviste. Chiarimento che ho fatto personalmente con le persone interessate – genitori, responsabili, sindacalisti – evitando quei botta e risposta per mezzo stampa dal sapore narcisistico più che di vera chiarificazione. Per dare una nota personale, che serve a dare sostanza al pensiero che la accompagna, si figuri se uno come me che ancora investe, con sacrificio, tempo e risorse sulla propria formazione professionale non creda nell’importanza delle qualifiche! Pensi che ho promosso la qualifica di figure dove questa non era prevista e di cui oggi raccogliamo positivi riscontri (penso all’esperienza tutoriale). Ancora, non ha notato come ci siamo subitamente esposti io, Alida e Tiziano, pur consapevoli del delicato momento, per rispondere a quella preoccupata lettera scritta per mezzo stampa da un genitore di uno dei nostri ragazzi, senza rifugiarci in un comodo silenzio, ma anzi per assumere l’impegno e la volontà di garantire in ogni caso la qualità del servizio a fronte di scelte, pure, che non dipendono da noi. Quello che scrivo vuole essere tutt’altro che una nota personale quanto la lettera di chi, tramite il ruolo che ricopre, sente screditato un servizio fatto da persone, prima ancora che personale, di valore. Detto questo, se lei desidera sono pronto ad incontrarla per un confronto, sicuro che sarà libero da pregiudizi o secondi fini. Poi il suo giudizio nei miei confronti o di chi con me collabora potrà essere ancora più amaro e duro ma sarà sostenuto dalla forza della conoscenza. O, magari, vedrà di suo pugno l’impegno e la passione profusa, pur nei limiti di cui siamo consapevoli, e ne rimarrà favorevolmente colpito.
    Mi scuso del dilungarmi ma è espressione di quanto il tema ci stia a cuore.
    In attesa di incontrarla le porgo i più sentiti saluti e auguri per il suo blog. Marco.

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Caro Marco, un sincero ringraziamento per questo intervento. Le parole che il giornale le ha attribuito – erano virgolettate – testimoniavano leggerezza. A quelle mi sono riferito, pur non conoscendola. Non c’é dunque alcun pregiudizio – glielo assicuro. Mi fa piacere apprendere dalle sue parole che le cose stanno diversamente – anche solo nel senso che quelle non erano le sue parole e quello non era il suo pensiero. Le non tantissime persone che seguono questa vicenda è bene che lo sappiano. Questo paese è in effetti un po’ singolare. Non sempre i titoli corrispondono ad effettive competenze – questo è vero, specie, appunto, in Italia. Ma è certamente vero che la qualità del servizio di cui noi stiamo parlando dipende dalla presenza di educatori professionali, anziché di OSS. E lo dico con il massimo rispetto verso le persone che hanno questa qualifica. Il fatto è che stiamo ridimensionando il welfare locale – di questo ne converrai. E lo stiamo facendo nel peggiore dei modi, senza una discussione aperta, pubblica e trasparente che consenta, a tutte le parti in causa, di confrontarsi con argomenti e dunque di cercare la migliore soluzione possibile. Di questo non attribuisco la responsabilità a lei, ma certamente ai sindaci di questo territorio e dunque alla giunta dell’Unione ed al Comitato di Distretto. E ciò pur a fronte di promesse ed impegni che invece richiamavano l’importanza del coinvolgimento dei cittadini nel gestire questa fase di difficoltà, in cui crescono i bisogni e calano le risorse. Comunque, accolgo volentieri l’invito ad un incontro. La cerco nei prossimi giorni. Intanto, buon lavoro!

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    L’Unione Terre di Castelli, con la voce di Emilia Muratori, sindaco di Marano e assessore alle politiche sociali dell’Unione, ha risposto alle critiche espresse in occasione del presidio di sabato 9 aprile. Ecco qui il comunicato:
    http://www.unione.terredicastelli.mo.it/comunichiamo/comunicati_stampa/comunicato_stampa_risposta_ai_sindacati_cgilcislfiadel_sul_servizio_dei_centri_diurni_dellunion.htm
    Ci sono due questioni che NON convincono nella risposta del sindaco Muratori, a cui pure va dato atto un atteggiamento di disponibilità al confronto anche in queste situazioni difficili. La prima riguarda la domanda retorica (relativa alla sostituzione di un educatore professionale con un OSS presso il centro “I Portici” di Vignola): “Possiamo davvero pensare che questa sostituzione intacchi la qualità del servizio?” Sì, lo possiamo pensare perché é così, visto che si sostituisce una figura a più alta qualificazione con una meno qualificata. E il fatto è che questo processo di “sostituzione” è destinato a proseguire. E’ dunque opportuno l’allarme lanciato da operatori, sindacati, genitori degli utenti. La seconda riguarda la modalità di governo di questa fase di downsizing del welfare locale. Davvero non si può far altro che sfogliare il carciofo foglia a foglia, tagliando un po’ dappertutto – tra cui anche i servizi per i disabili – cercando di non sollevare clamore, ovvero di non aprire un dibattito pubblico sul futuro del welfare locale? E’ questa l’idea (davvero striminzita) di democrazia locale? E se questa comunità fosse disponibile a qualche evento “mondano” in meno, pur di salvare un po’ di assistenza ai disabili ed alle persone in difficoltà? Certo ci vuole coraggio e capacità di tenere la barra ferma. Ma non si scarichi su chi chiede PIU’ tutela le incapacità di una giunta, quella dell’Unione, che sin qui ha dimostrato di essere fragilissima!

  3. gabriella grandi ha detto:

    Apprezzando il tempismo con cui – come al solito – viene da lei data corretta e critica informazione sulla questione dei centri diurni del territorio, vorrei intervenire per esporre la versione del problema che è stata fornita a noi genitori. Versione della quale non ho motivo di dubitare e che mette in luce i punti critici in modo essenziale. Per parlare senza politichesi né burocratesi, dirò quello che ho capito e, se ho capito male, aspetto rettifiche da chi di dovere (naturalmente sto documentandomi alla fonte, ma non è facile districarsi nella giungla di leggi, articoli, provvedimenti, decreti..quando ci salterò fuori, potrò avvalermi anche dei necessari rimandi)
    • la regione Emilia Romagna è il legislatore che deve deliberare in materia, deve cioè stabilire quali requisiti e condizioni siano necessari per avere l’accreditamento dei servizi in ambito sociosanitario e sociale
    • pare che la regione abbia deciso di utilizzare i finanziamenti di cui dispone (ovviamente non cospicui) per fornire servizi in maniera equilibrata a tutto il suo territorio – regionale, cioè – sul quale ora ci sarebbe disparità tra zone diverse
    • a questo fine ha fissato criteri-base per regolamentare il profilo di un centro-tipo, stabilendo così uno standard minimo di servizi al di sotto del quale non si va
    • i criteri devono dunque valere allo stesso modo per tutti – benissimo
    • si dà il caso, però, che non siano stati presi come riferimento i centri meglio attrezzati e organizzati, ma sia stata fatta una sorta di media (non so come si potrebbe chiamarla né da dove sia saltata fuori) tra i servizi più efficienti e quelli meno efficienti (dove il termine “efficiente” non ha una connotazione di merito, cioè più bravi e meno bravi, ma indica una condizione di fatto che può nascere da vari motivi: centri più collaudati nel tempo e quindi con maggiore esperienza, centri che hanno potuto disporre di maggiori finanziamenti dall’ente locale, etc)
    • cosa potremmo dedurne? Che nelle realtà (per ora non so bene quali) meno attrezzate si verificherà un miglioramento –benissimo- e in quelle più attrezzate un peggioramento – malissimo. Tutto questo in nome di un sacrosanto principio di egualitarismo. Insomma, la nostra regione Robin Hood toglie ai ricchi per dare ai poveri. Peccato che questi “ricchi” abbiano appena di che sopravvivere e gli operatori debbano ogni giorno districarsi tra mille difficoltà e ogni giorno inventarsi nuove soluzioni e ogni giorno arrampicarsi sugli specchi per provvedere ai nostri ragazzi.
    • Entriamo nel merito:
    nell’atto con numero di proposta GPG/2009/238, 17.04.09, sono esposti i requisiti specifici per l’accreditamento dei seguenti servizi
    D.2.1 Assistenza domiciliare (SPAD)
    D 2.2 Centro diurno per anziani (SPCDA)
    D 2.3 Casa – residenza per anziani non autosufficienti (SPRA)
    D.2.4 Centro socio-riabilitativo diurno per persone con disabilità (SPCDD)
    D 2.5 Centro socio-riabilitativo residenziale per persone con disabilità (SPRD)

    Io, in quanto madre di una ragazza disabile che frequenta il Centro diurno I Portici di Vignola, faccio riferimento a questo ambito, cioè al punto D.2.4. altrimenti detto SPCDD (!)
    Cito:
    “Il soggetto gestore promuove la qualità della vita degli ospiti, in particolare attraverso un approccio di carattere educativo, al fine di sostenere non solo il benessere fisico e materiale, ma anche lo sviluppo personale, l’autodeterminazione,l’inclusione sociale, le relazioni interpersonali ed il benessere soggettivo della persona con disabilità.
    Standard di assistenza
    2.1 Il soggetto gestore assicura una presenza adeguata di operatori (OSS ed educatore) in relazione alle condizioni degli utenti, al loro numero, agli interventi e alle attività previste nei PAI o nei PEI. In particolare :
    2.1.1 deve essere assicurata la presenza durante le attività di almeno 1 operatore ogni 5 ospiti per le persone con disabilità moderata, 1 operatore ogni 3 ospiti per le persone con disabilità severa e di 1 operatore ogni 2 ospiti per le persone con disabilità completa.”
    Nel centro di Vignola il rapporto era 1 operatore ogni due ragazzi.
    Teniamo presente che le disabilità, per quanto possano essere moderate, sono comunque diverse tra loro: l’operatore si trova a lavorare con cinque ragazzi che hanno problemi diversi, tempi diversi, modalità di comportamento e apprendimento diverse, etc. Avere la sindrome di Down non è lo stesso della X fragile né dell’autismo né dell’oligofrenia né del ritardo mentale, e così via. Non è come avere cinque ragazzi normodotati che – chi più chi meno – possono effettuare lo stesso percorso educativo e cognitivo.
    Ciononostante, cito ancora:
    “2.1.3 Il rapporto tra personale assistenziale ed educativo è graduato e definito in relazione all’età e al prevalere dei bisogni di assistenza e/o di autonomia relazionale degli utenti come individuati nei PAI o nei PEI, prevedendo almeno 1 educatore ogni 12 utenti, in possesso dei requisiti formativi previsti nell’allegato DB.”
    Qui gli utenti non sono più moderati, severi o completi, sono utenti e basta.
    Si tenga presente che è previsto un calo degli educatori professionali e un aumento degli OSS, operatori sociosanitari che, rispetto agli educatori, sono tenuti soltanto ad accudire il ragazzo.
    Mi sono già dilungata abbastanza, almeno per ora in attesa di saperne di più. Manca un punto:
    la Regione si ferma lì, ma l’ente locale può partire da lì e integrare quello che manca o che, come nel nostro caso, viene tolto.
    A noi genitori è stato detto dai dirigenti ASP che IL COMUNE DI VIGNOLA E L’UNIONE TERRE DI CASTELLI NON HANNO LA MINIMA INTENZIONE DI INDIRIZZARE RISORSE A QUESTO AMBITO. PREFERISCONO LASCIARE CHE UNO DEI SERVIZI PIU’ EFFICIENTI – costruito nel corso di vari anni con fatica e dedizione da operatori che sanno offrire ai ragazzi tante opportunità – RISCHI DI PERDERE LA SUA ECCELLENZA.
    Oggi, quando non si fa qualcosa, si dà la colpa alla CRISI, ma – al di là del fatto che i soldi ci siano o non ci siano- questa storia nasce da lontano, quando la crisi non era ancora utilizzabile come giustificazione (non è forse vero che ha colto di sorpresa tutti? O no?); inoltre spesso i soldi si spendono dove si crede che sia meglio spenderli. In questo caso quali sono le altre priorità? Chi ce le dice? Perché A NOI GENITORI né la signora Sindaca né l’assessore né alcuno che occupi una pertinente sedia politica HANNO DETTO QUALCOSA a questo riguardo.
    Pertanto DOBBIAMO PRENDERE LA PAROLA, ANCHE PER DARLA AI NOSTRI FIGLI CHE NON CE L’HANNO. Abbiamo intenzione di farci sentire e chiunque vorrà affiancarci con sostegno, idee, suggerimenti, rettifiche sarà ben accetto.
    Spero che questo sia solo l’inizio, perché è chiaro che qui non si tratta tanto di una battaglia sindacale in difesa di posti di lavoro (naturalmente c’è anche quella, che non può mai essere ignorata), ma di una RICHIESTA DI CHIARIMENTO SULLE POLITICHE SOCIALI NEL NOSTRO TERRITORIO.
    Grazie per l’ospitalità, anche se il mio intervento non è certo esauriente.
    Gabriella Grandi

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Gabriella, innanzitutto grazie per essere intervenuta di persona. Forse riesco solo lontanamente ad immaginare il peso con cui tu e le altre famiglie degli utenti, ragazzi disabili, vivete questa vicenda. Posso dire che in questo tuo intervento sei stata chiarissima. Il tema è proprio questo: le norme regionali fissano standard MINIMI. E lasciano agli enti locali la libertà di scegliere se e quanto in più mettere, in termini di professionalità e, dunque, di risorse. E’ su questo punto che andrebbe aperto un confronto con gli utenti, con le famiglie, con i cittadini tutti. Perché la comunità vignolese possa partecipare e dire cosa ha valore in questa città. Sapendo che le risorse sono “finite” e sono calanti … non pensiamo, tutti, che sia più giusto dare un servizio di qualità a ragazzi disabili, magari rinunciando a qualche evento mondano? Non ringraziarmi per l’ospitalità. L’onere vero lo ha chi prende la parola per affrontare questi temi.

      • gabriella grandi ha detto:

        Caro Andrea, ti ringrazio per la condivisione e ne approfitto per aggiungere qualcosa. (purtroppo sarò prolissa). Mi ero ripromessa di attenermi ai fatti ed escludere dal mio intervento ogni atteggiamento polemico, ma dopo aver letto il comunicato stampa ai sindacati dell’ Assessore ai Servizi Sociali Unione Terre di Castelli Emilia Muratori non posso prestare del tutto fedele ai miei propositi. Riassumo alcuni punti con qualche citazione:
        1. Sostenibilità :I sindaci del distretto di Vignola hanno intenzione di fare ogni sforzo per salvare la qualità dei servizi sociosanitari e sociali, ma c’è un problema di sostenibilità causato dai tagli del governo; inoltre i centri diurni per disabili non sono che un “segmento” della rete dei servizi. “A fronte di un forte impegno da parte della Regione diretto a compensare i tagli, è chiaro verso chi, prima che ad altri, devono essere rivolte le proteste di tutti gli interessati compresi gli Enti locali.”
        Considerazioni:
        I genitori dei ragazzi disabili di solito hanno il loro daffare a gestire il loro frammento di “segmento”; figuriamoci conoscere tutta la rete! Ma ci sarebbero apposta gli amministratori che, se operano con trasparenza e rispetto della democrazia, informano, coinvolgono, ti rendono possibile entrare con il tuo frammento a far parte di un tutto di cui puoi conoscere e capire le coordinate. Credo di non essere un genitore distratto o insensibile, ma non mi sono mai accorta che questo sia accaduto.
        Il suggerimento della sig.ra Muratori è che dobbiamo protestare contro il governo? Dare la colpa al governo è una delle cose più facili e più ovvie; dovremmo disperdere il nostro segmento nel mare magnum delle critiche alla finanziaria di turno?per essere regolarmente ignorate? Diamo pure la colpa a chi vogliamo (di questo passo possiamo arrivare fino all’altissimo), ma non nascondiamoci dietro un dito. Usciamo allo scoperto; dopo si può anche discutere.

        2. Riorganizzazione dei servizi: “Vorrei inoltre precisare che rendere un sistema sostenibile o razionalizzare le risorse non significa necessariamente “tagliare”, ma ad esempio riorganizzare i servizi stessi. In questo senso si è intervenuti nel modificare la ricettività dei Centri Diurni per disabili”; vengono aggiunti due posti per gli utenti in ogni centro. “Non mi pare proprio che un intervento di questo genere comprometta la qualità dei Centri, dando invece la possibilità ad un maggior numero di utenti di usufruire del servizio”
        Considerazioni:
        peccato che l’assessore dimentichi di evidenziare che all’aumento di posti per gli utenti si accompagna una diminuzione di posti per gli operatori. Nel linguaggio della politica (!) questo non si chiama TAGLIARE, ma RIORGANIZZARE. (vuoi vedere che i nostri amministratori sono andati a scuola dalla ministra Gelmini? anche lei riorganizza aumentando il numero degli alunni per classe e diminuendo gli organici).
        3. Ai sindacati che dichiarano a rischio il 20% del personale, l’assessore risponde che si tratta di allarmismo ingiustificato e nocivo; “mai nessuno ha parlato di possibili licenziamenti.
        E’ certo infatti che fino ad oggi nessun operatore è stato licenziato, né lo sarà in futuro, anche perché lo stesso processo di trasformazione previsto dall’accreditamento dei servizi socio sanitari è graduale e organizzato su più anni.”

        Considerazioni:
        L’adeguamento deve avvenire entro il 2013 (non è che siano poi così tanti anni..); quando è capitato che alcuni operatori siano andati altrove – per motivi o scelte personali (è ancora possibile chiedere trasferimenti o superare concorsi)- NON sono stati affatto sostituiti e ci è stato detto che neppure lo saranno. Dato che l’adeguamento prevede cali di posti, i nostri amministratori avranno tirato un bel sospiro di sollievo a vedere che il personale si spostava da solo; comodo avere qualcuno che chiede un trasferimento e non rimpiazzarlo! Volete mettere che differenza rispetto a un licenziamento o a una mobilità forzata? così, zitti zitti, hanno praticamente risolto il problema dell’adeguamento, per es. ai Portici. Ricomincia l’anno a settembre e il genitore: “bentrovati a tutti! Ma dov’è l’educatrice XY?” risposta:”ha vinto il concorso a KZ, vicino a casa” “bene, siamo contenti per lei“; passano i giorni e;”chi c’è al suo posto?” “nessuno” “Nessuno?!”. E da lì ci hanno spiegato cosa comporta questo benedetto accreditamento.

        4. “nel Centro I Portici, d’accordo con l’ASP, è stata sostituto (sic) con un OSS un educatore che, per sua scelta, ha optato per un altro impiego. In sostanza da 2,5 OSS si è passati a 3,5. Possiamo davvero pensare che questa sostituzione intacchi la qualità del servizio?
        Considerazioni:
        nessuno pensa che venga intaccata la qualità del servizio proprio ai Portici, dove il personale è stabile, dove non ci sono mai stati i turn over degli altri centri gestiti da cooperative (pensate al disagio su disagio del ragazzo quando cambia l’operatore della cooperativa negriera); qui gli operatori, siano essi educatori oppure OSS, da sempre lavorano insieme e programmano in gruppo (qualche lezione il collettivismo l’avrà pur lasciata). Non lasceranno mai i nostri e loro ragazzi privi di adeguate cure; semplicemente saranno costretti a fare di meno perché sono in meno. Il servizio sarà sempre eccellente, ma riguarderà un minor numero di attività. A qualcuno potrà sembrare insignificante (ma vi assicuro che per i ragazzi non lo è) il fatto che per tre settimane tra marzo e aprile è saltata l’attività di piscina per mancanza di personale; il numero degli operatori è talmente calcolato che basta un’assenza per rendere impossibile un’uscita.

        Ho tenuto per ultima questa citazione:
        “I 3 educatori dell’ASP (di cui 1 e mezzo occupato al centro “I Portici”) che se ne sono andati lo hanno fatto per una scelta lavorativa personale, poiché hanno accettato altri posti di lavoro e sono stati sostituiti dall’ASP o sono in procinto di esserlo”
        Perché o è una grande bugia o è un grande impegno.
        Un caro saluto

  4. Alida Quattrini ha detto:

    Ciao Gabriella,
    sono Alida Quattrini componente del C.D.A. A.S.P. di Vignola. Ringrazio Andrea Paltrinieri per l’ospitalità e ringrazio te, che mi dai l’opportunità di affrontare questo argomento, con la viva speranza di riuscire a essere chiara in un contesto dove ci si deve occupare, anzi, meglio, preoccupare di cose non dette più che di quelle effettivamente pronunciate.
    Sono davvero orgogliosa dell’incarico che mi è stato affidato, ho potuto conoscere persone che, con me condividono una responsabilità sociale, intesa come risposta ai bisogni delle persone più fragili e alla tutela dei loro diritti in primis. Sicuramente è la passione che ci guida, e ci permette di affrontare con serenità e massima collaborazione queste difficoltà.
    Durante l’Assemblea dei i genitori che si è svolta il giorno 14 aprile presso il centro i “PORTICI”, il Direttore ed il Vicepresidente hanno ampiamente spiegato che, grazie al governo della normale dinamica di gestione del personale, il percorso dell’accreditamento per questo centro può considerarsi in sostanza già concluso; NON sono quindi previsti ulteriori riequilibri. I genitori presenti (erano tanti) sono stati da noi sollecitati a chiarire dubbi e perplessità legittime, perchè anche la stampa non aiuta certo a semplificare le cose. Da sempre abbiamo affrontato ogni situazione a viso aperto, come tu ben sai, parlando anzitutto con chi è coinvolto,con voi genitori e con gli operatori. Gli educatori intervenuti in quella sede hanno dimostrato ancora una volta le loro legittime preoccupazioni, ma ribadendo al tempo stesso la loro disponibilità e la grande capacità di collaborazione, che unitamente all’alta professionalità da sempre espressa, sono il punto di forza di questo servizio .. Voglio dirti che abbiamo un fine comune, la “nostra battaglia” per ottenere il meglio per i nostri ragazzi è anche la tua!
    Concordo che sussistono criticità, ma sono certa che sono già state poste in essere tutte le azioni per affrontarle! Non serve creare inutili allarmismi, è opportuno divulgare informazioni corrette, e ribadisco: il centro i “PORTICI” ha già raggiunto la stabilità richiesta dall’ accreditamento e non subirà ulteriori cambiamenti negli anni a venire, mantenendo uno standard superiore a quello previsto dalla normativa regionale nel rapporto OSS-Educatori Professionali (In questo va riconosciuto l’intervento dei Comuni). Poi c’è sempre margine per migliorarsi senza venire meno a quel senso di responsabilità sociale che è la forza delle nostre realtà.
    Spero tanto che in futuro si possa dialogare e collaborare nella massima serenità e comprensione. Sono e siamo sempre attenti ai bisogni dei cittadini che frequentano i nostri servizi, e a di chi ripone in noi la sua fiducia.
    Ti ringrazio per l’ attenzione.
    Alida Quattrini

    • gabriella grandi ha detto:

      Cara Alida, apprezzo l’intensità e la passione delle tue parole, che, conoscendoti, so essere assolutamente sincere. Senza queste qualità non ci sarebbe il giusto orgoglio di ricoprire incarichi che danno molti oneri e pochi onori. Ti ringrazio anche perché il tuo intervento mi ha alleggerito, in qualche misura, il penoso dubbio di essere autoreferenziale. Inoltre vorrei riprendere il discorso perché, nell’urgenza di dire le cose più vistose, ne ho tralasciate alcune che invece meritano di essere dette.
      Innanzitutto ci tengo a sottolineare che non ho espresso critiche di nessun genere ai dirigenti dell ‘ASP e ai membri del CdA, che ci hanno tenuti informati illustrando con precisione tutti i passaggi di questo percorso; in caso contrario avrei avuto non poche difficoltà a documentarmi da sola. Non ho però condiviso, e questo già dalla prima assemblea dello scorso anno, una sorta di rassegnata accettazione rispetto alla latitanza del Comune e dell’Unione: sia il dott. Rilei sia il dott. Franchini, mentre spiegavano che le risorse- minime- provenienti dalla Regione possono essere integrate dall’ente locale, dicevano apertamente che “questa ipotesi è da escludersi, perché a causa della crisi non ci sono soldi”. Da qui la mia perplessa domanda: non ci sono per che cosa? In ogni bilancio familiare (e purtroppo di questi tempi lo vediamo spesso), quando le entrate scarseggiano, si è costretti a fare delle scelte: rinuncio a una gita oppure ai libri di scuola per i figli? Forse la soluzione migliore non è andare via solo metà giornata e comprare solo metà libri. Quando le risorse non bastano a coprire tutto, fare delle scelte può essere anche doloroso; questo non vuol dire, secondo me, escludere di netto i cosiddetti bisogni non primari, ma misurarli: andrò in vacanza un weekend anziché un mese. E così è ancora grassa: come la mettiamo se devo scegliere tra pane e companatico? E via di questo passo, non c’è limite al ribasso.. Ecco perché credo sia essenziale definire dei criteri per individuare le priorità e a questi criteri arrivare in modo trasparente e democratico. Io non sono molto addentro alle stanze del potere vignolese e dintorni, anzi non lo sono per niente, ma sento comunque vociferare su spese di qua e costi di là, c’è chi dice anche sprechi. Cose che fanno rabbrividire. Quindi fin da subito non mi è sembrato giusto dare per scontato che non ci fosse niente da fare.
      Un secondo punto riguarda nello specifico l’ adeguamento de I Portici: sì, il percorso è sostanzialmente concluso, perché tra gli operatori c’è stato chi ha optato per altre soluzioni; a quanto mi risulta, tre educatori sono andati via e al loro posto è arrivato un OSS. Come dicevo nell’intervento sul comunicato stampa della prof.Muratori, chi –in situazioni come questa- se ne va di sua spontanea volontà, ti toglie dal fuoco delle belle castagne! Tu (non tu tu, eh!) non devi fare niente di politically scorrett, prendi atto e signorilmente taci. L’adeguamento è concluso in modo indolore. Ma resta il fatto che ci sono due operatori in meno.
      Un punto su cui invece non mi trovo d’accordo con te è che esprimere le nostre preoccupazioni possa creare allarmismo. Rispetto a cosa? Se siamo preoccupati, dovremo pur dirlo. Non c’è nessun attacco frontale verso nessuno, ma una sana protesta sindacale e un convinto sostegno da parte dei genitori, che stimano e apprezzano il lavoro –che tu sai bene quanto vale- degli operatori. Chiedere è lecito, rispondere è cortesia; per qualcuno è un vero e proprio dovere.
      Un’ultima domanda: i nostri amministratori che devono fare salti mortali con il bilancio, lo sanno che gli acrobati nei circhi cominciano ad allenarsi fin da piccoli?
      Ciao, ti saluto con affetto
      Gabriella

    • paolo pollastri ha detto:

      Le affermazioni di politici, dirigenti, amministratori, responsabili, ecc… improntate al più generico -e irritante- “buonismo” lasciano il tempo che trovano. Proviamo ad essere concreti. I genitori di ragazzi che frequentano i centri socio-riabilitativi o assistenziali o di altra natura, pagano una retta mensile che viene calcolata sulla base del reddito familiare, e non sulla base del reddito individuale della persona che frequenta i centri, come vorrebbe la normativa. Sappiamo tutti che questo è un momento difficile, che, alla luce della crisi attuale, certe richieste possono sembrare ‘irragionevoli’, ma i diritti sono diritti per tutti, le norme sono norme per tutti e non si capisce perché , se il disabile è privo di reddito, si computi il reddito della famiglia. Avere la pensione di invalidità, e dunque non avere redditi da lavoro, è forse un privilegio? L’art.3 del decreto legislativo 109/98 prevede che “per i percorsi assistenziali integrati di natura sociosanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap permanente grave…”.venga considerata “la situazione economica del solo assistito, anche in relazione alle modalità di contribuzione al costo della prestazione “.Pertanto, la compartecipazione al costo per una disabilità grave dovrebbe essere commisurata non alla situazione economica del suo intero nucleo familiare (ISEE), ma alla sua esclusiva e personale condizione economica. Inoltre, le provvidenze economiche assistenziali non sono computabili neppure ai fini IRPEF, ai sensi del DPR.601/1973. Aggiungo che la richiesta di compartecipazione ai costi in base all’ISEE familiare viola anche le norme sulla privacy, che tutelano la riservatezza dei dati fiscali dei familiari non direttamente interessati. Alcune sentenze, come quelle del TAR di Brescia o di Catania, hanno ampiamente confermato tutto ciò. Anzi, il TAR di Brescia (sentenza n.350/08) stabilisce che neppure l’indennità di accompagnamento o la pensione di invalidità dovrebbero essere incluse nel calcolo dei redditi del solo assistito, poiché provvidenze economiche puramente assistenziali e neppure computabili, come dicevamo, ai fini IRPEF. Una nota dell’ANFFAS nazionale, che invitava i Comuni, Enti, ecc.. a rispettare la normativa, è stata inviata da più di un anno a due membri dell’Unione Terre Castelli: qualcuno pensa che abbiamo ricevuto una risposta?
      Con motivazioni giuridiche inoppugnabili, 30 famiglie di Bologna hanno sospeso il pagamento delle rette e sono ricorse al TAR contro i solleciti di pagamento inviati dalla Regione Emilia-Romagna, che, a sua volta, con rara sensibilità e lungimiranza politico-amministrativa, ha minacciato di pignorare l’auto usata dai genitori per il trasporto dei disabili. ( Ma, in questo caso, nessuna sorpresa: non ci aspettiamo nulla di meglio da chi usa i soldi della collettività per pagarsi le vacanze con l’amante.) Ora, dopo le sentenze dei TAR di Milano, Venezia, Firenze, Palermo, Catania, ecc, tutte orientate al pieno riconoscimento dell’art.3 del DL 109/1998, il Consiglio di Stato impone l’integrale rispetto del “principio di evidenziazione della situazione economica del solo assistito nella compartecipazione al costo dei servizi a favore di persone con disabilità grave e anziani non autosufficienti”(sentenza 16.03.2011 n. 1607) e stabilisce l’immediata precettività dell’art. 3 co. 2 ter d.lgs 109/1998. Il Consiglio di Stato, inoltre, recepisce sentenze di vari TAR, secondo le quali “l’indennità di accompagnamento non esprime alcuna capacità economica del percettore” e pertanto è da escludere la possibilità di computare i redditi esenti al fine del calcolo delle retta. E ancora: “ai fini della determinazione della capacità contributiva, esulano certamente (…) le entrate di cui si discute – di natura assistenziale ed indennitaria – le quali appaiono insuscettibili di incrementare significativamente il benessere economico dei beneficiari, per il loro valore complessivamente modesto in rapporto agli sforzi indispensabili per sopperire alle condizioni psico-fisiche precarie del proprio congiunto, destinatario di cure e di interventi che contemplano spese talvolta superiori ai redditi medesimi.
      Come ha autorevolmente precisato la Corte Costituzionale,una indennità quale l’accompagnamento “è tuttavia soltanto un aiuto, insufficiente a garantire la completa assistenza del disabile” (C.Cost. 22-29.4.1991).
      Viste le finalità e l’acclarata insufficienza di tali benefici è evidente la ratio della loro esclusione ai fini della compartecipazione al costi dei servizi socioassistenziali.
      La sentenza del C.di Stato è recentissima, diamo tempo a politici, amministratori, dirigenti, ecc..di leggerla e studiarsela: poi, però, vorremmo questa volta una risposta.
      C’è poi una seconda “questione” che volevo affrontare, ma mi sono dilungato troppo. Alla prossima

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