Dehors a Vignola. Ancora un commento

Da qualche giorno si è aggiunto un nuovo esemplare di dehor nel centro di Vignola. E’ il dehor del Bar Piccadilly, in via Minghelli 8. Il bar è ubicato all’angolo tra via Minghelli e via A.Plessi e, conseguentemente, il dehor  è collocato in prossimità dell’incrocio. Immagino che le norme del codice della strada siano rispettate anche se questa nuova creatura, indubbiamente funzionale agli interessi dell’esercente che ha così la possibilità di sviluppare la propria attività economica ed a quelli dell’amministrazione comunale che ottiene nuove entrate per l’occupazione del suolo pubblico, qualche intralcio al traffico lo crea (come crea qualche rischio per chi si ferma lì a sorseggiare una bibita od un caffè).

Il nuovo dehor del Bar Piccadilly, in via Minghelli (foto del 26 marzo 2011)

Intanto la vicenda del dehor del Bar Corso ha avuto una nuova fiammata, dopo che il vicino negozio “Calzedonia” (nella figura sia della proprietà dell’immobile, sia del titolare dell’esercizio) ha fatto ricorso al TAR contro il dehor, ritenendo la sua collocazione un elemento che danneggia l’attività commerciale. I due dehors si aggiungono a molti altri cresciuti da tempo in città. Spesso sfuggono alla nostra attenzione solo perché siamo assuefatti al cambiamento dei volumi e degli ingombri che essi hanno determinato in molte vie cittadine. In altre città, lo si ricordava nel post che ha dato il via al “dibattito” sul tema (vedi), i dehors sono divenuti oggetto di un apposito regolamento. Anche Vignola avrebbe fatto bene a dotarsi di un apparato di norme, pubblicamente dibattuto prima dell’approvazione, per cercare di coniugare al massimo sviluppo d’impresa, tutela del “paesaggio” urbano, sicurezza dei cittadini. Questo però non è avvenuto e l’amministrazione comunale non sembra sentirne la mancanza (inoltre va considerato che oramai la maggioranza dei bar ne ha uno). Non rimane dunque che qualche considerazione a posteriori, plausibilmente prive di risvolti pratici.

Il dehor del Bar Piccadilly in via Minghelli (all'incrocio con via A.Plessi) (foto del 26 marzo 2011)

[1] La vicenda del dehor del Bar Corso è istruttiva della sistematica sottovalutazione dei “beni comuni” e della forte prevalenza degli interessi privati. Neppure l’amministrazione comunale, che pure dovrebbe rappresentare la collettività tutta, sembra impegnata a riconoscere, tutelare e valorizzare il “paesaggio urbano”, ovviamente per la parte di qualità, subordinando a questo le richieste proveniente dai privati. In quel caso a me sembra che il “bene pubblico” sia stato sacrificato all’interesse privato, all’interesse del privato esercente del bar. Comprendo l’interesse del secondo privato (esercente del negozio Calzedonia e proprietà del locale) che, ritenendosi danneggiato da una struttura che toglie visibilità alla vetrina, ha fatto ricorso al tribunale amministrativo. Vedremo a breve se l’intento è davvero quello di far rimuovere la struttura o invece quello di “monetizzare” il danno. Ma l’aspetto che più mi disturba come cittadino, per quanto interessato allo sviluppo economico dei privati che con l’esercizio delle loro attività garantiscono attrattività al centro storico, è la scarsa considerazione che tali privati, ma soprattutto l’amministrazione comunale, hanno nei confronti della dimensione estetica. So bene che il centro storico di Vignola non presenta chissà quali emergenze architettoniche o monumentali (fatta salva la Rocca ed il “Palazzo Barozzi”), ma nella configurazione che ha assunto storicamente, in quel tessuto di stradine, piazzette, portici, case addossate l’une alle altre è comunque il pezzo più significativo del tessuto urbano cittadino e per questo l’aspetto estetico, del paesaggio, andrebbe salvaguardato o semmai riqualificato (come ad esempio la precedente amministrazione aveva fatto con il recupero delle mura della fossa Gazzotti). Per questo ho ritenuto sin dall’inizio impropria, inopportuna la collocazione del dehor del Bar Corso (foss’anche in sostituzione di 4 auto parcheggiate!) che non può certamente essere inteso un elemento di “qualificazione” estetica del centro storico (qualsiasi idea del bello si abbia). Per questo non condivido le considerazioni che l’assessore alla pianificazione territoriale, Mauro Scurani, ha svolto su Modena Qui del 20 marzo 2011: “il dehor in sé non può essere ritenuto un elemento negativo perché tra l’altro ha portato ad un netto aumento della frequentazione del locale, e più gente che passa vuol dire anche più clientela potenziale per il negozio vicino. Credo che alla fine basterebbe riuscire a comunicare meglio la presenza del punto vendita: ci si può lavorare”. Lascio ad altri il compito di valutare se è convincente l’ipotesi che l’aumento dei frequentatori del Bar Corso possa realisticamente determinare un incremento delle vendite dei capi di abbigliamento intimo nel negozio a fianco. A me preme ribadire l’aspetto assolutamente non convincente della vicenda che neppure l’assessore Scurani sembra aver colto. Qui si è monetizzato un “bene pubblico”. Si è venduto un pezzo di estetica della città – che è un bene collettivo. Che il privato incrementi il proprio business è un dato di fatto. Ed è anche un elemento positivo, a patto che non avvenga in quel modo. Non secondo una modalità che “abbruttisce” (sì: abbruttisce) un pezzo del centro storico appena riqualificato. Ci aspetteremmo dall’assessore Scurani una visione un po’ meno mercantile della gestione della città. Ci aspetteremmo da lui anche una maggiore sensibilità ed attenzione verso il concetto di “qualità” e di “qualità estetica” del centro storico di Vignola. Anche su questo, su come tenere assieme sviluppo imprenditoriale del commercio e qualità urbana, “ci si può lavorare”. A patto di avere le idee chiare su quegli aspetti a cui non è bene rinunciare. La qualità (estetica) della città e del suo centro dovrebbe essere uno di questi.

Il dehor del Bar Corso, in Corso Italia (foto del 26 dicembre 2010)

[2] Diverso è il caso del nuovo dehor del Bar Piccadilly. Qui ciò che sembra inopportuna è la collocazione rispetto al tema della circolazione stradale, anche se, con ogni probabilità, nessuna norma è stata violata. In effetti, il divieto di fermata e di sosta dei veicoli vale “nei centri abitati, sulla corrispondenza delle aree di intersezione e in prossimità delle stesse a meno di 5 m dal prolungamento del bordo più vicino della carreggiata trasversale, salvo diversa segnalazione”. Così recita l’art.158 del Codice della Strada. Ad occhio sono proprio 5 metri quelli che separano l’inizio del dehor del Bar Piccadilly e l’incrocio tra via Minghelli e via A.Plessi. Però anche questo intervento rende evidente l’esigenza di una diversa regolamentazione in merito alla collocazione dei dehors, ritagliata sulla misura di Vignola e sul progetto di città che vuole diventare. Ribadisco che non si vuole affatto pronunciare un no generalizzato nei confronti dei dehors, perché ad essi va riconosciuta la funzione di ampliamento del “business” degli esercizi pubblici (e dell’amministrazione comunale che monetizza l’occupazione pluriennale del suolo pubblico) e dunque il contributo che danno ad una città “commercialmente” accogliente. Che è un aspetto importante, ma non è tutto. Certo, forse sarebbe opportuno interrogarsi sulla salubrità della sosta per fini “ricreativi” in un luogo affacciato su strade trafficate, ma la stessa cosa varrebbe comunque per chi in città vi passeggia (almeno fino a quando l’amministrazione comunale di Vignola scoprirà di essere rimasta l’ultima a non aver pedonalizzato alcuna area cittadina – se consideriamo solo parziale la pedonalizzazione del tratto di viale Mazzini a ridosso di Corso Italia). Anche in questo caso, comunque, rimango perplesso nel vedere la collocazione del nuovo dehor.

Il dehor del Bar Piccadilly in via Minghelli. La collocazione non è il massimo dal punto di vista della sicurezza stradale (foto del 26 marzo 2011)

[3] Una ricognizione dei numerosi dehors sorti in questi anni nel centro urbano di Vignola evidenzia la pochezza estetica delle soluzioni adottate dai diversi esercenti. Se ci chiediamo qual è il contributo che i dehors vignolesi hanno dato (e stanno dando) all’edificazione della “città bella” non possiamo che rispondere che si tratta inequivocabilmente di un contributo negativo. Forse la maggior parte dei cittadini è indifferente al tema o ritiene giustificabile sacrificare o trascurare la dimensione estetica della città pur di ampliare gli spazi di frequentazione degli esercizi pubblici. A me sembra invece che il tema del “paesaggio urbano” e della dimensione estetica della città meriti di essere posto al centro dell’attenzione e del dibattito pubblico. E mi sembra anche che chi – come l’amministrazione comunale e l’Unione Terre di Castelli – propone un programma per qualificare gli elementi di arredo urbano (un programma che ha il nome di Astambéin: vedi) dovrebbe manifestare l’intenzione di promuovere la qualità di ben più impattanti dehors. Non c’è dubbio, infatti, che siano questi elementi che possono dare o togliere qualità estetica, assai più di sedute, tavolini e cappottine che si vorrebbe omogeneizzare! Qui ci vedo un’altra “bella” contraddizione di questa vicenda dei dehors vignolesi: che l’amministrazione si è proposta una improbabile azione di “qualificazione” degli arredi urbani, lasciando fuori però il più impattante tra gli arredi: il dehor.

Il dehor del Bar Snoopy in Viale Trento e Trieste (foto del 26 marzo 2011)

10 Responses to Dehors a Vignola. Ancora un commento

  1. Salvatore ha detto:

    Viva tutto quello che puo creare un po di vita all’interno del paese, cosi finiamo di lamentarci che in centro ci sono sempre e solo extra…dovremmo ringraziare questi bar che a loro spese fanno di tutto per aumentare un po di vita italiana all’interno del paese!
    ciao

  2. sergio smerieri ha detto:

    O forse è vero il contrario? Mi spiego: non è che così facendo si è creato proprio un luogo poco vissuto dai vignolesi perchè bruttino e poco sicuro a causa delle auto e senza luoghi aperti (vedi piazza del Castello) dove sedersi e poter lasciare i bambini? Perchè al bar del palazzo Barozzi non lasciano mettere le sedie fuori? Non ne avrebbe diritto? Perchè non chiudono via Minghelli al traffico in modo che si possa passeggiare: non ci sono i marcipaiedi, ma ci sono i dehors… una persona, non dico un disabile o una mamma con la carrozzina, che debba attraversare deve entrare nel bar! Io non ce l’ho con i gabbiotti, ma se quello è un modo per far vivere il centro, siamo proprio poco originali e pratici. Sono stato a Piacenza, Pavia e Torino in questi giorni per lavoro: è tutto pedonale. TUTTO. Passano solo i camioncini DHL o Bartolini a consegnare, a passo d’uomo. E i bar e i negozi sono pieni di gente che entra ed esce. A Vignola il sindaco ha paura di tre negozianti che hanno ancora il concetto che più auto passano più vendono… Se va bene fra dieci anni lo capiranno. E il sindaco, che ha studiato all’estero, non ha le palle per dare una svolta a una cittadina che potrebbe fare del centro storico un bellissimo esempio di luogo di passeggio e di incontro. Sono tutti “vecchi” nella testa e senza visioni e/o capacità innovative… Andate a sentirli nel consiglio comunale…andate una sera a sentire… sembrano all’ospizio ad aspettare che venga notte! Abbiamo un fiume … non lo sappiamo neppure, nessuno lo vive. Abbiamo una piazza del castello meravigliosa: non c’è neppure un posto per leggere il giornale… In viale Vittorio Veneto ci saranno si e no tre, dico 3 negozi… sembra una tangenziale alla mattina… abbiamo la piazza delle fontane… ci vedete qualcuno? Li bisognava fare un bar con tavolini e sedie (del dehor non c’é bisogno). Comunque staremo a vedere se Salvatore ha ragione. A mio avviso le politiche urbane dovrebbero essere altre…

  3. Anton Ego ha detto:

    La tendenza nella qualificazione dei centri storici è quella di togliere e non di aggiungere, qualsiasi elemento diventa è chiaro un elemento di disturbo. Questo era quello che sosteneva lo studio di diversi anni fa sulla qualificazione del centro storico di Vignola. Però è anche vero che una città vive nel lungo periodo solo se reinventa una funzione, se il castello di Vignola non fosse diventato una residenza dopo essere stato una rocca sarebbe già crollato od abbattuto da centinaia di anni come è successo a gran parte delle mura che non servivano più. Quindi se non c’è trasformazione rimane il nulla nel lungo periodo. L’unico modo di conservare è innovare, certo in modo intelligente ma innovare ed adeguarsi hai tempi, perchè se non c’è interesse economico nulla di umano si conserva, Non si conserva il paesaggio che conosciamo, che rurale se non c’è reddito in agricoltura viene abbandonato, non si conservano i fienili e le stalle che se non rifunzionalizzati semplicemente crollano, non si conservano i centri storici che vengono abbandonati e su cui non si investe più. Allora è necessario inserire elementi di modernità, possibilmente omogenei nel design, coordinati , puliti, moderni, che si distinguano da ciò che è invece originale e storico, linee pulite trasparenti… e come pensate che ci sia finita la piramide di vetro e acciaio al Louvre. Il massimo sarebbe la leggerezza e la temporaneità. Ma noi queste cose le apprezziamo solo quando le vediamo all’estero, da noi preferiamo la ghisa il cotto e il ferro battuto con il risultato che nessuno dice nulla per quell’incrocio tra un tendone della festa della birra e il gazebo di un giardino ottocentesco piazzato davanti all’Acquerello ma si insorge davanti al dehor del bar del corso. In realtà sarei comunque per un progetto unitario, moderno e leggero. Mi dispiace che nemmeno lei che è stato un consigliere abbia mai realmente guardato il progetto di De Lucchi che ha vinto il concorso, in cui uno degli elementi essenziale, presente in realtà in tutti i progetti presentati era proprio il dehor. Se ricordo bene poi per via minghelli si prevedeva la pedonalizzazione , una copertura a tratti, tipo galleria coperta, (quindi in quel caso nessuna necessità di dehor) larghi marciapiedi ed alberatura, in questo contesto si inserivano arredi omogenei e due bar uno all’inizio, piccadilly e uno alla fine torino caratterizzati dalla stessa linea di arredo come bar della galleria commerciale. Quindi come vede non è colpa del progetto, ma della capacità di comprendere, e saper interpretare il nuovo e il cambiamento. Certo che se ciò che si è in grado di comprendere e assimilare sono le cappottine rosse e uno sgabello…allora speriamo che De Lucchi o Branzi, maestri del design italiano che tutto il mondo ci invidia non lo sappiano mai. Il problema è che non c’è nulla di nuovo che nel breve periodo resista a Vignola. come ormai in quasi tutta questa regione. Quasi tutti i cittadini che parteciparono alle riunioni per la chiusura di viale mazzini erano contrari, ci fu una sollevazione popolare per la chiusura di piazza dei contrari e per aver tolto il vitale parcheggio delle auto, che dire della fossa castellana che i più volevano trasformata in un bellissimo parcheggio per le auto, o della recente piazza braglia, un parcheggio di terz’ordine degradato in cui gli unici nuovi esercizi commerciali erano di extracomunitari, ristorante cinese o barbiere marocchino… io aprirei immediatamente un bar ristorante al posto dei cinesi o di uno degli altri negozi, è un posto meraviglioso per il commercio, ma pur insistendo parecchio per ora non me lo hanno voluto affittare, dite a quei commercianti che si lamentano che semplicemente cambino posto che ci sarebbe la fila per riqualificare quel luogo, ma è solo una questione di tempo, Anche sulla pedonalizzazione del tratto di via minghelli davanti al teatro c’erano forti resistenze, ma ora tutti vorrebbero andare lì, e i nuovi negozi sono nati lì, o in via trento trieste dove il parcheggio a pagamento non lo voleva nessuno. Io sono per le scelte intelligenti, innovative e coraggiose. nel suo piccolo almeno il dehor del bar del corso qualcuna di queste caratteristiche ce l’ha. Tenga duro quindi gestore del bar del corso, che c’è solo un momento in cui si rischia veramente, è nel difendere il nuovo! In realtà non solo i politici hanno paura di rischiare e delle responsabilità ma anche i cittadini di Vignola hanno paura del cambiamento A lei quindi Paltrinieri dedico questa mia : “Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio. Prosperiamo grazie alle recensioni negative che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni: al nuovo servono sostenitori!” Corso, io mi schiero tra i suoi sostenitori. Non perchè poverino chissà quanto ha speso o perchè anche lei ha bisogno di lavorare, o per sciocchezze del tipo che se è stato concesso ad altri, che c’è la crisi, se non sa fare i conti, comunque chiuderà, ma per la voglia di rischiare e di esplorare il nuovo di cui questo paese (sia Vignola che l’Italia ) ha enorme bisogno.

  4. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Chi si firma Anton Ego e cita nientemeno che Ratatouille, il fortunato cartone Disney-Pixar, anziché Also sprach Zarathustra di Nietzsche merita rispetto ed attenzione, in primo luogo per l’ironia. Poi per le argomentazioni che sviluppa. In larga parte condivisibili, anche se non per intero. E direi che i punti su cui non siamo d’accordo non sono poi molti. Ma tra questi c’è certamente il giudizio sul dehor del Bar Corso, che lei (scegliendo come pseudonimo Anton Ego) definisce un’operazione coraggiosa. Un giudizio che non condivido non tanto per le caratteristiche della struttura, per il design del dehor, ma semplicemente per la collocazione di quel bar che, a mio modo di vedere, dovrebbe sconsigliare l’apposizione di qualsiasi struttura in considerazione di un ragionamento che è essenzialmente di tipo estetico, che riguarda l’impatto di quella struttura sulla vista del fronte di Corso Italia, lato centro storico (quello della prima età moderna, per intenderci). Visto che stiamo parlando di un dehor e non di un edificio di architettura moderna che si affianca alla Rocca od a Palazzo Barozzi. Sarà che, come oramai ho scritto fino alla noia, io preferisco quelle soluzioni in cui l’ampliamento dell’area del bar o del pub o della trattoria viene ottenuto usando gli spazi che naturalmente la città offre già: piazzette o strade pedonalizzate. Soluzioni già presenti in centro storico e che si tratta semmai di diffondere e promuovere. In questo ha ragione Sergio quando adombra il fatto che la proliferazione dei dehors in centro storico è la conseguenza di una mancata pedonalizzazione del centro. Ciò che altre città hanno fatto da tempo, ciò che anche il candidato a sindaco del PD per Bologna sta promettendo, ovvero la pedonalizzazione di un importante pezzo del centro storico, a Vignola non viene neppure preso in considerazione e messo in una ipotetica agenda futura. Ma le esigenze di socialità necessitano di luoghi che dunque vengono ricavati in questo modo surrogatorio, con strutture “temporanee” che sarà poi difficilissimo rimuovere, a meno che non venga meno l’interesse economico dell’esercente (che è assai consistente, come ha ammesso, con onestà, il titolare del Bar Corso nelle sue dichiarazioni a Modena Qui del 19 marzo: “Il dehor per me è fondamentale perché sta dando enormi benefici all’attività”). E qui sta la mia risposta a Salvatore – risposta peraltro rintracciabile in ogni testo che ho dedicato all’argomento: il centro storico deve essere un centro storico vivo, perché un centro storico che non vive di certo non è in grado di mantenere la qualità estetica di quel paesaggio urbano. Figurarsi migliorarla. Ma, e qui sta il dissenso, io sono convinto che si possa mantenere vivo e vivace anche con interventi più “rispettosi” del contesto – diciamo così. Pedonalizziamo in parte, se non tutto, e liberiamo gli spazi oggi occupati dalle automobili per metterci tavolini, sedie, panchine, gazebo per letture animate, esposizioni all’aperto, micro-eventi culturali, ecc. Con un po’ di tecnologia, es. wi-fi, che peraltro c’è già seppure non in tutta l’area. Insomma c’è un’area di Vignola, il centro storico (almeno quella), in cui i dehor sono fuori luogo, in cui se ne può fare a meno perché non si tratta di collocare due tavolini su un’area di parcheggio di 3-4 automobili, ma piuttosto di eliminare l’ingombrante presenza delle automobili per fare spazio agli “spazi della socialità”. Per fare questo ci vuole coraggio e determinazione. Occorre operare per creare i presupposti, rassicurando esercenti ed associazioni di categoria (senza diventarne ostaggio però). Tutte cose che questa amministrazione NON sta facendo.
    Infine alcune questioni minori. Del progetto De Lucchi ricordo le “scenografie urbane”. Può darsi che contemplasse anche i dehors e che la mia memoria abbia fallito su questo punto. Il fatto però che rilevo è che il “programma” Astambéin si è ridotto ad assai poca cosa (tavolini e sedute, cappottine), arredi minori, per così dire, mentre gli arredi a maggiore impatto, e tra questi i dehor, non ricevono OGGI nessuna attenzione dal punto di vista estetico. Infine la cosa per me più stimolante, la “critica della critica” di Anton Ego, il critico culinario di Ratatouille (sua la citazione “Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco …”) che alla fine deve arrendersi all’evidenza: il cuoco autore delle prelibatezze che l’hanno riportato ai sentimenti dell’infanzia non è altri che un ratto, il topo Remy. Io sono convinto che il giusto mix tra innovazione e conservazione si consegua tramite la critica, ovvero la discussione pubblica (anche come mezzo di formazione del gusto e delle sensibilità). Non è che Vignola non abbia avuto nel recente passato alcuno shock “culturale” in grado di provocarne una reazione, spingendola ad elaborare ed esplicitare i criteri del giudizio estetico (e non solo). Ma certo è singolarmente fragile l’infrastruttura comunicativa che dovrebbe veicolare questi confronti e dibattiti allargati tra la cittadinanza. Sono deboli sia gli attori che le istituzioni, i luoghi del confronto e della discussione (forze politiche, consiglio comunale, realtà associative che si occupano di attualità locale, stampa e riviste di dibattito, ecc.); sono deboli e spesso neppure trasparenti, neppure evidenti gli argomenti che sorreggono una visione del futuro di questa città. Attribuirei effetti negativi a questa fragile realtà, piuttosto che a “critici di professione” soddisfatti solo del proprio ego. Per questo la citazione del Ratatouille-cartoon è una cosa simpatica, ma non una buona diagnosi.

  5. sergio smerieri ha detto:

    Dehors e Dechors… DIFUORI e DECORI .Mi riallaccio a questo dibattito per sottolineare che Viale Vittorio Veneto è diventata ormai una pattumiera a cielo aperto. Stamattina portando mio figlio a scuola a piedi mi sono vergognato del mio paese e della negligenza della politica su questo aspetto. Non una campagna di educazione, non un servizio costante di pulizia, nessun cestino che induca il maleducato a cambiare il suo comportamento…niente. Bottiglie, schedini, sacchetti e feci ovunque… VERGOGNA… VERGOGNA… SCHIFO…e poi stiamo a parlare delle tendine coordinate in centro storico (ASTAMBEIN) e spendiamo i soldi per la casa dell’acqua! Naturalmente chi trova sporco,lascia sporco: almeno tiriamo l’acqua…pubblica !

  6. Salvatore ha detto:

    qui sono d’accordo con il sig.Sergio, io sono di Napoli quindi potreste dire: “da che pulpito”…ma da quando mi sono trasferito a Vignola nel 2007 l’ho trovata, rispetto anche ad altri paesi della bassa reggiana come Correggio o bassa modenese come carpi, poco curata e poco pulita soprattutto se si esce anche solo di 10 mt dal centro storico…qui è tutto sbagliato perche in un paese di 20000 anime non è difficile, secondo me, mantenere un decoro ed una pulizia!
    scusate lo sfogo, e buona domenica

  7. zapata ha detto:

    Astammengatantantbein….è arrivata la modernità, la carica dei dehors. Lo stivale italico è pieno di dehors che si montano e smontano, di polemiche a non finire e di regolamenti che si rincorrono. Anche Vignola partecipa.
    I dehors non saranno belli, ma non esistono i dehors belli, ma forse si,”Trussardi inaugura il dehors in cristallo del rinnovato Trussardi Café ed il giardino verticale di Patrick Blanc”.
    Quindi, chi vuole installare il Top del dehor non può dire che non sapeva.
    I dehors sono pratici, sono comodi, sono socializzanti, sono caldi, sono antipioggia e antineve, isolano dai rumori e dagli odori delle auto, sono un ottimo complemento ai piaceri della vita. Ma non sono belli. Che non è completamente vero.
    Perchè se lo guardi quando ci sono persone al suo interno, specialmente di sera con le luci soffuse,pieno di vita pulsante, diventa non solo bello, ma affascinante, vivo. Il pesante ferro squadrato si dissolve.
    E l’estetica? Molto azzardato tirar fuori l’estetica. Pare, si dice, che il ferro diabolico rispetti nelle sue misure “la divina proporzione” o sezione aurea. La partenza non è male.
    I tavolini, come piacciono ad Andrea Paltrinieri sono altra cosa dal dehor, una non sostituisce l’altra. Ma non può nemmeno essere imposta dall’assessore di turno secondo la moda del momento, credo che un Freccia o tanti altri bravi gestori di bar non escono dalla mente di qualche tuttofare prestato alla politica. Sono bravi e hanno voglia di lavorare, qui i fannulloni non prolificano. Non hanno fortuna.
    Io credo giusto soffermarsi sul dehor e sul centro storico ma uguale e forse maggior interesse deve avere tutta la città. Perchè i cittadini vivono tutta la città. Vivono a Brodano come alla Vescovada o in Viale Vittorio Veneto come a Tavernelle. Non siamo a Urbino e nemmeno a Città del Messico. Siamo a Vignola. Che in un balzo vai dal Confine a Tavernelle.
    Non so se qualche bar pieno sia sinonimo di vita o di nuovo. Sicuramente è movimento e casino per chi abita nei paraggi. Due librerie in centro muovono più gente che tutto il resto e fanno più cultura del nostro assessorato alla cultura! (C’è?) Perchè non scrive?
    Gli extra, i cinesi e tutti gli altri sono una realtà di questo paese, vivono e lavorano come tutti.
    Dove sta il problema?
    Io non mi trovo sempre d’accordo con l’autore di questo blog, ma credo che che il ruolo che ha nella nostra realtà sia notevole. Basta sfogliare l’elenco degli interventi per scoprire che non è una critica semplice e gratuita. Come esempio mi piace portare il teatro omaggio E.Fabbri.
    Solo qui c’è stato dibattito e solo qui è stata portata la massima documentazione.
    Altrove ci sono state genuflessioni, baciamano e bugie.
    Purtroppo è una voce isolata, se si toglie Vignola Cambia che viene da lontano (tanti sogni coi muscoli un pò appassiti) e che si fa sentire. Il resto non esiste, o meglio, è al servizio del re.
    Sono decenni che si sente parlare di riqualificazioni, di grandi progetti, ultima, l’amministrazione nella quale A.Paltrinieri e D.Denti sono stati compagni di merenda ne ha sfornati a non finire.
    Sul centro storico sono corsi fiumi di parole e ancora oggi se ne parla, ripetendo sempre le stesse parole, come un mantra o un rosario.
    Nel 2008 vengono presentate delle ipotesi progettuali per la riqualificazione di alcune aree interne al centro di Vignola col coinvolgimento delle facoltà di architettura di Firenze, Ferrara e Venezia. Niente male.
    Più indietro, 1991, “Vignola tra recupero e invenzione” organizzato da Promocenter in collaborazione con l’Istituto d’Arte Venturi di Modena. Sono passati vent’anni.
    L’idea non partiva dall’amministrazione, ma dall’associazione dei commercianti Confcommercio, di area DC. Martino Roli Presidente Promocenter di Vignola :” ….ad un certo punto, ci siamo domandati se fossimo mai riusciti a coinvolgere tutta quanta la città di Vignola nei problemi del “centro”. La domanda pecca – forse – di presunzione. Dare una risposta adeguata e puntuale è difficile. Lo è ancor più per gli operatori commerciali e i professionisti del centro urbano se non si cerca di superare l’atteggiamento di legittima protesta che si ha nei confronti di chi detiene il potere locale, il quale non riesce sempre a por mano al da farsi se non con lacune e ritardi vistosi.”
    Una miniera di idee realizzabili, ecco un assaggio : “ristrutturazione e riuso dell’ex cinema-teatro Bagnoli da adibire a centro giovanile ad indirizzo culturale e ricreativo, con sala polivalente, auditorium, biblioteca comunale, informa giovani, centro astronomico, birreria, amministrazione e servizi.” Ma la fantasia al potere ha preferito farne una banca,perchè mancava!
    “I microprogetti”, che riguardano: Via Garibaldi e dintorni; Piazza Cavour e il fossato delle mura; il verde urbano; il parcheggio sul fiume. “per noi significa prima di tutto individuare ciò che ha alterato negativamente una struttura architettonica….per procedere poi, considerato l'”errore” e il suo motivo storico, ad indicare una variante o soluzione.”
    L'”Ex mercato Ortofrutticolo” si dice “ha avuto, fino ad un recente passato, un compito vitale e sostanziale per l’economia di tutto questo territorio; la memoria di ciò è oramai storica e carica di significati sociali, ma l’immagine attuale è penosa e povera…..perciò la Fantasia immagina uno spazio diverso, nuovo, vivo, creativo, stimolante, popolato da persone che qui stiano e vengano per intrecciare azioni di vita quotidiana. Con Isidoro di Siviglia diremmo “Hominum moltitudo societatis vinculo adunata”, e vorremmo vedere l’animazione che si svolge in un affresco della Città medioevale del Lorenzetti. Ecco allora riemergere LA PIAZZA, l’antica agorà,il foro romano, la piazza medioevale, la piazza rinascimentale ed umanistica, LA PIAZZA che Vignola potrebbe avere “fuori le mura” e quindi SE LA PIAZZA FOSSE……” e le chicche continuano.
    Come vedi caro Sergio, non serve studiare all’estero, la Fantasia è dietro l’angolo.
    La tentazione di continuare è forte, andare indietro di altri vent’anni, arrivare al Progetto Polivalente poi ridotto a Centro nuoto, ma spero che il dibattito possa allargarsi e continuare, ma in fretta, altrimenti fra altri dieci/vent’anni chi nasce adesso si troverà ancora a parlare della riqualificazione del centro,della città del futuro…..masturbarsi è bello, ma alla lunga stanca, si perde la vista….
    Ciao, zapata

    • Andrea Paltrinieri ha detto:

      Ciao Zap, la profondità storica che metti in campo con i tuoi interventi è fondamentale tanto per apprezzare le trasformazioni effettive che questa città ha avuto, quanto per riconoscere quei temi che hanno avuto, nel corso degli anni, un turbinio di proposte, senza però che queste si siano mai materializzate e senza dunque che esse abbiano lasciato alcunché di significativo a questa città. Se non, appunto, parole. Ora noi rimproveriamo al presidente del consiglio, il gran affabulatore, proprio ciò: la capacità di illudere, di evocare un futuro migliore, mentre la realtà va da un’altra parte. Su un certo numero di temi questo è quanto avvenuto anche a Vignola. All’amministrazione Adani si possono rimproverare diverse cose, ma la capacità di “fare cose” le dovrebbe essere riconosciuta. Io stesso ho provato in più occasioni a leggere criticamente un’esperienza di cui pure ho fatto parte (pur senza andare a merende con persone che non stimo). Comunque, per stare al tema, la questione è tutta nelle considerazioni che fa Eleonora Mariotti. Questa amministrazione ha un “programma” sugli esercizi pubblici ed i loro spazi? Un regolamento sui dehors? C’é un ragionamento complessivo sulla città? E c’é, aggiungo io, una qualche idea sulla tutela o innalzamento dell’estetica, del paesaggio urbano? E poi, come anche tu richiami, dove sta il progetto Astambéin? Dobbiamo avere il cestino dei rifiuti firmato da un designer, mentre i dehors possono tranquillamente essere brutti? Indubbiamente il giudizio sulla dimensione estetica ha una componente soggettiva, ma forse non occorre una capacità di giudizio particolarmente sofisticata per riconoscere il brutto di questi “gabbiotti”. Proprio in questi giorni (su Modena Qui del 6 aprile, p.8) l’assessore Scurani riconosce che non sarebbe male disporre di un “regolamento” sui dehors. Afferma: “credo proprio che nel prossimo regolamento edilizio ci sarà un’attenzione specifica verso quest’ambito, vista la sua espansione.” Solo che quest’amministrazione arriva lunga! Intanto nuovi dehors si sono aggiunti (e non verranno più tolti, per ovvie ragioni)! C’era davvero bisogno di aspettare il nuovo regolamento edilizio (e dunque il PSC)? Perché per le norme edilizie in zona agricola si è anticipato il loro cambiamento? Non si poteva fare lo stesso con norme che garantiscano una maggiore salvaguardia della qualità urbana? Neppure è giustificato il richiamo che si tratterebbe di “uno strumento sovracomunale”. Di nuovo, sulle norme edilizie per le zone agricole Vignola si è mossa DA SOLA, anticipando il PSC e senza concertazione con gli altri comuni. Ecco, mi sembra che si cerchino alibi per nascondere il fatto che QUESTO problema è stato sottovalutato e che oggi si riconosca come un ambito meritevole di più attenzione e di nuove norme, ma dopo che il problema è esploso. Per il resto dico con franchezza che mi fanno piacere gli apprezzamenti, ma assai di più il poter dibattere con interlocutori all’altezza. Di questo sono io che ringrazio.

  8. eleonora mariotti ha detto:

    Ancora sui dehor. Quello che lamento non è la loro comparsa ma la mancanza di un progetto unitario. Il progetto Astambein, che un po’ aveva questa ambizione, prevedeva che i commercianti, qualora interessati alla linea di arredi firmati dal designer De Lucchi, dovessero presentare un progetto d’investimento al quale poi l’Unione Terre di Castelli avrebbe contribuito con una quota parte della cifra per un massimo erogabile del 50% (il bando è ancora leggibile al seguente link http://www.unione.terredicastelli.mo.it/allegati/2247/BANDO%20Astambein.pdf )
    I commercianti che non hanno partecipato al bando non lo hanno fatto semplicemente perché non lo hanno ritenuto conveniente. Quindi “ringraziare i bar perché a loro spese” rivitalizzano le vie di Vignola, come dice Salvatore, non credo si debba fare, si amplia tramite dehor la propria superficie perché è economicamente conveniente, non curandosi dello spazio che si sottrae agli altri ed in barba a qualunque presupposto estetico suggerito. Inutile dire che un Piano del Commercio volto a pianificare le attività commerciali aiuterebbe molto, servirebbe per esempio a decidere quali delle tante attività, per via della loro posizione, possono diventare luogo d’incontro e quali no. Lo spazio urbanizzato si deve pensare e progettare, la pianificazione tra le varie attività deve essere il più possibile organica per rendere la città vivibile ma lo deve fare l’Amministrazione non i privati

  9. stefano corazza ha detto:

    Ma qualcuno ha mai pensato che sostare a fare due chiacchere con gli amici o a sorseggiare un aperitivo in un dehor affacciato su una rotonda, uno svincolo o al ciglio di una strada urbana con forte carico automobilistico e di autocarri significa esporsi ad un inquinamento poco salutare? Il benessere psicologico prodotto dalle relazioni, dalla compagnia o da un buon bicchiere di vino è vanificato dal rischio sanitario. Sarebbe bene monitorare l’esposizione (a polveri sottili e idrocarburi adesi, SO2, piombo etc.) cui possono essere esposti gli avventori. Oppure basta bere un Cynar come insegnava la buonanima di Calindri?

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