L’Unione Terre di Castelli celebra (male) i 150 anni dell’Unità d’Italia

Da oggi, 14 marzo, siamo a conoscenza del programma delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia dei comuni dell’Unione Terre di Castelli (qui il pdf), con le prime iniziative programmate per giovedì 17. A prima vista il programma sembra ricco, ma se si va oltre al dato quantitativo è difficile non rimanere un po’ perplessi. Basta infatti un’occhiata appena un po’ approfondita per rendersi conto che questa importantissima ricorrenza scivolerà via senza lasciare tracce significative sui cittadini di Vignola e dintorni (se non come lieve incremento del tasso alcolico nel sangue a seguito dei numerosi “aperitivi tricolore” organizzati –Vignola ha cominciato per prima il 18 febbraio; seguiranno, il 17 marzo, Guiglia e Savignano). E’ un peccato perché, al di là del fatto che, come ha osservato lo storico Emilio Gentile, “l’Unità d’Italia divide gli italiani” (il Riformista del 3 marzo 2011: vedi) – e ciò assai prima delle ostilità della Lega Nord (vedi), questa poteva essere l’occasione per promuovere un po’ di consapevolezza storica (bene assai raro) nei cittadini di questo territorio. In effetti dobbiamo riconoscere che anche il modo in cui celebriamo questi momenti importanti della nostra storia parlano di noi, di chi siamo e, soprattutto, di chi vogliamo essere. Vorrei dunque provare ad interpretare queste celebrazioni leggendole innanzitutto come un segno di debolezza politica. Vediamo.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il quarto stato (Museo del ‘900, Milano, 27 dicembre 2010)

[1] Quale sarà il programma delle iniziative dei comuni dell’Unione Terre di Castelli? “Si parte con una serie di consigli comunali straordinari”, il 17 marzo – così precisa il comunicato stampa dell’Unione. Sempre ogni comune programmerà, inoltre, un “annullo filatelico speciale”. Inoltre, dal 17 marzo, è prevista l’iniziativa “il Risorgimento del gusto”, ovvero la proposta di menù particolari (patriottici?) presso alcuni ristoranti del territorio – accompagnati da musica in sottofondo e “letture a tema risorgimentale”. Un programma mozzafiato! Sebbene non sembri, le manifestazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia sul territorio dell’Unione Terre di Castelli hanno un regista: il sindaco di Castelvetro, nonché assessore alla cultura dell’Unione, Giorgio Montanari. Che in effetti ha avviato le celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità con la “festa della bandiera”, ovvero l’alzabandiera in Piazza Roma a Castelvetro l’8 gennaio. La bandiera è anche al centro delle iniziative delle scuole primarie e dell’infanzia vignolesi: le prime hanno celebrato la festa dell’Unità d’Italia con l’alzabandiera il 14 marzo (alla presenza delle autorità civili), le seconde lo faranno con il lancio di palloncini tricolori il 16 marzo e con la “torta tricolore verde-bianca-rossa”. Sino a qui prevale il rito, centrato sulla bandiera, simbolo dell’Unità nazionale: alzabandiera, esposizione del tricolore, aperitivi tricolori. E’ una buona cosa, ma c’è un però. Non vorrei essere frainteso. Il recupero del rito ha un valore positivo, trattandosi di una forma pubblica di trasmissione di valori. Tuttavia, se c’è qualcosa che il XX secolo ci ha insegnato, sta nel fatto che nel mentre si partecipa ad esso (al rito) bisogna anche avere la capacità di distaccarsene. Bisogna, in altri termini, avere la capacità di sciogliere i contenuti emozionali del rito e tradurli linguisticamente, così da consentire ad ogni cittadino di prendere posizione con un sì o con un no, razionalmente, rispetto ad essi.

(Artefiera, Bologna, 31 gennaio 2010)

[2] In realtà ciò non significa null’altro che configurare i riti come “isole” nel mezzo di un vasto mare di comunicazioni linguistiche, volte a diffondere conoscenza e consapevolezza su quegli aspetti che il rito simbolizza e rappresenta in forme, per così dire, cristallizzate. Personalmente non vorrei rinunciare a questa dimensione e dunque vorrei vedere operare una continua chiarificazione linguistica di ciò che il rito può solo rappresentare, ad esempio il concetto di patria e di amore o lealtà verso la patria. Infatti, quanto ci sia voluto per intendere questo concetto distinto dal disconoscimento o dal disprezzo per l’altro ce lo mostra l’intera storia del XX secolo, caratterizzata da imperialismi, nazionalismi aggressivi, uso della retorica della “patria” contro i “nemici interni”. Anche il tricolore è stato usato per alimentare un nazionalismo aggressivo ed anche un nostro colonialismo – seppure un po’ straccione. E delle nefandezze commesse dagli “italiani, brava gente?” ci ricorda da tempo, molto opportunamente, Angelo Del Boca (vedi). Del fatto che il patriottismo di oggi deve risultare integrato con i principi universalistici di libertà, uguaglianza, pari rispetto, ecc. è testimonianza il concetto di “patriottismo della costituzione” – una rielaborazione che Jürgen Habermas ha fatto di un’espressione coniata originariamente dal politologo tedesco Dolf Sternberger. Non sarebbe male se i rappresentanti delle istituzioni (anche scolastiche) mostrassero qualche sensibilità verso queste “sfumature” della semantica della patria. Invece qui sembra ci si accontenti di un ritorno al rito della bandiera degli anni ’50 (se non degli anni ’30). Dico questo, dunque, per rimarcare che nel programma delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia nell’Unione Terre di Castelli si colgono alcune “isole” del rito, ma non si coglie, invece, il “mare” dei discorsi che opportunamente dovrebbe abbracciarle. A Vignola le cose vanno appena un po’ meglio per l’iniziativa di librerie, biblioteca, associazioni culturali. Ha iniziato, infatti, extra-programma, la Libreria dei Contrari invitando gli storici Giovanni De Luna (“150 anni di storia d’Italia: l’occasione per una riflessione”) e Mario Isnenghi (“Narrazioni e memorie del Risorgimento”), a cui sono seguiti altri incontri assai interessanti; ha proseguito la biblioteca Auris nel proporre “voci femminili del Risorgimento”: Cristina Trivulzio di Belgioioso (pdf); aggiungerà un tassello il Gruppo di documentazione Mezaluna con la lettura di “brani di lettere di volontari vignolesi del periodo 1859-1861” e con la realizzazione di un “album fotografico” di 150 anni di storia vignolese da proiettare in occasione del consiglio comunale del 17 marzo. Pezzi pregevoli, ma in cerca di una cornice che dia loro unitarietà, spessore, prospettiva.

Adrian Paci, Home to go (foto del 7 agosto 2008)

[3] Il Comitato dei garanti per i 150 anni dell’Unità d’Italia ha predisposto un video – Le unità degli italiani – che dovrebbe essere proiettato la notte tra il 16 e il 17 marzo in tutte le piazze d’Italia (vedi). Intanto, però, alcuni giorni fa, nel vicentino, davanti ad una discoteca, duecento persone hanno bruciato la sagoma di Garibaldi, con al collo appeso un cartello con scritto “l’eroe degli immondi”. Tra di loro numerosi esponenti della Lega Nord e della Liga Veneta (vedi). Come si diceva, l’Unità d’Italia divide gli italiani (anche se l’88% degli italiani, secondo un’indagine campionaria, non ha dubbi: l’Unità d’Italia è da giudicare positivamente, nonostante i problemi che questo paese da tempo si trascina appresso: vedi). Nell’uno e nell’altro caso, però, si rappresenta uno spettacolo ed i cittadini sono invitati a fare da spettatori. Non voglio con questo livellare le differenze, che ci sono tutte e sono significative, tra le diverse proposte di “spettacoli”. Però vorrei invitare a riflettere sulla debolezza di proposte che configurano il ruolo di “cittadini” solo come semplici spettatori di un avvenimento “civico”. E non invece anche protagonisti di questo momento. Le conoscenze in tema di adult learning ci dicono che è nel fare, nel partecipare che è massima l’acquisizione di cognizioni. Perché dunque rinunciarvi? Perché non perseguire l’idea di progettare e realizzare le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia assieme ai cittadini? La direzione verso cui muoversi ce la ricorda Carlo Galli, teorico delle dottrine politiche, su la Repubblica del 17 febbraio (vedi): “La rivoluzione con le sue numerose feste politiche volle far sì che i cittadini non fossero spettatori della festa, ma attori e protagonisti”.

Fabio Mauri, America 70 (foto del 29 dicembre 2009)

[4] Davvero è così difficile trovare una formula che dia un po’ di sostanza a queste celebrazioni dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia ed al tempo stesso garantisca un po’ di appeal? Guardiamo cosa viene fatto non lontano da noi. Io trovo interessante l’iniziativa promossa dal Comune di San Giovanni in Persiceto (più o meno le stesse dimensioni di Vignola): una mostra su “Persiceto dall’Unità alla Costituzione”, inaugurata il 22 febbraio (vedi; qui l’intero programma pdf delle iniziative 2011). Bravi! I giovani persicetani che parteciparono alle guerre d’indipendenza del 1848 e 1859 e alla difesa della Repubblica Romana nel 1849; il giuramento della “guardia nazionale” nel 1859; il plebiscito dell’11 e 12 marzo 1860 per l’annessione alla monarchia costituzionale; le elezioni per il primo parlamento del Regno; l’adesione di persicetani alle truppe garibaldine; la costituzione della “società dei reduci delle patrie battaglie”; e così via (qui il percorso in pdf). Vogliamo offrire ai cittadini di Vignola e degli altri comuni dell’Unione la possibilità di “recuperare” un pezzo di memoria che altrimenti andrebbe disperso? Vogliamo aiutarci a comprendere il contributo dato, ma anche le diverse forme di ostilità e di indifferenza, al processo di costruzione del nuovo stato unitario? Qui, su questo territorio? Magari – aggiungo io – anche attraverso la lente di come l’Unità d’Italia è già stata celebrata, qui da noi, nel 1911 (vedi) e nel 1961. Vogliamo interrogarci sulle aspettative, magari poi deluse, di quei cittadini vignolesi (e dei dintorni) che hanno dato, nelle forme più diverse, un pezzo della loro vita (se non la loro vita!) per questa nuova ed allo stesso tempo antica patria? Anche la proposta per un Museo della storia d’Italia, avanzata da Andrea Carandini ed Ernesto Galli della Loggia (vedi) e poi commentata da Alberto Melloni (vedi), richiama l’esigenza di superare la cultura dell’effimero che si incarna in iniziative della durata di uno spritz! Non si chiede di arrivare a tanto, ma almeno di far vedere che dietro ai diversi eventi in programma c’è davvero una visione del senso di questo avvenimento anche per questo territorio! Di far vedere che c’è davvero una regia, dunque un “pensiero”! E che dunque non si tratta solo di un affastellamento di eventi disordinatamente proposti e disordinatamente accolti nel programma delle manifestazioni. Ancora più interessante è comunque la formula messa a punto da Repubblica Scuola (vedi), con il coinvolgimento dello storico Guido Crainz: “Nelle città e nei paesi, nelle piazze e nei parchi, ci sono migliaia di targhe che ricordano un nome, una storia. Di chi ha lottato per fare nascere l’Italia. Perché il nostro Paese non è nato solo grazie agli eroi conosciuti da tutti. Cerca una targa, una storia, un nome nel tuo paese e nelle tua città. E raccontala a Repubblica Scuola.” Ed ecco l’introduzione di Crainz: “Non comprendiamo nessuna fase della storia se non sappiamo vedere in essa il confluire di moltissimi percorsi individuali: un’infinità di scelte, passioni, idee. E non “vediamo” davvero quei percorsi senza capire dove si svolgono: in quale terra, ma anche in quale clima culturale.” Perché si tratta – questa mi sembra una formula particolarmente efficace – di far parlare il territorio e le comunità che in esso abitano. Non serviva molto. Bastava partire per tempo (sembra invece che il 150° abbia colto di sorpresa qualche amministratore locale), trovare un modo accattivante per lanciare questo programma di lavoro a scuole, associazioni culturali e semplici cittadini e quindi selezionare i contributi ed i materiali proposti (cimeli, testimonianze, lettere, foto, ecc.) da organizzare in una mostra itinerante sul territorio dell’Unione Terre di Castelli. Accompagnare il tutto con un ciclo di conferenze (distribuite sul territorio) come quello predisposto autonomamente dalla Libreria dei Contrari di Vignola (ma in orari accessibili al pubblico!) o dalla Fondazione San Carlo di Modena (vedi). Pur senza l’ambizione del programma “modenese” (vedi). Insomma fare un lavoro diffuso, capillare di promozione della cultura storica che aiuti tutti noi a collocarci in relazione ai fatti di allora – dal Risorgimento alla Costituzione, appunto. Invece ho l’impressione che si sia sprecata un’occasione. Difficile che a dare il tono di questo 2011 possano essere i consigli comunali del 17 marzo o la mostra d’arte (L’Italia interpretata dai maggiori artisti contemporanei) che verrà realizzata a Castelvetro. Più probabile che questa serie di manifestazioni scivoli via senza disturbare la nostra scarsa coscienza storica, senza lasciare tracce durature. Come un sorso del famosissimo “aperitivo tricolore”.

Cartoline patriottiche e di invito alla sottoscrizione del prestito di guerra della Prima Guerra mondiale

PS. Il 17 marzo 1861 il parlamento sabaudo proclamò Vittorio Emanuele II re dell’Italia unita. Proclamazione ufficiale del Regno d’Italia (legge n. 1 del Regno d’Italia): “Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861”.

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