Una nuova sede per l’AVIS di Vignola. Perché proprio in mezzo al villaggio artigiano?

La nuova sede dell’AVIS di Vignola sorgerà nel bel mezzo del villaggio artigianale. Un lungo e travagliato lavoro d’istruttoria dell’amministrazione comunale ha portato a questa decisione. AVIS, pur preferendo altre collocazioni, alla fine si è adattata a questa proposta – l’unica che l’amministrazione comunale le ha fatto. E avendo davanti una scadenza ravvicinata – il 31 dicembre 2012 – per rispondere pienamente, anche dal punto di vista strutturale, ai requisiti dell’accreditamento non ha potuto fare diversamente. La decisione è maturata all’interno dell’amministrazione comunale e delle forze di maggioranza. I gruppi consiliari di minoranza hanno appreso della “proposta” un mese fa ed hanno provato, inutilmente, a richiamare l’attenzione dell’amministrazione sull’irrazionalità di questa collocazione. Ma con l’approvazione del bilancio di previsione 2011, avvenuto mercoledì 16 febbraio, la decisione è stata assunta. E’ stato formalizzato il punto di non ritorno. Quando ho saputo di questa soluzione non ci volevo credere. Mi sembra infatti altamente irrazionale. Esistevano alternative che l’amministrazione comunale non ha voluto o saputo mettere in campo. Vorrei dunque provare a raccontare questa vicenda, visto che oramai non rimane che una possibilità di testimonianza. Così, quando tra qualche anno, i cittadini vignolesi, ma anche i soci di AVIS, si chiederanno: “ma come cavolo si è arrivati a ficcare la sede di AVIS in questo posto?”, sarà possibile trovare traccia dell’infelice percorso che ha portato a questa decisione. Procediamo.

L’attuale sede dell’AVIS di Vignola in via Ponte Muratori, presso l’ex-caserma dei Carabinieri (foto del 29 gennaio 2011)

[1] La vicenda nasce in verità più di un anno fa. AVIS ha da tempo la propria sede nell’ex-caserma dei Carabinieri di via Ponte Muratori, dove occupa per intero il primo piano di quello stabile. Ma si tratta di spazi insufficienti, non rispondenti alle norme richieste per l’accreditamento (norme entrate in vigore l’1 gennaio 2010, ma con tempi di adeguamento pari a 3 anni, dunque fino al 31 dicembre 2012). Già la precedente amministrazione Adani era stata investita del problema ed aveva prefigurato una ipotesi di collocazione nello spazio di proprietà dell’ENI, in precedenza occupato da un distributore di carburante (ora smantellato), tra via A.Plessi e via Modenese, all’altezza del campo sportivo Caduti di Superga. Con una variante al PRG il consiglio comunale aveva approvato (inizio 2009) una variante per consentire l’edificabilità dell’area per edifici da destinare a servizi sanitari (più una quota di uffici e/o residenziale). Si trattava infatti, in accordo anche con l’Azienda USL di Modena, di dare una sede più funzionale al CUP, ad alcuni ambulatori, ad un’eventuale “medicina di gruppo”. All’interno di quel complesso l’amministrazione Adani pensava di collocare anche la sede di AVIS. Prossimità all’ospedale, possibilità di essere servita da mezzi pubblici (anche urbani, quando finalmente qualcosa verrà realizzato su questo fronte), buona collocazione dal punto di vista della viabilità. Né troppo vicina, né troppo distante dal centro. Con la nuova amministrazione quel “progetto” è finito nel limbo. Difficile che se ne faccia qualcosa nel corso di questa legislatura. L’area è in effetti di proprietà privata (ENI). Ma è certo che se l’amministrazione si accontenta di accogliere gli accadimenti anziché provare a governarli occasioni di questo tipo “sfuggono”. Si perdono delle opportunità. Comunque sia, la nuova amministrazione Denti abbandona questa soluzione e propone, invece, in prima battuta, ad AVIS Vignola di realizzare la nuova sede nella palazzina passeggeri alla stazione ferroviaria, oggi abbandonata. La proprietà e della Regione e la gestione è di FER Srl, l’azienda regionale che gestisce il servizio ferroviario, che si dimostra disponibile ad un accordo con l’amministrazione per questo progetto. Viene chiesta una perizia dei lavori ad un architetto vignolese. Insomma, tra accordi politico-amministrativi, perizie tecniche e verifiche con AVIS passano 4-6 mesi. Ad un certo punto, però, emerge un problema, insormontabile, che manda a monte tutto. Non è una vicenda nuova per i lettori di questo blog, visto che l’ho già raccontata nel descrivere i lavori realizzati da FER nell’area della stazione di Vignola (vedi). Il fatto è che FER ha deciso di collocare l’impiantistica necessaria per la linea in uno spazio a piano terra (circa il 50% della superficie) di quella palazzina. E quell’impiantistica interferirebbe con le apparecchiature elettromedicali di AVIS! Un primo pasticcio. Nel commento alla vicenda facevo notare che un progetto di qualità avrebbe richiesto a FER di collocare la propria impiantistica in un box in cemento 50 metri più in là, lungo i binari, lasciando invece completamente libera la palazzina per funzioni sociali e/o commerciali. Un’amministrazione “di qualità” avrebbe richiesto questo adeguamento del progetto (magari coinvolgendo politicamente il competente assessorato regionale), ma la giunta vignolese non ha avuto questa accortezza (sic) e dunque ha scoperto dopo mesi di lavoro che c’era un ostacolo insormontabile per l’uso della palazzina passeggeri come nuova sede AVIS. Si deve considerare che i lavori alla stazione di Vignola sono lavori “una tantum” – una volta fatti disegnano quella porzione di territorio per qualche decennio. Richiedere un progetto di qualità era dunque il minimo che doveva fare l’amministrazione comunale di Vignola (sindaco Denti e vicesindaco Montanari, incaricato del progetto). Fatto sta che il progetto della nuova sede AVIS subisce un primo stop. Sei mesi di tempo vengono buttati, intanto la scadenza del 31 dicembre 2012 si avvicina rapidamente.

La palazzina passeggeri alla stazione ferroviaria di Vignola. Era stata ipotizzata come sede AVIS, ma l’amministrazione ha “scoperto”, qualche mese dopo, il problema dell’incompatibilità con l’impiantistica che FER Srl metterà negli spazi a piano terra (foto del 23 gennaio 2010)

[2] Ad una prima manifestazione di incapacità se ne aggiunge subito una seconda – quella della seconda ipotesi di localizzazione. L’amministrazione comunale fa una seconda proposta. Una proposta secca: prendere o lasciare. Ed è la proposta del villaggio artigiano di Vignola, precisamente di via Caduti del Lavoro. In quel contesto sono realizzati due impianti sportivi (un campo da calcio ed un campo da calcetto) ed è stata concessa nell’area una porzione di terreno in cui è stata costruita la sede del Club Ferrari e gli spogliatoi a servizio degli impianti sportivi. Nel lotto rimane però una porzione inutilizzata, che oggi si presenta come superficie incolta, con anche qualche “scarico” abusivo di rottami, destinata ad accogliere (secondo quanto previsto il PRG) un ulteriore impianto sportivo. Bene. All’AVIS di Vignola viene proposto quel terreno (circa 10.000 mq), in cui esiste una torretta per l’energia elettrica (ma è stata verificata la possibilità di distanze tali da non ingenerare interferenze). Una “commissione politica” composta dal vicesindaco Mauro Montanari, dall’assessore Daniele Santi e dal consigliere comunale PD Luca Castagnini, assieme ai referenti AVIS, ne hanno verificato la “compatibilità”. Ovviamente nessuno di costoro s’è preoccupato di fare un ragionamento urbanistico. Nessuno s’è chiesto: “è davvero razionale, urbanisticamente parlando, quella collocazione”? E dunque la questione di altre, migliori, collocazioni non è neppure stata presa in considerazione, nonostante le perplessità di diversi associati AVIS e la preferenza di AVIS tutta per una diversa collocazione (ad esempio, all’interno del perimetro del cosiddetto “Polo della sicurezza”). Si è così arrivati agli atti del bilancio di previsione 2011 in cui quel progetto è contemplato e dunque formalizzato. Il Piano triennale delle opere pubbliche, infatti, prevede (scheda 2B, punto 3) la cessione del diritto di superficie dell’area sita in via dei Caduti sul Lavoro all’associazione AVIS per la realizzazione della sede, al prezzo simbolico di 1.000 euro. L’obiettivo di garantire ad AVIS una nuova sede che possa essere conforme ai requisiti per l’accreditamento dei centri di prelievo/donazione distrettuali della provincia di Modena è assolutamente condivisibile. Quella collocazione no. Provo a spiegarmi.

La mappa dell’area destinata ad ospitare la nuova sede AVIS. Si vedono gli impianti sportivi e, sulla sinistra, spogliatoi e sede del Club Ferrari. L’area destinata alla nuova sede AVIS è il riquadro in basso a destra. Sul lato di destra passa via Caduti del lavoro (foto del 16 gennaio 2011)

[3] E’ chiaro che le vigenti norme urbanistiche non vietano quella collocazione. La questione riguarda piuttosto una valutazione di opportunità. Ciò che dovrebbe contraddistinguere un buon amministratore è la lungimiranza. La capacità di pensare al futuro, al futuro della città, a come la città potrà dispiegarsi non nell’arco di uno o due anni o della legislatura, ma nei 10-20 anni a venire. Per questo occorre avere il coraggio di ricercare soluzioni che abbiano le chances di reggere nella lunga durata (è lo stesso ragionamento che ho fatto a proposito della palazzina passeggeri alla stazione ferroviaria). Se uno pensa alla Vignola del futuro, a come vorrebbe che fosse tra vent’anni, difficilmente può trovare razionale collocare la sede AVIS nel cuore del villaggio artigiano, tra i capannoni di artigiani ed aziende metalmeccaniche. Anche perché nella rete provinciale dei centri di prelievo del sangue quello dell’AVIS di Vignola, essendo nel comune capoluogo di distretto, è destinato a crescere grandemente di importanza nei prossimi anni, proprio a seguito delle norme per l’accreditamento e della riorganizzazione della rete dei punti prelievo. Diventando così un centro frequentato da un numero di donatori, di operatori sanitari e di volontari in misura significativamente maggiore rispetto ad oggi. La rilevanza della nuova sede è testimoniata anche dai costi di realizzazione, stimati pari a circa 600-800mila euro – un investimento che non lascia spazio a considerazioni sulla temporaneità di quella soluzione (che, plausibilmente, sarà invece stabile almeno per 20-30 anni). Una tale attività di tipo sanitario collocata al centro di una zona industriale risulta incongrua dal punto di vista urbanistico (perché collocarla in una zona destinata ad attività produttive, in mezzo a capannoni ed aree non curate?) e del modello di sviluppo della città. La collocazione risulta ugualmente incongruente se si pensa ai sistemi per la mobilità, poiché quell’area non potrà essere servita da mezzi pubblici in orari compatibili con l’attività di raccolta del sangue. Quella collocazione si configura pertanto come un generatore di traffico automobilistico, quando invece la nuova sede dovrebbe risultare inserita nel tessuto urbano in modo tale da risultare servita da mezzi di trasporto collettivo (così da offrire ai donatori la possibilità dell’uso dell’autobus per chi proviene dalla montagna; della ferrovia per i donatori di Savignano e Bazzano). La collocazione dovrebbe risultare coerente con gli obiettivi, a parole dichiarati anche dall’amministrazione comunale, di promuovere sistemi di mobilità collettivi o comunque da non risultare inaccessibile tramite percorsi pedonali e ciclabili. La non eccessiva distanza dall’ospedale, inoltre, non è un elemento strettamente indispensabile, ma è comunque utile. La possibilità di essere serviti in modo agevole da operatori sanitari o di ottenere l’intervento dei mezzi di pronto soccorso in tempi brevi (es. in caso di malore di un donatore) risponde alle esigenze di funzionalità del servizio. Infine, una diversa collocazione (ad esempio in prossimità della futura sede AVAP presso il Polo della Sicurezza) avrebbe consentito la condivisione di spazi comuni (sale riunioni, per assemblee, ecc.). Se si tengono in considerazione tutti questi argomenti – collocazione urbanistica, mobilità, prossimità con l’ospedale, sinergie con altre associazioni – risulta evidente che la collocazione in via Caduti del Lavoro è tutt’altro che ottimale! E, comprensibilmente, non è ritenuta tale dalla stessa AVIS. Che però dall’amministrazione comunale ha ricevuto un’unica proposta – quella di via Caduti del Lavoro (dopo l’infelice tramonto della palazzina alla stazione ferroviaria) – con l’invito “prendere o lasciare”.

L’area destinata ad ospitare la nuova sede dell’AVIS di Vignola è alle spalle della “torretta”, in via Caduti del Lavoro, nel cuore del villaggio artigianale di Vignola (foto del 19 febbraio 2011)

[4] Esistevano opzioni alternative? Rispondere a questa domanda non è facilissimo. Le alternative esistono se uno le cerca e se non si arrende di fronte alle prime difficoltà. Le alternative si “costruiscono” lavorando con determinazione e pazienza, sapendo – come sa chiunque abbia fatto l’esperienza dell’amministratore pubblico – che bisogna “mettere in fila” diversi elementi per ottenere un risultato significativo. La risposta precisa a questa domanda, dunque, la deve dare in primo luogo l’amministrazione comunale che ha tutti gli strumenti per esplorare la ricerca di soluzioni alternative. Il fatto che nelle poche occasioni in cui si è parlato del tema in commissione consigliare od in consiglio comunale questo aspetto della vicenda non sia mai stato affrontato dall’amministrazione fa pensare che sia mancata una seria ricerca delle alternative (oltre che una intelligente visione del futuro della città). Detto questo io sono convinto che le alternative esistono. E sono anche più d’una. Ad una prima sommaria ricognizione risultano infatti almeno tre aree maggiormente indicate per ospitare la nuova sede AVIS:

  • Dell’area di proprietà ENI tra via Modenese e via A.Plessi, in prossimità dell’ospedale (area di proprietà privata, ma destinata a servizi sanitari sulla base di una variante al PRG vigente approvata sul finire della scorsa legislatura), abbiamo già detto. Quella poteva essere una buona collocazione, ma l’amministrazione avrebbe dovuto “governare” i tempi di realizzazione, ora in mano a privati evidentemente scarsamente interessati ad investire in quell’area. E ciò nonostante una disponibilità di massima dell’Azienda USL a ridefinire l’articolazione e la collocazione dei servizi sanitari nell’area ospedaliera;
  • Facilmente percorribile era invece la soluzione del “polo della sicurezza”. Secondo il progetto originario quel “polo” era destinato ad ospitare un complesso di edifici e di funzioni (vedi). Alcuni di questi sono nel frattempo stati abbandonati. Dei 5 edifici originariamente previsti (sede Vigili del fuoco, magazzino comunale, sede dei Carabinieri e palazzina alloggi, palestra, sede della Polizia Municipale e Protezione civile) solo uno andrà avanti con certezza (al momento è in fase di progettazione un unico edificio destinato ad ospitare Vigili del fuoco, Polizia municipale, Protezione civile, AVAP Vignola). Dunque nello spazio “liberato”, rispetto al progetto originario, poteva essere collocata la nuova sede AVIS. Questa collocazione presentava il vantaggio di possibili sinergie tra sede AVIS e sede AVAP. Era funzionale dal punto di vista della viabilità ed aveva chances di essere servita da mezzi pubblici.
  • Una terza localizzazione è comunque ipotizzabile. Si tratta dell’area alla confluenza tra via  N.sauro e via Circonvallazione, dove è ubicato un edificio rurale in passato utilizzato come Centro di prima accoglienza per cittadini stranieri. L’area è attualmente di proprietà dell’Azienda USL di Modena, ma è frutto di una donazione testamentaria finalizzata al sostegno all’ospedale di Vignola. Sarebbe stato abbastanza agevole raggiungere un accordo con l’Azienda USL di Modena al fine di destinare l’area – magari ugualmente con il meccanismo della cessione del diritto di superficie – ad un servizio sanitario assai rilevante per il distretto di Vignola, come la nuova sede prelievi dell’AVIS. Questa collocazione, oltre ad essere più vicina alla sede ospedaliera, poteva anche essere servita da mezzi pubblici (allorquando l’amministrazione riuscirà a garantire, come peraltro previsto, un servizio per il vicino cimitero).

La nuova sede dell’AVIS provinciale di Bologna. Sapete dove si trova? Nelle immediate vicinanze dell’Ospedale Maggiore di Bologna, in via Ospedale n.20 (cortesia di Sergio Smerieri)

[5] L’illustrazione di tre possibili opzioni (per quanto con gradi differenti di “prontezza realizzativa”) testimonia che una collocazione urbanisticamente più razionale era fattibile, anche con il ristretto orizzonte temporale entro cui deve trovare attuazione il progetto (31 dicembre 2012). Certo il requisito di base è un’amministrazione in grado di governare, muovendosi per tempo, progetti complessi. A me sembra evidente – come testimonia questa vicenda – che tale requisito non è soddisfatto a Vignola. Come ricordavo sopra diversi gruppi consiliari di minoranza, dopo aver parlato con esponenti di AVIS per farsi un’idea della questione, hanno provato a richiamare l’attenzione dell’amministrazione comunale sulla vicenda, evidenziando la necessità di una diversa collocazione. La lista di cittadini Vignola Cambia, ad esempio, ha presentato un emendamento, in sede di bilancio di previsione (qui il testo in pdf), in cui chiedeva di ricercare una diversa collocazione, assieme ad AVIS, rigorosamente entro febbraio 2011 (così da non intralciare l’avanzamento del progetto). La risposta dell’amministrazione comunale è stata di chiusura. Nella seduta consiliare di martedì 15 febbraio il sindaco Daria Denti ha inteso mettere a tacere questo dibattito affidandosi, impropriamente, ad una lettera evidentemente richiesta al presidente di AVIS – proprio come “risposta” all’emendamento di Vignola Cambia. La lettura della lettera è stata introdotta così dal sindaco: “su richiesta del presidente di AVIS vorrei leggervi semplicemente la sua lettera” (mi affido alla registrazione della seduta). Ed ecco il testo della lettera per la parte qui rilevante: “Con la presente sono a confermare l’intenzione di AVIS Vignola Onlus a procedere alla realizzazione della nuova sede all’interno della collocazione urbanistica individuata dall’amministrazione comunale sita in via Caduti del Lavoro. E’ evidente che tale collocazione è stata individuata in seguito a diversi incontri volti a confutare eventuali incompatibilità nei confronti delle attività di carattere sanitario a cui l’opera è destinata” (la lettera prosegue parlando della presentazione del progetto alle Fondazioni bancarie per un sostegno economico all’impresa). Se le parole hanno un senso questa lettera non dice nulla di rilevante rispetto alle argomentazioni sviluppate da chi ha provato ad invitare l’amministrazione comunale a ricercare una diversa collocazione. Il presidente di AVIS non dice infatti di preferire quella collocazione ad altre (che tra l’altro l’amministrazione comunale non ha voluto o non è stata in grado di proporre). E non c’è alcun argomento che attesti la “razionalità” di quella collocazione rispetto allo sviluppo della città (argomento che pure dovrebbe interessare in primo luogo gli amministratori locali). C’è semplicemente la riaffermazione del fatto che avendo con urgenza bisogno di realizzare una nuova sede l’AVIS di Vignola non vuole lasciarsi scappare l’unica opzione che l’amministrazione comunale le ha proposto. Mentre dunque è apprezzabile lo sforzo dell’amministrazione comunale per dare una risposta ad AVIS circa la necessaria nuova sede (che poi è una risposta data anche a tutto il sistema sanitario distrettuale e provinciale – vista la rilevanza della raccolta di sangue per lo sviluppo dell’attività di trapianto), così come è apprezzabile la decisione dell’amministrazione comunale di contribuire alla realizzazione della nuova sede con 50.000 euro da erogarsi in due annualità, è invece da valutare negativamente la soluzione proposta per la localizzazione. Anche questa vicenda testimonia, a mio modo di vedere, i limiti di questa amministrazione: l’incapacità di pensare allo sviluppo della città. L’incapacità di pensare,  costruire le premesse e quindi realizzare la Vignola del 2020 – intesa come città di qualità.

L’area destinata ad ospitare la nuova sede dell’AVIS di Vignola, in via Caduti del lavoro (foto del 19 febbraio 2011)

Annunci

2 Responses to Una nuova sede per l’AVIS di Vignola. Perché proprio in mezzo al villaggio artigiano?

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    La sede dell’AVIS Provinciale Bologna – Casa dei Donatori di Sangue è sita in via dell’Ospedale n.20, dietro all’Ospedale Maggiore di Bologna. Non nella zona industriale di Bologna.
    http://www.avis.it/bologna/usr_view.php
    La sede dell’AVIS Provinciale di Modena è in via Livio Borri 40, a neanche duecento metri dal Policlinico di Modena.
    http://www.avis.it/modena/usr_view.php
    Queste ci sembrano collocazioni razionali. Il territorio di Vignola ha raccolto nel 2010 un totale di 5.028 donazioni (considerando sia sangue, che plasma, piastrine+multicomp., aferesi totali), su un totale provinciale di 55.471. Davvero prossimamente dovranno recarsi al centro prelievi tutti in automobile? Qui il sito web dell’AVIS di Vignola:
    http://www.avisvignola.it/

  2. Un donatore ha detto:

    Ma io sono curioso di vedere come ASL e ARPA potranno dare autorizzazione sanitaria e concedere accreditamento ad una struttura sanitaria in zona industriale. In zona industriale dal punto di vista dei rumori, delle emissioni e dell’inquinamento elettro magnetico sono ammessi livelli assolutamente incompatibili con residenza e servizi pubblici. Non mi sembra la sede in cui i soci AVIS, la sera quando il villaggio artigianale è spento vanno a giocare a briscola come al ferrari club. Qui mentre doni il sangue due carrozzerie a qualche decina di metri di spolverano vernici al piombo, il fabbro salda un trave in acciaio e un TIR carica in strada una serie di pezzi in ghisa di qualche tonellata. Ad un privato che vuole fare un centro giochi gli chiedono barriere antirumore, valutazioni su polveri sottili, abbattimento di ogni elemento inquinante… Poi il lotto mi sembra di piccolissime dimensioni, e l’AVIS ha bisogno soprattutto di parcheggi che andranno realizzati a distanza, ma lo
    sanno in comune che in tutto il villaggio industriale non ci sono i marciapiedi, nessuno ha mai pensato infatti che ci si dovesse passeggiare a piedi. Anche da un punto di vista urbanistico se il comune può considerare l’AVIS una delle tante associazioni, l’ASL per accreditarla dovrà considerarla struttura per servizi sanitari e allora anche dal punto di vista delle norme urbanistiche ho visto che il PRG prevede una zona specifica F. Poi i villaggi artigianali sono nati proprio per separare traffico e attività pesanti dalle altre attività. Ma con tutti i posti che c’erano, si mettono nel villaggio artigianale le attività moleste, e che comunque funzionano la sera e la notte. Si vede che noi donatori davamo fastidio. E dire che di posti ce ne sono, intanto si potrebbe prendere in affitto un qualsiasi locale destinato ad uffici o a negozi, poi alla stazione dei treni c’era anche la vecchia stazione che sta venendo giù, poi c’è il vecchio mercato con gli spazi a fianco del Bar. Ma piuttosto il secondo piano della coop che è vuoto e sfitto secondo me la coop ce lo regala se portiamo tanti donatori… ma forse l’ASL a quel punto direbbe che ci vogliono le finestre per poter far entrare direttamente l’aria della carozzeria accanto…è un mondo che sta impazzendo … vorrei scendere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: