La popolazione straniera a Vignola. Tre grafici ed un commento

Dalla fine degli anni ’80 l’Italia è stata interessata da intensi processi di immigrazione straniera. L’Emilia-Romagna, ed in particolar modo la sua parte centrale (le province di Reggio Emilia, Modena e Bologna), essendo caratterizzata da un buon dinamismo economico e da una forte crescita del mercato del lavoro, ha attirato immigrati più che altre zone della nostra regione e del nostro paese (per la situazione al 2009: vedi). La popolazione straniera è quindi progressivamente cresciuta anno dopo anno. Anche la forte crisi economica manifestatasi dal 2008 non sembra aver ostacolato questi processi migratori che segnano appena un lieve rallentamento nell’ultimo anno. Anche Vignola risulta contrassegnata da questo fenomeno. La popolazione straniera è progressivamente aumentata dai 271 stranieri residenti al 31 dicembre 1994 (il dato più vecchio di cui dispongo), agli 813 del 31 dicembre 2000, ai 3.938 del 31 dicembre 2010. Negli ultimi dieci anni la popolazione straniera residente a Vignola è cresciuta del 384%. Era pari al 3,9% nel 2000 (813 stranieri su 20.944 residenti); oggi (al 31 dicembre 2010) è pari al 15,9% della popolazione complessiva (3.938 su 24.802).

Popolazione straniera residente a Vignola (anni 1994-2010)

Questa forte crescita della popolazione straniera si accompagna ad una relativa stabilità della sua composizione (per paese di origine). Sin dall’emergere del fenomeno migratorio il gruppo nazionale più consistente è stato quello del Marocco (oggi è il 24,6% della popolazione straniera residente complessiva). Al secondo posto troviamo, fino al 1997, i cittadini della Tunisia. Dal 1998, invece, il secondo gruppo per consistenza diventa quello dei cittadini dell’Albania, giunti in Italia dopo la metà degli anni ’90 a seguito delle guerre nella ex-Jugoslavia. Seguono i cittadini cingalesi, ovvero dello Sri Lanka (in seguito alla diffusione del nucleo insediativo assai consistente di Spilamberto). Quindi, nell’ordine: Ghana, Romania, Ucraina, Rep. Popolare Cinese, Nigeria, Moldova, Polonia, Filippine. Le prime dieci nazionalità compongono quasi per intero la popolazione straniera residente (sono il 93% del totale). La restante quota (circa il 7% della popolazione straniera complessiva) è polverizzata tra decine di diverse nazionalità. Nel periodo 2000-2010 si registra, in particolare, la penetrazione di cittadini dall’est Europa: Romania, Ucraina, Moldova, Polonia. Per queste ultime tre nazionalità prevale, significativamente, la popolazione femminile, in larga parte impiegata nel settore dell’assistenza domestica (le cosiddette “badanti”).

Popolazione straniera residente a Vignola (anni 2004, 2007, 2010). Primi dieci nazionalità per consistenza numerica

Che cosa sappiamo degli stranieri residenti nel nostro territorio? Oramai un po’ di cose. (1) Anche da noi i processi di immigrazione sono un fenomeno strutturale, non contingente. La presenza degli stranieri è cresciuta costantemente nel tempo, indifferente al cambio delle maggioranze di governo e praticamente indifferente anche alla crisi economica (vedi). (2) Per Vignola la crescita demografica degli ultimi anni è prodotta quasi per intero dall’immigrazione straniera. Tra 2000 e 2010 la popolazione vignolese è cresciuta di 3.858 unità (da 20.944 al 31/12/2000 a 24.802 al 31/12/2010). Nello stesso periodo la popolazione straniera residente a Vignola è cresciuta di 3.125 unità (da 813 al 31/12/2000 a 3.938 al 31/12/2010). (3) La loro distribuzione insediativa non è omogenea sul territorio comunale. Sono infatti maggiormente concentrati nelle aree che offrono possibilità abitative a minor costo, ovvero di minore qualità. Per questo troviamo una forte concentrazione di residenti stranieri nell centro storico di Vignola e nelle zone limitrofe (vedi). (4) Il fatto che la presenza straniera sia un fatto strutturale è testimoniata anche dal fatto che è sempre più un’immigrazione fatta di famiglie, non di singoli individui. Già alla fine degli anni ’90 si è registrato infatti un riequilibrio nella composizione per sesso degli immigrati stranieri (nei primi anni ’90 era nettamente prevalente la componente maschile). Nel 2000 la componente maschile era il 62,5% della popolazione straniera a Vignola. Nel 2010 il 52,8%. Anche se ciò non significa una completa generalizzabilità del fenomeno per tutte le principali nazionalità. Il mercato dell’assistenza personale e domestica, infatti, attrae soprattutto donne (oggi in prevalenza dall’est Europa), alimentando processi transnazionali di colf e badanti (ma anche sex workers) (vedi). (5) Una ulteriore conferma del carattere familiare, ovvero della formazione o ricomposizione di famiglie, è evidenziato dal contributo dato dalla popolazione straniera alla natalità a Vignola. Negli ultimi anni una quota oscillante tra il 33 ed il 40% dei nati da residenti a Vignola è straniera (vedi). La consistenza delle nuove generazioni straniere è tale per cui costituiscono oggi il 20-30% della popolazione scolastica nel territorio, almeno nella fascia della scuola dell’obbligo.

Popolazione straniera residente a Vignola (al 31 dicembre 2010) distinta per nazionalità e per sesso.

(6) Per ciò che sappiamo degli immigrati stranieri questi trovano lavoro nei posti “lasciati liberi” dagli italiani: lavori manuali, di tipo operaio, nel settore metalmeccanico, della lavorazione carni, dell’edilizia (per gli uomini, che dunque pagano, per il nostro benessere, un tributo significativo in termini di incidenti sul lavoro, anche mortali: vedi), nei servizi alla persona, assistenziali o comunque non qualificati (per le donne). Ciò vale soprattutto per le cosiddette “prime generazioni”, ovvero per quegli stranieri arrivati in Italia da adulti e che si sono adattati a ricoprire i posti non qualificati offerti dal nostro mercato del lavoro, spesso pur a fronte di loro titoli di studio elevati. Ciò è avvenuto in modo fluido e senza tensioni, visto che comunque questi immigrati percepivano un netto miglioramento economico (anche se non di status) rispetto alla situazione lasciata al paese di origine. (7) Diversa è invece la realtà delle nuove generazioni nate in Italia. Queste sperimentano un mix di accoglienza (in primo luogo nelle istituzioni scolastiche) e di discriminazione (specie nel mercato del lavoro), conseguente a percorsi di formazione e di inserimento lavorativo che non sono assolutamente in grado di ridurre significativamente le disuguaglianze sociale d’origine (lo testimonia il fatto che la grande maggioranza degli stranieri che frequentano le scuole medie superiori risulta concentrata negli istituti professionali) (vedi). Ma qui mancano organiche e continuative politiche di “integrazione”, purtroppo tanto a livello nazionale che locale. Tanto l’amministrazione comunale di Vignola, quanto l’Unione Terre di Castelli hanno smesso da tempo di pensare e realizzare politiche per l’integrazione (l’unica innovazione significativa della passata legislatura – il Forum dei cittadini stranieri – è da tempo in stand by). Crescono invece i segnali di disinteresse politico verso queste politiche (vedi). E’ evidentemente una politica miope. I risparmi conseguiti sui bilanci – certo non facili – di oggi vengono scaricati come costi, in termini di “disordini sociali”, sulla comunità del futuro (ma ci sono anche provvedimenti “a costo zero” che ancora oggi non vengono realizzati: vedi). E’ urgente che la politica locale riprenda ad elaborare una visione e dei programmi operativi per governare questo aspetto della vita della nostra “comunità”.

PS Per una precedente presentazione del fenomeno degli immigrati stranieri, al 2008, si veda il post del 7 febbraio 2009 (vedi).

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